
La Chiesa Cattolica ha mantenuto nel corso dei secoli una posizione ferma e coerente sulla sacralità della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale. Questa dottrina, profondamente radicata nella teologia e nella tradizione, si manifesta in modo particolarmente evidente nelle questioni etiche complesse come l'aborto e l'eutanasia. Questi temi sono stati costantemente al centro del Magistero pontificio, con Papi che, da Pio XII a Papa Francesco, hanno ribadito la dignità inalienabile di ogni essere umano e la necessità di proteggere i più vulnerabili.
L'ultimo saluto di Papa Francesco in Piazza San Pietro, letto da monsignor Diego Ravelli in una Domenica di Pasqua, ha risuonato come un testamento spirituale, un richiamo potente all'amore, al rispetto e alla cura per la vita umana, specialmente nelle sue forme più fragili e vulnerabili. In quell'occasione, il Pontefice ha proclamato: “Cristo è risorto! In questo annuncio è racchiuso tutto il senso della nostra esistenza che non è fatta per la morte, ma per la vita. La Pasqua è la festa della vita! Dio ci ha creati per la vita e vuole che l’umanità risorga! Ai suoi occhi ogni vita è preziosa! Quella del bambino nel grembo di sua madre, come quella dell’anziano o del malato, considerati in un numero crescente di Paesi come persone da scartare”. Questo messaggio riannoda idealmente il cerchio del suo Magistero sulla vita, iniziato con la prima esortazione del suo pontificato, la Evangelii gaudium del 23 novembre 2013, dove ha posto al centro dell'opera della Chiesa il dovere di “prendersi cura dei più fragili della Terra” (Eg 209).
La Tutela della Vita Nascente: Una Priorità Incondizionata

La difesa della vita nascente rappresenta uno dei pilastri fondamentali della dottrina cattolica. Papa Francesco ha costantemente sottolineato l'importanza di proteggere i bambini non ancora nati, definendoli “i più indifesi e innocenti di tutti” (Eg 213). Sul tema dell'aborto, il Pontefice è intervenuto in diverse occasioni, usando parole forti e inequivocabili.
L'Aborto: Un Atto Criminale e la Cultura dello Scarto
Nel contesto della Evangelii gaudium, si legge che “la difesa della vita nascente è legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo” (Eg 213). Pur manifestando comprensione per le donne che abortiscono sotto la spinta di situazioni drammatiche, Papa Francesco non ha esitato a definire l'aborto “un omicidio, un atto criminale” e i medici che lo eseguono dei “sicari”. Questa posizione ferma è in continuità con il Magistero precedente e riflette la convinzione che la vita umana, dal concepimento, possiede una dignità intrinseca che non può essere violata.
La Chiesa Cattolica, nei suoi duemila anni di storia, ha sempre difeso la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, con una particolare attenzione alle fasi più fragili dell'esistenza. L'aborto, citando Tertulliano nell'enciclica Evangelium vitae, è stato definito “un omicidio anticipato per impedire a qualcuno di nascere” (EV 61). Il Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce che “l'eutanasia volontaria, qualunque ne siano le forme e i motivi, costituisce un omicidio. È gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore” (2324). Questo principio si estende, in modo analogo, all'aborto.
Perché la chiesa condanna l'aborto?
La Maternità Surrogata: Sfruttamento e Mercificazione della Vita
A partire da questa viva sensibilità per la vita nascente, si comprende la posizione ferma del Santo Padre sulla maternità surrogata. Nel gennaio del 2024, rivolgendosi ai diplomatici stranieri accreditati presso la Santa Sede, Papa Francesco ha ribadito che la maternità surrogata è una pratica che sfrutta le donne, trattandole come strumenti e non come persone dotate di dignità. Questa pratica snatura la maternità e la paternità naturale e trasforma i bambini in merce di scambio, minando così i valori fondamentali della famiglia. Per questo, il Pontefice ha auspicato un divieto universale della maternità surrogata, ribadendo il legame tra la pace e “il rispetto della vita, di ogni vita umana, a partire da quella del nascituro nel grembo della madre”.
La Difesa della Vita al suo Tramonto: L'Eutanasia e le Cure Palliative

Papa Francesco ha sempre mostrato grande attenzione anche per l'altro capo della vita, per la vita malata e per la vita che si spegne. Il Magistero pontificio ha costantemente condannato l'eutanasia, promuovendo al contempo un approccio di cura e compassione verso i malati terminali attraverso le cure palliative.
L'Eutanasia: Il Fallimento dell'Amore e la Falsa Compassione
In molti Paesi, l'eutanasia è presentata come una forma di compassione, ma per la Chiesa Cattolica essa è l'esatto contrario, è “il fallimento dell’amore”. In un messaggio a un simposio medico a Toronto nel maggio del 2024, il Papa ha ribadito che l'atteggiamento di vera compassione da parte degli operatori sanitari consiste nel promuovere la dignità del fine vita fornendo ai morenti le cure più appropriate e aiutando “i malati e i morenti a comprendere che non sono isolati, né soli, che la loro vita non è un peso, ma che essi rimangono comunque intrinsecamente preziosi agli occhi di Dio e uniti a noi per il vincolo della comunione”.
L'eutanasia, nell'enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, è descritta come “mascherata e strisciante o attuata apertamente e persino legalizzata”, e sempre più diffusa. Viene talvolta giustificata “per una presunta pietà di fronte al dolore del paziente” o con una “ragione utilitaristica, volta ad evitare spese improduttive troppo gravose per la società”. Questo conduce alla proposta della “soppressione dei neonati malformati, degli handicappati gravi, degli inabili, degli anziani, soprattutto se non autosufficienti, e dei malati terminali”. Il Pontefice polacco sottolinea che “si fa sempre più forte la tentazione dell'eutanasia, cioè di impadronirsi della morte, procurandola in anticipo e ponendo così fine ‘dolcemente’ alla vita propria o altrui”. In realtà, “ciò che potrebbe sembrare logico e umano, visto in profondità si presenta assurdo e disumano. Siamo qui di fronte a uno dei sintomi più allarmanti della cultura di morte”.

Il pensiero dominante, segnato dalla “cultura dello scarto”, propone a volte una “falsa compassione”. Papa Francesco, rivolgendosi nel 2014 ai partecipanti al convegno promosso dall'Associazione medici cattolici italiani, ha chiarito che la “falsa compassione” è “quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che ‘vede’, ha compassione, si avvicina e offre aiuto concreto”.
L'Accanimento Terapeutico e le Cure Palliative

La Chiesa, pur condannando l'eutanasia, distingue chiaramente tra questa e la rinuncia all'accanimento terapeutico. Papa Francesco, in un messaggio del 2017 sul tema del fine vita, ha sottolineato che “non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia”. Questo concetto è ribadito nel Catechismo della Chiesa Cattolica: “L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire”.
Già 65 anni fa, il 24 novembre del 1957, Pio XII tenne un discorso a un gruppo di anestesisti e rianimatori che Papa Francesco ha definito “memorabile”. Ribadendo la non liceità dell'eutanasia, Papa Pacelli affermava tuttavia che non c'è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene: è il primo accenno al principio del cosiddetto “accanimento terapeutico”.
Benedetto XVI, nel 2007, riflettendo sulla questione della difesa della vita di fronte alla malattia, ha spiegato che “deve misurarsi chi è chiamato ad accompagnare gli anziani ammalati, specialmente quando sembrano non avere più possibilità di guarigione”. Ha aggiunto che “l’odierna mentalità efficientista tende spesso ad emarginare questi nostri fratelli e sorelle sofferenti, quasi fossero soltanto un ‘peso’ ed ‘un problema’ per la società”. Al contrario, “chi ha il senso della dignità umana sa che essi vanno, invece, rispettati e sostenuti mentre affrontano serie difficoltà legate al loro stato. È anzi giusto che si ricorra pure, quando è necessario, all’utilizzo di cure palliative, le quali, anche se non possono guarire, sono in grado però di lenire le pene che derivano dalla malattia”. E ha concluso: “Sempre, tuttavia, accanto alle indispensabili cure cliniche occorre mostrare una concreta capacità di amare, perché i malati hanno bisogno di comprensione, di conforto e di costante incoraggiamento e accompagnamento”.
La Lettera Samaritanus bonus sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita, approvata da Papa Francesco e pubblicata il 22 settembre 2020 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, afferma che “inguaribile non è mai sinonimo di incurabile”: chi è affetto da una malattia allo stadio terminale, come chi nasce con una previsione limitata di sopravvivenza, ha diritto ad essere accolto, curato, circondato di affetto.
La "Cultura dello Scarto" e l'Ecologia Integrale
Aborto ed eutanasia sono due espressioni di quella che Papa Francesco usa definire la “cultura dello scarto”, una mentalità pervasiva che si manifesta con la tendenza a emarginare, ignorare o, addirittura, eliminare coloro che sono considerati inutili, come il bimbo non nato che ancora non produce o come l'anziano che non produce più. La mentalità consumistica che domina il mondo contemporaneo conduce non solo a una indifferenza e disprezzo per i più deboli fra gli esseri umani, ma anche a una drammatica indifferenza verso la casa comune e alla consunzione irresponsabile delle risorse naturali.
Un aspetto originale della bioetica di Papa Francesco è, senza dubbio, quello dell'ecologia integrale. Questa prospettiva è stata messa a tema in modo particolare nell'enciclica Laudato si’ e chiede un allargamento di visuale che tenga conto non solo della vita umana e della sua singolarità, ma anche di tutta la realtà della vita sul nostro pianeta, nella persuasione che “tutto è connesso”. Il rispetto per la dignità dell'essere umano fa tutt'uno con il rispetto dell'ambiente. «L’ecologia umana - si legge nell’enciclica - implica anche qualcosa di molto profondo: la necessaria relazione della vita dell’essere umano con la legge morale inscritta nella propria natura, relazione indispensabile per poter creare un ambiente più dignitoso» (Ls 155).
Papa Francesco ha più volte chiamato a vivere un cambiamento radicale, mostrando la strada per ricostruire una società sulla solidarietà e sul rispetto per ogni forma di vita, perché tutti siamo usciti dalla mano di Dio. Se la denuncia degli stili di vita più inquietanti del nostro tempo è stata ferma e coraggiosa, ancora più forte e audace è stato il suo messaggio di speranza, una speranza che viene dall'alto e che non delude, come si legge nella Bolla di indizione del Giubileo. Fondandosi su questa speranza teologale, Papa Francesco ha lanciato all'umanità un messaggio di speranza: l'umanità sarà capace, con l'aiuto di Dio, di rinnovarsi e di creare un futuro migliore. Con l'impegno personale e collettivo possiamo contrastare la cultura dello scarto e abbracciare la vulnerabilità come fonte di forza e di unità. La vulnerabilità è, infatti, parte integrante della nostra condizione umana e un punto di incontro tra gli individui.
Non solo il Pontefice ha sottolineato l'importanza di accogliere e sostenere le persone vulnerabili, i poveri, i malati, gli anziani e i migranti, invitando a vedere il volto di Cristo in chi soffre e a rispondere con sincero amore e generosità, ma ha anche esortato a riconoscere la fragilità di cui siamo tutti impastati, trasformando questa consapevolezza in un'opportunità per costruire legami più forti e autentici.
Perché la chiesa condanna l'aborto?
Il Magistero Infallibile della Chiesa sulla Vita
La bioetica di Papa Francesco si muove lungo le direttrici della bioetica cattolica così come è stata tracciata dal Magistero contemporaneo, ma lo ha fatto con uno stile personalissimo. La sua bioetica fiorisce dall'ascolto della vita, da sentimenti di misericordia, da apertura al dialogo. La prospettiva della difesa della dignità dell'uomo, la tutela dei diritti, l'enfasi sulla comune condizione umana hanno aperto nuovi spiragli di dialogo con il mondo laico sulla base della centralità della persona. Rivolgendosi al Comitato nazionale per la Bioetica italiano, nel gennaio del 2016, Papa Francesco ha espresso con parole luminose quello che per lui è il compito della bioetica: “Servire l’uomo, tutto l’uomo, tutti gli uomini e le donne, con particolare attenzione e cura (…) per i soggetti più deboli e svantaggiati, che stentano a far sentire la loro voce, oppure non possono ancora o non possono più farla sentire. Su questo terreno la comunità ecclesiale e quella civile si incontrano e sono chiamate a collaborare secondo le rispettive, distinte competenze”.
L'Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II
Un documento fondamentale che sintetizza la posizione della Chiesa sull'inviolabilità della vita umana è l'enciclica Evangelium vitae ("il vangelo della vita"), scritta da Papa Giovanni Paolo II e promulgata il 25 marzo 1995. Questa enciclica, che si articola in quattro capitoli e una conclusione, offre una panoramica sulle minacce alla vita umana nel passato e nel tempo presente, presentando una breve storia dei passaggi biblici che condannano la soppressione della vita.
I capitoli dell'enciclica sono i seguenti:
- Capitolo I - "La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo" - Le attuali minacce alla vita umana. Questo capitolo analizza le sfide contemporanee alla vita, come l'aborto e l'eutanasia, e le loro radici in una cultura che tende a svalutare la dignità umana.
- Capitolo II - "Sono venuto perché abbiano la vita" - Il messaggio cristiano sulla vita. Qui viene esposto il messaggio positivo del Vangelo sulla vita come dono di Dio e vocazione alla pienezza.
- Capitolo III - "Non uccidere" - La legge santa di Dio. Questo capitolo approfondisce il comandamento divino "Non uccidere" e la sua applicazione alle questioni etiche contemporanee, ribadendo l'inviolabilità della vita umana.
- Capitolo IV - "L'avete fatto a me" - Per una nuova cultura della vita umana. Il capitolo conclusivo invita a costruire una "cultura della vita", basata sull'accoglienza, la solidarietà e la difesa dei più deboli.
L'enciclica prende direttamente in esame azioni specifiche, tra cui l'aborto (che viene definito, citando Tertulliano, "un omicidio anticipato per impedire a qualcuno di nascere", EV 61) e l'eutanasia (che Giovanni Paolo II chiama "preoccupante «perversione» della pietà", EV 66).

Insegnamenti Infallibili del Magistero
L'enciclica Evangelium vitae, essendo parte integrante del magistero papale, contiene insegnamenti di dottrina cattolica espressi in maniera infallibile. Ci sono in particolare tre passaggi che si esprimono in maniera più solenne e apodittica su specifiche questioni di morale:
- Sull'uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente: «Pertanto, con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l'uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale. Tale dottrina, fondata in quella legge non scritta che ogni uomo, alla luce della ragione, trova nel proprio cuore (cf. Rm 2, 14-15), è riaffermata dalla Sacra Scrittura, trasmessa dalla Tradizione della Chiesa e insegnata dal Magistero ordinario e universale».
- Sull'aborto diretto: «Di fronte a una simile unanimità nella tradizione dottrinale e disciplinare della Chiesa, Paolo VI ha potuto dichiarare che tale insegnamento non è mutato ed è immutabile (Humanae Vitae 14). Pertanto, con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi -che a varie riprese hanno condannato l'aborto e che nella consultazione precedentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina- dichiaro che l'aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale».
- Sull'eutanasia: «In conformità con il Magistero dei miei Predecessori e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l'eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale».
La maggior parte dei teologi cattolici concorda nel considerare infallibili questi insegnamenti sull'immoralità dell'omicidio, dell'aborto procurato e dell'eutanasia. Sono considerate parte del magistero ordinario e universale anche materie costantemente insegnate dalla Sede di Pietro, cioè dottrine lungamente approvate dalla tradizione della Chiesa. Prima di scrivere la Evangelium Vitae, Giovanni Paolo II consultò tutti i vescovi del mondo chiedendo se fossero tutti d'accordo nel ritenere immorali l'omicidio, l'aborto procurato e l'eutanasia, ed essi risposero concordemente in modo affermativo. «Si può anche richiamare la dottrina circa l'illiceità della eutanasia, insegnata nell'Enciclica Evangelium vitae». Tra i teologi cattolici che hanno scritto riguardo all'infallibilità, quasi tutti concordano che i tre pronunciamenti di cui sopra costituiscono insegnamenti infallibili. Tra questi teologi ci sono teologi "liberali" (Richard Gaillardetz, Hermann Pottmeyer), teologi "moderati" (Francis A. Sullivan) e teologi conservatori (Mark Lowery, Lawrence J. D'Andrea). D'altra parte, i teologi radicali che non credono nel concetto di infallibilità (come Hans Küng) non accettano che questo insegnamento - o qualunque altro - sia infallibile. Tuttavia, questa visione non può essere propriamente chiamata una visione "cattolica", perché essa richiede di rigettare non solo l'infallibilità papale ma anche l'infallibilità dei concili, dato che l'infallibilità papale è stata solennemente proclamata dal Concilio Vaticano I.
L'Evoluzione del Concetto di Eutanasia e la Posizione Cattolica

Nella sua etimologia greca, la parola eutanasia è legata al concetto di “buona morte” (εὐθάνατος). Questo termine veniva associato, nell'antichità, a una morte senza sofferenze. Lo scopo del medico era quello di fare in modo, per quanto possibile, che gli ultimi istanti di vita non fossero dolorosi. Questa forma di “eutanasia” non era discordante con quanto indicato nel giuramento di Ippocrate: “Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”.
Oggi con il termine eutanasia, invece, non si fa più riferimento a quel significato originario. Si intende, piuttosto, un'azione volta a procurare anticipatamente la morte di un malato con lo scopo di alleviarne le sofferenze. In questo contesto moderno, la Chiesa cattolica ha sempre affermato che la vita umana deve essere difesa dal suo concepimento fino alla morte naturale. Così, secondo quanto afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, “l'eutanasia volontaria, qualunque ne siano le forme e i motivi, costituisce un omicidio. È gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore” (2324).
Documenti Papali e Conciliari sulla Vita
Col progresso tecnologico sono sorte nuove domande dal punto di vista etico. Lo sviluppo della medicina ha permesso di migliorare la salute e di protrarre la vita come nel passato non era mai accaduto né si poteva immaginare. A questo proposito, diversi Pontefici hanno contribuito a delineare la dottrina della Chiesa:
- Pio XII (1957): Nel suo discorso agli anestesisti e rianimatori, Papa Pacelli ribadì la non liceità dell'eutanasia, ma introdusse il concetto che non c'è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene. Questo fu il primo accenno al principio del cosiddetto “accanimento terapeutico”.
- Giovanni XXIII (1961, 1963): Nelle encicliche Mater et Magistra e Pacem in Terris, Giovanni XXIII sottolinea che la “la vita umana è sacra: fin dal suo affiorare impegna direttamente l’azione creatrice di Dio” e che ogni essere umano ha un diritto “all’esistenza”, un diritto “connesso con il dovere di conservarsi in vita”.
- Concilio Vaticano II (1965): La Costituzione conciliare Gaudium et spes pone l'eutanasia nell'elenco delle violazioni del rispetto della persona umana e di “tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l'aborto, l'eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ciò che viola l'integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili” (GS 27).
- Paolo VI (1974): Accostando il fine vita alle questioni razziali, Paolo VI si rivolse al Comitato speciale delle Nazioni Unite per la questione dell'Apartheid, sottolineando l'uguaglianza di tutti gli esseri umani e la necessità di proteggere i diritti delle minoranze così come “i diritti dei malati inguaribili e di tutti coloro che vivono ai margini della società e sono senza voce”.
Questi documenti, insieme a quelli più recenti, dimostrano una coerenza e una continuità nella dottrina della Chiesa Cattolica riguardo alla sacralità della vita e alla condanna di pratiche che la violano. La difesa della vita, in tutte le sue fasi e condizioni, rimane un impegno fondamentale e irrinunciabile per la Chiesa, che invita a promuovere una cultura dell'accoglienza, della cura e della solidarietà.