La maternità rappresenta indubbiamente un momento emozionante e profondamente significativo nella vita di una donna, ma tale percorso può essere, talvolta, accompagnato da sfide e preoccupazioni inattese. Tra le eventualità che possono insorgere, l'aborto spontaneo si configura come una delle esperienze più dolorose e complesse, sia dal punto di vista fisico che emotivo. Si stima che gli aborti spontanei siano un fenomeno abbastanza comune, colpendo fino al 15-20% delle gravidanze confermate clinicamente. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel suo documento “Clinical practice handbook for safe abortion”, ha fornito linee guida essenziali per gli operatori sanitari e i pazienti riguardo le interruzioni della gestazione.
Definizione e Classificazione dell'Aborto Spontaneo
Con la terminologia "aborto spontaneo" si indica una interruzione di gravidanza che avviene spontaneamente, senza essere indotta, entro i primi 180 giorni di gestazione, calcolati dall’inizio dell’ultima mestruazione. Questo periodo corrisponde a 25 settimane più 5 giorni, e porta all’emissione e alla perdita dell’embrione o del feto, di peso fino a 500 grammi, prima della ventesima settimana di gestazione. La maggioranza dei casi di aborto spontaneo si verifica, tuttavia, nel corso del primo trimestre di gravidanza. In particolare, gli aborti che avvengono nelle prime settimane di gestazione sono i più frequenti, arrivando a sfiorare l’80% di tutte le interruzioni spontanee.
Esistono diverse classificazioni che descrivono lo stato del processo di aborto, basate su fattori come lo stadio di sviluppo embrionale o fetale e la condizione della cervice uterina:
- Aborto precoce: Si verifica entro la 20ª settimana; interessa il 15-20% di tutte le gravidanze e, nella maggior parte dei casi, si manifesta entro la 13ª settimana.
- Minaccia di aborto: Questa condizione si presenta quando le pazienti manifestano sanguinamento uterino, ma la cervice è chiusa, e la vitalità del feto è ancora da valutare. Potenzialmente, la gravidanza può continuare senza complicazioni. In questo caso, il riposo è generalmente il primo e principale trattamento che viene consigliato in caso di minaccia d’aborto.
- Aborto inevitabile: In questa fase, la cervice è dilatata, indicando che l'aborto non può essere evitato, sebbene non sia ancora completamente in atto. Il volume del sanguinamento deve essere attentamente valutato, poiché può essere significativo.
- Aborto incompleto: Si verifica quando solo una parte del prodotto del concepimento, come tessuto amnio-coriale o placenta, viene espulsa, e parte di esso rimane ancora presente nella cavità uterina.
- Aborto completo: In questa circostanza, il feto, nella sua interezza, e la placenta vengono completamente espulsi dall'utero, e la cervice è chiusa.
- Aborto mancato (Missed Abortion): Si diagnostica quando la morte di un embrione o di un feto è confermata, ma non vi è sanguinamento, né dilatazione cervicale, e i prodotti del concepimento non sono stati espulsi.
- Gravidanza anembrionica (o ovulo bianco): Questo termine si riferisce a una gravidanza non vitale in cui è presente un sacco gestazionale, ma non vengono visualizzati un sacco vitellino o un embrione all'ecografia transvaginale.
Inoltre, la frequenza degli aborti spontanei porta a ulteriori distinzioni: per ABORTO RIPETUTO si intende il verificarsi di 2 aborti spontanei consecutivi; per ABORTO ABITUALE si intende il verificarsi di 3 aborti spontanei consecutivi. La condizione di poliabortività, definita come 3 o più aborti ripetuti, colpisce tra il 2% e il 5% delle coppie in età riproduttiva, mentre se la si considera a partire da due aborti, l'incidenza può arrivare fino al 10%. L'incidenza dell'aborto abituale ha mostrato un aumento negli ultimi decenni, attestandosi attualmente intorno al 2-3%.

Incidenza e Fattori di Rischio Generali
L'aborto spontaneo è una situazione piuttosto comune, interessando circa il 10-15% delle gravidanze confermate clinicamente. I dati indicano che oltre l'80% degli aborti spontanei si verifica nel primo trimestre. Un dato significativo riguarda la tendenza delle donne a posticipare l'età della prima gravidanza, la quale rappresenta la principale causa dell'aumento degli aborti spontanei ricorrenti. L'età materna è infatti un fattore di rischio cruciale: uno studio su database nazionale ha evidenziato rischi di aborto spontaneo del 17% per le donne sotto i 20 anni, del 10% per la fascia 25-29, del 17% per la fascia 35-39, e addirittura del 57% per le donne con più di 45 anni. Altri fattori di rischio includono un'anamnesi di aborto spontaneo.
Aborto spontaneo | Falò | RSI Info
Le Cause dell'Aborto Spontaneo: Un Quadro Etiologico Complesso
Purtroppo, anche dopo approfondite indagini diagnostiche, si riesce a individuare una causa nota soltanto nel 50% dei casi; nella percentuale restante, si parla di poliabortività inspiegata. Le cause dell'aborto spontaneo sono molteplici e spesso interconnesse, potendo essere ricondotte a fattori genetici, anatomici, ormonali, immunologici, infettivi e ambientali.
Anomalie Cromosomiche e Genetiche
Le anomalie cromosomiche sono sicuramente la causa più frequente di abortività spontanea, specialmente negli aborti precoci. Queste alterazioni, spesso casuali, impediscono il corretto sviluppo dell'embrione o del feto, portando all'interruzione della gravidanza.
Fattori Anatomici e Uterini
Le anomalie materne del tratto riproduttivo possono anch'esse causare la perdita di gravidanza fino a 20 settimane di gestazione. Tra queste, si annoverano:
- Fibromi o polipi nell'utero: Queste crescite benigne possono alterare l'ambiente uterino, ostacolando l'impianto o la crescita fetale.
- Malformazioni congenite dell'utero: Utero bicorne o setti uterini possono compromettere lo spazio e la vascolarizzazione necessari per la gravidanza.
- Aderenze uterine: Possono derivare da precedenti interventi o infezioni e creare ostacoli all'impianto.
- Utero retroverso: Sebbene non sia considerato una causa primaria di aborto spontaneo in tutti i casi, può essere un fattore da considerare.
- Incontinenza cervicale: Questa è una causa specifica e di rilevante importanza. L'incontinenza cervicale determina la mancanza del sostegno essenziale del collo uterino, una struttura cruciale che normalmente mantiene la gravidanza in sede fino al termine. Quando il collo uterino si indebolisce e si apre prematuramente, l'utero non riesce a trattenere la gravidanza, portando all'aborto spontaneo o al parto pretermine.
Disfunzioni Ormonali
Un equilibrio ormonale adeguato è fondamentale per il mantenimento della gravidanza. Alterazioni significative possono portare all'aborto spontaneo:
- Insufficienza del corpo luteo: Il corpo luteo presiede alla produzione di progesterone, un ormone vitale per la stabilizzazione dell'endometrio e il mantenimento della gravidanza. Una sua insufficienza può rendere l'utero incapace di supportare l'embrione. Una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti tale insufficienza.
- Sindrome dell'ovaio policistico (PCOS): Questa condizione comporta l'ipersecrezione di LH e l'insulina-resistenza, fattori che possono aumentare il rischio di abortività.
- Malattie tiroidee: Sia l'ipotiroidismo che l'ipertiroidismo, così come le malattie tiroidee subcliniche e l'autoimmunità tiroidea, possono interferire con il buon esito della gravidanza.
- Diabete mellito: Una malattia cronica scarsamente controllata, come il diabete, può essere una causa di aborto spontaneo.
Cause Immunologiche e Trombofilie
Un gran numero di aborti sono conseguenze di cause immunologiche, dove il sistema immunitario della donna, anziché proteggere, attacca la gravidanza.
Trombofilie Congenite e Acquisite: Le trombofilie sono un gruppo di alterazioni che comportano un rischio aumentato di trombosi, ovvero la formazione di coaguli di sangue che possono compromettere il flusso sanguigno alla placenta.
- Trombofilie congenite: Si tratta di alterazioni genetiche che predispongono alla trombosi. La presenza del fattore V di Leiden è la più comune alterazione genetica che predispone alla trombosi, con una frequenza del 3-45% nella popolazione. Anche il deficit di Proteina C, Proteina S e AT III (inibitori fisiologici della coagulazione) comporta un aumentato rischio tromboembolico. In caso di omocisteinemia elevata, si impiega acido folico, vitamina B6 e vitamina B12 per ridurre il rischio.
- Trombofilie acquisite: Possono svilupparsi nel corso della vita.
Sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi (APS): Questa è una delle principali cause immunologiche di poliabortività. Le manifestazioni associate all'APS sono causate da un gruppo di autoanticorpi, cioè anticorpi diretti contro componenti del tessuto dell'individuo stesso. Il sistema immunitario normalmente produce anticorpi contro materiale estraneo all'organismo, come batteri, virus e altre proteine, ma nell'APS si verifica un'autoimmunità.
- Scoperta e nomenclatura: La sindrome da antifosfolipidi è stata descritta per la prima volta nel 1983. Originariamente, si pensava che gli anticorpi trovati nei pazienti con APS fossero diretti contro i fosfolipidi, specialmente la cardiolipina; da qui i termini "anticorpi antifosfolipidi" e "sindrome da antifosfolipidi". Recenti ricerche hanno rivelato che questi anticorpi sono, in realtà, diretti contro proteine del plasma legate ai fosfolipidi, come la cardiolipina. La più conosciuta e importante di queste proteine plasmatiche è chiamata beta2-glicoproteina I. Pertanto, i termini "anticorpi antifosfolipidi" e "anticorpi anticardiolipina" sono considerati impropri; in modo più preciso, si dovrebbe parlare di anticorpi anti-beta2-glicoproteina I, o anticorpi anti-proteine associate ai fosfolipidi. Alcuni individui possono, tuttavia, presentare anticorpi diretti contro la cardiolipina "nativa", cioè anticorpi che si legano alla sola cardiolipina, senza l'intervento di proteine del plasma.
- Meccanismo patogenetico (Ipotesi Etiopatogenetiche di Aborto Ricorrente e/o Morte Fetale): La sindrome da anticorpi antifosfolipidi può comportare una perdita fetale attraverso vari meccanismi. Gli autoanticorpi possono attivare la coagulazione, promuovendo la formazione di microtrombi nei vasi placentari, compromettendo così l'apporto di sangue e nutrienti al feto. Possono anche interferire direttamente con il trofoblasto, la parte della placenta che si ancora all'utero, o indurre una reazione infiammatoria locale.
- Coesistenza con altre malattie: La sindrome spesso coesiste con malattie del collagene, come il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), in cui era stata inizialmente riscontrata. È importante verificare la presenza di una sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) anche in persone che hanno avuto trombosi, aborti o piastrinopenia senza ragione apparente.
- Criteri clinici per l'APS: Le donne con sola storia di insuccessi ostetrici, senza episodi tromboembolici, come aborto ricorrente, morti fetali oltre la 10° settimana, o parto pretermine a meno di 34 settimane (spesso associato a pre-eclampsia e/o insufficienza placentare con IUGR), dovrebbero essere valutate per l'APS. Per risultare affette da questa sindrome, le persone dovrebbero presentare almeno un criterio clinico più uno di laboratorio nel corso della loro malattia.
Infezioni
Gli aborti di origine infettiva sono causati dall'infezione cronica dell'endometrio e dalle corionamnioniti. Le infezioni vaginali, se trascurate, possono rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo per gli aborti spontanei. Le principali cause infettive possono essere di natura virale, come Herpes, Cytomegalovirus, Rosolia e Parvovirus, e/o batterica, includendo Ureaplasma urealyticum, Mycoplasma hominis e Chlamydia. Anche la toxoplasmosi è una possibile causa.
Fattori Ambientali e Stile di Vita
Alcuni fattori legati allo stile di vita e all'ambiente possono aumentare il rischio di aborto spontaneo:
- Fumo di sigaretta e alcol: L'abuso di queste sostanze è noto per i suoi effetti negativi sulla gravidanza.
- Uso di droghe: Sostanze come la cocaina possono compromettere seriamente la salute materna e fetale.
- Cali di peso eccessivi: Fluttuazioni estreme di peso possono influenzare l'equilibrio ormonale e la salute riproduttiva.
- Assunzione di alcuni farmaci durante la gravidanza: Alcuni farmaci e/o indagini radiologiche in gravidanza possono essere causa di insorgenza di malformazioni che possono determinare l’aborto. Ad esempio, gli anti-infiammatori non steroidei (FANS) possono essere dannosi. Alcuni dei farmaci usati nell'APS o in altre malattie autoimmuni non sono adatti per l'uso in gravidanza; quindi, una volta in gravidanza, è necessaria un'immediata consultazione con il medico.
Poliabortività Inspiegata
Come accennato, in una significativa percentuale di casi, anche dopo le opportune e approfondite indagini diagnostiche, la causa della poliabortività può rimanere ignota.

Sintomatologia dell'Aborto Spontaneo
I sintomi dell'aborto spontaneo possono variare, ma il sanguinamento vaginale rappresenta il sintomo principale e più comune, verificandosi in circa il 25% delle gravidanze durante il primo trimestre. Di queste, il 12% ha comportato la perdita di gravidanza. Altri sintomi includono il dolore pelvico crampiforme e le contrazioni uterine, che possono essere intense. L'aborto tardivo spontaneo può iniziare con una perdita abbondante di liquido quando si rompono le membrane, sebbene l'emorragia sia raramente massiva.
In alcuni casi, possono verificarsi i cosiddetti "aborti silenti", ossia privi di sintomi evidenti, come perdite ematiche o contrazioni uterine. In questi casi, la diagnosi è clinica, attraverso l’ecografia ostetrica, che può accertare l’assenza del battito cardiaco nel feto. Se dopo l'aborto spontaneo alcuni prodotti del concepimento rimangono nell'utero, possono verificarsi sanguinamenti uterini, talvolta con un ritardo di alcune ore o giorni. Può anche svilupparsi un'infezione, chiamata aborto settico, che provoca febbre, dolore e talvolta sepsi.
Diagnosi dell'Aborto Spontaneo e della Poliabortività
La diagnosi di gravidanza viene effettuata con un test beta-hCG nelle urine o nel siero. L'ecografia transvaginale è il metodo principale utilizzato per valutare un aborto spontaneo e per confermare la gravidanza intrauterina, verificando l'attività cardiaca fetale, che di solito è rilevabile dopo 5,5-6 settimane di gestazione. Se l'attività cardiaca è assente e non era stata rilevata precedentemente durante la gravidanza attuale, viene diagnosticata la morte fetale. Nelle fasi iniziali della gravidanza, in caso di sospettato aborto spontaneo, i segni ecografici transvaginali diagnostici di fallimento della gravidanza includono:
- Lunghezza cranio caudale ≥ 7 mm e assenza di battito cardiaco.
- Diametro medio del sacco gestazionale ≥ 25 mm e nessun embrione.
- Assenza di un embrione con un battito cardiaco dopo una precedente scansione che aveva mostrato un sacco gestazionale senza un sacco vitellino (dopo ≥ 2 settimane), oppure con un sacco vitellino (dopo ≥ 11 giorni).
Molti reperti ecografici possono far sorgere un sospetto, ma non sono diagnostici di fallimento della gravidanza, comprese le caratteristiche del sacco gestazionale o del sacco vitellino, l'assenza di embrioni o di battito cardiaco e la lunghezza cranio caudale. Se questi risultati sono presenti, è necessaria una valutazione seriale per confermare se una gravidanza è vitale. Se l'ecografia non è disponibile, i risultati dell'hCG possono essere indicativi; livelli seriali di beta-hCG che diminuiscono nel corso di diverse misurazioni sono compatibili con una gravidanza interrotta, poiché non esiste un singolo livello di hCG diagnostico dell'aborto spontaneo.
Per l'aborto ricorrente, in genere si eseguono degli esami approfonditi per determinare la causa. Questi percorsi diagnostici e terapeutici sono spesso molto lunghi ed impegnativi, anche dal punto di vista economico.Gli esami specifici possono includere:
- Esame microbiologico vaginale e cervicale: Tampone vaginale con antibiogramma per individuare infezioni come Herpes, Chlamydia, Trichomonas, Candida, Ureaplasma urealyticum, Mycoplasma hominis.
- Test coagulativi: Emocromo con conta piastrinica, Fibrinogeno, PT, PTT, antitrombina III, proteina C, proteina S, APC resistance, per identificare trombofilie.
- Ricerca di autoanticorpi: Esami per individuare gli anticorpi che interferiscono con il sistema di coagulazione. In particolare, è un esame che individua gli anticorpi diretti verso la cardiolipina, abbastanza affidabile e facile da eseguirsi, e oggi largamente applicato. Più di frequente sono valutate le classi IgG e IgM degli anticorpi anticardiolipina. Gli esami per il lupus anticoagulante e quelli immunoenzimatici per gli anticorpi anticardiolipina sono analoghi, ma non del tutto equivalenti.

Trattamento e Gestione dell'Aborto Spontaneo
Il trattamento dell'aborto spontaneo dipende dalla fase e dal tipo di aborto, nonché dalla causa sottostante. Per la minaccia di aborto, il trattamento consiste nell'osservazione, ma i medici possono periodicamente valutare i sintomi della donna o eseguire un'ecografia per verificare lo stato del feto. Nessuna prova suggerisce che il riposo a letto diminuisca il rischio di un successivo aborto completo.
Per aborti inevitabili, incompleti o mancati, il trattamento può prevedere l'attesa di un'eliminazione spontanea dei prodotti del concepimento, la gestione con farmaci o l'evacuazione uterina.
Gestione Conservativa, Farmacologica o Chirurgica
- Attesa vigile: Nel primo trimestre, la gestione di attesa vigile è un'opzione, ma questo approccio non è raccomandato durante il secondo trimestre a causa di studi di sicurezza limitati e del rischio di emorragia. La gestione di attesa vigile ha un tasso di successo dell'80% per l'espulsione completa entro 8 settimane, con le donne sintomatiche che hanno risultati migliori rispetto alle donne asintomatiche. Possono verificarsi sanguinamento e crampi, e le pazienti devono essere informate su quando tornare alla struttura sanitaria se i sintomi sono gravi o per confermare l'eliminazione del tessuto gestazionale. L'ecografia e i sintomi riportati sono utilizzati per confermare l'eliminazione del tessuto gestazionale. Nel caso delle pazienti che non possono tornare per la conferma ecografica, può essere utile il triage tramite telemedicina e/o test di gravidanza urinario a casa. Se l'espulsione completa non viene ottenuta entro un tempo ragionevole, può essere necessaria la gestione medica o la chirurgia.
- Terapia farmacologica: Fino a 10-12 settimane di gestazione, la gestione medica può essere utilizzata se non si verifica un'espulsione spontanea o se una paziente preferisce l'uso di farmaci per consentire un processo più prevedibile. La somministrazione di misoprostolo, a volte preceduta da 200 mg per via orale di mifepristone 24 ore prima (se disponibile), può migliorare significativamente il successo del trattamento, facilitando la contrazione uterina e l'espulsione del materiale abortivo.
- Terapia chirurgica: Gli aborti spontanei che non sono completamente espulsi con la gestione di attesa vigile o con i farmaci richiedono l'evacuazione uterina chirurgica. Questo è il cosiddetto "raschiamento" mediante isterosuzione, un intervento chirurgico che, attraverso una cannula di pochi millimetri, permette di aspirare dalla cavità uterina tutto il materiale abortivo. Alcune donne possono preferire l'evacuazione chirurgica a causa di un completamento più immediato e meno necessità di cure di follow-up. Tradizionalmente, l'evacuazione uterina è stata eseguita con il solo curettage; tuttavia, il curettage con aspirazione è ora preferito a causa di esiti migliori e può essere completato in ambiente ambulatoriale con anestesia locale e/o sedazione delle pazienti con aborto durante il primo trimestre. Un'evacuazione chirurgica urgente può essere necessaria nei casi di emorragia, di instabilità emodinamica o di infezione. Se l'aborto completo sembra probabile sulla base dei sintomi e/o dell'ecografia, in genere non è necessario un ulteriore trattamento.
Terapie Specifiche per Cause Identificate
- Progesterone: Una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti una insufficienza del corpo luteo.
- Terapia anticoagulante: In caso di patologie autoimmuni (come la sindrome da antifosfolipidi) o in condizioni di eccessiva trombofilia, possono essere prescritti farmaci anticoagulanti. L'eparina a basso peso molecolare (LMWH) a dosi profilattiche (es. CLEXANE 1fl s.c.) è un'opzione, spesso in combinazione con aspirina (acido acetil-salicilico). Se c'è stato un episodio di trombosi, in genere viene intrapresa terapia anticoagulante. Se invece è presente una storia di aborti, si consiglia la terapia anticoagulante, la maggior parte delle volte con aspirina o eparina. Questi farmaci sono efficaci in molti casi e sono ritenuti a rischio relativamente basso per il feto. La Warfarina, con il suo potente effetto anticoagulante, è un prodotto di elezione in molti casi, ma la sua azione differisce considerevolmente per ogni individuo, rendendo necessario un monitoraggio accurato durante l'assunzione. Possono comparire seri effetti collaterali, tra i quali la tendenza al sanguinamento. È importante evitare i traumi cranici o corporei che potrebbero causare gravi emorragie interne in corso di terapia con warfarina.
- Acido folico, vitamina B6 e vitamina B12: In caso di omocisteinemia elevata, si impiega acido folico, vitamina B6 e vitamina B12.
- Corticosteroidi e immunoglobuline endovena: In alcune circostanze, può essere presa in considerazione una terapia con cortisone o immunoglobuline endovena. I corticosteroidi sono stati usati spesso, ma recentemente il loro utilizzo sta diminuendo a causa degli effetti secondari, quali ipertensione, diabete mellito, osteoporosi e iperlipidemia.
- Cerchiaggio della cervice: Quando i soggetti soffrono di incompetenza cervicale, un intervento risolutivo è il cerchiaggio della cervice, che consiste in una sutura per rafforzare e chiudere il collo uterino e prevenire l'aborto spontaneo.
Gestione in Gravidanza e Post-Aborto
Se una donna con APS entra in gravidanza, è necessaria una sorveglianza molto attenta da parte di un ostetrico e contemporaneamente una costante sorveglianza reumatologica o immunologica. Se si riscontra positività per anticorpi antifosfolipidi, ma non ci sono precedenti di trombosi o aborti, la maggior parte dei medici raccomanderà controlli periodici senza alcuna prescrizione di farmaci.Per le donne Rh-negative, vengono somministrate immunoglobuline anti-Rho(D).Dopo un aborto spontaneo, il corpo di una donna ritorna alla normale capacità di concepire. Non c'è un momento "giusto" per cercare una gravidanza; alcune donne si sentono pronte dopo poche settimane, mentre altre possono aver bisogno di più tempo per elaborare il dolore emotivo e recuperare fisicamente. Adottare uno stile di vita sano, mantenendo un'alimentazione equilibrata e evitando fumo, alcol e droghe, può aiutare a ridurre il rischio di aborto spontaneo in future gravidanze. È anche molto importante evitare altri fattori di rischio trombotico, quali iperlipidemia o l'uso di contraccettivi orali.Sebbene si sappia che le pazienti con APS sono ad alto rischio di aborti, per la maggioranza di esse ci sono buone possibilità, con una terapia adeguata, di generare un bambino sano. Nella maggior parte dei casi l'APS è una malattia cronica e spesso dura tutta la vita. I pazienti possono di tanto in tanto andare incontro ad episodi trombotici; di conseguenza, i farmaci anticoagulanti possono essere prescritti per periodi di tempo molto lunghi e talora per tutta la vita, seguendo attentamente le raccomandazioni del medico per monitorare effetti collaterali come la tendenza al sanguinamento o disfunzioni epatiche.

L'Impatto Emotivo e il Supporto Psicologico
Le conseguenze emotive dell'aborto spontaneo possono essere devastanti e variano da persona a persona. I genitori possono provare un profondo senso di lutto o un senso di colpa, e i frequenti insuccessi contribuiscono ad accentuare il senso di frustrazione e lo stress psicologico. È fondamentale che le donne ricevano un sostegno adeguato durante questo periodo difficile. Le donne sviluppano l’attaccamento al feto già in gravidanza, e questi processi psicologici vanno molto spesso al di là del controllo cosciente della madre. Per questo è necessario che venga fornito un supporto psicologico a queste donne per affrontare i sensi di colpa, il dolore della perdita e le relazioni con gli amici e la famiglia. Inoltre, è importante che il partner sia sensibile alle esigenze e alle reazioni emotive della donna, offrendo sostegno pratico e affettuoso in base alle necessità. Molti studi sottolineano come a un anno da un aborto spontaneo il 20-30% delle donne soffra di patologie psichiatriche come depressione e ansia. La stabilità del rapporto di coppia potrebbe risultare inoltre fortemente minata da tale situazione, come anche l'efficienza lavorativa e il benessere generale della donna. In questo contesto, la consulenza formale o i gruppi di sostegno possono essere resi disponibili, se necessario, e nella maggior parte dei casi di aborti spontanei, i genitori devono essere rassicurati sul fatto che i loro comportamenti non ne sono stati la causa.