Il Delitto di Trapani: La Brutale Uccisione di Mariella Anastasi, Donna Incinta, tra Violenza Domestica e Premeditazione

La cronaca nera italiana ha spesso messo in luce vicende di inaudita violenza, ma poche hanno scosso l'opinione pubblica quanto l'omicidio di Mariella Anastasi. La sua storia, tristemente emblematica delle dinamiche più oscure della violenza domestica, è stata riproposta anche nella trasmissione "Amore criminale" di Raitre, condotta da Barbara De Rossi, che l'ha inaugurata affermando: "Denunciamo la violenza sulle donne in tutte le sue forme". Il caso di Mariella è un racconto di soprusi, tradimenti e, infine, un'eliminazione brutale e premeditata, avvenuta in un contesto di profonda vulnerabilità, quella di una donna al nono mese di gravidanza.

Il Contesto di una Vita Spezzata: Chi Era Mariella Anastasi?

Mariella Anastasi, 39 anni, era una donna descritta dai suoi familiari come solare e apprezzata da tutti per la sua creatività. Parrucchiera e amante del disegno, la sua vitalità era un tratto distintivo. Era madre di tre figli e attendeva il quarto bambino, una bambina, la cui nascita era prevista solo due settimane dopo la tragedia che l'avrebbe strappata alla vita. Il 5 luglio del 2012, a Trapani, il suo corpo venne ritrovato carbonizzato nelle campagne circostanti, vittima di un'atroce fine che sarebbe presto emersa in tutta la sua drammaticità. L'omicida, come tragicamente accertato dalle indagini e dai processi, era il marito, Salvatore Savalli, padre dei suoi figli, che per vent'anni l'aveva sottomessa a violenze di ogni tipo.

Una Spirale di Violenza Domestica: La Relazione con Salvatore Savalli

La vita di Mariella era stata segnata da una lunga e dolorosa catena di umiliazioni e violenze per mano del marito Salvatore Savalli. Fin dall'inizio del loro rapporto, Salvatore, considerato una persona chiusa e difficile, aveva manifestato una gelosia possessiva, chiedendo a Mariella di lasciare il lavoro di parrucchiera. Mariella accettò, ignara che quello era solo il primo passo di una spirale discendente. La violenza di Salvatore, inizialmente verbale, divenne ben presto fisica. Mariella non si ribellava e accettava le percosse, come spiegato dalla conduttrice De Rossi: "È vittima di una mentalità secondo la quale la donna deve essere sottomessa".

Questa mentalità oppressiva e la violenza del "padre padrone" non risparmiarono nemmeno i figli della coppia. Annarita, una delle due figlie, riuscì a sfuggire a quell'ambiente malsano andando a vivere dai nonni, nonostante il parere contrario del padre. Simona, l'altra figlia, rimase invece con i genitori, portandosi dietro il peso di una domanda straziante: "Mi sono chiesta perché lei avesse avuto la fortuna di vivere dai nonni mentre io restavo in questa casa degli incubi". Simona stessa divenne presto vittima della crudeltà paterna, subendo violenze dirette, come quando il padre "una volta mi ha lanciato un coltello e mi ha colpito in un occhio, dalla parte del manico". Anche il figlio maschio, Carlo, non fu risparmiato. Di fronte a questa situazione insostenibile, Annarita e Simona chiamarono i servizi sociali. Tuttavia, in un gesto che rivela la profondità del controllo e della paura, fu la stessa Mariella a rassicurare gli operatori, affermando che il marito non era affatto violento e che la denuncia delle ragazze era solo una bravata. La donna non riusciva a staccarsi da un uomo che la maltrattava, la umiliava e la tradiva con numerose donne, come testimoniato dalle molteplici relazioni extraconiugali di Savalli.

La Gravidanza e l'Ultimo Disperato Atto d'Amore

Dopo sedici anni di matrimonio, Mariella scoprì di essere incinta per la quarta volta. Inizialmente, pensò di abortire, ma poi ci ripensò, decidendo di portare avanti la gravidanza. Nonostante le suppliche della sua famiglia, che la implorava di lasciare il marito e di sfuggire a quella vita di soprusi, Mariella non accettò di abbandonare Salvatore. La sorella Manuela, con un'amara consapevolezza, dichiarò: "Mia sorella, purtroppo, ha amato fino all'ultimo questa persona". Questo amore, o forse una dipendenza emotiva e psicologica profonda, la legò al suo carnefice fino all'ultimo respiro, a sole due settimane dal parto del suo quarto figlio. La sua decisione di tenere il bambino, una bambina, in quel contesto di violenza e tradimento, appariva come un ultimo barlume di speranza o di normalità in una vita dominata dall'orrore.

L'Ombra dell'Amante: Giovanna Purpura entra in Scena

La terza protagonista di questa tragica vicenda è Giovanna Purpura, una figura che si inserì prepotentemente nella vita di Mariella e Salvatore. Inizialmente fidanzata con il fratello di Salvatore, Giovanna iniziò presto una relazione con quest'ultimo, arrivando addirittura a trasferirsi a casa dei Savalli come ospite. Fu Simona, una delle figlie, a scoprire la tresca del padre. Salvatore non si curava della moglie nemmeno in momenti delicati, come quando Mariella doveva correre per un controllo medico in ospedale a gravidanza ormai inoltrata, preferendo la compagnia dell'amante.

I due amanti, Salvatore e Giovanna, forse progettavano una vita insieme. Tuttavia, Mariella, una volta realizzato pienamente il tradimento del compagno, pretese che Giovanna se ne andasse immediatamente di casa. Questa richiesta innescò un'accesa discussione la mattina del 4 luglio, una lite che si sarebbe rivelata l'ultimo giorno di vita per Mariella. Mancavano, in quel momento, solo due settimane al parto, e la tensione tra i tre protagonisti raggiunse il suo culmine, preludio a un epilogo sconvolgente.

Ritratto di Mariella Anastasi con i figli

Il Giorno del Delitto: Un Piano Freddo e Calcolato

Il 4 luglio 2012, si mise in scena il folle piano di Salvatore Savalli. L'uomo caricò in macchina, con una lucida e agghiacciante premeditazione, un secchio, del cemento, un piccone e una tanica di benzina. Il suo intento omicida fu manifestato in un'inquietante affermazione fatta al figlio: "Stasera vedi tua madre morta". Quel pomeriggio, Salvatore chiese a Mariella e a Giovanna di accompagnarlo in auto durante una commissione. Dopo aver fatto acquisti, i tre si diressero verso il mare per una passeggiata, per poi spostarsi in un'area isolata nelle campagne di Trapani, il luogo prescelto per l'esecuzione del delitto. Questo piccone, che Savalli aveva comprato nei giorni scorsi e teneva in macchina, era destinato a diventare l'arma di un omicidio efferato. I carabinieri riscontrarono che quel pomeriggio i tre acquistarono un ricevitore tv, un dettaglio apparentemente insignificante che celava la macabra preparazione degli eventi successivi.

L'Atroce Esecuzione: Colpi di Piccone e Fiamme

Ciò che è successo nell'area isolata resta un mistero, solo in parte svelato dai racconti contraddittori forniti da Salvatore e Giovanna, entrambi presenti sulla scena del crimine. La ricostruzione iniziale fatta dagli inquirenti indicava che le due donne avevano ricominciato a litigare e che Salvatore, come progettato, aveva colpito violentemente la moglie con un piccone. Quindi, aveva cosparso il corpo di benzina per poi dargli fuoco. Inizialmente, un'autopsia preliminare aveva rivelato che la donna era ancora viva nel momento in cui il marito le diede fuoco, così come la bambina che aveva in grembo.

Tuttavia, ulteriori e più approfondite analisi eseguite dai carabinieri del Ris di Messina fornirono dettagli cruciali. L'autopsia definitiva sul cadavere di Maria Anastasi confermò che la casalinga era stata colpita ripetutamente, da otto a dieci volte, sul capo fino a fratturarle il cranio. Le lesioni provocate erano ritenute idonee, da sole, a provocarne la morte. Pertanto, presumibilmente, la donna era già deceduta quando il suo corpo venne bruciato. Per avere la certezza di ciò, un frammento del polmone doveva essere esaminato per verificare se la vittima avesse respirato il fumo provocato dalla combustione. Gli esami del Ris, guidati dal colonnello Sergio Schiavone, evidenziarono anche la presenza di microtracce di sangue sui pantaloni e sulle scarpe indossati dall'uomo la sera dell'omicidio, fornendo un'ulteriore prova schiacciante a carico di Salvatore Savalli. La brutale esecuzione, dunque, vide Mariella colpita a picconate, probabilmente morendo per i colpi al capo, prima che il suo corpo venisse dato alle fiamme.

Ricostruzione della scena del crimine

Le Bugie e le Contraddizioni: La Reazione Dopo l'Omicidio

Al ritorno a casa dopo il delitto, Salvatore raccontò ai figli che la madre era scomparsa e li coinvolse in una finta ricerca notturna, tentando di sviare i sospetti. Quando i carabinieri, chiamati da Simona insospettita dal comportamento confuso e sospetto dell'uomo, giunsero sul posto, non tardarono a capire che la versione di Salvatore nascondeva qualcosa di terribile. Il mattino dopo, il corpo di Mariella venne ritrovato, completamente carbonizzato, nelle campagne di Trapani.

Le indagini si concentrarono rapidamente su Salvatore e Giovanna. Inizialmente, Salvatore aveva fornito una versione completamente falsa ai carabinieri, denunciando la scomparsa della moglie e affermando che era svanita nel nulla mentre lui si era fermato per urinare durante un giro in macchina. A smentirlo furono i suoi tre figli, due femmine di 17 e 15 anni e un maschio di 14, i quali rivelarono che Savalli aveva imposto in casa la presenza della sua amante e che martedì pomeriggio si era allontanato con le due donne, portando con sé un bidone pieno di benzina. Fu poi rintracciata Giovanna Purpura, che ammise di essere stata presente al delitto, accusando il suo amante di aver agito da solo, mentre lei era "impietrita dal terrore".

Con l'avanzare delle indagini, le versioni dei due protagonisti cambiarono più volte, alimentando un susseguirsi di colpi di scena. Salvatore Savalli, inizialmente inchiodato dalle dichiarazioni dei figli, dei parenti della vittima e soprattutto dal racconto dell'amante, che agli investigatori aveva detto di aver assistito al delitto, capovolse la situazione addossando tutta la colpa a Giovanna Purpura. L'uomo raccontò di aver accompagnato le due donne perché dovevano chiarirsi. Dichiarò di averle viste allontanarsi, poi di averle sentite gridare, e che Giovanna Purpura era ritornata alla macchina e dal portabagagli aveva preso il piccone, colpendo più volte Mariella. Savalli affermò di essere intervenuto ma di non essere riuscito a fermare la donna che, nel frattempo, aveva preso la tanica di benzina dal portabagagli e cosparso il corpo di Mariella dandole fuoco. Salvatore Savalli disse di non aver fatto nulla perché era come impietrito. Per giustificare la presenza degli oggetti del delitto, l'uomo disse di portare sempre appresso una tanica piena di benzina da quando c'era stato il problema della mancanza di carburante e che il piccone gli serviva per dei lavori di muratura. Salvatore Savalli confermò che ad ideare tutto sarebbe stata Giovanna Purpura e che lui le aveva semplicemente accompagnate in automobile perché nessuna delle due donne aveva la patente.

Questa nuova versione ribaltava completamente quanto detto in precedenza. Anche la stessa Giovanna Purpura, quando era stata sentita nella prima fase delle indagini come persona informata dei fatti, aveva ammesso di essere stata presente all'omicidio, sostenendo che a compierlo era stato Savalli, mentre lei era impietrita dal terrore. I due amanti si accusarono a vicenda, in un vortice di menzogne e tentativi di scagionarsi. Nonostante le versioni contrastanti, per gli inquirenti era chiaro che i due amanti erano entrambi sul posto in cui Maria Anastasi trovò un'atroce fine, proprio nel giorno del suo compleanno e a un paio di settimane dal parto del quarto figlio.

QUELLO CHE LE TELECAMERE HANNO RIPRESO PRIMA DEL BUIO

Il Percorso Giudiziario: Dalle Indagini alla Condanna

Il gip di Trapani, Antonio Cavasino, convalidò il fermo di Salvatore Savalli, disponendo la detenzione in carcere. La Procura, le cui indagini erano condotte dai carabinieri e coordinate dal procuratore capo Marcello Viola, che aveva affidato il caso ai pm Andrea Tarondo e Sara Morri, gli contestò inizialmente l'accusa di omicidio volontario aggravato, poi riformulata in omicidio premeditato con l'aggravante della crudeltà. Anche a carico di Giovanna Purpura venne emesso un provvedimento di fermo dalla Procura di Trapani, con la stessa imputazione di concorso in omicidio premeditato con l'aggravante della crudeltà.

I due amanti furono quindi incarcerati con l'accusa di concorso in omicidio premeditato con l'aggravante della crudeltà. Le nuove analisi eseguite dai carabinieri del Ris di Messina giocarono un ruolo fondamentale nell'incastrare Salvatore Savalli. La presenza di microtracce di sangue sui suoi pantaloni e scarpe rafforzò significativamente la sua posizione come esecutore materiale del delitto, mentre scagionavano, in parte, l'amante Giovanna Purpura dalla diretta responsabilità dei colpi, pur mantenendola coinvolta per la complicità.

Il Gup di Trapani accolse la richiesta di giudizio immediato, avanzata dalla Procura, per i presunti autori dell'omicidio di Mariella Anastasi. Salvatore Savalli, 40 anni, e Giovanna Purpura, anch'essa quarantenne, furono accusati rispettivamente di omicidio preterintenzionale con l'aggravante della crudeltà e di concorso nello stesso reato. Se i difensori degli imputati non avessero chiesto riti alternativi entro quindici giorni, il processo sarebbe iniziato il 7 marzo dinanzi la Corte di Assise di Trapani. Dopo due anni di processo, entrambi vennero condannati all'ergastolo per omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà, a testimonianza della gravità e della premeditazione del loro gesto.

L'Eredità di un Femminicidio: Il Ricordo di Mariella e la Lunga Ombra della Violenza

La storia di Mariella Anastasi è diventata un simbolo della lotta contro la violenza di genere in tutte le sue forme. Il suo caso, così brutalmente esposto, serve a ricordare quanto sia pervasiva la violenza domestica e quanto sia difficile per le vittime uscirne. La scelta di "Amore criminale" di dedicare una puntata a Mariella Anastasi, partendo dalla sua storia per inaugurare la nuova stagione, sottolinea l'importanza di "Denunciare la violenza sulle donne in tutte le sue forme".

Il ricordo di Mariella, parrucchiera, amante del disegno, solare e apprezzata per la sua creatività, ma vittima di vent'anni di soprusi e di una mentalità che la voleva sottomessa, resta un monito. I suoi figli, testimoni e, in alcuni casi, vittime dirette della crudeltà paterna, portano il peso di questa tragedia. Annarita e Simona, in particolare, con le loro parole, hanno contribuito a svelare la verità di una "casa degli incubi" che troppo spesso rimane celata dietro le mura domestiche. La condanna degli assassini, Salvatore Savalli e Giovanna Purpura, ha rappresentato un atto di giustizia per Mariella e per la bambina che portava in grembo, ma non potrà mai cancellare l'atrocità di un omicidio che ha sconvolto una comunità e ha riacceso i riflettori su un dramma quotidiano che continua a mietere vittime.

Infografica sulla violenza di genere in Italia: Dati e prevenzione

tags: #uccide #donna #incinta #piccone