Il panorama cinematografico degli anni '60 ha offerto sguardi crudi e senza compromessi sulla condizione umana, in particolare in Giappone, dove registi come Masao Adachi hanno saputo fondere la denuncia sociale con una sperimentazione formale audace. Il film Aborto procurato (titolo originale Datai, 1966), scritto e diretto da Masao Adachi, rappresenta una pietra miliare di questo cinema di frontiera.

La genesi e la struttura di "Aborto procurato"
Il film narra la storia del ginecologo Marukido Sadao, che da circa 8 anni esegue quotidianamente 2/3 aborti nella sua piccola clinica di periferia. Il racconto si muove in un terreno ibrido, a metà tra la finzione narrativa e l'impostazione documentaristica, sorretto da una voce narrante, quella del medico protagonista, che funge da guida razionale e fredda attraverso le immagini.
Il film è concettualmente collegato al di poco precedente Embrione (1966) diretto da Kōji Wakamatsu e sceneggiato da Masao Adachi, rispettivamente produttore e regista. Alla base di tutto c'è la riflessione sulla dissolutezza e sulla perdita di valori crescente nella società cui risulta impossibile porre un freno. Il medico crede di poter dare una risposta scientifica all'esigenza di base da lui individuata: la necessità di separare sesso e procreazione. Separando questi due aspetti, secondo la visione del protagonista, si risolverebbe il problema degli aborti e non solo.
L'opera non si limita alla clinica: attraverso un flashback di un poliziotto, Adachi ricostruisce uno stupro ai danni di una giovane studentessa, evidenziando l'elevata violenza sulle donne. Il regista inoltre non si risparmia delle frecciatine dirette al suo governo ed in particolare attacca la legge anti-prostituzione (proclamata dalla Dieta nazionale del Giappone il 24 maggio 1956) rimarcando quanto sia dannoso un atteggiamento ipocrita e bigotto.
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La critica sociale e la condizione femminile
Il punto di vista del film rivela un grande cinismo, poiché sostanzialmente mette uomo e donna sul piano degli animali, da far accoppiare, figliare, inseminare senza problemi. Niente diritto all'aborto, diritti delle donne, niente battaglie civili e argomenti ben noti in occidente: si tratta solo di evitare la seccatura di abortire tante volte, fare sesso senza pensieri, e affidare la gestazione all'utero artificiale, il che eviterebbe alle donne anche la seccatura del pancione.
La posizione del regista nei confronti dell'aborto non viene mai esplicitata, forse perché è già troppo evidente da tutto il contesto. Il problema sembra essere un non problema, una questione già scontata; l'attenzione è sull'obiettivo di separare sessualità e procreazione. Il film mostra situazioni forti, anche se senza enfasi, ed è una pellicola che in molti passi prende lo stomaco per via degli strumenti del dottore, dei preparativi e dei suoni che accompagnano le procedure, elementi che contribuiscono a una sensazione di orrore reale.
Prospettive globali: Geopolitica e memoria
Uscendo dall'ambito cinematografico per osservare le complessità del mondo contemporaneo, si nota come le tensioni storiche e sociali spesso si intreccino in modi inaspettati. Ad esempio, le dinamiche di potere in Medio Oriente sono oggetto di analisi costanti. Il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha espresso in passato preoccupazione riguardo l'affluenza alle urne in vista delle primarie, temendo che il raggiungimento di un quorum basso potesse supportare il rivale Moshe Feiglin. Si tratta di dinamiche che influenzano le scelte politiche internazionali, dal Libano all'Iran, dove il rischio di conflitti aperti, come temuto da figure come Staffan de Mistura, rappresenta lo scenario peggiore per la stabilità globale.
La memoria storica gioca un ruolo fondamentale in questo quadro. Reggio Emilia ha ospitato testimonianze preziose, come quella di Avraham Aviel, nato nel 1929 in Polonia (oggi Bielorussia), sopravvissuto all'Olocausto e testimone al processo contro Adolf Eichmann a Gerusalemme. Questi momenti di riflessione, spesso legati alla Giornata della Memoria, sono essenziali per comprendere come il male possa diffondersi. Anche la Giornata europea della Cultura ebraica, che coinvolge annualmente decine di paesi, mira a esplorare la cultura del Popolo del libro partendo da tratti come il witz, la comicità e la capacità di trovare una ragione per sorridere anche in situazioni difficili.

Innovazione scientifica e vita quotidiana
L'identità di un popolo si riflette anche nei suoi progressi. In Israele, la ricerca scientifica ha raggiunto traguardi notevoli. Scienziati dell'Università di Tel Aviv hanno lavorato allo sviluppo di un nuovo farmaco per bloccare la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), una malattia che causa una rapida e fatale perdita di massa muscolare. Al Centro Medico Universitario Hadassah, il professor Dimitrios Karussis guida ricerche d'avanguardia sui trapianti di cellule staminali.
Anche l'agricoltura ha subito evoluzioni sorprendenti: agricoltori israeliani sono riusciti a creare pomodori neri, arricchiti con pigmenti di mirtillo per aumentare la quantità di vitamina C e antiossidanti, oltre a carote iridescenti e limoni rossi. Queste innovazioni testimoniano una capacità di adattamento che affonda le radici nella tradizione. La viticoltura, ad esempio, esiste in Israele sin dall'età biblica. La produzione moderna, ripresa nell'800 grazie al Barone Edmond de Rothschild, combina oggi tecniche artigianali con un clima ideale per varietà come Cabernet, Merlot e Chardonnay.
Tra passato e futuro: L'identità culturale
La conservazione della memoria passa anche attraverso l'archeologia biblica e la protezione del patrimonio. Esperti come Dan Bahat e David Cassutto insistono sul legame tra vicende locali, come gli scavi a Gerusalemme, e la geopolitica, sottolineando come la storia debba essere un terreno di confronto aperto a tutte le religioni. Allo stesso tempo, la modernità avanza in altri ambiti: la tecnologia, dai droni ai progetti infrastrutturali, continua a plasmare il futuro del Paese. L'idea di una linea ferroviaria di 350 km che colleghi Eilat ad Ashdod, per aggirare il Canale di Suez, ne è un esempio lampante, dimostrando l'interesse di potenze come Cina e India.
La cultura sportiva e l'inclusione sociale trovano espressione in eventi come le Maccabiadi, nate dalla convinzione, sostenuta da figure come Max Nordau, che la rinascita fisica del popolo ebraico fosse necessaria per superare secoli di ghetti e povertà. Oggi, queste istanze di apertura si manifestano anche nel sostegno a eventi come il Gay Pride di Tel Aviv, che attrae visitatori da tutto il mondo, confermando una realtà in continua evoluzione dove tradizione e diritti civili cercano un equilibrio complesso.
Il contrasto tra il rigore analitico del cinema di Adachi, che indaga le devianze di una società in crisi di valori, e le dinamiche di una nazione che costruisce il suo futuro tra tecnologia, scienza e memoria, ci ricorda che la storia è sempre una trama in divenire, un intreccio dove il dolore, la tecnica e la ricerca del bene si scontrano inevitabilmente, richiedendo una vigilanza intellettuale costante e coraggiosa.