La traiettoria demografica della Thailandia rappresenta uno dei casi di studio più affascinanti e complessi nel panorama globale. Il Paese è passato, nel giro di soli sessant’anni, da una crescita esplosiva a una vera e propria crisi di fertilità, ponendo sfide strutturali, economiche e sociali senza precedenti per il "Paese del sorriso".

Il boom demografico e la risposta creativa di Mechai Viravaidya
Nel 1963, il Paese aveva raggiunto il picco storico del tasso di fertilità con 6,16 figli per donna. In quel periodo, la Thailandia aveva un tasso di crescita demografica del 3,2% annuo e una media di circa 6 figli per famiglia, con una popolazione giovane e in rapida espansione: da 27,4 milioni di abitanti nel 1960, il Paese cresceva a ritmi sostenuti con un tasso di natalità che superava i 42 nati per 1.000 abitanti.
Tutto è cambiato nel 1974, quando Mechai Viravaidya fondò la Population and Community Development Association (Pda). Aveva capito che i metodi tradizionali - medici che prescrivevano pillole anticoncezionali - raggiungevano solo il 20% della popolazione, mentre il resto viveva in aree rurali, lontano dai servizi sanitari. Il suo approccio fu unico per creatività e spirito ludico. Nel corso della sua storia, c’è stato un momento in cui la Thailandia si è affidata al gioco e al suo “Condom King” per arrestare il boom demografico. Senza questa trovata, da molti considerata geniale, l’economia del Paese sarebbe implosa.
Di sicuro, l’esperienza thailandese dimostra che i programmi di pianificazione familiare funzionano meglio quando sono volontari, creativi e rispettosi della cultura locale. Il successo di Viravaidya non derivò dall’imposizione, ma dalla capacità di rendere la contraccezione socialmente accettabile e persino divertente. Il successo fu tale che il Paese divenne un modello per altre nazioni asiatiche come Indonesia e Corea del Sud.
La contrazione: il crollo del tasso di fertilità
A partire dagli anni ‘70, la rivoluzione di tasso di Viravaidya e la politica di pianificazione familiare generarono un drastico calo del tasso di fertilità. I 42,7 nati per 1.000 abitanti del 1960 diminuirono costantemente fino a raggiungere 10,3 nel 2016: in appena cinque decenni, il rapporto nuovi nati/popolazione era crollato del 75%!
Dal 2000 in poi, la Thailandia è entrata nella categoria dei paesi con “fertilità ultra-bassa”. Il tasso di fertilità totale (TFR) è una misura più diretta del livello di fertilità rispetto al tasso di natalità grezzo, poiché si riferisce alle nascite per donna. Un tasso di due bambini per donna è considerato il tasso di sostituzione per una popolazione, con conseguente stabilità relativa in termini di numeri totali. Le percentuali sopra i due bambini indicano popolazioni che crescono in dimensioni e la cui età mediana è in calo. Tassi più elevati possono anche indicare difficoltà per le famiglie, in alcune situazioni, per nutrire ed educare i loro figli e per le donne ad entrare nella forza lavoro. I tassi al di sotto di due bambini indicano popolazioni che diminuiscono di dimensioni e invecchiano.
Nel 2016, il tasso di fertilità aveva toccato 1,48 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione di 2,1 (ma comunque più alto di quello italiano, fermo all’1,18 figli per donna).
Dati statistici sul quoziente di fecondità (2000-2020)
| Anno | Quoziente di fecondità (bambini nati/donna) |
|---|---|
| 2000 | 1,57 |
| 2005 | 1,50 |
| 2010 | 1,48 |
| 2015 | 1,50 |
| 2020 | 1,54 |

Le conseguenze attuali: una popolazione che invecchia
Esattamente come la Cina, oggi la Thailandia affronta il rovescio della medaglia. Con un tasso di fertilità persistentemente sotto la soglia di sostituzione da quasi tre decenni, il Paese sta invecchiando rapidamente. Nel 2024, i decessi hanno superato le nascite per il quarto anno consecutivo. Nel 2025, più del 20% della popolazione ha oltre 60 anni.
Il 15 gennaio 2025, la Mahidol University ha annunciato un traguardo preoccupante: per la prima volta in 75 anni, la Thailandia ha registrato meno di 500.000 nascite annuali. La crisi demografica thailandese viaggia su due linee. La prima è quella di una ridotta fertilità: oggi la media è di 1,3 figli per donna in età procreativa. Di pari passo con questo va il costante invecchiamento della popolazione. Con un netto incremento nella speranza di vita, oggi a 77,7 anni, si è alzata sensibilmente l’età media della popolazione, oggi a 38,8 anni.
In questo contesto il sistema di welfare governativo non è solo selettivo, ma anche carente. Senza un intervento immediato, la Thailandia rischia di trovarsi ad affrontare una carenza di manodopera e conseguenze socioeconomiche a lungo termine. Le proiezioni indicano che la popolazione potrebbe ridursi da 66 milioni a 40 milioni entro 50 anni, con una riduzione della forza lavoro di 15 milioni.
Prospettive future: il picco demografico e la discesa
Secondo le stime la popolazione thailandese raggiungerà il picco nel 2029 per poi cominciare rapidamente a diminuire. Oggi al 22mo posto tra i Paesi del mondo con 66,09 milioni di abitanti al 31 dicembre 2022, è previsto che la sua curva raggiunga il picco nel 2029 arrivando a quota 70,38 milioni. Ma secondo le stime dell’Onu la discesa successiva potrebbe portare il “Paese del sorriso” a tornare già nel 2050 a quota 65,94 milioni di abitanti per poi scendere a 46,02 milioni entro la fine del secolo.
Il governo thai si trova ora nella paradossale situazione di dover invertire le politiche che un tempo furono considerate un modello mondiale, inclusi i colpi di genio di “Condom King”. Ma cambiare mentalità non è semplice come organizzare concorsi con i preservativi. Per tutte queste ragioni la questione demografica in Thailandia è sempre più dibattuta sui mass media e nei social network sia in termini di identità nazionale, sia in quelli di sostegno alle nascite e di supporto alle fasce più anziane della popolazione.
La sfida dell'invecchiamento della popolazione e la domiciliarizzazione della cura - Renato Bertola
Eppure, ci sono stati periodi e ci sono ancora luoghi in cui le culle piene sono troppe e la crescita demografica è una seria minaccia alla sopravvivenza del sistema. Il primo caso che viene in mente è quello della Cina, che dal 1980 al 2015 ha adottato la politica del figlio unico, una scelta allora considerata necessaria, ma ora deleteria per il Dragone che in soli dieci anni (dal 2012 al 2023) ha dimezzato le nascite. La Thailandia guarda ora a questi esempi cercando di bilanciare la necessità di una crescita sostenibile con il rischio di una sparizione demografica. La sfida non è più limitare la crescita, ma stimolare una nuova fiducia nel futuro che si traduca in una inversione di tendenza delle nascite, un compito che richiede non solo incentivi economici, ma una revisione profonda delle strutture sociali che sostengono le nuove generazioni.
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