L’efficacia e l’evoluzione della protezione vaccinale contro la pertosse: analisi clinica e prospettive

La pertosse è una malattia infettiva acuta causata dal batterio Bordetella pertussis, un patogeno estremamente contagioso che si diffonde principalmente attraverso le goccioline di secrezioni respiratorie emesse durante la tosse o lo starnuto. La comprensione dell'efficacia vaccinale, con particolare riferimento agli studi condotti nel contesto italiano e internazionale, richiede un’analisi dettagliata della storia della vaccinazione, dei cambiamenti biologici del batterio e della risposta immunitaria dell’ospite.

Meccanismi patogenetici e manifestazioni cliniche

Nella seconda infanzia, la pertosse esordisce con una fase prodromica, definita "catarrale", che costituisce il periodo di massima contagiosità. Spesso, in questa fase, la sintomatologia viene erroneamente confusa con una comune infezione delle prime vie aeree, ritardando la diagnosi corretta. Successivamente, la tosse evolve in una forma secca e stizzosa, caratterizzata da accessi parossistici violenti, frequentemente notturni, che possono culminare in vomito alimentare.

Nell’adulto, la sintomatologia si presenta in modo sensibilmente differente: può decorrere in forma asintomatica o talmente lieve da non essere riconosciuta, venendo solitamente sospettata solo in presenza di una tosse insistente di lunga durata. Questa presentazione atipica rende l'adulto un serbatoio importante per la circolazione del batterio, mettendo a rischio i soggetti più vulnerabili, come i neonati non ancora immunizzati.

rappresentazione microscopica di Bordetella pertussis

Evoluzione del vaccino: dai cellulari agli acellulari

I primi vaccini contro la pertosse furono sviluppati utilizzando lisati di B. pertussis e sono definiti "cellulari" o a "cellula intera". Questi preparati contenevano un elevato numero di antigeni (circa 3.000) e, sebbene fossero molto efficaci nel prevenire sia le forme gravi che quelle lievi della malattia, risultavano anche altamente reattogeni.

Il superamento di questa tecnologia è avvenuto con l'introduzione dei vaccini "acellulari", messi a punto in Italia negli anni novanta. Questi prodotti contengono solo componenti purificate del batterio, risultando sensibilmente più sicuri. Attualmente, in Italia, non esiste un vaccino anti-pertosse in formulazione singola; esso è sempre integrato in vaccini combinati, come il DTPa (difterite-tetano-pertosse acellulare) per l’infanzia o il dTpa per adolescenti e adulti.

Studi di efficacia e il ruolo del vaccino acellulare

L’efficacia dei vaccini acellulari è stata oggetto di numerosi studi, sebbene le difficoltà di comparazione tra i diversi prodotti rimangano significative a causa dell'eterogeneità dei disegni sperimentali, della definizione di caso e dei calendari vaccinali adottati. I dati clinici indicano un’efficacia protettiva che oscilla tra il 74% e l'84%.

Va sottolineato che, mentre i vaccini trivalenti combinati con i tossoidi difterico e tetanico possiedono studi di efficacia clinica consolidati, per i vaccini pentavalenti la documentazione si limita spesso a studi di immunogenicità. Gli esperti, come il dott. Salmaso, la dott.ssa Marta Ciofi degli Atti e il dott. anch'essi dell'ISS, hanno evidenziato come l'introduzione della vaccinazione abbia drasticamente ridotto l'incidenza della malattia, portando l'Italia in una fase di "luna di miele" epidemiologica dopo le massicce campagne vaccinali di fine anni novanta.

grafico che illustra la diminuzione dell'incidenza della pertosse post-vaccinazione

Le sfide della protezione a lungo termine

Nonostante il successo delle campagne vaccinali, permangono incertezze sulla durata dell'immunità. È ormai noto che la protezione indotta dal vaccino tende a esaurirsi nel corso di 5-10 anni. Questo fenomeno è alla base delle raccomandazioni per i richiami (booster) a 5-7 anni e successivamente nell'adolescenza.

Un ulteriore elemento di preoccupazione, emerso in seguito a osservazioni nel Regno Unito, riguarda l'aumento dell'incidenza della malattia dal 2008 al 2012. Alcuni ricercatori ipotizzano che i cambiamenti nelle proteine di superficie del batterio Bordetella pertussis possano aver reso l'immunità garantita dai vaccini acellulari meno duratura rispetto a quella offerta dai precedenti vaccini a cellula intera. Il rischio, come suggerito dagli esperti, è che soggetti vaccinati sviluppino un quadro clinico atipico, rendendo necessari accertamenti diagnostici più raffinati per monitorare la circolazione del batterio.

Il sistema immunitario: una difesa sofisticata

Per comprendere il funzionamento del vaccino, si può immaginare il corpo come una nazione sorvegliata da un sistema di sicurezza complesso. I vasi sanguigni fungono da fiumi e canali, percorsi da segnali chimici (ormoni e molecole) che indicano la presenza di intrusi. In questo scenario, i monociti agiscono come agenti del reparto "Mangia-Nemici"; quando rilevano una minaccia, si trasformano in macrofagi ("agenti Grande-Bocca"), capaci di inghiottire i patogeni e neutralizzarli in apposite camere interne. Il vaccino istruisce questo sistema, offrendo una "scheda segnaletica" dei patogeni senza le complicazioni dell'infezione naturale.

Come funzionano i vaccini? Cosa vuol dire “addestrare” il sistema immunitario?

Sicurezza e controindicazioni: bilanciare rischi e benefici

Con la drastica riduzione dell'incidenza delle malattie prevenibili, la percezione pubblica degli effetti indesiderati è cambiata, rendendo la sicurezza una priorità assoluta. Le reazioni avverse al vaccino cellulare storico includevano frequentemente reazioni minori (eritema, edema, febbre), con casi molto rari di encefalopatia acuta.

Il vaccino acellulare ha ridotto drasticamente la frequenza di tali eventi. Le controindicazioni restano limitate: non devono essere vaccinati i soggetti che hanno manifestato una reazione anafilattica a componenti del vaccino o coloro che hanno riportato encefalopatia entro 7 giorni da una precedente somministrazione. Al contrario, una storia di convulsioni febbrili non costituisce una controindicazione assoluta, richiedendo solo un approccio prudenziale con monitoraggio della temperatura.

Strategie di immunizzazione e raccomandazioni attuali

Le linee guida internazionali, coerenti con le pratiche seguite negli Stati Uniti e in Europa, raccomandano un ciclo di 5 dosi di DTPa nei primi anni di vita. Per gli adolescenti e gli adulti, è fondamentale il richiamo con dTpa, contenente dosaggi ridotti di tossoidi, sufficienti per mantenere alta la protezione. Particolare attenzione è rivolta alle donne in gravidanza, a cui viene somministrata una dose di dTpa tra le 27 e le 36 settimane di gestazione, per garantire il passaggio di anticorpi protettivi al feto.

La gestione di una ferita in un soggetto con più di 7 anni richiede una valutazione dello stato vaccinale: in caso di ferite sporche o lacerazioni della pelle, la somministrazione di un richiamo (dTpa o Td) è indicata se non sia stato effettuato un richiamo negli ultimi 10 anni, garantendo una protezione continua contro il tetano e, attraverso la componente pertossica, un rinforzo dell'immunità respiratoria.

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