Villa Osio: Architettura, Storia e Memorie tra Roma e il Lario

La storia dell'edilizia residenziale italiana del Novecento è costellata di edifici che hanno saputo interpretare il gusto e le istanze sociali del proprio tempo. Tra queste, la figura di Villa Osio emerge come un nodo complesso, capace di intrecciare destini biografici, evoluzioni architettoniche e narrazioni cinematografiche. È necessario, tuttavia, distinguere con precisione tra le due realtà che portano questo nome: la celebre dimora romana, nota oggi come Casa del Jazz, e la storica villa situata presso Colico, affacciata sulle sponde del lago di Lecco.

Veduta architettonica d'insieme di una villa storica con parco circostante

Le radici romane: Villa Osio e l'eredità di Cesare Pascoletti

Villa Osio a Roma, ubicata nel contesto suggestivo delle Mura Aureliane, rappresenta uno dei frutti più maturi dell’ingegno di Cesare Pascoletti. La costruzione fu commissionata infatti nel 1937 da Arturo Osio al suo progettista di fiducia, Cesare Pascoletti. Il primo, Osio, era un banchiere vicino al Fascismo che nel 1927 fonderà la Banca Nazionale del Lavoro, mentre l'altro era uno dei protagonisti della scena architettonica italiana, sebbene il suo nome oggi non sia tra i più noti e citati del periodo.

Pascoletti si era laureato a Torino e dopo qualche anno era approdato a Roma come collaboratore di Marcello Piacentini. Sarà proprio con Piacentini che progetterà la sede romana della Bnl, l’austero edificio all’angolo tra via Veneto e via Bissolati. Pascoletti legherà il suo nome all’istituto bancario e al suo fondatore progettandone altri edifici, ma oltre a questi sarà anche l’autore della storica concessionaria Fiat di viale Manzoni e di tantissime residenze romane.

Il progetto venne commissionato negli anni Trenta dal vecchio proprietario l'avvocato Arturo Osio all’ingegnere Cesare Pascoletti. La costruzione della villa, per la quale furono presentate tre diverse soluzioni progettuali, fu affidata a un tecnico che, utilizzando materiali e accostamenti cromatici della tradizione romana antica, ideò un edificio di struttura sobria ed elegante, dal corpo allungato, scandito sul lato orientale da un portico d'ingresso ad archi. L'edificio riprende alcuni temi dell’edilizia antica riproponendo e integrando nella costruzione anche lacerti archeologici.

Il parco e le decorazioni: l’arte di vivere nel verde

Villa Osio, l’odierna Casa del Jazz, appartiene alla prima parte della carriera di Pascoletti e rimane un esempio brillante di architettura degli anni Trenta. All’interno le stanze erano decorate da importanti opere pittoriche, come il grande affresco di Amerigo Bortoli Natinguerra raffigurante piazza Navona. Il parco che circonda la casa fu progettato dal grande Pietro Porcinai, il più noto tra i paesaggisti italiani del secolo scorso, capace di conferire al verde un ruolo protagonista nel dialogo con l'architettura.

Dettaglio di un giardino all'italiana progettato nel Novecento

Dalla malavita alla musica: la trasformazione in Casa del Jazz

Negli anni Ottanta, l'aspetto originario della villa e del giardino sono stati pesantemente modificati dai numerosi interventi compiuti da Enrico Nicoletti, personaggio di spicco della malavita romana, che ha profondamente alterato la distribuzione interna degli ambienti e snaturato i prospetti esterni. Nicoletti l’aveva acquistata nel 1983, ma poi gli fu sequestrata a seguito di un’inchiesta e donata al Comune di Roma.

Quel personaggio, Nicoletti, è stato spesso associato alla figura del "Secco" nella narrazione cinematografica di Romanzo Criminale. Sebbene nel film di Michele Placido il personaggio viva in una villa modernissima a Casal Palocco, la realtà storica vede il boss risiedere a Villa Osio. Il progetto Casa del Jazz è stato fortemente voluto dal Comune di Roma, cui fu assegnata la Villa dopo la confisca, e dall’allora Sindaco Walter Veltroni. Oggi la struttura dispone di tre edifici circondati da un grande quanto incantevole parco. Nella costruzione principale ha luogo un piccolo auditorium per concerti, videoproiezioni o semplici incontri che può ospitare un pubblico di 150 persone. Nello stessa struttura è in funzione una biblioteca aperta al pubblico e un archivio audiovisivo.

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L’altra Villa Osio: la residenza lacustre di Colico

Esiste un’altra realtà che porta questo nome, situata in un contesto geografico radicalmente diverso. L’incantevole villa Osio si trova quasi a confine con il vicino lido, in prossimità del lago di Lecco, in un’area conosciuta come Montecchio Sud. Originariamente il suo nome era Villa Lattuada ed il nome è stato cambiato dal suo secondo proprietario, il conte Osio, che si è anche assicurato di praticare diverse modifiche alla villa originaria.

L’ingegnere Stefano Lattuada, milanese sovrintendente alla costruzione del difficilissimo tratto della linea ferroviaria Bellano-Colico, si innamorò della zona e volle costruirvi una villa quasi “con i piedi nel lago”, da affiancare al già esistente borghetto della Cascina Folletto. Per la costruzione della casa, Lattuada si ispirò al celebre chalet costruito a Losanna nel 1874 dal noto architetto francese Viollet-le-Duc.

La villa è composta da un edificio centrale con pianta rettangolare a cui si accede da una scala laterale. Sia la facciata esterna che le scale hanno un gusto sobrio ed elegante. Il giardino che si apre sul retro è molto grande e davvero bello; al suo interno si trova una passeggiata nel verde che conduce sino ad un laghetto di ninfee. Purtroppo non è accessibile al pubblico perché appartiene ancora ad un gruppo di privati.

Evoluzioni e contesti storici: la tenuta di Montecchio Sud

La costruzione di origine novecentesca, nell'area di Montecchio Sud, risale al 1914 per volontà della famiglia Stampa, residente a Gravedona. È interessante notare come il territorio abbia vissuto una storia stratificata: parte del parco viene riservata alle attività degli scout sin dal secondo dopoguerra, rendendolo quindi un campo storico. La Villa Osio di Colico mantiene un fascino discreto, legato all'epoca in cui l'ingegneria ferroviaria e la borghesia lombarda definivano il paesaggio del Lario con dimore d'ispirazione europea.

Veduta panoramica del Lago di Como con architetture storiche in primo piano

Sincronie artistiche: il legame con la musica

La natura colta di queste dimore si riflette anche negli accostamenti musicali. Che si tratti delle note classiche di Vivaldi, come la Sonata “La Follia” RV 63, dei Quintetti di Boccherini, o delle composizioni di Mozart, la Villa Osio romana, ora Casa del Jazz, è diventata un tempio della musica contemporanea, creando un ponte tra la severità degli anni Trenta e la libertà espressiva del jazz. Anche per le atmosfere di Colico, le suggestioni musicali di Brahms o di Piazzolla sembrano risuonare tra le fronde del parco, richiamando una tradizione di eleganza che unisce l'architettura all'ascolto consapevole.

Il percorso che porta alla comprensione di queste due ville è un viaggio tra il rigore formale di Pascoletti a Roma e l'ispirazione romantica di Lattuada a Colico. Se la prima è stata riscritta dalle vicende giudiziarie per tornare al bene comune, la seconda resta un tesoro privato, custode di un Novecento che guardava al paesaggio con occhio architettonico e, allo stesso tempo, profondamente sentimentale.

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