Quando parliamo della figura dell'ostetrica, la nostra mente corre immediatamente al momento del parto, visualizzando la sala ospedaliera e il primo vagito di un neonato. Eppure, questa professione è intrisa di una complessità storica, etimologica e sociale che va ben oltre la pura assistenza clinica durante il travaglio. Per comprendere appieno la profondità del ruolo dell'ostetrica oggi, è necessario intraprendere un viaggio che parte dalla radice delle parole per giungere fino alle sfide della medicina contemporanea.

L’etimologia e il significato profondo di "ostetrica"
Il termine "ostetrica" possiede un’origine che rivela, sin dalle sue radici, la missione profonda di questa figura. Contrariamente a quanto si possa pensare, il significato etimologico di questo termine deriva dal latino: ob-stetricen, ovvero ob-stare, che letteralmente significa stare dinnanzi oppure stare pronti per servire. Nell’antichità, la levatrice era colei che stava davanti alla donna per sostenerla, supportarla e assisterla in ogni fase della nascita.
Questa etimologia chiarisce immediatamente la natura del ruolo: un’attitudine costante all'attenzione e al servizio. L'idea dello "stare di fronte" non è solo una posizione fisica, ma una postura psicologica di accoglienza verso la donna. Nell'antica Roma, le obstetrices erano figure di grande rispetto, chiamate in famiglia per i parti e le prime cure del bambino; la loro presenza era sinonimo di competenza, calma, prudenza e coraggio, virtù indispensabili per chi doveva gestire l'evento più delicato dell'esistenza umana.
Dall’antichità alla "maieutica" empirica
Sin dai tempi più antichi, l’evento della nascita era considerato di esclusivo appannaggio delle donne, poiché si riteneva che solo loro potessero creare quella complicità e collaborazione necessarie ad accompagnare un momento così delicato. Gli uomini, tenuti all’oscuro di tutto, aspettavano ansiosi lontano dal luogo di nascita. L’arte ostetrica, intesa come “l’arte dello stare accanto”, era tramandata oralmente, di generazione in generazione, tra le donne della comunità.
Nell’antica Grecia, l’assistenza alle partorienti era affidata a donne anziane, le MAIAI, le quali si occupavano, oltre che di parto e nascita, di sterilità, di isterismo e altre malattie femminili. Si trattava di una conoscenza prettamente empirica: fino a relativamente poco tempo fa, la levatrice non aveva un titolo di studio formale, ma era una donna esperta che aveva imparato l’arte della maieutica direttamente sul campo. Non esisteva alcuna scuola che potesse indirizzare all’esercizio della professione; era una trasmissione di conoscenze senza una reale formazione scientifica né una vera e propria regolamentazione.
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Le ombre del passato: tra prestigio e pregiudizio
Nonostante il ruolo centrale che ricoprivano, le levatrici hanno vissuto periodi storici di grande precarietà. Ci sono stati dei periodi bui, come per esempio il pieno medioevo, ma anche durante il periodo dell’inquisizione, in cui la levatrice poteva essere giudicata colpevole di stregoneria (e spesso bruciata sul rogo) per via del suo esperto utilizzo di medicamenti ed erbe medicinali. La loro rilevanza era testimoniata dal fatto che furono onorate da principi e potenti, ma allo stesso tempo condannate da questi quando fallivano, e persino accusate di pratiche abortive.
In questo contesto, la Chiesa cattolica giocò un ruolo ambivalente, arrivando a nominare patrona delle partorienti Margherita di Antiochia, pur rimanendo spesso sospettosa verso le pratiche mediche femminili. Nonostante le persecuzioni, la figura della levatrice rimase indissociabile dal parto: persino nella rivisitazione della natività dello Pseudo-Matteo, Maria entra nella grotta accompagnata da due levatrici, Zahel e Salomè, a dimostrazione di quanto la loro presenza fosse ritenuta indispensabile per la sacralità e la sicurezza dell'evento.
Il Settecento e la svolta scientifica
A partire dal 1750 circa, l’elevata mortalità infantile e materna determinò un cambio di rotta che portò ad approfondire e diffondere le conoscenze relative all’ostetricia. Nella seconda metà del secolo vennero pertanto istituiti corsi, scuole e commissioni d’esame per levatrici. Vennero pubblicati numerosi trattati ed istituite cattedre di ostetricia nelle facoltà di medicina delle università.
Fu in questo periodo che la figura della levatrice, fino ad allora indipendente dal mondo accademico, divenne una professione legata a una specializzazione medica. In Francia, Angélique du Coudray, famosissima sage-femme, fu incaricata dal re Luigi XV di formare una nuova categoria di levatrici utilizzando manichini per la pratica, un metodo rivoluzionario per ridurre la mortalità. Parallelamente, l'invenzione del forcipe da parte della famiglia Chamberlen segnò l'ingresso di nuovi strumenti tecnologici, sebbene il loro utilizzo restasse a lungo controverso e inizialmente limitato ai soli medici di sesso maschile.

L’ostetrica oggi: professionista della vita
Oggi, l'ostetrica è una figura professionale sanitaria altamente qualificata, dotata di responsabilità autonoma in ambito ostetrico, ginecologico e neonatale. Molte donne in gravidanza si interrogano su chi le affiancherà in questo percorso; capire il ruolo di questa figura aiuta a calmare ansie e paure, poiché l'ostetrica è la professionista deputata all’assistenza della donna lungo tutto il corso della sua vita. Non solo nascita, dunque, ma anche pubertà, adolescenza, maternità, allattamento, fino ad arrivare alla menopausa ed oltre.
Il profilo professionale, regolato in Italia dal DM 740/94 e dal Codice Deontologico, definisce le attività che spaziano dalla cura clinica (midwifery cure) al supporto psicologico (midwifery care) fino all’educazione (midwifery educator). L’ostetrica è in grado di riconoscere situazioni patologiche, collaborare con altri professionisti come il ginecologo e intervenire in caso di emergenza. La sua capacità di leggere i bisogni della persona rende il suo operato essenziale, non solo per la madre, ma per l'intero nucleo familiare.
Differenze cruciali: ostetrica e ginecologo
È fondamentale sfatare il mito che l'ostetrica sia "meno esperta" del medico. Le due figure non si equivalgono né sono in contrapposizione; sono complementari. Il ginecologo è un medico specializzato in grado di eseguire interventi chirurgici (come il taglio cesareo) e prescrivere terapie farmacologiche complesse. L’ostetrica, invece, si occupa della fisiologia della vita, assistendo le donne in percorsi non patologici e collaborando con il medico qualora insorgano complicazioni.
Il loro rapporto è di integrazione. Come recita il codice deontologico: “L’assistenza garantita dall’ostetrica/o si integra con le attività degli altri professionisti, attraverso interventi specifici di natura intellettuale e tecnico-scientifica”. La donna che si rivolge all’ostetrica scopre un livello di assistenza olistica, in cui la centralità del benessere psico-fisico viene tutelata costantemente. L'ostetrica non è la segretaria del medico; è una professionista che ha affrontato un percorso accademico rigoroso e che esercita la sua arte con dignità in ospedali, consultori e studi privati.
Il parto tra natura e tecnologia: superare i falsi miti
Intorno alla figura dell’ostetrica sono nate molte leggende metropolitane, spesso alimentate da una rappresentazione televisiva distorta. I "medical drama" hanno creato false aspettative sulla dinamica tra i professionisti della salute. Una delle verità che la storia dell'ostetricia ci insegna è la lotta contro i pregiudizi: l'idea che il parto debba essere esclusivamente un atto medico-chirurgico è una visione moderna e talvolta eccessivamente medicalizzata.
Il progresso scientifico, come la scoperta di Ignaz Semmelweis sulla febbre puerperale o lo sviluppo dell'anestesia nel XIX secolo, ha certamente salvato innumerevoli vite, rendendo il parto molto meno pericoloso di quanto fosse nell'antichità, quando le donne che morivano di parto venivano paragonate agli eroi caduti in guerra. Tuttavia, nel periodo post-moderno, si tende a restituire al parto la sua naturalezza e spontaneità. L'ostetrica, in questo equilibrio tra scienza e natura, rimane il punto fermo per la donna, una figura di riferimento che garantisce che la nascita sia vissuta con la massima consapevolezza, dignità e sicurezza.
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