L'architettura biologica della placenta: dai villi primari alla funzione vitale

La placenta rappresenta uno degli organi più straordinari e complessi del corpo umano. Durante la gravidanza, nell’utero materno si forma la placenta, un organo deciduo, ossia temporaneo, che serve a nutrire, proteggere e sostenere la crescita del feto. Questo organo rappresenta il principale legame fisico tra la madre e il bambino, agendo come un’interfaccia vitale comune alla gestante e al feto. La comprensione della sua struttura, a partire dai villi primari fino alla completa maturazione, è essenziale per comprendere come la vita si sviluppi e venga mantenuta durante i nove mesi di gestazione.

rappresentazione schematica della placenta umana e del feto nell'utero

Origine ed evoluzione: dalla blastocisti alla placenta matura

Dopo il concepimento, che avviene nelle Tube di Falloppio, l'ovulo fecondato - chiamato zigote - inizia la sua marcia di avvicinamento all'utero, subendo una serie di divisioni cellulari. Cinque o sei giorni dopo, lo zigote, ora costituito da una sfera cava formata da circa 100 cellule, detta blastocisti, raggiunge la cavità uterina. Intorno al settimo giorno inizia l'impianto, o annidamento, della blastocisti nell'endometrio, grazie al rilascio di particolari enzimi proteolitici.

Il trofoblasto, che costituisce la membrana esterna della blastocisti precoce, rappresenta la via di approvvigionamento tra l'endometrio materno e l'embrione. L'adesione del trofoblasto alla parete uterina è il primo passo necessario per l'impianto e successivamente per la placentazione. Le cellule del sinciziotrofoblasto proliferano verso l'endometrio, rompendo i vasi sanguigni, mentre le cellule del citotrofoblasto formano i villi coriali primari, stabilendo la circolazione utero-placentare.

I villi coriali: architettura della nutrizione

La struttura della placenta è definita dall'interazione tra la porzione materna, costituita dall'endometrio uterino modificato (decidua), e quella fetale, formata dai villi coriali. I villi coriali sono prolungamenti generati dallo strato esterno delle cellule embrionali che penetrano nell'endometrio vascolarizzato materno.

La classificazione morfologica dei villi è fondamentale:

  • Villi primari: formati unicamente dal corion.
  • Villi secondari: presentano al loro interno il mesoderma extraembrionale.
  • Villi terziari: caratterizzati dalla presenza di corion e vasi sanguigni.

Queste strutture sono vascolarizzate internamente e immerse in lacune sanguigne colmate dal sangue materno. Inizialmente, i villi sono distribuiti sull'intera superficie del corion, ma con il procedere della gravidanza (intorno al terzo mese), si sviluppano soltanto quelli adiacenti alla decidua basale - formando il corion frondoso - mentre quelli rivolti verso la decidua capsulare degenerano, dando origine al corion liscio.

micrografia dei villi coriali e struttura del sinciziotrofoblasto

Fisiologia e scambi tra madre e feto

La funzione primaria della placenta è quella di permettere gli scambi metabolici e gassosi tra il sangue fetale e quello materno. Il feto e la placenta sono collegati tra loro tramite il cordone ombelicale, mentre l'organismo materno comunica direttamente con la placenta attraverso delle sacche ripiene di sangue definite lacune sanguigne, dalle quali "pescano" i villi coriali.

La placenta umana è di tipo emocoriale: il corion, impiantandosi, corrode l'epitelio e il connettivo sino a raggiungere i vasi sanguigni materni. Questo intimo sistema di scambi permette il passaggio di ossigeno, ioni e zuccheri semplici. Per quanto riguarda il materiale proteico, il transito è consentito solo a proteine a basso peso molecolare. È interessante notare che anche gli anticorpi migrano dalla madre al feto, se dotati di basso peso molecolare, offrendo una protezione immunitaria passiva. Al contrario, patogeni come quelli della pertosse o della varicella non sono in grado di attraversare questa barriera.

Il ruolo endocrino: la placenta come ghiandola

Oltre alla nutrizione, la placenta possiede un'importantissima funzione endocrina. Nella prima fase dello sviluppo, essa agisce come ghiandola, producendo gonadotropine corioniche (hCG), ormoni che mantengono attivo il corpo luteo. Il corpo luteo, a sua volta, produce progesterone, essenziale per il procedere della gravidanza.

Dalla settima settimana in poi, la placenta raggiunge un grado di sviluppo sufficiente per produrre da sola tutto il progesterone necessario; di conseguenza, il corpo luteo degenera. Tra il terzo e il quarto mese di gravidanza, la placenta ha raggiunto dimensioni tali da produrre autonomamente la giusta quantità di ormone. Se tale passaggio di ruolo non dovesse avvenire, un brusco calo di progesterone porterebbe all'interruzione della gravidanza: per questo il periodo tra il terzo e il quarto mese è considerato particolarmente critico. Oltre all'hCG e al progesterone, la placenta secerne estrogeni, lattogeno placentale umano, inibina, prolattina e pronenina.

Gli scambi gassosi

Il cordone ombelicale: il ponte vitale

L'evoluzione del peduncolo d'attacco porta alla formazione del cordone ombelicale, l'unico collegamento fra l'embrione e la madre. A sviluppo definitivo, le sue dimensioni raggiungono i 50 cm di lunghezza ed è rivestito dall'amnios. Visto in sezione, appare "riempito" dalla gelatina di Wharton, un tessuto molle con poche fibre e molta sostanza cellulare, che costituisce l'impalcatura del cordone. Al suo interno decorrono inizialmente quattro vasi (due arterie e due vene), che successivamente si fondono: nelle arterie circola sangue venoso che torna alla madre per l'eliminazione, nelle vene circola sangue arterioso ricco di nutrimento.

Considerazioni cliniche: placenta previa e distacco

Sebbene la placenta si posizioni solitamente sulla parete dell'utero, può verificarsi una condizione nota come placenta bassa o placenta previa, riscontrata in circa il 5% delle gravidanze iniziali. Nella maggior parte dei casi, con l'aumento delle dimensioni dell'utero, la placenta si sposta verso l'alto. Tuttavia, la persistenza di una placenta previa, specialmente se centrale, rende necessario il ricorso al taglio cesareo per evitare lacerazioni ed emorragie potenzialmente fatali.

Un'altra emergenza ostetrica è il distacco di placenta, spesso associato all'ipertensione, che si manifesta con dolori addominali e perdite ematiche. È fondamentale notare che spesso l'esame ecografico non indica anomalie in caso di distacco, rendendo la diagnosi basata sulla sintomatologia clinica assolutamente tempestiva. Per monitorare la funzionalità placentare in condizioni normali, il parametro più affidabile rimane la crescita fetale e la quantità di liquido amniotico. L'esame flussimetrico, pur non essendo necessario in tutte le gravidanze, risulta indispensabile nei casi di ritardo di crescita fetale per valutare il momento più idoneo per l'espletamento del parto.

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