Nella società odierna, intraprendere una gravidanza tardiva sta diventando sempre più frequente, con un numero crescente di donne che scelgono di vivere la maternità dopo aver superato la soglia dei 40 anni. Questo fenomeno è il risultato di un modello ispirato ai cambiamenti sociali, culturali ed economici che hanno ridefinito le priorità e i percorsi di vita femminili. Molte donne decidono di posticipare l’età della prima gravidanza per i motivi più disparati, tra cui l'attesa di una stabilità economica, la necessità di garantire la propria realizzazione professionale o la ricerca dell'uomo giusto.
I dati a disposizione confermano questa tendenza. Secondo l’Eurostat, il servizio europeo di statistica, che ogni anno fotografa la situazione della fertilità in Europa, l'Italia è il Paese che detiene il record di donne che partoriscono il loro primogenito più tardi. Al 2018, la media di età delle partorienti si attestava al 31,1%, un dato significativo che riflette una realtà consolidata. Negli ultimi anni, il numero di donne che optano per diventare mamma a questa età è raddoppiato. Ad esempio, nel Regno Unito, il numero di donne che hanno avuto la prima gravidanza dopo i quaranta, dal 2000 al 2010, è praticamente raddoppiato.
Rimanere incinta, magari per la prima volta, quando si sono superati i 40 anni, può lasciare nel cuore mille emozioni diverse. Anche chi pensava di essere preparata all’evento può ritrovarsi con tanti dubbi nella mente. Se lo sentissero le nostre nonne, che a 40 anni avevano già una squadra di figli e solo certezze, si farebbero una risata, ma nel mondo di oggi sono infinite le circostanze che portano le donne a posticipare la prima gravidanza in attesa di sicurezze economiche ed emotive. Questo contesto, sebbene offra nuove opportunità e un diverso approccio alla genitorialità, solleva anche interrogativi e considerazioni importanti sia dal punto di vista biologico che medico.
Il Fenomeno della Maternità Tardiva: Un Contesto Socio-Culturale
La maternità è una scelta profondamente personale, influenzata da diversi fattori, e la decisione di avere un figlio in età più avanzata è ormai un’opzione sempre più comune. Il concetto stesso di "età biologica" potrebbe non corrispondere a quella anagrafica, e vi è una notevole variabilità della riduzione della fertilità, all’avanzare dell’età, tra donna e donna.
Da sempre esistono gravidanze dopo i 40 anni. Tuttavia, oggi assistiamo a un numero crescente di primipare ultra quarantenni, che desiderano avere il primo figlio a questa età. Il perché di questo fenomeno è sotto gli occhi di tutti: nel mondo moderno la donna studia più a lungo che in passato e questo richiede tempo, così come tempo richiede l’inserimento nel mondo del lavoro, soprattutto in ruoli direttivi cui gli studi predispongono. Le difficoltà per conciliare la vita lavorativa e quella familiare possono spingere molte donne a cercare la maternità dopo i 35 anni. Molte donne scelgono di vivere una gravidanza tardiva, grazie al raggiungimento di condizioni di vita stabili e di una maturità maggiore che permette loro di poter dedicare al nascituro più tempo e più pazienza.

Questo fenomeno sociale, culturale ed economico ha portato la maternità tardiva a essere considerata quasi una “normalità” e viene accettata come se fosse un fatto naturale. Tuttavia, dal punto di vista biologico non lo è, dal momento che è evidente, o almeno presunto, che dopo i 45 anni la maggior parte di queste donne sia rimasta incinta grazie a tecniche di procreazione assistita. La maternità tardiva è, in un certo senso, diventata un momento di appagamento nella vita di una donna, sebbene il momento migliore sulla sfera personale non sia sempre il miglior momento a livello fisico.
L'aumento della vita media della donna, che da poco più di 60 anni è cresciuta oltre gli 80, è dovuto in gran parte al progresso tecnologico che ha reso la vita femminile più confortevole, come ad esempio le nuove strutture delle case con adeguati riscaldamenti, gli elettrodomestici che hanno reso meno pesante la gestione familiare, e l’uso di mezzi di trasporto individuali. Questo ha comportato un’esistenza meno pesante, rendendo meno rischiosa la vita di tutti i giorni. Oltre a ciò, gli sviluppi della Medicina hanno permesso una maggiore sopravvivenza a patologie un tempo mortali, come infezioni e tumori. Nonostante questi progressi, il periodo fertile femminile non ha subito variazioni: il menarca si verifica sempre tra i 10 e i 14 anni, e la menopausa tra i 48 e i 53 anni.
Esistono poi cause mediche di ritardo riproduttivo, come la maggiore sopravvivenza a malattie croniche che un tempo precludevano la gravidanza. Il diabete, ad esempio, è oggi curato ottimamente in gravidanza con schemi dietetici appositi e vari tipi di insulina; questo impedisce l’instaurarsi di iperglicemie che predispongono a nascita di feti macrosomi spesso cardiopatici o malformati. Anche l’ipertensione arteriosa, un tempo incubo dei ginecologi, oggi è curata appropriatamente evitando così la nascita di feti iposviluppati per danno placentare ipertensivo che pure predisponeva ai gravi rischi della gestosi. Anche malattie ereditarie come la Thalassemia Major, che un tempo precludevano assolutamente la gravidanza, ora per i miglioramenti delle terapie permettono la gestazione con ottimi risultati.
Fertilità Femminile e l'Impatto dell'Età Biologica
È una realtà innegabile che la fertilità cambi con l’età. C’è un momento biologico per essere madre che coincide sempre meno con le decisioni della donna di oggi. Stando alle ricerche condotte dal Ministero della Salute, la fertilità femminile risulta massima nell’intervallo temporale che va dai 20 ai 30 anni. Questo è il periodo in cui il corpo è meglio preparato per la maternità. Purtroppo, ad oggi, non ci si può basare su marcatori predittivi affidabili per individuare la fertilità residua di una donna.
Al contrario di quanto credano alcune persone, continuare ad avere il ciclo mestruale non è sinonimo di fertilità. La dott.ssa Clara Colomé, specialista dell’equipe medica della Clinica Eugin, sottolinea che “la quantità di ovociti di cui dispone una donna diminuisce con l’età, ma a partire dai 35 anni e in particolare dai 40, la diminuzione è più consistente, oltre al fatto che i restanti ovociti perdono progressivamente qualità: tutto è correlato al passare del tempo”. In condizioni normali, la riserva ovarica, ovvero la quantità di ovociti a disposizione della donna, è ottimale fino a 35 anni. Successivamente, il numero di ovociti inizia a diminuire sempre più. Tra i 37 e i 39 anni questo processo accelera e tra i 40 e i 43 si verifica in modo veloce ed evidente. Dopo i 40 anni si ha un drastico calo fino all’arrivo della menopausa.

La probabilità di rimanere incinta si riduce significativamente con l'avanzare dell'età. All’età di 40 anni la chance di avere una gravidanza ad ogni ciclo è circa pari al 5%. Una volta compiuti i 40 anni la donna ha il 44% di possibilità di rimanere incinta entro un anno di tentativi di concepimento. Questo perché invecchiando, il numero di ovuli nelle ovaie diminuisce. Intorno ai 40 anni subentra una fase di subfertilità o infertilità, che in alcuni casi può essere più precoce. Secondo le statistiche, la possibilità di concepire naturalmente a 40 anni è inferiore al 5%, a 42 anni è inferiore al 2% e oltre questa età non raggiunge nemmeno l’1%. Il motivo è che si tratta di una fase della vita in cui la capacità riproduttiva è ridotta. Gli ovuli sono di qualità e quantità inferiori ed è più frequente che si verifichino errori nei processi di divisione e moltiplicazione cellulare durante lo sviluppo embrionale. Infatti, a partire dai 39-40 anni, più della metà degli embrioni può avere alterazioni cromosomiche.
È fondamentale che le donne siano ben informate sull’età ideale per avere figli, su quando la fertilità femminile inizia a diminuire e sulle reali possibilità di diventare madri. Pertanto, è fondamentale richiedere al proprio ginecologo una valutazione della riserva ovarica quando si è giovani, tra i 25 e i 30 anni. Se ha più di 35 anni e cerca una gravidanza da sei mesi o più, è consigliabile rivolgersi al ginecologo affinché verifichi possibili alterazioni della fertilità. Inoltre, è importante che, se non si riesce a rimanere incinte naturalmente dopo 10-12 mesi (se si hanno meno di 35 anni) o 6 mesi (se si hanno più di 35 anni), ci si rivolga a uno specialista della procreazione medicalmente assistita per una valutazione.
Quando la Natura ha Bisogno di un Aiuto: Il Ruolo della Procreazione Assistita
Quando, alla soglia dei 40 anni, i tentativi condotti migliorando il proprio stile di vita, la propria alimentazione, fruendo di una blanda integrazione ormonale e proteica e attraverso l’individuazione del “periodo fertile”, non hanno prodotto risultati, è arrivato il momento di prendere coscienza e di capire se si è davanti ad un reale problema. Grazie ai progressi in ambito medico è comunque ancora possibile rimanere incinta e partorire un bambino sano a 40 anni, spesso con il supporto delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
In questi casi, al fine di ottenere una gravidanza, si ricorre solitamente alla donazione di ovociti. L'opzione della crioconservazione, ovvero la criopreservazione dei gameti, rappresenta una risorsa preziosa. Questa tecnica consente alla donna di prendere il controllo della sua vita riproduttiva, potendo decidere in futuro il momento migliore per diventare madre. Oggi, le sofisticate tecniche di crioconservazione degli ovociti offrono la possibilità, abbracciata da sempre più donne di giovane età, di non rinunciare al loro progetto riproduttivo. E quando arriva il momento, attraverso un trattamento di fecondazione in vitro - o con lo sperma del proprio partner o con il seme proveniente da una banca di gameti -, vengono utilizzati gli ovociti della paziente che hanno conservato quindi la stessa qualità e caratteristiche di quando sono stati congelati.
Sebbene sia possibile ottenere una gravidanza naturale, dopo i 40 anni il tasso di gravidanza con i propri ovuli si riduce al 5%, secondo la Società Spagnola di Fertilità (SEF). Se una donna "con i suoi anni" vuole avere un figlio, è consigliabile non perdere tempo. A seconda della sua riserva ovarica, della risposta alla stimolazione farmacologica, dei suoi marcatori genetici e persino dell’indice di massa corporea, vengono eseguite diverse linee guida per ottimizzare il risultato.

La scarsa qualità ovocitaria aumenta i rischi di aborto e le possibilità che il feto sia soggetto ad alterazioni cromosomiche, quali la sindrome di Down. Per questo motivo è consigliabile eseguire la Diagnosi o Test Genetico Preimpianto (PGT, chiamato anche PGT). La PGD viene eseguita sull’embrione prima del suo trasferimento nell’utero della madre. Consiste nella sua analisi da una piccola biopsia. Ha lo scopo di rilevare anomalie genetiche e/o cromosomiche.
Molte donne credono erroneamente che, ricorrendo a un aiuto medico, non avranno problemi a diventare madri a 40 anni o addirittura qualche anno dopo. Non solo è più difficile ottenere una gravidanza a 40 anni, anche con il supporto della procreazione assistita, ma aumenta anche il rischio di aborto e di complicazioni durante la gravidanza e il parto. La domanda da porsi è quindi: fino a che punto è fattibile ritardare la maternità? In ogni caso, il vero limite non è l’età della madre, ma l’età degli ovuli e, ovviamente, la loro qualità.
10 cose da sapere se si desidera congelare i propri ovuli
I Rischi e le Complicazioni Associate alla Gravidanza a 40 Anni
Intraprendere una gravidanza a 40 anni, specialmente per la prima volta, implica la necessità di considerare attentamente i potenziali rischi e benefici. È possibile analizzare gli effetti di una gravidanza ricercata e vissuta a quest’età da due punti di vista: l’impatto dell’età materna sullo sviluppo fetale e l’impatto della gravidanza sull’organismo materno. Enti come l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) considerano un’età materna oltre i 35 anni come un fattore di rischio medio.
Innanzitutto, la probabilità di aborto spontaneo aumenta con l'età. Una donna a 40 anni ha il 40% di possibilità di non portare avanti la gravidanza, rispetto a meno del 15% di una ventenne. Inoltre, nel caso in cui si verifichi una gravidanza, aumenta il rischio di aborto spontaneo e di anomalie cromosomiche del nascituro. Come avverte la dottoressa Colomé, “la scarsa qualità ovocitaria aumenta i rischi di aborto e le possibilità che il feto sia soggetto ad alterazioni cromosomiche, quali la sindrome di Down”. A partire dai 39-40 anni, più della metà degli embrioni può avere alterazioni cromosomiche.
Tra le principali complicanze materne, il diabete gestazionale è una condizione comune in gravidanza, la cui incidenza aumenta con l’età materna. Si sviluppa nella seconda metà della gravidanza a causa dell’aumento della produzione di lattogeno placentare, un ormone che riduce l’efficacia dell’insulina, rendendo necessaria una maggiore quantità di quest’ultima per mantenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue. Si verifica perché nella seconda metà della gravidanza, il corpo della donna produce grandi quantità di un ormone, il lattogeno placentare, e aumenta la necessità di un altro, l’insulina, che consente di conservare lo zucchero del cibo per un uso successivo. Il diabete gestazionale aumenta il rischio di complicanze fetali, materne e al momento del parto, ma una corretta gestione riduce tali rischi.
Le donne sopra i 40 anni hanno anche una maggiore probabilità di soffrire di ipertensione, che può essere preesistente o svilupparsi durante la gravidanza. Questo si verifica più frequentemente nelle donne di età superiore ai 40 anni, soprattutto perché a volte sono donne che già soffrivano di ipertensione prima di iniziare una gravidanza. Se la pressione alta è associata a proteinuria (presenza elevata di proteine nelle urine) e gonfiore di mani, piedi o viso, si parla di preeclampsia. Se non trattata, questa condizione può evolvere in eclampsia, caratterizzata da sintomi come forti mal di testa, gonfiore accentuato, problemi alla vista (visione doppia, offuscata o con lampi di luce) e convulsioni.
La placenta è l’organo che nutre il tuo bambino durante l’intera gravidanza. Si inserisce nella parete dell’utero e lì rimane permanentemente fino al parto. Normalmente, si separa dalla parete dell’utero solo dopo la nascita del bambino. Tuttavia, in alcuni casi, solitamente nel terzo trimestre, può verificarsi un distacco prematuro di placenta, con conseguente sanguinamento e riduzione dell’apporto di ossigeno al feto, rendendo la situazione estremamente grave. In ogni caso, il distacco della placenta riduce l’apporto di ossigeno e sostanze nutritive al feto, il che lo rende una complicanza molto grave.
Per questo motivo, oltre i 40 anni la gravidanza è considerata ad alto rischio perché aumenta la probabilità di condizioni come ipertensione, diabete gestazionale, preeclampsia e parto prematuro. Le gravidanze tardive hanno più complicazioni in generale, ma ciò non significa che la gravidanza debba andare male. Tutte queste problematiche sono ben presenti alla gravida quarantenne più che nelle ventenni e questo crea una serie di ansie. Ansia per la consapevolezza dell’impatto negativo della gravidanza sul loro futuro lavorativo (per cui tanto si erano spese). Ansia per la consapevolezza che il figlio tanto desiderato possa presentare anomalie cromosomiche (Sindrome di Down per esempio) più frequenti dopo i 36 anni della mamma.
I Vantaggi Inattesi della Maternità in Età Matura
Diventare madre per la prima volta a 40 anni può offrire alcuni numerosi vantaggi, che spesso bilanciano le sfide biologiche. Rimanere incinta per la prima volta a 40 anni ha anche alcuni vantaggi significativi. In generale, le donne in questa fase della vita hanno una maggiore consapevolezza del proprio corpo e della propria salute, seguendo con attenzione le raccomandazioni mediche. Molte donne si sentono fisicamente e mentalmente “giovani” e ritengono di essere in un buon momento personale per affrontare la maternità. A tutto ciò si aggiunge la consapevolezza di trovarsi nella condizione di avere un’ultima possibilità.
Un aspetto fondamentale è la maturità e il grado di responsabilità che le madri più mature spesso possiedono. Questo si traduce in una maggiore stabilità per dedicarsi al bambino, permettendo loro di poter dedicare al nascituro più tempo e più pazienza. Le ragioni di queste maggiori competenze cognitive dei piccoli nati da madri più grandi vanno ricercate non nel fatto che le loro madri abbiano raggiunto i 35 anni o più, ma in altri fattori, spesso legati al contesto di vita più strutturato e consapevole. Uno studio condotto nel Regno Unito e in Germania, pubblicato sull’International Journal of Epidemiology, ha evidenziato che i bambini nati da madri di età superiore ai 35 anni tendono a sviluppare competenze cognitive più elevate rispetto ai figli di madri più giovani.

Un altro vantaggio è la minor incidenza della depressione post-partum. Le madri più mature, grazie alla loro esperienza e stabilità emotiva, affrontano con maggiore consapevolezza i cambiamenti ormonali e le sfide della maternità. La depressione postpartum si manifesta entro pochi giorni dal parto ed è caratterizzata da una sorta di malinconia, tristezza, ansia e difficoltà a dormire, sintomi che sembrano essere meno frequenti in questo gruppo demografico.
Anche la personale esperienza della scrivente conferma una visione positiva: "Anche io stessa, nel momento in cui scrivo, porto avanti, nelle ultime settimane dal parto, la migliore delle mie tre gravidanze." Questo testimonia che, con serenità e attenzione al proprio corpo e ai segnali che ci trasmette, la maternità a 40 anni può essere un'esperienza profondamente gratificante. Affrontare la gravidanza a 40 anni non deve spaventare, ma emozionare, proprio come a qualsiasi età.
Preparazione e Gestione di una Gravidanza Consapevole
Per affrontare al meglio una gravidanza in età matura, una pianificazione attenta e una gestione proattiva della propria salute sono essenziali. La pianificazione della gravidanza dovrebbe iniziare con una consultazione pre-concezionale. Una raccomandazione che diventa più necessaria quando si considera la maternità in età avanzata. Si consiglia di consultare il proprio medico per parlare della dieta e integrazione con acido folico e vitamine, dello stile di vita, degli screening da fare e dell’importanza di avere un peso sano prima della gravidanza. Ecco perché è particolarmente importante controllare la propria alimentazione in gravidanza e iniziare ad assumere acido folico fin dall’epoca preconcezionale, ovvero il periodo in cui la donna (e per estensione la coppia) è aperta alla procreazione e al concepimento.
Si consiglia di seguire una dieta variata, ricca di frutta e verdura e cibi con acido folico come legumi, verdure a foglia verde, noci o cereali. In secondo luogo, è importante fare esercizio, mantenere un peso adeguato ed essere attivi. Infine, si dovrebbero evitare sostanze nocive come alcol, tabacco e eccitanti come il caffè.
Per quanto riguarda la diagnostica prenatale, gli esami raccomandati hanno ormai ridotto il rischio di morte sia della madre che del bambino. I genitori possono inoltre conoscere in anticipo l’eventualità di anomalie cromosomiche o escludere difetti congeniti o malformazioni.
Esistono diverse tipologie di test diagnostici:
- Test non invasivi: Le alterazioni cromosomiche possono essere identificate attraverso il campione di sangue della madre. È possibile eseguire un test esteso come quello offerto dall’Instituto Bernabeu che permette l’analisi della delezione 22q11,2 o sindrome di DiGeorge e il test completo che analizza le alterazioni dei 24 cromosomi insieme alle microdelezioni.
- Amniocentesi: Si svolge tra la 15a e la 18a settimana. Attraverso l’amniocentesi, il liquido amniotico viene estratto dall’interno della placenta, la sacca in cui si trova il feto. La puntura viene eseguita con un ago sottilissimo attraverso l’addome e dall’embrione vengono prelevate cellule che verranno analizzate per individuare l’eventuale presenza di anomalie cromosomiche o genetiche e difetti del tubo neuronale.
- Biopsia del corion o villocentesi: Viene eseguita per via addominale o transcervicale. Si ottiene tessuto dalla placenta per lo studio dei cromosomi fetali, del DNA o degli enzimi fetali. Il suo vantaggio rispetto all’amniocentesi è che può essere eseguita alla settimana 11 e 12.
- Funiculocentesi o cordocentesi: È la puntura e l’estrazione del sangue dalla vena ombelicale per rilevare anomalie congenite e del sangue. È un metodo raro che deve essere eseguito da medici esperti. È fatto dalla settimana 19-20.

Appare molto utile offrire, specie a queste gravide iper informate, un supporto psicologico specifico. Uno psicologo adeguato a queste problematiche complesse, soprattutto se interpellato all’inizio della gravidanza, può facilitare la razionalizzazione di tutte le ansie ricordate mese dopo mese durante la gravidanza. Il modo migliore per affrontare la gravidanza è con serenità, facendo attenzione al proprio corpo e ai segnali che ci trasmette.
Il Parto e il Post-Parto a 40 Anni
L’età non implica grandi differenze quando si tratta di partorire in sé, ma la gravidanza a 40 anni è considerata ad alto rischio per via dell'aumentata probabilità di complicanze. Il parto dopo i 40 anni può essere sia naturale che cesareo, ma l’età aumenta il rischio di complicanze come ipertensione, diabete gestazionale e placenta previa, che possono rendere necessario un cesareo. La muscolatura dell’utero è meno elastica e ha meno capacità di contrarsi. Quindi, il ginecologo può raccomandare di indurre o provocare il travaglio. Riguardo al tipo di parto, tutta la letteratura scientifica concorda su una maggiore frequenza del taglio cesareo in questa popolazione di gravide. Questo non tanto per la minore elasticità perineale delle gravide quarantenni, ma piuttosto per una maggiore presenza di patologie che controindicano il parto spontaneo.
È anche maggiore il rischio di parto prematuro e che il bambino nasca prima delle 37 settimane di gestazione. Tuttavia, con un buon monitoraggio medico e uno stile di vita sano, molte donne affrontano il parto senza problemi.
Per quanto riguarda il recupero post-parto, può essere leggermente più lungo rispetto a una donna più giovane, ma dipende dallo stile di vita, dall’alimentazione e dall’attività fisica. L’età non è un ostacolo all’allattamento. Può esserlo in termini di maggiore monitoraggio medico e attenzione ai segnali del corpo, ma ogni gravidanza è unica e l'allattamento è possibile e consigliato.