Il percorso verso la genitorialità attraverso le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) di secondo livello rappresenta una delle frontiere più avanzate della medicina moderna. Al centro di questo processo si trova il momento cruciale del trasferimento embrionale, in particolare quello allo stadio di blastocisti. Comprendere cosa sia una blastocisti, come si formi e perché il suo trasferimento rappresenti oggi il "gold standard" clinico è fondamentale per chiunque si avvicini a questo percorso.

Il processo biologico: dalla fecondazione alla blastocisti
La fecondazione della cellula uovo da parte dello spermatozoo è un processo biologico che si verifica all’interno delle tube a seguito del rilascio del gamete femminile dal follicolo (l’ovulazione). Lo zigote, cellula singola costituita dal corredo cromosomico materno e paterno fusi insieme, va incontro a divisioni cellulari continue con un ritmo ben specifico.
La prima divisione richiede circa 20-24 ore, quindi in seconda giornata (48 ore dalla fecondazione) si possono avere embrioni allo stadio di 2 cellule, che prendono il nome di blastomeri. I due blastomeri subiranno successive divisioni ad un ritmo più elevato e nelle successive 24 ore portano l’embrione allo stadio di 6-8 blastomeri (72 ore dalla fecondazione). Quando l’embrione raggiunge lo stadio delle 16 cellule inizia un primo processo di differenziamento che si chiama morulazione: a questo punto il numero di cellule non si riesce più a quantificare (96 ore dalla fecondazione).
Il secondo importante differenziamento si ha tra le 100 e le 120 ore dalla fecondazione con il fenomeno della blastulazione: le cellule si separano tra loro e creano una cavità piena di liquido denominata Blastocele. A questo punto l’embrione si è trasformato in una Blastocisti ed è pronto ad essere trasferito in utero per impiantarsi.
Che cos'è una blastocisti espansa?
Quando si parla di blastocisti espansa, si ha a che fare con un embrione che, attorno al quinto o sesto giorno di sviluppo, appare gonfio per via dell’accumulo di liquidi al suo interno. In questa fase si distinguono due gruppi di cellule:
- La massa cellulare interna (MCI): che darà origine al feto.
- Il trofoectoderma: le cellule che entrano in contatto con l’endometrio e che daranno origine alla placenta.
Il blastocele è la cavità centrale riempita di fluido caratteristica delle blastocisti. Visto l’aumento del volume, l’embrione esce dal suo guscio proteico, noto come “zona pellucida”, e ha la possibilità di impiantarsi finalmente nell’utero, se ci sono le condizioni adatte.
Il ruolo della zona pellucida e l’hatching assistito
Ovociti ed embrioni nelle prime fasi di sviluppo sono circondati da un rivestimento acellulare, definito zona pellucida, la cui funzione si esplica sia durante la fecondazione (impedisce la polispermia ovvero la penetrazione dell’ovocita da parte di più spermatozoi) sia al termine della stessa, quando facilita il trasporto attraverso le tube degli ovociti fecondati e ne impedisce la dispersione dei blastomeri così come il contatto con gli elementi cellulari che possono minarne l’integrità.
Per superare tale ostacolo, in casi specifici, può essere effettuata una tecnica nota come “hatching assistito”, ovvero una distruzione artificiale della zona pellucida, eseguita prima del transfer in utero dell’embrione allo stato di blastocisti. Sebbene il potenziale effetto dell’hatching assistito sulla percentuale di impianto e di gravidanza sia ancora oggetto di studio, è noto come tale procedura debba essere eseguita in casi selezionati. Quando l’hatching assistito viene impiegato nelle condizioni indicate, è possibile osservare un incremento delle percentuali di gravidanza.
Sviluppo di una blastocisti fino al giorno 6 | Alma Res Fertility Center
Selezione embrionale e classificazione morfologica
Attualmente, uno dei metodi più utilizzati per prevedere il potenziale di impianto delle blastocisti è la valutazione morfologica. Grazie ad essa, possiamo classificare gli embrioni in base alla loro qualità. Per eseguire la classificazione embrionale, si valuta il grado di espansione, la massa cellulare interna (MCI) e il trofoectoderma.
Il modo tradizionale di classificare le blastocisti è quello di assegnare un numero (da 1 a 5, indicante il grado di espansione) e due lettere (A-D), a seconda della qualità della MCI e del trofoectoderma:
- Categoria A: numerose cellule compattate (MCI) o strato omogeneo, coesivo e multicellulare (trofoectoderma).
- Categoria B: numerose cellule non compattate (MCI) o strato omogeneo con meno cellule (trofoectoderma).
- Categoria C: poche cellule.
- Categoria D: cellule con segni di degenerazione.
Il trasferimento: ottimizzazione clinica e sincronizzazione
Il trasferimento embrionale in utero è l’ultimo passaggio clinico-biologico di tutte le tecniche di PMA di 2° livello. Esso deve essere eseguito nel modo meno traumatico e nel tempo più breve possibile. Il successo di questo complesso processo dipende da numerosi fattori, correlati principalmente con la qualità dell’embrione e con la recettività dell’endometrio.
L’impianto dell’embrione è un processo estremamente complesso, oggi conosciuto solo in parte, che dipende non solo dalla qualità embrionaria, ma anche dalla ricettività endometriale e dalla sincronizzazione di entrambe. È possibile esaminare la morfologia endometriale mediante una semplice ecografia pelvica transvaginale che ne studia la struttura e l’ecogenicità.
Una volta trasferita la blastocisti nell’utero, di solito ci vogliono da 1 a 3 giorni per impiantarla nella parete uterina. In questo processo, la blastocisti aderisce all’endometrio, iniziando così la gravidanza. Il processo di impianto dura una settimana e comprende rispettivamente le fasi di apposizione, adesione e invasione.
Vantaggi della coltura prolungata
Negli ultimi anni, i trattamenti di lunga coltura in vitro stanno acquisendo una particolare rilevanza per il fatto che i tassi di impianto sono migliori con i trasferimenti di blastocisti (5-6 giorni di sviluppo) che con gli embrioni nelle fasi precedenti.
I vantaggi principali includono:
- Migliore selezione: Permette di selezionare meglio gli embrioni da trasferire, consentendo il trasferimento di quelli che la natura stessa ha selezionato.
- Riduzione delle gravidanze gemellari: Permette di ridurre il numero di embrioni da trasferire, raccomandando, a seconda dei casi, il transfer di un unico embrione o al massimo di due, riducendo quasi a zero il rischio di gestazioni multiple, che presentano notevoli rischi di complicanze per la madre e per i bambini.
- Sincronizzazione: Permette una migliore sincronizzazione tra lo sviluppo embrionale e la ricettività endometriale.
Nonostante il potenziale, la coltura a lungo termine non viene eseguita in tutti i pazienti. È di vitale importanza valutare ogni paziente in modo personalizzato, tenendo conto del numero di embrioni disponibili e della storia clinica.

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Considerazioni su PGT-A e anomalie genetiche
I test genetici pre-impianto consentono di individuare eventuali patologie cromosomiche e/o malattie geniche negli embrioni. Questi test permettono ad embriologi e clinici di verificare l’assetto genetico di ogni embrione prima del suo trasferimento in utero.
Tutte le coppie possono produrre embrioni con un assetto cromosomico definito “anomalo”. L’origine delle anomalie numeriche (aneuploidie) può essere dovuta sia alla presenza di un gamete (ovocita o spermatozoo) con assetto cromosomico anomalo, sia ad un errore nelle divisioni cellulari successive alla fecondazione. In tutti questi casi, trova indicazione il Test Genetico Pre-impianto per le Aneuploidie (PGT-A). Ai pazienti portatori di anomalie strutturali (traslocazioni o inversioni), invece, viene consigliato il Test Genetico Pre-impianto per i riarrangiamenti sbilanciati (PGT-SR).
La crioconservazione e la vitrificazione
Le tecniche di crioconservazione hanno rivoluzionato la gestione dei cicli di PMA. La vitrificazione è un raffreddamento ultrarapido che previene la formazione di cristalli di ghiaccio all’interno delle cellule, trasformandole in uno stato simile al vetro. Il transfer di blastocisti congelate potrebbe avere un maggiore tasso di successo rispetto al transfer di embrioni a fresco in determinate condizioni, con una percentuale di sopravvivenza degli embrioni criocongelati che si attesta su livelli molto alti, circa il 95%.
È importante notare che, in seguito allo scongelamento, è possibile che l'embrione appaia leggermente collassato; questo è un fenomeno normale che non deve intaccare necessariamente la percezione della qualità dell'embrione stesso. Il monitoraggio attento in laboratorio garantisce che solo le blastocisti che recuperano correttamente la loro struttura vengano selezionate per il trasferimento.
Sfide cliniche: il fallimento ricorrente dell'impianto
Si definisce fallimento ricorrente dell’impianto l’assenza di annidamento dopo due tentativi di trasferimento di embrioni di buona qualità allo stadio di blastocisti e con uno sviluppo embrionario appropriato. Una delle sfide più importanti nell’ambito della procreazione medicalmente assistita è rappresentata proprio dalla ricerca delle cause di mancato impianto embrionario, che richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge sia lo studio del fattore embrionario che quello del fattore endometriale materno.
La ricerca in questo ambito continua a evolversi, con l'obiettivo di rendere il processo di impianto, oggi conosciuto solo in parte, sempre più prevedibile e sicuro per tutte le coppie che si affidano alla medicina riproduttiva. La personalizzazione del protocollo di stimolazione e la scelta accurata dei tempi di trasferimento rimangono i pilastri su cui si basa l'eccellenza nei risultati delle cliniche di PMA.
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