Valentina Marchei: Oltre il Ghiaccio, un Percorso di Vita, Sport e Maternità

Il pattinaggio sul ghiaccio è una disciplina che si descrive con poche, ma potenti parole: leggiadro come una danza, vigoroso più di una prova atletica. In una parola, completo. Per questo motivo è una pratica consigliata anche ai più piccoli. Si tratta di un vero e proprio identikit di una disciplina trasversale che giova ad anima e corpo, capace di far riscoprire quel senso di meraviglia e stupore che appartiene solo ai bambini.

Una giovane pattinatrice che esegue un movimento artistico su una pista di ghiaccio, illuminata da luci soffuse per trasmettere eleganza e dinamismo.

La magia tra lame e disciplina

«Il pattinaggio sul ghiaccio vuol dire tante cose». Può essere una domenica pomeriggio al palazzetto con tutta la famiglia, all’insegna di quel divertimento che si ricorderà per sempre. Perché, diciamocelo, non c’è niente di più esaltante per un bimbo che stare in equilibrio su due lame sostenuto, forse, da mamma e papà. E se cade, culetto al fresco, anche meglio: assaporerà di più il caldo abbraccio consolatore dei genitori. Ma il pattinaggio su ghiaccio è anche velocità, hockey e, come specifica Franca Bianconi, allenatrice federale di 4° livello Europeo Coni, Technical Specialist ISU, direttore tecnico Ice Lab e commentatrice Rai, è soprattutto pattinaggio «di figura».

Quello che fanno Carolina Kostner o Valentina Marchei, per intenderci. «Da ex pattinatrice, riesco ancora oggi a emozionarmi dinanzi a campionesse come loro che, con quel magico mix di grazia, eleganza, tecnica, forza e dolcezza, sanno ipnotizzare anche gli addetti ai lavori. Figuriamoci i bambini!».

Il valore del sacrificio e la determinazione sportiva

Maestria, dedizione, costanza. E tanta pazienza. Il pattinaggio sul ghiaccio, in particolare quello di figura, è a tutti gli effetti uno degli sport oggi più apprezzati dai bambini. È ben visto anche dai genitori, nonostante la carenza di strutture, la maggior parte delle quali concentrate al Nord. D’altra parte, quando assapori l’emozione di volare su una lastra di ghiaccio, non ti lasci intimorire dalle distanze. Ne sa qualcosa Amy Paternesi, 13enne di Ussita, nel maceratese, che, per coltivare il suo interesse, tre volte alla settimana sale fino a Bologna: 700 km tra andata e ritorno, in auto con mamma o papà, per due ore di allenamento in attesa che il palazzetto della sua cittadina, reso inagibile dal terremoto, venga rimesso a nuovo. Il “minimo sindacale” per arrivare ai Mondiali, dice lei con un coraggio e una determinazione che le arrivano proprio da questo sport. Ma di bambini disposti ad attraversare le città, direzione palaghiaccio, ce ne sono tanti. «Tutti mossi dal desiderio di volare», continua Bianconi. «E se all’inizio è puro divertimento, con il tempo diventa una passione vera e propria che richiede maestria, pazienza, dedizione. Valori che nella vita fanno la differenza».

Benefici psicofisici e sviluppo atletico

Il pattinaggio è uno sport trasversale che mette in moto tutto il corpo. A pattinare si comincia in età prescolare. Alle volte, per lo più le mamme, storcono il naso perché “ci si può fare male”. Come se cadere dai pattini fosse tanto rovinoso. «In realtà gli infortuni sono rari», puntualizza Bianconi, «mentre i vantaggi per lo sviluppo psicofisico sono molteplici. Intanto ogni gesto in pista richiede multilateralità e polivalenza. Si inizia a stare in equilibrio sulle lame, il che permette anche ai più piccoli di migliorare la coordinazione motoria e aumentare, nel tempo, la potenza e la muscolatura di tutto il corpo».

Un diagramma che illustra i benefici fisici del pattinaggio: coordinazione, potenziamento muscolare e miglioramento del ritmo respiratorio.

Potenziamento dei muscoli, agilità, padronanza di riflessi e colpo d’occhio sono i primi risultati che può raggiungere un baby pattinatore. Ma a beneficiare di questa disciplina è anche l’apparato cardiocircolatorio. In quanto a sport aerobico, sempre che non sia praticato agonisticamente, il pattinaggio contribuisce ad abbassare la frequenza cardiaca, permettendo al cuore di irrorare bene i tessuti e di stimolare la circolazione venosa. Sul fronte della respirazione riduce i respiri corti e affannosi, migliorando così il ritmo respiratorio. Tradotto: permette di faticare di più e più a lungo, di bruciare quindi più calorie. Ecco perché è ottimo anche per bimbi con problemi di peso.

Il lavoro di squadra: oltre l'esibizione individuale

Dietro a un pattinatore c’è un gran lavoro di squadra. Nel pattinaggio di figura i bambini lavorano molto sull’espressione e sull’armonia dei movimenti. Cosa, questa, che negli anni li porta a considerare attentamente ogni loro azione. Essendo una disciplina sottoposta a giudizio di un pool di tecnici, i bambini, già dalle prime gare, imparano a capire che a ogni azione corrisponde una reazione. E un risultato. Un’evoluzione, pur piccola, svolta con superficialità o fretta, sarà giudicata con minor favore. Fuori dal ghiaccio, questo si traduce in attenzione, delicatezza e rispetto verso l’altro.

Chi pattina è portato al sacrificio. Per un paio di minuti o poco più di programma bisogna allenarsi tanto anche off ice, fuori dal ghiaccio: ginnastica, danza classica, balli i più svariati. E più si sale di livello, più servono competenze specifiche. Alla fine chi pattina è sì il bambino, ma intorno a lui ruotano tante persone, coreografi e costumisti inclusi, che concorrono al suo successo. I ringraziamenti post gara sono dovuti, ma anche spontanei. Come dire: ballo da solo, tutt’al più in coppia, ma non riuscirei a farlo se con me non ci fosse un team di persone appassionate e competenti, che tengono a me e io a loro.

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Valentina Marchei: dalla pista alla narrazione dello sport

Sono "Giochi da ragazze" nel senso letterale del termine, perché Parigi è stata la prima Olimpiade con parità di genere nelle presenze e perché Valentina Marchei, campionessa di pattinaggio e lei stessa atleta olimpica, ha percorso in lungo e in largo le storie delle ragazze dello sport italiano nella serie di Eurosport in cui l’ex pattinatrice racconta la vita di alcune delle migliori atlete italiane. «La mia passione è raccontare lo sport», ha detto. «Quando ho smesso di pattinare da professionista quattro anni fa, ho scritto questo format di racconto sportivo senza davvero saperlo fare e l'ho proposto a Eurosport che mi aveva sempre seguita. Se sono riuscita a salire su quel trampolino, posso fare tutto mi sono detta».

L'ex pattinatrice, mamma di Leonardo, ha lavorato per la Federazione anche in vista di Milano Cortina, ma non lascia il suo lavoro di narratrice di sport. «Quest'anno abbiamo fatto dieci puntate con atlete di una nuova generazione, molte alla prima esperienza olimpica e si vedono gli occhi che brillano, la voglia di fare questa esperienza, di andare e lasciare il segno», spiega Valentina Marchei.

L'evoluzione professionale di una campionessa

Dall'eleganza del ghiaccio al cuore dell’Olimpiade italiana: Valentina Marchei, nel corso della sua carriera, ha incantato il mondo volteggiando con i pattini ai piedi. Con la grazia di una regina e la determinazione di una guerriera è stata per oltre quindici anni una delle figure più luminose del pattinaggio artistico italiano: sei titoli nazionali e due partecipazioni olimpiche - Sochi 2014 da solista e PyeongChang 2018 in coppia con Ondřej Hotárek - sono solo alcuni spunti di un percorso brillante. Oggi quel talento si è trasformato in una nuova forma di energia. Valentina è una delle anime del Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026, dove ricopre il ruolo di responsabile del Programma Ambassador.

«Il pattinaggio è la mia casa. È stato il mio primo amore e la mia più grande scuola di vita. Oggi rimane un pezzo di me, qualcosa che mi accompagna ma non mi definisce più interamente. Da ex atleta, infatti, ora cerco di restituire allo sport l’esperienza maturata in 25 anni di attività».

Gestire il corpo, la mente e la maternità

Parlando della sua routine quotidiana, Valentina sottolinea come il suo rapporto con l'attività fisica sia cambiato: «Mi muovo ogni volta che posso. Attività diverse con prevalenza della corsa. Non seguo una tabella, ascolto il mio corpo. Ho sempre amato correre. Tuttavia durante la gravidanza ho dovuto rallentare: in quel periodo ho sostituito la corsa con pilates e allenamento funzionale. E sì, ogni tanto rimetto anche i pattini. Ma solo per divertimento».

Sulla gestione del carico mentale, confessa: «Tanti anni di attività mi hanno insegnato a non combattere la tensione ma a conviverci. L'allenamento mentale è stato tanto importante quanto quello sul ghiaccio. La verità è che un po' di sano timore rimane sempre: mi capita anche oggi quando salgo su un palco per parlare davanti a migliaia di persone».

Una vista panoramica di una moderna arena olimpica invernale, simbolo delle sfide e dei sogni che ogni atleta coltiva durante il proprio percorso.

Il passaggio dalle gare individuali a quelle in coppia è stato un punto di svolta: «Si è trattato di un enorme salto nel vuoto, tecnico ma soprattutto umano. Prima ero da sola con le mie convinzioni e certezze. Dopo ho dovuto imparare anche a fidarmi ed affidarmi a qualcun altro. Ho imparato, per esempio, che se vincere è bello, condividere una vittoria lo è ancora di più».

La maternità come nuova prospettiva

Quanto è cambiata la sua routine da quando è nato Leonardo? «Adesso non sono più io a scandire i tempi. Però ho scoperto una nuova forza, nuove priorità e anche un nuovo equilibrio in una realtà indubbiamente più caotica. La maternità mi ha regalato consapevolezze in termini di leadership, aiutandomi a potenziare alcune competenze, utilissime per continuare a inseguire obiettivi senza mai rinunciare a me stessa». Suo figlio le ha fatto capire qualcosa che lo sport non le aveva ancora insegnato: «Due principi essenzialmente: ammorbidire il controllo e affrontare gli imprevisti del presente. Nello sport si cerca la perfezione. Con Leonardo ho capito che la bellezza sta nell'imperfezione».

Oggi, Valentina Marchei guarda al futuro con lo stesso spirito con cui affrontava le gare: non più come una performance in cui dimostrare il proprio valore, ma come uno spazio di libertà e rispetto, un modo per vivere con leggerezza portando con sé il bagaglio di anni di sacrificio, sogni realizzati e una nuova, gioiosa consapevolezza.

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