L’Anestesia Epidurale nel Percorso del Parto: Tra Scienza, Consapevolezza e Allattamento

L’attesa di un figlio è un’esperienza intensa ed emozionante, durante la quale una donna si prepara ad un grande cambiamento. Diventare genitore, infatti, è una gioia immensa ma anche una grande responsabilità: le decisioni che prendiamo dal momento del concepimento sono infatti determinanti per la salute futura di un bambino. Un percorso importante e impegnativo, che molti genitori decidono di condividere con un team di medici preparati, affidandosi ad una polizza sanitaria per bambini, come Protezione Famiglia Ragazzi. Tra le decisioni che caratterizzano il momento del travaglio, la scelta dell’analgesia epidurale occupa un ruolo centrale nel dibattito moderno sulla medicina perinatale.

rappresentazione schematica dell'anatomia della colonna vertebrale e del posizionamento del catetere epidurale

Fondamenti e tecnica dell'anestesia epidurale

L’anestesia epidurale (o analgesia epidurale) è la tecnica più efficace per contrastare il dolore durante il parto e aiutare le future mamme a rendere meno traumatico questo momento. Si tratta di un tipo di anestesia loco-regionale che permette di eliminare o ridurre significativamente il dolore delle contrazioni durante il travaglio. La procedura prevede l’inserimento di un catetere in un punto ben preciso tra le vertebre della zona lombare, dove resterà posizionato per tutto il tempo necessario e attraverso il quale passeranno i farmaci dall’effetto analgesico e anestetico.

Il medico anestesista pratica l’intervento attraverso l’impiego di un ago e di un catetere per andare a intercettare lo spazio epidurale, una porzione di pochi millimetri situata all’interno della spina dorsale, tra gli involucri posti a protezione del midollo spinale (le meningi) e il legamento giallo (che tiene unite le vertebre tra di loro). L’intera procedura non richiede più di dieci minuti circa, con la donna seduta con la schiena incurvata grazie a un piegamento in avanti del capo o sdraiata sul fianco e rannicchiata in posizione fetale. L’anestesia epidurale viene somministrata durante la prima fase, all’inizio del travaglio, quando la partoriente raggiunge una dilazione di 3-4 centimetri. Per mezzo di un ago, viene introdotto nella zona sottocutanea nella regione lombare un sottilissimo catetere, che poi viene fissato tramite un piccolo nastro adesivo, in modo da permettere alla partoriente di muoversi in completa libertà.

Dinamiche del parto e analgesia

Nonostante la soppressione della sensazione dolorosa, la partoriente mantiene comunque sensibilità e mobilità. Ciò vuol dire che sentirà distintamente la pressione della testa del neonato che la indurrà a spingere correttamente e che durante il travaglio potrà assumere le posizioni che preferisce o camminare. L’analgesia epidurale consiste nella somministrazione di farmaci analgesici e anestetici che agiscono sulle vie di trasmissione del dolore, ma non sulle fibre motorie né sulle vie di trasmissione della sensibilità.

Questo significa che le contrazioni uterine vengono percepite, ma non risultano dolorose per la partoriente. La donna è comunque libera di assumere le posizioni preferite e di camminare, nei limiti di quelle consentite dal catetere. Non è vero che per spingere in maniera corretta sia necessario sentire dolore; lo stimolo alla spinta e il riflesso di eiezione non sono bloccati dall’anestesia. Al momento della conferma della dilatazione cervicale completa nella donna con analgesia regionale, a meno che abbia l’urgenza di spingere o la testa del feto sia visibile, la spinta dovrebbe essere ritardata di almeno 1 ora e prolungata se la donna lo desidera.

Sicurezza, rischi e percezione clinica

Come ogni procedura medica, l’epidurale può comportare alcuni rischi, come lesioni nervose o ematomi, sebbene siano rari. Capire come funziona l’anestesia epidurale e dove viene posizionato il catetere è fondamentale per una prima comprensione dei possibili rischi associati. Tra gli effetti collaterali più comuni, comunque rari, troviamo la comparsa di una forte cefalea, causata dalla perdita di fluido cerebrospinale attraverso il foro dell’epidurale. L’incidenza è direttamente proporzionale al diametro ed alla tipologia di ago utilizzato: aghi smussati a ‘punta a matita’ si sono dimostrati migliori rispetto a quelli ‘a punta Quincke’.

Secondo uno studio del Bath`s Royal United Hospital (GB, anestesia epidurale: «Rischi sovrastimati»), l’epidurale comporta delle complicazioni solo per 1 paziente ogni 23 mila. La bassa diffusione di questa tipologia analgesica in effetti è anche da ricercare nei rischi spesso sovrastimati. Stando ai dati dell’Osservatorio Onda (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna), a richiederne l’esecuzione è una partoriente su cinque, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord. La mancanza di mezzi e personale ha certamente influito, ed influisce anche oggi, sulla sua scarsa diffusione; a ciò si aggiunge il fatto che per praticarla è necessaria la presenza stabile di un anestesista nella sala parto. Tuttavia, l'epidurale è disponibile in tutti gli ospedali pubblici italiani, come stabilito da un atto legislativo.

3.7 Il travaglio e il parto | Epidurale. Che cos'è e quando farla

Differenze tra anestesia epidurale e spinale

Spesso si fa confusione tra anestesia epidurale ed anestesia spinale. Nell’anestesia epidurale il farmaco viene iniettato nello spazio epidurale, che si trova al di fuori delle meningi, più precisamente all’esterno della dura madre. L’anestetico non entra quindi in contatto diretto con il liquido cerebrospinale, consentendo un’azione più graduale e modulabile. L’anestesia spinale, invece, prevede che l’ago attraversi la dura madre per raggiungere lo spazio subaracnoideo, dove è presente il liquido cerebrospinale: l’anestetico agisce direttamente su di esso, producendo un effetto più rapido, intenso e profondo. Per questo motivo la spinale viene utilizzata soprattutto nei parti cesarei, in particolare quando è necessario ottenere un’anestesia efficace in tempi brevi.

L'impatto sull'allattamento: un dibattito complesso

Una delle preoccupazioni più comuni tra le future mamme riguarda l’impatto dell’epidurale sull’allattamento al seno. In teoria, l’epidurale potrebbe comportare conseguenze, per esempio perché è associata a un lieve aumento della durata della fase espulsiva del parto e a un lieve aumento del rischio di andare incontro a parto operativo con ventosa. Nella pratica, gli studi condotti hanno finora dato risultati contrastanti. Una revisione pubblicata nel 2016 ha individuato 23 indagini, tra le quali 12 hanno dimostrato un effetto negativo, 10 nessun collegamento e una un effetto positivo.

È stato osservato che il rooting (il riflesso di ricerca del seno) è stato significativamente più breve quando alla madre era stata somministrata l’analgesia epidurale. I neonati esposti all’analgesia senza ossitocina mostravano una durata del rooting inferiore rispetto a quelli non esposti. In alcuni casi, l’epidurale potrebbe causare sonnolenza nella madre o nel neonato, rendendo più difficile l’inizio dell’allattamento. Tuttavia, è fondamentale che, dopo il parto, il personale sanitario supporti attivamente la madre nell’avvio dell’allattamento, fornendo indicazioni precise sul corretto posizionamento del bambino e sulla gestione delle prime poppate.

infografica che illustra i benefici del contatto pelle a pelle immediato per il neonato

Il ruolo dell'assistenza postnatale

Il modo in cui nasce un bambino ha un impatto notevole sulla facilità o difficoltà di iniziare l’allattamento al seno. Molte procedure di routine possono essere rimandate e la salute del bambino può essere valutata mentre è ancora sul petto della madre. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda il contatto pelle a pelle almeno per la prima ora e mezza dopo la nascita. Questo momento, spesso definito “l’ora d’oro”, favorisce l’avvio precoce dell’allattamento al seno.

In uno studio, il 63% di tutti i neonati ha completato la prima poppata al seno entro 30-59 minuti dal contatto pelle a pelle. Durante questo contatto, il bambino può sentire il capezzolo sul viso e muovere la testa per attaccarsi. Se partorirai in un Ospedale Amico dei Bambini (BFHI) accreditato dall'UNICEF, scoprirai probabilmente che il personale è impegnato ad aiutarti ad allattare con successo, rispettando i Dieci Passi per un Allattamento al Seno di Successo. Supporto aggiuntivo da parte di ostetriche e consulenti per l’allattamento può fare la differenza nel superare l'inizio lento che talvolta viene segnalato dopo il parto con analgesia, ricordando che l'allattamento può avere successo anche in tali circostanze.

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