L'influenza è un'infezione acuta estremamente contagiosa, che colpisce le vie respiratorie superiori e talvolta anche quelle inferiori. Lungi dall'essere un disturbo banale, rappresenta un serio problema di sanità pubblica che ogni anno coinvolge dal 5% al 15% della popolazione mondiale, traducendosi in centinaia di milioni di casi. In Europa si stimano fino a 50 milioni di casi annui, mentre in Italia la variabilità stagionale può interessare una fetta consistente della popolazione, oscillando tra il 4% e il 15%. La comprensione del reale impatto dell’influenza stagionale sulle donne incinte sane è fondamentale, poiché questa categoria rientra tra quelle a rischio elevato di sviluppare complicazioni gravi.

L'impatto dell'influenza sulle donne in gravidanza
Le donne in gravidanza presentano un rischio maggiore di contrarre una forma grave di influenza rispetto alla popolazione generale. La letteratura scientifica, inclusi i dati storici riguardanti la pandemia del virus influenzale A/H1N1 della stagione 2009-2010, conferma che le gestanti che contraggono l'infezione hanno una maggiore frequenza di esiti di gravidanza negativi, inclusi l'aborto spontaneo e il parto pretermine.
L’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha coordinato storicamente monitoraggi rigorosi per valutare i profili di sicurezza. Uno studio osservazionale di coorte condotto in Lombardia tra il 1° ottobre 2009 e il 30 settembre 2010, su un campione di oltre 86.000 donne, ha dimostrato che le conseguenze fetali e neonatali erano simili tra le donne vaccinate e quelle non esposte al vaccino. Tale evidenza fornisce informazioni importanti relative alla sicurezza in gravidanza, sostenendo una maggiore fiducia verso le campagne di vaccinazione.
Il meccanismo di protezione: immunità passiva
La vaccinazione antinfluenzale, praticata con vaccini inattivati, non è solo uno strumento di salvaguardia per la salute materna, ma agisce come una forma di scudo per il nascituro. Il vaccino induce la produzione di anticorpi umorali contro le emoagglutinine entro 2 o 3 settimane dalla somministrazione.
L’effetto protettivo sui neonati si determina attraverso un meccanismo di immunità passiva: gli anticorpi materni (IgG) attraversano la placenta durante la gravidanza e, dopo la nascita, continuano a proteggere il bambino attraverso l'allattamento al seno. Diversi studi hanno dimostrato che, nei primi sei mesi di vita, i neonati di donne immunizzate durante la gestazione presentano una riduzione del rischio di contrarre una sindrome influenzale del 63%. Inoltre, la vaccinazione contribuisce al corretto sviluppo del nascituro e riduce significativamente il rischio di ospedalizzazione infantile.

Sicurezza, tempistiche e tipologia di vaccini
La comunità scientifica internazionale, attraverso organismi come l'ECDC e l'OMS, raccomanda la vaccinazione a prescindere dal trimestre di gravidanza. Sebbene i set di dati più estesi sulla sicurezza siano disponibili per il secondo e terzo trimestre, la pratica vaccinale in qualsiasi momento della gestazione è considerata sicura. I vaccini attualmente autorizzati in Italia per le donne in gravidanza sono realizzati con virus inattivati, ovvero virus trattati in modo da non poter causare l'infezione.
È importante distinguere tra le diverse tipologie di preparati:
- Vaccini inattivati: i soli consigliati per le gestanti.
- Vaccini ad antigeni purificati: utilizzati in diverse formulazioni standard.
- Vaccini vivi attenuati: generalmente non indicati in questa categoria specifica.
Va sottolineato che il thiomersal, talvolta presente in alcuni composti, non è controindicato per le donne in gravidanza. Inoltre, le reazioni comuni ai vaccini inattivati sono solitamente modeste, temporanee e si risolvono spontaneamente nel giro di un paio di giorni.
Immunità adattativa - Comprendere i vaccini (video 3)
Sfide comunicative e percezione del rischio
Nonostante l'evidenza scientifica, la copertura vaccinale rimane spesso al di sotto degli obiettivi prefissati, con stime in alcuni contesti che si attestano intorno al 2%. Le indagini sociodemografiche evidenziano che una delle ragioni principali per il rifiuto del vaccino è la paura degli effetti collaterali (riportata dal 45% delle donne in alcuni studi), seguita dalla scarsa percezione della pericolosità della malattia (21%).
In passato, alcune ricerche avevano avanzato l'ipotesi di un rischio di aborto connesso alla vaccinazione nel primo trimestre, ma tali dati non sono stati confermati da studi rigorosi e le attuali linee guida considerano il vaccino ben tollerato dalla madre e sicuro per il feto. La disinformazione veicolata talvolta da convegni o associazioni anti-vaccini contribuisce a creare confusione. È pertanto essenziale che gli operatori sanitari intensifichino gli sforzi nella divulgazione di informazioni corrette, basate su fonti scientifiche certificate, per promuovere la consapevolezza sui benefici della vaccinazione non solo per la gestante, ma anche per il suo nucleo familiare, anch'esso target della raccomandazione vaccinale.
Controindicazioni specifiche
Le controindicazioni alla vaccinazione antinfluenzale in gravidanza sono estremamente limitate e circoscritte a condizioni specifiche. Tra queste figurano:
- Grave allergia alle uova (poiché il virus viene spesso coltivato in substrati di uova).
- Allergia grave e comprovata verso un qualsiasi altro ingrediente presente nel vaccino antinfluenzale iniettabile.
- Risposta negativa severa, manifestatasi in passato, ad altre vaccinazioni antinfluenzali iniettabili.
- Pregressa sindrome di Guillain-Barré, che richiede una valutazione medica attenta prima di procedere.

Al di fuori di queste rare condizioni, la vaccinazione rimane lo strumento di prevenzione più efficace e sicuro contro l'influenza durante la stagione invernale, rappresentando una scelta fondamentale per proteggere la salute pubblica e garantire un avvio di vita protetto per il neonato.
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