L’attesa di un figlio rappresenta una delle esperienze più significative ed emozionanti nella vita di una coppia. Questa fase, in cui i partner si trovano in uno spazio liminale, va ad alterare gli equilibri costruiti nel tempo e richiede una nuova ridefinizione di spazi e di regole all’interno del rapporto. Cosa accade quindi alla relazione? Quali cambiamenti deve affrontare la coppia in gravidanza? La psicologia della gravidanza ci aiuta a rispondere a queste domande, sottolineando come l'uomo sia coinvolto in un percorso di profonda trasformazione, tanto quanto la sua partner.
La Gravidanza Come Trasformazione Profonda della Coppia
La gravidanza rappresenta un fenomeno complesso che coinvolge entrambi i partner. Infatti, è un evento emotivamente intenso non solo per la donna e il suo corpo che pian piano si modifica, ma anche per l’uomo che si prepara a diventare padre. Ancora di più, va considerato come essa si realizzi all’interno di una relazione di coppia, ossia dall’incontro tra due mondi interni, due storie e due famiglie. Per tale ragione è opportuno parlare di coppia in gravidanza, un'entità dinamica che subisce una profonda ristrutturazione.
Diventare genitori segna una fase importante del ciclo vitale di una coppia e richiede ad entrambi i partner di ristrutturare la loro realtà interna ed esterna. Si rende necessaria una riorganizzazione della relazione di coppia, poiché i futuri genitori devono affrontare cambiamenti d’identità e di ruolo. È un processo che li conduce a compiere il passaggio evolutivo da figli a genitori e da coppia coniugale a coppia genitoriale. La gravidanza, infatti, rappresenta per ciascun membro della coppia una sorta di ritualizzazione della relazione parentale vissuta nella propria famiglia d’origine. Consente di rievocare sentimenti arcaici e di fare i conti con le aspettative, i bisogni ed i desideri del proprio sé infantile. Ciascuna delle due parti ha la possibilità di rivivere la propria infanzia e, in un certo senso, di riparare a quelle mancanze che sente di aver subito, a sua volta, nella relazione con i propri genitori.
Ciascuno deve confrontarsi con il proprio modello di madre e di padre, che deriva dalla relazione con il genitore dello stesso sesso ed acquisire una nuova identificazione: la donna con sua madre e l’uomo con suo padre. Talvolta, da questi modelli è possibile ereditare anche paure che rappresentano un ostacolo in questa fase del ciclo di vita, come la tocofobia (la paura del parto). Andare da uno psicologo consente ai neo genitori di rielaborare queste esperienze e interiorizzare una relazione più matura con i propri genitori per assumere il ruolo genitoriale verso il loro bambino. Questo processo di preparazione non è esclusivamente femminile; l'uomo, pur non vivendo i medesimi cambiamenti fisici, affronta una metamorfosi interiore altrettanto significativa.

Una Crisi Naturale e un'Opportunità di Crescita
Il processo di costruzione del ruolo di madre e di padre rappresenta anche un’esperienza di perdita, perché richiede ad entrambi di rinunciare ad essere esclusivamente figli. I partner devono ridefinire i propri spazi per far posto al bambino nel sistema familiare e crearne uno, fisico ed emotivo, in cui accogliere il nuovo componente. È importante che essi riescano a superare questo momento di crisi di coppia che il periodo della gravidanza comporta, cercando di ristabilire un nuovo equilibrio che li conduca ad una crescita, piuttosto che ad una rottura del rapporto.
Prima di nascere, il bambino deve trovare un luogo in cui poter vivere. Questo luogo è rappresentato in prima battuta dallo spazio mentale che i due genitori preparano durante la gravidanza per accogliere il nuovo arrivato. Il figlio atteso può essere accettato o rifiutato dalla coppia: questo dipende dal lavoro di accettazione che ognuno dei due ha compiuto verso quelle parti infantili ed inaspettate di sé e del partner. Se l’arrivo del bambino avviene in un momento in cui all’interno della coppia sono presenti problematiche irrisolte, egli sarà chiamato a riempire il vuoto affettivo tra i due partner e la sua accettazione dipenderà dal grado in cui risulterà funzionale alle richieste dei genitori. Se invece i due coniugi vivono un rapporto positivo, dato da un buon grado di differenziazione del sé, il figlio non verrà visto come un’estensione della coppia e gli sarà riconosciuto il ruolo di persona autonoma, con bisogni e desideri propri.
Il lavoro richiesto ai futuri genitori per la realizzazione di uno spazio fisico e mentale in cui accogliere il bambino, non deve però far dimenticare ai due partner di continuare a costruire ed alimentare, con lo stesso vigore, anche lo spazio di coppia. Se infatti la coppia dei coniugi si spegne, quella genitoriale da sola non sarà capace di crescere una famiglia sana o, usando le parole dello psicologo D. Winnicott, “sufficientemente buona”. Il rischio è che la coppia incorra nella sindrome dei “coniugi in panchina”, andando a ricoprire il ruolo genitoriale a tempo pieno e che lo spazio genitore-figlio vada ad assorbire completamente o quasi, quello dei coniugi. È un loro bisogno coltivare questa dimensione, anche grazie alle opportunità offerte dalla terapia di coppia, ma è un bisogno anche del figlio.
VIDEOCORSO PREPARTO: come sceglierlo e perchè è fondamentale - Maria Chiara Alvisi X Dr-Silva.com
Il Ruolo Fondamentale del Partner Durante la Gestazione
L’accompagnamento alla nascita è un percorso multidimensionale che non riguarda solo la futura mamma, ma coinvolge l’intera famiglia. In particolare, il ruolo del partner è fondamentale per creare un ambiente sereno e di supporto durante il preparto e il parto. Questo articolo approfondisce come il supporto del partner possa influenzare positivamente la preparazione al parto e contribuire a una maternità consapevole. Al Quasar Medical Center, si crede che una corretta informazione e una preparazione integrata siano la chiave per affrontare al meglio questa esperienza, migliorando la qualità della vita pre e post-parto.
Il ruolo del partner in gravidanza dovrebbe essere quello di supporto e aiuto. Se la donna ha nove mesi per prepararsi a questo grande cambiamento e lo vive anche dal punto di vista fisico, per il futuro padre le cose sono più sottili e non sempre immediate. Il ruolo del partner in gravidanza è fondamentale, non solo per la sua compagna alla quale può fornire aiuto e sostegno pratico ed emotivo, ma anche per lui stesso perché, impegnandosi nei nove mesi, prepara se stesso all'arrivo del bambino. C'è così tanto da aspettare e così tanto da preparare, e i futuri padri possono chiedersi quale sia il loro posto in tutto questo, ovvero come possono essere il partner più di supporto durante questa gravidanza. A parte l'ovvio (che amano la loro compagna e vogliono che lei e il loro piccolo in arrivo siano al sicuro, a proprio agio e felici), ci sono effettivi benefici, scientificamente provati, nell'essere un compagno compassionevole e solidale con la propria compagna durante questo periodo. L'evidenza suggerisce che le donne incinte con partner coinvolti hanno maggiori probabilità di ricevere cure prenatali precoci e di ridurre il fumo di sigaretta rispetto alle donne il cui partner non è coinvolto nella gravidanza. Il sostegno è una cosa personale, che avviene dopo aver conosciuto la propria partner, le sue esigenze, i suoi valori e la sua personalità in generale. Con il sostegno nascono la fiducia, il legame e una relazione complessivamente più sana.
Il cuore dell’uomo che sta per avere un bambino si espande e questa dilatazione emotiva dell’amore lo induce a dei cambiamenti. La condizione paterna non è paragonabile ai cambiamenti fisici e alle modificazioni ormonali che la donna vive nel corpo, tuttavia, il riconoscimento del ruolo attivo del papà nel percorso della nascita ha un peso specifico nella buona riuscita degli equilibri familiari. Un papà a cui si riconosce la partecipazione emotiva ed emozionale alla gestazione sarà un papà più conscio del suo ruolo; è più probabile che alla nascita del figlio non manifesti senso di angoscia, ansia da prestazione paterna né gelosia; con buona probabilità questo genere di papà sarà collaborativo nelle attività quotidiane, disponibile verso la mamma e comprensivo. Di fatto, il papà che si compenetra nell’attesa del bambino, e che la vive come una condizione condivisa con la compagna in gravidanza, in qualche modo “partorisce a sua volta”. Gli uomini diventano padri nello stesso momento in cui le donne diventano mamme.

La Preparazione Pratica e la Condivisione delle Decisioni
Un aspetto spesso sottovalutato è l'importanza di informarsi e prepararsi adeguatamente. Partecipare ai corsi pre-parto non è "una cosa da donne", ma un'opportunità preziosa per comprendere le fasi della gravidanza, del parto e del post-partum. Presso Sabrina Tilly, un'ostetrica indipendente di Bielefeld, i corsi di preparazione sono particolarmente apprezzati, con cinque appuntamenti per sole donne e due appuntamenti insieme ai partner. Durante gli incontri congiunti, vengono affrontati argomenti importanti per gli uomini. I futuri padri sono spesso riluttanti a fare domande all'inizio, ma di solito la situazione cambia rapidamente. L'ostetrica ha notato che gli uomini sono inizialmente più interessati alle cose "tecniche": quali complicazioni possono verificarsi? Quanto è probabile? Inoltre, l'argomento "marsupio" è molto popolare tra gli uomini. È anche molto positivo che i futuri padri siano interessati a ciò che accade nel corpo della loro compagna durante la gravidanza e che molti uomini accompagnino le loro compagne agli esami preliminari. La comunicazione è un'altra chiave per far sentire la vostra partner supportata durante la gravidanza. Il modo migliore per soddisfare le esigenze della vostra compagna è parlare con lei. Ogni donna avrà preferenze diverse per quanto riguarda il coinvolgimento del proprio partner, quindi è fondamentale elaborare un piano che funzioni al meglio per la propria famiglia. È anche una buona occasione per investire un po' di tempo per rafforzare il proprio rapporto. Se è il vostro primo figlio, godetevi questi ultimi mesi solo voi due. Approfittate di questo tempo per imparare tutto il possibile sulla gravidanza e sull'educazione dei genitori, prendendo in prestito libri dalla biblioteca o consultando blog. Più avanti nella gravidanza, è anche una buona idea frequentare i corsi di preparazione alla nascita con il vostro partner.
Nel quotidiano, il partner può fare la differenza occupandosi di creare un ambiente sereno. Il corpo del vostro partner subirà molti cambiamenti nei prossimi nove mesi e non finisce qui. Nel primo trimestre, una madre incinta avrà spesso a che fare con stanchezza e nausea extra. L'appetito (quando ce l'ha) può essere molto limitato a determinate cose. Non prendetela sul personale se una sera non se la sente di mangiare la cena che avete preparato. Nel secondo trimestre, spesso le cose si stabilizzano un po'. Per molte donne, la nausea si riduce (o scompare del tutto), e l'energia e l'appetito aumentano. Di solito questo è il momento in cui è pronta a mangiare di più. Infine, il terzo trimestre: è il momento in cui inizierà a diventare molto più grande e anche più scomoda. Dormire può essere difficile perché non riesce a trovare una buona posizione (anche in questo caso, un cuscino premaman potrebbe essere un ottimo investimento). I piedi possono diventare gonfi, potrebbe soffrire di bruciori di stomaco e potrebbe muoversi più lentamente, perché le articolazioni e i muscoli tendono a stancarsi di più per il peso extra. Siate pazienti. Durante la gravidanza, sostenete la vostra partner nei suoi sforzi per fare scelte di vita sane. Incoraggiatela a fare esercizio fisico e a seguire una dieta sana e dimostratele il vostro sostegno unendovi a lei. Una semplice passeggiata di coppia o un frullato ogni mattina potrebbero fare al caso vostro. Inoltre, assicuratevi di sostenerla nei cambiamenti dietetici che deve fare, come non bere alcolici, ridurre il caffè e non fumare.
Oltre al fatto che la vostra partner sta attraversando molti cambiamenti fisici e di vita, il suo corpo è attraversato da nuovi ormoni che possono causare sbalzi d'umore. Cercate di essere pazienti e sensibili alle sue emozioni. Ascoltate il suo sfogo quando ne ha bisogno. Può essere utile chiederle se vuole che risolviate il problema al posto suo o se ha solo bisogno che la ascoltiate. Assicuratevi di esprimere anche i vostri sentimenti! Forse è lei a portare il peso maggiore (letteralmente), ma voi due siete partner in questo nuovo viaggio. Parlatele di come i nuovi cambiamenti vi fanno sentire, sia in positivo che in negativo.
La pianificazione di un bambino è molto impegnativa. Si tratta di decidere quale attrezzatura acquistare, come seggiolini auto, carrozzine e simili, e di ricercare i migliori articoli per la cura del bambino, come pannolini, salviette, sapone, ciucci. È necessario stabilire chi potrà usufruire del congedo parentale e per quanto tempo, e considerare la situazione reddituale. Si avrà bisogno di assistenza per il bambino (asilo nido o familiari) per poter tornare al lavoro? Come allestire l'asilo nido? Potreste aver bisogno di aiuto per l'allestimento fisico, perché potrebbe essere difficile per il vostro partner sollevare e spostare le cose. È importante anche decidere come nutrire il bambino: sarà allattato al seno? Oppure allattato con il biberon (latte materno o artificiale espresso)? O una combinazione dei due? E se si sceglie di allattare con il biberon, è fondamentale aver fatto delle ricerche su come sterilizzare correttamente un biberon. Si devono anche fare scelte per il piano del parto: che tipo di parto si farà? Dove si vuole che avvenga il parto? Sebbene sia meglio lasciare che sia il vostro partner a prendere le decisioni in questo campo, è cruciale sostenerlo nelle sue scelte quando è possibile. Cercate di capire quanto vuole che siate coinvolti e date il vostro sostegno e la vostra opinione ogni volta che è necessario.
Tenete presente che l'intimità con il vostro partner può cambiare durante la gravidanza e probabilmente anche per un po' di tempo dopo la nascita del bambino. Rivolgetevi sempre a un professionista della salute e ricordate di essere pazienti e compassionevoli nei momenti di vulnerabilità della vostra partner. Siate pazienti con lei e disposti a provare nuove posizioni, se necessario. La sfera dell'intimità subisce spesso modifiche significative. Il desiderio sessuale può variare notevolmente durante i nove mesi, ed è fondamentale mantenere una comunicazione aperta e onesta su questi aspetti. L'intimità è gioco, piacere e appagamento; fuori da condizioni di rischio, ovvero in una gravidanza fisiologica e in presenza di buone condizioni fisiche della mamma, una delicata attività sessuale è benefica. Nel corso di un atto sessuale soddisfacente, il corpo della mamma secerne ormoni che coadiuvano la buona riuscita della gestazione. Il bambino nella pancia della mamma non subisce nessun turbamento né disagio per effetto del sesso in gravidanza compiuto con amore dai genitori, anzi beneficia degli ormoni che il corpo della mamma libera spontaneamente.

Il Supporto Attivo Durante il Travaglio e il Parto
Durante il travaglio e il parto, la tua compagna cercherà conforto, forza e incoraggiamento da parte tua. Assisterla nel dolore può essere difficile, ma probabilmente scoprirai che il parto può essere un'esperienza incredibilmente potente e profondamente emotiva. La maggior parte delle future mamme prepara le valigie per l'ospedale con largo anticipo, ma non dimenticarti di mettere in valigia alcuni oggetti essenziali per te, visto che anche tu potresti passare la notte in ospedale.
Durante il travaglio, la tua compagna potrebbe non essere nelle condizioni migliori per prendere decisioni o fare richieste difficili. Sii pronto a intervenire se necessario. Potresti doverla aiutare a soppesare le sue opzioni in merito alle decisioni mediche o a chiedere assistenza al personale sanitario. Se la vista del sangue o del parto ti fa venire la nausea, anche se non te l'aspettavi, non farti problemi a distogliere lo sguardo o uscire dalla stanza per un po'. Concentrati sul sostegno alla tua compagna, mantenendo il contatto visivo e restando al suo fianco. La semplice presenza è estremamente importante durante questo straordinario evento della vita. Anche se lasci la maggior parte delle attività pratiche all'equipe medica, la tua presenza fa la differenza. La tua compagna si affiderà a te per essere incoraggiata. Il processo del parto può fare molta paura, ma è fondamentale saper gestire le proprie paure e quelle del partner, facendo domande agli operatori sanitari che ti circondano quando è necessario, per sapere quando non preoccuparsi e trasmettere così fiducia e rassicurazione. Il momento del parto rappresenta il culmine di questo percorso condiviso, e il ruolo del partner può fare davvero la differenza. Dopo aver imparato le tecniche durante il corso pre-parto, il papà può guidare e sostenere la respirazione della donna durante le contrazioni. In sala parto, la donna potrebbe avere difficoltà a esprimere le proprie necessità o a ricordare le sue preferenze per il parto, quindi il partner è il suo portavoce.
Non tutti gli uomini vogliono essere presenti e non tutte le donne vogliono che il loro partner sia presente. È importante parlarne apertamente con il suo partner in anticipo. È opportuno nominare una persona di fiducia prima del parto. Questa persona può sollevarla se in sala parto si rende conto di non essere all'altezza della situazione. La sua partner può facilmente sentirsi esposta in questa situazione estrema. Parli con il suo partner di come può sostenerla al meglio. Le esigenze possono essere molto individuali: alcune donne amano essere sostenute nella respirazione, massaggiate o aiutate ad assumere una posizione diversa per il parto. C'è una "fase di transizione" durante il travaglio, in cui molte donne che partoriscono sono molto impulsive e "poco amichevoli". Non dovrebbe prenderla sul personale. Molte donne sono anche molto sensibili agli odori durante il parto. I fumatori dovrebbero quindi avere a portata di mano una gomma da masticare.
Durante la pandemia moltissimi punti nascita hanno escluso i papà dalle sale parto. Nessuna connessione web può supplire alla partecipazione del papà al travaglio e al parto. L’esclusione del genitore maschio dal palcoscenico della nascita è figlia della nostra cultura; tutti dovremmo concorrere a superare questa distanza di genere. La gravidanza, il parto e il periodo post-parto sono esperienze decisive nella vita di una donna, ma sono anche un periodo particolarmente intenso per i futuri padri.

Il Ruolo del Padre nel Periodo Post-Parto
Una volta arrivato il bambino, le domande dei neo-papà spesso si concentrano sul peso corretto del neonato e sul fatto che beva abbastanza. Dopotutto, non possono vedere immediatamente quanto mangia il bambino durante l'allattamento. Hanno anche domande su come fare il bagnetto al bambino in modo corretto, come curare l'ombelico, come trattare il sederino dolorante o sui corsi di nuoto per neonati. Sempre più padri sono interessati al massaggio infantile: "È qualcosa che i padri amano fare. Permette loro di trascorrere del tempo di qualità con il loro bambino".
Anche se la madre si sente in forma poco dopo il parto, il riposo è importante. Se non può prendere un congedo, è opportuno considerare l'assunzione di un aiuto domestico per sostenerla in casa nelle prime settimane dopo il parto. Potrebbe trattarsi dei suoi genitori o dei suoceri, ad esempio. È importante assicurarsi che il suo partner beva e mangi a sufficienza. Le donne che allattano spesso dimenticano di mangiare e bere da sole. Le donne che hanno subito un parto cesareo non dovrebbero sollevare nulla di più pesante di un bambino nelle prime settimane. Tutti desiderano vedere la propria prole. Tuttavia, due visite al giorno sono il massimo, in modo che mamma e bambino abbiano abbastanza tempo per riposare. I visitatori possono portare la loro colazione o la loro torta nel pomeriggio, risparmiando la preparazione. È utile avvolgere indipendentemente l'uno dall'altro per evitare discussioni. Se nota un comportamento insolito da parte del suo partner, come un umore persistentemente triste, è fondamentale informare l'ostetrica, che saprà cosa fare e potrà fornire supporto. Sabrina Tilly consiglia di mantenere la calma, anche in situazioni frenetiche. È bene cercare di dormire molto prima del parto per essere in forma per il grande evento. Naturalmente, è anche molto importante informarsi in anticipo su dove trovare aiuto e consigli.

Le Sfide Psicologiche della Paternità: Tra Crisi e Trasformazione
Sicuramente qualcosa è cambiato nei modi di vivere la paternità, almeno così è sembrato nell'esperienza clinica di molti professionisti. Quotidianamente, si ha a che fare con padri che, alle prese con la gravidanza della propria partner, entrano in “crisi”, hanno delle difficoltà, chiedono un aiuto psicologico e qualche volta anche un ausilio medico. Le interpretazioni di questo nuovo ed inedito aspetto dell’assunzione genitoriale maschile possono essere davvero molte. Ad esempio, può essere in atto un cambiamento antropologico che prevede una riconfigurazione del maschile e della paternità in modo più partecipato e sensibile. In alternativa, è plausibile che la mascolinità tradizionale, non trovando più conferme e corrispondenze nei ruoli storicamente consolidati, stenti nel riposizionarsi rispetto alle richieste e alle aspettative sociali che ne vincolano maggiormente la presenza e ne modificano i repertori espressivo-comportamentali. O ancora, è possibile che l’uomo percepisca inadeguatezza nel doversi confrontare con il maternity blues della propria compagna. Non da ultimo, è ipotizzabile che il neopadre manifesti i sintomi della cosiddetta Couvade Syndrome, cioè la comparsa di tutta una serie di malesseri fisici che scompaiono dopo la nascita del figlio.
Questo contributo nasce essenzialmente da un “esperimento” ancora in corso, cioè dal tentativo di mettere in dialogo le rispettive competenze professionali - mediche e psicologiche - nella prospettiva di favorire la percezione di un maggior benessere psico-fisico da parte delle persone che sono state e sono pazienti, mettendo l’accento sulla loro unicità e irripetibilità. Aspetti, questi, che rendono conto di una mutata sensibilità clinica, maggiormente attenta all’esperienza in “prima persona” (approccio ideografico) e alle annesse dimensioni di senso, che non all’individuazione di dimensioni generali e ricorrenze statistiche (approccio nomotetico). Ciò rinvia all’orizzonte di ricerca delineato da Mair già negli anni ‘70: «Gli psicologi, naturalmente, coinvolgono ripetutamente delle persone nei loro esperimenti, ma relativamente pochi sperimentatori sembrano interessarsene come individui, preferendo generalmente considerarne ognuna come parte di un mucchio completamente anonimo di soggetti. Questa visione è così ampiamente accettata che alcuni possono non considerare molto importante che ci siano sorprendenti aspetti delle singole persone come le conosciamo dall’esperienza quotidiana alle quali la psicologia “sperimentale” o “scientifica” presta poca attenzione. La mia convinzione, però, è che, di qualsiasi altra cosa possa interessarsi, la psicologia dovrebbe essere interessata principalmente alla definizione e all’elaborazione dell’esperienza e dell’azione individuali. Nel suggerire che la psicologia dovrebbe riguardare fondamentalmente gli individui, non sto proponendo una visione isolazionista e anti-sociale, in quanto sono convinto della natura irrimediabilmente interpersonale del sistema che permette ad ogni persona di organizzare e dare un senso a se stessa e al mondo che la circonda. Né sto suggerendo che i gruppi dovrebbero essere esclusi dallo studio, ma desidero solo porre l’attenzione sul fatto che più spesso che no lo studio dei gruppi consiste soltanto nello studio superficiale di un numero di individui nello stesso tempo; la presenza di così tante persone venendo surrettiziamente usata come giustificazione dell’accostamento impersonale e indiscriminatamente standardizzato ad ogni singolo individuo implicato».
In coerenza con questa visione professionale e scientifica, si cerca di mantenere rigore e serietà, attraverso l’uso di un equipaggiamento teorico e metodologico che fa riferimento sia all’interazionismo simbolico, sia al costruttivismo kelliano, in modo da poter effettuare una differente rilevazione di “territori” già disegnati e la progettazione di carte nautiche che consentano di tracciare nuove rotte. L’interazionismo simbolico, a livello socio-culturale, e il costruttivismo, a livello della singola persona, vengono utilizzate come ermeneutiche, ossia strumenti interpretativi che consentono non di vedere le cose in modo diverso, bensì di vedere qualcosa che non si è mai visto. L’epistemologia che organizza e orienta le prassi cliniche, psicoterapeutiche e mediche, infatti, assume una rappresentazione dell’umano che permette di non ridurre l’individuo ad una sorta di “macchina biologica” da riparare. Questo, proprio perché si ritiene che la sessualità e la riproduzione umana, oltre ad avere implicazioni di carattere bio-medico, siano soprattutto “qualcosa per qualcuno”, ossia non possono essere mai disgiunte dai significati che le persone attribuiscono alle loro esperienze. In altre parole, la sessualità e la riproduzione umana non sono un fatto meramente “meccanico”, quanto piuttosto si caratterizzano essenzialmente per un loro coinvolgimento di natura emotiva, psichica e affettiva.
Un simile aspetto è riscontrabile persino in malattie che, come l’ulcera duodenale, comportano chiaramente un guasto biologico, ma hanno implicazioni, manifestazioni ed effetti che vanno ben oltre i limiti della biologia. La medicina e la psicologia clinica, in sostanza, sono più di una biologia applicata. I clinici devono tener conto anche dell’esperienza di dolore dei pazienti, della sofferenza, del loro rispetto di sé e dei loro obiettivi e devono imparare a trattare questi aspetti non biologici dei pazienti in modo (psico)-terapeutico. Nel migliore dei casi la semplificazione alla biologia dei fenomeni non biologici è futile, nel peggiore dei casi porta ad una visione dell’essere umano distorta e inaccettabile. Pertanto, la metodologia impiegata per organizzare i dati ricavati dall'esperienza professionale segue una procedura basata essenzialmente sulle narrazioni in prima persona riportate dai pazienti con cui si è lavorato nel corso degli ultimi anni. Si tratta, in definitiva, delle storie e delle esperienze personali che i neo-padri hanno vissuto rispetto al coinvolgimento affettivo, emotivo e di ruolo sia di fronte alla scoperta della gravidanza naturale della partner, sia durante il percorso di procreazione medicalmente assistita intrapreso dalla coppia.

La Dimensione Culturale e Sociale della Paternità
Le narrazioni di senso comune, con cui solitamente si ritrae l’evento della nascita di un bebè, ci raccontano sempre di qualcosa di fausto, felice, lieto, gradevole e soprattutto spensierato. Questo, proprio perché lo sbocciare di una nuova vita è aprioristicamente connotato di significati positivi, che rimandano al dono, all’inizio di un ciclo, al rinnovamento, ad un atto d’amore divino ed umano, ecc. Significati che codificano rituali, ruoli e copioni a cui tutti gli attori sociali chiamati in causa dalla venuta al mondo di una creatura e dalla sua attesa si devono attenere, per mantenere assolutamente coerente la ribalta e non permettere nessun tipo di messa in discussione della matrice sociale da cui si genera il senso del nascere. Insomma, il retroscena deve in tutti i modi essere occultato, non solo a livello della rappresentazione collettiva e pubblica, ma anche a livello della consapevolezza personale.
Ogni cultura, questo è ovvio, ha le proprie liturgie - attraverso le quali cerca di esorcizzare le difficoltà della nascita - e definisce i riti di passaggio che ammettono ad un nuovo status i membri di quella cultura e di quel gruppo sociale, compresi i modi con cui ingabbiarli in specifici ruoli: quello di padre e quello di madre. Ma perché «tante precauzioni per imprigionare l’uomo in ciò che è. Come se vivessimo nel timore perpetuo che ne sfugga, ne trabocchi, eluda improvvisamente la sua condizione?». Semplicemente, perché nell’interazione è possibile identificare una serie di regole esterne che disciplinano il comportamento degli attori sociali nelle loro performances quotidiane e che presuppongono un ordine morale vincolante per gli individui, attraverso il quale è possibile condividere e costruire la medesima realtà, avere un’identità, attribuire un senso alle cose, esistere.
Con la nascita di un bambino, i membri di una coppia non solo cambiano status, diventando madre e padre, nonché assumendo su se stessi le prescrizioni implicite o esplicite socialmente assegnate a quel ruolo, ma si trasformano diventando una famiglia. Come il problema della sopravvivenza viene risolto con la costituzione del sistema produttivo e degli strumenti per il lavoro, il conforto e la protezione fisica, così il problema della riproduzione trova la sua soluzione nell’istituto della famiglia, nucleo elementare della parentela e quindi dell’intera società. Da qui discende la matrice primigenia della sacralità e dell’idealizzazione rivolta alla famiglia e ai suoi membri costitutivi: padre, madre e figlio. In questo preciso ordine… Guai a chi diverge! A chi si ritrova ad avere una narrazione differente, generata dal proprio sistema di significati e, in modo diverso, costruisce il proprio ruolo o attribuisce senso alla propria funzione genitoriale.
La dimensione storica e culturale che sovrasta e costruisce l’identità maschile - le sue rappresentazioni, i suoi ruoli e i suoi correlati psicologici - è soggetta a mutamenti molto più lenti di quelli sociali, che invece obbediscono alle accelerazioni e ai più rapidi cambiamenti politico-economici, tecnico-scientifici e di costume. Questa diversa velocità di cambiamento mette a disposizione degli uomini un materiale semantico spesso incoerente e contraddittorio a cui attingere nella produzione dei propri costrutti biografici, dando così luogo a processi di costruzione identitaria fragili e conflittuali. Se per un verso le società occidentali favoriscono il permanere di modelli maschili tradizionali, dall’altro ne prescrivono la decostruzione, innestando un vero e proprio gioco perverso di comunicazioni paradossali, di doppi legami e incongruenze, che rende vittime entrambi i generi, messi nella condizione di imprigionarsi l’uno con l’altro, in un muto vincolo di controllo reciproco ed eteroregolazione. Se favorisce la spinta emancipativa delle donne, la società lo fa in funzione di una sorta di contenimento agli aspetti della mascolinità che desidera espellere dalle proprie entità istituzionali. Limita così ciò che essa stessa concorre a creare e che a sua volta utilizza per disinnescare le istanze libertarie presenti nella critica radicale all’ordine e all’autorità patriarcale che la liberazione femminile porta in dote. Tutto questo avviene attraverso un’astrazione dei modelli di mascolinità e femminilità che diventano in tal modo copioni di ruolo funzionali al mantenimento dell’ordine costituito, anziché mansionari legati semplicemente al genere di appartenenza. Il risultato è il paradossale invito che chiede agli uomini di rendersi più simili al genere femminile e alle donne di rendersi più simili al maschile, ricercando un’androginia psicologica funzionale al consumo delle merci e ai ritmi produttivi delle medesime.
La cultura e la società non solo influiscono sulla formazione dell’identità, ma vincolano e caratterizzano il modo in cui la persona parla di se stessa con gli altri membri dello stesso contesto culturale. Ciò sta ad indicare che il pensiero narrativo, nel contempo, è prodotto e produttore di cultura e che qualsiasi problema psicologico è sempre prigioniero del dato sociologico. L’essere umano, essendo quasi totalmente privo di “istinti”, per quanto riguarda l’organizzazione e la costruzione delle proprie azioni, deve venire culturalmente condizionato, in modo che il suo agire sia razionalmente orientato verso gli scopi socialmente previsti e socialmente accettati come validi e venga così a coordinarsi con quello degli altri, nell’insieme del sistema sociale. Lo strumento che l’umanità ha predisposto a questo scopo è la cultura. Innanzitutto la cultura si manifesta nella lingua e cioè nel sistema simbolico di comunicazione, sul quale si basa sia la possibilità di comunicare messaggi di carattere concettuale, emotivo ed affettivo, sia quella di elaborare nella mente segnali in arrivo, secondo procedure socialmente valide. La lingua, e il sistema di segni che la registra, è la forma tipica che la dimensione simbolica e culturale degli esseri umani assume socialmente. É proprio nell’apparire della lingua che si può individuare il momento di trapasso tra l’animale e l’umano. La lingua costituisce poi il sistema di deposito del sapere sociale, sia con il suo lessico, che con la serie di enunciati nei quali questo sapere viene registrato, nelle forme dalle più semplici alle più complesse.
La questione natura/cultura, appare essere, quindi un problema assai complesso, che ha trovato soluzioni diverse nei differenti sistemi di pensiero che si sono succeduti nel corso del tempo. Se un animale vuole soddisfare un bisogno biologico, agisce per istinto e cioè sulla base di un corredo di informazioni circa il comportamento da tenere in certe situazioni, trasmesso attraverso il programma genetico contenuto nell’acido desossiribonucleico del suo genotipo. L’essere umano no. L’essere umano soddisfa i suoi bisogni istintivi, e cioè biologici, mediante modelli di comportamento socialmente elaborati e codificati, grazie ai quali può pervenire allo scopo con un notevole risparmio di energie psichiche e rispettando le norme della convivenza sociale. Questi modelli non vengono trasmessi per via genetica, ma appresi nel processo di inculturazione, attraverso il quale l’originario genotipo, fornito di un minimo di informazione, inferiore a quello di ogni altro animale, si trasforma in un fenotipo, e cioè in un organismo culturalmente modellato. É per questo fenomeno, tipicamente umano, che la dimensione culturale e storica si introduce in quella biologica, trasformando i bisogni in problemi, i quali possono ricevere tipi diversi di soluzione, nel tempo e nello spazio. Mentre il bisogno istintivo, come fatto di natura, è al di fuori della storia e della sua dialettica (la cultura), il problema fa sì che l’essere umano sia essenzialmente un animale storico (culturale) e possa mutare i suoi tipi di risposta in relazione al mutare delle situazioni di vita. Di fronte all’immobilità del comportamento istintivo - che si ripete eguale e non muta se non intervengono fattori esterni e non dipendenti dall’iniziativa dell'organismo - il comportamento umano si trasforma e nel trasformarsi dà vita alla storia e alle sue possibili realtà alternative e di adattamento.
