La Fecondazione Assistita e il Matrimonio Canonico: Un Intreccio Complesso tra Diritto, Etica e Società, con Riflessioni sul Disconoscimento della Paternità

La fecondazione assistita rappresenta uno dei temi più dibattuti e complessi del panorama giuridico, etico e sociale contemporaneo. Questo argomento, di profonda risonanza per l'individuo e per la collettività, si interseca in modo significativo con le fondamenta del diritto di famiglia, con le posizioni della Chiesa cattolica riguardo al matrimonio canonico e alla procreazione, e con le dinamiche in costante evoluzione del costume sociale. Affrontare una tematica così delicata richiede un'analisi approfondita e strutturata, tipica di un lavoro accademico come una tesi di laurea, che si distingue per essere stata verificata da un docente universitario e dalla commissione in sede d'esame. La redazione, inoltre, controlla prima della pubblicazione la completezza dei materiali e, dal 2009, anche l'originalità della tesi attraverso il software antiplagio Compilatio.net, garantendo l'affidabilità delle informazioni. L'Utente, in questo contesto, è l'unico ed esclusivo responsabile del materiale di cui acquista il diritto alla consultazione, impegnandosi a non divulgare a mezzo stampa, editoria in genere, televisione, radio, Internet e/o qualsiasi altro mezzo divulgativo esistente o che venisse inventato, il contenuto della tesi che consulta o stralci della medesima.

La Fecondazione Assistita in Italia: Contesto Sociale, Dati e Prime Criticità Etiche

In Italia, la realtà della sterilità di coppia ha raggiunto oramai cifre da brivido, rappresentando una sfida sempre più pressante per la società contemporanea. Si osserva, infatti, che oltre una coppia su cinque non è in grado di assicurarsi una discendenza, con una percentuale che tende ad aumentare di anno in anno, evidenziando l'ampiezza del fenomeno e la conseguente ricerca di soluzioni attraverso la procreazione medicalmente assistita. Con queste premesse, già oggi ben 300 strutture italiane praticano la fecondazione assistita. Si stima che tra le 50.000 e le 70.000 coppie si rivolgano a questi centri ogni anno, e che oltre 100.000 siano i pre-embrioni custoditi nei criocongelatori, sottolineando la vastità e la delicatezza delle questioni in gioco.

Parallelamente alla diffusione di queste pratiche, cominciarono le critiche, i processi e le proposte di legge per porre un freno alla pratica. La successiva introduzione e diffusione della fecondazione in vitro ha scatenato la Chiesa cattolica anche su un secondo versante: quello del congelamento e della distruzione degli embrioni prelevati in soprannumero allo scopo di aumentare le possibilità di riuscita della fecondazione. Questo aspetto ha alimentato un acceso dibattito bioetico, ponendo l'accento sulla dignità dell'embrione e sulla liceità di manipolare la vita nascente.

Statistiche sulla sterilità di coppia in Italia

Il Diritto Canonico e la Bioetica Cattolica Sulla Procreazione Assistita: Obiezioni e Controargomentazioni

Le posizioni della Chiesa cattolica sulla fecondazione assistita sono state, e continuano ad essere, un punto di riferimento fondamentale nel dibattito etico e legislativo, soprattutto in un paese come l'Italia. Le obiezioni principali si sono concentrate su diversi aspetti della procreazione medicalmente assistita. Innanzitutto, la fecondazione in vitro è stata criticata per la sua natura artificiale e per la separazione dell'atto procreativo dall'atto sessuale coniugale, considerato l'unico contesto legittimo per la generazione della vita secondo la dottrina. Un altro versante di critica, come menzionato, riguarda il congelamento e la distruzione degli embrioni prelevati in soprannumero, visti come esseri umani a tutti gli effetti, la cui vita non dovrebbe essere manipolata o interrotta.

Quanto alle obiezioni secondo cui la fecondazione eterologa minerebbe la stabilità della famiglia, è interessante notare come statistiche USA mostrino dati che vanno nella direzione diametralmente opposta, sia per quanto riguarda la solidità della coppia sia per quanto riguarda la cura nei confronti dei bambini. Queste statistiche suggeriscono che l'amore e l'impegno genitoriale non sono intrinsecamente legati alla genetica, ma piuttosto alla volontà e alla capacità di accudire e crescere un figlio.

Sulla (eventuale) sofferenza che proverebbe il bambino nel non conoscere il padre biologico, è agevole constatare come tali difficoltà siano riscontrabili, anche in questa circostanza, nel caso dell’adozione. L'esperienza dell'adozione dimostra che la costruzione di legami affettivi solidi e la piena realizzazione del bambino non dipendono necessariamente dalla conoscenza del genitore biologico, ma piuttosto dalla qualità delle relazioni familiari e dal supporto psicologico e sociale offerto.

Un altro fronte di dibattito si è aperto riguardo alle donne sole e/o lesbiche che intenderebbero accedere all’AID (Artificial Insemination by Donor), alle quali una certa corrente di pensiero (soprattutto cattolica) non vorrebbe concedere tale possibilità. Si può rilevare come, nella stragrande maggioranza dei casi, esse potrebbero comunque raggiungere lo scopo anche attraverso un rapporto eterosessuale tradizionale. La domanda provocatoria che ne deriva è: dovremmo quindi vietare anche queste gravidanze? E dovremmo conseguentemente considerare illecito il figlio di una ragazza madre? Queste domande mettono in evidenza le incoerenze di un approccio che si concentra sulla modalità di concepimento piuttosto che sulla capacità genitoriale.

Per finire, un’osservazione sulla fecondazione di donne anziane ha sollevato ulteriori perplessità, principalmente legate ai rischi per la salute della madre e del bambino e alla capacità genitoriale in età avanzata. Tuttavia, anche in questo caso, il dibattito si sposta sulla libertà riproduttiva individuale e sul ruolo della medicina nel supportare desideri legittimi, pur con le dovute cautele mediche. Le tesi cattoliche sono facilmente smontabili, se analizzate da prospettive che abbracciano la realtà sociale e le evidenze scientifiche e statistiche.

La dottrina della Chiesa e il rapporto con la Riproduzione Assistita- intervista a Rev. R. Ford

L'Evoluzione Legislativa Italiana: Dalla Necessità di una Legge alla Genesi della Legge 40/2004

La necessità di non restare privi di una legge ha dato impulso alla discussione sull’argomento della fecondazione assistita in Italia. Questo vuoto normativo ha generato incertezza e disparità di trattamento, rendendo urgente un intervento legislativo che potesse regolamentare una materia in continua evoluzione scientifica e sociale.

Nella XIII Legislatura, vari progetti di legge furono presentati, tutti volti a regolamentare la materia della procreazione medicalmente assistita. Dopo notevoli discussioni, il 27 gennaio 1998, la Commissione Affari Sociali della Camera licenziò un testo unificato (l’articolato), con il quale si autorizzava esplicitamente la fecondazione eterologa, riservata anche alle coppie conviventi. Questo rappresentò un momento significativo, indicando una potenziale apertura verso pratiche più ampie. Tuttavia, il testo unificato, giunto in discussione nell’aula della Camera, venne incredibilmente sconfessato, segnando un'inversione di rotta inaspettata. Il provvedimento rimase bloccato per oltre nove mesi alla Commissione Sanità del Senato, che finì per rinviare tutto all’aula. Passarono solo quattordici giorni, e si registrò un nuovo ribaltone: vennero approvati alcuni emendamenti agli emendamenti che finirono per rendere inapplicabile la legge, evidenziando una forte instabilità legislativa.

Perché tante capriole? La risposta è semplice: il compromesso iniziale non piaceva al Vaticano, che esercitava e continua ad esercitare una notevole influenza sul dibattito pubblico e politico italiano riguardo a queste tematiche sensibili. L’inizio della XIV Legislatura fu contrassegnato dalla presentazione di un nugolo di proposte di legge, generalmente più restrittive, riflettendo la pressione esercitata da determinate forze politiche e religiose. I radicali, in controtendenza, presentarono una propria proposta di legge di iniziativa popolare (il testo), cercando di promuovere un approccio più liberale.

Il 18 giugno 2002, la Camera dei Deputati approvò il disegno di legge con piccoli aggiustamenti, che sarebbe poi diventato la Legge 40/2004. Forti furono le proteste dentro e fuori palazzo Madama contro il provvedimento: anche l’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) scese in piazza per manifestare la propria contrarietà, evidenziando la profonda spaccatura nella società italiana. La legge 40 è stata ampiamente criticata per essere particolarmente arretrata, una delle più retrograde del pianeta in quel momento storico. Tra le sue disposizioni più controverse, essa esclude la fecondazione eterologa, limitando di fatto l'accesso a questa pratica essenziale per molte coppie. Inoltre, limita la fecondazione assistita esclusivamente alle coppie eterosessuali in età fertile e solo in presenza di accertata sterilità o infertilità, escludendo categorie come le donne single o le coppie omosessuali. Un altro punto focale delle critiche è il divieto di congelamento degli embrioni, pratica che in molti altri paesi è considerata standard per aumentare le possibilità di successo e ridurre i rischi per la donna. La legge assicura i diritti del concepito in modo tale da costringere la madre a subire l’impianto anche degli embrioni malati, sollevando seri dilemmi etici e sanitari. Inoltre, vieta la ricerca scientifica sugli embrioni, ostacolando il progresso della medicina, e, infine, ammette l’obiezione di coscienza, che, sebbene sia un principio riconosciuto, in questo contesto ha spesso limitato l'accesso ai servizi.

Cronologia legislativa italiana sulla fecondazione assistita

Le Sfide Giuridiche e la "Legge più Impallinata": La Decostruzione Progressiva della Legge 40

L’assurdità di tali norme, contenute nella Legge 40, è stata presto portata alla luce dai casi di cronaca e dalle successive pronunce giurisprudenziali. Questa legge ha collezionato sino a oggi un numero tale di sconfitte giuridiche da poter essere considerata la legge più impallinata della storia italiana, subendo modifiche sostanziali attraverso l'intervento dei tribunali e della Corte Costituzionale.

Un esempio emblematico fu la sentenza del maggio 2004 del Tribunale di Catania, che respinse la richiesta di una coppia di coniugi (portatori sani di betatalassemia) di impiantare solo embrioni sani. Secondo il giudice Felice Lima, «gli ovuli fecondati vanno impiantati, anche se c’è il rischio che possano essere portatori di malattie genetiche», una decisione che costrinse di fatto la coppia a recarsi all'estero per accedere a cure adeguate. Un’altra coppia, infatti, preferì quindi recarsi a Istanbul (Turchia) per permettere alla madre di essere fecondata con gli embrioni “sani”, in grado di salvare il figlio talassemico, dimostrando le limitazioni e le conseguenze della normativa italiana.

Il dilemma tra salute della donna e tutela dei “diritti dell’embrione” è emerso chiaramente nel caso di una signora di Cagliari, non disponibile a rischiare di avere un figlio talassemico né a ricorrere all’aborto terapeutico. Il tribunale civile di Cagliari ritenne fondato il problema della legittimità dell’articolo 13, che negava la possibilità di diagnosi preimpianto, e inviò gli atti alla Corte Costituzionale la quale, con ordinanza n. 369 del 9 novembre 2006, dichiarò inammissibile il quesito, pur senza entrare nel merito della questione di costituzionalità.

Nel gennaio 2008, fu il TAR del Lazio ad annullare per eccesso di potere le linee guida della legge 40, con particolare riguardo al divieto di diagnosi preimpianto agli embrioni, chiedendo nuovamente alla Consulta di pronunciarsi sulla costituzionalità della legge. Questo dimostrò la persistenza dei dubbi sulla conformità della legge ai principi costituzionali. Una sentenza della Corte Costituzionale dell’aprile 2009 ha infine giudicato illegittima la disposizione della legge 40/2004 che fissava a tre il numero massimo di embrioni impiantabili durante i processi di fecondazione artificiale, riconoscendo l'autonomia medica e la necessità di personalizzare il trattamento. La Consulta ha altresì dichiarato illegittimo l’articolo 3, laddove la legge aveva omesso di precisare che il trasferimento di embrioni deve essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna, rafforzando la tutela della salute materna.

Nel 2010, altri tribunali, come quelli di Catania e Firenze, hanno sottoposto nuovi dubbi di legittimità costituzionale alla Corte, mantenendo alta l'attenzione sulla questione. Nel novembre 2012, il tribunale di Cagliari ha autorizzato una coppia a effettuare la diagnosi preimpianto, aprendo la strada a decisioni analoghe. Nel 2013, i tribunali di Milano e Catania hanno messo in discussione la costituzionalità delle norme riguardanti la fecondazione eterologa, e quello di Roma ha ordinato la prima diagnosi preimpianto da effettuarsi in un centro pubblico, segnando un importante passo avanti nell'applicazione della legge.

Nel 2014, la Corte Costituzionale ha bocciato anche il divieto di accesso alla fecondazione eterologa, ritenendolo incostituzionale. Le Regioni hanno pertanto dovuto mettere a disposizione anche questo servizio, sebbene, purtroppo, lo facciano con estrema riluttanza, come dimostrato dalla decisione della Lombardia di renderlo a pagamento, un provvedimento che nel 2016 è stato bocciato anche dal Consiglio di Stato. Sempre nel 2015, la Corte costituzionale ha cancellato anche il divieto alle diagnosi preimpianto per le coppie affette da patologie conclamate, nonché il divieto assoluto alla selezione di embrioni, ampliando ulteriormente le possibilità terapeutiche e di prevenzione.

Il 18 novembre 2005 si era nel frattempo registrato un ulteriore sviluppo, con la formulazione (non unanime), da parte del Comitato Nazionale di Bioetica, di un parere sull’adozione degli embrioni criocongelati, riconoscendo la complessità etica e giuridica della loro destinazione. Il 28 agosto 2012 è stata la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a stabilire che una donna non deve essere costretta a subire l’impianto di embrioni gravemente malati, rafforzando il principio dell'autonomia decisionale e della tutela della salute della donna a livello internazionale.

Effetti delle sentenze della Corte Costituzionale sulla Legge 40

I Referendum Abrogativi della Legge 40 e la Reazione Istituzionale

I radicali, subito dopo l’introduzione della nuova legge, avviarono una raccolta di firme per chiedere cinque referendum abrogativi, totalmente o parzialmente, della legge 40, nella convinzione che la legge fosse ingiusta e insufficiente a rispondere alle esigenze sociali. La raccolta di firme fu coronata da successo, dimostrando un forte sentimento popolare di insoddisfazione nei confronti della normativa.

Il 5 gennaio 2005, il Governo, tuttavia, decise di ricorrere alla Corte Costituzionale contro il referendum, sollevando un vespaio di polemiche e critiche da parte delle forze politiche e sociali che sostenevano l'iniziativa referendaria. Il 13 gennaio, la Consulta ammise quattro referendum su cinque, bocciando solo il quesito che richiedeva l’abrogazione totale della legge, lasciando comunque la possibilità di un cambiamento significativo. La consultazione si svolse nelle giornate del 12 e 13 giugno 2005, alla fine di una campagna referendaria contrassegnata dai reiterati inviti all’astensione da parte delle gerarchie ecclesiastiche, preoccupate di risultare perdenti da un confronto a viso aperto. Il risultato fu purtroppo molto negativo: si recò alle urne solo un quarto della popolazione avente diritto, non raggiungendo il quorum necessario per la validità dei referendum e lasciando la Legge 40 sostanzialmente intatta, seppur con le successive modifiche imposte dalle sentenze della Corte Costituzionale.

Casistiche Particolari: Madri su Commissione e Contesto Giuridico Internazionale

La giurisprudenza si è dovuta interessare ad un’ulteriore casistica complessa: quella delle madri su commissione, o gestazione per altri. Sono quelle situazioni in cui la partoriente consegna il neonato alla coppia che lo ha richiesto, una pratica che solleva questioni etiche, giuridiche e sociali di enorme portata. La fecondazione, in questi casi, può avvenire attraverso la donazione di ovociti o l’intervento diretto del partner maschile della coppia richiedente.

Nel febbraio 2000, il magistrato romano Chiara Schettini autorizzò una coppia a «noleggiare» (gratuitamente) l’utero di un’amica di famiglia, una decisione che suscitò enorme scalpore nell'opinione pubblica e nel mondo politico. L’allora Ministro Rosi Bindi ricorse all’Avvocatura di Stato, la Procura ricorse inutilmente in Tribunale, mentre il Forum delle associazioni familiari (cattoliche) chiese l’impugnazione della sentenza, evidenziando la profonda divisione sulla liceità di tali pratiche.

Nel febbraio 2014, il tribunale di Milano ha assolto un uomo e una donna che si erano rivolte a una clinica privata di Kiev per ricorrere a pratiche (fecondazione eterologa e gestazione per altri) vietate in Italia ma lecite in Ucraina. Questo caso ha messo in luce la disparità normativa tra i paesi e le difficoltà incontrate dalle coppie italiane. La Cassazione, tuttavia, ha ribaltato la sentenza e ha tolto il figlio alla coppia, riaffermando il divieto di gestazione per altri nel diritto italiano. Nel 2015, la Corte europea dei diritti dell’Uomo ha dato torto all’Italia, che aveva tolto il bambino a un’altra coppia che si era rivolta a una donna russa per la gestazione per altri, sottolineando l'importanza del legame di fatto e del superiore interesse del minore, anche in presenza di normative nazionali restrittive.

A livello internazionale, le legislazioni sulla fecondazione assistita presentano profonde differenze. In FRANCIA, la fecondazione assistita è ammessa e riservata a coppie sposate o conviventi. La GERMANIA la ammette, ma la riserva solo alle coppie sposate. Il REGNO UNITO, invece, la ammette e la riserva a coppie sposate o conviventi e a donne singole, mostrando un approccio più inclusivo. La SPAGNA segue una linea simile, ammettendo la fecondazione assistita per coppie sposate o conviventi e a donne singole. Negli USA, esistono profonde differenze tra stato e stato; generalmente, però, è ammessa sia la fecondazione omologa che l’eterologa, ed è diffusa anche la gestazione per altri, evidenziando un panorama normativo molto frammentato e diversificato.

La dottrina della Chiesa e il rapporto con la Riproduzione Assistita- intervista a Rev. R. Ford

Il Disconoscimento della Paternità: Un Pilastro del Diritto di Famiglia di Fronte alle Nuove Realità Procreative

Il tema del disconoscimento della paternità, pur avendo radici profonde nel diritto di famiglia tradizionale, assume nuove e complesse sfaccettature alla luce delle tecniche di fecondazione assistita. L'evoluzione storica dell'azione di disconoscimento della paternità è avvenuta in concomitanza con la riforma del diritto di famiglia e del mutamento del costume sociale, riflettendo la necessità di adattare la legge alle mutevoli concezioni della famiglia e della filiazione. In questo contesto, il principio del "favor veritatis" ha guadagnato sempre più rilevanza, cercando di far emergere la verità biologica nel rapporto di filiazione padre-figlio.

L'azione per il disconoscimento della paternità è un procedimento legale volto a contestare la presunzione di paternità del marito nei confronti del figlio nato in costanza di matrimonio. L'ammissibilità di tale azione è regolata da specifici casi previsti dalla legge. Quando un figlio nasce all'interno di un matrimonio, automaticamente gli viene riconosciuto lo status di legittimo, nonché di figlio del marito, in virtù della presunzione di paternità stabilita dall'ordinamento giuridico. Tuttavia, questa presunzione non è assoluta e può essere contestata.

L'onere della prova, in tali contesti, ricade su chi intende disconoscere la paternità, che deve dimostrare l'assenza di un legame biologico tra il marito e il figlio.

L'Articolo 231 del Codice Civile italiano, intitolato "Paternità del marito", stabilisce un principio fondamentale: "Il marito è padre del figlio concepito durante il matrimonio". Questa norma costituisce la base della presunzione di paternità, un pilastro dell'impianto giuridico della famiglia.

L'Articolo 232 del Codice Civile, rubricato "Presunzione di concepimento durante il matrimonio", specifica ulteriormente che si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando non siano ancora trascorsi trecento giorni dalla data dell'annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. La presunzione opera anche se il figlio nasce prima di centottanta giorni dalla celebrazione del matrimonio, a meno che uno dei coniugi, o il figlio stesso, non ne disconoscano la paternità. Questa presunzione è stata introdotta per tutelare lo status del figlio e la certezza delle relazioni familiari, ma consente, come si vede, la possibilità di disconoscimento in determinate circostanze. Questa presunzione non si applica, inoltre, quando i coniugi si siano legalmente separati o vi sia stato un giudizio di separazione, o dei giudizi previsti nel comma precedente, al momento del concepimento.

L'Articolo 233 del Codice Civile, intitolato "Nascita del figlio prima dei centottanta giorni", prevede che il marito possa disconoscere il figlio nato prima che siano trascorsi centottanta giorni dalla celebrazione del matrimonio, se uno dei coniugi, o il figlio stesso, non ne disconoscano la paternità. Questo articolo offre una specifica finestra temporale per contestare la paternità in caso di concepimento avvenuto prima o in concomitanza con l'inizio della relazione matrimoniale.

Infine, l'Articolo 235 del Codice Civile, relativo al "Disconoscimento della paternità", elenca i casi in cui il marito può disconoscere il figlio:

  1. Se dimostra che durante il periodo legale del concepimento sua moglie non ha avuto rapporti sessuali con lui.
  2. Se dimostra che, pur avendo avuto rapporti, l'infecondità del marito o l'adulterio della moglie, o entrambi, rendevano impossibile la paternità.
  3. Se il figlio è nato quando la moglie era già incinta di un altro uomo.È fondamentale sottolineare che la sola dichiarazione della madre non esclude la paternità. Questa disposizione mira a prevenire abusi o dichiarazioni opportunistiche, richiedendo prove concrete e oggettive per superare la presunzione di paternità legale.

Le nuove tecnologie riproduttive, in particolare la fecondazione eterologa, introducono un elemento di complessità ulteriore nel quadro del disconoscimento della paternità. Sebbene la legge italiana, dopo le sentenze della Corte Costituzionale, abbia ammesso la fecondazione eterologa, essa stabilisce anche che il genitore che ha acconsentito al trattamento di procreazione medicalmente assistita non può disconoscere il figlio nato in conseguenza di tale trattamento. Questa norma crea una "paternità legale" che prevale sulla verità biologica in nome della volontà genitoriale espressa e della tutela del nato. Questo scenario evidenzia una tensione tra il favor veritatis, che spinge a riconoscere la verità biologica, e il favor minoris e la tutela dell'affidamento, che privilegiano la stabilità e la certezza delle relazioni familiari stabilite.

La Scrittura di una Tesi di Laurea su Tematiche Complesse: Il Ruolo della Ricerca e dell'Approfondimento

Affrontare un argomento così articolato come la fecondazione assistita e il matrimonio canonico in una tesi di laurea richiede una metodologia rigorosa e un'approfondita ricerca. Molti studenti si trovano di fronte a domande cruciali: Come si scrive una tesi di laurea? A quale cattedra chiedere la tesi? Quale sarà il docente più disponibile? Quale l'argomento più interessante per me? E ancora, la tesi l'ho già scritta, ora cosa ne faccio?

Una tesi di laurea su queste tematiche deve essere un lavoro originale e approfondito, basato su fonti autorevoli. È fondamentale superare la barriera rappresentata dalla lingua per accedere a letteratura specialistica internazionale. Scegliere l'argomento più interessante per sé significa trovare un equilibrio tra le proprie passioni e la rilevanza scientifica del tema, cercando di apportare un contributo significativo al dibattito esistente.

Un'opera come quella di Nadia Maria Filippini, "Generare, partorire, nascere", o i lavori di Carlo Flamigni sulla procreazione assistita, in particolare "La procreazione assistita, il Mulino 2002" e "La fecondazione assistita dieci anni dopo la legge 40, Ananke 2014" scritto con Maurizio Mori, così come la ricerca sui Referendum sulla fecondazione, sono esempi di come la ricerca e l'analisi critica possano illuminare aspetti complessi di queste materie. Anche opere come "L’albero del melograno" di Laura Fabris, che racconta la storia di Alice e Luca, una coppia alla ricerca di un figlio tramite la fecondazione artificiale, o il diario di bordo di Cristina Zuppa, "Il mio ginecologo è nato il 17 marzo. Da quindici a zero - diario di bordo nelle intemperie della fecondazione assistita", e "Storia naturale del concepimento" di Aarathi Prasad, offrono prospettive diverse, dal racconto esperienziale all'analisi storica e scientifica, arricchendo il quadro di comprensione. La ricerca di queste fonti e la loro analisi critica sono essenziali per elaborare una tesi che sia non solo completa e accurata, ma anche originale e di alto valore scientifico.

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