L'allattamento al seno rappresenta una delle pratiche più naturali e benefiche per la salute e lo sviluppo del bambino e della madre. Negli ultimi anni, l'attenzione si è focalizzata non solo sull'importanza dell'allattamento nei primi mesi di vita, ma anche sulla sua continuazione ben oltre il primo anno, una pratica che, sebbene supportata da evidenze scientifiche e raccomandazioni di importanti organismi internazionali come l'Accademia Americana dei Medici di Famiglia (AAFP), è ancora oggetto di dibattito e talvolta di stigmatizzazione.
Le posizioni ufficiali, come quella del Ministero della Salute italiano, si allineano con le raccomandazioni di importanti organizzazioni internazionali, inclusa l'Accademia Americana dei Medici di Famiglia (AAFP), che promuovono l'allattamento al seno come pratica ottimale per la salute di madre e bambino, sottolineando i molteplici benefici derivanti dal suo mantenimento prolungato.
L'Allattamento Prolungato: Oltre il Primo Anno e i Suoi Benefici Confermati
Finalmente è arrivata una posizione ufficiale del Ministero sull’allattamento oltre il primo anno, a ribadire l'importanza di questa pratica. Il Tavolo Tecnico Operativo Interministeriale sulla Promozione dell’Allattamento al Seno ha pubblicato un documento intitolato “Allattamento al seno oltre il primo anno di vita e benefici per lo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale del bambino”. Questo documento ha lo scopo di chiarire e promuovere una comprensione più approfondita dei vantaggi di un allattamento di lunga durata.
Il documento ministeriale sottolinea in maniera chiara che l’allattamento al seno di lunga durata non interferisce negativamente sulla progressione dell’autonomia del bambino. Al contrario, si evidenzia che non vi è alcuna incidenza negativa sul benessere psicologico e/o psichiatrico della madre. Risulta, invece, ben provato che l’allattamento al seno contribuisce significativamente al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino. Questi benefici si estendono ben oltre il primo anno, supportando lo sviluppo complessivo del bambino in età più avanzata.

Nonostante le chiare evidenze scientifiche, il documento ministeriale riporta che continuamente vengono segnalate situazioni in cui la scelta della donna di allattare nel secondo anno di vita ed oltre è oggetto di colpevolizzazione. A volte, questa scelta è addirittura soggetta a strumentalizzazione giudiziaria, come accaduto per controversie in cause di divorzio, un fatto che evidenzia la persistenza di tabù e incomprensioni sociali. La Repubblica, in un suo articolo, ha già evidenziato la necessità di superare questi tabù riguardo all'allattamento dei bambini al seno oltre il primo anno.
In questo contesto, IBFAN Italia ha espresso la sua preoccupazione e ha contattato l’Ordine degli Psicologi. La richiesta è chiara: gli psicologi, invece che ostacolare le mamme, dovrebbero stare al loro fianco, supportando attivamente le raccomandazioni di organizzazioni come l'OMS, l'UNICEF, il Ministero della Salute e di quanti altri, in Italia e nel mondo, ogni giorno lottano affinché le donne vengano sostenute ed incoraggiate nell’allattamento. È stata sollecitata una chiara presa di posizione in tal senso, e la richiesta di assicurarsi che i professionisti iscritti conoscano le implicazioni per salute, ecologia ed economia legate all’abbandono precoce dell’allattamento, oltre alle raccomandazioni ufficiali sulla sua durata. Ciò dimostra quanto sia fondamentale un approccio multidisciplinare e una corretta informazione per promuovere un allattamento consapevole e supportato.
Principi Fondamentali dell'Allattamento nei Primi Giorni di Vita: Le Basi per un Inizio Ottimale
L'allattamento al seno dovrebbe essere iniziato entro la prima ora dopo il parto, ove possibile. Questo momento cruciale facilita l'instaurarsi del legame e l'avvio della lattazione. Posizionare il bambino a contatto pelle a pelle con la madre, ovvero con il bambino nudo posizionato sul petto nudo in posizione prona, è una pratica altamente raccomandata. Questo contatto aiuta ad avviare l'allattamento al seno in modo naturale, permettendo al bambino di mantenere la temperatura corporea adeguata e di iniziare a cercare il seno autonomamente. Il contatto pelle a pelle è un fattore chiave per il successo dell'allattamento e per la stabilizzazione del neonato.
Nei primi giorni, la natura fornisce il colostro, un liquido denso, giallastro o arancione, noto anche come "primo latte". Durante ogni poppata del primo giorno, i neonati ricevono piccole quantità di colostro, da poche gocce a circa 5 ml (circa un cucchiaino). Nonostante la quantità limitata, queste piccole dosi sono essenziali per dare un buon inizio all'apparato digerente del bambino. Il colostro agisce come lassativo, favorendo l'espulsione del meconio dal tratto digerente del bambino, il che contribuisce a rimuovere la bilirubina in eccesso derivante dall'eccesso di globuli rossi, che può a sua volta contribuire all'ittero. Inoltre, il colostro, estremamente facile da digerire ma altamente concentrato dal punto di vista nutrizionale, prepara il tratto digerente del bambino a iniziare a digerire il latte maturo che arriverà e a metabolizzare le scorie, fornendo una buona inoculazione di batteri benefici. Infine, queste poppate precoci aiutano a stimolare il corpo a avviare la seconda fase della lattogenesi, ovvero la produzione di latte. Nel corso dei giorni o delle due settimane successive, il colostro si trasformerà gradualmente in latte.
La ricerca ha dimostrato che il momento del primo allattamento, specificamente entro un'ora dalla nascita, e la frequenza dell'allattamento il secondo giorno di vita del bambino dopo la nascita sono correlati alla quantità di latte che si produrrà entro il quinto giorno dalla nascita. Sebbene questa non sia affatto una "regola ferrea", è un'indicazione importante.
A partire dal secondo giorno di vita del bambino e per i giorni successivi, sarà cruciale cercare di allattare da 8 a 12 volte, o anche di più, nell'arco delle 24 ore, sia di giorno che di notte. Questa frequenza è fondamentale per stimolare adeguatamente la produzione di latte, aiutare il bambino a recuperare il peso eventualmente perso dopo la nascita e proteggerlo dall'ittero o contribuire alla sua cura. Questa raccomandazione è ampiamente supportata da numerose prove di ricerca, così come dall'Accademia Americana dei Medici di Famiglia (AAFP) e l'Accademia Americana di Pediatria (AAP) negli Stati Uniti, e il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) nel Regno Unito.
I benefici dell'allattamento - Consigli di pediatria del Prof. Vania
Inoltre, la ricerca dimostra che il successo dell'allattamento dipende da 8 o più poppate nelle 24 ore, sia di giorno che di notte, per tutto il primo mese. Adottando questo schema durante i primi giorni, l'allattamento al seno avrà un buon inizio. Se ci si prefigge di allattare ogni ora e mezza o due ore durante il giorno e non meno di ogni tre ore la notte, si raggiungerà facilmente la frequenza che aiuterà a stabilire la produzione di latte e a garantire che il bambino ne assuma a sufficienza per stimolare l'aumento di peso.
Gestione dell'Ittero Neonatale e l'Allattamento: Chiarimenti e Strategie
L'ittero neonatale è una condizione comune che può generare preoccupazione nei genitori. Esistono molteplici possibili cause di ittero, ma la forma più comune è l'ittero normale e fisiologico. Questa condizione è di solito temporanea e deriva dalla degradazione dei globuli rossi in eccesso di cui il bambino aveva bisogno nell'utero per supportare il trasporto di ossigeno. Dopo la nascita, i bambini non hanno più bisogno di quei globuli rossi in eccesso, quindi questi iniziano a degradarsi per essere eliminati attraverso le feci.
Uno dei motivi per cui la bilirubina può diventare un problema è che il neonato non nasce con i batteri digestivi di cui il suo apparato gastrointestinale ha bisogno per scomporre i rifiuti; questi provengono dal colostro e dal latte materno. Allattare al seno più frequentemente aiuterà il bambino a scomporre i globuli rossi in un modo che impedirà al suo organismo immaturo di riassorbire la bilirubina. Inoltre, poiché il latte stimolerà il bambino a evacuare, molti globuli rossi e gran parte della bilirubina verranno eliminati quando il bambino espellerà il meconio e, successivamente, con le feci normali.
È importante tenere a mente un punto fondamentale: anche se si può sentire parlare di qualcosa chiamato "ittero da allattamento", l'allattamento al seno in sé non causa ittero. Un inadeguato allattamento al seno, tuttavia, può contribuire alla sua insorgenza. Il miglior primo trattamento in questi casi è aumentare la frequenza delle poppate. Poiché il secondo fattore nello sviluppo dell'ittero, seppur non normale, può essere un trasferimento inefficace del latte, è cruciale valutare l'attacco del bambino e il trasferimento del latte per assicurarsi che si stia nutrendo in modo efficace. Se il bambino non si nutre in modo efficace, ciò può contribuire allo sviluppo di ittero che richiede un trattamento.
Se aumentare la frequenza dell'allattamento e migliorare la capacità del bambino di poppare non aiuta a ridurre l'ittero, il pediatra potrebbe raccomandare trattamenti aggiuntivi, come la fototerapia. Non è necessario interrompere l'allattamento per effettuare la fototerapia. Possono esserci anche altre cause dell'ittero, sebbene non siano comuni. Tuttavia, se al bambino viene diagnosticata una forma di ittero diversa dall'ittero fisiologico (che appare dal secondo o terzo giorno dopo la nascita), l'allattamento al seno rimane il miglior primo trattamento. Somministrare al bambino biberon d'acqua o liquidi per via endovenosa non avrà un grande effetto sul livello di bilirubina, poiché la bilirubina non viene eliminata attraverso l'urina, ma attraverso le feci. L'emissione di pannolini, in particolare la minzione ma anche le feci, aumenterà durante la prima settimana, segnalando un adeguato apporto di latte e un corretto funzionamento intestinale.
Mantenimento della Produzione di Latte e Segnali di Fame del Neonato: Sfide e Risposte
Molte madri si interrogano sulla propria capacità di produrre latte a sufficienza, soprattutto quando il bambino sembra irrequieto o il seno non si riempie più come nelle prime settimane. È molto comune che il seno smetta di ingorgarsi dopo le prime settimane, o a volte anche prima. Questo non significa affatto che la produzione di latte sia diminuita; significa che il corpo si è adattato alle esigenze del bambino e ha raggiunto un equilibrio nella produzione. Se il bambino è stato allattato dalle 8 alle 12 volte al giorno, produce pannolini bagnati e sporchi in abbondanza, sta prendendo peso come dovrebbe e sta raggiungendo le sue tappe di sviluppo, la madre può stare tranquilla.
La pratica di programmare le poppate di un neonato che si allatta esclusivamente al seno, frequentemente durante il giorno e la notte, soprattutto durante le prime sei settimane, è correlata a un lento aumento di peso. Anche l'alimentazione secondo un programma è associata allo svezzamento precoce, perché programmare le poppate spesso contribuisce a ridurre la produzione di latte. Quando si rimanda l'allattamento per seguire un programma di poppate, si può verificare un ingorgo, che segnala al corpo di smettere di produrre latte. Queste diminuzioni, a loro volta, possono portare all'integrazione con latte artificiale e quindi allo svezzamento precoce.
Molti neonati sono molto assonnati nelle prime 24-48 ore dopo la nascita. Mentre alcuni operatori sanitari ritengono che sia importante svegliare spesso i neonati per allattarli durante i primi due giorni di vita, ricerche più recenti suggeriscono che svegliarli più spesso per allattarli può effettivamente portare a una maggiore perdita di peso. Ci sono fattori fisiologici coinvolti, in particolare se la madre ha ricevuto flebo e altri interventi durante il parto. I neonati tendono a diventare più vigili nei primi giorni dopo la nascita, specialmente dopo le prime 24-48 ore.
Gli orologi non possono dire quando il bambino ha fame, ma lui lo comunicherà. I primi giorni sono un momento importante per osservare il proprio bambino e imparare a leggere i suoi segnali di fame: i segnali che il bambino darà per far sapere che sta iniziando a sentire fame prima di diventare profondamente angosciato. Il pianto è un segnale di fame tardivo e indica che il bambino ha troppa fame, rendendo più difficile l'attaccamento al seno.
Durante questo periodo iniziale, la capacità dello stomaco del bambino aumenta insieme alla produzione di latte della madre. I segnali di alimentazione iniziano in modo sottile e diventano sempre più evidenti man mano che il bambino diventa più affamato e agitato. Anche se può sembrare che si sia "appena allattato", lo stomaco del bambino è ancora piccolo e il latte materno, specificamente formulato per lui, è facile da digerire. Inoltre, si misura il tempo "tra" le poppate, dall'inizio di una poppata all'inizio della successiva. Quindi alcuni bambini potrebbero poppare per 45 minuti e poi volersi riattaccare solo 45 minuti dopo averli messi a letto. Questo però non durerà a lungo. Se si risponde alle richieste silenziose del bambino, è più probabile che si attacchi al seno con delicatezza e facilità. Se si aspetta che la fame del bambino lo porti a soffrire (pianto), avrà difficoltà ad attaccarsi e potrebbe essere necessario calmarlo prima di poterlo far mangiare.
Dopo la prima settimana, i neonati continuano ad aver bisogno di poppare quando mostrano segni di fame. Il loro fabbisogno calorico continuerà ad aumentare. Nel corso delle successive sei settimane, e in circostanze normali, la produzione di latte si stabilizza. Le ricerche dimostrano che la quantità di latte che i neonati possono assumere aumenta maggiormente durante le prime tre settimane di vita. Allattando il proprio bambino ogni volta che segnala la sua fame, il corpo della madre aumenterà la produzione di latte per soddisfare i suoi bisogni. Ci saranno momenti in cui il bambino sembrerà voler poppare più spesso; è del tutto normale. Molti chiamano questi periodi "scatti di crescita", mentre altri li chiamano "settimane meravigliose".
Entro la fine del primo mese, il bambino assumerà in media da 700 a 1100 ml di latte al giorno, anche se alcuni bambini ne assumono di meno e altri di più, ed entrambi possono rientrare nei limiti della norma. È fondamentale tenere presente che questo include le poppate notturne: recenti ricerche hanno dimostrato che nelle prime settimane e nei primi mesi, molti bambini si nutrono più frequentemente tra le 21:00 e le 3:00 del mattino e possono assumere circa il 20% del loro fabbisogno calorico giornaliero totale durante la notte. Ogni bambino è diverso, e ogni genitore che allatta è diverso. Alcuni hanno una maggiore capacità di riserva di latte rispetto ad altri, quindi un bambino potrebbe assumere più latte in una sola poppata rispetto a un altro; questo potrebbe significare un intervallo di tempo più lungo tra le poppate.
I neonati allattati esclusivamente al seno - il che significa che il bambino riceve solo latte, nemmeno acqua - tendono ad allattare circa 8 volte al giorno, con un intervallo che va dalle 4 alle 13 poppate al giorno. Alcuni bambini si attaccano al seno in modo rapido ed efficiente, mentre altri possono apprezzare una poppata più tranquilla. Ogni bambino è diverso e cambia man mano che cresce. Dopo aver superato il periodo di sonnolenza iniziale dopo la nascita e aver ricevuto un buon allattamento, si dovrebbe lasciare che sia il bambino a guidare. L'orologio biologico non sa quando il bambino ha fame; solo lui lo sa. L'allattamento offre al bambino cibo, acqua e la vicinanza della madre: tutti e tre sono molto importanti. A volte potrebbe avere fame, altre sete, e in ogni momento avrà bisogno della vicinanza materna. Allattare un bambino significa soddisfare questo bisogno di vicinanza tanto quanto nutrirlo. Come ha affermato un ricercatore medico: "Un neonato che si attacca al seno della madre non sta semplicemente ricevendo un pasto, ma è intensamente coinvolto in un dialogo biologico dinamico e bidirezionale".
L'Importanza delle Poppate Notturne e la Protezione dalla SIDS
Sì, l'allattamento notturno può essere molto importante per favorire la produzione di latte, consolidare la relazione di allattamento e aiutare il bambino a crescere correttamente. È normale che tutti i neonati si sveglino e/o si nutrano di notte, che siano allattati al seno o con latte artificiale, che inizino presto a mangiare cibi solidi o che inizino intorno ai sei mesi, come raccomandato dall'OMS, dall'American Academy of Pediatrics e da altre organizzazioni sanitarie pubbliche in tutto il mondo. L'allattamento è solo una delle ragioni per cui i neonati si svegliano di notte. La digestione del latte materno richiede solo circa 1,5 ore, poiché è specificamente progettato per essere facile da digerire e non gravare sui reni del bambino.

La ricerca dimostra che l'alimentazione con latte artificiale non influisce sui risvegli notturni; allo stesso modo, iniziare a dare a un bambino cibi solidi come i cereali non influisce sui suoi risvegli notturni. La ricerca dimostra che, man mano che i bambini crescono, tendono a svegliarsi meno spesso e ad aver bisogno di essere allattati di notte meno frequentemente. Chiaramente, sebbene molti genitori desiderino che i loro bambini dormano tutta la notte, è molto insolito che ciò avvenga precocemente. Potrebbe anche essere rischioso finché il bambino non è più grande.
Alcune ricerche sulla sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) suggeriscono che i neonati più eccitabili, che si svegliano più facilmente, potrebbero essere più protetti dalla SIDS. Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare tutti i fattori che determinano questo evento devastante. Tuttavia, sappiamo che l'allattamento al seno è un importante strumento per proteggere il neonato dalla SIDS. Allattandolo al seno, si sta dando al bambino il miglior inizio di vita. Allattare di notte fa parte di questo dono, ma sappiamo bene quanto possa essere difficile per i genitori. Se si soffre di stanchezza, organizzazioni come la Leche League offrono informazioni e idee per massimizzare il sonno che potrebbero essere utili.
L'Allattamento in Contesti Speciali: L'Ospedalizzazione di Madre o Bambino
Dalle raccomandazioni del Tavolo Tecnico Operativo interdisciplinare (Tas) arrivano indicazioni chiare per consentire alla madre di poter stare con il proprio bambino in caso di ospedalizzazione, riducendo così il rischio di interruzione dell’allattamento. Queste linee guida riguardano soluzioni da attuare per favorire l’allattamento durante eventuali ricoveri del bambino o della madre, quali la spremitura manuale del latte materno, l’uso del tiralatte elettrico e la conservazione e la somministrazione del latte materno, oltre a raccomandazioni per decisori politici, direzioni aziendali e personale sanitario.
Molti studi, sottolineano gli esperti, hanno infatti evidenziato come nei bambini piccoli, privati o separati per motivi diversi dalla madre, possano manifestarsi a breve e a lungo termine una serie di conseguenze non solo emotive, ma anche di natura biologica. Queste evidenze sono in linea anche con le indicazioni ad interim dell’Iss su gravidanza, parto ed allattamento che, anche se prodotte e finalizzate all’assistenza nei Punti Nascita in periodo di pandemia da Covid-19, hanno ribadito l’importanza della tutela della relazione genitore-bambino per evitare lo stress prodotto dalla separazione.
Il dipartimento materno infantile aziendale è il punto di riferimento per i neonati. Nel caso di neonati patologici o ad alto rischio, la relazione genitori-bambino, la "kangaroo mother care" e l’avvio dell’allattamento sono facilitati dall’accesso illimitato o quanto più estensivo possibile dei genitori nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale (Utin) e dal loro coinvolgimento nell’accudimento del proprio bambino come parte integrante delle cure. Tant’è che, si sottolinea nelle raccomandazioni, l’ospedalizzazione della madre o del bambino dovrebbe implicare una presa in carico complessiva della famiglia.
Il primo passo quando il bambino, in caso di malattia o per accertamenti diagnostici, viene ricoverato, sottolineano gli esperti, è affrontare immediatamente la gestione dell’allattamento e il mantenimento della produzione di latte. L’impedimento dell’accesso della madre o del genitore al reparto di cura del figlio o della vicinanza fra madre e bambino è giustificato solo in rare situazioni logistico-organizzative.
Il documento offre strategie e soluzioni specifiche da adottare, con un approfondimento ad hoc, che includono il sostegno emotivo, motivazionale e pratico per mantenere il rapporto madre-bambino. Comprende anche la spremitura del latte materno e la sua somministrazione al bambino con metodi adeguati alle sue condizioni cliniche, quali siringa, cucchiaino, tazzina, sondino naso-gastrico o eventualmente con biberon, in assenza di attacco diretto al seno. Inoltre, nel caso in cui il bambino, pur in grado di succhiare al seno, debba invece essere messo a digiuno o debba essere sottoposto a schemi di alimentazione rigidi per indagini strumentali e per intervento chirurgico, vengono indicati limiti minimi di digiuno, bilanciando la necessità medica con il mantenimento dell'allattamento.
Si sottolinea inoltre come la collaborazione con i genitori in reparto faciliti gli aspetti organizzativi, garantendo una maggiore efficacia delle cure. Non sono infine da trascurare le modalità di alimentazione di un bambino alla dimissione dall’ospedale, visti gli effetti a lungo termine dell’allattamento. La parola d’ordine è che la donna ospedalizzata continui ad allattare. Va quindi evitata, per quanto possibile, l’improvvisa interruzione dell’allattamento, dal momento che può generare problemi di salute e di comportamento sia nel bambino (agitazione, pianto, difficoltà ad alimentarsi), sia nella madre (ansia, rischio di ingorgo e mastite).
Anche il personale sanitario del reparto di ricovero dovrebbe fornire alla madre l’assistenza logistica necessaria per facilitare il mantenimento della lattazione. Questo è valido anche se il bambino, per vari motivi, non può attaccarsi direttamente al seno. L'assistenza include supporto per la spremitura del seno, la conservazione sicura del latte materno e l’offerta al bambino del latte materno spremuto.
Le infezioni ospedaliere rappresentano una potenziale spada di Damocle per quanti vengono ricoverati, per questo il rischio di acquisire un’infezione per mamma e bambino va attentamente valutato. Per quanto riguarda la madre, si sottolinea nel documento che "questo rischio è poco plausibile e praticamente trascurabile per un lattante sano, che di fatto è un semplice ospite, non sottoposto a procedure e tantomeno a manovre invasive". Diverso è il caso dell’acquisizione per via respiratoria e da contatto di infezioni virali, che possono essere trasmesse da pazienti ricoverati, da operatori sanitari o da visitatori. Si calcola che le infezioni virali ospedaliere in epoca pre-Covid-19 ammontassero a circa il 5% del totale delle infezioni ospedaliere; una parte di queste infezioni resta comunque asintomatica e può essere identificata solo da analisi virologiche di sorveglianza. Nei reparti pediatrici la percentuale di infezioni respiratorie virali sale invece al 23% del totale delle infezioni ospedaliere, evidenziando la necessità di protocolli specifici.
Nel caso di ricovero del bambino, i protocolli specifici devono anche prevedere la fornitura ai reparti ospedalieri interessati dei presidi necessari per la spremitura del latte materno, nel caso in cui il bambino non possa attaccarsi direttamente al seno. In questo senso diventa particolarmente importante l’informazione e/o la formazione (essenziale e sufficiente) del personale che verrà a contatto con mamma e bambino. Tra le molteplici indicazioni, si evidenziano: garantire la continuità della relazione e della vicinanza genitori-bambino per tutta la durata della degenza, come parte integrante delle cure, prevedendo un accesso illimitato H24 al reparto di almeno uno e per quanto possibile di entrambi i genitori; sostenere l’allattamento parallelamente alle terapie e incoraggiare le poppate al seno, a meno che queste non risultino realmente controindicate dalla situazione clinica del bambino.
L'Ospedale Amico del Bambino e le Cure Amiche della Madre: Un Modello di Eccellenza
La recente introduzione, ai fini del riconoscimento di Ospedale Amico del Bambino (Baby Friendly Hospital Initiative - BFHI), delle Cure Amiche della Madre, volte a sostenere l’allattamento materno, garantisce la promozione di pratiche importanti per la salute fisica, psicologica e relazionale delle madri, migliorandone il decorso post partum e lo stato di buona salute a medio e lungo termine. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato un effetto “dose-risposta” tra il percorso di riconoscimento di Ospedale Amico del Bambino e il miglioramento dei tassi di allattamento esclusivo al seno.
Per garantire un'informazione capillare e accessibile, la pubblicazione di una versione sintetica della Politica, tradotta anche nelle lingue maggiormente rappresentative delle utenti che afferiscono presso la struttura, è garantita mediante volantini e poster, esposti in modo visibile in tutti i luoghi dove viene offerta assistenza alle donne in gravidanza e alle madri con i neonati. Inoltre, vengono utilizzati supporti informatici e il sito aziendale per la diffusione di queste importanti informazioni.
In Fondazione vengono garantiti incontri aperti a tutte le donne in gravidanza e alle loro famiglie, entro la 34° settimana di gestazione. In questi incontri vengono affrontate le problematiche più frequenti dell’allattamento al seno e vengono illustrate indicazioni e modalità della spremitura manuale, fornendo strumenti pratici e teorici per affrontare le prime fasi dell'allattamento.
Tutte le donne possono accedere a una parto-analgesia farmacologica, se lo desiderano, compatibilmente con eventuali emergenze della sala parto, garantendo un'assistenza personalizzata e rispettosa delle scelte individuali. Per le donne che hanno avuto una gravidanza normale e che vogliono accedere a un’assistenza al parto non medicalizzata, è in corso la stesura di una procedura che prevede l’assistenza autonoma da parte dell’ostetrica in un rapporto uno a uno, il rigoroso rispetto dei tempi naturali del parto e l’offerta di pratiche non farmacologiche per alleviare il dolore. Questo progetto, che nel 2012 è stato sottoposto a una valutazione di fattibilità, prevedeva per il 2013 una serie di interventi che avrebbero dovuto portare alla fase operativa nel 2014, dimostrando un impegno costante nell'aggiornamento e miglioramento dei servizi.
In considerazione degli innumerevoli benefici del contatto continuo tra madre e neonato e della pratica del pelle a pelle, in Fondazione alle mamme che hanno avuto un parto vaginale o un taglio cesareo elettivo con anestesia loco regionale viene garantito il contatto immediato e diretto “pelle a pelle” con il bambino per almeno un’ora senza interruzioni, a meno che non intervengano motivi medici per ritardarlo o interromperlo. Durante il contatto “pelle a pelle”, le mamme, sostenute da un operatore dedicato, vengono incoraggiate a riconoscere quando i loro figli sono pronti per attaccarsi e viene offerto loro aiuto, se necessario, nel primo attaccamento al seno, facilitando un avvio sereno ed efficace. Le procedure assistenziali di routine al neonato e il bagno vengono posticipate dopo la prima poppata, per non interrompere questo momento fondamentale.
In particolare, in caso di separazione fra madre e neonato, le madri devono essere aiutate ad iniziare e mantenere la produzione di latte, spremendo il latte con regolarità per almeno 8 volte nelle 24 ore, possibilmente dalla 6° ora dalla nascita. Alle madri che inibiscono la lattazione per scelta o su indicazione clinica viene garantito un counselling individuale. Esse vengono informate sui rischi e sulla gestione delle alternative possibili, seguendo i principi AFASS (accettabile, fattibile, abbordabile, sostenibile e sicura), e viene offerto un aiuto personalizzato nella decisione relativa all’alternativa ottimale da adottare.
Al fine di incentivare l’allattamento esclusivo al seno, durante la degenza, vengono proposti incontri quotidiani con il personale. Vengono proiettati video sull’allattamento al seno e viene consegnato un opuscolo informativo contenente tutte le informazioni previste dalla Check list postnatale. Il latte di “formula” viene somministrato solo secondo prescrizione medica o per specifica decisione materna. La decisione da parte delle madri è pienamente informata, essendo consigliate sulle varie alternative con i rispettivi rischi e benefici. Non vengono mai somministrate né acqua, né soluzione glucosata. Come riferimento per l’uso di sostituti del latte materno e per l’introduzione di supplementazioni viene utilizzato il documento ”Ragioni mediche accettabili per l’uso dei sostituti del latte materno”. È controindicato il monitoraggio della glicemia nei neonati che non presentano fattori di rischio o segni clinici correlabili a questa situazione.
Durante la degenza viene garantito e sostenuto il “rooming-in” nelle 24 ore e viene favorito il contatto “pelle a pelle” per il maggior tempo possibile. L’ostetrica/o, l’infermiera/e e la puericultrice creano le condizioni ideali affinché, ogni madre che lo desidera, possa allattare usufruendo di informazioni, consigli e aiuto pratico, se necessario. Vengono informate che la poppata non deve avere limiti di durata e di frequenza e che i neonati sani devono essere allattati quando lo desiderano, senza intervalli obbligati, in linea con le raccomandazioni AAFP e di altre autorità sanitarie. Ai neonati a termine non vengono offerti ciucci, tettarelle e biberon e vengono date informazioni sui rischi legati al loro utilizzo. L’utilizzo del ciuccio è limitato alle procedure diagnostiche dolorose, al fine di contenere, ridurre o eliminare il dolore, riconoscendo la sua funzione specifica in tali contesti. I paracapezzoli non devono essere utilizzati abitualmente per risolvere problemi quali dolore ai capezzoli, ragadi o capezzoli piani o invertiti. L’eventuale utilizzo deve essere documentato e motivato in cartella clinica, sottolineando l'importanza di un uso consapevole e clinico.
Gli operatori sono suddivisi, in base al profilo professionale, in operatori informati, coinvolti e dedicati, per garantire un approccio coerente e competente. Ai fini della sua validazione, la Politica è sottoposta dal Referente di Progetto a parere del Consiglio di Amministrazione e alla firma del Presidente, della Direzione Strategica (Direttore Generale, Direttore Amministrativo e Direttore Sanitario), del Direttore Scientifico, del Direttore Sanitario di Presidio, del Dirigente SITRA (Servizio Infermieristico/Ostetrico Tecnico della Riabilitazione Aziendale), del Direttore del Dipartimento della Donna, del Bambino e del Neonato e dei Direttori delle UU.OO.CC., assicurando un ampio consenso e una solida base decisionale. La Politica, oltre ad essere diffusa e presentata agli operatori che hanno contatti con le donne in gravidanza, con le madri e i bambini e la loro famiglia durante il periodo di allattamento, garantisce una formazione e informazione costante. Quando si ravvisino situazioni cliniche critiche per lo stato di salute della donna e del bambino, sono giustificati eventuali scostamenti dalla presente Politica, mantenendo la flessibilità necessaria per l'assistenza individualizzata. La Politica è rivalutata annualmente tenuto conto della documentazione di riferimento, come i 10 Passi della BFHI/BFCI, e dell’organizzazione della Fondazione, per un miglioramento continuo delle pratiche.
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