L'avvento di "Guerre Stellari" nel panorama cinematografico italiano, avvenuto nel 1977, non fu un semplice debutto, ma un vero e proprio evento culturale che scosse le fondamenta della critica, infiammò il pubblico e aprì nuove prospettive sul concetto stesso di genere cinematografico. Mentre il mondo si preparava al completamento della "trilogia di trilogie" di George Lucas, lungi dal suo autore originale, il settimo episodio segnava un punto di arrivo, un'occasione per i fan più fedeli di rivivere l'entusiasmo delle origini, nella speranza di un ritorno a quelle atmosfere che avevano caratterizzato il primo, rivoluzionario capitolo. Questa attesa, carica di nostalgia e aspettative, ci invita a una riflessione storica sull'accoglienza italiana del film, analizzando le reazioni della stampa d'epoca e la sua inclassificabilità.
Dalla fantascienza alla fiaba: un dibattito di genere
Fin da subito, "Guerre Stellari" si presentò al pubblico italiano come un enigma, un film che sfuggiva alle categorizzazioni più immediate. Sebbene frettolosamente etichettato come fantascienza, la sua essenza si rivelò ben più profonda e sfaccettata. La ricorrenza di espressioni come "La galassia lontana lontana" e la collocazione temporale in un indefinito "Tanto tempo fa", elementi che campeggiano nell'incipit, suggerivano una dimensione fiabesca, evocando un passato remoto e mitico, piuttosto che un futuro scientificamente plausibile. Questo posizionamento, per certi versi simile all'errore di chi ancora oggi incasella "Il Signore degli Anelli" nel genere fantasy per superficiali accostamenti tematici, sottolineava una volontà registica di attingere a archetipi narrativi universali, trasfigurandoli in un contesto spaziale.
Fin dal 1974-1975, i primi accenni al progetto di Lucas, provenienti da fonti come il quotidiano "L'Unità", riflettevano questa difficoltà interpretativa. George Lucas, reduce dal successo di "American Graffiti", veniva inizialmente associato a un regista votato al nostalgico revival. Un trafiletto del luglio 1974 menzionava la realizzazione di un film ambientato nel mondo delle stazioni radiofoniche americane degli anni Trenta, indicando, con un probabile errore di interpretazione, un legame con "Flash Gordon". Le segnalazioni cinematografiche dell'epoca tentavano di fornire al pubblico degli agganci utili a comprendere la trama: se la citazione di "2001: Odissea nello spazio" poteva apparire giustificata per il suo impatto visivo, l'accostamento con personaggi come James Bond e Lawrence d'Arabia risultava quantomeno curioso, suggerendo una commistione di generi e atmosfere.
Un articolo del 25 luglio 1975 su "L'Unità" specificava ulteriormente: «George Lucas, d'accordo con il produttore Gary Kurtz, con il quale ha realizzato American Graffiti, si accinge a girare un film di fantascienza. Lucas sceneggerà e dirigerà Star wars ("Guerre stellari") su un soggetto proprio, il racconto The adventures of Luke Starkiller. Star wars era in preparazione dall'inizio del '74, ma soltanto adesso è stata stabilita la data di inizio delle riprese, che sarà il giorno di Natale del 1976.» Questo testimoniava la lunga gestazione del progetto e l'intenzione di Lucas di immergersi in un racconto di pura invenzione.

La stampa italiana e le prime reazioni
La stampa italiana, nel giugno 1977, presentò "Guerre Stellari" ai suoi lettori con accostamenti suggestivi. "Stampa Sera", riportando informazioni dal settimanale americano "Time", descrisse il film come una sorta di «"Via col vento" galattico». Questa metafora, sebbene audace, cercava di cogliere l'epica e la portata emotiva della narrazione, paragonandola a un'opera di riferimento per il suo impatto culturale e la sua capacità di coinvolgere un vasto pubblico. George Lucas stesso dichiarò che il film era «un compendio di tutti i film e i libri d'avventure che ho visto e letto», confermando la sua intenzione di attingere a un serbatoio di storie classiche per creare qualcosa di nuovo e universale.
Nelle pagine dedicate all'inserto estivo dello stesso anno, "Stampa Sera" pubblicò due articoli curati da Riccardo Valla. Questi articoli proponevano le parti iniziali della sceneggiatura come un racconto originale, un espediente narrativo volto a incuriosire i potenziali spettatori e ad anticipare la trama. "Stampa Sera" non era nuova a simili iniziative editoriali; infatti, per tutta l'estate del 1977, aveva presentato racconti di genere fantastico e fantascientifico, inclusi quelli di Clark Ashton Smith. La rilettura di questi articoli d'epoca è illuminante, non solo per la presenza dei nomi originali dei personaggi - Darth Vader, See Treephio, Artoo Detoo e altri - ma anche per la curiosità che suscitavano, preparando il terreno per l'arrivo del film nelle sale.
La conferenza stampa di presentazione di "Guerre Stellari", tenutasi a Roma il 3 ottobre, come documentato dal giornalista Ernesto Baldo, vide la partecipazione di Mark Hamill (Luke Skywalker), Carrie Fisher (Leia Organa) e del produttore Gary Kurtz. L'assenza dei droidi C3PO e R2D2, trattenuti in dogana a Fiumicino, fu motivo di divertimento, con Hamill che commentò ironicamente come un simile contrattempo non sarebbe accaduto negli Stati Uniti, dove i droidi erano ormai «più famosi del presidente Carter».
Carrie Fisher, a proposito dei guadagni sul territorio americano, segnalò che erano stati tali da indurre i produttori a omaggiare gli attori, fuori contratto, con una piccola percentuale sugli utili, un segno della straordinaria risposta del pubblico d'oltreoceano. Mark Hamill descrisse il film come una «favola spaziale», paragonabile a "Cenerentola" o "Biancaneve", con un messaggio positivo in cui il bene trionfa sul male.
L'eco della critica: tra cautela e ammirazione
Con l'uscita del film nelle sale italiane il 20 ottobre 1977, iniziarono a comparire i primi commenti critici. "La Stampa" propose una recensione equilibrata, a firma "S. C.", che riconosceva la vicinanza di "Guerre Stellari" al mondo delle fiabe: «Cambiavano soltanto le armi dei duelli, i costumi dei personaggi, gli sfondi spaziali, la cornice tecnologica: l'eroe maneggia una micidiale spada-laser, cavalca astronavi più veloci di un raggio di sole, l'orco ha lasciato il castello gotico e le mele avvelenate per una stazione spaziale grande come una luna e mortifera come una milione di bombe ai neutroni.»
La critica tentava ancora una volta di paragonare l'opera di Lucas a "2001: Odissea nello spazio", riducendo «la sostanza filosofica e morale del film di Kubrick a una favola di significati elementari che una nonna dell'anno 3000 racconta al suo nipotino, in tutina di alluminio e pistola disintegrante, avrete i toni e le atmosfere narrative di Guerre stellari (…)». Questo paragone, seppur evidenziando una differenza di profondità filosofica, sottolineava la capacità di "Guerre Stellari" di comunicare concetti complessi in modo accessibile, quasi didattico, pur mantenendo un tono avvincente.
Secondo "S. C.", lo stile del film era «esplicitamente copiato dai colossi cinematografici dell'avventura: si comincia dal western (i primi desertici paesaggi), si passa attraverso i Sette samurai o I magnifici sette, per arrivare allo scontro astronavale conclusivo che ricorda una Battaglia delle Midway spaziale». Nonostante queste osservazioni sullo stile derivativo, la critica riconosceva al film una valenza di ponte culturale tra Oriente e Occidente, grazie alla rielaborazione di temi cari al cinema di Akira Kurosawa.
Un giudizio simile fu espresso da "a. vald." su "Stampa Sera", che definì il film una «fantafavola», elogiando gli effetti speciali capaci di conferire «alla composita realizzazione un'attendibilità e una suggestione che vanno al di là del racconto per ragazzi e toccano il vertice dell'efficienza spettacolare, capace di impressionare e avvincere pure gli adulti». Tuttavia, la stessa recensione sollevava interrogativi sulla possibile influenza culturale del film: «In Guerre stellari, paradossalmente, il trionfo della supertecnica è contrappuntato da quella "rivolta contro il mondo moderno" cara al filosofo che Almirante definisce "il nostro Marcuse". Non vorremmo, insomma, che Guerre stellari diventasse una specie di "Campo Hobbit" multinazionale, per richiamarci al nome tratto da Tolkien con cui i fascisti nostrani battezzarono il loro festival l'estate scorsa. "Che la Forza sia con voi" augura la pubblicità. Per carità, tocchiamo ferro un'altra volta.» Questa nota polemica rifletteva le preoccupazioni di alcuni critici riguardo a possibili interpretazioni ideologiche o strumentalizzazioni del messaggio del film.

Il fenomeno UFO e la nuova golden age della fantascienza
Il successo di "Guerre Stellari", inserito nel contesto della rinnovata curiosità del pubblico per il fenomeno UFO tra il 1977 e il 1978, contribuì in modo significativo alla sua risonanza globale. Pellicole come "Incontri ravvicinati del terzo tipo" di Steven Spielberg, uscito nello stesso periodo, amplificarono l'interesse generale per i temi fantascientifici, stimolando una nuova "golden age" del genere nella narrativa, nei fumetti e nei cartoni animati. Franco Scaglia, in un approfondimento su "Radiocorriere TV", individuò i filoni narrativi a cui attinsero Spielberg e Lucas: il primo, quello dell'ufologia, e il secondo, quello del sogno e della fiaba.
Scaglia descrisse "Guerre Stellari" come «una grande favola che vede una principessa interstellare rapita da malvagi usurpatori. Due suoi fedeli organizzano la riscossa e convincono un eroe solare ad aiutarli. L'eroe viene anche a sapere che questi stessi usurpatori sono gli assassini di suo padre e quindi scendendo in campo contro di loro, oltre a ristabilire la giustizia tra le stelle, vendicherà la memoria paterna.» Questa sintesi evidenziava la struttura archetipica della narrazione, con elementi classici del mito e dell'epica trasposti in un contesto spaziale.
La critica alla fantascienza e la risposta del pubblico
La questione della definizione e della ricezione della fantascienza come genere letterario e cinematografico era un tema dibattuto. Giorgio Manganelli, sul "Corriere della Sera", sollevò critiche che ebbero eco nella stampa specializzata, come sulla rivista "Robot" di Claudio Gianni. In generale, le accuse alla fantascienza di essere "analfabeta" come letteratura stavano perdendo terreno. L'approccio tipico, ripreso da Arthur Koestler nel 1953, distingueva tra opere di fantascienza popolare e romanzi più impegnativi, come "Gulliver", "Il mondo nuovo" di Huxley e "1984" di Orwell, considerate grandi opere letterarie perché utilizzavano mondi alternativi come scenario per un messaggio sociale, non come pura fantasia.
Tuttavia, si riconosceva che oggi si scrivevano sotto l'etichetta "sf" vari tipi di romanzi meritevoli di rispetto, che spaziavano dal surrealismo di Lafferty a romanzi filosofici ed epistemologici di Lem e Dick, fino alle utopie positive di Ursula K. Le Guin e negative di Brunner. Rimaneva il problema della limitazione del fantastico come metafora del reale e l'incapacità della critica di veicolare positivamente una produzione il cui intento primario fosse l'intrattenimento e il divertimento, piuttosto che la comunicazione di un "messaggio sociale".
Nonostante queste discussioni critiche, il pubblico del 1977 rispose a "Guerre Stellari" con un entusiasmo travolgente. Gianni Pennacchi, in un articolo su "Stampa Sera", commentava: «se è vero che il cinema è spettacolo, questo Guerre stellari passerà alla storia come un capolavoro, anzi, come IL capolavoro, perché un film fatto solo di spettacolo, effetti e scene stupefacenti come Star Wars non si era mai visto.»
Le reazioni del pubblico, indipendentemente dall'età o dal background culturale, furono uniformemente positive. Olga, una studentessa universitaria, pur non amando la fantascienza, rimase affascinata dalle sequenze del bar galattico e dalle battaglie spaziali, definendola «molto divertente, come i primi film di James Bond». Un gruppo di liceali rimase colpito dalla capacità del film di far muovere mostri e androidi sullo stesso piano degli umani, trovando nei personaggi non umani quelli più interessanti. La trama, secondo loro, era secondaria rispetto alla sequenza di momenti spettacolari che rendevano il film avvincente. Kicca, una giovanissima spettatrice, apprezzò la sua diversità, stranezza e colorazione, definendolo «esattamente quello che ci aspettavamo», pur ammettendo che una sola visione fosse sufficiente data la sua completezza. Vito, giovane operaio Fiat e appassionato di fantascienza, trovò "Guerre Stellari" divertente, a differenza di "Odissea nello spazio" che lo aveva irritato.

L'eredità duratura di "Guerre Stellari"
Il divertimento e l'emozione provati dal pubblico nel 1977 hanno permesso all'universo di "Guerre Stellari" di sopravvivere al passare dei decenni, accrescendo la sua mitologia e aggiornandola costantemente. Con le produzioni Disney di J. J. Abrams, il franchise è arrivato al 2015 in gran forma, pronto per nuovi successi al botteghino.
L'analisi delle reazioni critiche e popolari all'uscita di "Guerre Stellari" in Italia rivela un quadro complesso. Da un lato, una critica divisa tra l'incapacità di inquadrare il film in generi consolidati e la preoccupazione per possibili interpretazioni superficiali. Dall'altro, un pubblico che ha accolto con entusiasmo una narrazione innovativa, ricca di spettacolo e fascino fiabesco. Questa dicotomia, lungi dallo sminuire l'opera, ne ha sottolineato la forza trasformativa, capace di ridefinire i confini del cinema di intrattenimento e di creare un universo narrativo che continua a ispirare e affascinare generazioni. La presunta "tutina a rete", un dettaglio forse evocativo di una modernità tecnologica inserita in un contesto fiabesco, diventa simbolo della capacità del film di fondere elementi disparati in un tutto coerente e avvincente, dimostrando come la fantascienza, quando ben realizzata, possa attingere alle radici più profonde della narrazione umana.
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