L’insonnia, un vero spauracchio per grandi e piccini, è una problematica che affligge un numero significativo di bambini, manifestandosi improvvisamente e portando scompiglio nelle routine familiari. Il sonno non è solo una questione di stanchezza, ma di equilibrio, e la sua assenza può essere particolarmente destabilizzante. Molti genitori si chiedono da dove derivi la fatica ad addormentarsi nei bambini, soprattutto quando un bambino che prima dormiva senza problemi, adesso si sveglia sempre o non vuole più saperne di lasciarsi andare al sonno. Questo cambiamento nell’abituale routine del bambino può essere improvviso e piuttosto frequente durante i primi anni di vita, in risposta alle diverse esigenze legate allo sviluppo e alla crescita. Se il proprio bambino non dorme, può essere che arrivi un po’ agitato al momento del sonno e non già rilassato, o che un pochino piagnucoli. L’obiettivo dei genitori, in questi casi, deve essere quello di aiutarlo a calmarsi, non semplicemente di farlo addormentare.
Le Sfide Improvvise: Regressioni del Sonno e Scatti di Crescita
Nel percorso di crescita di un bambino, si incontrano varie fasi che hanno caratteristiche precise e rispondono a esigenze specifiche. Queste possono essere interessate da fenomeni di regressione, intese come fasi transitorie e benigne in cui si assiste a un rallentamento o passo indietro a livello comportamentale, fisico e di abitudini. I fenomeni fisiologici di regressione possono interessare anche il sonno dei bambini, improvvisamente e senza spiegazioni certe, magari proprio quando, dopo le prime settimane più faticose, il piccolo ha cominciato ad avere una routine più regolare e i genitori riescono a gestire meglio le sue necessità e gli orari.
Il celebre pediatra Berry Brazelton ha definito la regressione del sonno nei bambini una fase normale di disorganizzazione nel cervello e nel corpo del bambino nel corso della crescita. Parliamo di eventi transitori e improvvisi che non hanno una causa certa e sono tuttora oggetto di approfondimento. Quando la regressione del sonno avviene nei primi periodi di vita del bambino, magari proprio dopo aver raggiunto faticosamente un equilibrio, i genitori possono sentirsi in ansia e preoccupati, in aggiunta alla stanchezza fisica e mentale. Quello che succede durante la regressione del sonno è una risposta alle esigenze di crescita e di adattamento del bambino nel corso dei mesi. Una spiegazione chiara ancora non c’è, ma si tratta sicuramente di un fenomeno legato allo sviluppo e alla maturazione delle aree cerebrali, delle nuove capacità cognitive, di movimento e di adattamento.
I primi episodi di regressione del sonno possono verificarsi intorno ai 3-4 mesi. In questa fase, la routine del sonno inizia a interrompersi soprattutto durante la notte, con pianti inconsolabili e grande irritabilità. Questa fase coincide con uno “scatto di crescita” importante, come ce ne saranno altri, e ciò porta con sé maggiori esigenze non solo nutrizionali ma anche di adattamento. Ad esempio, si manifesta una maggiore ricerca di contatto e di coccole, assieme ai primi tentativi di afferrare, di prendere e quindi di interagire con l’ambiente e con chi è attorno. In altri casi, i fenomeni di regressione del sonno possono verificarsi intorno ai 5-6 mesi, un periodo molto importante di grande vitalità fisica e mentale, che richiede maggiore energia. Queste settimane sono molto critiche anche dal punto di vista nutrizionale.

I bambini crescono a scatti, non solo di giorno in giorno. Gli scatti di crescita durano di solito qualche giorno, anche se alcuni possono essere un po’ più lunghi. In queste fasi, un bambino che, per esempio, ha smesso di svegliarsi ricomincia a farlo, nei giorni dello scatto. Un bambino che non dorme a causa di uno scatto di crescita non lo fa apposta; sta imparando una nuova competenza, questo lo tiene “su di giri”, cerca di calmarsi e non ci riesce. Questi momenti sono spesso temporanei. La bambina sta imparando nuove abilità e affrontando nuove sensazioni. La regressione del sonno nei bambini dura dalle due settimane ad alcuni mesi, in maniera variabile da bambino a bambino e a seconda del periodo evolutivo nel quale si manifesta, ed è transitoria.
I "Terribili Due Anni" e l'Ansia da Separazione
I due anni rappresentano una tappa molto significativa nello sviluppo di un bambino: si parla dei “terribili due anni” perché le parole più usate da quasi tutti i bambini di quell’età sono “no”, “io” e “faccio da solo”, che rappresentano perfettamente l’esigenza di affermare la propria identità e autonomia. In questa fase, solitamente i bambini raggiungono il culmine nel processo di separazione/individuazione dalla mamma iniziato intorno ai sei mesi e hanno bisogno, in un certo senso, di opporsi ai genitori per affermare la propria individualità. Allo stesso tempo, come nelle altre fasi di sviluppo e ancora di più, continuano ad avvertire il bisogno di sentirsi protetti dai genitori, svegliarsi più spesso del solito e richiedere nuovamente la presenza del genitore o anche di passare il resto della notte nel lettone con la mamma e il papà.
"I terribili due anni": come affrontarli!
Chiaramente, i genitori di fronte a questo comportamento apparentemente inspiegabile possono sentirsi molto confusi: perché il loro bambino, che di giorno a volte quasi li respinge quando cercano di aiutarlo ad infilarsi le scarpe, la sera sembra improvvisamente impaurito all’idea di essere lasciato da solo nel proprio lettino e non ne vuole più sapere di lasciarsi andare al sonno? Per i genitori l’ambivalenza può risultare difficile da tollerare: è un continuo alternarsi di “vai via” e “aiutami”. Può essere più facile affrontarla se diventano consapevoli del difficile percorso che stanno vivendo i loro figli. I bambini, infatti, sentono che stanno diventano grandi e desiderano conquistare sempre maggiori autonomie; allo stesso tempo, tuttavia, crescere fa paura, perché inevitabilmente e inconsapevolmente si chiedono: “Se divento grande… mamma e papà mi vorranno ancora bene?”.
L’insicurezza è un fattore chiave che può chiudere le porte al sonno. Non si può dormire se si è in ansia per qualcosa. Si riesce ad addormentarsi solo se ci si sente protetti e in un luogo sicuro, e il luogo più sicuro per un bambino molto piccolo è vicino alla propria madre. Soprattutto per i bambini molto piccoli, tra gli 1 e i 3 anni, essere separati dalla mamma genera un’intensa sensazione di ansia, determinata biologicamente e presente anche in altri animali, denominata ansia da separazione. Quando l’ansia da separazione insorge, tra i 6 e gli 8 mesi di vita, tutti se ne accorgono e le madri dicono: «Il mio bambino improvvisamente non vuole dormire»; «Prima non era così, ma adesso si sveglia di notte e vuole stare vicino a noi»; «Prima andava in braccio a chiunque, adesso piange se vede un estraneo». Questa reazione è un fatto transitorio: già dopo i cinque anni sono pochissimi i bambini che dormono nel lettone, come ha dimostrato uno studio italiano che ha indagato le abitudini del sonno di bambini toscani.
La Prevalenza dei Disturbi del Sonno nell'Infanzia
I “disturbi del sonno” sono molto frequenti nell’infanzia e causano disagio e preoccupazione ai genitori. Si calcola che nel mondo industrializzato il 25% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffra di disturbi del sonno, mentre dopo i 6 anni e fino all’adolescenza la percentuale si attesta intorno al 10-12%. Rispetto a cento anni fa i bambini nel mondo occidentale dormono in media 2 ore in meno. Sembra che il 25% dei bambini possa avere disturbi del sonno in un momento qualunque tra l’infanzia e l’adolescenza. Nella maggior parte dei casi il problema “si auto-risolve” con il tempo, ma in qualche caso può persistere causando turbe emotive e del comportamento. Insieme al bimbo non dormono bene neanche mamma e papà e questo influisce molto sulla qualità di vita familiare. I disturbi del sonno, aumentati soprattutto negli ultimi 20-30 anni, possono avere effetti negativi sulla salute e sulla qualità della vita del bambino ma anche dei genitori. Non stupisce, quindi, che siano uno dei principali fattori di ansia per mamme e papà e uno dei motivi più frequenti di visita dal pediatra o neuropsichiatra infantile.

I più comuni disturbi del sonno nel bambino sono insonnia (20-30%), parasonnie (25%), disturbi del ritmo circadiano (7%), disturbi respiratori del sonno (2-3%), disturbi del movimento legati al sonno (1-2%), ipersonnie (0,01-0,20%). Come sottolinea il Dr. Marco Angriman, neuropsichiatra infantile, Servizio di Neurologia e Neuroriabilitazione per l’età evolutiva, Ospedale Centrale di Bolzano: “I disturbi del sonno nel bambino si possono manifestare a diverse età: nella prima infanzia predominano difficoltà di addormentamento e risvegli frequenti, parasonnie (ad esempio pavor notturno o risvegli confusionali) o i disturbi respiratori del sonno (ad esempio sindrome delle apnee ostruttive), mentre nelle età successive possono comparire con maggiore frequenza disturbi del ritmo circadiano e disturbi del movimento correlati al sonno, e soprattutto in adolescenza, disturbi legati alla scarsa igiene del sonno, favoriti dagli stili di vita scorretti”.
Le Cause Profonde dei Problemi di Sonno
Le cause dei disturbi del sonno nel bambino possono coesistere, spaziando da fattori organici a una cattiva igiene del sonno. Tra le prime, hanno un ruolo importante i fattori genetici (studi sui gemelli e sulla familiarità hanno dimostrato, per esempio, una forte influenza genetica nell’insonnia) e l’ordine di nascita: alcuni studi riportano una maggiore frequenza di insonnia nei primogeniti e nei figli unici. Anche un’eventuale depressione materna può essere all’origine di una insonnia in un bambino: il 38% delle madri di “cattivi dormitori” ha sintomi nevrotici e/o depressivi, l’85% sentimenti ambivalenti nei confronti del bambino. Il disturbo del sonno più frequente nei bambini è l’insonnia infantile.
All’origine della maggior parte dei casi di insonnia nei bambini non c’è una malattia e spesso essi sono il risultato di un circolo vizioso di comportamenti inadeguati che si instaura nei primi sei-nove mesi di vita e che poi si auto-mantiene. È meno frequente che il bambino dorma male a causa di un problema preesistente, ad esempio apnee notturne dovute a problemi ostruenti delle prime vie aeree (es. tonsille voluminose), malattie croniche, dolore. In questo caso il disturbo del sonno si risolve se si riesce a trattare adeguatamente la malattia che sta alla base del disturbo.
I ritmi frenetici della vita moderna, l’aumento delle luci artificiali e l’utilizzo sempre più precoce degli strumenti elettronici hanno causato una discordanza tra quello che dovrebbe essere il ritmo sonno-veglia naturale del bambino e le esigenze sociali. Questi fattori ambientali contribuiscono a una cattiva igiene del sonno.
Un altro fattore molto importante è la modalità di alimentazione: i risvegli notturni a 6 e a 12 mesi sono più frequenti nei bambini allattati al seno: 52% contro 20% di quelli allattati artificialmente (verosimilmente legato all’allattamento a domanda, più frequente nei bambini allattati al seno).

Le Diverse Forme dell'Insonnia Infantile
Un bambino soffre di insonnia infantile se per oltre tre notti alla settimana manifesta disturbi come tardare ad addormentarsi (per più di 30-45 minuti), svegliarsi di notte e riaddormentarsi con difficoltà (in genere chiede che mamma e papà siano presenti), oppure svegliarsi troppo presto al mattino.
Il più frequente disturbo del sonno nei primi anni di vita è quello che in termini medici viene definito disturbo da inizio del sonno per associazione e risvegli notturni. L’insonnia infantile con risvegli notturni frequenti è legata al fatto che alcuni bambini non sono capaci di addormentarsi se non in presenza di certi oggetti o situazioni, per esempio la presenza costante di mamma o papà, essere tenuto in braccio e cullato, o bere al biberon, o qualunque altro rituale si crei con il tempo. Questi bambini quando si svegliano di notte, e ciò accade di frequente purtroppo, rimangono svegli a lungo e non sono capaci di riaddormentarsi da soli. Perciò chiamano i genitori, pretendono la loro presenza e per dormire hanno bisogno del rituale con cui sono stati abituati ad addormentarsi. Se la tua bambina si addormenta sempre al seno, potrebbe associare l’addormentarsi a quel momento specifico.
All’età di 2-3 anni compare più di frequente l’insonnia da difficoltà dell’addormentamento (disturbo da inadeguata definizione del limite). Questa in genere è dovuta al fatto che i genitori non riescono a stabilire e far rispettare regole ferme per l’addormentamento. Il bambino rifiuta di andare a letto all’orario stabilito da mamma e papà, se portato a letto fa i capricci, i genitori spesso cedono e l’addormentamento può subire forti ritardi. Con il tempo il problema si accentua e questi bambini spesso dormono molto meno di quanto sarebbe previsto per la loro età, cosa che può riflettersi negativamente anche sul temperamento e sul comportamento sia a casa sia a scuola. I fattori che possono causare questo problema di insonnia nel bambino sono uno stile genitoriale un po’ troppo permissivo, conflitti tra i genitori su come educare il bambino, il temperamento vivace e oppositivo del bambino, ecc.
Più tipica dei 7-10 anni di età è l’insonnia nei bambini da cause psicologiche e paure dell’addormentamento che probabilmente è legata ad una particolare fase dello sviluppo psicologico e affettivo. È l’età in cui i bambini acquisiscono il concetto della morte come momento “irrevocabile”. Il problema può essere scatenato e perpetuato da eventi traumatici come seri problemi familiari, stati di ansia, stress. In questo tipo di disturbo il bambino al momento di andare a dormire piange e richiede rassicurazioni eccessive, rifiuta di addormentarsi; le paure possono scomparire in parte o del tutto se al bambino viene consentito di dormire con qualcuno.
Le Conseguenze di un Riposo Compromesso
“Sono molteplici e molto spesso misconosciute” sottolinea Oliviero Bruni, neuropsichiatra infantile, esperto di disturbi del sonno nel bambino, riferendosi alle conseguenze di un sonno insufficiente o di cattiva qualità. “Infatti, una cattiva qualità del sonno può comportare diversi disturbi che molti non attribuiscono ad una alterazione del sonno”. Tra questi, si includono ridotte performance scolastiche e problemi di apprendimento: il 28% dei bambini con insufficiente quantità di sonno si addormenta a scuola una volta a settimana; il 22% facendo compiti; il 32% è troppo stanco per fare sport. Altri effetti comprendono sonnolenza, disattenzione, ridotta memoria di lavoro, scarso controllo impulsi e disregolazione del comportamento. Vi è inoltre un rischio aumentato di traumi accidentali, obesità, disturbi metabolici e predisposizione al diabete. Un sonno insufficiente aumenta anche il rischio di sviluppare ADHD, disturbo oppositivo-provocatorio e disturbi depressivi, e in adolescenza può portare ad abuso di alcool, cannabis e altre droghe, depressione e intenzioni suicidarie.
"I terribili due anni": come affrontarli!
Non ultimo, è da considerare che il problema del sonno del bambino può avere ripercussioni su tutto l’ambito familiare determinando una scarsa salute fisica e mentale dei genitori, favorendo lo sviluppo di una depressione materna e un notevole stress familiare. È infine da considerare che molti casi di abuso al bambino e addirittura di infanticidio sono da attribuire alla deprivazione di sonno dei genitori. Certamente le forze ne risentono quando il sonno notturno viene interrotto.
Il "Vaso del Sonno": Equilibrio e Autoregolazione
Per comprendere meglio il sonno del bambino e trovare soluzioni rispettose per tutta la famiglia, è utile immaginare che il vostro bambino abbia un vaso invisibile dentro di sé. Questo vaso rappresenta la sua pressione omeostatica del sonno, ovvero il naturale accumulo di stanchezza che avviene nel corso della giornata. Quando il bambino si sveglia al mattino, il suo vaso è pieno: ha dormito, il suo corpo e il suo cervello si sono ricaricati, ed è pronto per affrontare nuove sfide, giocare, esplorare e imparare.
Ma con il passare delle ore, il vaso inizia a svuotarsi. Ogni attività che il bambino compie - dal muoversi al giocare, dal ridere all’imparare cose nuove - consuma energia e riduce progressivamente la pressione del sonno. Questo processo è fisiologico e necessario: affinché il bambino sia pronto per dormire alla fine della giornata, deve aver accumulato il giusto livello di stanchezza.
Qui entrano in gioco i pisolini, che funzionano come piccoli “rabbocchi” del vaso del sonno. Se durante il giorno il vaso si svuotasse troppo rapidamente e completamente, il bambino arriverebbe a sera in uno stato di sovraffaticamento, rendendo il sonno notturno molto più difficile. I pisolini aiutano quindi a mantenere un equilibrio, evitando che il bambino vada incontro a un esaurimento di energia troppo precoce e favorendo un addormentamento più sereno. Molti genitori si chiedono se più un bambino è stanco, meglio dorme, o se è meglio tenerlo sveglio fino a tardi così “crollerà e dormirà tutta la notte”. Questa è una comune misconcezione. Se ci si prova, si noteranno due situazioni molto comuni: o un bambino agitato, nervoso, che si dimena nel lettino e fatica ad addormentarsi, o un bambino che crolla in pochi minuti, ma poi inizia a svegliarsi ogni ora, trasformando la notte in un incubo.

Se il vaso si svuota troppo rapidamente - ad esempio perché il bambino ha saltato un pisolino, ha avuto una giornata molto intensa o ha fatto attività eccessivamente stimolanti - il suo corpo entra in uno stato di sovraffaticamento. A questo punto, il sistema nervoso rilascia cortisolo e adrenalina, due ormoni che hanno il compito di “tenerlo sveglio” e affrontare quello che, per il suo organismo, è percepito come uno stato di allerta. Il risultato è un bambino che sembra iperattivo, che non riesce a fermarsi, che diventa più agitato proprio quando dovrebbe rilassarsi per dormire. Questa condizione rende ancora più difficile il rilassamento, l’addormentamento e il mantenimento del sonno durante la notte. Ecco perché bambini in sovraffaticamento non solo faticano a prendere sonno, ma tendono anche a svegliarsi più frequentemente, proprio perché il loro sistema nervoso è in uno stato di iper-vigilanza.
D’altra parte, se il vaso del sonno non si svuota abbastanza - ad esempio perché il bambino ha dormito troppo di giorno, ha avuto una giornata poco stimolante o non ha avuto modo di sfogare le sue energie - potrebbe non essere sufficientemente stanco per addormentarsi facilmente la sera. In questo caso, potrebbe mettersi a letto senza segni evidenti di sonno, continuare a chiacchierare, giocare con le mani o i piedini, chiamare più volte, chiedere ancora acqua o un’altra storia. Magari sembra sereno, ma fatica a lasciarsi andare al sonno perché il suo corpo non ha accumulato abbastanza pressione omeostatica per farlo addormentare facilmente.
L’obiettivo è trovare un equilibrio tra questi due estremi. Il sonno non è solo questione di stanchezza, ma di stanchezza giusta. Si deve aiutare il bambino a svuotare il vaso del sonno il tanto che basta per addormentarsi facilmente, ma senza svuotarlo completamente al punto da entrare in sovraffaticamento. Questo equilibrio può cambiare di giorno in giorno, e ogni bambino ha un suo modo personale di gestire il proprio “vaso del sonno”. Alcuni bambini accumulano stanchezza più velocemente e hanno bisogno di pause frequenti durante il giorno, altri hanno bisogno di più movimento e attività per svuotare il vaso al punto giusto.
Un bambino con il vaso ben bilanciato è sereno, gioca con piacere, interagisce positivamente con gli altri e si addormenta in circa 15/20 minuti alla fine della giornata. Un bambino con il vaso troppo vuoto diventa irritabile, piagnucoloso, si lamenta per qualsiasi cosa, richiede più supporto e fatica a gestire la frustrazione. Quando arriva il momento della nanna, è iperattivo e fatica a rilassarsi. Un bambino con il vaso troppo pieno, invece, al momento di andare a dormire non mostra alcun segnale di stanchezza e fatica a lasciarsi andare. Osservare il bambino è la chiave per capire di cosa ha bisogno.
Ottimizzare i Pisolini: Alleati del Sonno Notturno
Uno degli elementi chiave per mantenere l'equilibrio del "vaso del sonno" è la gestione dei pisolini. Spesso si tende a pensare che i pisolini siano un ostacolo al sonno notturno, che tolgano “spazio” al sonno della notte. Ma in realtà, funzionano proprio come strumenti di regolazione: servono a evitare che il vaso si svuoti troppo velocemente e completamente prima di arrivare alla sera. Quando un bambino dorme di giorno, non sta “sprecando” il sonno della notte, ma sta semplicemente modulando la sua energia per arrivare a sera nel miglior stato possibile. Senza questi momenti di riposo, il vaso si svuota troppo rapidamente e il bambino entra in sovraffaticamento, rendendo il sonno notturno più difficile e frammentato. Al contrario, se il bambino riposa troppo di giorno o i pisolini sono troppo lunghi rispetto al suo reale bisogno, il vaso non si svuoterà abbastanza, e questo potrebbe portarlo ad avere difficoltà ad addormentarsi la sera.
Il segreto per capire se i pisolini sono adeguati è osservare il bambino, non seguire regole rigide. Se il bambino fa pisolini regolari e dorme bene di notte, significa che il suo vaso del sonno è in equilibrio. Se invece si addormenta troppo tardi la sera o si sveglia molto presto, potrebbe essere il caso di aggiustare i pisolini. Se arriva alla sera irritabile e iperattivo, probabilmente ha bisogno di un riposino in più o di una durata più adeguata.

Uno degli errori più comuni è eliminare i pisolini troppo presto. Molti genitori pensano che a 12-18 mesi il bambino non abbia più bisogno del pisolino mattutino oppure che a 2 anni sia il momento giusto per eliminare quello pomeridiano. In realtà, non esiste un’età universale per eliminare i pisolini. Alcuni bambini smettono di dormire di giorno a 2 anni e mezzo, altri a 4 anni. Quello che conta è valutare il loro stato durante la giornata: se un bambino senza pisolino è sempre stanco, nervoso e fa fatica ad arrivare alla sera, probabilmente ha ancora bisogno di dormire di giorno. Invece di eliminare un pisolino di colpo, può essere più utile ridurne gradualmente la durata e osservare come il bambino reagisce, trovando un equilibrio che gli permetta di arrivare alla sera rilassato ma non esausto.
La durata e il numero dei pisolini cambiano con la crescita e adattarli nel modo giusto può fare una grande differenza. Nei primi mesi, i pisolini sono frequenti e distribuiti lungo tutta la giornata, perché il vaso si svuota molto velocemente. Un neonato potrebbe aver bisogno di dormire dopo solo un’ora di veglia, mentre un bambino di sei mesi potrebbe fare tre sonnellini più strutturati. Dopo l’anno di età, i pisolini iniziano a ridursi, ma restano comunque fondamentali. Molti bambini mantengono il pisolino del mattino fino ai 15-18 mesi e quello del pomeriggio fino ai 3-4 anni.
Per migliorare il riposo del bambino, è importante osservare il ritmo del bambino e capire quali segnali ci sta mandando. Un esercizio utile è provare a osservare il proprio bambino per qualche giorno, senza guardare l’orologio, ma concentrandosi sui segnali che manda. Spesso, se si interviene al momento giusto con un pisolino o con un’attività più calma, si può evitare che il vaso del sonno si svuoti troppo in fretta o troppo lentamente. Un altro aspetto fondamentale è l’ambiente in cui il bambino dorme. Se un bambino fa sempre pisolini in ambienti molto stimolanti, potrebbe avere difficoltà a rilassarsi completamente e quindi non ricaricare davvero il suo vaso del sonno.
Strategie e Buone Pratiche per Favorire il Sonno
Prevenire i disturbi del sonno si può, e a tal fine è stato presentato il Progetto della SICuPP (Società Italiana Cure Primarie Pediatriche) “Dormire bene per Crescere Bene”, finalizzato ad aumentare le conoscenze dei Pediatri di famiglia affinché possano fornire ai genitori indicazioni utili per favorire una più corretta igiene del sonno dei bambini. “Molto importante è la prevenzione nel primo anno di vita” - sottolinea Emanuela Malorgio, pediatra di famiglia SICUPP, esperta di problemi del sonno - “perché le abitudini errate acquisite in questo periodo renderanno più difficile avere un’autonomia di addormentamento anche negli anni successivi”.
Le tecniche comportamentali dovrebbero rimanere la prima linea di trattamento dell’insonnia. Si ricorre, invece, a interventi farmacologici quando queste hanno fallito o se esistono delle difficoltà oggettive per applicarle. Ad oggi non esistono farmaci approvati per l’insonnia in età pediatrica, né dall’FDA né dall’EMA, e i dati in letteratura per valutarne l’efficacia sono carenti, soprattutto per aspetti metodologici. Per aiutare il vostro bambino a lasciarsi andare dolcemente tra le braccia di Morfeo, ci sono tre parole chiave da ricordare: Calma, Pazienza e RE-GO-LA-RI-TÀ.
Ecco alcune regole fondamentali per il sonno dei bambini e dei loro genitori:
- Rispettare l’orario della nanna tutte le sere: Abituare il piccolo sin dalla tenera età ad addormentarsi sempre alla stessa ora, adattando i ritmi della famiglia a quelli del bimbo e non viceversa. Le buone abitudini vanno mantenute e consolidate nell’arco della crescita, variandole in base all’età.
- Far dormire il bambino sempre nello stesso ambiente adeguatamente preparato: Che sia la sua cameretta o nei primi mesi quella dei genitori, l’ambiente deve avere luci soffuse, senza device accesi, ed eventualmente con una musica dolce e monotona di sottofondo. Non farlo addormentare in ambienti diversi, come sul divano in sala mentre si guarda la televisione. Costruire e mantenere gli stessi rituali di avvicinamento al sonno.
- Dissociare la fase di alimentazione da quella dell’addormentamento: Nei primi due o tre mesi di vita manca la fase di addormentamento, nel senso che non è possibile riconoscere con precisione quando il bambino sta crollando. Nei mesi successivi, invece, appena si notano alcuni segnali (non succhia più con forza, chiude gli occhietti) si deve staccarlo dal seno e metterlo nel lettino. Prova a lasciarla sempre più sveglia dopo la poppata, ma ancora rilassata, così che impari ad addormentarsi da sola nel lettino.
- Rispettare l’orario dei pasti durante il giorno: Anche se il bambino va al nido cercare di mantenere gli stessi orari del pranzo, merenda e cena, adeguando i nostri orari ai suoi.
- Mai usare il tablet o altri dispositivi elettronici dopo cena: Spegnere tutto almeno un’ora prima dell’addormentamento. La luce dei device riduce la produzione della melatonina che favorisce l’addormentamento. Mantenere tutti gli apparecchi elettronici, inclusa la televisione, il computer e il cellulare fuori dalla stanza da letto.
- Non dare troppo cibo o acqua prima di dormire: Evitare il latte o altri liquidi compresa la camomilla durante i risvegli, preferire piuttosto l’utilizzo di un oggetto consolatorio per riaddormentarsi, come il ciuccio per esempio.
- Regolare con attenzione l’esposizione alla luce: Per il sonnellino pomeridiano mantenere la luce dell’ambiente; ridurre l’esposizione il più possibile per la notte; potenziare la luce appena svegli. Il nostro ritmo sonno veglia, come quello dei nostri figli, è governato dall’alternanza della luce e del buio.
- Evitare sostanze eccitanti dopo le ore 16: No a tè (solo deteinato in caso), no a bevande contenenti caffeina e no alla cioccolata. Può essere anche d’aiuto evitare verso sera alimenti come succo d’arancia, bevande molto zuccherate e cibi con effetto stimolante.
- Favorire un’alimentazione equilibrata: Con un adeguato introito di liquidi durante il giorno. Preferire cibi contenenti fibre e triptofano che è un precursore della melatonina, come carni bianche, pesce azzurro, verdure verdi, legumi e cereali.
- No ai bambini nel lettone: Dopo i primi 8/10 mesi di vita, abituarli all’autonomia vuol dire anche lasciarli dormire nel proprio ambiente. Nei casi di risveglio, riportarli sempre nel loro lettino.
"I terribili due anni": come affrontarli!
È importante che i genitori cerchino di mostrarsi pazienti, anche accogliendo se possibile le richieste di maggiori rassicurazioni, ad esempio acconsentendo a dare più coccole al momento dell’addormentamento oppure a farli tornare a dormire nel lettone. Spesso i genitori si chiedono se in questo modo non si corra il rischio di innescare abitudini che non erano intenzionati a dare al proprio bambino. In realtà, se si tratta solo di una richiesta di maggiore protezione dovuta alla “fatica” di crescere, il fatto di dare risposta a tale bisogno favorisce un aumento del senso di sicurezza del bambino e, di conseguenza, delle sue autonomie. Al contrario, è più rischioso non riconoscere il bisogno del bambino e spronarlo a comportarsi da “bambino grande”. Le regressioni, anche quelle dei due anni, se affrontate con consapevolezza e serenità da parte dei genitori e delle altre figure che ruotano intorno al bambino, rappresentano realmente una fase passeggera.
Per mantenere il controllo della situazione la sera occorre mantenere la calma e parlare al bimbo con voce ferma e decisa, manifestandogli l’affetto ma anche la ferma intenzione di farlo andare a dormire all’orario stabilito. È essenziale capire perché il vostro bambino non vuole dormire. È ansia? Ha bisogno di più coccole? È troppo stimolato? Il bambino deve sentirsi a casa nella sua cameretta, un piccolo rifugio che lo rispecchi e lo faccia sentire tranquillo. Il letto non deve mai essere percepito come una punizione, ma come un luogo di riposo e tranquillità.
Avere un’atmosfera calma e rilassata prima di andare a dormire è davvero importante! Riducete i rumori, abbassate le luci e evitate attività troppo stimolanti. Gli schermi vanno evitati del tutto. Ricordate anche di curare il vostro atteggiamento: parlate con voce più bassa, muovetevi lentamente e con dolcezza. Fino ai 7 anni, il vostro bambino fa ancora fatica a capire davvero il passare del tempo. Per evitare che si senta preso alla sprovvista, avvisatelo regolarmente di quanto tempo manca prima di andare a nanna. È molto importante anche stabilire un rituale serale.
Ascoltate i suoi sogni e le sue paure. Il piccolo non distingue ancora bene tra sogno e realtà. È importante rassicurarlo e aiutarlo a capire che non deve avere paura. Spesso, se un bambino rifiuta improvvisamente di dormire, dietro c’è un’ansia o una preoccupazione. Parlate con lui per scoprire cosa lo turba! Anche un bambino può rifiutarsi di andare a dormire se è troppo stanco! È ciò che si chiama debito di sonno.
Un altro aspetto utile è il movimento fisico: un bambino che durante il giorno ha la possibilità di muoversi, esplorare e scaricare energia, riuscirà a svuotare il suo vaso del sonno nel modo giusto. Al contrario, un bambino che passa troppo tempo in ambienti chiusi, con poche opportunità di movimento libero, potrebbe arrivare alla sera con troppa energia residua e fare più fatica ad addormentarsi. Se il bambino non vuole più fare il pisolino ma ne ha ancora bisogno, un’ottima alternativa è introdurre il Quiet Time, un momento di pausa che permette al bambino di riposarsi senza necessariamente dormire, aiutando a prevenire il sovraffaticamento.
Il Ruolo dei Genitori e l'Autoregolazione
L’autoregolazione è uno scopo principale degli esseri umani. Se siamo troppo agitati o troppo sottotono cerchiamo di regolarci e ripristinare il nostro stato di equilibrio ottimale. Lasciarsi andare al sonno non è sempre semplice, fa paura. Bisogna lasciare le cose intorno, la mamma e il papà, bisogna abbandonarsi con fiducia. I bambini sentono che è in qualche modo pericoloso smettere di vigilare. Un bambino che non dorme ha bisogno di essere aiutato a regolarsi. Se i genitori cominciano ad agitarsi o arrabbiarsi, cioè se si disregolano per primi, non lo aiutano e non si aiutano. L’importante è che il genitore sia calmo, gentile e sicuro di quello che sta facendo.

I genitori stessi devono fare autoanalisi: quando erano piccoli, di cosa avevano paura? Cosa li aiutava a dormire meglio? I bambini tendono spesso a ripetere gli stessi schemi dei genitori. Un adulto su tre soffre di disturbi del sonno, in particolare di insonnia. È comprensibile sentirsi frustrati quando nulla sembra funzionare, ma l'atteggiamento sereno del genitore è fondamentale per trasmettere sicurezza. Ristabilire una nuova routine, in base alle esigenze del bambino, è sicuramente il primo passo per affrontare la regressione del sonno nel corso delle settimane. È importante la collaborazione e il supporto reciproco tra i genitori, affinché il carico di queste fasi venga distribuito e non ricada solo su uno dei due.
Quando Rivolgersi a uno Specialista
Ci sono situazioni di insonnia pediatrica che devono essere portate senza troppi indugi all’attenzione del Pediatra perché possa valutare la situazione del bambino e decidere come approcciare il problema. Per esempio, se il bambino dorme male da parecchio tempo, se manifesta paure immotivate e persistenti al momento di andare a dormire, se la notte russa e ha crisi di apnea (in certi momenti sembra quasi che smetta di respirare). La valutazione da parte del Pediatra è ancora più necessaria se il bambino, in seguito al disturbo del sonno è cambiato anche di giorno, è molto capriccioso, si ribella continuamente, è irritabile e aggressivo, o è molto difficile da gestire anche a scuola. Il Pediatra deve essere consultato anche nel caso di sonnambulismo, crisi di terrore notturno, incubi frequenti (settimanali o più volte alla settimana).
Se, nonostante tutta la buona volontà e gli sforzi di mamma e papà, non si riesce a stabilire rituali e regole positive e il bambino dorme veramente poco, si può ricorrere all’aiuto di alcune sostanze naturali come Passiflora, Melissa, Camomilla, che favoriscono il rilassamento e il sonno e possono essere di aiuto al bambino, limitando i risvegli notturni e facilitando l’addormentamento. Si può anche provare la meditazione per aiutare il vostro bambino a rilassarsi, mantenendo tutto molto semplice, stimolando l’immaginazione del bambino e adattandosi a ciò che gli piace e di cui ha bisogno. Anche l’omeopatia può aiutare il vostro bambino a dormire meglio. Se è agitato, stressato o fa spesso brutti sogni, è bene pensarci prima di ricorrere allo sciroppo, che potrebbe dare dipendenza.
Un approccio che richiede molta pazienza e grande autocontrollo, e da utilizzare solo dopo aver escluso qualsiasi altra causa, è quello di dire chiaramente al bambino che non si tornerà subito a vederlo. Per ogni pianto successivo, si aspetta un minuto in più rispetto alla volta precedente. Si ripete il processo la sera dopo, e ancora quella successiva, fino a quando il bambino si addormenterà da solo.
"I terribili due anni": come affrontarli!
Gli esperti rispondono in modo rapido, semplice e gratuito a tutte le domande sull’educazione, lo sviluppo, l’assistenza e l’organizzazione della famiglia, come Pro Juventute, che sostiene genitori e persone di riferimento in caso di piccole e grandi preoccupazioni. A volte, i disturbi del sonno potrebbero essere solo un sintomo dei disturbi di ansia di cui il bambino stesso e/o la sua famiglia soffrono. Un’ansia che non fa dormire, che raggiunge il bambino attraverso lo stress e le preoccupazioni di sua madre o l’incertezza del suo mondo familiare.
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