Introduzione: Il Canto Universale che Culla l'Umanità
La ninnananna sembra rappresentare il genere musicale più cantato al mondo, un'affermazione supportata dalla sua onnipresenza nelle diverse culture. Di ninnenanne, infatti, se ne trovano moltissime nella cultura popolare di tutti i popoli, testimonianza di una pratica antica quanto l'umanità stessa. Questi canti, intrisi di melodia e significato, hanno accompagnato innumerevoli generazioni di bambini nel delicato passaggio dalla veglia al sonno, tessendo una trama sonora che connette esperienze e sentimenti attraverso i secoli e le geografie.
Le Radici Profonde della Ninnananna: Tra Etimologia e Storia
Da un punto di vista etimologico, il termine ninnananna è definito, nell’enciclopedia Treccani, come una “Nenia, cantilena dal ritmo monotono e cadenzato, con la quale si cullano i bambini cercando di addormentarli (e nella quale le parole ninna nanna ricorrono frequenti come intercalare): cantare la ninnananna. In musica, breve componimento musicale, in movimento moderato, ritmo pari, misura generalmente di 6/8, ispirato alle nenie che si cantano ai bambini: una n. di Mozart, di Chopin”. Questa definizione cattura l'essenza melodica e ritmica, ma le radici del termine affondano molto più in profondità nella storia del linguaggio e delle civiltà. Sia «ninna» che «nanna» sono termini che nel linguaggio infantile significano «sonno», un legame semantico intuitivo e universale.
Tuttavia, se andiamo al significato principale del termine, già i latini parlando di nenia volevano indicare la cantilena, il linguaggio magico e il canto funebre. Questa connessione tra canti per l'infanzia e rituali funebri è sorprendentemente persistente e rivela una complessità emotiva che spesso sfugge alla percezione moderna della ninnananna. Il canto di culla, in particolare, era chiamato Lallum o Lallus dagli antichi romani, e ancor oggi quando diciamo lallare indichiamo il suono che emettiamo quando dondoliamo il bambino che teniamo in braccio o è dolcemente posto nella culla ondulante per facilitargli il sonno. Gli antichi romani cantavano «lalla lalla», un'espressione che evidenzia la continuità di suoni e pratiche attraverso millenni.
L'eco di queste antiche usanze si ritrova in molteplici lingue. Lo stesso termine per gli inglesi è lullaby, e l’assonanza con gli antichi non è casuale, mentre in francese è detto berceuse, nana per spagnoli e portoghesi, Wiegenlied per i tedeschi. La parola «dormire» per l’arabo, nella variante tunisina, è detta nänni mentre per gli egiziani lo stesso significato è riposto nel termine ninne. Le similitudini o le radici etimologiche simili della parola ninna nanna fanno supporre che fin dall’antichità cantare con un bambino tra le braccia era, in ogni luogo, uno dei gesti più naturali dell’uomo, un'azione primordiale che trascende le barriere culturali e linguistiche.
"Nanna" nel linguaggio dei bambini o parlando ai bambini, significa il dormire, il sonno. "Nanna" preceduto da "ninna" identifica, come tutti sanno, quel particolare testo (filastrocca, nenia, cantilena) da sempre usato dalle mamme per favorire la calma, la rassicurazione e la fiducia del bambino nel momento del passaggio dalla veglia al sonno. È interessante notare come la parola italiana Ninnananna fosse compresa già nel “dizionario dell’Accademia della Crusca del 1612 che la attribuiva alle balie”, sottolineando la sua antica e riconosciuta funzione sociale.

Dalla Culla all'Arte: Esempi di Ninnananne Celebri
Nel corso dei secoli, la ninnananna ha trascenduto il suo ruolo di mero canto popolare per addormentare i bambini, elevandosi a forma d'arte raffinata. La più famosa tra le ninna nanne d’”arte” è sicuramente Wiegenlied di Johannes Brahms, scritta dal compositore tedesco per una certa Berta Faber in occasione della nascita del suo secondo figlio. Questo capolavoro è un esempio emblematico di come un tema così intimo e personale possa essere trasformato in una composizione di profonda bellezza e risonanza universale, diventando parte integrante del repertorio classico.
Proprio perché le ninnenanne appartengono a tutte le culture del mondo e sono presenti nell’esperienza di tutti i bambini, esse sono state utilizzate spesso per progetti scolastici interculturali. Generalmente, questi progetti sono principalmente rivolti alla scuola dell’infanzia, dove la semplicità e l'immediatezza delle ninnananne le rendono uno strumento ideale per esplorare le diversità culturali in modo accessibile ai più piccoli. Tuttavia, un approccio innovativo propone di utilizzarle con i più grandi della scuola primaria, con l'intento di lavorare sulla scoperta e sulla storia della propria identità per poi confrontarla con quella di altri compagni, magari meno fortunati, che vivono in paesi lontani. Questo approccio estende il valore pedagogico della ninnananna, trasformandola in un veicolo per l'empatia e la comprensione globale.
Ninna Nanna di J. Brahms (4 voci) dirige Alfonso Ponte
Oltre l'Idillio: La Ninnananna come Lamento Nascosto della Maternità
Contrariamente all'immagine comune che le associa a un momento sereno e roseo, come la comparsa di un bambino nella vita di una coppia, i canti tramandati di generazione in generazione, che sono le ninnenanne, in realtà nascondono il lato più oscuro della maternità. Simili a lamenti e molto semplici da imparare, erano per le madri un modo per cantare il dolore vissuto a causa del distacco del proprio bimbo dal corpo e del parto. Questa sorprendente rivelazione sfida la percezione idealizzata della nascita e della maternità, svelando una dimensione di sofferenza e complessità emotiva.
La professoressa ordinaria di psicologia e direttrice del master in "Death studies and the end of life" presso l'Università di Padova, Ines Testoni, ci spiega che "sole con il proprio bimbo tra le braccia le donne si concedevano finalmente di gemere per un evento descritto sempre come roseo e meraviglioso e che invece provoca un dolore fortissimo. Questo bimbo a chi lo do? All'uomo nero forse, ecco che emerge la paura di mettere al mondo il proprio bambino in un mondo crudele, in pasto alla morte". Questo ci illumina su un aspetto fondamentale: il primo elemento caratteristico delle ninna nanne fa riferimento alla sfera psico-sociale, che trascende la semplice funzione di addormentare il bambino per toccare corde emotive profonde e spesso inespresse.
Cosa ci dice il fatto che le ninna nanne siano così simili a lamenti funebri? Con le lamentazioni funebri le ninna nanne condividono la semplicità che le ha rese facilmente riproducibili e popolari, ma questa somiglianza nasconde degli impliciti, ossia che la gravidanza e il parto possano essere intese come un lutto o una perdita, anziché come eventi lieti e occasioni di estrema gioia. Questa interpretazione offre una lente nuova e potente per comprendere il significato più profondo di questi canti, rivelando un substrato di emozioni e paure che la cultura spesso tende a ignorare o a minimizzare.

Il Parto: Una "Perdita" nella Dimensione Intrapsichica Materna
Per comprendere appieno la profondità del significato delle ninnananne, bisogna intendere il parto dal punto di vista della dimensione intrapsichica materna, la quale fa i conti con la gravidanza, che è moltiplicazione all'interno e il parto, che è la divisione fuori. La gravidanza non è solo un processo fisiologico, ma un'esperienza trasformativa che coinvolge la psiche della donna in modi complessi e spesso irreversibili.
La moltiplicazione interna è definibile come un attaccamento intimo e radicale tra la mamma e il feto, che li porta ad avere ritmi circadiani e biologici simili e induce la donna a comprendere lo stato del bambino in base alle sue propriocezioni. Si tratta di un'unione simbiotica, un legame profondo e indissolubile che si forma nel corso di nove mesi, dove la madre e il bambino sono una singola entità, condividendo ogni sensazione e ogni esperienza. Si tratta di un attaccamento che mai si proverà allo stesso modo nella vita, perché la madre da quel momento in poi non sarà mai più attaccata al suo bambino come quando era nel grembo materno. Questa è una perdita di un'intensità unica, un distacco che non ha eguali in altre relazioni umane.
Capiamo dunque che il parto implica una divisione, una perdita di unità, un'esperienza che, pur essendo il culmine di un processo naturale e portatrice di nuova vita, è intrinsecamente traumatica dal punto di vista psichico e fisico. Si tratta di un evento traumatico, ed è una violenza di tipo ostetrico trattare la madre come un'eroina che deve subire in silenzio, quando sta vivendo una sofferenza fisica devastante e questo distacco con il figlio. Riconoscere questa sofferenza e la dimensione della perdita è cruciale per comprendere la genesi e la funzione catartica della ninnananna.

Il Trauma della Nascita: La Prospettiva del Bambino
La dimensione traumatica del parto non si limita solo alla madre. Anche per il bambino è così traumatico il parto? Certo, Otto Rank parlava della nascita come di un trauma mortale, una transizione radicale da un ambiente protetto e noto a uno sconosciuto e stimolante. Questa teoria suggerisce che la nascita non è semplicemente l'inizio della vita, ma un'esperienza che incide profondamente sulla psiche del neonato, lasciando tracce indelebili.
Melania Klein, un'altra figura chiave della psicoanalisi, sottolinea come il pianto apparentemente inspiegabile e costante del bimbo non sia altro che la sua percezione della separazione dalla madre, come un trauma mortale. Dopo essere stato al sicuro nel grembo materno, in un ambiente caldo, buio e nutritivo dove ogni suo bisogno era immediatamente soddisfatto, nulla riesce a compensare i suoi bisogni come accadeva in quel luogo. Il mondo esterno, con i suoi forti stimoli visivi, uditivi e tattili, è un luogo sconosciuto e travolgente. E il bimbo tra i forti stimoli del mondo si sente costantemente minacciato e dunque è terrorizzato. Questa paura primordiale, questa sensazione di disorientamento e abbandono, è una componente fondamentale dell'esperienza neonatale.
Ecco che intervengono le ninna nanne per porre freno a quel terrore, offrendo un ponte sonoro tra la sicurezza perduta del grembo materno e la realtà esterna. La voce della madre, il ritmo cadenzato, la melodia monotona e rassicurante agiscono come un balsamo per l'anima del bambino, mitigando l'impatto del trauma della nascita e offrendo un senso di continuità e protezione in un mondo percepito come ostile e minaccioso.
Ninna Nanna di J. Brahms (4 voci) dirige Alfonso Ponte
"Ninna Nanna, Ninna Oh": Il Grido Silenzioso della Madre Sola
Esatto, la madre che ha vissuto il trauma del parto e della divisione dal suo bambino, che lo sente costantemente piangere per il terrore viene anche lasciata sola. La società spesso impone alle neomamme un'immagine di forza e resilienza, aspettandosi che siano immediatamente pronte a gestire le nuove sfide della maternità senza segni di debolezza o sofferenza. Si pensa che le madri debbano subito essere pronte a reagire, il bimbo viene immediatamente posto loro sul petto perché lo allattino e loro si trovano con un esserino fragilissimo tra le braccia che grida per il terrore. Questo scenario, pur essendo una pratica comune e spesso benefica per il bonding e l'allattamento, può anche aggravare il senso di isolamento e inadeguatezza che molte madri sperimentano in quel frangente.
In questo contesto fatto di dolore e solitudine si innesta quel lamento che è la ninna nanna. La donna si sente finalmente autorizzata a gemere, a esprimere la sua sofferenza e le sue paure attraverso una forma accettata, quasi rituale, di espressione emotiva. Proprio per questo le ninna nanne non hanno il ritmo allegro tipico delle canzonette, perché non riuscirebbero a tirare fuori il vissuto materno. Il loro carattere melodico, spesso malinconico e ripetitivo, è un riflesso della profondità delle emozioni che la madre sta elaborando, un canale per il suo dolore, la sua stanchezza e la sua ansia. La ninnananna diventa così un atto di auto-consolazione, un modo per la madre di affrontare le proprie vulnerabilità mentre cerca di lenire quelle del suo bambino.

L'Eco di un Passato Cruento: Dalla Guerra all'Incognita del Futuro
Le ninna nanne raccontano solo questo dolore delle mamme? No, qui subentra l'aspetto archetipico culturale e quello psico-sociale che caratterizza le donne, aggiungendo strati di significato che trascendono l'esperienza individuale del parto. Noi abbiamo la fortuna di aver vissuto in Occidente dagli anni Cinquanta in una società che ha saputo costruire relazioni di pace, un contesto di relativa stabilità che ha permesso alle generazioni successive di madri di affrontare la maternità con meno angosce esistenziali immediate. Tuttavia, abbiamo ereditato queste ninna nanne, simili a lamentazioni funebri, da donne che mettevano al mondo i figli mentre il compagno era in guerra e non sapevano se sarebbe sopravvissuto o no.
Queste madri vivevano in un'epoca in cui la vita era precaria e il futuro incerto, e le loro paure si riflettevano profondamente nei canti che intonavano ai loro bambini. Si tratta di madri che consolano il proprio bambino e pensano all'amato al fronte, di cui possiamo solo immaginare il sentimento di solitudine e paura nel lasciare il proprio bimbo a un mondo crudele fatto di morte e violenza. La ninnananna, in questo contesto storico, assume la funzione di un monologo interiore, un dialogo con sé stesse e con il destino, nel tentativo di proteggere il bambino da un'incognita terrificante. Non a caso una delle ninna nanne più famose canta "questo bimbo a chi lo do?", un interrogativo che rivela un profondo senso di vulnerabilità e la necessità di affidare il proprio figlio a una protezione che va oltre le proprie forze.
Esatto, "ninna nanna, ninna oh questo bimbo a chi lo do?" è da intendere come un interrogativo sulla persona a cui questo bimbo verrà affidato se il padre muore in guerra e la madre anche per esempio si ammala. Questa frase, apparentemente innocua, racchiude l'angoscia di un'epoca in cui la sopravvivenza era una lotta quotidiana e la protezione dei figli era una preoccupazione costante e spesso irrisolvibile. La prima risposta è "lo darò all'uomo nero" che altro non è se non la morte. L'uomo nero, figura archetipica del terrore infantile, in questo contesto assume una dimensione tragicamente reale: il bimbo verrà lasciato tra le grinfie di un mondo malsano e violento, privo della guida e della protezione dei genitori. Questo versetto evidenzia la brutalità delle paure ancestrali che le ninnananne hanno custodito e tramandato, portando alla luce la fragilità della vita in tempi di calamità e l'inevitabilità della perdita.

Ninnananne Oggi: Tra Tradizione, Solitudine e Nuovo Supporto
Con che spirito le mamme di oggi cantano le ninna nanne? Da un lato diversamente, infatti anche il ritmo è molto diverso e meno funebre, almeno per le mamme che vivono in un contesto pacifico. Le ninnananne contemporanee riflettono spesso un'atmosfera più leggera e serena, in linea con un contesto sociale che, almeno in alcune parti del mondo, offre maggiore sicurezza e supporto alle famiglie. Tuttavia, nonostante i cambiamenti superficiali e le diverse melodie, in quelle parole ancora oggi vive il dolore della separazione del parto e della solitudine in cui riversano moltissime puerpere. La dimensione intrapsichica della maternità, con le sue sfide emotive e fisiche, rimane una costante, indipendentemente dal contesto storico.
Una mamma, soprattutto se primipara, non può essere lasciata sola con il suo bambino, è una violenza inaudita. Questa affermazione sottolinea la gravità di una problematica ancora attuale: la mancanza di supporto adeguato per le neomamme, che spesso si trovano a fronteggiare l'immenso compito di accudire un neonato e recuperare dal parto in un isolamento che può essere devastante per la loro salute mentale e fisica. La solitudine puerperale è un fenomeno diffuso che merita maggiore attenzione e soluzioni concrete, poiché l'aspettativa che la donna si adatti immediatamente al suo nuovo ruolo senza bisogno di aiuto è irrealistica e dannosa.
Per ovviare a questa solitudine, infatti, oggi esistono le doule della nascita, figure professionali che si prendono interamente carico della triade, mamma, partner e bambino, per aiutare la donna a riprendersi dal parto e tutta la famiglia a trovare un nuovo equilibrio. Le doule offrono un supporto emotivo, fisico e informativo non medico, accompagnando la famiglia in tutte le fasi del post-parto, dalla cura del neonato all'ascolto delle esigenze della madre, promuovendo un ambiente di accoglienza e comprensione. Questo tipo di sostegno è fondamentale per attenuare il senso di perdita e il trauma che, come abbiamo visto, sono intrinsecamente legati all'esperienza del parto e della maternità, e per permettere alle nuove famiglie di affrontare questa transizione con maggiore serenità e consapevolezza. La presenza di queste figure professionali contribuisce a ridare alla maternità una dimensione di cura e condivisione che era andata persa, riconoscendo finalmente le complesse esigenze della triade familiare nel delicato periodo post-nascita.