Nascita di Esseri Straordinari: Le Leggende di Parto tra Folletti e Prodigi in Sicilia e Oltre

La nascita di un bambino o di una bambina è oggi, nella maggioranza dei casi, un evento sicuro: si svolge in ospedale o in clinica, supportata da avanzate conoscenze mediche e tecnologie che riducono drasticamente i rischi per la madre e il nascituro. Tuttavia, in epoche passate, e per secoli, il parto era un evento naturale, ma spesso imprevedibile e pericoloso, gravido di incertezze e di timori. Le complicazioni potevano mettere in pericolo di vita sia la madre che il bambino, e l'assenza di spiegazioni scientifiche per anomalie o tragedie apriva la strada a interpretazioni che sfociavano nel prodigioso, nel demoniaco o, come vedremo, nella leggenda di esseri fatati e folletti. Le storie di nascite fuori dall'ordinario non erano semplici aneddoti, ma diventavano parte integrante del tessuto culturale, plasmando credenze e alimentando il folklore popolare, soprattutto in regioni ricche di tradizioni come la Sicilia.

La Gravidanza e il Parto: Un Confine Tra Vita e Mistero

Nel passato, la gravidanza stessa era un periodo avvolto nel mistero e soggetto a interpretazioni che oggi ci sembrano incredibili. Quanto durava una gravidanza? Ovviamente 9 mesi era la norma riconosciuta, ma la realtà, o la percezione di essa, poteva discostarsi. Il filosofo Nicolò Serpetro affermava che un suo parente era stato nel ventre della madre per ben ventidue mesi e che poi, una volta venuto alla luce, era cresciuto forte e robusto. Una gravidanza di 22 mesi era attestata anche in Puglia, a Molfetta, dal sig. Don Luigi Riggio, Principe di Campofiorito e della Catena e Marchese della Ginestra. Queste narrazioni non erano viste come semplici eccentricità mediche, ma potevano suggerire una sorta di resistenza vitale straordinaria del nascituro, quasi un segno di predestinazione o di una natura eccezionale.

illustrazione medievale parto

Le difficoltà del parto erano una costante angoscia. La signora Donna Tommasina Schittini, palermitana, ad esempio, il 10 settembre 1689, avendo le doglie del parto, ma non riuscendo a sgravarsi, rischiava di morire. Il medico le aveva prescritto un rimedio che si era poi rivelato inefficace: fegato di gallina sciolto nel vino. Questa testimonianza sottolinea la precarietà delle conoscenze mediche del tempo e la disperazione con cui si cercavano soluzioni, anche le più bizzarre, di fronte alla minaccia della morte. In questo contesto di vulnerabilità e incertezza, l'immaginazione popolare trovava terreno fertile per la creazione di leggende, spesso legate a nascite che superavano ogni logica comune.

Prodigi e Aberrazioni: Nascere Oltre la Norma

Il racconto di nascite "mostruose" o inconsuete è un tema ricorrente nelle cronache storiche e nel folklore di ogni epoca, riflettendo la perenne difficoltà umana di spiegare ciò che è fuori dall'ordinario. Mongitore, uno storico le cui annotazioni sono state preziose per ricostruire queste tradizioni, compilò un lungo elenco di casi che, nel lettore moderno, suscitano soprattutto incredulità, ma che all'epoca erano eventi profondamente significativi, interpretati come presagi, punizioni divine o manifestazioni di forze ultraterrene.

Numerosi erano stati in Sicilia i casi di gemelli siamesi che erano morti alla nascita o solo poche ore dopo, non prima comunque di esser stati battezzati. Il battesimo era considerato essenziale per l'anima del bambino, specialmente in casi così eccezionali e spesso di breve vita. Il 6 febbraio del 1560 ad una povera donna, che abitava in una casa contigua al monastero della Badia Nuova di Palermo, erano nati due gemelli, uniti nel petto e nel ventre, fino all’ombelico. Questo tipo di evento, pur tragico, scuoteva profondamente la comunità, spingendola a interrogarsi sulle cause e sui significati più profondi. Ancora a Palermo nel 1695 una donna aveva partorito due bambini congiunti nelle teste, un altro esempio straziante che alimentava il senso di meraviglia e timore.

schema gemelli siamesi

Le malformazioni fisiche erano altrettanto oggetto di stupore. Sempre a Palermo nel 1604, era nato un fanciullo senza braccia, senza gambe e senza cosce, con ombelico e membro genitale; e sorprendentemente era vissuto molti mesi. Questo caso, in particolare, evidenziava non solo la malformazione ma anche la resilienza di una vita che sfidava le aspettative. Altre nascite notevoli includevano quella di Don Paolo Riggio, figlio di Don Luigi Riggio Principe di Campofiorito e della Catena e Marchese della Ginestra, e di Donna Francesca Saladino Baronessa di Regaleali e Valguarnera, nato il 25 gennaio 1660 con sei dita in ognuna delle mani. Sebbene oggi sia una condizione nota e gestibile, all'epoca era un segno distintivo, quasi un tratto di nobiltà o di particolarità.

Le descrizioni diventano ancora più fantastiche, avvicinandosi al regno del mitologico. A Erice la moglie di un fabbro nel 1675 aveva partorito un bambino con l’occhio sinistro chiuso, le braccia che terminavano nel gomito, dove spuntavano due sole dita che sembravano due corna. La pelle del ventre era così sottile che si vedevano le interiora. Questo dettaglio della pelle trasparente, che rivelava gli organi interni, doveva aver generato un misto di repulsione e fascino morboso, contribuendo a fissare l'immagine del bambino come un essere "non del tutto umano". Sempre a Erice, nel 1557, nacque una bambina con due corna sul capo, della grandezza di un dito; il Vicerè volle vederla e le regalò una moneta, dimostrando come anche le autorità fossero attratte e volessero dare un significato a questi "prodigi".

immaginario creature mitologiche

Il confine tra deformità e creature fantastiche si assottiglia ulteriormente con i racconti di nascite ibride. Nel 1701 nella contrada del Carmine, la moglie di un mulattiere, aveva partorito un mostro morto, con quattro piedi e la testa di cavallo. Nel 1705 in Catania una gentildonna aveva dato alla luce un mostro con a forma di gatto - ma con mani umane - che era morto poche ore dopo la nascita e che di nascosto era stato seppellito, forse per vergogna o per timore delle implicazioni superstiziose. Ancora a Erice nacque un fanciullo con piedi e mani di papera e visse alcuni mesi. Questi racconti, pur con elementi chiaramente fantastici, riflettevano una realtà in cui la spiegazione delle malformazioni era spesso ricercata nel mondo animale o in quello spirituale, come se la natura avesse deviato, o come se qualche forza maligna avesse interferito. Una donna, dopo aver partorito un bambino umano, diede alla luce anche un coniglio, che morì dopo pochi minuti. Ad Aci una donna partorì un rospo e un'altra un mostro metà uomo e metà leone. Questi ultimi casi, in particolare, sembrano quasi attingere direttamente al repertorio delle bestie fantastiche e mitologiche, suggerendo che le paure e le meraviglie della gente comune si manifestassero in queste narrazioni di parto estremo. Il lungo elenco di casi annotati dal Mongitore termina qui, ma la sua testimonianza ci offre uno spaccato vivido di un'epoca in cui la vita e la sua venuta al mondo erano permeate di un'aura di sacro e di sconosciuto, in cui l'incredulità odierna era sostituita dalla ricerca di un significato soprannaturale.

Il Regno dei Folletti: Tra Tradizione e Spiegazione del Mistero

Nel tentativo di spiegare l'inspiegabile, in un'era priva di conoscenze mediche avanzate, le persone si rivolgevano spesso al mondo del soprannaturale, popolando l'immaginario collettivo con figure che potevano sia spaventare che, inaspettatamente, proteggere. In questo contesto fiorirono le leggende sui folletti, esseri che, in modi diversi, si intersecavano con la vita umana, influenzando in particolare la sfera della nascita e dell'infanzia.

Il Municeddhu Salentino: Un Folletto dalle Molte Facce

Tra le figure più emblematiche di questo universo folcloristico vi è il municeddhu salentino, un folletto che ha mutato la sua immagine nel corso del tempo. Inizialmente, si pensava potesse essere l’anima di un bambino defunto e non battezzato, una creatura capricciosa e triste, forse intrappolata tra i due mondi. Questa interpretazione rifletteva le profonde preoccupazioni religiose e la credenza nell'importanza del battesimo per la salvezza dell'anima. Con il tempo, tuttavia, il municeddhu divenne un angelo custode per molte famiglie, una figura ambivalente che, pur mantenendo un carattere irruento e dispettoso, poteva anche portare fortuna.

Molti giurano di averlo visto, o per lo meno di aver visto gli effetti delle sue marachelle. Gli anziani lo descrivono come uno gnometto alto 30-40 cm., con il berretto nero sulla testa pelosa, gli occhi neri e lucidi. Era noto per le sue bizzarrie: si divertiva ad intrecciare il pelo degli animali, spennare pennuti, spostare e nascondere oggetti, bisbigliare nel cuore della notte, creando piccoli disagi o strani fenomeni domestici che venivano attribuiti alla sua presenza. La maggior parte dei racconti nostrani vedono questo folleto come un essere che si divertiva in queste piccole, ma irritanti, azioni.

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Per addolcirne il carattere irruento e dispettoso, l’unica cosa da fare sarebbe stata quella di privarlo del suo prezioso berretto. Questo dettaglio, il berretto come fonte di potere o vulnerabilità, è un tropo comune nelle leggende sui folletti, che spesso perdono i loro poteri se privati di un particolare indumento o oggetto. Poteva anche impossessarsi del corpo di un essere umano e metterlo in contatto con il mondo dei defunti, conferendogli un ruolo di medium tra i mondi. I soggetti di suo gradimento erano, secondo alcune credenze, le donne grasse e tozze, un dettaglio che aggiunge un tocco di particolarità al suo profilo.

Gli Incubi Romani e Altri Spiriti Notturni

Il mito del municeddhu salentino è molto simile a quello degli Incubi romani. Gli Incubi erano dei piccoli spiritelli che causavano enormi disagi al sonno dei malcapitati che avevano la sfortuna di imbattersi sul loro cammino. Si sedevano sul petto del dormiente causando sogni orribili, un fenomeno oggi scientificamente riconosciuto come paralisi del sonno, ma che anticamente trovava spiegazione nell'intervento di queste creature notturne. Riferimento a questi spiritelli, e ai rimedi per tenerli lontani, si ritrovano anche nelle culture nordiche, a testimonianza di una universalità di certe paure legate al sonno e ai suoi misteri. Se avete occasione di fare una passeggiate nelle piazze salentine, non mancherete di incontrare dei vecchietti che discorrono dei tempi andati seduti su alcune panchine, e potrete ancora ascoltare queste storie, che continuano a vivere nella memoria collettiva.

Cavalcando la scia della leggenda del folletto, inoltre, gli adulti si sono inventati una figura definita come nanni-ercu, un terribile folletto che si nutre di giovani e belle fanciulle e che viene nominato ogni qual volta si vuole tenere a bada i bambini e le loro marachelle. Questi folletti, dunque, servivano anche come strumenti pedagogici, per incutere timore e garantire l'obbedienza dei più piccoli, trasformando la paura del soprannaturale in uno strumento di controllo sociale.

La Natura dei Folletti e i Changelings: Bambini Scambiati

Il mondo dei folletti è vasto e variegato, e gli stessi esseri che lo abitano spesso rifiutano le etichette imposte dagli umani. «Non chiamateci gnomi, né fate. Non vogliamo più essere chiamati così. Una volta era la parola perfetta per designare una grande varietà di creature, ma oggi ha troppi significati…». Questa affermazione, attribuita a un folletto stesso, rivela la complessità e la specificità di queste entità. In questo mondo esiste una serie di spiriti sublunari che carminibus coelo possunt deducere lunam (possono far discendere la luna dal cielo con incantesimi), i quali, sin dai tempi antichi, sono divisi in sei categorie: spiriti di fuoco, di aria, di terra, di acqua, sotterranei, più la classe delle fate e delle ninfe. «Se volete darmi un nome, io sono come loro, un folletto. O meglio, sono un changeling».

illustrazione folletto e bambino

Questo porta direttamente al cuore della leggenda sulla donna che partorisce "figli folletti": il concetto di changeling. Noi, dice il folletto, rubiamo i bambini e ne prendiamo il posto. Il changeling è una creatura fantastica tipica del folclore europeo. Si narra sia il figlio delle fate, dei folletti, degli elfi, delle ninfe, degli gnomi o dei diavoli, che questi ultimi esseri scambiano con un bimbo umano visto che, spesso, questi sono più sani. In un'epoca in cui la mortalità infantile era altissima e le malattie sconosciute, un bambino che si ammalava improvvisamente, o che manifestava comportamenti insoliti o malformazioni fin dalla nascita, poteva essere percepito come "non il proprio figlio", ma come un changeling, un bambino scambiato, un folletto sotto mentite spoglie. Questa credenza forniva una spiegazione rassicurante (per quanto terrificante) per i genitori che vedevano il proprio figlio deperire o comportarsi in modo inspiegabile, offrendo una via d'uscita dalla disperazione di una malattia incomprensibile.

I ricercatori moderni credono che i bimbi dei quali si racconta negli scambi delle vecchie storie di fate e folletti mostrino i sintomi tipici dell'autismo o di altri handicap. Questo suggerisce che prima delle scoperte mediche, questa leggenda venisse usata per spiegare condizioni come l'autismo o anche semplicemente la scomparsa di bambini mai più ritrovati, fornendo un quadro narrativo per eventi altrimenti inspiegabili e traumatici.

La leggenda è diffusa anche in Francia, dove questi folletti si chiamano Jetins, abitano le grotte marine ed escono solo di notte. Si racconta che abbiano un'incredibile forza e adorino scaraventare lontano attrezzi pesanti, mantenendo il tratto di esseri potenti e a tratti dispettosi, tipico del folklore dei folletti. La pervasività di queste storie è tale che hanno ispirato anche opere della cultura popolare contemporanea, come il film "Changeling" del 1980, diretto da Peter Medak e interpretato da George C., che esplora il terrore e la confusione derivanti dalla presunta sostituzione di un figlio. Queste narrazioni, quindi, persistono, mutando forma ma mantenendo intatto il loro potere evocativo e la loro capacità di esplorare le paure più profonde legate alla genitorialità e all'ignoto che circonda la nascita e la crescita dei figli.

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