Il Canto del Sonno e delle Radici: Storia e Origini delle Ninne Nanne e Filastrocche Popolari Italiane

Chi non ha mai ascoltato o cantato una ninna nanna? Questa dolce melodia, presente in tutte le culture del mondo, accompagna i bambini nel sonno fin dai tempi più remoti, configurandosi come un patrimonio culturale universale. Ma cos’è esattamente una ninna nanna? Quali sono le sue origini e perché è così diffusa? E qual è il ruolo delle filastrocche in questo intimo universo sonoro?

L'idea alla base della ninna nanna è che un canto eseguito da una voce familiare induce i bambini ad addormentarsi, ma il suo significato trascende la semplice funzione di addormentamento. Attraverso un’indagine etimologica, storica e antropologica, si scopre un mondo ricco di simbolismi, tradizioni e benefici che si sono evoluti nel corso dei millenni, con radici profonde anche nel folklore italiano.

La Ninna Nanna: Un Rituale Arcaico e Universale

Il termine “ninna nanna”, come attesta l’Accademia della Crusca fin dal 1612, designa una cantilena dal ritmo uniforme e modulato, con cui si cullano i bambini per indurli al sonno. L’espressione è onomatopeica e si pensa che riproduca il dondolio della culla, un gesto antico quanto l'umanità stessa. Da un punto di vista etimologico, il termine ninnananna è definito, nell’enciclopedia Treccani, come una “Nenia, cantilena dal ritmo monotono e cadenzato, con la quale si cullano i bambini cercando di addormentarli (e nella quale le parole ninna nanna ricorrono frequenti come intercalare): cantare la ninnananna. In musica, breve componimento musicale, in movimento moderato, ritmo pari, misura generalmente di 6/8, ispirato alle nenie che si cantano ai bambini: una n. di Mozart, di Chopin”. Sia «ninna» che «nanna» sono termini che nel linguaggio infantile significano «sonno». Se si risale al significato principale del termine, già i latini parlando di nenia volevano indicare la cantilena, il linguaggio magico e il canto funebre. Il canto di culla era chiamato Lallum o Lallus e ancor oggi quando diciamo lallare indichiamo il suono che emettiamo quando dondoliamo il bambino che teniamo in braccio o è dolcemente posto nella culla ondulante per facilitargli il sonno. Gli antichi romani cantavano «lalla lalla». Lo stesso termine per gli inglesi è lullaby, e l’assonanza con gli antichi non è casuale, mentre in francese è detto berceuse, nana per spagnoli e portoghesi, Wiegenlied per i tedeschi. La parola «dormire» per l’arabo, nella variante tunisina, è detto nänni mentre per gli egiziani lo stesso significato è riposto nel termine ninne. Le similitudini o le radici etimologiche simili della parola ninna nanna fanno supporre che fin dall’antichità cantare con un bambino tra le braccia era, in ogni luogo, uno dei gesti più naturali dell’uomo. È interessante notare come la parola italiana Ninnananna fosse compresa già nel “dizionario dell’Accademia della Crusca del 1612 che la attribuiva alle balie”.

Cantare una nenia è un atto istintivo che rafforza il legame tra adulto e bambino, una pratica presente in ogni cultura e in ogni epoca. Per quanto ne sappiamo, le ninne nanne esistevano già nel 2000 a.C. Su una tavoletta di argilla delle dimensioni di un palmo risalente all’antica Babilonia (l’odierno Iraq) è riportata una ninna nanna scritta in caratteri cuneiformi, testimoniando la sua antichissima funzione. Una prima documentazione letteraria si ritrova in Teocrito, che in uno dei suoi Idilli narra che Alcmena, madre di Eracle, intonava ninne nanne ai propri figli. Fin dalla nascita avvertiamo la presenza di suoni e voci più o meno confortevoli, e la ninna nanna è il primo contatto sonoro tra la mamma e il bambino.

Tavoletta cuneiforme con ninna nanna babilonese

Come ha affermato l’etnomusicologo Roberto Leydi, la funzione della ninna nanna non è solo addormentare, ma anche avviare il processo di inculturazione. Questo canto è un arcaico rituale scelto per addormentare i bambini, relazionando la mamma con il bambino in una sintonia vitalizzante e sonora. Le ninne nanne serbano nutrite proprietà salutari e terapeutiche.

Il Legame Profondo: Musica, Gesto e Benefici per lo Sviluppo

L’elemento fondamentale della ninna nanna non sono primariamente le parole, ma la musicalità, il tono affettuoso della voce e la cadenza ritmica. Molte culture utilizzano melodie semplici o vocalizzi senza un testo definito. Il ritmo lento e costante della ninna nanna, solitamente intorno ai 60-80 battiti al minuto, imita il battito cardiaco materno che il bambino percepiva nel grembo, fornendo un senso di continuità e sicurezza. Si può iniziare a cantarle fin dalla nascita, e anche prima. I neonati sono estremamente sensibili alla voce umana, in particolare a quella della madre, che riconoscono fin dai primi istanti di vita. Anche se la voce giunge ovattata nel grembo materno, il bambino ne è consapevole e le ninne nanne cantate dalla madre possono fungere da ponte tra la vita nel grembo materno e quella al di fuori di esso. Questo può funzionare anche se, mentre è nell’utero, il bambino è esposto continuamente anche ad altre voci. Si narra persino di un fratello che cantava ogni sera "You Are My Sunshine" alla sorellina mentre era nella pancia della madre; quando la bimba nacque con problemi di salute e sembrava che non ce l’avrebbe fatta, fu proprio la voce del fratello che cantava per lei a far risalire i suoi parametri vitali e farla guarire miracolosamente, dimostrando il potere curativo e rassicurante della voce familiare.

L’analisi di questi canti evidenzia una duplice funzione: da una parte l’andamento melodico e il ritmo binario che servono per cullare e fare addormentare il bambino, dall’altra, attraverso le parole della ninna nanna, la mamma trova motivi di evasione della vita quotidiana. I toni tranquillizzanti e i ritmi dolci sembrano essere la ragione per cui una ninna nanna aiuti un bambino ad addormentarsi. Tuttavia, gli studi hanno dimostrato che se a cantarle sono voci familiari al bambino, queste ninne nanne sono più efficaci nel calmarlo. Non solo, cantare i testi delle canzoni o persino recitare le filastrocche può favorire le prime capacità linguistiche. È stato dimostrato che la musica stessa è un valido aiuto all’apprendimento per i neonati e i bambini piccoli. Il testo di "Good Night" o "Golden Slumbers" dei Beatles può avere più senso come ninna nanna, ma canzoni come "Lucy in the Sky with Diamonds" o "Norwegian Wood" potrebbero essere più efficaci per via del loro ritmo in 3/4, un ritmo di valzer che ricorda il dondolio di una culla, modalità in cui molte ninne nanne tradizionali di tutto il mondo sono scritte.

La particolarità delle ninne nanne, rispetto ad altre forme di composizioni, deriva dalla commistione di musica-canto e gesto che, unitamente all’interazione madre-bambino grazie alla quale si combinano conoscenze e raffigurazioni simboliche, genera una comunicazione multimodale. L’antropologo Ernesto de Martino ha rimarcato la funzione cui ottempera il dondolio ritmico del busto, sia nel lamento funebre che nella ninna nanna: «È il moto che accompagna il ritmo della ninna-nanna, ed ha al pari di esso una funzione ipnogena». Le ninne nanne si presentano come un determinato genere letterario musicale, dalla struttura di nenia cantilenante, ma con specifiche modalità d’esecuzione. La modulazione della voce racchiude l’interazione tra tonalità, pausa e fine dell’esecuzione, che si coordinano e si modulano in base alla graduale distensione del neonato. Nasce, così, un sentimento dialogante, dove il bimbo non è un apatico destinatario bensì un soggetto partecipe e interagente. Il legame tra canto e movimento del cullare il bambino in braccio o in culla è così stretto, che gesto e canto si rivelano rigorosamente intessuti. Roberto De Simone (1933) asserisce, infatti, che «l’atto dell’essere cullato però rimanda all’immagine della culla vissuta culturalmente anche come barca con tutti i significati associati al mare e alle barche. E allora per tali associazioni il dondolio e l’oscillazione ritmica si ricollegano alla nascita e invariabilmente alla morte». In tal senso, le ninne nanne rievocano l’antico rito magico dell’incantamentum, fornendo effetti rasserenanti degli stati emozionali inconsci.

Madre che culla il suo bambino

Dalle Berceuse d'Autore ai Canti Popolari del Mondo

Le ninne nanne non sono solo espressioni del folklore orale; molte sono state scritte da famosi compositori di musica classica e prendono il nome di berceuse, che è il termine francese per ninna nanna, come la Berceuse scritta da Fryderyk Chopin nel 1844. La più famosa tra le ninna nanne "d'arte" è sicuramente Wiegenlied di Johannes Brahms, nota anche come Canzone della Culla, scritta dal compositore tedesco per una certa Berta Faber in occasione della nascita del suo secondo figlio. Per quanto riguarda "Twinkle, Twinkle, Little Star", questa è comunemente attribuita a Mozart, ma la melodia deriva in realtà da una vecchia canzone francese del 1761, "Ah! Vous dirai-je, Maman". Mozart compose una serie di dodici variazioni basate su questa melodia, probabilmente mentre si trovava a Parigi nel 1778, e le fu aggiunto il testo di una poesia intitolata "The Star" della poetessa inglese Jane Taylor, pubblicata nel 1806 in Rhymes for the Nursery.

La Commissione europea ha creato il progetto "Lullabies of Europe" per raccogliere tutte le ninna nanne nelle diverse lingue della Comunità, al fine di preservarne il patrimonio culturale. Questo progetto sottolinea la diversità e la ricchezza delle tradizioni europee in materia di ninne nanne, ognuna delle quali riflette aspetti unici della propria cultura, pur mantenendo un nucleo universale.

Analizzando alcune delle ninne nanne più celebri di diverse regioni del mondo, si possono apprezzare le sfumature culturali che arricchiscono questo genere musicale universale.

Dalla Moravia ai Balcani: Un Viaggio nelle Melodie Culle

In Moravia, ad esempio, sono state raccolte ninne nanne come "Spi, Janíčku, spi" (Dormi, Janíček, dormi) da František Sušil, un prete e attivista della rinascita nazionale ceca. Egli raccolse canti anche in Slesia e nei villaggi slavi dell'Austria. Questa vivace ninna nanna usa il nome proprio di un bambino, Janíček, usato familiarmente per il nome maschile Jan. "Ukolébavka" (Ninna nanna) fu pubblicata nel 1633 ne ‘L'Informatorium della Scuola Infantile' di Johan Amos Comenius, un libro probabilmente il primo trattato sullo sviluppo e l'educazione dei bambini fino a sei anni, nella famiglia. Comenius sottolineò la necessità di offrire stimoli sensoriali ed emozionali nella prima infanzia. "Hajej můj andílku" (Angioletto mio) è una delle ninnananne ceche più melodiose, raccolta inizialmente da Karel Jaromír Erben, scrittore romantico ceco, poeta e collezionista di canti popolari e fiabe cechi. "Halí, dítě" (Fai la ninna, bambino) fu raccolta da František Bartoš, pedagogo ed etnografo che collezionò canti moravi. Dalla Moravia orientale, dove il dialetto è influenzato dallo slovacco, proviene "Halaj, belaj, malučký" (Dormi, dormi, piccolo), con canti popolari simili a quelli slovacchi al di là del confine.

Le Variazioni Scandinave

Le ninne nanne danesi includono classici come "Solen er så rød, mor" (Il sole è così rosso, mamma) e "Elefantens vuggevise" (La ninna nanna dell'elefante), quest'ultima con un tema di animali esotici, dal contenuto e testo semplici. Negli anni novanta, per renderla politicamente corretta, la parola negerdukkedreng (bambolotto negro) fu sostituita con kokosnød (noce di cocco). Harald H., scrittore e poeta, ne scrisse il testo nel 1948. "Godnatsang" (Canzone della buona notte), molto popolare, è stata composta da Sigurd Barrett, pianista e conduttore televisivo per bambini, assieme a Steen Nikolaj Hansen, e presenta un tema riguardante il sonno. Antica e meno conosciuta in tutta la Danimarca è "Mues sang få Hansemand" (La canzone della mamma per il piccolo Hans), dalla zona meridionale dello Jutland, scritta in dialetto locale. "Jeg vil tælle stjernerne" (Conterò le stelle) fu scritta nel 1951 dal famoso poeta e scrittore danese Halfdan Rasmussen, con musica di Hans Dalgaard.

Tra Inghilterra e Scozia: Canti Antichi e Moderne Rivisitazioni

Nel mondo anglofono, "Lavender's blue" (La lavanda è blu) è una canzone tradizionale usata come ninna nanna risalente almeno al XVII secolo, tramandata e modificata nel tempo. "By Baby Bunting" (Ciao, bimbo ‘fagottino’) è antica quanto le filastrocche inglesi; nell'inglese antico, le ninna nanne erano chiamate Byssinge ed il prefisso by significava sonnellino. Questa canzoncina, familiare ovunque si parli inglese, presenta la promessa di una ricompensa per un buon comportamento. "Hush, little baby" (Ninna, nanna, piccolino), un'altra ninna nanna tradizionale di origine nordamericana, menziona il tordo beffeggiatore. Le origini di "Rock-a-bye Baby" e "Hush Little Baby" sono varie e difficili da individuare; la versione R&B di quest’ultima, resa popolare da James Taylor e Carly Simon, è diventata più una canzone romantica che una vera e propria ninna nanna. Pensa alla tragedia di un ramo d’albero che si spezza e di un bambino che cade da esso, che cantiamo senza pensare in "Rock-a-bye Baby", evidenziando come alcune ninne nanne possano celare testi originariamente macabri o spaventosi. La "Scottish Lullaby" (Ninna nanna scozzese) proviene dai fieri clan delle Highlands; solo l'aria "Cdul gu lo" (Dormi fino all'alba) e non i versi originali furono usati in una drammatizzazione di Guy Mannering di Sir Walter Scott. La storia delle Highlands e delle interminabili battaglie dei clan sono evocate in questo canto.

Le Melodie dell'Egeo e della Romania

Dall'isola greca di Calimno proviene "Νάνι μού το νάνι νάνι" (Ninna, mio caro, ninna, nanna), dove le parole sono influenzate dalla bellezza della natura, con riferimenti a ulivi e sole, essenziali per gli abitanti. La montuosa Kastoria è l'origine di "Νάνι νάνι το παιδί μου" (Ninna, nanna, bambino mio), con citazioni di vigneti e allevamenti di bestiame e l'uso di diminutivi. "Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά" (Sonno, che prendi i piccoli), originariamente creata nell'isola di Tasso, si ascolta in tutta la Grecia e si rivolge al Sonno, dio del sonno nella mitologia greca, per prenderlo nelle sue braccia. "Τζοιμάται ο ήλιος στα βουνά" (Il sole dorme sulle montagne), di tradizione greca, ebbe origine nell'isola di Egina e parla del tramonto.

Le ninne nanne rumene, come "Culcă-te, puiuţ micuţ" (Addormentati, piccino mio) dall'occidente e centro della Romania, sono ancora cantate in campagna e sono presenti nei testi scolastici nella versione di Maria Tănase. "Nani, nani, puişor" (Ninna, nanna dolce piccolino mio) è usata in tutte le regioni e spera che il bambino dorma a lungo. "Culcă-mi-te mititel" (Vai a dormire come un bimbo piccolino) dalla Montenia, esprime il desiderio che il bambino cresca per badare agli animali. Infine, "Nani, nani, puiù mamii" (Ninna, nanna, il bambino della mamma) dall'Oltenia, è breve e ripete parole specifiche per indurre la quiete, mentre "Haia, haia, mică baia" (Haia, haia, il bagnetto) dal Banato, suggerisce l'atto del cullare o del giocare.

Le Richieste e i Desideri delle Ninne Nanne Turche

Le ninne nanne turche, come "Uyusun da büyüsün" (Che il mio bambino cresca mentre dorme), rientrano nella categoria di quelle che esprimono auguri e desideri per il bambino, inclusi benefici materiali. La madre esprime il desiderio che la sua bambina cresca sana e usa l'espressione onomatopeica tıpısh tıpısh per rendere il suono dei passi. La seconda strofa descrive le mani della piccola decorate con l'henna, un segno di benedizione. "Babanın Ninnisi" (Ninna nanna del papà) è una ninna nanna moderna composta da Özge İlayda. "Dandini Dandini Dastana" è quasi universalmente conosciuta in Turchia, con possibili variazioni. I suoi versi iniziali possono sembrare strani, ma secondo alcune fonti il significato è metaforico: dana (vitello) rappresenta il figlio, bostan (orto) è la vita, bostancı (giardiniere) sta per il padre e lahana (cavolo) rappresenta una ragazza che la madre del ragazzo non approva. Invoca il nome di Dio e chiede che lo tenga lontano dal malocchio. Elogiare la bellezza del bambino o della bambina è un tratto molto comune nelle ninne nanne turche. La madre usa diverse similitudini e paragona le labbra della sua bambina alle ciliegie, e le sopracciglia alla luna crescente o a una piuma. Per la madre, il suo bambino è più bello che qualsiasi altra cosa, perfino degli angeli. "Sen bir güzel meleksin" (Sei un magnifico angelo) è un altro esempio di ninna nanna turca che esalta la bellezza del bambino.

Questi esempi dimostrano come, per quanto di uso universale, la ninna nanna differisca da popolo a popolo e da grado a grado di cultura, ma mantenga ovunque la sua funzione rassicurante e di legame.

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Le Ninne Nanne Popolari Italiane: Echi di Magia e Vita Quotidiana

In Italia, tra la prima metà dell’ ‘800 e la seconda metà del ‘900, sono avvenute profonde trasformazioni sociali, in particolare con l’aumento del livello di istruzione, non più affidata solo alla famiglia o agli anziani, ma alla scuola. Il dialetto è quasi scomparso a favore della lingua italiana. Tuttavia, nella storia delle tradizioni popolari il canto rimane una delle priorità che tutt’oggi viene tramandata. Fra i diversi canti, poesie, filastrocche che designano nei vari dialetti altrettanti momenti diversi scanditi da particolari assonanze, una delle tradizioni che è stata promulgata nel tempo è quella delle ninne nanne. La ninna nanna delle madri, nell’addormentamento dei propri pargoli, ha sempre rappresentato un forte momento di unione. Il canto della ninna nanna ha un intenso valore e nella sua piccola dimensione si potrebbe dire che assume un “significato profondo”; in questo, la fase dell’addormentamento sviluppa, come detto, una unione importante, ma anche il timore, da parte del bimbo, di doversi “staccare” dalla mamma.

La preferenza dei temi delle ninne nanne italiane va dall’invocazione al sonno, al tema augurale, all’argomento religioso, mostrando anche elementi della quotidianità. Le ninne nanne calabresi, come in altri territori della nostra Italia, assumono una parte importante nelle tradizioni orali; il canto è quasi una “nenia”, tant’è che si rifanno ad antichi canti funebri romani, capace di porre il piccolo in una fase di tranquillità: la voce della madre e il “cullamento”. Anche quest’ultimo viene rappresentato da brevi passi, una sosta, altrettanto breve, e di nuovo il ritmo rallentato del dondolio, che possa condurre al sonno. Ugualmente, da sedute, il movimento è quasi simile, piegandosi in avanti e poi, ancora indietro, con movimenti dolci e uguali per conciliare il riposo.

Nel mondo lucano, oggetto delle ricerche di Ernesto de Martino, il sonno e la nottata raffigurano un momento avverso per i bambini, da superare ricorrendo al mondo magico-religioso. Ernesto de Martino evidenzia che l’incantesimo del sonno è il momento magico delle ninne nanne. Nella tradizione orale napoletana, il sonno è una tematica ampiamente presente: simboleggia caratteristiche a volte di tipo umano, a volte di tipo soprannaturale. È un protagonista sfrontato: la mamma lo invoca ma esso indugia a palesarsi. «Nonna nonnòooooo./Aggio mannato lu suonno a chiammare e m’ha mannato a di’ ca mo’ veneva./Quanno ce vene lu voglio pavare/le voglio dare ’na muneta d’oro». In questo brano la donna auspica di pagare il sonno con una moneta d’oro. In alcune varianti il sonno è raffigurato come un angelo che addormenta i bambini accarezzandoli in fronte con una sfera d’oro.

L’icona della Madonna bambina, cullata dalla mamma, Sant’Anna, è venerata principalmente nella religione popolare. Siffatta ninna nanna ha una struttura narrativa che rievoca la natività di Maria in un contesto relazionale mamma-bambino. La ninna nanna, inoltre, rappresenta, anche un momento per avvicinarsi a Gesù Bambino, un dolce canto pieno di sentimento.

Le ninne nanne napoletane esprimono, inoltre, un’antinomia tra la durevolezza delle tematiche e le informazioni soavi della voce; racchiudono sembianze intimidatorie, in primis la minaccia della morte esercitata da una bestia famelica, che nella tradizione popolare meridionale è raffigurata dal lupo, in quanto animale che imprime paura. Il lupo simboleggia, anche fuori dall’ambiente contadino, il rischio, il corrispettivo dell’orco o di altri personaggi che incutono paura. Il bimbo, invece, è comparato a una pecorella inerme, divenendo preda del lupo, determinando così l’assimilazione bambino-animale. Tale filastrocca è frequente nelle ninne nanne: per addormentare il bambino, lo si impaurisce con angosce infantili, tra cui quella d’essere ripudiato, indifeso dalla madre in circostanze terrificanti. In questi versi s’illustra sia uno scenario di morte sia di durezza: il lupo, inoltre, può assumere fisionomie erotiche, giacché è reputato un predone sessuale e impersona l’eros nel proprio atteggiamento brutale. Tuttavia, questa ninna nanna acquista anche qualità didattica, al fine di preparare il bambino all’ardua concretezza dell’esistenza. La paura e la protezione si intrecciano: il canto assume diverse particolarità raccontando, molte volte, del “lupo nero”, quasi un momento di inquietudine, che però viene superato dalla protezione delle braccia della madre e dal risvolto del canto che comunque assume carattere di vicinanza e positività.

Il sincronismo di suono, canto e gesto, tipico delle ninne nanne, porta con sé fondamentali essenze culturali e simboliche, perché immette il bimbo sia in una zona protetta sia in uno spazio culturale. Il gesto accorda la voce materna e guida a un dondolio ritmato che è di andata e ritorno, di separazione e riavvicinamento; un moto che rinfranca e trasmette fiducia.

Mappa delle regioni italiane con le tradizioni popolari

Esempi Emblematici di Ninne Nanne Regionali Italiane

Il repertorio italiano delle ninne nanne popolari è vastissimo e variegato, con ogni regione che custodisce le proprie gemme.

Nana Bobò (Veneto)

Questa è una bella ed antica ninna nanna della laguna veneta. Influenze balcaniche e bizantine sono evidenti nella struttura della canzone. Colei che canta, augura salute e ricchezza all’amato bambino che non vuole dormire. Un dettaglio interessante è l'assenza della madre, che è andata alla fontana a prendere dell’acqua, un elemento che potrebbe riflettere le condizioni di vita e i ruoli familiari di un tempo.

Fai la Nanna, Mio Simone (Toscana)

"Fai la nanna, mio Simone" è un esempio delle ninna nanne tradizionali italiane. Questa canzone proviene dalla Toscana e presenta, all’inizio, un tono esuberante, seguito da un ritmo più dolce e più appropriato per una canzone da culla, accompagnando così il bambino dal gioco alla quiete del sonno.

Ninna Nanna Sette e Venti (Friuli)

"Cuant ch’in cîl a ven le gnot e chi sês aí bessôi, se tu no tu duars inmó, jê ti cjale fís tai vôi. Quando il cielo si oscura e che siete lì da soli, se tu non dormi ancora, lei ti guarda negli occhi…" Questa dolce e melodica ninna nanna fa parte del ricco folclore e delle villotte friulane. Essa narra di altre donne in piazza a conversare e passeggiare piacevolmente, ma la madre rimane a casa, per sorvegliare la cottura al forno di un tipo di pane chiamato focaccia, e ad occuparsi del suo bambino, un ritratto della vita domestica e delle responsabilità materne.

Stella Stellina

Composta da Lina Schwarz, "Stella stellina" è una delle ninna nanne più popolari in tutta l’Italia. Quando si chiede a persone anziane se avessero ascoltato questa canzoncina nella loro infanzia, la risposta è stata positiva, a testimonianza della sua diffusione e del suo impatto generazionale, pur essendo una ninna nanna "d'arte" divenuta popolare.

Fate la Nanna, Coscine di Pollo (Toscana)

Molte madri italiane conoscono questa ninna nanna toscana che viene usata di solito senza alcuna variazione di testo. Con un po’ di fantasia, si possono pensare alle gambette di un bambino appena nato e paragonarle affettuosamente alle coscine di pollo, un esempio di come l'affetto si traduca in immagini tenere e domestiche.

Ninna Nanna dei Suoni e dei Colori

Questa è una ninna nanna contemporanea, composta in occasione del progetto europeo "Languages from the Cradle", dimostrando come la tradizione delle ninne nanne continui a vivere e ad adattarsi anche ai contesti moderni e interculturali, utili per progetti scolastici che lavorano sulla scoperta e sulla storia dell'identità personale e il confronto con altre culture.

Le Ninne Nanne della Tradizione Calabrese: Un Patrimonio da "Dalla Naca alla Vara"

Le “ninne nanne” della tradizione calabrese, restano in quel bagaglio culturale/popolare che Andrea Bressi, Maestro polistrumentista e grande conoscitore della tradizione calabrese, ha sempre portato avanti. “I canti popolari - ha infatti detto - accompagnavano tutta la vita, “dalla naca alla vara” (dalla culla alla bara)”. La ninna nanna, nel particolare, è un canto molto intimo, che si tramandava oralmente. Con il suo gruppo “Radici Calabre” ha riproposto una ninna nanna catanzarese, dove emergono diversi significati: dall’evidenziare come il più forte abbia la meglio sul più debole (“u lupu si mangiau a pecureddha”) o, ancora, come spesso ci siano delle invocazioni, in questo caso al “sonno” che tarda a venire o, ancora, alla Madonna, nella ricerca della salute per il proprio figlio. “Molte volte - aggiunge - si ritrovano farse e ninne nanne simili da quartiere a quartiere, ma anche da paese a paese, riscoprendo quel sentire unico della dolcezza di una madre che culla il suo bambino”.

È ancora Bressi a ricordare una ninna nanna che si tramanda nel paese di Tiriolo, la “Ninna Nanna del Re Nilio”. Questa è un'antica ninna nanna che si accosta ad una leggenda, dove, in questo caso, è il padre a cantare la ninna nanna al proprio figlio.

Di seguito, in breve, il racconto della leggenda: “Sulla vetta del Monte Tiriolo vivevano in un antico palazzo un re e una regina che avevano un figlio, Nilio. Fattosi adulto s’innamorò perdutamente di una giovane e bella popolana che voleva sposare. Da qui il diniego dei genitori poiché la giovane era di umili origini. Un giorno Nilio scappò con la ragazza e la madre lo maledisse: “Possa tu liquefarti come la cera al sole”. Il giovane per sfuggire alla maledizione si chiuse in una stanza senza finestre, restando sempre al buio. Intanto la ragazza, che aveva avuto un bimbo, era rinchiusa in una grotta vicino al mare, ma Nilio non si capacitava di non poter vedere la propria amata e il piccolo, fu così che scavò un cunicolo arrivando nei pressi del Corace e di notte andava a trovarli. Il giorno dopo, prima del sorgere del sole, al canto del gallo, andava via per non essere colpito dai suoi raggi. Ciò accadeva ogni giorno e nel vedere il figlio cantava una ninna nanna cullandolo: “…e si mai li gaddhi cantasseru e si mai li campani sonasseru, eu sempre stapera ccu tia, duermi, duermi, gran ninnulu mio” (e se i galli non cantassero mai e se le campane non suonassero mai, starei sempre con te, dormi, dormi, gran ninnolo mio). Le fate, venute a conoscenza della vicenda si commossero nel vedere il padre così attaccato al figlio, tant’è che fecero sì che i galli non cantassero. Quando Nilio si accorse del mancato canto del gallo, si disperò, perché il sole era già alto. Accanto a lui un servo fedele lo accompagnò nel ritirarsi, ma Nilio cominciò a liquefarsi. Fu allora che il servo gli chiese, più volte, a chi avesse mai lasciato i suoi danari, indispettito dalla continua domanda, Nilio disse:” Io mi sto sciogliendo al sole e tu pensi al danaro? Lo lascerò al diavolo!”. Fu così che il diavolo ebbe tutto il danaro che nascose nella grotta facendone tre mucchi, uno di oro, uno di argento e l’ultimo di bronzo. Secondo la leggenda l’incantesimo si sarebbe spezzato solo con un espediente dettato dalla cattiveria del diavolo…ma, i tre mucchi di danaro, sono ancora nella grotta…”. Questa storia, ricca di elementi fiabeschi e tragici, testimonia la complessità e la profondità dei racconti popolari che si celano dietro le ninne nanne.

Illustrazione della leggenda del Re Nilio

Le Cullee di Un Tempo e il Contesto Sociale del Canto Popolare

La culla, come ben si sa, ha sempre rappresentato una parte essenziale del riposo del neonato, soprattutto quelle tradizionali e artigianali, quando i piccoli nascevano ancora nelle proprie case. Il ritmo cadenzato delle ninne nanne quasi accompagnava il movimento della culla che, per lo più, erano a dondolo, in legno o in vimini. Ma nelle case più povere la culla era anche rappresentata da un tipo di “naca” appesa al soffitto (“naca a ventu” o “naca a volu”), costituita da un pezzo di stoffa le cui estremità erano legate ad una corda annodata, a sua volta, ad una trave del soffitto nelle vicinanze del letto. Questi strumenti semplici ma efficaci erano fondamentali per il rituale del sonno, integrandosi perfettamente con il canto materno.

Il canto popolare ha accompagnato ogni momento della vita della nostra gente; e il soprannaturale è stato una costante in ogni genere canoro, nelle nenie come nelle filastrocche, nelle filastrocche come nei canti d’amore. Dopo le ninne nanne, è opportuno riportare le cantilene infantili, intonate dalle mamme nei momenti di gioco per i loro piccoli, quando ancora non avevano principiato a camminare. Queste cantilene, sebbene diverse dalle ninne nanne per funzione, condividevano la stessa origine orale e la capacità di creare un legame profondo tra genitore e figlio.

I canti d’amore costituivano il primo approccio tra due futuri fidanzati. I canti di ingiurie nascevano in occasioni particolari: quando una ragazza rifiutava la dichiarazione d’amore oppure quando si scioglieva un fidanzamento. Nei canti funebri, è presente la drammatica consapevolezza che con la morte tutto finisce. Il linguaggio si avvale di un lessico privo di concetti astratti, tutto infarcito di locuzioni o di semplici lessemi che nella loro concretezza posseggono una viva forza evocativa. I testi scelti dal patrimonio cantato della nostra tradizione popolare presentano una loro bellezza sia nella tessitura testuale che nella modulazione lirica, riflettendo la complessità e la ricchezza emotiva della vita delle comunità.

Culla a dondolo tradizionale

Le Filastrocche Popolari Italiane: Strumenti di Conoscenza e Tradizione

L’origine della filastrocca, così come quella dell'indovinello (spesso correlato nel folklore orale), è oscura; la si può far risalire al periodo mitico dell’umanità, quando alcune espressioni relative a fatti e fenomeni naturali avrebbero acquistato significato simbolico col passare di bocca in bocca e di generazione in generazione. Le filastrocche svolgevano soprattutto una funzione educativa, servivano cioè ad accrescere le conoscenze dei bambini. Alcune, per esempio, dovevano far apprendere i nomi delle parti del corpo o contenevano elenchi di oggetti. Particolari filastrocche servivano a tramandare le tradizioni. I canti e le filastrocche cantate servivano, come tuttora, a tramandare le tradizioni, soprattutto quelle nel dialetto del luogo, ma spesso servivano, per i bambini, anche come mezzo di conoscenza della realtà quotidiana. In alcune, ad esempio, vi erano nomi di oggetti o di parti del corpo, tutti strumenti per poter accrescere la loro conoscenza.

Oltre alla funzione puramente didattica, le filastrocche, come le ninne nanne, favoriscono lo sviluppo linguistico. Cantare i testi delle canzoni o persino recitare le filastrocche può favorire le prime capacità linguistiche. Questo aspetto è cruciale nell'infanzia, poiché la ripetizione, il ritmo e la rima aiutano i bambini a familiarizzare con i suoni e le strutture della lingua, gettando le basi per l'apprendimento futuro.

Oggi, strumenti tecnologici come smartphone e tablet rischiano di sostituire il contatto diretto tra genitore e figlio anche nell'ambito delle filastrocche e dei canti per bambini. Sebbene possano offrire playlist e app dedicate, è importante ricordare che la tecnologia non può replicare il calore e la fusione comunicativa della voce di un genitore. Il valore della ninna nanna e della filastrocca risiede proprio in quel legame dialogante, un momento di intimità insostituibile che reca benefici a entrambi, promuovendo non solo lo sviluppo cognitivo e emotivo del bambino, ma anche rafforzando il vincolo affettivo con l'adulto.

La Profondità Simbolica e il Ruolo Multidisciplinare

I testi delle ninne nanne, pur esprimendo a volte dei nonsense, celano notevoli qualità, come si può desumere da un’attenta analisi. È, invero, un ambito che presume una metodologia multidisciplinare, attraverso cui la visione antropologica s’interseca con quella musicologica e psicologica. Oltre alla funzione di socializzazione/inculturazione linguistica e musicale, dal momento che il canto divulga i dati basilari dell’idioma e dei suoni, le ninne nanne e le filastrocche fungono da portatrici di valori culturali, paure ancestrali e speranze per il futuro, spesso trasmesse inconsciamente attraverso la melodia e il ritmo.

Poiché molte ninne nanne sono state tramandate da generazioni, è facile dimenticare che le canzoni, le filastrocche e persino le fiabe non sempre sono state così adatte alle famiglie come lo sono oggi, e che alcune sono addirittura macabre e spaventose. Questo aspetto è una chiara indicazione della funzione originale di questi canti, che non era solo quella di divertire o addormentare, ma anche di impartire insegnamenti sulla vita, sui pericoli e sulle virtù, preparando i bambini, anche attraverso metafore crude, alle sfide dell'esistenza. L’eredità delle ninne nanne e delle filastrocche popolari italiane è dunque un intreccio affascinante di melodia, poesia, storia e psicologia, un tesoro inestimabile che continua a definire il legame più primordiale tra l'uomo e la sua cultura.

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