La tubercolosi (TB), una malattia infettiva e contagiosa causata dal bacillo di Koch (BK) o Mycobacterium tuberculosis (MT), sta vivendo una recrudescenza inaspettata, anche nei paesi sviluppati. Sebbene l'incidenza sia diminuita drasticamente con il miglioramento delle condizioni di vita e l'introduzione dei chemioterapici, recenti osservazioni indicano un ritorno della malattia. Questo fenomeno richiede un'attenzione rinnovata, specialmente in contesti delicati come la gravidanza e l'allattamento, dove la salute della madre e del neonato sono interconnesse.
La Tubercolosi in Gravidanza: Diagnosi e Gestione
La tubercolosi in gravidanza non è un fenomeno nuovo; già Ippocrate ne descriveva casi e approcci terapeutici. Storicamente, si riteneva che la gravidanza aggravasse il decorso della malattia. Tuttavia, analisi più recenti su un ampio numero di donne con tubercolosi attiva non hanno evidenziato un impatto negativo della gestazione sulla patologia materna. Questi risultati sono stati ulteriormente corroborati da studi che sottolineano l'efficacia della chemioterapia nel trattamento della TB durante la gravidanza. Persino in presenza di cavità polmonari persistenti, la gravidanza non sembra aumentare il rischio di ricadute dopo un adeguato trattamento chemioterapico di 10 anni.

La sintomatologia della tubercolosi in gravidanza può essere mascherata dai sintomi tipici della gestazione, potenzialmente ritardando la diagnosi. Tuttavia, non vi sono prove concrete che la tubercolosi influenzi negativamente l'esito della gravidanza o il tipo di parto. Ad esempio, l'incidenza di aborti spontanei nelle donne con TB non differisce significativamente da quella delle donne senza la malattia.
Test per la Tubercolosi in Gravidanza
I test cutanei per la tubercolosi, che utilizzano derivati delle proteine purificate (PPD), sono considerati sicuri durante la gravidanza. Non sono mai stati associati a un aumento del rischio teratogeno e sono addirittura raccomandati per donne a rischio di tubercolosi attiva o latente che scoprono di essere incinte. Questo include donne con sintomi suggestivi di TB, contatti recenti con persone affette da TB attiva, o donne con HIV o tossicodipendenti. La gravidanza, inoltre, non sembra alterare la risposta ai test PPD, rendendoli strumenti diagnostici validi in ogni trimestre di gestazione.
Trattamento della Tubercolosi in Gravidanza
La gestione della tubercolosi in gravidanza si avvale di terapie chemioterapiche standard, con particolare attenzione alla sicurezza del feto. La combinazione di isoniazide (INH), rifampicina e etambutolo (ETB) è generalmente considerata la terapia di scelta. Sebbene questi farmaci attraversino la barriera placentare in basse concentrazioni, non ci sono segnalazioni che ne associno l'uso a un aumento di malformazioni congenite.
È importante sottolineare che la streptomicina è l'unico farmaco antitubercolare controindicato in gravidanza a causa del rischio di ototossicità nei neonati esposti in utero. Per quanto riguarda la pirazinamide, sebbene manchino dati definitivi sulla teratogenicità, il suo utilizzo è considerato probabile senza conseguenze negative ed è raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In alcuni paesi occidentali, il trattamento iniziale raccomandato per le donne in gravidanza prevede ancora una terapia a tre farmaci (RFP, INH, ETB). Se la pirazinamide non è inclusa nel regime iniziale, la durata minima del trattamento è di 9 mesi. L'uso della pirazinamide diventa particolarmente rilevante in caso di rischio di resistenze batteriche.

Le donne con diagnosi di tubercolosi attiva in gravidanza devono iniziare il trattamento tempestivamente, non appena la malattia viene diagnosticata.
Tubercolosi Perinatale e Neonatale
La tubercolosi può essere acquisita durante il periodo perinatale attraverso diverse vie: diffusione transplacentare, aspirazione o ingestione di liquido amniotico infetto, o inoculazione aerea da contatti stretti. I neonati e i bambini di età inferiore ai 5 anni sono a maggior rischio di sviluppare TB attiva dopo l'esposizione. La sintomatologia della tubercolosi neonatale non è specifica, ma può manifestarsi con un coinvolgimento multisistemico, simile a una sepsi neonatale, includendo febbre, letargia, difficoltà respiratorie, polmonite refrattaria, epatosplenomegalia o rallentamento della crescita.
Tubercolosi: cos'è, sintomi e cura
La diagnosi di tubercolosi perinatale si basa su colture e test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT) di campioni come aspirato tracheale, lavaggi gastrici, urine e liquido cerebrospinale (CSF), oltre a radiografie del torace. La placenta deve essere esaminata e messa in coltura. I test cutanei, sebbene non sempre sensibili all'inizio, devono essere eseguiti. In casi sospetti di tubercolosi attiva, possono essere necessarie biopsie di organi come fegato, linfonodi, polmoni o pleura. È fondamentale eseguire il test per l'HIV nel lattante.
Gestione dei Neonati Esposti alla Tubercolosi
Nei neonati con sospetta tubercolosi congenita o nati da madri con tubercolosi attiva, è essenziale una valutazione approfondita e, se necessario, l'intervento di specialisti. La stragrande maggioranza dei bambini con tubercolosi acquisisce la malattia dopo la nascita da un individuo non trattato.
Se l'infezione da TB è confermata nella madre o nel neonato, le autorità sanitarie locali devono essere informate per supportare il tracciamento dei contatti e le raccomandazioni di isolamento.
I neonati apparentemente sani, le cui madri hanno un test cutaneo positivo ma una radiografia toracica negativa e nessuna evidenza di malattia attiva, richiedono un attento monitoraggio e la valutazione di tutti i membri della famiglia. Se non vi è stata esposizione a un caso di TB attiva, il neonato non necessita di trattamento o test specifici.
In caso di esposizione significativa a un caso di tubercolosi attiva dopo la nascita, il neonato deve essere valutato per sospetta tubercolosi. Se non vi sono prove cliniche, di laboratorio o radiografiche di malattia attiva, ai neonati si deve somministrare isoniazide (INH), preferibilmente per 9 mesi, e devono essere attentamente monitorati. I neonati allattati esclusivamente al seno devono ricevere piridossina se trattati con INH.
Allattamento e Farmaci Antitubercolari
La compatibilità tra allattamento al seno e terapia antitubercolare è un aspetto cruciale. Tutti i farmaci di scelta per la tubercolosi passano nel latte materno in piccole quantità. Nonostante ciò, non vi sono segnalazioni di tossicità associate all'uso di questi farmaci durante l'allattamento al seno. Pertanto, l'allattamento è generalmente considerato compatibile con la profilassi o la terapia antitubercolare.
Per minimizzare l'esposizione del neonato, si consiglia di somministrare i farmaci antitubercolari subito dopo la poppata.
Le donne in gravidanza e durante l'allattamento che ricevono INH devono assumere anche piridossina per prevenire potenziali effetti neurologici. L'allattamento al seno non è controindicato per i pazienti in trattamento per la tubercolosi che non sono contagiosi.
Latte Donato e Tubercolosi
In situazioni in cui il latte materno naturale è insufficiente, il latte da donazione pastorizzato rappresenta un'alternativa efficace per nutrire e proteggere i neonati, in particolare dall'enterocolite. Le madri con tubercolosi polmonare o lesioni erpetiche dovrebbero essere incoraggiate a utilizzare latte da donazione.
Prevenzione della Tubercolosi Perinatale
La vaccinazione con il Bacillo di Calmette-Guérin (BCG) è raccomandata dall'OMS per i neonati in aree con alti tassi di tubercolosi e lebbra, e per altri soggetti ad alto rischio di esposizione. Sebbene il vaccino BCG sia somministrato in alcuni paesi, la sua efficacia nella prevenzione della tubercolosi in tutte le sue forme è variabile.
Gli obiettivi globali per la lotta alla tubercolosi, fissati dall'OMS, mirano a una drastica riduzione delle morti e dell'incidenza della malattia entro il 2035, con l'obiettivo di azzerare il numero di famiglie gravate dalle spese dovute alla TB.
Considerazioni sulla Resistenza ai Farmaci
La tubercolosi resistente ai farmaci (MDR-TB) rappresenta una sfida significativa per la salute pubblica globale. La resistenza a più farmaci richiede trattamenti più lunghi, tossici e con farmaci alternativi. La combinazione di farmaci è necessaria per contrastare la notevole resistenza di questo germe. La durata standard della terapia è di 6 mesi, ma per la MDR-TB può estendersi a 18 mesi, richiedendo una consulenza infettivologica specialistica.
Nei neonati con tubercolosi attiva, il trattamento comprende isoniazide, rifampicina, pirazinamide ed etambutolo, da modificare in base ai risultati dei test di sensibilità ai farmaci. Se si sospetta meningite o resistenza ai farmaci, il trattamento deve includere agenti alternativi. L'uso di corticosteroidi può essere considerato in casi di coinvolgimento del sistema nervoso centrale, malattia miliare grave, versamento pleurico o pericardico, malattia endobronchiale o tubercolosi addominale.

La tubercolosi nei neonati e bambini, se non congenitamente acquisita o diffusa, e provocata da germi sensibili ai farmaci, può essere trattata efficacemente con cicli di 6-9 mesi. È fondamentale testare la sensibilità dei germi ottenuti dal bambino o dalla madre ai farmaci. La terapia direttamente osservata è raccomandata per migliorare l'aderenza e il successo terapeutico.
È importante notare che molti farmaci anti-tubercolosi non sono disponibili in dosaggio pediatrico, rendendo necessaria la somministrazione da parte di personale esperto. La ricerca di sintomi ematologici, epatici e uditivi è importante per monitorare la risposta al trattamento e la tossicità dei farmaci.
In conclusione, la tubercolosi in gravidanza e durante l'allattamento richiede un approccio multidisciplinare che bilanci l'efficacia terapeutica con la sicurezza materna e fetale. Le attuali linee guida e le evidenze scientifiche supportano la gestione sicura e efficace della malattia in queste fasi critiche della vita.
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