Esplorare l'Identità di Genere: Il Significato Psicologico di una Bambina di Sette Anni che Desidera Vestirsi da Maschio

L'infanzia è un periodo di intensa esplorazione e scoperta, un momento in cui i bambini iniziano a comprendere chi sono e come si relazionano con il mondo che li circonda. In questo processo, le convenzioni sociali e gli stereotipi di genere giocano un ruolo significativo, influenzando le percezioni, le preferenze e le espressioni di sé. Quando una bambina di circa sette anni manifesta il desiderio di vestirsi da maschio, o esprime preferenze per giochi e attività tipicamente associate ai maschi, è naturale che genitori e educatori si interroghino sul significato psicologico di tali comportamenti. Questo articolo si propone di analizzare questa tematica, attingendo alle preziose testimonianze e alle riflessioni di esperti, per offrire una prospettiva chiara e informata, distinguendo tra le diverse sfaccettature dell'identità di genere e dell'espressione di sé.

La Classe e gli Stereotipi di Genere: Uno Sguardo sulla Realtà Infantile

Le dinamiche di genere emergono con forza fin dai primi anni di scuola. In una classe di venti bambini, con dieci femmine, l'introduzione di un libro sugli stereotipi di genere può innescare reazioni immediate e rivelatrici. Una bambina, esclamando "Non è vero!" con un'espressione imbronciata, cerca subito esempi per giustificare il suo coraggio. Quando le viene chiesto se ci sono femmine che vorrebbero essere maschi, otto bambine su dieci alzano la mano. Questo dato, sebbene preliminare e contestuale a una specifica situazione didattica, solleva interrogativi profondi sulla percezione che le bambine hanno dei ruoli e delle possibilità loro offerte rispetto ai coetanei maschi.

I maschi, secondo la percezione emersa in questo contesto, possono fare una serie di attività e indossare abiti percepiti come più liberi e potenti: giocare a basket, lottare a sumo, farsi la cresta, giocare a calcio perché "sono più bravi", giocare con le carte, mettersi "tutto quello che vogliono", non indossare gonne e tacchi, evitando così di essere presi in giro. Possono indossare magliette di Spiderman, e "i maschi sono più bravi a buttarsi" e "sanno guidare meglio le macchine telecomandate perché non le fanno scontrare". Non possono mettere il reggiseno, possono fare gli spazzacamini e il calcio maschile, perché "il calcio è da maschi e i maschi ci sono più abituati".

Le femmine, d'altra parte, hanno un ventaglio di possibilità percepite come più limitato o diverso: possono indossare la fascia, la gonna, il bianco, il rosa, il fuxia, perché "sono colori da femmine". Possono mettersi il reggiseno, i tacchi rossi leopardati, possono giocare a pallavolo, indossare le calze a maglia e i vestiti lunghi. Possono indossare il rosa. Possono fare calcio femminile, "a volte". Possono indossare le magliette delle principesse, giocare con le Barbie e mettersi il vestito di Frozen. Una risposta particolarmente incisiva da parte di un bambino è che le femmine "possono fare i figli". Una bambina, obiettando alla storia del coraggio, scrive che "i maschi fanno incazzare le femmine. Sono noiosi e stupidi. Pensano solo alle carte del calcio. Sono imbecilli."

In questa narrazione, "la forza del linguaggio, la capacità di trasmettere significati" emergono con prepotenza. Si ricordano "gli occhi un po’ rassegnati delle bambine quando parlavano i maschi, alcune non hanno mai obiettato". Si evidenzia "il coraggio di un bambino che ha dichiarato di giocare con le bambole", accolto da "le risate degli altri". La riflessione si sposta sulla responsabilità degli adulti e sulla speranza nel "coraggio degli uomini, quel coraggio necessario a raccontare le proprie fragilità e la forza delle donne come persone".

bambini che giocano insieme con giochi tradizionalmente maschili e femminili

La Preferenza per Giochi e Abiti "di Genere Opposto": Una Fase o un Segnale?

Le domande che emergono sono frequenti e toccano corde profonde nella genitorialità. Una madre, preoccupata per il suo bambino di quattro anni che adora la sorella maggiore e la imita in tutto, preferendo giocare alle bambole e frequentando le bambine, chiede: "Diventerà omosessuale? Avrà problemi di identità?". Uno degli psicologi consultati le suggerisce che "potrebbe diventare transessuale!". L'idea di un "calvario di vita" spaventa. Il padre del bambino, poco presente a causa del lavoro, ha reazioni alterne: o banalizza, o è severo con il figlio, lo sgrida o gli proibisce di giocare con la sorella. Le domande dei genitori sono chiare: "che futuro avrà il mio bambino? Cosa posso fare per modificare questo suo atteggiamento senza però sgridarlo?".

La risposta degli esperti è cauta ma rassicurante, soprattutto per i bambini al di sotto di una certa età. La preferenza per giochi tipici dell'altro sesso in un bambino "al di sotto dei cinque anni, indica un destino di omosessualità o di disturbi dell’identità come il transessualismo? No, non necessariamente". Studi condotti da diversi ricercatori, soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, hanno dimostrato che "solo una minoranza dei bambini che hanno questo tipo di preferenza nella prima o seconda infanzia ha poi un orientamento omosessuale o disturbi dell’identità". Si stima che "solo il 10-15 per cento dei bambini che ha preferenza per i giochi tipici dell’altro sesso ha poi un orientamento omosessuale o problemi di identità".

I ricercatori raccomandano "grande cautela nell’etichettare questi bambini come (potenziali) “omosessuali” o “transessuali”" per due ragioni fondamentali. Primo, la "grande plasticità, ossia la flessibilità nei comportamenti dei bambini che, crescendo, possono mutare preferenze, anche nei giochi e negli atteggiamenti, per cui è errato bloccare il loro futuro su un destino che non è affatto così predeterminato".

bambino che gioca con bambole e bambina che gioca con macchinine

L'Importanza delle Figure di Riferimento e l'Identità di Genere

Un'altra prospettiva evidenzia come la sensazione sia che il bambino abbia "intorno un ”eccesso di donne”: mamma, sorella adorata, maestre e un padre assente o comunque emotivamente distante dal bambino". L'identità sessuale di un piccolo "si fonda innanzitutto sulle sue caratteristiche genetiche. Si struttura poi ulteriormente, dopo la nascita, con due processi principali: identificazione con il genitore dello stesso sesso (o altro adulto di riferimento: nei maschietti, come suo figlio, un uomo) e complementazione con quello di sesso opposto". Nel caso descritto, sembra esserci "un prolungamento della fase iniziale di “identificazione con la madre” e ancor più con la sorella, ossia con il femminile, invece che un distacco da questo, come succede di solito, e una identificazione con il padre". Questo comporta "un eccesso di codici, di segnali e di comportamenti femminili, su cui il bambino si modella ulteriormente per imitazione, e una carenza di segnali e di affetti maschili, che rendono ancora più forte lo sbilanciamento nell’altro senso".

Lo sviluppo dell'identità maschile, come di quella femminile, "implica il modellarsi su figure di riferimento dello stesso sesso, che il bambino ami e prenda a modello". La teoria dei "neuroni specchio" aiuta a capire come il bambino impari "per imitazione, non solo a scrivere o a parlare, ma anche a vivere". Più ha possibilità di frequentare maschi che gli siano congeniali "per carattere o atteggiamento, più il maschile gli diventerà familiare e connaturale".

Tuttavia, questo "non significa che il suo amore per il femminile sia in sé negativo, anzi: perché lo aiuterà a sviluppare anche caratteristiche importanti come la sensibilità, l’empatia, la tenerezza, il dominio del linguaggio, l’intelligenza emotiva". Ciò che è importante, nel caso del bambino, "non è tanto il proibirgli di sviluppare il suo lato femminile (per il quale comunque mostra una predilezione che va rispettata) quanto di dargli l’opportunità di sviluppare ed esprimere anche il suo lato maschile, opportunità che invece oggi, a quanto lei descrive, è decisamente carente".

Se il bambino è sereno e socievole, "non patologizzerei la questione, almeno per il momento, con medici o psicologi per lui". La prima cura è "la vita reale: dare al piccolo la possibilità di esplorare di più il piacere anche dei giochi e dei comportamenti maschili. Attenzione: come opportunità piacevole, non come obbligo (il risultato sarebbe controproducente!)". Le strategie suggerite includono "un maggior coinvolgimento del padre, ma anche un cuginetto più grande, se c’è, con cui il bambino abbia feeling", oppure "incoraggiandolo ad uno sport che possa fare in parallelo alla sorella", ma "che abbia valenze anche maschili: per esempio la scherma, o l’equitazione (i pony club sono luoghi fantastici per sperimentarsi con il corpo, il coraggio, ma anche con la dolcezza e l’empatia con l’animale), o le arti marziali, possibilmente con istruttori maschi".

L'importanza del gioco nella psicoterapia - Centro Benedetta D'Intino

Comprendere la Varianza di Genere e la Disforia di Genere

Una madre descrive la figlia di sei anni, che fin dai tre anni è attratta dal "mondo maschile e cioè che gli appartiene". Non vuole mettere vestiti, solo pantaloni; lega i capelli a coda; gioca a casa con cravatte e giacche, odiando il padre perché "le può mettere uscire mentre lei no". Preferisce le scarpe del marito. Il mondo maschile è anche quello dei giochi: non tocca una bambola o cose femminili, vuole comprarsi cose maschili, e quando le viene detto che è una femmina, risponde che "papà le può mettere però". L'ultima richiesta è: "non mi piacciono i capelli lunghi li voglio corti come papà!". La madre si chiede se questa sia una "predisposizione sessuale al maschile per se stessa", pur dicendo che "le piacciono i bambini e arrossisce ai maschietti", ma "di roba femminile non le interessa nulla".

Gli esperti rispondono che questa preferenza "non è necessariamente un segnale di un problema, né qualcosa da correggere". La bambina "sta esplorando. Sta cercando di capire chi è, cosa le piace, come vuole mostrarsi, e lo fa anche attraverso i modelli che ha vicino". Chiedere di tagliare i capelli come papà "è un modo per assomigliargli, forse per sentirsi più forte, più libera. E questo non toglie nulla al suo valore o alla sua identità".

È importante ricordare che a sei anni "i bambini non hanno ancora una sessualità definita come quella degli adulti. Possono avere preferenze, infatuazioni, simpatia per i maschi o le femmine, ma è tutto ancora in divenire". L'offerta dei genitori dovrebbe essere "la sicurezza che qualunque cosa scelga, qualunque modo trovi per esplorare se stessa, tu ci sei".

Tuttavia, alcuni professionisti, rileggendo il messaggio, notano che queste dinamiche sono iniziate a tre anni, "tre anni sono davvero troppi per una fase di passaggio e, inoltre, sembra che l'orientamento della bambina si stia accentuando con nuove richieste piuttosto che depotenziarsi". Si afferma che "l'identità di genere tende a stabilizzarsi tra i 5 e i 6 anni e l'orientamento sessuale emerge di lì a poco, entro la fine della scuola primaria". In questo caso, "forse lei si è trovata a crescere un ragazzo omosessuale. Con tutte le domande, le paure, e la delicatezza del caso".

È fondamentale distinguere tra identità di genere, che è il modo in cui una persona si sente interiormente (maschio, femmina, entrambi, nessuno), e orientamento sessuale, che riguarda l’attrazione emotiva, affettiva e fisica verso altre persone. L'identità di genere si sviluppa precocemente e si consolida verso i 3-4 anni, ma in età evolutiva può essere fluida.

La varianza di genere (VG) o "non conformità di genere" si verifica quando l'identità o il ruolo di genere di un individuo differiscono dalle norme culturali comuni per una persona di un determinato sesso. I bambini che non si conformano al loro ruolo di genere, ad esempio, non si conformano al loro ruolo di genere, "ma questo non equivale al non percepirsi come maschi o femmine, rispettivamente". Molti bambini che desiderano un abbigliamento, giochi e attività che non coincidono con lo stereotipo di genere "si esprimono in maniera differente dalla maggioranza, ma non soffrono per essere identificati secondo il loro sesso di nascita".

La disforia di genere (DG), invece, è caratterizzata dall'incongruenza tra la propria identità di genere e il genere assegnato alla nascita, accompagnata da "sofferenza, malessere e stress". La diagnosi di DG richiede che la condizione sia persistente nel tempo (almeno 6 mesi) e si accompagni a "sofferenza clinicamente significativa o una compromissione del funzionamento sociale, scolastico o in altre aree importanti". Studi prospettici mostrano che l'incongruenza di genere nell’infanzia non persiste invariabilmente nell’adolescenza e nell’età adulta.

diagramma che illustra identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale

La DG in Età Evolutiva e le Sue Manifestazioni

La disforia di genere in età evolutiva presenta caratteristiche specifiche: affermazioni da parte del bambino di essere del sesso opposto; preferenza ad indossare gli abiti del sesso opposto; preferenza verso giochi che prevedono uno scambio di ruolo; preferenza a giocare con giochi destinati all’altro sesso; desiderio di essere dell’altro sesso; sviluppo di emozioni negative verso i propri genitali; rifiuto attivo verso giochi ed attività destinate al sesso di appartenenza.

La DG si può presentare già tra i 2-3 anni, ma può anche assopirsi per poi ricomparire in adolescenza. Proprio a causa di questa potenziale discontinuità della traiettoria, "è particolarmente difficile fare una diagnosi certa della DG in età evolutiva". Solitamente, le persone FtM (Female to Male) sono più omogenee, mentre le MtF (Male to Female) sono più eterogenee, con sottotipi "primari" (disforia fin dall’infanzia, omosessuali) e "secondari" (DG postpubere, orientamento più variabile).

È importante sottolineare che la DG propriamente detta rappresenta una condizione "piuttosto rara". La prevalenza stimata in Italia è di 1:12.000 per maschi MtF e 1:30.000 per femmine FtM. Anche se non ci sono ricerche formali sull'epidemiologia della DG nell'infanzia, si stima intorno al 2-3%, ma questa percentuale potrebbe essere sottostimata. Nella maggioranza dei casi, la disforia scompare tra l'infanzia e l'adolescenza, rimanendo solo nel 12%-27% circa dei casi. Se perdura oltre la pubertà, raramente viene superata, rendendo il periodo tra i 10 e i 13 anni cruciale.

Gestire la Situazione: Supporto, Ascolto e Non Giudizio

Di fronte a questi comportamenti, il ruolo dei genitori è fondamentale. Molti professionisti concordano sul fatto che, se il bambino è sereno e non manifesta disagio, non vi sia immediata necessità di patologizzare la situazione con valutazioni psicologiche affrettate. L'identità di genere "è una complessa fase di sviluppo che dipende da molteplici fattori, fisici, corporei, cognitivi, relazionali e psicologici,..ma anche dal contesto in cui si vive". Il modello genitoriale "fa la sua parte", e "i bambini dipendono dal giudizio dei genitori, e si comportano di conseguenza".

È essenziale che l'atteggiamento dei genitori sia "accogliente e comprensivo, tranquillizzante e assolutamente NON giudicante". Permettere al bambino di sperimentare, di esprimere liberamente ciò che prova, le sue fantasie, i suoi turbamenti, è la chiave. "Non soffochi le sue domande, o curiosità o stranezze". Se un bambino desidera vestirsi in un certo modo o giocare con determinati giocattoli, "lasci che sperimenti se stesso sospendendo qualsiasi giudizio e valorizzando le sue risorse e i suoi talenti".

La frase "i maschi fanno incazzare le femmine. Sono noiosi e stupidi. Pensano solo alle carte del calcio. Sono imbecilli" esprime una frustrazione che merita ascolto, ma che può anche essere un riflesso delle dinamiche osservate o vissute. Dall'altra parte, il coraggio di un bambino che gioca con le bambole, accolto da risate, evidenzia come gli stereotipi possano essere interiorizzati e rafforzati dal gruppo dei pari.

bambini che disegnano e giocano liberamente

L'Importanza del Dialogo e del Supporto Familiare

Quando emergono questi desideri, è utile coinvolgere il padre e cercare di migliorare il loro legame, chiedendo a lui di essere meno "ruvido" nei confronti del bambino, per non creargli rifiuti o ansie. La presenza e la complicità paterna sono cruciali per l'identificazione maschile, soprattutto pensando al futuro periodo adolescenziale.

Si raccomanda di evitare di etichettare precocemente i bambini. L'identità sessuale "si articola nel tempo fino alla consapevolezza piena in adolescenza". In questa fase, il bambino sta giocando, si sta esprimendo, sta imitando. Se i genitori sperimentano ansia o preoccupazione, è loro consigliabile chiedere un consulto per un sostegno genitoriale.

In definitiva, il messaggio che emerge è quello di un approccio basato sull'ascolto attivo, sul rispetto delle espressioni individuali e sulla creazione di un ambiente sicuro in cui ogni bambino possa esplorare la propria identità senza timore di giudizio. La fluidità con cui i bambini vivono i ruoli di genere e le preferenze ludiche in tenera età non deve essere necessariamente interpretata come un indicatore definitivo del loro futuro orientamento sessuale o identità di genere. La priorità è accompagnarli con amore e comprensione nel loro percorso di crescita, offrendo loro gli strumenti per sviluppare un sé sano e sicuro, qualunque esso sia.

L'importanza del gioco nella psicoterapia - Centro Benedetta D'Intino

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