L'Arte e le Molteplici Dimensioni della Traduzione di Filastrocche e Libri per Bambini

Nell’ambito della poesia dedicata ai lettori più piccoli, possiamo distinguere due tipi di esperienze di traduzione particolarmente interessanti che, come vedremo, si rilevano complementari. La prima è legata a quella che Carminati (2011: 38) definisce “poesia allo stato nascente”, ovvero le filastrocche, in cui le parole si fanno “giocattolo”, assecondando la tendenza, naturale nei più piccoli, ad esplorare la lingua attraverso il potere dei suoni, delle rime, delle assonanze e delle consonanze. Per la poesia che si discosta dai modelli ludici per farsi più lirica e riflessiva, affidandosi al verso libero, il traduttore dovrà invece prendersi cura delle parole, così come dei silenzi tra un verso e l’altro, nonché delle figure retoriche di cui è intessuto il testo. Tradurre per i bambini non è mai un semplice esercizio linguistico, ma è un vero e proprio lavoro di mediazione culturale e comunicativa. Quando il pubblico è composto da lettori in formazione, ogni parola, immagine o suono assume un peso speciale, e la traduzione dei libri per l’infanzia richiede quindi una sensibilità unica, capace di rispettare il testo originale e al tempo stesso renderlo comprensibile e coerente per i lettori di un’altra lingua. Date queste premesse, in diverse occasioni abbiamo cercato di favorire esperienze didattiche di traduzione di poesia per bambini sia in aula sia all’interno di tesi di laurea, riconoscendo la complessità e l'importanza di questo campo.

La Filastrocca: Gioco di Suoni, Ritmo e Creatività Vincolata nella Traduzione

Le filastrocche, come sostiene Tognolini (in Polvani 2017), più che puntare sulla natura delle parole si affidano alla loro disposizione, una “disposizione che cammina su due piedi: la sorpresa nel senso e l’incanto nel suono”. Questa caratteristica comporta, dal punto di vista fonetico, il ricorso a una metrica ben precisa, con versi assonanzati o rimati, spesso ripetuti o appena variati. Dal punto di vista del contenuto, grazie all’impiego di una lingua fantasiosa e giocosa, le filastrocche presentano situazioni irreali o immaginarie. Nel caso delle filastrocche, caratterizzate dall’impiego di una lingua ingegnosa, il traduttore dovrà mettere in gioco tutta la sua creatività, nel limite dei vincoli che metrica e rima impongono.

Se immaginassimo di tradurre due componimenti di questo tipo in una qualsiasi lingua straniera, per poterne mantenere gli aspetti caratterizzanti, sia metrici che linguistici, dovremmo, in realtà, riscriverli. Lo dimostra bene Nasi che si è cimentato nella traduzione in inglese di "Filastrocca corta e gaia", proponendo alcune “versioni on probation” (2015: 78). La prima, di tipo interlinguistico, preoccupata di restituire il significato dei termini, approda a un nonsense del tutto insoddisfacente. La seconda, concentrata sulla resa dei giochi di parole, attraverso la ricerca di legami semantici tra i termini, finisce per sacrificare del tutto l’aspetto ritmico. Infine, la terza si fonda sul tentativo di rendere il rapporto, simile alla sciarada, tra mela-melone, botte-bottone, mulo-mulino, pur non potendo riprodurre il gioco con diminutivi e accrescitivi. Questo evidenzia come, nel caso della traduzione, occorra tenere conto dei diversi vincoli che il testo di partenza impone, siano essi di tipo intratestuale, paratestuale, intertestuale o extratestuale.

illustrazione di una filastrocca con rime evidenti
Scrivere filastrocche assomiglia al gioco del calcio. Giocando a calcio si corre col pallone al piede, ma più spesso lo si “allunga”, cioè lo si calcia avanti - anche lontano - e lo si insegue per raggiungerlo, e calciarlo avanti ancora. Scrivendo filastrocche si fa qualcosa di simile: si pensa il primo verso, che finisce con una parola; si cerca un’altra parola che fa rima con questa, la si lancia avanti come una palla fino in fondo al secondo verso, che è ancora vuoto; e poi si procede riempiendo di parole questo vuoto fino a raggiungere quella palla. Le rime, inoltre, sono essenziali per sviluppare il linguaggio, allenano la memoria e vengono percepite dal bambino come un gioco. Nei primi sei mesi di vita si gettano le basi per le capacità relazionali del bambino. Le filastrocche più popolari non possono essere ricondotte a un solo autore, ma sono spesso frutto della rielaborazione popolare e vengono tramandate oralmente di generazione in generazione. Rodari, forte della sua esperienza di maestro elementare, aveva intuito il ruolo importante che ha la filastrocca nell’età evolutiva. Attraverso le parole semplici e in rima si possono far memorizzare concetti utili nella vita di tutti i giorni. I bambini di oggi, oltre ad avere a disposizione moltissime raccolte di rime, conoscono senz’altro i bellissimi libri illustrati da Axel Scheffler e scritti da Julia Donaldson, che fanno della rima il loro punto forte, come "Il Gruffalò", in cui la rima diventa emozione, immagine e spunto per riflettere.

Il termine filastrocca nasce dalla parola toscana “filastroccola”, con cui venivano indicate le formule in rima recitate ai bambini; simili alla filastrocca sono anche la conta e la ninna nanna. Questo sottolinea la profonda radice culturale e la funzione ludico-pedagogica di queste forme poetiche. In ogni filastrocca è nascosta una canzone, una musicalità intrinseca che le rende particolarmente adatte a giochi con il testo e alla possibilità di modificare le parole, provando a rifare qualcosa di simile. Testi come "Rime per le mani" o "TIRITERE" di Stefano Bordiglioni, musicate da Marco Versari, dimostrano come la musicalità sia una componente fondamentale delle filastrocche, spingendo a giocare col testo e ad esplorare il suono delle parole.

Il Caso di Carmen Gil: Storie e Ricette in Rima tra Vincoli e Reinvenzione

Un esempio della “creatività vincolata” a cui fa riferimento Nasi è dato dalla traduzione delle filastrocche di Carmen Gil, una delle autrici più rappresentative nell’ambito della letteratura per l’infanzia spagnola contemporanea. Nata nel 1962, la scrittrice andalusa ha pubblicato molti libri di filastrocche e di racconti caratterizzati da un uso giocoso della parola, così come è noto il suo impegno per avvicinare i bambini alla poesia, tramite corsi e seminari di lettura e di scrittura nelle scuole. La muove, in questo senso, la profonda convinzione che la poesia, vera fonte di educazione artistica, sviluppa la sensibilità estetica, arricchisce il vocabolario, stimola l’immaginazione e la fantasia.

Tradurre i libri per bambini (Ed. 2022) | Intervista a Laura Cangemi

Le Principesse Rovesciate de "El libro de las princesas"

Pubblicato nel 2011, "El libro de las princesas" è un album illustrato composto da diciotto filastrocche in cui Gil rovescia l’immagine stereotipata di una delle protagoniste per eccellenza dei racconti infantili, la principessa, così come dell’immaginario che la circonda. Dal punto di vista metrico, le strofe sono tutte di quattro versi e un unico tipo di metro per componimento (quinari, senari, settenari oppure ottonari), a cui si aggiunge la rima che può essere baciata, alternata o incrociata. Queste caratteristiche imprimono al testo un ritmo molto marcato, particolarmente adatto alla lettura a voce alta. Le illustrazioni, poi, caratterizzate dal tratto onirico di Sonia Sanz, si sviluppano sull’intera pagina, avvolgendo il lettore in modo sorprendente. Non si limitano, infatti, a descrivere quanto il testo propone, ma ne ricreano l’ambientazione attraverso l’uso sapiente di colori sempre diversi, la personificazione degli elementi naturali e l’espressività dei volti, su cui spiccano grandi occhi capaci di trasmettere le più svariate emozioni.

Passando alla traduzione, viste le dominanti legate al metro e alla rima, come strategia di fondo occorre innanzitutto rispettare i vincoli di tipo formale, senza contraddire l’aspetto legato all’immagine, mantenendo comunque la funzione comunicativa del testo di partenza. Ad esempio, nel caso di versi ottonari con rima alternata ABAB, facendo leva sul fatto che anche in italiano Ramona e corona rimano tra loro, si può partire da questo elemento per ricostruire il primo e il terzo verso, rispettando l’ottonario: “La principessa Ramona / porta in testa una corona”. Per i rimanenti, si traduce alla lettera l’ultimo (un ottonario, tenendo in conto delle sinalefi: di- du-eo- tre- ta-gliein-più) per poi ricreare il secondo a partire dalla rima, con soluzioni del tipo: lo si vede da quaggiù / e lo vedi anche tu / ma che brutta schiavitù. Un altro esempio di creatività che nasce da un vincolo metrico è dato dalla traduzione degli antroponimi. Visto che in italiano non si può riprodurre lo stesso gioco di parole che esiste in spagnolo tra Lota e mascota, occorre ricrearne uno che ne calchi il principio. Ecco quindi che traducendo mascota con “portafortuna”, la principessa potrà chiamarsi “Luna”, da cui il titolo della filastrocca: “Il portafortuna di Luna”. Questo dimostra come la traduzione non sia solo un trasferimento linguistico, ma una vera e propria reinvenzione creativa.

Le "Ricette di Cose" e le Illimitazioni Illustrate

Anche "Las recetas de las cosas" (Le ricette delle cose) si tratta di un album, pubblicato nel 2016, in cui sono presenti ventiquattro brevi filastrocche, tutte in versi ottonari e in rima (incrociata o alternata), illustrate da Teresa Saco Burgos. Come si può leggere nell’apparato paratestuale dell’album, si tratta di un “poemario chispeante y musical, que trasmite valores come la alegría, la generosidad, la ternura, la comprensión, el sentido del humor, el optimismo… Todo sazonado con un puñado de carcajadas y macerado en sonrisas”. Da un’attenta analisi del testo originale, emerge che per poter creare le sue particolari ricette, Gil si basa su due campi semantici fondamentali, che rispecchiano la finalità perseguita. Il primo, prevalente, si riferisce al mondo della cucina con verbi generici come agregar, añadir, dejar, hervir, mezclar, mover, poner oppure più specifici, quali aderezar, aliñar, amasar, dorar, espolvorerar, flambear, salpimentar; sostantivi che indicano strumenti di lavoro (cuchara, plato, horno, microondas, olla) o modi di cottura (baño María, ebullición, juliana, vapor), alimenti (cacao, canela, huevos, limón, manzana, orégano, patatas, pescado, tomillo) o pietanze (asado, bizcocho, cocido, consomé, croquetas, ensalada, estofado, flanes, gazpacho, helado, menestra, merengue, postre, pizza, potaje, revuelto, sopa, tarta, tartaletas, tostadas). Il secondo si rifà invece alla sfera dei sentimenti: abrazos, alegría, amor, besos, bondad, buen humor, cariño, comprensión, dulzura, esperanza, optimismo, paciencia, perdón, respeto, sonrisas, ternura, tolerancia. Un altro aspetto da tenere in considerazione è l’uso dell’imperativo con cui il destinatario viene coinvolto in prima persona: echa un poco de alegría, amasa bien el cariño, dora con mucha paciencia, ecc.

Il vincolo gerarchicamente preponderante, anche in questo caso, è dato dalla metrica: mantenere ottonari e rime nel testo tradotto è infatti fondamentale, dal momento che si tratta di una peculiarità che conferisce coesione all’intera raccolta e la rende particolarmente musicale. Partendo dal titolo, per mantenere la polisemia data da revuelto, si può optare per “pasticcio”, un termine che rimanda sia all’ambito culinario sia all’idea di fondo della filastrocca, quindi renderlo con “Pasticcio di racconti”. Dopodiché, strofa per strofa, si procede partendo dal vincolo gerarchicamente prevalente, quello metrico, ricostruendo ottonari e rime alternate, per poi passare a quello relativo al contenuto, con il ribaltamento delle caratteristiche dei personaggi e l’impiego di termini appartenenti al campo semantico della cucina. Le illustrazioni che accompagnano i testi costituiscono, in questo caso, un importante vincolo paratestuale dal momento che spesso riprendono elementi del testo per metterli in risalto, oppure forniscono interpretazioni alternative, facendo leva sull’immaginazione del piccolo lettore. In quest’ultima filastrocca, ad esempio, si vedono Cappuccetto Rosso che spunta da dietro a un albero del bosco, con un’espressione piuttosto minacciosa, mentre il lupo, al contrario, si nasconde preoccupato. Se in un’ipotetica pubblicazione in italiano la casa editrice decidesse di mantenere le stesse illustrazioni, anche in traduzione non si potrebbe prescindere da queste due figure. Come si può notare, nella seconda strofa, uno degli ingredienti con cui si invita a condire le crocchette, è pájaros en la cabeza, espressione fraseologica che si usa per descrivere una persona piena di sogni, fantasie, illusioni. L’illustratrice lo riprende facendo uscire alcuni uccellini dalla folta e rossa chioma di un bimbo o una bimba che appare ritratto/a di spalle.

immagini che mostrano un'illustrazione evocativa per poesia lirica

La Poesia Lirica per l'Infanzia: Tra Senso Profondo e Suggestioni Visive

Come abbiamo anticipato, un altro tipo di poesia per bambini è quello che si lascia alle spalle gli aspetti più ludici della parola per concentrarsi sul senso, sulla capacità della lingua di stabilire relazioni profonde tra le cose, tramite l’impiego di figure retoriche quali metafore, sinestesie, similitudini, personificazioni, ecc. Come ben riassume Senís (2021: 66), si tratta di “una poesía en que lo que se pone en primer plano no es la textura fónica de los versos, con sus repeticiones y demás, sino el abordaje metafórico de la mímesis, las imágenes, lo imaginario que nos ayuda a iluminar lo que nos rodea”. Rispetto al destinatario possiamo affermare che l’esperienza della poesia è la stessa che vive l’adulto perché, come sostiene Rodari (1972), la poesia esiste autonomamente, a prescindere da chi riceve il suo messaggio. L’importante, come sottolineano Porta e Raboni (1978: 7), è riuscire a “mettersi in situazione, cioè a intuire in modo assolutamente concreto il rapporto con i destinatari, nella fattispecie i bambini, (rapporto che, non dimentichiamo, non avviene tanto sul piano della comunicazione, quanto sul piano della sollecitazione e della liberazione di energie fantastiche)”. Il traduttore dovrà quindi imparare a prendersi cura delle parole, che potranno essere facili o difficili ma mai casuali in quanto scelte dal poeta in base alla loro valenza semantica e sonora. Come afferma Ardissino (2021: 16), “la poesia offre al lettore tutto il linguaggio, a 360°, quindi lo espone a una ricchezza eguagliata da nessun altro discorso”. Anche in questo caso, occorre mettere in atto un attento lavoro di analisi del testo fonte per poter riprodurre nella versione tradotta lo stesso linguaggio evocativo e le stesse figure retoriche, affinché l’esperienza poetica del destinatario di arrivo sia la stessa di quello di partenza. Infine, sarà importante tenere presente le illustrazioni che accompagnano i testi poetici, specialmente quando tra i due diversi codici si crea una forte integrazione.

La Poetica delle Cose di María José Ferrada

Una delle voci liriche più rappresentative in ambito ispanico è sicuramente quella di María José Ferrada (1977), scrittrice cilena che ha dedicato la maggior parte della sua produzione letteraria proprio alla poesia per l’infanzia, ricevendo importanti riconoscimenti, tra cui l’ultimo, di grande prestigio, il Premio Iberoamericano SM de Literatura Infantil y Juvenil (2021). Ferrada sostiene che "la vita non è sempre facile e non possiamo sapere se un giorno sulla nostra tavola ci sarà soltanto una cipolla, ma sono certa che se saremo in grado di vedere una stella in quella cipolla, la nostra prospettiva sarà di colpo migliore. La poesia per me è questo: più che un genere, è uno sguardo sulle cose". Questa capacità di guardare oltre all’apparenza ha generato quella che possiamo definire una vera e propria “poetica delle cose”, tanto che la parola cosas ricorre nei titoli di tre dei suoi libri: "El lenguaje de las cosas" (2011), "El árbol de las cosas" (2015) e "La tristeza de las cosas" (2017). Inoltre, come ha dichiarato lei stessa, se non fosse stato per l’editore anche il suo primo romanzo, "Kramp" (2017), si sarebbe chiamato "El mecanismo de las cosas". Questo sguardo profondo sulle cose si allarga poi a tutta la realtà, quindi anche alla natura e al mondo animale, entrambi molto rappresentati nella sua opera.

Pubblicata per la prima volta in Spagna dalla piccola ma coraggiosa casa editrice El Jinete Azul nel 2011, con i raffinati disegni di Pep Carrió, questa raccolta racchiude ventitré poesie dedicate a oggetti che abitualmente si trovano all’interno di una casa e che, grazie alla personificazione, parlano una propria lingua, sospirano, esprimono sentimenti e preoccupazioni. Inoltre, trasfigurati metaforicamente, aprono nuovi scenari in ambienti quotidiani: le tazze diventano piscine in cui servire il tè, le tende si trasformano in sciarpe per le finestre, gli ombrelli in fiori di tela impermeabile e così via. Ferrada racconta che per i bambini la poesia è qualcosa di naturale. Infatti, quando a partire da questo libro chiede loro di immaginare di essere degli alieni appena arrivati sulla Terra e di descrivere gli oggetti che vedono per la prima volta, “concentrati nel gioco di far finta che le scarpe siano delle automobili o che un sasso sia una persona, stanno costruendo e vivendo le proprie metafore”. Questo avviene grazie all’impiego di diverse figure retoriche, a cominciare dalla personificazione degli oggetti: si encienden, viven sobre las mesillas de noche, confunden la habitación, no saben si son lámparas. Dal punto di vista grafico è importante notare gli spazi bianchi tra un verso e l’altro che imprimono un ritmo lento e pausato a tutto il componimento. In questo modo, le immagini che si creano nella mente del lettore si svelano a poco a poco, creando un effetto di sorpresa e meraviglia. Come afferma Carminati (2011: 67), gli spazi bianchi, “quel vuoto di carta e di voce in cui galleggiano le parole dopo essere eme…”.

La Traduzione Editoriale: Sfide e Strategie nel Mercato dei Libri per Ragazzi

Tradurre la letteratura per l’infanzia non è facile come può sembrare. Questo tipo di traduzione viene spesso sottovalutato, in quanto considerato semplice e poco importante, e a causa di questa convinzione, si riscontra un elevato numero di cattive traduzioni. È molto importante tradurre bene i libri per bambini perché è proprio nel periodo dell’infanzia che nasce l’interesse per la lettura. Tradurre per bambini va oltre la pura corrispondenza tra parole di due lingue diverse. Per fare questo mestiere, bisogna saper entrare nel mondo infantile e comprenderlo. Dobbiamo capire a quale fascia d’età è destinato un libro e creare un testo comprensibile per quell’età. Bisogna tener presente le abilità cognitive e la maturità emotiva dei bambini. Inoltre, è necessario scegliere un lessico interessante e vivace, ma differenziato per fasce d’età. Tradurre per l'infanzia è emozionante perché ci offre la possibilità di essere creative, inventive e di approcciare un mondo di fantasia che spesso lasciamo da parte.

copertine di libri per bambini tradotti in diverse lingue
Topipittori, fin dal principio della sua storia, nel 2004, ha progettato libri con l’idea di proporli all’estero. In dodici anni, in percentuale, i titoli acquisiti, rispetto a quelli prodotti, sono pochi. Il criterio con cui comprano i diritti di un libro è quello del colpo di fulmine: perché possa entrare nel loro catalogo un libro ci deve apparire irrinunciabile. "Dentro me", di Alain Cousseaux e Kitty Crowther, lo è stato e rappresenta bene il tipo di libro che decidono di pubblicare. In questo caso, a una illustratrice eccezionale e a un testo bellissimo (ma dal punto di vista della traduzione, difficile e complesso perché essenziale, quasi esoterico, fortemente simbolico), si affiancava un tema, quello della parte oscura, negata, che abita gli esseri umani, raramente trattato nella letteratura illustrata per ragazzi. La traduzione è stata fatta in collaborazione con Anna Cairanti. Il medesimo discorso vale per la casa editrice portoghese Planeta Tangerina di cui Topipittori sono stati i primi ad acquisire i diritti in Italia, con "Quando sono nato" e "P di papà", due loro best seller: in questo caso non c’è stato bisogno di adattare l’edizione per la forte affinità fra le impostazioni e le scelte grafiche, vedi per esempio il formato e la carta. I testi di questi libri sono stati tradotti internamente. Come Planeta, Topipittori ha una forte vocazione creativa per cui acquisisce pochi diritti di libri stranieri, ed è invece molto motivata alle vendite all’estero, quindi progetta un tipo di libro nato per incontrare un gusto internazionale. Per questo pur non conoscendo il portoghese, spesso quando si comprano i diritti di un loro libro, si hanno a disposizione i testi in altre lingue, come il francese e l’inglese. Per quanto riguarda Topipittori, sono autonomi nelle traduzioni dall’inglese, dal francese e dallo spagnolo.

Nel caso di autori come Beatrice Alemagna, uno dei maggiori successi, o Sergio Ruzzier, non si fa una vera e propria traduzione: i loro testi nascono nella lingua di adozione, e poi vengono riscritti in italiano. Quindi si lavora su un testo che nasce all’incrocio fra due lingue. Per esempio, per "Le Dudu-Velu-Petit" (un gioco di parole su cui si fonda tutto il racconto), una traduzione letterale del titolo risultava impossibile e nella nostra lingua del tutto insignificante. È stato complicato trovare un equivalente italiano, e l’idea di "Ciccia Pelliccia" come equivalente di Dudu-Velu-Petit è venuta ripensando a un nome con cui molto tempo fa era stato battezzato un piccolissimo topo. Del Cappuccetto rosso di Joanna Concejo Topipittori hanno acquisito i diritti dall’editore coreano Vir. La cosa curiosa è che ogni edizione di questo libro ha avuto un testo diverso. Il che dà la misura, e costituisce l’esempio perfetto di quanto le immagini in un libro illustrato costituiscano, a volte, il cardine intorno al quale lavorare per arrivare a un testo soddisfacente. Qui per esempio anziché tradurre il testo dei Grimm, si è preferito procedere a una vera e propria riscrittura della fiaba. L’edizione coreana, infatti, è uscita con il testo dei Fratelli Grimm, quella francese con i testi di Grimm e Perrault; per quella italiana è stato scelto di editare un testo proprio, nato dal confronto diretto con le immagini di Joanna Concejo, illustratrice con cui lavorano da molti anni. In questo modo è nato "C’era una volta una bambina".

Il problema della traduzione spesso riguarda più i libri di cui si vendono i diritti all’estero che quelli di cui si acquistano. In questo caso si pone la questione inversa: non una traduzione dalla lingua straniera nella nostra, ma dalla nostra nella lingua straniera. Anche qui, le situazioni possono variare. "Il grande libro dei pisolini" è interessante perché ha avuto molte traduzioni, nove, e questo nonostante ponga i problemi di tutti i libri in poesia, per la presenza sia della metrica sia della rima sia del linguaggio poetico. Ovviamente sull’edizione cinese e quella giapponese del testo non si è avuto il controllo diretto della traduzione, come invece è accaduto con le lingue europee. Nel caso del francese, il testo è stato tradotto da Bernard Friot per Albin Michel, in quello dell’inglese da Antony Shugar per Eerdmann for young readers. Due traduttori d’eccezione che hanno reso al meglio la ninna nanna. A volte capita che le case editrici straniere chiedano suggerimenti in merito al nome del traduttore, come è accaduto per Antony Shugar. Shugar, davanti al problema delle rime, ha chiesto licenza di potersi prendere delle libertà nella traduzione e il consiglio è stato, dove avesse problemi, di ricostruire il testo seguendo le illustrazioni. Sappiamo che nel caso dell’edizione giapponese, il traduttore si è preoccupato di costruire con fedeltà un testo poetico, quindi con una metrica, e sappiamo che il titolo è l’equivalente del nostro ZZZZZZZZ! Eerdmans book for young readers ha tradotto anche "Vorrei avere", ma dalle recensioni uscite sappiamo che la traduzione ha ricevuto qualche critica negli Stati Uniti. Per questo, per il secondo titolo, hanno deciso di ricorrere a un traduttore più competente sulla poesia. A volte, a un libro, cambiando contesto culturale può capitare di trovare un pubblico più sensibile ad aspetti che altrove non sono stati percepiti. Forse perché pubblicato da una casa editrice che molto si occupa di spiritualità, quindi con un pubblico ricettivo in questo senso, "Vorrei avere" negli Stati Uniti è stato colto come monologo interiore, preghiera rivolta alla natura, comunione profonda con la vita degli animali, delle piante, dei cieli, delle acque, aspetto che sia in Italia sia in altri Paesi è passato in secondo piano.

Spesso, quando si acquisiscono i diritti di un’edizione straniera, il primo passo per adattare l’edizione al proprio pubblico, mercato e cultura è un intervento più o meno radicale sulla copertina. Non è detto che paesi a noi affini, come Francia e Spagna, siano meno propensi a questi cambiamenti. Un caso plateale di una traduzione integrale di edizione è stato "Libri! ovvero Books!" di John Alcorn e Murray McCain, libro uscito nel 1962 e riproposto nel 2013, dopo essere entrati in possesso dei diritti universali. In questo libro l’illustrazione coincide con la grafica e quindi con il testo, con la forma grafica delle parole. Si può dire che qui l’illustrazione sia, concretamente, il testo disegnato da caratteri, corpi, interlinea etc. Cambiando le parole, dall’inglese all’italiano, si altera anche la grafica. Quindi il lavoro che si è dovuto fare è stato traslare perfettamente la realizzazione grafica condotta da Alcorn, da una lingua all’altra, cosa che ha richiesto un lavoro molto accurato, affidato a due specialisti: Marina Del Cinque e James Clough. Oltre alla traduzione e alla trasposizione grafica, si è dovuto provvedere ad adattare il testo che, per esempio, negli elenchi di parole proposte era fortemente legato alla cultura di appartenenza. In assenza di omologhi si è fatto ricorso a degli equivalenti. Si noti che dove la copertina e la resa grafica sono state infedeli all’originale, vedi edizione tedesca con copertina rosa, la forza del libro è andata persa (anche il titolo è stato mutato in questa edizione). Come "Cicciapelliccia", "Troppo tardi" è il caso tipico di un libro il cui testo è completamente articolato sul suono, l’uso e il significato di una espressione. Nell’edizione francese e spagnola il gioco, sia ritmico sia di significato, si è mantenuto ed è riuscito perfettamente. Non è detto tuttavia che il passaggio di un testo a una lingua esotica sia per forza misterioso o incontrollabile. Per esempio nel caso di "Il viaggio di Miss Timothy" il lavoro di traduzione in coreano è stato molto accurato e ha determinato continui scambi di informazioni e confronti sulle sfumature di significato delle frasi, delle parole e delle situazioni proposte dalla storia, nonché sulla psicologia dei personaggi.

Il terzo ambito in cui il lavoro di traduzione è molto presente è quello della collana Fiabe quasi classiche, che esiste dal principio della casa editrice e propone racconti di autori del passato, storie mitologiche o di diverse tradizioni, fiabe letterarie o popolari, leggende, favole etc. Molte di queste fanno parte di altre culture e quindi sono scritte in lingue diverse dalla nostra e richiedono pertanto interventi molto accurati di traduzione. Consapevoli che il linguaggio è materiale sensibile da maneggiare con cura, e che scelte lessicali differenti possono determinare il significato di un testo in un senso o nell’altro, non si acquistano mai traduzioni già realizzate, ma si procede sempre a una traduzione scegliendo con attenzione i traduttori, come la grecista Bianca Mariano per le "Favole di Esopo" (la quale ha proposto una traduzione molto fedele alla secchezza dei testi originali, proposti privi di morale, in quanto aggiunta in epoche successive alla stesura originale); o per "Il pifferaio magico di Hamelin" di Robert Browning, Umberto Fiori, professore di letteratura italiana, musicista, oltre che uno dei migliori poeti italiani contemporanei; o per "I cigni selvatici" di Andersen, Maria Giacobbe, scrittrice sarda trapiantata in Danimarca. L’idea, in questi casi, è offrire il testo originale nel massimo rispetto, evitando adattamenti o riduzioni, prassi a cui l’editoria ricorre spesso, specialmente quando il materiale trattato sono le fiabe classiche, oggi ritenute scabrose da certo pubblico adulto. Si acquisirono i diritti di "La casa di Topo Pitù" incantati dalle illustrazioni e dai personaggi realizzati da Cneut per l’edizione Querido-De Eehnoorn: un’antologia di poeti fiamminghi per ragazzi sul tema degli animali. Non ci si rese conto, per avventatezza, dei problemi che avrebbe posto la traduzione dal fiammingo all’italiano che poi puntualmente si verificarono. Si affidarono le poesie a una brava traduttrice con all’attivo alcuni romanzi editi da Iperborea, ma la poesia (specie se tutta rime e giochi di parole) in due lingue tanto diverse è un vespaio e il risultato fu così deludente e inadeguato che pur dopo aver realizzato per intero la traduzione, si decise di prendere un’altra strada, facendo riscrivere le poesie a Roberto Piumini a partire dalle illustrazioni. Operazione che riuscì molto bene, con grande sollievo, e la cosa straordinaria è che in alcuni casi il tema e l’atmosfera delle poesie di Piumini replicano perfettamente quelle delle poesie originali, testimoniando il lavoro straordinario fatto da Cneut con queste illustrazioni.

L'Importanza della Traduzione per lo Sviluppo del Bambino e la Lettura Condivisa

Tradurre per i bambini non è facile. Come sottolineato da Marija Spasić, editrice e traduttrice letteraria dall'italiano e inglese al serbo, questo tipo di traduzione viene spesso sottovalutato, in quanto considerato semplice e poco importante, portando a un elevato numero di cattive traduzioni. È fondamentale tradurre bene i libri per bambini perché è proprio nell’infanzia che nasce l’interesse per la lettura. Tradurre per bambini va oltre la pura corrispondenza tra parole di due lingue diverse, richiedendo di saper entrare nel mondo infantile, comprenderlo, e adattarsi alla fascia d’età, alle abilità cognitive e alla maturità emotiva dei piccoli lettori, scegliendo un lessico interessante e vivace. Elisa Copetti aggiunge che tradurre per l'infanzia “è emozionante perché ci offre la possibilità di essere creative, inventive e di approcciare un mondo di fantasia che spesso lasciamo da parte”. Le opere di Rodari, con la loro sfrenata fantasia, creano tutte le sfide immaginabili per un traduttore: versi, “nomi parlanti”, numerosi riferimenti culturali. La traduzione delle sue opere deve rimanere ugualmente interessante, vivace, ironica, deve far ridere; si deve quindi non solo tradurle, ma capire come Rodari avrebbe scritto, nel nostro caso, “Gelsomino nel paese dei bugiardi”, se fosse stato serbo, altrimenti ciò che si ottiene è un libro poco interessante per un bambino serbo.

La traduzione dei libri per l’infanzia richiede competenze specifiche: conoscenza del linguaggio adatto all’età, sensibilità culturale, attenzione ai dettagli visivi e testuali. Solo un approccio professionale e strutturato può assicurare che i contenuti siano comprensibili, coerenti e appropriati per i giovani lettori in diversi contesti linguistici e culturali. La lettura serale in italiano può essere un momento di forte connessione emotiva con i propri figli. Leggere insieme è un modo per accompagnare i nostri piccoli verso il momento del sonno e della notte. Allo stesso tempo, è anche un’opportunità di arricchimento linguistico e di sviluppo di un legame positivo con la lingua italiana. Non è detto che la sera si debba per forza leggere libri che parlano di sonno, ma, soprattutto per i bambini e le bambine più piccole, è interessante avere un’opportunità di rispecchiarsi dentro le storie. Bambine e bambini piccoli, infatti, amano storie che li riguardano da vicino: storie che parlano di loro e della loro vita quotidiana.

Un esempio emblematico delle sfide della traduzione è "Il Piccolo Principe". Certo, ridurre opere come “Il Piccolo Principe” a mero libro per bambini è sbagliato: si tratta di testi che parlano a tutte le età, con livelli di lettura e significati diversi, anche molto complessi. Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, è oggi il secondo libro più tradotto al mondo, superato solo dalla Bibbia, con oltre 475 lingue. Nel 2024 è stata pubblicata una traduzione completa in Lingua dei Segni Italiana (LIS) da Nicole Vian. Frasi celebri come “Non si vede bene che con il cuore” e “L’essenziale è invisibile agli occhi” sono state adattate in decine di lingue, mantenendo sempre il loro significato universale nonostante leggerissimi cambi di termini. La coerenza di traduzione e il rispetto del testo originale sono fondamentali per garantire che il messaggio arrivi in modo chiaro a tutte le culture.

genitore che legge un libro a un bambino

Tra i libri consigliati per la lettura serale, vi sono diversi titoli che illustrano l'importanza della traduzione sensibile e dell'adattamento culturale: "Buon viaggio, piccolino!" con le sue immagini chiare e dettagliate che rappresentano la cameretta, i mobili e gli oggetti quotidiani della vita dei bambini, permettendo un riconoscimento e un’identificazione molto gradita ai piccoli lettori. "Mentre tu dormi", un libro senza parole che racconta il fascino misterioso e un po’ oscuro della notte. "Orso ha una storia da raccontare", in cui il sonno è quello del letargo, un libro di una poesia e di una delicatezza rare. "Buonanotte luna" di Margaret Wise Brown, un classico intramontabile della letteratura americana per la prima infanzia, con colori accesi e un testo poetico che lo rendono una lettura magica. "Nel paese dei mostri selvaggi", la storia di Max, con le sue illustrazioni che crescono e si espandono sulla pagina, occupando sempre più posto fino all’esplosione centrale. Libri come "La tua foresta, la tua isola, la tua fattoria" si rivolgono direttamente al bambino, invitandolo a creare il proprio mondo. Poesie, rime e filastrocche, con il loro ritmo cullante e ipnotico, sono una scelta perfetta per la lettura serale, adatte anche allo sviluppo della consapevolezza fonologica. Questa suggestione visiva scaturisce in quella sonora, che si dispiega in testi brevi e musicali che, lettura dopo lettura, entrano nella testa e nel cuore. La raccolta "A fior di pelle" è composta da accoppiamenti di parola poetica e immagine, ispirate alle parti del corpo e pensate per essere lette a stretto contatto, dentro l’abbraccio sonoro della voce e l’abbraccio fisico dell’adulto che legge. Infine, "Tutto dormirà", una ninna nanna composta da Astrid Lindgren, si può non solo leggere e guardare, ma anche ascoltare e cantare, grazie alla traccia audio scaricabile. Tutti questi esempi dimostrano come la scelta e la traduzione di libri per l'infanzia siano un'arte complessa che incide profondamente sullo sviluppo e sull'immaginario dei più piccoli.

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