Ur: Antica Culla delle Fedi e del Sapere Mesopotamico

Mappa della Mesopotamia e la posizione di Ur

Tra le sabbie della Mesopotamia, là dove i fiumi Tigri ed Eufrate scorrono e si intrecciano, nacque la prima grande civiltà della storia: quella dei Sumeri. La civiltà sumera non ci ha lasciato soltanto templi, rovine e reperti archeologici. Ci ha consegnato soprattutto una voce: quella delle tavolette d’argilla incise in caratteri cuneiformi, che hanno attraversato i millenni conservando miti, poemi, inni religiosi e riflessioni profonde sull’origine della vita e sul destino dell’uomo. Il volume proposto invita a un viaggio approfondito nel mondo della più antica civiltà della storia, tra archeologia, religione, miti e testi letterari della Mesopotamia. In questo contesto, la città di Ur emerge come un crocevia fondamentale non solo per lo sviluppo urbano e politico, ma soprattutto come un epicentro della spiritualità e delle prime espressioni religiose che avrebbero plasmato il pensiero umano per millenni. Ur, nell'antica lingua sumera Urim (cuneiforme: 𒋀𒀕𒆠 URIM2KI o 𒋀𒀊𒆠 URIM5KI), o Urim in accadico e arabo (أور), fu un'antica città della Bassa Mesopotamia, situata vicino all'originale foce del Tigri e dell'Eufrate, sul Golfo Persico.

La Storia Inizia a Sumer: L'Alba della Civiltà Urbana e Religiosa

La comparsa dei Sumeri, che si auto-identificavano come "Teste Nere" (sumerico: sag-gi, sag-ge6-ga; accadico: şalmat qaqqadi; lett. "Teste Nere", a indicare i Sumeri o più generalmente l'"umanità"; cuneiforme: ), e che chiamavano il loro territorio Ki-en-gi (sumerico: Ki-en-gi, "Terra dei signori civilizzati"; cuneiforme: ), segna un punto di svolta. Secondo Giovanni Pettinato, i Sumeri non erano un popolo autoctono della Mesopotamia, ma migrarono nella parte meridionale di quella regione in un momento non precisato della preistoria, giungendo forse dalla Valle dell'Indo per via marittima. Dal punto di vista storico la prima civiltà sumerica è attestata a partire dal 3000 a.C. Questa civiltà si esprime attraverso un insieme di città stato che, pur condividendo lingua, cultura, pantheon e nozioni sul sacro, risultano rivali sia dal punto di vista politico che da quello religioso. La cultura sumera si sviluppò all’incirca tra il 3200 e il 2000 a.C. nel sud della regione nota ai greci come Mesopotamia, corrispondente all’area meridionale dell’attuale Iraq.

Il percorso verso la civiltà ebbe inizio con la "rivoluzione neolitica" (9000-5500 a.C.), quando gli uomini compirono il decisivo passaggio dal modello nomadico della "caccia e raccolta" allo stato di produttori di cibo per mezzo dell'agricoltura e dell'allevamento di animali. Tale condizione li portò a una stabilizzazione in villaggi. Sono numerosi i luoghi in Mesopotamia che attestano questa "rivoluzione neolitica", sia nelle regioni centro-settentrionali che in quelle meridionali. Dal punto di vista religioso, il sito di Çatalhöyük in Anatolia è rilevante e, come ricorda Luigi Cagni, può valere anche per il resto della Mesopotamia, evidenziando il culto della "dea madre" con particolare riferimento alla fecondità, e il culto dei morti, che consisteva nell'inumare i cadaveri dei parenti sotto il pavimento delle abitazioni o in santuari di tipo domestico.

Il Calcolitico (5500-3000 a.C.) vide consolidarsi le innovazioni proprie della rivoluzione neolitica. Accanto all'uso della pietra si iniziò l'uso del rame, e in questo periodo, probabilmente proprio in Mesopotamia, si ebbe l'invenzione dell'aratro (VI-V millennio a.C.). La Fase di Eridu (4500-4000 a.C.) vide la rivoluzione neolitica raggiungere l'estremo sud della Mesopotamia, creando villaggi nei pressi del Golfo Persico, seguita dalla Fase di 'Hubaid (4500-4000 a.C.) che fu pressoché contemporanea a quella di Eridu.

Il Periodo di Uruk (ca. 4000-3100 a.C.) segna la nascita delle prime città. La città di Uruk era la più imponente sede civile e religiosa di questo periodo che ha consegnato la più antica forma di scrittura, affermandosi come primo centro della cosiddetta "città urbanizzata". Uruk arrivò a ospitare 40mila abitanti, e la concentrazione di cittadini in estesi nuclei urbani favorì un notevole sviluppo economico, che permise di colonizzare nuove zone agricole e di espandere la rete commerciale al fine di trovare altre risorse naturali. Cambiò inoltre radicalmente la cultura di quei popoli.

Ricostruzione del tempio principale di Uruk

Un fattore decisivo in questa trasformazione fu la comparsa della scrittura cuneiforme, una scrittura ideografica e fonetica che in origine aveva novecento segni e che si diffuse rapidamente in tutto il Vicino Oriente, dove rimase in uso fino al 75 d.C. La scrittura cuneiforme - così chiamata per l’aspetto esterno dei segni, che ricordano cunei o chiodi - fu la prima dell’umanità assieme ai geroglifici egizi. Le migliaia di testimonianze in cuneiforme oggi rinvenute dimostrano che i Sumeri furono pionieri in molti campi del sapere, inclusa la registrazione di miti, poemi e inni religiosi. Il sumero continuò a essere utilizzato come lingua di cultura sino agli inizi dell’era cristiana.

Ur: La Metropoli Sacra e il Suo Ruolo nella Storia

Ur fu uno dei primi insediamenti abitati della Bassa Mesopotamia i cui reperti più antichi sono databili antecedentemente al 4000 a.C. Ur crebbe e da centro agricolo e pastorale si trasformò divenendo una vera e propria città con uno sviluppo delle attività artigianali e commerciali. La posizione di Ur era molto favorevole in quanto nell'antichità il fiume Eufrate scorreva nei pressi delle mura della città; grazie al controllo di questa importante via di comunicazione, che collegava la regione al mare, Ur raggiunse un notevole sviluppo commerciale. La civiltà sumera si articolò in una serie di grandi città, da Uruk, la prima di queste, a Ur, che si svilupparono nel corso del III millennio a.C. Questi primi nuclei urbani erano città-stato, centri di potere indipendente.

Secondo gli storici, Ur fu la più grande città del mondo dal 2030 a.C., raggiungendo una popolazione di oltre 30.000 abitanti nel suo momento di massimo splendore. La cronologia storica di Ur si inserisce in quella più ampia della Mesopotamia:

  • Periodo di Ubaid (ca. 6500-4000 a.C.)
  • Periodo di Uruk (ca. 4000-3100 a.C.) - Nascita delle prime città.
  • Periodo Protodinastico I (ca. 2900-2750 a.C.)
  • Periodo Protodinastico II (ca. 2750-2600 a.C.)
  • Periodo Protodinastico III (ca. 2600-2335 a.C.) - Dinastia di Lagash. Intorno al 2600 a.C., il clima della Bassa Mesopotamia mutò gradualmente da relativamente umido a secco, causando lo spostamento degli abitanti dalla città alle piccole comunità di villaggi di agricoltori dove risultava più facile far fronte ai periodi di forte siccità. Dopo la fase di Ubaid si riscontra uno strato di fango alluvionale, che l'archeologo Woolley interpretò come la prova di una grande alluvione, anche conosciuta come diluvio sumerico, che si potrebbe intendere come la verità storica dietro a quanto raccontato nella Tōrāh e nella Bibbia. In questo periodo vennero costruite molte belle tombe, compresa quella della regina Puabi. In questi sacrari sono stati ritrovati alcuni manufatti che accennano ai nomi dei re Meskalamdug, Akalamdug e Abargi.
  • Impero accadico (ca. 2334-2154 a.C.). Durante questo periodo, i Sumeri furono dominati dai re di Akkad.
  • La III Dinastia di Ur e la rinascita neo-sumera (ca. 2112-2004 a.C.). Questo è un periodo di grande splendore per Ur. La terza dinastia fu stabilita quando il re Ur-Nammu (o Urnammu) salì al potere, regnando dal 2112 al 2094 a.C. Durante il suo regno furono costruiti mura, templi, inclusa la nuova ziggurat basata sulle fondazioni di quella della Prima dinastia, e fu migliorata l'agricoltura attraverso l'uso di impianti di irrigazione. Il suo codice di leggi (un frammento è stato identificato a Istanbul nel 1952) è il più vecchio documento conosciuto, anteriore anche al codice di Hammurabi.

La terza dinastia cadde nel 2004 a.C. (secondo il computo della cronologia media, 1940 a.C. secondo quella breve) quando gli Elamiti catturarono il re Ibbi-Sin e distrussero la città; il Lamento per Ur commemora questo evento. Sotto i re di Isin e di Larsa (2000-1800 a.C.) la città fu restaurata. La penultima fase di costruzione avvenne sotto re cassiti, attorno al 1400 a.C. Nel VI secolo a.C. ad Ur ci fu l'ultima ricostruzione edilizia sotto il re Nabucodonosor II di Babilonia. L'ultimo re babilonese, Nabonido, restaurò la ziggurat di Nanna.

Codice di Ur-Nammu

I Sumeri furono pionieri pure nel campo delle scienze e del diritto. Per quanto riguarda la legislazione, per molto tempo si è pensato che il primo insieme di leggi dell’umanità fosse il Codice di Hammurabi, promulgato dal re babilonese intorno al 1755 a.C. Tuttavia oggi si sa che, quasi quattrocento anni prima, furono i Sumeri a stilare il primo corpus giuridico di cui si abbia contezza: il Codice di Ur-Nammu, dovuto appunto a Ur-Nammu, fondatore della III dinastia di Ur. Il testo, ricostruito a partire dalle sei copie esistenti, permette di capire che il codice era strutturato in tre parti. Il prologo spiegava come, dopo essere stato eletto re dagli dei, Ur-Nammu instaurò la giustizia in tutto il Paese, riformando tra le altre cose il sistema di pesi e misure e proteggendo i più deboli in modo che, per esempio, gli orfani e le vedove non venissero sfruttati dai potenti. Le “leggi”, purtroppo giunte ai nostri giorni solo parzialmente, costituivano la seconda parte: al loro interno erano illustrati alcuni casi di violazione delle regole sociali del Paese e si stabiliva la pena corrispondente. Figurava poi un epilogo che recitava una serie di maledizioni contro chi avesse danneggiato o modificato il testo. Sia la struttura sia il contenuto di certe disposizioni influirono sui codici mesopotamici successivi, a cominciare da quello di Hammurabi, e tramite questo sulle leggi dell’Antico Testamento, nonché su alcuni corpus classici come le norme romane comprese nelle Leggi delle XII tavole.

Il Tempio: Cuore della Città e Dimora del Dio

Nel mondo sumero, il concetto di regalità era profondamente intrecciato con la sfera divina. Ogni città aveva la sua divinità "poliade", comprensiva della sua paredra e della sua corte di divinità-servitori. Tale gruppo religioso era ospitato in un preciso santuario che costituiva la reggia della divinità poliade, risultando essa il vero sovrano della città, il cui re umano ne era solo il rappresentante. Così, ad esempio, le tre divinità sumeriche principali, An, Enlil ed Enki erano rispettivamente le divinità sovrane delle città di Uruk, Nippur ed Eridu. Ur, in particolare, era la città dedicata a Nanna, il dio lunare.

Il tempio mesopotamico è la "casa" del dio (segno cuneiforme per il sumerico é (e-2), lett. "casa", quindi "casa" di un dio, "tempio"). Tale "casa" è stata costruita dall'uomo, in qualità di suo servitore, ma il luogo e il tipo di "casa" sono sempre scelti dal dio che comunica i suoi voleri per mezzo di sogni o altre "ierofanie". Quindi il tempio è la casa dove il dio ha scelto di vivere, la stessa collocazione del trono del dio all'interno dell'area templare avviene per scelta divina, comunicata per mezzo di una ierofania. Solo qui l'uomo può incontrare il suo dio e tale incontro è il solo consentito dalla divinità. Le liturgie nel mondo religioso mesopotamico, con i suoi imponenti santuari, erano attività quotidiane e consistevano nella recitazione di inni e lamentazioni per comunicare con il dio impetrandone la compassione.

Ziggurat di Ur

Nel sito archeologico di Ur spiccano le rovine di una imponente ziqqurat (alta 21 metri) ed ancora in gran parte intatto un tempio dedicato a Nanna, la divinità della luna nella mitologia sumera. La prima ziggurat di Ur fu costruita nel 2550 a.C. durante la prima dinastia, poi fu distrutta dagli Accadi. Il re Ur-Nammu della terza dinastia più o meno nel 2100 a.C. fece costruire una nuova ziggurat sulle fondamenta di quella precedente. La ziggurat era in onore del dio della luna Nanna (o Nannar) e alla sua paredra Ningal. La base della ziggurat misura 62,5 x 43 metri e l'altezza quasi 21 metri. Come le altre ziggurat, è una piramide a gradoni. Le pareti, invece di alzarsi verticalmente, si inclinano molto verso l'interno, suggerendo l'idea del moto ascensionale. Per creare un armonioso legame tra i piani, tre scalinate, ognuna di 100 gradini, convergono sotto una torre di guardia a forma di cupola. Le scalinate laterali erano riservate ai civili, mentre la scala centrale poteva essere percorsa solo dai sacerdoti. Le pareti sono leggermente curvate per evitare l'effetto ottico che esse si pieghino verso l'interno. La Ziqqurat fu costruita in mattoni, i quali nella parte bassa sono tenuti uniti con il bitume, invece nella parte superiore venne utilizzata a tale scopo la malta per aumentare la leggerezza della struttura. Fino a oggi, appena il 20% del sito è stato scavato. Vi si conserva la ziggurat meglio preservata al mondo, un edificio piramidale a gradoni, che nell'antica Mesopotamia serviva da tempio. L'ultimo re babilonese, Nabonido, restaurò la ziggurat di Nanna.

Mitologia Sumera: Cosmogonia, Pantheon e il Destino dell'Uomo

I principi della religione sumera postulano un mondo governato dagli dèi, conformemente ai Me (cuneiforme: ), ciò che rende conforme a ciò che deve essere. Agli uomini era destinato il compito di servire gli dèi, e quando gli uomini si ribellavano al loro destino, ecco questi ultimi scatenare il Diluvio universale per punirli. La liberazione da questa colpa, ovvero il perdono degli dèi, era frutto innanzitutto della loro "confessione" pubblica.

Il pantheon sumerico era ricco e complesso. Al vertice si trovava An (sumerico: AN / ANU), il dio del Cielo, da cui tutto ebbe origine. La cosmogonia mesopotamica concepisce l'universo suddiviso nelle quattro regioni dell'universo (sumerico: an-ub-da-limmu-ba; accadico: kibrāt arbāʾi). Sopra ogni cosa si colloca la regione celeste che nelle successive teologie sarà a sua volta suddivisa in: Cielo, Cielo di Mezzo e Cielo di An. La superficie terrestre nasconde nelle sue profondità un livello di acque dolci primordiali, sotto cui si pongono le regioni infere (per i Sumeri, a differenza degli Accadi, gli Inferi potevano anche collocarsi in una regione di superficie).

Le divinità principali includevano:

  • Enlil: il capo del pantheon sumerico. NIPPUR, la città di Enlil, era considerata la “Gerusalemme” dei Sumeri, il cuore religioso. Una teologia della scuola di Nippur vuole che prima che venisse ad essere il dio An (Cielo) e la dea Ki (Terra) esisteva in un luogo indicato con il nome di uru-ul-la (lett. "città antica": cosmo embrionale), uno stato potenziale di vita, in cui sussistevano un insieme di coppie di divinità dette "padri e madri" i cui epiteti sono en (signore, cuneiforme: ) e nin (signora, cuneiforme: ). Da questo mondo embrionale di coppie divine furono generati An e Ki (Cielo e Terra). Da An e Ki nacque Enlil, il sovrano degli dèi. Enlil è celebrato nell' "Inno a Enlil e all’Ekur".
  • Enki: il protettore dell'umanità, dio delle acque dolci sotterranee. Da An e Nammu (dea dell'acqua fluttuante, Abzu) nacque Enki, il dio dell'acqua dolce sotterranea. La teologia della scuola di Eridu, il centro di culto di Enki, è raccolta nel testo, decisamente più tardo e in lingua semitica, dell'Enûma Eliš. Enki è il protagonista di miti come "Enki e l’ordine del mondo" e "Il mito di Inanna e l’albero huluppu".
  • Inanna: dea della fertilità, dell’amore e della guerra. È la protagonista di inni religiosi ("Inno a Inanna") e riti come il "Matrimonio sacro tra Dumuzi e Inanna". Il sigillo cilindrico dello scriba Adda raffigura la dea Ishtar (Inanna) rappresentata frontalmente, con asce e mazze dalle spalle e un cespuglio (probabilmente un mazzo di datteri) nella mano sinistra.
  • Utu: il dio Sole. Sul sigillo cilindrico, Shamash (Utu), il dio del Sole, è in procinto di emergere, o di sorgere, in mezzo alle montagne, mentre dalle sue spalle si estendono i raggi solari. È onorato con l' "Inno a Utu".
  • Nanna: il dio lunare di Ur, venerato in particolare nella grande ziggurat della città.
  • Ereshkigal: la Regina del Mondo Infero.

Sigillo cilindrico con divinità mesopotamiche (Scriba Adda)

La creazione dell'uomo è un tema centrale della mitologia sumera, presentata attraverso diverse tradizioni. La prima tradizione, appartenente alla scuola teologica di Nippur, vede l'uomo nascere come una pianta, seminata dal dio Enlil, come descritto ne "Il poema della zappa" (inizio II millennio). La seconda tradizione appartiene alla scuola teologica di Eridu. Il testo sumerico conosciuto come "Enki e Ninmah" (circa mezza dozzina di esemplari frammentari; inizio II millennio) narra come, dopo la creazione dell'universo, le dee madri iniziarono a partorire. Per nutrirle, gli dèi dovettero sottoporsi al lavoro, con gli dèi maggiori che lo sovrintendevano, mentre gli dèi minori eseguivano i lavori pesanti. Gli dèi iniziarono a lamentarsi della situazione mentre il dio Enki, a cui loro dovevano l'esistenza, dormiva nel suo regno, l'Engur (il regno delle Acque sotterranee). Gli dèi attribuivano la loro condizione ad Enki. Alle parole di sua madre Nammu, Enki si alzò dal suo letto; il dio cominciò ad andare avanti e indietro nella sua santa cella, riflettendo si batté la coscia; il Saggio, l’intelligente, l’accorto che conosce per virtù propria tutto ciò che è ritualmente perfetto, il creatore, colui che forma ogni cosa, fece uscire l’embrione (sigensighar, la "matrice", le "ovaie"); Enki modellò per lui le braccia e formò il petto; Enki, il creatore, fece entrare all'interno della sua creatura la sua saggezza; egli quindi parlò a sua madre Nammu: "Madre mia, alle creature che tu farai esistere assegna come compito la corvée degli dèi; dopo che tu avrai mescolato l’argilla sopra l’Apsû, plasmerai l’embrione (sigensighar) e l’argilla, facendo sì che la creatura esista, e Ninmaḫ sia la tua aiutante."

La terza tradizione si rifà a un testo bilingue (sumerico e accadico) rinvenuto nella presunta biblioteca del re assiro Tukulti-apil-ešarra I (1115-1077 a.C.). L'opera non conosce il dio Marduk, ed è quindi probabilmente anteriore alle riforme religiose babilonesi. La teologia ivi contenuta risentirebbe quindi di un'influenza accadica: è l'unico testo antropogonico in cui la creazione dell'uomo richieda il versamento di sangue da parte di alcuni dèi. Il testo si avvia con la creazione del Cosmo per mezzo la separazione del Cielo e della Terra, quindi del dominio degli dèi Anunna che stabiliscono le regole dell'universo. Allora il dio Enlil prende la parola e chiede loro cosa vogliano fare e questi rispondono al re degli dèi che vogliono recarsi nella cella del suo tempio (l'Uzuma di Duranki) e lì uccidere due dèi Alla: «affinché il loro sangue faccia germogliare l'umanità;/le corvée degli dèi sia il loro compito:/che egli prendano in mano la zappa e il canestro di lavoro,/…».

Un altro mito fondamentale è quello del Diluvio. Il mito di Ziusudra - l’epica sumera del Diluvio - narra di una grande alluvione, un tema che trova riscontro in narrazioni successive, inclusa quella biblica.

L'Epopea di Gilgamesh, il leggendario re di Uruk, emerge come una delle figure più straordinarie della letteratura antica. Essa racconta le imprese del giovane monarca di Uruk, Gilgamesh, che s’imbarca in un viaggio alla ricerca dell’immortalità. Il viaggio è presentato come cammino spirituale e trasformazione del re, ma affronta anche il tema della morte e dell'impossibile superamento della stessa.

Ur dei Caldei: Ponte tra Antico e Moderno

Ur è nominata quattro volte nell'Antico Testamento, con la distinzione "di Kasdim/Kasdin" - reso tradizionalmente in italiano come "Ur dei Caldei" riferendosi alla popolazione dei Caldei che si erano stanziati lì vicino già intorno al 900 a.C. Nella Genesi, il nome appare in 11:28, in 11:31 e in 15:7. Nel libro dei Giubilei si afferma che Ur è stata fondata nel 1687 Anno Mundi da Ur figlio di Kesed, probabile discendente di Arphaxad, inoltre si afferma che durante quello stesso anno iniziarono le guerre sulla Terra.

La tradizione vuole che a Ur Abramo abbia ricevuto la sua chiamata da Dio. Ur è il luogo di nascita del padre che unisce ebrei, cristiani e musulmani, rendendola un punto di convergenza per le tre grandi religioni monoteistiche. Papa Francesco è stato il primo pontefice della storia a recarsi nella città di Abramo, patriarca comune del giudaismo, del cristianesimo e dell'islamismo, il 6 marzo 2021, per un inedito incontro interreligioso sulle rovine dell'antica Ur. Se san Giovanni Paolo II aveva programmato di recarsi in quel luogo nell'anno 2000, il viaggio era stato annullato alla fine per mancanza di garanzie sulla sicurezza. "Questo luogo benedetto ci riporta alle origini, alle sorgenti dell’opera di Dio, alla nascita delle nostre religioni - ha detto Francesco rivolgendosi a rappresentanti sunniti, sciiti, yazidi - In questa piazza, davanti alla dimora di Abramo nostro padre, sembra di tornare a casa. Qui egli sentì la chiamata di Dio, da qui partì per un viaggio che avrebbe cambiato la storia". "Noi - ha continuato il Papa - siamo il frutto di quella chiamata e di quel viaggio. Dio chiese ad Abramo di alzare lo sguardo al cielo e di contarvi le stelle. In quelle stelle vide la promessa della sua discendenza, vide noi".

L'attesa di Papa Francesco a Ur dei Caldei

Per ricucire le ferite delle guerre che hanno segnato fratture nella millenaria storia di convivenza tra fedi e popoli diversi del Medio Oriente, Ur diventa così il luogo di ripartenza del dialogo interreligioso. Il luogo privilegiato per ribadire l’appello alla fratellanza. Mentre s’intonano canti in arabo alternati al ronzio di un drone e si leggono brani della Genesi e del Corano, il vento gioca con le vesti bianche del Papa. La prospettiva da seguire è quella sulle orme di Abramo che guardò il cielo, «e guardando l’oltre di Dio ci rimanda all’altro del fratello» e camminò sulla terra, in «un cammino in uscita che ci fa comprendere che abbiamo bisogno gli uni degli altri», dice Francesco. Lo stesso a cui sono chiamati i credenti. Il Papa ha allora ribadito che «non ci sarà pace finché gli altri non saranno un “noi”», che «la via che il Cielo indica al nostro cammino è la via della pace» e ha ricordato tutte le ferite di questa terra, le sofferenze delle comunità perseguitate, in particolare degli Yazidi. «Da questo luogo sorgivo di fede, dalla terra del nostro padre Abramo, affermiamo che Dio è misericordioso e che l’offesa più blasfema è profanare il suo nome odiando il fratello» ha quindi affermato papa Francesco. E con chiarezza ha ribadito: «Ostilità, estremismo e violenza non nascono da un animo religioso: sono tradimenti della religione. E noi credenti non possiamo tacere quando il terrorismo abusa della religione. Anzi, sta a noi dissolvere con chiarezza i fraintendimenti. Non permettiamo che la luce del Cielo sia coperta dalle nuvole dell’odio!». E poi le parole della responsabilità da assumersi: «Sta a noi, umanità di oggi, e soprattutto a noi, credenti di ogni religione, convertire gli strumenti di odio in strumenti di pace. Sta a noi esortare con forza i responsabili delle nazioni perché la crescente proliferazione delle armi ceda il passo alla distribuzione di cibo per tutti. Sta a noi mettere a tacere le accuse reciproche per dare voce al grido degli oppressi e degli scartati sul pianeta! Sta a noi mettere in luce le losche manovre che ruotano attorno ai soldi e chiedere con forza che il denaro non finisca sempre e solo ad alimentare l’agio sfrenato di pochi. Sta a noi custodire la casa comune dai nostri intenti predatori. Sta a noi ricordare al mondo che la vita umana vale per quello che è e non per quello che ha, e che le vite di nascituri, anziani, migranti, uomini e donne di ogni colore e nazionalità sono sacre sempre e contano come quelle di tutti! Sta a noi avere il coraggio di alzare gli occhi e guardare le stelle, le stelle che vide il nostro padre Abramo, le stelle della promessa». Questo il programma esigente di Abramo oggi. Nella consapevolezza che in questo momento più alto del viaggio apostolico in Iraq, condiviso con i rappresentanti delle diverse religioni, si gioca il futuro dell’umanità.

Al termine dell’incontro nella Piana di Ur dei Caldei un frate ha intonato in arabo la Preghiera dei figli di Abramo che si apre con il ringraziamento al Signore per il dono di un padre comune nella fede.

Casa di Abramo a Ur (ricostruzione)

Archeologia a Ur: Scoperte e Vita Quotidiana

La maggiore fonte di reperti, nonché l'area di scavo più estesa, consiste nel cimitero reale di Ur. Il primo scavo fu eseguito dal console britannico J.E. Taylor, che riportò alla luce una parte della ziggurat. Furono ritrovati cilindri di terracotta recanti iscrizioni in caratteri cuneiformi ai quattro angoli sulla sommità della ziggurat. Le iscrizioni appartenevano a Nabonido, l'ultimo re di Babilonia (539 a.C.), le quali si concludevano con una preghiera per il suo figlio Belshar-uzur (Bel-ŝarra-Uzur), il Baldassarre del libro di Daniele. Furono trovate tracce di una antecedente restaurazione ad opera di Ishme-Dagan di Isin, di Gimil-Sin di Ur e di Kuri-galzu, un re cassita di Babilonia del XIV secolo a.C. Taylor fece ulteriori scavi e in tutta la città trovò abbondanti resti di sepolture di epoca posteriore.

La prima campagna di scavi vera e propria ebbe luogo nel 1919 e fu diretta da H. R. Hall; in seguito, dal 1922, una missione comune del British Museum e dell'università di Pennsylvania, diretta da L. Woolley, vi scavò per dodici anni consecutivi. Furono scoperte un totale di circa 1.850 sepolture, comprese sedici che furono descritte come “tombe reali” in quanto non solo contenevano un gran numero di importanti manufatti, ma anche a causa del diverso rituale di sepoltura nel quale intervenivano sacrifici umani. Infatti, per scortare il re o la regina nell'aldilà, erano immolati, più o meno volontariamente, cortigiani, domestici, guardie e musicisti di corte. La maggior parte delle tombe reali erano datate al 2600 a.C. circa. I ritrovamenti includevano anche la tomba intatta della regina Puabi. Ben diciassette vittime umane, tra cui dieci dame della corte con addosso bellissimi ornamenti d'oro, di lapislazzuli e di corniola furono sepolte insieme a lei.

Vicino allo ziggurat di Nanna furono inoltre scoperti il tempio di E-nun-mah e le costruzioni di E-dub-lal-mah (eretto per un re), E-gi-par (residenza del sommo sacerdote) e E-hur-sag (una costruzione templare). Fuori dalla zona dei templi, furono ritrovate molte case usate nella vita di tutti i giorni. Di questo periodo i resti più significativi sono le case private, che ci danno un ritratto fedele della vita della città fra il III e il II millennio a.C. Le case avevano l'aspetto di odierne ville, per lo più con due piani per un totale di 13 o 14 stanze. Il piano inferiore era costituito solidamente da mattoni cotti, quello superiore di quadroni di argilla; le pareti erano lisce, intonacate e imbiancate. L'entrata era succeduta da un piccolo atrio dove erano situate vasche per lavarsi mani e piedi. Da lì si entrava nell'ampio e luminoso cortile interno pavimentato con bellissime lastre. Intorno al cortile erano distribuite la sala da ricevimento, la cucina, le stanze d'abitazione e della servitù, la cappella di culto. Una scalinata portava al piano superiore dove erano situate le stanze da letto e i bagni.

Gli scavi, inoltre, si spinsero sotto lo strato reale delle tombe portando alla luce uno strato spesso 3,5 metri di argilla alluvionale e altri strati più antichi come quelli del periodo di Ubaid, nella quale si formarono i primi insediamenti nella Mesopotamia del sud.

Oggi, non c'è un villaggio moderno nelle vicinanze di Ur, e a causa di ciò la città non ha mai ricevuto molti visitatori, anche se il sito è stato reso accessibile. Durante il regime di Saddam Hussein fu costruita una base militare adiacente al sito, il quale divenne inaccessibile per qualsiasi viaggiatore. All'inizio degli anni novanta fu consentito a una manciata di viaggiatori di fare un giro del luogo, scortati dai soldati, ma non fu loro permesso arrampicarsi sulla ziggurat a causa della possibilità di osservare la vicina base militare. Subito dopo questo episodio, l'invasione irachena del Kuwait nel 1990 rese impossibile ulteriori visite e vi fu grande preoccupazione per la prossimità della base militare al sito archeologico. Con il paese devastato dalla guerra cominciata nel 2003, il debole governo di Baghdad (Iraq) ha avuto ben altre priorità che finanziare scavi su larga scala a Ur - ritenuto il paese di nascita di Abramo e una delle culle della civiltà. "Quando riprenderanno gli scavi (su larga scala), tonnellate di oggetti antichi verranno portate alla luce, riempiendo interamente i musei."

Ricostruzione del cimitero reale di Ur

L'Eredità Intellettuale e Culturale di Ur e Sumer

Nonostante la grande eredità, costituita da una documentazione scritta che supera i 200mila testi, quella dei Sumeri continua tuttora a essere una cultura sconosciuta a molti. La ragione risiede nel fatto che, a differenza di altri popoli antichi, i Sumeri non sono menzionati né nell’Antico Testamento né nelle opere greco-romane, e sono stati scoperti soltanto nella seconda metà del XIX secolo. Una simile lacuna ha fatto sì che la Grecia sia stata e sia considerata ancora oggi la culla della civiltà occidentale. Tutto ciò sebbene le caratteristiche fondamentali di una cultura avanzata - l’urbanizzazione, la scrittura e le scienze - avessero avuto origine molto tempo prima, e proprio a Sumer. In tal senso è tuttora valida la tesi proposta nel 1956 dallo studioso statunitense Samuel Noah Kramer: la storia, e con essa la civiltà, sorsero a Sumer.

Oltre al diritto, i Sumeri furono pionieri nel campo delle scienze. Non sentirono mai il bisogno di elaborare trattati che, in modo sistematico, illustrassero le loro conoscenze. Ma le testimonianze scritte provano il ragguardevole sviluppo raggiunto in discipline quali la matematica, l'astronomia e la medicina. In ambito matematico le misure di lunghezza, capacità, peso ed estensione erano imperniate sul sistema sessagesimale, ovvero sulla base del numero sessanta. Ancora oggi è impiegato nella misurazione del tempo - per i minuti e per i secondi - e degli angoli - quelli di qualsiasi triangolo, sommati tra di loro, arrivano a 180°, un multiplo di sessanta.

D'altra parte, è senza dubbio nel campo dell'astronomia che i Sumeri realizzarono i progressi maggiori. Va attribuita a loro l'istituzione del modello geocentrico, che prevede la posizione centrale della terra nell'universo. Questo, con certe varianti, si sarebbe mantenuto fino alla rivoluzione scientifica del XVI e del XVII secolo. Per i Sumeri l'universo si divideva in tre parti: il cielo, con gli altri pianeti; la terra, abitata da esseri viventi e che fluttuava su un oceano di acqua dolce, e l'inframondo, dove si trovavano i defunti. La terra aveva forma rettangolare e comprendeva l'intero mondo noto nel III millennio a.C., dal Mediterraneo e dal lago di Urmia, a nord, fino al golfo Persico, a sud. Oltre al sole e alla luna, tra i diversi astri del cielo i Sumeri conoscevano i cinque pianeti del sistema solare visibili a occhio nudo: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Il più studiato era senz'altro Venere, che identificarono con Inanna, la dea dell'amore e della guerra. Chiamarono gli avvistamenti mattutini e serali di questo pianeta “Inanna dell’alba” e “Inanna della sera”, proprio come più tardi si sarebbe fatto con le nostre espressioni “stella del mattino” e “stella della sera”. Per gli antichi abitanti di Sumer la luna era il corpo celeste più importante, e infatti impiegavano un calendario lunare, basato sulle fasi del satellite. Secondo questo sistema, ogni mese aveva ventinove o trenta giorni, e l'anno ne contava circa 354.

Assieme alla matematica e all'astronomia, i Sumeri si distinsero anche per le conoscenze in ambito medico. Gli archeologi hanno rinvenuto diverse tavolette con le prime ricette mediche della storia, che contemplavano la descrizione della patologia, la lista di prodotti necessari e le istruzioni per preparare e applicare il rimedio: si tratta per lo più di cataplasmi e pozioni, e si è conservata anche la ricetta di una sorta di lavanda. Pur essendo difficile identificare le malattie a cui fanno riferimento, le istruzioni pervenuteci attestano lo stato avanzato della farmacologia sumera. Grazie a metodi sofisticati riuscivano inoltre a ricavare sostanze come alcali in polvere e il nitrato di potassio, o salnitro.

È dunque a Sumer, e in particolare a Ur, che risultano documentati per la prima volta gli elementi più caratteristici della civiltà occidentale: l'urbanizzazione, la letteratura, i codici delle leggi e le scienze. Ed è stato possibile capirlo grazie al fatto che utilizzarono supporti nella scrittura come le tavolette di argilla, che hanno consentito di conservare una parte importante del loro patrimonio letterario e scientifico. Altre civiltà loro coeve, come quella egizia o quella della valle dell’Indo, non hanno trasmesso simili dati, rendendo l'eredità di Ur un tesoro inestimabile per la comprensione delle radici della civiltà umana e delle sue espressioni religiose.

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