Impatto psicologico dell'aborto: analisi delle dinamiche depressive e del lutto perinatale

La perdita di un bambino in epoca perinatale, sia essa determinata da un evento naturale o da una scelta consapevole, rappresenta un grave evento di vita che lascia una traccia profonda nei genitori e nelle famiglie. Si configura come un lutto a tutti gli effetti e, come tale, richiede un processo di elaborazione complesso e delicato. La comprensione delle ripercussioni psicologiche richiede di superare i tabù sociali, spesso alimentati da una visione della "dolce attesa" che esclude la possibilità del dolore o del fallimento del progetto genitoriale.

rappresentazione stilizzata dell'elaborazione del lutto psicologico

Il vissuto del lutto perinatale e l'aborto spontaneo

Le donne con storia di aborto spontaneo vivono spesso un dolore che, sia a livello affettivo che comportamentale, si avvicina all’intensità di una vera e propria perdita. Tale dolore solitamente si allevia spontaneamente dopo circa 6 mesi, oppure con l’arrivo di una nuova gravidanza. L’interruzione di gravidanza è un evento che può capitare circa il 15-20% delle volte, soprattutto entro il primo trimestre. La maggior parte delle volte l’aborto non è determinato da cause controllabili ed è indipendente dalle azioni compiute dalla donna.

Eppure, spesso viene vissuto come un evento traumatico e difficile da accettare, che può portare con sé una serie di conseguenze, sia fisiche che psicologiche. Una cornice concettuale derivante dalla letteratura sul dolore e il lutto è il punto d’inizio più appropriato per comprendere le reazioni psicologiche alla perdita di gravidanza. Intorno alle 16-20 settimane di gestazione vi è un aumento sostanziale dell’attaccamento emotivo prenatale; questo coincide con la prima esperienza di movimento fetale e anche con l’esame a ultrasuoni di routine che viene eseguito in molti setting ostetrici.

Il quadro del lutto facilita la comprensione delle complesse reazioni emotive che possono accompagnare la perdita di gravidanza, tipicamente tristezza, rabbia e senso di colpa. Inoltre, facilita il riconoscimento del sottogruppo di donne che possono essere a rischio di avere reazioni di dolore patologiche. È evidente che quando questa relazione, che inizia già nella fase preimpianto, si interrompe, vi sono complicazioni e conseguenze sul piano psicologico e relazionale nella donna che perde il figlio.

La responsabilità della scelta: l'interruzione volontaria di gravidanza

In Italia, la legge 22 maggio 1978, n. 194, prevede e regola la cessazione volontaria della gravidanza. L’aborto procurato deve avvenire prima dei tre mesi dal presunto concepimento e può essere attuato se sussiste pericolo fisico o psichico per la salute della madre. L’interruzione di gravidanza è un evento traumatico che ha, in alcuni casi, gravi ripercussioni sulla salute mentale della donna sia nel breve che nel lungo termine.

A differenza di un aborto spontaneo, dove il dolore è socialmente riconosciuto e legittimato, chi sceglie un'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) spesso si sente privata del diritto di soffrire. Essendo protagonista della scelta, la donna può avvertire di non avere il "permesso" di stare male, di chiedere conforto. Spesso, il nucleo del dolore risiede nel sentirsi messi alle strette, nel dover affrontare una decisione irrevocabile senza averla cercata.

infografica sulle fasi del supporto psicologico post-aborto

Sindrome Post-Abortiva (SPA) e disturbi psicopatologici

Negli anni, una letteratura sempre più ampia ha evidenziato l’importanza dell’aborto nella patogenesi di disturbi psicopatologici. Uno dei quadri nosologici maggiormente discussi è la cosiddetta Sindrome post-abortiva (SPA). Questa sindrome si riferisce ad una serie di disagi che possono insorgere subito dopo l’interruzione oppure dopo anni e può rimanere quindi latente per molto tempo. Essa viene fatta rientrare in linea teorica all’interno dei disturbi post-traumatici da stress, essendo l’IVG un evento traumatico in grado di creare un marcato stress e disagio.

I sintomi della SPA possono interessare varie aree del funzionamento e comprendono disturbi emozionali (ansia, depressione), disturbi della comunicazione, del pensiero, disturbi dell’alimentazione, disturbi della relazione affettiva e della sfera sessuale, disturbi neurovegetativi, disturbi del sonno, disturbi fobico-ansiosi e flashback dell’aborto. Il rischio di sofferenza psichica sembra generalmente più elevato nel caso dell’aborto spontaneo, tuttavia, anche l’interruzione volontaria di gravidanza non è necessariamente esente da significative conseguenze in termini di salute mentale.

In uno studio, svolto su donne che avevano abortito volontariamente 8 settimane prima, è stato rilevato che il 44% presentava disturbi mentali, il 36% disturbi del sonno, il 31% si era pentito e l’11% si era fatto prescrivere psicofarmaci dal proprio medico di famiglia. Un altro studio ha rilevato che il 25% delle donne che abortiscono esegue visite psichiatriche, in confronto al 3% del gruppo di controllo, e che le donne che abortiscono hanno una probabilità molto più alta, rispetto alle altre, di essere ricoverate successivamente in un reparto psichiatrico.

Fattori di rischio e implicazioni a lungo termine

Lo stress causato dall’aborto può evolvere in un vissuto ancor di più doloroso che può condurre a incremento o inizio di assunzione di droghe e alcool, cambiamenti del comportamento alimentare, ritiro sociale, scarsa stima di sé, fino all’ideazione suicidaria e tentativi di suicidio. Inoltre, si è visto che l’aborto è correlato con il Disturbo da Stress Post Traumatico. L’aborto aumenta il rischio di suicidio, come atto impulsivo di disperazione.

Uno studio finlandese ha messo in evidenza che, di tutti i suicidi commessi, il 5.4% sono associati alla gravidanza. A tale riguardo, in un review delle prove di evidenza sulle conseguenze fisiche e psicologiche a lungo termine dell’aborto, Thorp at al. affermano che, anche se i primi studi sono stati rassicuranti, più recenti ed importanti studi di coorte hanno messo in relazione l’aborto con suicidi, ricoveri per patologie psichiatriche ed impulsi autodistruttivi.

Un successivo studio del 2008 di Pedersen, incentrato sull’incidenza di manifestazioni psicologiche correlate all’aborto nelle adolescenti, ha confermato che l’aborto rappresenta un fattore di rischio per la depressione in giovani donne, evidenziando che il rischio di incorrere in depressione era 2.9 volte più alto nelle donne che avevano scelto l’aborto rispetto a chi aveva portato a termine la gravidanza.

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Ruolo della psicoterapia e dell'assistenza clinica

Tutte queste donne non possono essere lasciate sole; c’è quindi la necessità di un’assistenza adeguata da parte di personale sanitario preparato nel superamento di questo trauma che è l’aborto, permettendo alle donne di riaprirsi alla vita. Quando una donna si presenta da uno psicologo deve sentirsi supportata in ognuna delle sue scelte. È importante accompagnare la donna nell’elaborazione del lutto e indagare pensieri disfunzionali relativi a questo evento.

Per elaborare la perdita è anche importante accettare l’esperienza vissuta e accogliere la sofferenza che ne consegue. Spesso anche la partecipazione a dei gruppi di supporto sostiene e dà il giusto supporto per elaborare la perdita. Il gruppo veicola significati ed emozioni importanti per raggiungere questo obiettivo. La vergogna sembra scaturire dalla credenza fondamentale che "le brave madri non lasciano morire i loro bambini". La colpa è una delle emozioni più difficili con cui lavorare in psicoterapia.

Le donne in lutto perinatale, piene di sensi di colpa, in terapia, possono raggiungere un punto in cui loro stesse sperimentano il bisogno di "scusarsi" con il loro bambino morto. In generale, durante il percorso psicoterapeutico, l’esperienza della gravidanza dovrebbe essere esplorata nel dettaglio, così come ogni precedente perdita di gravidanza e il suo significato per la paziente.

Prospettive attuali e dibattito scientifico

La letteratura scientifica offre prospettive eterogenee. Alcuni studi, come quello recente pubblicato dal JAMA Psychiatry, hanno suggerito che subire un aborto non aumenti di per sé il rischio di depressione, analizzando dati di ampie coorti di donne. Tuttavia, è necessario considerare che le esperienze individuali variano significativamente. La ricerca sembra spesso ignorare numerosi studi volti a dimostrare l’effetto negativo dell’aborto, o al contrario, evidenziare come la mancanza di supporto sociale sia il vero fattore determinante.

L’OMS ritiene che nei prossimi anni la depressione diventerà la prima causa di invalidità al mondo, con ripercussioni sia sul piano del lavoro che della vita familiare. Si stima che 11 milioni di persone saranno colpite da varie patologie depressive in Italia e il 70% di queste sono donne. Il lutto perinatale resta una ferita aperta che, se non adeguatamente affrontata, può alterare l’equilibro affettivo e psicologico dei genitori oltre a poter divenire un fattore di rischio per le gravidanze successive e il futuro stile di attaccamento genitore-bambino.

In conclusione, l'attenzione deve rimanere focalizzata sulla donna, sulla necessità di validazione del suo dolore e sulla disponibilità di professionisti in grado di offrire uno spazio di ascolto autentico, scevro da giudizi, che permetta l'integrazione di questa esperienza dolorosa nel vissuto personale, favorendo, ove possibile, il superamento del trauma e la ripresa di un equilibrio psicologico stabile.

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