Informazioni sull’aborto spontaneo e sull’interruzione di gravidanza nel secondo e terzo trimestre

Affrontare l'interruzione di una gravidanza è un percorso che può presentarsi in modo inatteso. Se ti guardi intorno e chiedi a qualche amica, scopri che tante hanno avuto un aborto spontaneo! È importante iniziare col chiarire che l'aborto spontaneo è l'interruzione della gravidanza prima della 25° settimana di gestazione. La maggior parte degli aborti (80%) avviene nei primi 3 mesi di gravidanza. In questi casi, a nulla valgono le terapie, il riposo a letto o altro per evitare l’evento; tu non hai nessuna responsabilità e nessuna colpa. Non rimproverarti nulla.

Diagnosi e gestione clinica delle interruzioni spontanee

Esistono diverse tipologie di interruzione spontanea. Si parla di aborto interno quando, anche se la gravidanza si è interrotta, l’embrione o il feto è presente e non ha attività cardiaca. La minaccia d’aborto, invece, è una condizione in cui i sintomi (dolore pelvico e lombare, perdita di sangue dall’utero) si manifestano pur essendo il collo uterino chiuso e il feto vitale. Molto spesso la gravidanza si è interrotta ma possono passare anche settimane prima che compaiano i classici sintomi di aborto.

rappresentazione ecografica dell'utero e del sacco gestazionale

La diagnosi richiede l’esecuzione di più controlli ravvicinati per chiarire se la gravidanza si sia realmente interrotta. La ginecologa solitamente prescrive il test delle BHCG (l’ormone prodotto dal trofoblasto, la piccola placenta che si forma inizialmente), una visita ginecologica accurata e l’ecografia endovaginale. L'ecografia risponde a quesiti fondamentali: c'è il sacco gestazionale in utero? È grande a sufficienza? Si vede l’embrione e, in caso, ha il battito cardiaco? Vi sono raccolte di sangue?

Se l’aborto è completo, il materiale abortivo è stato espulso e i sintomi regrediscono in pochi giorni. Tuttavia, nella maggior parte dei casi l’aborto è incompleto, ovvero rimangono residui nella cavità uterina. Se l’epoca gestazionale non è molto avanzata, il materiale viene rimosso con una cannula aspiratrice; se invece si è superato il primo trimestre, si somministrano per via vaginale prostaglandine per dilatare il canale cervicale prima di procedere alla revisione chirurgica.

La Legge 194 e il percorso dell'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG)

In Italia, l'accesso all'interruzione volontaria è regolato dalla Legge 194 del 1978. Entro i primi 90 giorni (fino a 12 settimane e 6 giorni), l'aborto è ammesso sulla base di una autonoma valutazione della donna, che ritiene la prosecuzione della gravidanza un pericolo per la sua salute fisica o psichica.

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Per accedere al percorso, ci si rivolge a un consultorio pubblico o a un medico di fiducia. Il medico rilascia un documento attestante la richiesta. Per legge, è necessario attendere sette giorni prima dell'esecuzione dell'intervento. Sono disponibili due metodi principali:

  1. Metodo farmacologico: utilizzabile fino a 9-12 settimane, prevede l'assunzione di Mifepristone (RU486) seguito da prostaglandine (misoprostolo).
  2. Metodo chirurgico: eseguito in day-hospital, consiste nell'isterosuzione del materiale gestazionale in anestesia locale o generale.

L’interruzione oltre il primo trimestre: l’aborto terapeutico

Dopo il novantesimo giorno, la procedura è consentita solo per gravi rischi per la salute fisica o psichica della donna, incluse anomalie o malformazioni fetali gravi. La legge non specifica un termine ultimo preciso, ma stabilisce che, se il feto ha raggiunto la capacità di vita autonoma (viability), il medico deve mettere in atto ogni intervento per salvaguardarne la vita. Per convenzione, si tende a non superare le 22-24 settimane.

diagramma esplicativo dei periodi gestazionali e limiti legali

Il procedimento prevede l'induzione di un travaglio abortivo, solitamente tramite prostaglandine, che rendono le contrazioni uterine necessarie all'espulsione. Le strategie di controllo del dolore, inclusa l'epidurale, sono doverose e disponibili, sebbene l'accesso possa variare tra le diverse strutture ospedaliere. È fondamentale sottolineare che l’analgesia non determina l’aborto, quindi l’obiezione di coscienza su questo aspetto non ha ragione di esistere. In alcuni casi di epoca più avanzata, si procede con iniezione intracardiaca per indurre la morte endouterina del feto prima dell'induzione del travaglio, poiché il taglio cesareo a questa epoca risulterebbe estremamente invasivo e rischioso.

Considerazioni mediche, psicologiche e prevenzione

Le complicazioni dopo un aborto legale sono rare. Sia per le interruzioni volontarie che per quelle spontanee, le donne con sangue Rh-negativo ricevono un’iniezione di immunoglobuline Rho(D) per prevenire lo sviluppo di anticorpi che potrebbero mettere a rischio gravidanze future.

Avere avuto un aborto non significa avere problemi di fertilità; la contraccezione può essere pianificata immediatamente, e in molte regioni italiane il percorso di consulenza contraccettiva post-IVG è garantito e gratuito. L'Associazione Luca Coscioni si batte attivamente per garantire che l’informazione sia trasparente e che il diritto alla salute sia accessibile a tutte, contrastando le disparità regionali nella corretta applicazione dei protocolli medici e normativi.

infografica sulle procedure di contraccezione post-interruzione

È essenziale che la donna riceva un supporto costante durante l'iter. La scelta della struttura deve avvenire in modo consapevole, cercando centri dove il personale non obiettore possa guidare il percorso senza interruzioni causate da mancate coperture nei reparti. Il rispetto della scelta della paziente e l'attenzione alla sua salute, fisica e psichica, rimangono i pilastri su cui poggia l'assistenza sanitaria nel nostro Paese.

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