Il legame tra professionalità individuali e l'identità di una città si manifesta spesso attraverso eventi di risonanza internazionale che mettono in luce talenti e visioni innovative. Valentina Fonda, figura di spicco legata a Nuova Ricambi e project manager di Edo, rappresenta un esempio emblematico di come la passione per le proprie origini possa tradursi in un impegno concreto per la valorizzazione del territorio, in particolare nel contesto della città di Trieste. Al termine di Triestespresso Expo parla Valentina Fonda di Nuova Ricambi e project manager di Edo e ci consegna alcune riflessioni che permettono di comprendere non solo il suo ruolo, ma anche l'importanza strategica della città giuliana nel settore caffeicolo e culturale.
Il Trieste Coffee Festival è stato decisamente un successo, e siamo davvero felici di essere stati coinvolti e di poter vedere da vicino quanto la città sia profondamente legata al mondo del caffè. Questa affermazione di Valentina Fonda sottolinea una realtà storica e commerciale imprescindibile: Trieste a metà ottocento era indubbiamente la capitale del caffè in Europa. Questo primato non è solo un retaggio del passato, ma una vibrante realtà contemporanea. Milanese di adozione, il successo del festival ha reso Valentina Fonda ancora più fiera delle sue origini triestine. La sua figura funge da ponte tra la dinamicità milanese e la solida tradizione triestina, incarnando quel dialogo fecondo che unisce innovazione tecnica e rispetto per la storia.

L'evoluzione del gusto e la cultura degli Specialty Coffee a Trieste
L'analisi di Valentina Fonda si sposta poi su aspetti tecnici e di mercato che mostrano una Trieste all'avanguardia. Mi ha stupito positivamente vedere in diversi bar della città offrire diversi Specialty Coffee o utilizzare il Cold Drip o il V60, cosa che non è frequente vedere in altre città italiane. Questo passaggio evidenzia come la cultura del caffè stia cambiando, muovendosi verso metodi di estrazione alternativi e una qualità superiore della materia prima. Gli Specialty Coffee rappresentano l'apice della produzione caffeicola, dove ogni passaggio della filiera è controllato per garantire profili aromatici eccelsi.
L'adozione di strumenti come il V60 (un metodo di infusione manuale a filtro) o il Cold Drip (estrazione a freddo goccia a goccia) testimonia una curiosità e una competenza tecnica dei baristi triestini che va oltre l'espresso tradizionale. In questo contesto, Valentina Fonda sottolinea l'importanza della formazione e del confronto, citando uno, ad estrazione, tra i partecipanti del Workshop di Davide Berti. Il vincitore di tali competizioni spesso non è un addetto ai lavori in senso stretto, ma un vero e proprio Coffee Lover. È il caso del signor Giorgio De Angelis, triestino DOC con una sua passione tutta particolare per il caffè filtro. La partecipazione di appassionati di alto livello dimostra come la cultura del caffè sia trasversale e profondamente radicata nel tessuto sociale della città.

La tradizione locale e la sfida del "Capo in B"
Nonostante l'apertura verso tendenze internazionali, Trieste mantiene gelosamente le proprie peculiarità linguistiche e gastronomiche legate al rituale del caffè. I 17 baristi triestini si sono sfidati nella realizzazione del caffè più amato a Trieste: il Capo in B. Per chi non fosse originario della zona, è fondamentale specificare che il Capo in B è un cappuccino più piccolo, servito in un bicchierino di vetro. Questa variante dell'espresso macchiato richiede una precisione millimetrica nella montatura della crema di latte e una presentazione che esalti la stratificazione visiva nel vetro.
Valentina Fonda osserva come queste competizioni siano fondamentali per mantenere alti gli standard qualitativi. Sono felice che i nostri prodotti siano stati utili all’organizzazione e che siano piaciuti a coloro che li hanno utilizzati, aggiunge riferendosi al contributo tecnico fornito da Nuova Ricambi ed Edo. Il supporto tecnologico è infatti essenziale per permettere ai professionisti di esprimersi al meglio. Quest’anno l'impegno è stato massiccio, specialmente allo stand al TriestEspresso Expo che si teneva negli stessi giorni nell’area espositiva del Porto Vecchio. La concomitanza di questi eventi trasforma la città in un ecosistema pulsante dove l'industria incontra il consumo consapevole.
Capo in B alla triestina
Innovazione tecnologica e il progetto "YOU’RE NEXT!"
Il contributo di Valentina Fonda al settore non si ferma alla gestione di eventi, ma si estende allo sviluppo di nuovi prodotti. Durante la fiera, sono stati svolti test su un nuovo prodotto nato da un’idea del barista Andrea Villa e sviluppato grazie al progetto YOU’RE NEXT!. Questa iniziativa rappresenta un esempio virtuoso di come le idee nate "dietro al bancone" possano trovare uno sbocco industriale grazie alla collaborazione con aziende lungimiranti. Il coinvolgimento di figure come Alberto Polojac, Filippo Vidiz e Michele Da Col è stato fondamentale per la riuscita di queste esperienze.
La ricerca e lo sviluppo di nuovi strumenti per la caffetteria professionale sono al centro della strategia di Nuova Ricambi. Il progetto YOU’RE NEXT! mira proprio a intercettare i bisogni dei baristi e trasformarli in soluzioni concrete. Questo approccio garantisce che l'innovazione non sia fine a se stessa, ma risponda a esigenze reali di chi lavora quotidianamente con il caffè. Valentina Fonda ringrazia tutti coloro che hanno reso possibile questa bellissima esperienza, sottolineando il valore della comunità professionale che ruota attorno a Trieste.

Pedagogia musicale e invenzione: il laboratorio del Conservatorio di Trieste
Parallelamente al mondo del caffè, Trieste si conferma un centro di eccellenza anche nell'ambito della formazione artistica e musicale. Il Conservatorio di Trieste ospita una comunità formativa e un sistema culturale che incontrano la proposta del Laboratorio di Pedagogia dell’Invenzione Musicale del Centro Studi Maurizio Di Benedetto APS. Questa iniziativa non è un semplice corso di musica, ma un percorso che mira a esplorare l'invenzione come atto pedagogico e sociale.
Il programma del laboratorio è ricco di interventi che coprono diverse aree della creatività sonora. Giacomo Santini presenta "GrafoFonie", un'indagine sul rapporto tra segno grafico e suono, mentre Stefania di Blasio e Simona Scolletta curano il workshop "Crea la tua musica". L'attenzione è rivolta anche alle fasce d'età più piccole, come dimostrato dall'intervento di Matteo Frasca: "Una Radio nello 0-6: cosa “inventa” l’infanzia per andare in onda?". Chiara Maria Bieker e Lisa Savio esplorano invece "Voci in gioco", mettendo al centro la vocalità come strumento di espressione primaria.
La varietà degli approcci è garantita da professionisti come Maria Luisa D’Alessandro, che insegna come improvvisando s’impara, e Roberto Agostini, che si occupa di "AI espressiva", portando l'intelligenza artificiale all'interno del processo creativo musicale. Altri temi fondamentali sono trattati da Maria Grazia Bellia ("Con la voce di tutti"), Emanuele Pappalardo ("I bambini si raccontano, compongono, analizzano, riflettono"), Maria Teresa Dal Moro ("Musica ed ecologia") e Mirio Cosottini ("Il silenzio: una risorsa per inventare"). La ricerca prosegue con Giovanni Asquini in "Syn-Aisthanomai" e Sebastiano Sabo con "La forma ultima", delineando un panorama dove l'educazione musicale diventa uno strumento per interpretare la complessità del mondo contemporaneo.

Il dialogo fecondo tra le arti e il Milano Film Fest
L’idea di un dialogo fecondo tra diverse discipline è il filo conduttore che unisce le esperienze di Trieste a quelle di altre grandi metropoli come Milano. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala sottolinea come sia fondamentale la capacità di accogliere e promuovere diverse forme d'arte, dal cinema alla musica, dalle serie tv alla fotografia. Questo concetto è alla base del Milano Film Fest, una manifestazione che riflette la vivacità del panorama culturale cittadino e la sua vocazione internazionale.
Il festival, sotto la direzione artistica di Claudio Santamaria, si propone come un progetto che unisce quattro realtà cittadine - Il Cinemino, Esterni, Fondazione Dude e Perimetro - insieme al Comune di Milano - Cultura. L'obiettivo è esplorare il panorama contemporaneo dell'audiovisivo in tutte le sue sfaccettature. Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura, evidenzia l'entusiasmo nel sostenere un'iniziativa che intende creare un dialogo fecondo tra il cinema, le serie televisive, la fotografia e la musica. Questa integrazione tra linguaggi è ciò che permette di celebrare il cinema nella sua pluralità espressiva.
Il festival non si limita alle sale tradizionali come il Piccolo Teatro Strehler o il cinema Anteo, ma si espande per le vie della città. Claudio Santamaria commenta: questa prima edizione vuole essere un manifesto culturale per la città, e non solo, con un chiaro messaggio politico e urbano: in ogni luogo può nascere una scintilla di futuro, ogni cittadino può creare cultura, dai quartieri più lontani dal centro ai luoghi dello spettacolo. Il progetto "Scintille" incarna questa visione, portando il cinema gratuitamente nei nove municipi di Milano.

Cinema, narrazione e identità urbana
Il Milano Film Fest dedica ampio spazio alla storia della città e alle sue trasformazioni. La sezione MalaMilano, ad esempio, porta il focus sui film cult poliziotteschi, dai titoli in versione restaurata di Fernando di Leo alla masterclass dei Manetti bros. Questo viaggio nella memoria arriva fino alla cronaca degli anni ‘70 e ‘80, narrata dal giornalista Stefano Nazzi nel suo spettacolo “Canti di guerra”. Non manca lo sguardo sugli anni Novanta e l'hip hop, raccontato nell’anteprima del doc "Vai Bello - Storia della Spaghetti Funk", con materiale inedito su artisti come J-Ax e Dj-Jad.
La dimensione internazionale è garantita dai concorsi per lungometraggi e cortometraggi, con giurie capitanate da nomi del calibro di James Franco e Valentina Lodovini. Il programma spazia dall’anteprima del film di Luc Besson, "June & John", girato interamente con un iPhone, fino a "The Ugly Stepsister" di Emilie Blichfeldt, un body horror che offre un ritratto distopico di una Cenerentola moderna. Agata De Laurentiis, direttrice della programmazione cinematografica, dichiara di aver costruito una programmazione che pulsa al ritmo della creatività contemporanea, capace di spaziare tra generi, formati e linguaggi con una coerenza artistica ben precisa.
Un momento di grande rilevanza emotiva è l’omaggio alla Milano di ieri attraverso la celebrazione dei 90 anni dalla nascita di Enzo Jannacci. L'evento vede la partecipazione del figlio Paolo Jannacci, insieme a storici amici e collaboratori come Paolo Rossi, Cochi Ponzoni e il duo Gino & Michele. Questa celebrazione dimostra come il cinema e la musica possano creare legami comunitari e rilanciare una visione collettiva della cultura.

La trasversalità delle arti: dalla fotografia ai nuovi media
Il festival ambisce a essere molto più di una rassegna cinematografica; è un crocevia di linguaggi dove la fotografia gioca un ruolo centrale. Ospite d'eccezione è il celebre fotografo Gianni Berengo Gardin, la cui vita e quella dell’Italia vengono ripercorse scatto dopo scatto nel documentario "Il ragazzo con le Leica". La presenza di figure così autorevoli sottolinea la volontà della presidente della Fondazione Milano Film Fest, Laura Boy, di creare un dialogo con tutte le forme di narrazione visiva che plasmano il nostro immaginario contemporaneo.
Anche il mondo della televisione e dei nuovi media trova spazio con la presentazione di "Pesci Piccoli", la serie dei The Jackal che mostra il dietro le quinte della loro factory. Alessandro Gassman e Francesco Gheghi portano invece in sala "Mani nude" di Mauro Mancini, un'opera che indaga l’universo maschile attraverso diverse generazioni. Questi eventi speciali fuori concorso arricchiscono il festival, rendendolo un evento a 360 gradi dove lo showbiz incontra la ricerca artistica.
Il festival si propone di trasformare Milano in un epicentro di storie e talenti, dove ogni spazio, dal Castello Sforzesco ai quartieri periferici, diventa teatro di proiezioni e incontri. La convinzione profonda, come espresso da Santamaria, è che le arti possano creare legami comunitari, partendo dalla sorpresa e dallo stupore per arrivare a un dialogo costruttivo tra le diverse componenti della società. In questo senso, l'esperienza di Valentina Fonda nel mondo del caffè a Trieste e quella degli organizzatori del Milano Film Fest condividono la stessa radice: la valorizzazione dell'eccellenza e la creazione di piattaforme dove la cultura possa fiorire liberamente.

L'intreccio tra le origini triestine di Valentina Fonda, la sua attività professionale in Nuova Ricambi e l'apertura internazionale di Trieste nel settore del caffè, si specchia nella dinamicità culturale di eventi come il Milano Film Fest. Entrambe le realtà dimostrano come la competenza tecnica, unita alla passione civile e artistica, possa generare valore per l'intera comunità. Trieste, con i suoi Specialty Coffee e i laboratori del Conservatorio, e Milano, con il suo festival del cinema e delle arti visive, rappresentano due facce di un'Italia capace di innovare senza dimenticare le proprie radici, promuovendo un dialogo fecondo che attraversa confini disciplinari e geografici.