Introduzione: Il Mistero della Tosse che Non Ha Causa Organica Apparente
Nel vasto panorama dei disturbi che possono colpire l'età pediatrica, i sintomi psicosomatici rappresentano una categoria particolare, caratterizzata da una serie di manifestazioni che si collocano tra la nostra dimensione psichica e il corpo, soprattutto nei bimbi. Come testimoniato da diversi studi, nella pratica quotidiana i medici e pediatri possono incontrare piccoli e grandi pazienti che, anche in presenza di sintomi evidenti, non mostrano alcuna infezione o altra patologia alle vie respiratorie. In questi casi, la scienza medica parla di mancanza di "obiettività organica": non ci sono, in altre parole, elementi rilevabili dalla medicina che si possano ricondurre ai sintomi.
In situazioni di questo genere, è utile analizzare anche i fattori psichici o conflittuali che potrebbero essere in grado di spiegare l'insorgenza di questi sintomi. La psicologia dell'età evolutiva ha dimostrato ad esempio come i bambini spesso ricorrano al proprio corpo come strumento privilegiato per esprimere il proprio "dolore". Il corpo è infatti il primo mezzo con cui l'essere umano si pone in relazione con le figure significative della sua vita e per questo motivo diviene luogo di veicolazione d'importanti messaggi riguardanti la qualità dei propri legami affettivi e della strutturazione del Sé. Nella cura del "dolore", pertanto, il modello clinico d'intervento diagnostico e terapeutico tiene conto sia della sfera somatica che di quella emotiva.
La tosse nervosa, definita anche psicogena o somatica, si inserisce perfettamente in questo contesto, rappresentando un raro disturbo cronico delle prime vie aeree. Si tratta di una condizione che, pur manifestandosi con un sintomo fisico, ha radici profonde nel benessere psicologico del bambino. Questo articolo si propone di esplorare in dettaglio le cause, le caratteristiche distintive, il complesso percorso diagnostico e i percorsi di cura più efficaci per affrontare la tosse nervosa nei bambini, offrendo una panoramica completa per genitori e operatori sanitari.
La Tosse nei Bambini: Un Fenomeno Vario e Complesso
Prima di addentrarci nelle specificità della tosse nervosa, è fondamentale comprendere la tosse nel suo contesto più ampio. È da chiarire innanzitutto che la tosse non è una malattia ma un sintomo, un meccanismo di difesa con cui l’organismo cerca di liberarsi da patogeni e particelle estranee. La tosse è uno dei sintomi più frequenti in età pediatrica e gli esperti riuniti a Bologna al 12° Congresso AIST lo confermano: in età prescolare almeno 1 bambino su 3 ha assunto nell’ultimo mese un farmaco per la tosse. La Prof.ssa Susanna Esposito, ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid, sottolinea come la tosse sia un fisiologico atto di difesa dell’apparato respiratorio finalizzato a mantenere libere le vie aeree da secrezioni e materiale estraneo.
Le cause della tosse nei bambini sono numerose e ciascuna necessita di una terapia specifica. La tosse si può suddividere in tre grandi categorie: acuta, persistente e cronica. La tosse acuta è causata soprattutto da infezioni virali e batteriche delle vie aeree superiori e in oltre il 30% dei casi l’agente eziologico più frequente è il rhinovirus. Si tratta di una tosse stizzosa, inizialmente secca e scarsamente produttiva e si può accompagnare a sintomi generali come febbricola e astenia, ostruzione nasale o rinorrea. Si risolve da sola in meno di una settimana, essendo un fenomeno passeggero che fa seguito a un’infezione respiratoria spesso di natura virale.
La tosse persistente: nel 10% dei casi di tosse acuta questa può proseguire per 3-4 settimane causando la tosse persistente (quella tosse che “non finisce mai”). Anche nel nostro Paese attualmente, in primis per le inadeguate coperture vaccinali, la pertosse rappresenta la causa più comune di tosse persistente nel bambino di età scolare e nell’adolescente. La tosse cronica, invece, si tratta di una tosse di lunga durata, anche per più di 8 settimane, che può avere origine più di frequente da infezioni respiratorie ricorrenti, bronchiti batteriche protratte (PBB), o asma bronchiale.
Esistono diversi tipi di tosse, che variano a seconda della causa scatenante. La tosse secca, non associata cioè alla produzione di muco, può presentarsi di giorno o di notte ed è spesso causata da allergia o da un’infezione virale delle alte vie aeree. In caso a provocarla sia un’infezione virale, compariranno anche altri sintomi tipici, ovvero naso che cola, starnuti, mal di gola, cefalea e, a volte, febbre. Meno frequentemente, la tosse secca può essere associata anche ad altre infezioni più gravi che interessano le vie respiratorie più basse, quali bronchite o polmonite (in queste infezioni la tosse può presentarsi anche con caratteristiche diverse). Altra causa della tosse secca è l’asma bronchiale. In questo caso la tosse può accompagnarsi a un sibilo (rumore simile a un fischio) quando si espira e/o all’affanno respiratorio quando si associa a broncospasmo (contrazione anomala ed eccessiva dei muscoli delle pareti bronchiali che necessita di cure d’urgenza). Una tosse improvvisa e secca che si manifesta mentre il bambino mangia o gioca con oggetti di piccola dimensione, può indicarci un’inalazione da corpo estraneo. Se la tosse si interrompe e compaiono segni di soffocamento (portarsi le mani alla gola, pallore e cianosi), sarà necessario attuare al più presto le manovre di disostruzione pediatrica e contattare l’emergenza sanitaria.
La tosse cosiddetta “grassa” (o produttiva, catarrale) è indice della presenza di muco nelle vie aeree e può segnalare un processo infiammatorio in varie zone. Questo tipo di tosse serve proprio a spingere fuori il muco e liberare le vie aeree. Tuttavia spesso il bambino non riesce a buttare fuori le secrezioni, per cui le ingoia fino a provocare, talvolta, episodi di vomito. Le secrezioni all’inizio sono filanti e mucose, per poi diventare più dense, rendendo così la loro espulsione più difficoltosa e portando a inappetenza nel bambino, irritabilità, febbre e, a volte, difficoltà respiratoria. Frequentemente la tosse notturna nei bambini che si presenta nelle prime ore di sonno è scatenata dal muco che ostruisce il naso e cola nella parte posteriore della gola. Solitamente questa tosse è grassa, cioè produttiva per via del catarro; a causarla può essere un’infezione delle vie aeree come la rinosinusite.
Una tosse abbaiante (simile cioè al verso di un cane), che insorge spesso di sera o durante la notte, indica un possibile interessamento della laringe. In questo caso è consigliabile tranquillizzare il bambino e fargli assumere la posizione seduta per migliorare la ventilazione. La pertosse è una patologia batterica molto contagiosa. Nel lattante tali episodi possono portare ad apnea e cianosi, mentre nel bambino più grande possono verificarsi, dopo una lunga raffica di colpi di tosse, episodi di vomito dovuti allo sforzo.
Quando la tosse è “normale” e quando è necessaria una visita? In molti casi la tosse nei bambini è parte di un’infezione virale delle vie respiratorie e migliora spontaneamente entro 2-3 settimane. Si parla di tosse cronica quando persiste per ≥ 4 settimane in età pediatrica. Anche nei casi di tosse cronica, che dura cioè da più di quattro-otto settimane, spesso è necessaria una valutazione pediatrica. Se la tosse è secca e il bambino ha avuto da poco un’infezione virale, potrebbe trattarsi semplicemente di una forma post-virale, che può durare anche diverse settimane dopo la guarigione dall’infezione.
Cosa è opportuno fare e cosa evitare quando il bambino ha la tosse? Misure utili includono mantenere l’idratazione, umidificare gli ambienti, riposo, sollevare leggermente la testa durante il sonno, evitare esposizione a fumo o irritanti. L’utilizzo di aerosol “di routine” per la tosse non è efficace, salvo che ci sia broncospasmo o componente ostruttiva. Vanno evitati gli antitussivi oppioidi e i farmaci mucolitici. Questi ultimi consentono di fluidificare le secrezioni nasali, aumentandone il volume e la composizione. Questo meccanismo presuppone che segua l’espettorazione attraverso la tosse. I bambini molto piccoli hanno difficoltà a utilizzare questo riflesso naturale e sono stati osservati diversi casi di ostruzione respiratoria e di aggravamento di un’eventuale bronchiolite acuta. Per calmare la tosse è possibile somministrare uno o due cucchiai di miele, magari sciolti in una bevanda calda, 30 minuti prima che il bambino vada a dormire. L’unica sostanza efficace nel ridurre il fastidio e l’intensità della tosse, soprattutto notturna, è il miele, come rilevato dalla Cochrane Collaboration. Dai dati sembra che questo alimento abbia un’efficacia superiore al placebo nel dare sollievo dai sintomi della tosse notturna e nel ridurre la durata della tosse stessa. Ricordiamo, però, che il miele può essere proposto solo a partire dai 12 mesi di età a causa del rischio, anche se raro, che sia contaminato da spore botuliniche: la mancanza di una flora batterica matura nei lattanti li espone infatti alla rarissima eventualità che i batteri produttori della tossina botulinica possano proliferare, esponendo il piccolo al più potente veleno esistente.

Definire la Tosse Nervosa: Caratteristiche e Terminologia
Accanto alle molteplici forme di tosse con cause organiche ben definite, esiste una tipologia che sfida la diagnosi tradizionale: la tosse nervosa. Per tosse nervosa si intende una tosse cronica di origine sconosciuta, che pertanto non rappresenti il sintomo clinico di un malessere di natura organica, come ad esempio una bronchite, un raffreddore, l’infezione da Covid-19 ecc. In rari casi la tosse è idiopatica, ovvero ha cause sconosciute con una probabile componente psicosomatica.
Alla definizione di tosse nervosa, o psicogena, oggi viene infatti preferita quella di sindrome da tosse somatica, che non può essere ricondotta a malattie organiche dopo ripetuti test,