Vaccino Pfizer, infezione da SARS-CoV-2 e impatto sulla fertilità: un’analisi scientifica

La questione della fertilità in relazione alla pandemia da Covid-19 ha generato, nel corso degli anni, un ampio dibattito che ha intrecciato evidenze cliniche, timori sociali e disinformazione. È fondamentale distinguere con chiarezza tra gli effetti biologici documentati del virus e l'assenza di correlazioni scientificamente provate tra le campagne vaccinali e la salute riproduttiva.

rappresentazione microscopica del virus SARS-CoV-2 che interagisce con cellule umane

L'impatto dell'infezione da SARS-CoV-2 sulla qualità spermatica

La ricerca scientifica ha evidenziato che il virus SARS-CoV-2 esercita un impatto tangibile sulla salute riproduttiva maschile. Diversi studi, tra cui quello condotto da Rocio Núñez-Calonge e il suo team su 45 uomini in cliniche di riproduzione spagnole, hanno dimostrato che, negli uomini che hanno avuto il Covid-19, gli spermatozoi risultano meno numerosi e più lenti, anche a distanza di oltre 3 mesi dall’infezione. Questo fenomeno si verifica anche se l’infezione è stata di grado lieve.

Poiché servono circa 78 giorni per produrre nuovo sperma, i ricercatori hanno ipotizzato che la qualità potesse migliorare naturalmente dopo il turnover cellulare, ma i dati hanno smentito questa ipotesi: tra 17 e 516 giorni dopo l’infezione, si è riscontrata una differenza statisticamente significativa nel volume di sperma (-20%), nella concentrazione di spermatozoi (-26,5%), nella conta totale (-37,5%), nella motilità totale (-9,1%) e nella quota di spermatozoi vivi (-5%). Dopo il Covid, la metà dei pazienti presentava una conta spermatica totale del 57% inferiore. Tali dati suggeriscono che l'infezione da SARS-CoV-2 possa ridurre temporaneamente la fertilità, con possibili alterazioni nei livelli di testosterone, attore chiave nella salute riproduttiva maschile.

Analisi del legame tra vaccini mRNA e fertilità

L'ipotesi che i vaccini anti-Covid-19 potessero avere un impatto negativo sulla fertilità è stata oggetto di grande eco mediatica, alimentando spesso un clima di sfiducia. Tuttavia, tale timore trae origine da un'ipotesi infondata diffusa da un ex ricercatore Pfizer, il quale sosteneva una presunta somiglianza tra la proteina Spike del virus e la Sincitina-1, una proteina umana fondamentale per lo sviluppo placentare. La teoria suggeriva che il sistema immunitario, attivato dal vaccino, potesse attaccare la Sincitina-1, rendendo le donne sterili.

Questa teoria è stata smentita analizzando la struttura delle due proteine, che presentano solo poche sequenze di aminoacidi in comune. Le evidenze attuali confermano che, durante la sperimentazione dei vaccini utilizzati in Italia (inclusi i prodotti a mRNA come Pfizer e Moderna), non è emersa alcuna attività nociva nei confronti della fertilità, né un aumento del rischio di aborto o malformazioni in gravidanza. Studi condotti presso il Centro Ricerca e Studi sulla Salute Procreativa dell’Università Cattolica di Roma non hanno riscontrato differenze nella motilità spermatica post-vaccinazione, evidenziando anzi una concentrazione maggiore di spermatozoi in alcuni casi.

diagramma esplicativo del funzionamento dei vaccini mRNA e produzione della proteina Spike

Sicurezza vaccinale e gravidanza: raccomandazioni cliniche

La gravidanza è un fattore di rischio per malattia grave da Covid-19, poiché la riduzione della capacità polmonare e le variazioni immunitarie durante la gestazione rendono le donne una popolazione fragile. Il rischio di mortalità materna nelle donne in gravidanza con infezione da Covid-19 è 22 volte maggiore rispetto alle donne non infette. Pertanto, la vaccinazione è considerata uno strumento protettivo essenziale.

Le principali associazioni, tra cui l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), l'American Society for Reproductive Medicine (ASRM) e la Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia, raccomandano la vaccinazione. Gli studi indicano che i vaccini a mRNA sono i più appropriati, poiché non contengono microrganismi vivi e non hanno capacità di infettare né la madre né il bambino. Il momento ideale per la vaccinazione, secondo le indicazioni cliniche, si colloca tra la 20ª e la 28ª settimana di gestazione.

Il vaccino contro il coronavirus durante la gravidanza: dopo primo trimestre e solo con vaccini mRNA

Considerazioni sulla fertilità e le dinamiche demografiche

In alcuni Paesi si è osservato un calo del tasso di fertilità nel corso della pandemia, un fenomeno che ha generato interrogativi riguardo al legame con le campagne vaccinali. Tuttavia, dati provenienti da Spagna, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti mostrano che un calo significativo della natalità si è verificato già nove mesi dopo l'inizio della pandemia, ovvero prima dell'avvio delle campagne vaccinali, suggerendo che le cause siano da ricercare nella crisi sanitaria e nelle incertezze economiche.

Analisi condotte da autorità come Swissmedic, in collaborazione con partner internazionali, non indicano che i vaccini a mRNA possano compromettere la fertilità umana. La diminuzione della natalità registrata in alcune aree geografiche è probabilmente legata al posticipo dei progetti di genitorialità causato dal timore infondato che la vaccinazione potesse esercitare effetti negativi, piuttosto che a una diretta infertilità biologica indotta dai farmaci.

Approcci ai trattamenti di riproduzione assistita

Il Gruppo di Lavoro ESHRE COVID-19 ha pubblicato raccomandazioni specifiche per la riproduzione assistita, ribadendo che, dal punto di vista scientifico, non vi è alcuna evidenza che la vaccinazione debba essere un ostacolo all'inizio di tali percorsi. Al contrario, l'infezione naturale da SARS-CoV-2 può portare a disfunzioni erettili o carenza di testosterone negli uomini, motivo per cui le associazioni scientifiche propendono per la vaccinazione come misura protettiva.

È opportuno mantenere una corretta osservazione dopo la somministrazione per gestire rare reazioni allergiche, solitamente correlate ad eccipienti come il polietilenglicole, ma non ai componenti immunizzanti specifici del vaccino. L'evidenza clinica rimane concorde nel suggerire che la vaccinazione, oltre a ridurre il rischio di complicazioni gravi durante la gestazione, rappresenti una scelta basata su dati di sicurezza ampiamente validati su milioni di persone in tutto il mondo.

infografica sulle raccomandazioni delle società scientifiche riguardanti fertilità e vaccinazione

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