La nascita di un vitellino rappresenta, da sempre, un momento di straordinaria rilevanza, tanto sotto il profilo economico quanto sotto quello emozionale per le famiglie che vivono il ciclo dell’allevamento. Negli allevamenti tradizionali, come quelli storici della Valdichiana, l’evento era atteso con trepidazione: nella stalla vi erano costantemente 5 o 6 vacche riproduttive che partorivano solitamente ogni 13-14 mesi. La preparazione richiedeva una vigilanza costante; quando una vacca era vicino a figliare, e lo si sapeva sia guardando la grandezza della pancia dell’animale, sia controllando la data di inizio della gravidanza, sempre segnata sul calendario, si effettuava una vigilanza costante sulla stalla. In quel periodo una persona doveva essere sempre presente a casa ed entrare molto spesso nella stalla. Inoltre la sera e la notte si prestava molta attenzione ai rumori che provenivano dalla stalla, perché le altre bestie, ai primi sintomi del parto, si mettevano in allarme. Il bifolco non mancava di alzarsi più volte durante la notte per visitare la stalla.

Il processo del parto: Dalla preparazione all'intervento umano
Appena si verificavano i sintomi del parto la famiglia si riuniva nella stalla, alle volte era necessario chiamare in aiuto qualche vicino. È fondamentale comprendere che, pur essendo un evento naturale, il parto in ambiente controllato richiede un approccio metodico. Ricordo che mio babbo si tirava su la manica della camicia fino alla spalla, si lavava accuratamente con acqua e sapone mani e braccio, pronto ad intervenire, se le acque non si fossero rotte, forando la sacca del vitellino. Con le mani che aveva insaponato per renderle scivolose ispezionava la vacca per verificare che il parto si presentasse regolare. In rari casi, se si manifestavano pericolose difficoltà, era necessario andare a cercare urgentemente il veterinario.
Quando si vedevano apparire gli zoccoli e il naso del vitellino mio babbo provvedeva a legare alle zampe di questo le apposite matasse di morbido filo di lino. Nel frattempo si era provveduto a mettere tanta paglia dietro la vacca fino a metà corridoio. Quando la mamma spingeva per far nascere il vitellino mio babbo e tutti gli altri assistenti tiravano con forza le matasse per aiutarla nell’impresa. Le maggiori difficoltà si avevano nel far passare la testa e le spalle, dopodiché il vitellino scivolava fuori velocemente. Se la vacca era rimasta in posizione accovacciata la cosa risultava più semplice, anche se per tirare le persone dovevano stare nella stessa posizione, in quanto il vitellino scivolava comodamente sopra la paglia. Al contrario, se la vacca stava in piedi al momento dell’uscita, era necessario sostenere il più possibile il vitellino per attutirne la caduta.
La gestione post-parto: Legame materno e vitalità
Appena nato il vitellino la mamma cominciava a muggire, si doveva immediatamente slegarla, avevamo provveduto in anticipo ad applicarle il freno, e veniva accompagnata davanti al cucciolo che nel frattempo aveva alzato la testa. La vacca leccava accoratamente il vitellino per circa mezz’ora fino a che questi non fosse completamente asciutto mettendo in risalto quel bel colore marrone rossiccio. A questo punto cominciavano per il neonato i tentativi di alzarsi. Si alzava poggiando prima sulle gambe posteriori. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto il vitellino si metteva in piedi, anche se un po’ traballante. La vacca veniva di nuovo legata al suo posto ed il vitellino faceva la sua prima poppata.
L'allattamento è una fase cruciale. I primi giorni di vita il vitellino doveva essere allattato molto frequentemente, anche durante la notte, in seguito il numero giornaliero delle poppate si riduceva gradualmente fino ad arrivare allo standard di tre al giorno che poi, in fase di svezzamento, si riducevano ulteriormente prima a due ed infine ad una. Lo svezzamento completo avveniva intorno ai 4 mesi di età. Durante questo periodo il vitellino cambiava colore e già prima dello svezzamento diveniva completamente bianco.
Gestione della bovina nel periparto e prevenzione delle patologie metaboliche
Il ruolo della placenta e le criticità cliniche
La placenta bovina è strutturata con cotiledoni fetali che sono attaccati alle caruncole materne a formare il placentoma. Questo legame è essenzialmente costituito da un collagene che tiene attaccate le due strutture. La rapida rottura di questo legame, dopo il parto, permette l’espulsione della placenta. Normalmente la placenta viene espulsa 6 ore dopo il parto. Molti autori concordano nel definire “ritenzione di placenta” quando essa non viene espulsa dopo 12 ore. L’incidenza in allevamento è tra il 3% e il 12%. Il danno che essa provoca alle bovine è piuttosto grave: ne risulterà un aumento del rischio di metriti puerperali, endometriti, chetosi e mastiti.
Il parto “scatena” una vera e propria azione infiammatoria del placentoma. Il rilascio di citochine pro-infiammatorie da parte delle cellule epiteliali uterine durante il parto causa un richiamo di leucociti verso il placentoma i quali eseguiranno il distacco della placenta. Bovine che arrivano grasse al parto libereranno nel sangue dal tessuto adiposo molto progesterone che contrasterà gli effetti positivi sul distacco di placenta dovuto agli estrogeni. Pertanto, è di assoluta importanza non far arrivare le vacche grasse in asciutta, evitando sovraffollamento, garantendo un’adeguata disponibilità d’acqua e somministrando diete con una corretta concentrazione proteica integrate con antiossidanti come vitamina A, E, rame, zinco, manganese e selenio.
L'immunità neonatale e l'importanza del colostro
Alla nascita, il vitello si presenta in uno stato di debolezza immunologica che lo rende vulnerabile a molti attacchi batterici e virali. I ruminanti hanno una placenta corio-epiteliale che impedisce il trasferimento delle immunoglobuline materne al feto nell’utero. L’assunzione del colostro da parte del vitello è una questione di vitale importanza. La capacità di assorbire le immunoglobuline si riduce molto velocemente fino ad essere quasi inesistente dopo appena 24 ore dalla nascita.
Gli agnelli e i capretti appena nati hanno bisogno del colostro alla nascita come unica fonte di nutrimento e protezione immunitaria. La somministrazione deve avvenire entro le 2 ore dalla nascita. Il colostro bovino contiene una sorprendente quantità di sostanze attive in grado di supportare, non solo un sano sviluppo del vitello appena nato, ma anche la sua vera e propria sopravvivenza. La valutazione del colostro può essere eseguita in modo semplice e veloce anche dall’allevatore tramite l’utilizzo di un rifrattometro con scala Brix. Un colostro è considerato di ottima qualità quando raggiunge un valore Brix superiore al 21% che corrisponde a più di 50 g/L di anticorpi.

Gestione moderna e innovazione nel supporto al neonato
L’azienda zootecnica può essere considerata un vero e proprio organismo vivente le cui parti come vitellaia, manzolaia e gruppi di lattazione contribuiscono alla sopravvivenza dell’intero apparato. Accertatosi che i segni vitali siano buoni, il vitello va asciugato dai liquidi del parto; farlo fare alla madre è il sistema migliore. Il cordone ombelicale è un punto critico per tutti i mammiferi neonati in quanto offre un accesso diretto al peritoneo. Deve essere protetto con un’accurata disinfezione subito dopo la nascita.
L’innovazione tecnologica offre oggi strumenti avanzati per la salute del vitello. I probiotici sono additivi a base di microrganismi vivi che influenzano vantaggiosamente l'ospite. I prebiotici, sostanze non assorbibili fermentescibili da alcuni batteri, e i postbiotici o Growbiotici, rappresentano un’innovazione in campo zootecnico. Questi ultimi derivano dai metaboliti primari e secondari dei microrganismi e agiscono per una modulazione benefica del microbiota, un miglioramento della funzione di barriera epiteliale e una stimolazione della produzione di muco protettivo.
Variabilità individuale e strategie nutrizionali
Nonostante il peso alla nascita di vitelli neonati della stessa razza abbia una variabilità non elevata, studi recenti hanno indagato le differenze di assorbimento in base al peso alla nascita. È stato dimostrato che, a parità di colostro somministrato, all’aumentare del peso alla nascita del vitello la quantità di proteine totali seriche era più bassa. Questo risultato ha evidenziato l’importanza di adeguare la quantità di colostro somministrata a vitelli con peso alla nascita più elevato rispetto ad animali con peso inferiore.
Il futuro del settore zootecnico sarà caratterizzato da un utilizzo sempre più limitato del farmaco e da un'attenzione crescente del consumatore verso le condizioni di allevamento. I vecchi paradigmi sono già sotto esame e sarà necessario cambiarli per restare competitivi. Se la meccanizzazione può essere utile nella mungitura, nella sala parto o in vitellaia l’intervento umano rimane imprescindibile. L'osservazione costante, l'igiene meticolosa e una somministrazione tempestiva di colostro di alta qualità rimangono, oggi come in passato, i pilastri su cui si fonda la sopravvivenza e la futura produttività dell'animale. La metodicità disciplinata nella gestione della stalla è l'elemento che trasforma l'allevamento da un'attività di mera produzione a un esempio di eccellenza zootecnica.