
Il concetto di "colui che ora è consolato con la ninna" si immerge nelle profonde sfumature della cura, del conforto e della protezione, specialmente in contesti di vulnerabilità e innocenza. Sebbene la frase specifica possa non essere un'espressione idiomatica comune, il suo significato intrinseco risuona con la tenera immagine di un bambino che trova pace e sicurezza attraverso una ninna nanna, in un mondo che spesso può essere turbolento o minaccioso. Questa immagine evoca sentimenti di serenità, amore materno e l'importanza di un rifugio sicuro, temi che si intrecciano con riflessioni più ampie sulla fede, la protezione e la provvidenza divina.
La Ninna Nanna come Strumento di Consolazione
La ninna nanna, in tutte le culture, è da sempre un potente strumento di consolazione. Non è solo una melodia o un canto, ma un atto d'amore che trasmette sicurezza, calma e un senso di appartenenza. Nel contesto di un individuo "consolato con la ninna", si può percepire l'immagine di qualcuno che, pur avendo sperimentato o potendo ancora affrontare difficoltà, trova ristoro e pace attraverso una forma di cura e protezione. Questa cura può essere letterale, come quella di un genitore che culla il proprio figlio, o metaforica, riferendosi a un rifugio spirituale o emotivo.
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Il testo fornito, sebbene non utilizzi direttamente questa frase, è intriso di un senso di ricerca di consolazione e protezione di fronte a eventi traumatici come la guerra e le avversità. Le figure femminili, Frida, Chérie, Mirella e Luisa, cercano conforto l'una nell'altra e in un rifugio spirituale, come si evince dal ricorso alla preghiera e alla figura della Vergine Maria. La ninna nanna, in questo senso, diventa un simbolo universale di quel bisogno fondamentale di essere accuditi e protetti quando la realtà esterna si fa troppo dura.
La Fragilità dell'Innocenza di Fronte alla Guerra
Il racconto si apre con scene di spensieratezza e giovinezza, descrivendo ragazze che costeggiano il mare, si bagnano e godono della vita. "La prima ad essere pronta fu Chérie," e poi "Frida! Chérie! Torna indietro!" con le loro "gambe fresche e agili" che corrono nell'acqua. Tuttavia, questa idilliaca immagine viene bruscamente interrotta dalla minaccia della guerra. "Era il trenta di luglio," e la carrozza attesa non arriva. La tensione aumenta con le grida di "Supplément…. de L'Indépendance…." che annunciano notizie sempre più allarmanti.

Il passaggio dal gioco innocente alla cruda realtà del conflitto è rappresentato dalle reazioni delle ragazze. Mirella, con la sua esclamazione "La guerra? Ebbene? noi la guerra?" rivela un'iniziale incredulità e risentimento, un'incapacità di comprendere come una tale minaccia possa coinvolgerle direttamente. Questo sentimento di essere impreparati e vulnerabili di fronte a un evento di tale portata è un tema ricorrente. L'arrivo dei soldati tedeschi, le "belve feroci," come vengono definite da Fritz, trasforma la loro casa da rifugio in un luogo di pericolo. "La porta si apre! E' Fritz…. E' Fritz…." è un momento di falsa speranza che presto si trasforma in ansia. Le ragazze, prima spensierate, si trovano ora a confronto con la brutalità e l'arroganza dell'invasore. L'ufficiale che ride di Mirella e le sue compagne, trattandole come "una mosca" o una "piccola Furia," evidenzia il disprezzo e la deumanizzazione che accompagnano la guerra.
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La frase "il suo monologo" associata a Fritz, o il suo essere "un po' rotto," suggerisce un cambiamento nella sua personalità, probabilmente dovuto al peso degli eventi. Il suo ruolo, da quello che sembrava un domestico di famiglia, si evolve in un protettore impotente o un testimone sconvolto. La partenza di Amour, l'incertezza sul suo destino e l'esclamazione di Chérie "Mandata via?" per Frida, che "si fece di fiamma" di fronte all'annuncio del capitano "Domattina ce ne andiamo," sottolineano la perdita e la separazione causate dal conflitto. La ninna nanna, in questo contesto, rappresenta ciò che viene strappato via: la pace, la sicurezza e la spensieratezza che un tempo erano date per scontate. "Ma l'alba - ahimè!" conclude la sezione, lasciando un'ombra di presagio e la consapevolezza che il riposo e la consolazione sono effimeri.
La Ricerca di Sicurezza e Protezione
Nel cuore del tumulto, la ricerca di sicurezza e protezione diventa una necessità impellente. Il testo sottolinea come, di fronte all'invasione e alla violenza, le persone cerchino disperatamente un rifugio fisico e spirituale. L'esclamazione di Luisa, "Mio Dio! Mio Dio!," e il suo appello "vi supplico! Abbiate pietà di noi!" di fronte ai soldati ubriachi, rivelano la profonda paura e il desiderio di protezione per sé stesse e per le "bimbe." La ninna nanna, qui, è un grido silenzioso per il ritorno di un mondo dove tale protezione era garantita.

La figura del padre, sebbene spesso assente o impotente, rappresenta un'altra forma di sicurezza. "Il domestico di Papà!" o "suo padre" che le dice "Vieni ti porterò in collo" sono immagini di un'autorità protettiva, seppur a volte lontana o compromessa. Anche il "Contegno di Fritz," che nonostante la sua iniziale rottura si sforza di proteggere, rivela l'istinto umano di difendere i propri cari. "Fritz, se vengono quelle belve" è un lamento che evidenzia la fragilità di queste difese di fronte a una forza schiacciante. Il timore di "uomini ubriachi" e il "respirare in faccia l'alito caldo ed acre" del nemico incarnano la minaccia più diretta alla sicurezza personale.
La casa stessa, che dovrebbe essere un santuario, è invasa e profanata. "Vuota!" esclama Chérie, trovando la stanza di Frida deserta. La descrizione degli ufficiali che cercano "tre stanze a questo piano… sopra…." e che parlano di "125 uomini" che si sistemeranno nella casa, distrugge l'idea di un rifugio sicuro. Questo contrasto tra l'idealizzazione della casa come luogo di protezione e la sua profanazione è un richiamo alla perdita di ogni sicurezza di fronte alla guerra.
La Fede e la Speranza come Ancora di Salvezza
In un contesto di estrema incertezza e paura, la fede e la speranza emergono come ancore di salvezza per coloro che sono "consolati con la ninna nanna" delle proprie convinzioni. Il testo, in particolare la sezione dedicata agli scritti di Don Bosco, offre una profonda riflessione su come la spiritualità possa sostenere gli individui in momenti di grande afflizione. "Senza la fede è impossibile piacere a Dio, sine fide impossibile est placere Deo," come afferma l'apostolo San Paolo, e Don Bosco sottolinea l'importanza di mantenere "accesa nel nostro cuore questa fiaccola della fede." Questa fiaccola è ciò che illumina i passi della vita, un "cibo che ci sostenta nella vita spirituale."

La fede non è solo una credenza passiva, ma un'azione. Don Bosco esorta a "fare sovente atti di fede; protestare col cuore che noi crediamo fermamente alle principali verità della cattolica religione." La speranza, poi, si lega intrinsecamente alla fede. "La virtù della speranza, la quale ci faccia abbandonare noi medesimi nelle mani di Dio, come un figlio nelle braccia della tenera madre," è un'immagine che risuona profondamente con l'idea di consolazione. La speranza è necessaria per ottenere "molti favori" da Dio, inclusi il perdono dei peccati e l'aiuto della grazia. Senza di essa, "nessuno potrà giungere a goderlo," riferendosi al "mare di delizie" preparato nell'aldilà.
La carità, definita da Don Bosco come la "maggiore e la più eccellente" delle virtù, è l'amore verso Dio e verso il prossimo. "L'amore dunque verso Dio e verso il prossimo deve sempre essere come un fuoco acceso nel nostro cuore." Questo amore è motivato dai "innumerevoli benefici" ricevuti da Dio, inclusa la creazione e la nascita nella religione cattolica. "Egli per nostro amore discese dal cielo in terra fra gli stenti e le pene; per noi soffrì la morte la più dura. Egli per un eccesso d'amore si lasciò per nostro cibo nella santa Eucaristia." Questi atti divini dovrebbero accendere il cuore verso Dio.
L'imitazione di Cristo è un altro pilastro della fede e della speranza. "Il modello che ogni cristiano deve copiare è Gesù Cristo." Ciò implica l'essere "accessibile, come lo era Gesù Cristo, ai poveri, agli ignoranti, ai fanciulli," e l'essere "umile" e "ubbidiente." La sofferenza con rassegnazione, come quella di Cristo, è presentata come un modo per vivere la fede.
La preghiera è l'espressione più diretta della fede e della speranza. "Pregare vuol dire innalzare il proprio cuore a Dio e intrattenersi con lui per mezzo di santi pensieri e devoti sentimenti." Non sono necessarie "parole ricercate e squisite," ma "basta un semplice pensiero accompagnato da devoti interni affetti." Don Bosco sottolinea le condizioni per una preghiera efficace: essere in "stato di grazia santificante," pregare con "umiltà," chiedere prima i "beni spirituali," e pregare con "illimitata speranza" e "perseveranza." "Iddio esaudisce le nostre preghiere in quel modo ed in quel tempo che egli vede più opportuno e conveniente."
I sacramenti, definiti come "sette, né più, né meno," sono "mezzi di salvezza" istituiti da Gesù Cristo. Il Battesimo ci rende "figliuoli di Dio," la Cresima ci dà la "pienezza dei doni dello Spirito Santo," l'Eucaristia ci offre il "corpo, il suo sangue, la sua anima e la sua divinità," la Penitenza ci rimette i peccati, l'Estrema Unzione ci assiste nella malattia e nella morte, l'Ordine conferisce grazia ai ministri e il Matrimonio è un'unione benedetta. Ogni sacramento è un'espressione della "bontà, la sapienza e la misericordia di Dio."
Il Ruolo di Maria Ausiliatrice: Una Ninna Nanna Celeste

Nel contesto della ricerca di consolazione e protezione, la figura della Vergine Maria emerge con forza, assumendo il ruolo di una "ninna nanna celeste" per i fedeli. Don Bosco, "instancabile apostolo della devozione mariana," ne esalta il ruolo di "mediatrice di grazie, difesa dagli assalti del male, sostegno nell'impegno di vita cristiana e nel cammino verso la santità." Questa visione di Maria come madre amorevole e potente risuona profondamente con l'immagine di chi è "consolato con la ninna," trovando in lei un rifugio e un conforto.
Don Bosco invita a considerare i "innumerevoli motivi" per essere devoti di Maria. Lei è "tutta bella e senza macchia," "piena di grazia," "esente da ogni macchia di peccato originale ed attuale." Queste prerogative l'hanno innalzata alla "dignità di madre di Dio." L'espressione "Regina sine labe originali concepta, ora pro nobis" è un'invocazione che racchiude la sua purezza e il suo potere intercessorio.
Il testo sottolinea che Maria è anche "madre nostra." "Perciocché divenendo ella madre di Gesù vero Dio e vero uomo, divenne eziandio madre nostra." Questo concetto è rafforzato dall'episodio della crocifissione, dove Gesù affida Maria a Giovanni e Giovanni a Maria: "Donna, disse a Maria, ecco in Giovanni il tuo figliuolo; dipoi disse a Giovanni: - Ecco in Maria la madre tua." Questo atto viene interpretato dai santi padri come la volontà di Gesù di darci Maria come "madre nostra amorosa." Inoltre, "Maria è nostra madre perché ci rigenerò per mezzo di Gesù Cristo nella grazia."
La devozione a Maria è presentata come fonte di "celesti favori." "Io, ella ci dice, io abito nel più alto dei cieli per colmare di grazie e di benedizioni i miei devoti." Il mese di maggio, dedicato a Maria, è una "gran festa alla madre nostra, alla madre di Gesù." Il "più bel mazzetto che noi le possiamo offrire è quello che sarà composto delle virtù di cui ella ci ha donati luminosi esempi." La preghiera del "Ricordatevi o piissima Vergine Maria," enfatizza la fiducia nella sua intercessione.
Maria è la "stella del mare, il conforto nel nostro esilio, la luce che ci addita la via del cielo asciugandoci le lacrime." La sua protezione si manifesta attraverso "continui aiuti spirituali e temporali." Vengono citati "moltissimi celebri santuari," come quello della Consolata a Torino, dove si trovano "segni di gratitudine verso Maria per i benefici ricevuti," inclusi risanamenti da malattie e liberazioni da pericoli. Le "grazie spirituali" ottenute da Maria sono innumerevoli: "Quante vergini devono la preservazione di tale stato alla protezione di lei! Quanti conforti agli afflitti! Quante passioni combattute! Quanti martiri fortificati! Quante insidie del demonio superate!"
La storia della Chiesa è costellata di interventi miracolosi di Maria. L'introduzione della parte "Santa Maria Madre di Dio prega per noi peccatori" nell'Ave Maria è legata alla vittoria sull'eresia di Nestorio nel Concilio di Efeso. "Il popolo di Costantinopoli fremeva di sdegno a tale bestemmia; e per rischiarire la verità furono mandate suppliche al sommo pontefice." La condanna di Nestorio fu accolta con "parole di giubilo" e l'acclamazione "Viva Maria! Viva la grande, la eccelsa, la gloriosa madre di Dio."
Un altro esempio della potenza di Maria è la fine della pestilenza a Roma al tempo di San Gregorio Magno, attraverso una processione con l'immagine miracolosa di Maria. "Un angelo in forma umana… riponeva nel fodero la spada insanguinata in segno che l'ira divina era placata e che per l'intercessione di Maria era per cessare il terribile flagello." L'inno "Regina coeli laetare alleluia" fu aggiunto in quell'occasione. L'Angelus, recitato al mattino e alla sera, ha origini antiche, legato alla preghiera per la protezione in guerra e per la concordia tra i cristiani. Questi esempi storici rafforzano l'idea di Maria come una fonte costante di aiuto e protezione, una "ninna nanna" che culla e conforta l'umanità attraverso i secoli.
La Carità Operosa e il Servizio al Prossimo
Il concetto di "colui che ora è consolato con la ninna" si estende anche al ricevitore di una carità operosa, un servizio che porta conforto e sollievo in tempi di bisogno. Questo aspetto si lega strettamente alla visione di Don Bosco, il quale non solo promuove la fede e la devozione, ma anche l'azione concreta a favore del prossimo. La carità, come "fuoco acceso nel nostro cuore," si traduce in iniziative pastorali, educative e sociali. Il terreno fertile dell'Ottocento, con il suo "accentuato fervore spirituale e operativo," ha visto fiorire "associazioni laicali, nuove forme di vita consacrata" e "imprese missionarie e apostoliche." Le opere di Don Bosco, in questo senso, sono un esempio lampante di come la fede si traduca in azioni concrete di aiuto.

Don Bosco non cessa di alimentare "questo anelito di carità in funzione educativa e apostolica," non solo attraverso "l'animazione e organizzazione della cooperazione, ma anche tramite la cura spirituale." I testi raccolti mostrano il suo impegno nel promuovere una "visione integrale, devota e attiva della vita cristiana: all'amore misericordioso e tenerissimo di Dio, alla sua carità senza limiti, si risponde con una fede viva e una carità ardente, con l'imitazione operosa di Cristo Gesù." Questo si traduce in un servizio concreto, in cui "Ecclesiastici e laici generosi, polarizzati dalla carità del santo, fin dai primi momenti dell'Oratorio prestarono generosamente la loro opera, senza mai abbandonarlo, al punto da diventare parte integrante e strategica della sua famiglia."
L'imitazione di Cristo, come già accennato, è fondamentale. "Il cristiano deve essere accessibile, come lo era Gesù Cristo, ai poveri, agli ignoranti, ai fanciulli." Questa accessibilità è la base per un servizio autentico. Il testo offre vari esempi di come la carità si manifesti in atti concreti, non solo nella preghiera e nella devozione, ma anche nell'aiuto ai bisognosi, nella cura degli infermi e nella promozione della giustizia sociale. Sebbene il racconto non approfondisca specificamente le opere di carità delle ragazze protagoniste, l'appello di Luisa ai soldati ubriachi, "Abbiate pietà di noi! Abbiate cura di noi!", risuona come una richiesta di quella stessa carità che il messaggio di Don Bosco promuove.
La "ninna nanna" della carità è un atto di accudimento che va oltre il semplice conforto verbale. È un'azione che nutre, protegge e sostiene, fornendo un senso di sicurezza e appartenenza in un mondo che altrimenti potrebbe sembrare freddo e indifferente. Questo aspetto della carità operosa è fondamentale per comprendere appieno il significato di essere "consolato con la ninna," in quanto non si tratta solo di ricevere un conforto passivo, ma anche di essere inseriti in una rete di supporto e assistenza reciproca.
L'Importanza della Comunità e dei Legami Umani
Infine, l'essere "consolato con la ninna" si manifesta anche attraverso la forza dei legami umani e il supporto della comunità. In tempi di crisi, la vicinanza degli altri, la condivisione delle preoccupazioni e il mutuo soccorso diventano vitali. Le relazioni tra le ragazze nel racconto sono un esempio di questa dinamica. Frida, Chérie, Mirella e Luisa condividono momenti di gioia e spensieratezza, ma anche l'angoscia e la paura. "Chérie la baciò e rise" in un momento di relativo sollievo, mentre "Luisa giunse le mani" in preghiera e in cerca di conforto reciproco.

La famiglia, in particolare, è un pilastro di questa comunità. La madre di Chérie, la figura di "Papà," e il domestico Fritz, sebbene con ruoli diversi, rappresentano nuclei di supporto. Il lamento di Luisa, "Mio Dio! Mio Dio! Le mie bambine! Dormono!… Sono sane e salve, ben chiuse nella loro casa. Dio ve le guardi! Ma voi, oh! abbiate pietà! Abbiate cura di noi!", sottolinea l'istinto materno di protezione e il desiderio di mantenere unita la famiglia di fronte alla minaccia.
La presenza dei vicini e degli amici, anche se a volte distanti o impotenti, contribuisce a creare un senso di appartenenza. Il fatto che "Cricri a venire da noi domani sera" o che le ragazze "leggevano le loro lettere" rivela l'importanza di rimanere connessi e di condividere le esperienze. Anche la menzione della "cuoca Maria" suggerisce una rete di relazioni domestiche che, pur non essendo sempre di primo piano, contribuiscono al tessuto della vita quotidiana e al supporto reciproco.
La comunità spirituale, come evidenziato dagli scritti di Don Bosco, è un'altra forma cruciale di legame umano. "Il cattolicesimo dell'Ottocento, in ogni classe sociale, è connotato da un accentuato fervore spirituale e operativo," che spinge alla "testimonianza evangelica, alla militanza e alle opere di carità." Questo fervore si traduce nella creazione di "associazioni laicali" e di nuove forme di vita consacrata, che offrono un ambiente di sostegno e crescita spirituale. Don Bosco non cessa di "alimentare questo anelito di carità in funzione educativa e apostolica," creando una comunità di "Ecclesiastici e laici generosi" che collaborano per il bene comune.
In definitiva, l'essere "consolato con la ninna" in un senso più ampio implica il trovare rifugio e pace non solo in un atto individuale di cura, ma anche nella forza collettiva della famiglia, degli amici e della comunità, sia essa sociale o spirituale. Questi legami umani creano un ambiente protettivo, una sorta di "ninna nanna" collettiva che sostiene gli individui nei momenti più difficili, offrendo speranza e solidarietà.