DSA: si nasce o si diventa? Analisi delle cause e delle radici della dislessia

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) che influisce notevolmente sulla capacità di leggere e scrivere, ponendo sfide significative nel percorso scolastico e nella vita quotidiana. È fondamentale comprendere fin da subito che la dislessia non è il risultato di un’intelligenza ridotta; al contrario, molte persone dislessiche possiedono livelli di intelligenza normali o addirittura superiori alla media. Questo disturbo del neurosviluppo richiede un diverso funzionamento del cervello, che implica maggiore tempo e attenzione per l’apprendimento rispetto ai coetanei. La domanda che spesso sorge spontanea - "DSA: si nasce o si diventa?" - trova risposta in una complessa interazione di fattori biologici e ambientali.

rappresentazione stilizzata dei circuiti neuronali e del cervello umano

Che cos'è la dislessia e come si manifesta

Il termine dislessia deriva dal greco dys- (“difficoltà”) e léxis (“parola”). Essa descrive una condizione in cui la lettura risulta più lenta, meno accurata e più faticosa rispetto a quanto atteso per età e livello di istruzione. La dislessia si manifesta attraverso difficoltà nella decodifica delle parole, nella fluidità della lettura e nella comprensione del testo, soprattutto quando lo sforzo per decodificare sottrae risorse cognitive. È un disturbo del neurosviluppo, ovvero una diversa modalità di funzionamento delle reti cerebrali deputate all’elaborazione linguistica.

I sintomi variano a seconda dell’età dell’individuo. Nei bambini in età prescolare, si possono osservare ritardi nella produzione linguistica, problemi di articolazione e difficoltà a ricordare nomi di lettere, numeri e colori. Nella scuola primaria, i sintomi principali comprendono difficoltà di lettura e scrittura, errori di pronuncia, confusione tra lettere simili e una tendenza a leggere sillabando. Nella preadolescenza e adolescenza, le difficoltà possono persistere, influenzando anche l'autostima scolastica.

Le basi genetiche: l'ipotesi del "si nasce dislessici"

La ricerca scientifica ha ampiamente confermato che la dislessia ha una forte componente genetica. Le indagini hanno identificato vari geni associati al linguaggio che contribuiscono allo sviluppo del disturbo, come il gene DYX1C1 situato sul cromosoma 15. In altre parole, generalmente si nasce dislessici. Vi è una significativa familiarità in circa il 70% dei casi; non è raro che fratelli abbiano diagnosi di DSA o che genitori riferiscano di aver avuto difficoltà analoghe durante il proprio percorso scolastico. Se un genitore è dislessico, il figlio ha una probabilità stimata tra il 40% e il 60% di manifestare problemi di apprendimento.

Tuttavia, è essenziale chiarire che non si tratta di una trasmissione diretta come per una malattia ereditaria monogenica, ma di una predisposizione che interagisce con l'ambiente. I disturbi specifici dell’apprendimento non indicano patologie, ma una neurodiversità. Non sono dovuti a un danno organico, ma a un diverso neuro-funzionamento del cervello.

Fattori ambientali e rischio di sviluppo

Sebbene la base sia spesso genetica, l’origine dei DSA è fortemente multisettoriale e multidimensionale. Il rapporto tra geni e ambiente gioca un ruolo cruciale. Tra i fattori ambientali che possono aumentare il rischio di dislessia, si annoverano l'esposizione a sostanze tossiche durante la gravidanza, la prematurità e problemi di udito durante l'infanzia.

Inoltre, il contesto educativo riveste un ruolo fondamentale: l'esperienza di lettura condivisa tra genitore e bambino, osservata in studi come quello di Lyytinen et al. (2015), ha un effetto positivo sia sullo sviluppo del linguaggio orale che sulle capacità alfabetiche. Sebbene la scuola non sia la causa del disturbo, una mancanza di stimoli adeguati può rendere più complesso il superamento degli ostacoli iniziali.

schema che illustra l'interazione tra genetica ed ambiente nel neurosviluppo

Classificazione: dislessia evolutiva e acquisita

La comunità scientifica distingue principalmente tra due forme di dislessia in base alla loro origine e al momento della comparsa:

  • Dislessia evolutiva: È la forma più comune, un disturbo specifico di lettura che si manifesta in età evolutiva ed è presente fin dalla nascita. Deriva da uno sviluppo neurologico atipico che determina un differente modo di percepire ed apprendere. Si configura come un disturbo dell’abilità di decodifica del testo e rientra appieno nella categoria dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
  • Dislessia acquisita: Questa forma si manifesta a seguito di traumi o malattie in età avanzata. Non è causata da un alterato funzionamento cerebrale di base, ma da uno scompenso della corretta organizzazione dei circuiti neuronali precedentemente funzionanti. Eventi come traumi cranici o ictus possono interferire con il funzionamento delle aree deputate alla lettura, portando alla perdita di abilità precedentemente acquisite.

Oltre la dislessia: comorbilità e disturbi associati

La dislessia raramente si presenta in isolamento. Spesso, questi disagi si accompagnano ad altri disturbi del neurosviluppo. La concomitanza con il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è particolarmente frequente e richiede un approccio integrato, poiché la persona deve gestire sia la lentezza nella decodifica scritta che le difficoltà nel mantenere l'attenzione e il controllo dell'impulsività.

Altre condizioni includono il disturbo primario del linguaggio (DPL), il disturbo di coordinazione motoria (DCM) e la disprassia, che può influenzare le abilità visuo-spaziali necessarie per la scrittura. Esiste inoltre la "doppia eccezionalità", ovvero la coesistenza tra un profilo cognitivo molto alto (plusdotazione) e un DSA. In questi casi, la valutazione clinica deve essere estremamente accurata, condotta attraverso una diagnosi differenziale che distingua tra le difficoltà legate alla lettura e quelle riconducibili ad altre caratteristiche neurobiologiche.

Dislessia e Plusdotazione. Attraverso un'esperienza personale.

Diagnosi: quando e come intervenire

Il riconoscimento precoce del disturbo è fondamentale per evitare che la dislessia influisca negativamente sulla scolarizzazione e sull'autostima. La diagnosi di dislessia viene tipicamente effettuata al termine del secondo anno della scuola primaria per la lettura e la scrittura, poiché prima di questa età è considerato normale che i bambini commettano errori di apprendimento legati alla fase evolutiva.

La valutazione è multidisciplinare e coinvolge insegnanti, neuropsichiatri infantili, psicologi e logopedisti. Gli esperti utilizzano test specifici che valutano le capacità di lettura, scrittura, calcolo, oltre a test cognitivi e neuropsicologici. Un colloquio approfondito con i genitori è parte integrante della diagnosi per comprendere il contesto familiare e la storia evolutiva del bambino. Prevenire la demoralizzazione e il circolo vizioso di frustrazione che spesso colpisce gli studenti non diagnosticati - talvolta etichettati erroneamente come "svogliati" o "pigri" - è l'obiettivo principale di un intervento tempestivo.

Strumenti compensativi e strategie di autonomia

Per aiutare le persone dislessiche a superare le loro difficoltà, esistono vari strumenti compensativi che permettono di aggirare il deficit specifico, focalizzandosi sul potenziamento delle abilità cognitive. Tra questi, i libri digitali parlanti, che combinano testo scritto e lettura ad alta voce, sono essenziali per migliorare l'esperienza di apprendimento.

L'acquisizione di autonomia nello studio è un traguardo fondamentale. Le strategie efficaci includono:

  • Organizzare una routine di studio con calendari o liste.
  • Dividere il lavoro in sessioni brevi e flessibili.
  • Utilizzare la lettura silente per favorire la comprensione.
  • Creare schemi, mappe concettuali e grafiche per facilitare la revisione.
  • Affidarsi al supporto di tutor specializzati che aiutino a utilizzare efficacemente gli strumenti compensativi.

esempio di una mappa concettuale utilizzata come strumento compensativo

Prospettive future e resilienza

La dislessia è un disturbo complesso che richiede una comprensione approfondita delle sue cause genetiche, ambientali e neurobiologiche. Le storie di successo di celebrità che hanno affrontato la dislessia - mostrando resilienza e tenacia - dimostrano che, nonostante le sfide, è possibile raggiungere grandi risultati. La dislessia non è una condanna, ma una diversa modalità di apprendimento. Attraverso l'uso di materiali didattici innovativi e percorsi personalizzati, è possibile trasformare la gestione del disturbo in una pratica di emancipazione, permettendo a ogni individuo di esprimere il proprio potenziale al di là delle difficoltà legate alla lettura. La continua ricerca nel campo delle neuroscienze promette di affinare ulteriormente i metodi diagnostici e gli interventi di supporto, rendendo l'ambiente scolastico e lavorativo sempre più inclusivo e consapevole delle potenzialità legate alla neurodiversità.

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