L’ombra sulla procreazione assistita: quando il ginecologo diventa donatore a insaputa delle pazienti

La medicina moderna ha fatto passi da gigante nel campo della riproduzione assistita, offrendo speranza a migliaia di coppie che affrontano la sfida dell’infertilità. Tuttavia, la storia recente dei Paesi Bassi ha svelato una realtà oscura e perturbante, una serie di violazioni deontologiche che hanno scosso le fondamenta dell'etica medica. In diverse cliniche olandesi, tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta, alcuni ginecologi hanno abusato della loro posizione di potere, inseminando artificialmente le proprie pazienti con il proprio sperma, senza che queste ne fossero mai state messe a conoscenza.

rappresentazione concettuale di una clinica medica e il concetto di etica professionale

Il caso di Jos Beek: un segreto sepolto a Leiderdorp

Una storia che parte da lontano. Siamo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, in Olanda. Qui, a pochi chilometri dall'Aia, viveva un ginecologo, Jos Beek, che si occupava di trattamenti per la procreazione assistita. Molte donne olandesi si recavano da lui perché, non potendo avere figli in modo naturale, tentavano di riuscirci con la fecondazione artificiale. Oggi, quarant'anni dopo, si scopre che quel ginecologo usava il proprio sperma, a insaputa delle donne, per farle rimanere incinte.

Nel 1973 il ginecologo Jos Beek inizia a lavorare nell'ospedale Leiderdorp, a pochi chilometri dall'Aia. E qui, fino al 1998, assiste decine e decine di coppie olandesi che non riescono ad avere figli e che dunque si rivolgono a lui per procedere alla fecondazione eterologa, la procedura con la quale viene utilizzato lo sperma di un donatore anonimo per fecondare gli ovociti della paziente.

Nel 2021 l'ospedale Alrijne, che ha inglobato quello dove lavorava Jos Beek, ha avviato un'indagine indipendente in seguito alle richieste della FIOM, un'organizzazione che si occupa di rintracciare i genitori biologici delle persone concepite tramite fecondazione artificiale. In base all'indagine e ai test del DNA effettuati, è venuto fuori che 21 persone risultavano essere nate con lo sperma dello stesso Jos Beek. Ma nessuno di loro ne era al corrente.

L’opacità delle procedure e la scomparsa delle prove

Le indagini proseguono e si scopre che anche all'ospedale nessuno sapeva, presumibilmente, di come operava il ginecologo. Infatti, in quegli anni - secondo quanto dichiarato dal personale dell'ospedale - le tecniche di fecondazione eterologa erano ancora in via di sviluppo in Olanda e la regolamentazione era poco chiara. E per di più, le cartelle cliniche di quei decenni non esistono più.

Per tutti questi motivi il ginecologo avrebbe potuto agire in modo indisturbato. Le donne rimaste incinte, infatti, ignoravano chi fosse il loro donatore. Oggi, si scopre che quelle ventuno persone sono effettivamente nate con lo sperma del ginecologo, ma ventuno sono solo le persone a cui è stato fatto il test del DNA dopo l'indagine dell'ospedale. Visto che non ci sono più registrazioni e documenti di quanti interventi abbia preso in carico Jos Beek, è presumibile che molte altre persone siano nate con il suo sperma.

Procreazione Assistita tra Scienza ed Etica - Parte 1/3

È emerso inoltre che Jos Beek fosse portatore di una rara malattia genetica che ha causato la morte prematura di due bambini. "C'è stata una madre che ha avuto due figli dopo il trattamento con Beek ed entrambi i bambini sono morti nel primo anno di vita. Quando il secondo figlio morì nel 1990, l'ospedale fece delle ricerche e il difetto genetico venne alla luce", ha dichiarato il ricercatore Braat a Omroep West. L'uomo, deceduto nel 2019, lavorava come ginecologo presso l'ex Sint Elizabeth Ziekenhuis di Leiderdorp. Quando l'anno scorso 21 bambini donatori si sono presentati all'ospedale perché il loro DNA corrispondeva a quello del medico, il professor Didi Braat è stato incaricato di indagare sul caso in qualità di presidente di una commissione indipendente.

Le donne si sono rivolte a Beek con la richiesta di essere trattate con lo sperma di un donatore anonimo. Ha usato il suo stesso sperma, senza dirglielo. Braat non esclude che ci siano altri discendenti di Beek. Inoltre, i ricercatori non sono riusciti a trovare alcun elenco di donatori. Pertanto, si sospetta che non ci siano mai stati donatori anonimi e che Beek sia stato l'unico a donare semi. "È importante che i bambini lo sappiano", afferma Peter Jue del Consiglio di amministrazione dell'Alrijne Zorggroep. Per questo motivo l'ospedale invita ancora una volta genitori e bambini a farsi avanti se sono stati curati da Beek e se sono nati da un trattamento con sperma di donatore.

Il panorama sistemico: una piaga nei Paesi Bassi

Comunque, Jos Beek non è l'unico ginecologo coinvolto in una storia simile in Olanda. Quella dei ginecologi nelle cliniche di fertilità che inseminano le pazienti con il proprio seme, sembra essere una vera e propria piaga nei Paesi Bassi. Nel 2020 era stato infatti scoperto che un altro ginecologo, Jan Wildschut, morto nel 2009, aveva usato il proprio sperma per far rimanere incinte almeno 17 donne che lo stesso Jan Wildschut seguiva per i trattamenti di fecondazione artificiale.

Ma non solo. Nel 2017 si scoprì un altro caso simile ma con numeri ben più alti: un'indagine aveva dimostrato che il ginecologo Jan Karbaat, direttore di due cliniche di Rotterdam tra il 1964 e il 2009, era il padre biologico di almeno 75 figli nati con il suo sperma. È iniziato con il caso di Jan Karbaat nel 2019. In seguito, sono arrivati anche i medici di Den Bosch e Zwolle. Venerdì scorso è stato reso noto il caso di un medico del Brabante.

Avrebbe concepito almeno 16 figli inseminando artificialmente le pazienti con il suo sperma, senza che le donne ne fossero a conoscenza. Il caso di abuso medico, che ha scosso il sistema sanitario olandese, ha come protagonista un ex ginecologo che ha operato tra gli anni '60 e '70 ad Arnhem, in Olanda, presso quello che oggi è il Rijnstate Hospital. L'ospedale ha invitato chiunque sospetti un legame biologico con il medico a sottoporsi al test del DNA tramite il centro specializzato FIOM. Il direttore del Rijnstate, Hans Schoo, ha definito il comportamento "inaccettabile anche per gli standard dell'epoca", sottolineando la violazione delle norme deontologiche e del diritto di ogni bambino di conoscere le proprie origini. "Ogni bambino ha the diritto di sapere da chi discende - ha aggiunto Schoo -. Inoltre tutti i pazienti devono poter confidare nel fatto che un medico faccia ciò che è stato concordato. In questa situazione molte cose sono andate storte e lo deploriamo profondamente".

mappa concettuale sulla regolamentazione della procreazione assistita

L'evoluzione normativa e la protezione del diritto alle origini

L'associazione dei ginecologi olandesi (Nvog) ha ammesso che, a causa di controlli carenti, almeno 85 donatori nel Paese hanno superato ampiamente i limiti di procreazione raccomandati. Solo dal 2018 è diventato vincolante il limite di 12 famiglie per donatore, ma fino agli anni '90 l'assenza di una normativa specifica sulla procreazione assistita ha favorito abusi che oggi sarebbero perseguiti penalmente.

Dal 2025 nei Paesi Bassi sono entrate in vigore nuove norme sulla donazione di sperma per impedire agli uomini di generare centinaia di figli registrandosi presso diverse cliniche. A ciascun donatore viene assegnato un codice personale e 12 codici materni, che vengono utilizzati ogni volta che una donna rimane incinta grazie al suo sperma. Una volta scaduti tutti e 12 i codici, l’uomo non può più donare sperma. Il limite di 12 famiglie era già sancito dalla legge olandese, ma non esisteva alcun meccanismo per farlo rispettare, né per far rispettare il precedente limite di 25 figli, poiché la divulgazione dell’identità dei donatori era considerata una violazione della loro privacy.

Una recente inchiesta di Nieuwsuur ha mostrato che la mancata applicazione dei limiti ha portato ad almeno 85 casi di donazione di massa, esponendo i loro figli a un maggiore rischio di incesto. I Paesi Bassi sono tra i paesi europei più avanzati sulla donazione di sperma e sulle tecniche di procreazione assistita, ma il lascito di quegli anni bui continua a far emergere verità dolorose. La ricerca della propria identità biologica è diventata una priorità per le persone coinvolte, supportate da commissioni indipendenti che, a distanza di decenni, cercano di far luce su un passato in cui la fiducia medica è stata tradita in nome di un arbitrio personale privo di qualsiasi fondamento etico. Ogni scoperta, ogni test del DNA, è un tassello che si aggiunge a un mosaico complesso, volto a restituire ai figli di quei trattamenti il diritto inalienabile di conoscere la propria storia e le proprie origini.

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