L'accuratezza del test del DNA fetale nella rilevazione della trisomia 21

La gravidanza rappresenta un momento emozionante e delicato per ogni futura mamma. La salute del bambino è una priorità assoluta e sapere che esistono strumenti avanzati per monitorare lo sviluppo fetale in modo sicuro e precoce può offrire grande tranquillità. Essendo la sindrome di Down (trisomia 21) l'anomalia cromosomica più frequente, è quella che preoccupa di più i futuri genitori. A livello genetico le cause della sindrome di Down derivano da una porzione in più del cromosoma 21. Questa però è l'unica certezza che abbiamo, in quanto sono ancora ignote le cause che portano alla trisomia 21. La sindrome di Down è una malattia genetica che causa ritardi nello sviluppo fisico e cognitivo. La trisomia 21 non ha gli stessi effetti su tutti gli individui e ha diversi gradi di severità.

rappresentazione stilizzata della doppia elica del DNA con evidenza del cromosoma 21

Screening e diagnostica: comprendere le differenze

È possibile calcolare il rischio specifico, o individuale, di una donna di avere un figlio con la sindrome di Down mediante dei test di screening, ovvero mediante la valutazione di alcuni parametri ecografici e biochimici. Il test attualmente più diffuso, per l'elevata accuratezza diagnostica e la precoce epoca gestazionale in cui viene eseguito, è il test combinato. Il test del DNA fetale e il Bi Test (test combinato) sono esami prenatali che possono rilevare anomalie cromosomiche, ma differiscono per metodo, tempi e accuratezza. Il Bi Test combina un’ecografia e un’analisi del sangue per valutare il rischio di trisomia 21, 18 e 13, ma ha un’accuratezza inferiore rispetto al test del DNA fetale. I test di screening del primo trimestre a differenza del DNA fetale hanno una percentuale di falsi positivi del 5% e non rilevano il 5-15% dei casi di trisomia 21 (falsi negativi).

Per ottenere una diagnosi certa, la scienza ha messo a punto metodiche invasive. La villocentesi consiste nel prelievo ecoguidato di una piccola quantità di materiale placentare (i villi coriali) e si effettua tra la 11a e la 13a settimana di gravidanza. Sul materiale prelevato è possibile fare diagnosi di diverse anomalie cromosomiche (ad es. la sindrome di Down) e di alcune malattie geniche (ad es. la talassemia) nei casi in cui la donna o il partner ne siano portatori. L'amniocentesi consiste in un prelievo ecoguidato di liquido amniotico e si effettua dalla 16a alla 20a settimana di gravidanza. Ad oggi la certezza è fornita solo da esami invasivi che però hanno un rischio di aborto che va dallo 0,3% fino all’1%. Per questo, da anni, lo sforzo della scienza è stato quello di mettere a punto un test non invasivo.

Il test del DNA fetale (NIPT): innovazione tecnologica

Il test del DNA fetale, noto come NIPT o Non-Invasive Prenatal Test (Test Prenatale Non Invasivo), è un esame non invasivo che permette di analizzare il DNA fetale libero nel sangue materno per rilevare eventuali anomalie cromosomiche. Il test prenatale non invasivo (NIPT) è un esame che analizza frammenti di DNA fetale (cfDNA) presenti nel sangue materno. Questo tipo di test è non invasivo perché richiede solo un semplice prelievo di sangue dalla madre, eliminando i rischi associati ai test prenatali invasivi come l’amniocentesi.

Il test si basa sulla possibilità di identificare nel sangue materno la presenza di DNA libero circolante, cioè non incluso in cellule. Tale esame, analizzando il DNA fetale libero circolante isolato da un campione di sangue materno, valuta le aneuploidie fetali più comuni. Il DNA viene isolato dalla componente plasmatica del sangue materno, attraverso un processo tecnologico avanzato di sequenziamento massivo parallelo dell'intero genoma umano, le sequenze cromosomiche di DNA fetale vengono quantificate e si ottiene la risposta da noi cercata ossia la presenza delle alterazioni cromosomiche. Il test si basa su un normale prelievo di sangue materno e consente di misurare, per ogni cromosoma, le quantità di specifiche sequenze di DNA attraverso tecnologie di sequenziamento dette NGS (Next Generation Sequencing). Per valutare, ad esempio, il rischio di sindrome di Down, caratterizzata da un cromosoma 21 in eccesso, si esaminano le sequenze di DNA fetale del cromosoma 21, si confronta il rapporto tra i frammenti cromosomici attesi in una gravidanza senza anomalie cromosomiche e quelli effettivamente rilevati nel sangue della madre sottoposta a esame.

Cosa significa sequenziare il DNA?

Accuratezza e ambiti di applicazione

Il NIPT rileva le principali trisomie cromosomiche, come la Sindrome di Down (trisomia 21), la Sindrome di Edwards (trisomia 18) e la Sindrome di Patau (trisomia 13). Inoltre, individua le anomalie numeriche dei cromosomi sessuali, come la Sindrome di Turner o di Klinefelter, e altre alterazioni cromosomiche più rare, come microdelezioni (ovvero perdita di piccole porzioni di cromosomi) che correlano con sindromi specifiche. L’accuratezza del test è molto elevata, con una precisione superiore al 99% per la rilevazione delle principali trisomie (21, 18 e 13). È estremamente affidabile nel definire il rischio di trisomia 21. Infatti riesce a identificare come ad elevato rischio più del 99% delle gravidanze in cui il feto è portatore della Sindrome di Down.

Il test prenatale non invasivo esteso (GW-NIPT) rappresenta una vera rivoluzione in questo campo, combinando sicurezza, precisione e affidabilità. Uno studio, condotto tra novembre 2019 e dicembre 2021, ha analizzato i campioni di sangue di 71.883 donne in gravidanza. Questo test è progettato per rilevare una vasta gamma di anomalie genetiche, tra cui le trisomie comuni (21, 18, 13), aneuploidie dei cromosomi sessuali, aneuploidie autosomiche rare, variazioni del numero di copie (CNV) e microdelezioni clinicamente rilevanti. Su 173 casi positivi, 156 sono stati confermati, con una sensibilità del 99,36% e una specificità del 99,97%. I dati dello studio indicano che il GW-NIPT ha una sensibilità del 99,54% per la trisomia 21, del 100% per la trisomia 18 e del 100% per la trisomia 13, con specificità molto vicine al 100% per tutte queste condizioni.

infografica che mostra la differenza tra sensibilità e specificità nel NIPT

Interpretazione dei risultati e consulenza genetica

Quando parliamo dei risultati di un test prenatale, come quelli del GW-NIPT, ci sono alcuni termini importanti che ci aiutano a capire quanto è affidabile e accurato il test. La sensibilità indica quanto bene il test riesce a identificare correttamente le anomalie. Un valore del 99,36% significa che il test riesce a trovare quasi tutte le vere anomalie. La specificità misura quanto bene il test riesce a identificare correttamente chi non ha l’anomalia. Un valore del 99,97% significa che il test quasi non commette errori nel dire che qualcuno ha un’anomalia quando non ce l’ha. Il valore predittivo positivo (PPV) ci aiuta a capire quanto possiamo fidarci dei risultati positivi del test. Per esempio, se il test dice che il bambino ha la monosomia X, c’è l’80% di probabilità che sia vero.

Un risultato positivo al test del DNA fetale indica che il campione analizzato presenta una probabilità elevata che il feto abbia una o più delle anomalie cromosomiche incluse nel pannello di screening. Tuttavia, è fondamentale comprendere che il NIPT è un test di screening e non un esame diagnostico. Questo implica che un risultato positivo non equivale a una diagnosi, ma segnala la necessità di ulteriori approfondimenti. È importante però sottolineare che attualmente deve essere considerato test di screening e che non è in grado da solo di rilevare o escludere un’anomalia cromosomica. Assolutamente no. Ogni caso definito “ad alto rischio” richiede un test diagnostico invasivo per la definizione certa del tipo di anomalia cromosomica eventualmente presente. Ricevere un risultato positivo può suscitare emozioni contrastanti e molte domande. Il primo passo è rivolgersi a un medico genetista, che potrà spiegare in modo dettagliato il significato del risultato e illustrare le opzioni disponibili per approfondire la diagnosi. Inoltre, il supporto medico e psicologico è fondamentale per affrontare questo momento con maggiore serenità e consapevolezza.

Aspetti procedurali e organizzativi

Il momento ideale per effettuare il test del DNA fetale è tra la 10ª e la 12ª settimana di gravidanza. In questo periodo, la quantità di DNA fetale libero nel sangue materno è sufficiente per garantire risultati accurati. Quando si deve ripetere? Quando la concentrazione di DNA fetale risulterà troppo bassa. Il prelievo potrebbe non contenere abbastanza DNA libero fetale per una determinazione attendibile. Succede in circa il 2% dei casi. Presso Next Lab Italy, il test NIPT Prenatal Next viene eseguito in laboratori certificati con tecnologie di ultima generazione, garantendo elevati standard di affidabilità e precisione. Il test del DNA fetale può essere eseguito anche presso i centri CDS di Genova Centro, Albenga e Savona. Prenatalsafe è un avanzato test prenatale non invasivo (NIPT) che utilizza la tecnologia GW-NIPT per offrire un’analisi dettagliata del DNA fetale. Il FetalDNA fa parte della categoria degli screening non invasivi e ha diversi livelli di analisi personalizzati creati in base ai bisogni della coppia e della gravidanza. In alcuni test i valori di riferimento vengono espressi in probabilità. Se il valore è compreso tra 1 e 1/250 c’è un’alta probabilità che il feto sia affetto da trisomia 21.

Il NIPT su DNA fetale per il rilevamento delle principali trisomie (13, 18, 21, X e Y) è stato inserito nell’aggiornamento LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che ha ottenuto l’intesa da parte della Conferenza Stato-Regioni. Recentemente il Consiglio Superiore della Sanità ha emanato linee guida che consigliano di eseguire questo test in centri in cui siano garantite un’ecografia di inquadramento del primo trimestre e un’accurata consulenza prima di eseguire il prelievo. È auspicabile, inoltre, che i centri in questione siano in grado di eseguire una valida consulenza genetica nei casi di test positivo, in modo da spiegare bene il senso del risultato e indicare il successivo percorso di diagnosi invasiva. Questo nuovo approccio ha due innegabili vantaggi. Il primo, quello di aver migliorato la capacità di identificare correttamente i casi portatori di anomalia cromosomica, con particolare riferimento alla Sindrome di Down. Il secondo, quello di ridurre di più del 95% la necessità di ricorrere, dopo il test di screening non invasivo, a un test diagnostico invasivo quando non necessario, grazie ad un bassissimo rischio di avere risultati falsamente positivi.

mappa concettuale del percorso diagnostico prenatale, dal test NIPT all'eventuale conferma diagnostica

tags: #test #dna #fetale #detection #rate #per