Fascia Porta Bebè in Tessuto Africano: Caratteristiche, Utilizzi e il Mondo del Babywearing

L'esperienza di portare il proprio bambino con una fascia porta-bebé non è una tendenza lanciata da fashion blogger. È una pratica antichissima impiegata in tutto il mondo. Il Babywearing, infatti, si basa su un aspetto semplice e naturale: il contatto tra mamma e bebè, un legame che affonda le sue radici nella storia dell'umanità e che in molte culture non è mai stato interrotto. Questa pratica ricrea per il neonato un ambiente simile a quello del grembo materno, dove, abbracciato alla mamma, ritrova il suo habitat naturale, percependone il calore, l'odore e i rumori a lui familiari come il respiro e il battito cardiaco, sperimentando così contenimento, protezione e sicurezza.

I bambini si possono portare nella fascia fin dalla nascita. Non esiste una data tassativa per abbandonare il babywearing, sebbene sia bene comunque tener conto che il bambino dovrebbe cominciare al più presto a camminare sulle proprie gambe, esplorando il mondo in autonomia quando è pronto. Tuttavia, la fascia porta bebè rimane un "mezzo di trasporto" prezioso per i neonati e per i bambini fino a tre anni di età, rappresentando un investimento in comodità e coccole che aiuta sia i neonati che i genitori.

Il Babywearing in Africa: Tradizione, Necessità e Innovazione

Spesso, quando si parla di portare con i supporti attualmente disponibili sul mercato occidentale, ci si imbatte nella domanda: "Come fanno a portare in Africa?". Questa curiosità nasce dalla consapevolezza della varietà e della quantità dei supporti porta bebè posseduti da molte mamme portatrici e dei relativi costi, che sono argomenti di discussione molto frequenti e interessanti. In realtà, la fascia porta bebè, infatti, arriva dalla tradizione africana dove il contatto tra mamma e bambino è volutamente strettissimo, come per i nove mesi della gravidanza. In molti contesti africani, le fasce porta bebè sono una delle più antiche modalità di accudimento, che in alcuni posti del mondo si sposa perfettamente con le necessità di spostamento dei genitori per lavoro o altro, unendo perciò l’aspetto relazionale a quello puramente pratico.

La realtà è che, nonostante le difficoltà che si possono riscontrare coi metodi tradizionali, spesso un pezzo di stoffa è l'unica opzione possibile per portare in Africa. A cambiare di paese in paese sono le modalità con cui il babywearing viene praticato: semplici teli di cotone, marsupi per il neonato, fasce elastiche e via dicendo. In Africa si utilizzano per lo più teli di cotone lunghi poco meno di 2 metri e i bimbi sono legati sulla schiena, senza nodo, sin dalla nascita. Esempi noti includono il Kanga in Kenya e il Pagne e il Mbotu in Senegal.

Mappa dell'Africa con evidenziate le aree di riferimento per il babywearing tradizionale (Kenya, Senegal)

Questo contrasta con la situazione in paesi come l'Italia, dove nel corredino spesso troviamo l’immancabile “trio” navicella-ovetto-passeggino, senza il quale - vogliono farci credere - non si può portare in giro il bebè. I più pratici inseriscono nella lista nascita il marsupio, gli “alternativi” la fascia porta bebè, tra gli sguardi curiosi e compassionevoli dei passanti che si chiedono se il piccolo riesca a respirare. Questa differenza ci porta a riflettere: "Noi, che nei secoli abbiamo dimenticato le nostre abilità di portatori, e che spesso ci troviamo a chiederci “Ma come fanno a portare in Africa…. Come fanno le africane?”, siamo riuscite o riusciremo mai a darci una risposta che non sminuisca le nostre scelte in fatto di tessuti, filati e design studiati apposta, che rendano piacevoli il babywearing a 360 gradi?". Non è facile dare una risposta a queste domande, ma durante la ricerca su questo tema, si può comprendere quanto siano importanti le opportunità e le possibilità. Se si ha a disposizione una cinta o un pezzo di tessuto qualsiasi, e quella è l’unica possibilità, si porterà con quello che si ha. Questo non significa che, se invece ci viene data l’opportunità e la possibilità di migliorare, si sentirà di aver mancato di rispetto alle proprie tradizioni, perdendo il vero senso del portare.

Happy Baby: Un Ponte tra Tradizione e Design Sostenibile in Uganda

Il nostro viaggio alla scoperta del babywearing africano ci porta in Uganda, dove un progetto innovativo cerca di unire la saggezza tradizionale con un design moderno e sostenibile. Proprio mentre si cercavano risposte ai dubbi sulla storia e la diffusione del portare, si è "incontrato" il meraviglioso progetto Happy Baby di Cansu Akarsu.

Cansu Akarsu, una giovane designer turca laureata alla Istanbul Technical University, è coinvolta in diversi progetti volti a migliorare l’eco-sostenibilità. Uno di questi meravigliosi progetti si chiama Happy Baby. Happy Baby è un progetto di design non-profit, che come obiettivo si pone la creazione di un supporto confortevole, sicuro e facilmente riproducibile dalle comunità a basso reddito, con lo scopo di favorire l’attaccamento tra i genitori ed i bambini in tutto il mondo.

Sara Doris parla dell'asilo nido aziendale Happy Child presso Mediolanum

Il processo di progettazione di Happy Baby, iniziato nel luglio 2012 con la ricerca in Uganda, visitando Lira, Kasese e Nkokonjeru (tre diversi quartieri), ha permesso al team di progettazione di collaborare con oltre un centinaio di genitori e bambini del luogo. Tutte le persone coinvolte hanno partecipato attivamente ai gruppi di lavoro, hanno raccontato i loro problemi e le loro necessità dando un feedback in tempo reale sui prototipi dei supporti. Tutto ciò ha portato un netto miglioramento anche alla pratica del portare tradizionale. Happy Baby incontra genitori e bimbi della comunità locale per rispondere alle loro esigenze pratiche e culturali.

Durante la fase di progettazione e lo sviluppo del marsupio Happy Baby, sono state valutate le considerazioni di madri, padri e ostetriche inerenti l'acquisto, l’utilizzo e la pulizia di un supporto, così come le preferenze di stile e materiali, cercando di raggiungere un prodotto dal design adatto alla cultura e alla comunità locale. I genitori hanno preferito poter continuare a legare il supporto come una fascia, ed è nato così un soft structured carrier, senza bottoni, clips o altri accessori aggiuntivi, pur non mancando di comfort per portatore e portato. Si tratta di un "supporto" che fa bene a tutti.

Il progetto e il marsupio Happy Baby sono stati realizzati a Nkokonjeru in Uganda, in collaborazione con Children in Africa Breastfeeding Support e Real Medicine Foundation Uganda. I marsupi vengono prodotti con tessuti e fibre acquistati a Kampala, capitale dell’Uganda. Il progetto, nella sua ultima fase, ha dato la possibilità a dieci sarti e due insegnanti di sartoria di partecipare al programma di formazione che ha permesso a loro di produrre e vendere i supporti Happy Baby alla comunità locale. Durante la formazione i sarti selezionati hanno imparato a cucire i supporti e a insegnare ai genitori come utilizzarlo. Il primo supporto confezionato, sarebbe stato considerato un modello campione da custodire e utilizzare come esempio per i supporti che sarebbero stati creati nel tempo. Questo progetto è un esempio di come la comprensione delle esigenze locali e l'applicazione di principi di design sostenibile possano portare a soluzioni efficaci che rispettano e valorizzano le tradizioni esistenti.

Perché Scegliere la Fascia Porta Bebè: Benefici Innumerevoli per Genitori e Figli

Il babywearing non è solo uno dei tanti metodi per portare con sé il proprio piccolo: è molto di più. Il neonato vive per 9 mesi all’interno della pancia della mamma, ascoltando la sua voce e sentendo i suoi movimenti. Fin dai primi momenti dopo la nascita, le mani dei genitori fanno tantissimi gesti: toccare, lavare, curare, accarezzare il piccolo. Il contatto fisico tra mamma e neonato, facilitato dalla fascia porta bebè, offre una miriade di vantaggi.

Innanzitutto, il contatto con la pelle del genitore favorisce l’adeguamento della temperatura corporea del neonato, aiutandolo a non sentire il freddo. Studi hanno evidenziato che, a contatto con la mamma, il battito cardiaco e il respiro del bimbo si sincronizzano, creando un legame profondo e rassicurante. Il bimbo è maggiormente stimolato dall’ambiente circostante e ha più possibilità di vedere, ascoltare e interagire con l’esterno, favorendo il suo sviluppo cognitivo ed emotivo. È provato che, nella mamma che porta in fasce il proprio piccolo, la produzione di ossitocina e prolattina aumenta fisiologicamente grazie allo stretto contatto con il bimbo, rafforzando ulteriormente il legame e supportando l'allattamento.

La posizione eretta in cui viene portato il bambino nella fascia migliora la digestione, permettendo al bimbo che viene portato nella fascia di gestire meglio il reflusso e l’eliminazione di gas. Inoltre, è possibile anche allattare il piccolo mentre si trova comodamente nella fascia, un vantaggio pratico non indifferente. Questo porta a maggiore serenità e regolarità per poppate e sonno. Anche per la corretta crescita del neonato, seguire il corpo materno in tutti i suoi movimenti è di fondamentale importanza per lo sviluppo motorio del bambino e per un corretto sviluppo della spina dorsale.

I vantaggi non finiscono qui e sono tanti anche per le mamme e i papà. Le fasce porta bebè, quando non indossate, occupano pochissimo spazio. Lasciano le mani libere per poter fare le faccende o portare oggetti e pesi o ancora spingere un passeggino con l’altro figlio, come una vera e propria altra coppia di mani a vostra disposizione. Chi non l’ha desiderata almeno una volta? La fascia, infatti, si può mettere davanti, sulle spalle o anche su un fianco, offrendo grande versatilità. La fascia porta bebè aiuta il neonato a rilassarsi e a termoregolarsi, dà serenità grazie al conforto di essere vicino al genitore e alla posizione che ricorda quella nella pancia della mamma e quindi migliora anche il sonno. In sintesi, è uno strumento "salva-vita" che porta comodità e coccole a tutta la famiglia.

Tipologie di Fasce e Supporti Porta Bebè: Una Guida alla Scelta

La vastità dei supporti in commercio è tale da mandare in confusione chi si vuole accostare a questa “novità” in Occidente. Ma quale fascia porta bebè scegliere? Quali sono le differenze tra marsupio e fascia? Nel babywearing, la prima distinzione da fare è tra un supporto strutturato e non strutturato. La prima categoria comprende i marsupi ergonomici, mentre la seconda comprende le fasce porta bebè (lunghe, corte, elastiche, ad anelli). Per scegliere la fascia porta bebè più indicata alle proprie esigenze è importante anche tenere in considerazione l’età del bambino. Ad esempio, quale supporto o fascia è indicata per il neonato? In questo caso, il prodotto dovrà garantire il contenimento e un ottimo sostegno alla colonna vertebrale e soprattutto alla testa, nonché consentire al piccolo di mantenere inizialmente le gambe a “ranocchietta” e, in seguito, nella posizione seduta-divaricata.

Eccoci allora ai tipi di fascia tra cui scegliere. Il sistema è sostanzialmente simile, ma i modelli, per tessuto o sistema di aggancio, sono tanti e diversi. Tra le tipologie più diffuse ci sono quella ad anelli, la mei-tai, quella elastica e quella rigida.

Fascia Elastica

La fascia elastica può essere lunga fino a circa 5 metri ed è realizzata in maglina di cotone o bambù. Quando indossata diventa simile ad una maglietta, allargabile ai lati, per posizionare il piccolo fronte mamma sul davanti. È semplice e poco ingombrante. Questa tipologia di fascia è ideale per i bimbi prematuri e, in generale, per il neonato. Il suo limite è che può trasportare bambini fino a un massimo di 13 chili, ma risulta cedevole nel momento in cui il bambino raggiunge i 7-8 Kg di peso (se il tessuto è jersey singolo anche qualche chilo in meno). Si usa senza nodi o fibbie, ma lo svantaggio più grosso è che richiede un vero studio per metterla, anche se YouTube è pieno di tutorial ad hoc. In inverno, bardati di giacca, cappello, sciarpa, si possono riscontrare più difficoltà nell’indossarla.

Fascia Rigida (o Lunga Tessuta)

La fascia rigida, anche detta “fascia porta bebè lunga tessuta”, è realizzata in cotone, canapa, lino o seta. È caratterizzata da una trama particolare, che le conferisce stabilità e resistenza in tutte le direzioni. È spesso la fascia per neonati consigliata sin dalla nascita, che permette diverse legature in diverse posizioni (fronte mamma sul davanti, sul fianco o sulla schiena). Il termine “rigida” può intimorire, ma in realtà viene utilizzato per distinguere questa tipologia di fascia porta bebè da quella elastica. Ha una lunghezza variabile, che dipende sia dalla taglia di chi porta sia dal tipo di legatura che si sceglie di fare, con uno standard di circa 5 metri (adatto al portatore di corporatura media). Sebbene alcuni tessuti siano più adatti per la stagione calda, non esiste una vera e propria fascia porta bebè estiva. Ricordiamo, a tal proposito, che il corpo della mamma funge da termoregolatore per il bambino in tutte le stagioni. Per iniziare, è meglio optare per una 100% in cotone. Infine, se si decide di confezionare una fascia porta bebè in casa, è bene tenere presente che è molto difficile trovare tessuti con trama diagonale nei negozi.

Fascia Corta

Si distingue dalla fascia porta bebè rigida unicamente per la lunghezza, inferiore ai 3 metri circa. Consente pertanto di fare solo legature monostrato prevalentemente sul fianco e anche dietro (seppure con limitazioni). È consigliabile a partire dai 3 mesi, o comunque da quando il bambino regge il capo in autonomia, e per tutta la durata del percorso.

Fascia ad Anelli (Ring Sling)

La fascia ad anelli è probabilmente quella più nota. È composta da un telo non elastico della lunghezza di circa 2 metri chiuso da due anelli, all’interno dei quali il tessuto deve scorrere bene al fine di agevolare la regolazione della tensione. Permette legature monostrato per portare il bimbo all’altezza della pancia, dell’anca o sulla schiena, soprattutto davanti e sul fianco. Anche questa tipologia di fascia è consigliata a partire dai 3 mesi circa, o comunque da quando il bambino riesce a reggere in autonomia il capo. Questa fascia è sconsigliata per portare il bambino sulla schiena, dal momento che non permette un incrocio del tessuto sotto il sederino del bambino e dunque non garantisce una legatura in sicurezza. È versatile invece per il “sali e scendi”, quindi perfetta per brevi tragitti e soprattutto per quando il bambino ha necessità di iniziare a esplorare il mondo sulle proprie gambe per poi far ritorno alla sua “roccaforte”. Ha il limite di scaricare il peso su una sola spalla ed è quindi poco indicata per un utilizzo prolungato.

Infografica comparativa dei diversi tipi di fascia porta bebè (elastica, rigida, ad anelli, Mei Tai)

Mei Tai

Il Mei Tai offre un compromesso tra il contenimento della fascia e la praticità del marsupio. È un pannello rettangolare di stoffa della larghezza di circa 50 cm, con quattro angoli da cui partono altrettante bretelle, con le quali viene fissato il supporto sul ventre e sulle spalle di chi porta. Rispetto al supporto originale asiatico, quello arrivato a noi occidentali presenta delle bretelle più larghe, che sostengono meglio il bambino e risultano più confortevoli per chi porta. Sebbene sembri più semplice da legare rispetto alla fascia lunga, in realtà è necessaria una buona confidenza con il tessuto affinché le legature vengano fatte nella maniera corretta. Esistono inoltre alcuni Mei Tai con pannello regolabile, che consente l’utilizzo di questo supporto già nei primi mesi, dal momento che non divarica eccessivamente le gambe del piccolo. È un supporto di antica origine asiatica che permette di portare bambini fino ai venti chilogrammi in varie posizioni: davanti, sul fianco o dietro.

Marsupio Ergonomico

I marsupi per portare il bebè sono i supporti più “occidentali”, quelli che più facilmente si trovano in commercio. Tuttavia, occorre però specificare che, pur non essendo facilissimi da reperire, esistono in commercio dei marsupi ergonomici. Purtroppo però la quasi totalità dei marsupi che si vedono nei negozi per l’infanzia non sono sufficientemente ergonomici: eccessivamente rigidi e privi di un buon sostegno per collo e testa; non permettono la regolazione laterale o in altezza; i bambini risultano “appesi”, gravando perciò tutto il peso sulla zona genitale; la parte che accoglie il sederino ha spesso una larghezza insufficiente (inferiore ai 18-20 cm) e risulta o troppo morbida o troppo rigida, non garantendo la corretta posizione divaricata-seduta; spesso i tessuti non sono testati né certificati per il contenuto di sostanze tossiche.

Il suo utilizzo è consigliabile a partire dai 4 mesi di età circa, o comunque da quando il bambino divarica autonomamente bene le gambe, in modo tale che il pannello vada dall’incavo di un ginocchio all’altro. È un supporto “su misura” che, a differenza delle altre fasce porta bebè, non ha estremità libere ed è cucita a mo’ di anello in maniera del tutto personalizzata, ovvero tenendo conto delle misure del genitore e del bambino. In questo modo si adatta bene al fisico del bambino un po’ più sviluppato, andando a scaricare il peso sulla schiena, sulla vita e sulle gambe in modo uniforme.

Composizioni e Tessiture: Il Segreto della Performance della Fascia

Per orientarsi nel mondo delle fasce porta bebè, soprattutto quelle rigide, è fondamentale comprendere le caratteristiche dei tessuti. Quante composizioni di tessuto esistono per le fasce rigide? Esiste un'infinita varietà di composizioni di tessuto per fasce, tante quante potrebbero essere le combinazioni tra le varie fibre che sono davvero numerose. Ovviamente la più nota è il 100% cotone, ma sono molto diffuse tra le varie case produttrici anche il misto lino, canapa, seta, lana e viscosa di bamboo, solo per dirne alcune. Man mano che ci inoltriamo nell'esplorazione delle marche più ricercate troviamo misti particolarissimi che contengono fibre ricavate da alghe marine, dalla banana, dalla proteina del latte, della soia, eccetera. Insomma, ce n'è per tutti i gusti e per tutte le tasche.

Chi non conosce la differenza di uso di queste composizioni come può orientarsi? È davvero difficile generalizzare sull'uso di queste fibre all'interno del tessuto di una fascia. Non è solo il nome della fibra a poterci dare un'indicazione completa, ma lo sono anche la sua provenienza, la sua lavorazione e la percentuale all'interno della composizione. I fattori sono molteplici ma conoscere le proprietà delle fibre ci può aiutare molto a capire il suo funzionamento all'interno del tessuto di una fascia.

Proprietà delle Fibre Comuni:

  • Lino: In genere, le proprietà di ogni fibra sono facilmente reperibili su Internet: non ci vuole molto a scoprire che il lino risulta secco al contatto, che ha una scarsa elasticità (e quindi una bassa cedevolezza) e che è molto traspirante (quindi molto fresco). Il misto lino, così come il misto canapa, sono considerate composizioni ideali in estate e per bambini toddler. Sono molto resistenti e poco cedevoli, e proprio per questo motivo sono consigliatissime per portare bambini più pesanti rispetto a un neonato. Di contro però hanno una mano ruvida e secca che, a contatto con le pelli delicate dei neonati, possono causare irritazioni, motivo per cui sono spesso sconsigliate per i più piccoli.
  • Canapa: Simile al lino per le sue proprietà di traspirabilità e freschezza, ideale per le stagioni calde. La sua resistenza la rende adatta a supportare pesi maggiori, ma la ruvidità la rende meno indicata per i neonati.
  • Viscosa di Bamboo: Al contrario, la viscosa di bamboo per esempio è morbida al tatto e altamente elastica, qualità che la rendono una scelta eccellente per la morbidezza con i neonati.
  • Cotone: Il cotone è invece una perfetta via di mezzo. Il 100% cotone è sempre consigliato. A seconda della lavorazione, della tessitura e della grammatura della fascia, è adatto sia ai neonati che ai bimbi più grandi e pesanti. L’importante è scegliere la giusta legatura. Quindi, la giusta fascia in 100% cotone può essere adatta a tutto il percorso.
  • Lana e Seta: Esistono diversi tipi di lana e seta, ci sarebbe da prendere in considerazione tipo per tipo in modo minuzioso, ma per riassumere in modo generico: in linea di massima la lana è molto elastica e cedevole, ha una mano ruvida (discorso che non vale per tutti i tipi di lana) ed è isolante termicamente. La seta al contrario è molto resistente, ha una mano liscia e molto lucida ed è molto isolante come la lana. Entrambe, per la loro morbidezza, possono essere ottime con i neonati e sono spesso usate dalle famiglie portatrici.

Già solo conoscere le proprietà delle fibre ci può dare un'idea di quello che potrebbe servire alle nostre esigenze. Un consiglio utile è quello di provare le fasce, una pratica spesso sottovalutata e poco sfruttata, ma che dà la possibilità di toccare con mano le differenze dei vari tessuti e delle diverse marche.

L'importanza della Tessitura e della Grammatura

In una risposta precedente si è parlato di tessitura di una fascia. Per una fascia rigida, il tessuto deve essere tassativamente ad armatura diagonale. Questo aspetto permette un'adeguata elasticità del tessuto consentendo di accompagnare le forme del bambino senza creare punti di tensione e senza cedere sotto il suo peso. Può anche conferire una particolare sofficità e una sensazione di maggior spessore.

In ultimo manca una parola che spesso spaventa le famiglie portatrici: la grammatura di una fascia. La grammatura non è altro che un numerino che sta ad indicare il peso della stoffa in grammi per metro quadrato (g/m2 o in inglese gsm, ovvero grams square meter). Chiaramente, è indicato anche per farci un'idea dello spessore della fascia. Genericamente suddividiamo le fasce in:

  • Bassa grammatura: inferiore ai 220 g/m2.
  • Media grammatura: tra i 220 g/m2 e i 280 g/m2.
  • Alta grammatura: superiore ai 280 g/m2.

Tenendo comunque sempre conto della tessitura della fascia, possiamo dire che le grammature più basse sono più indicate per i neonati e quelle più alte ai pesi più importanti e ai bambini considerati “toddler”. La grammatura, insieme alla composizione e alla tessitura, determina la "mano" della fascia e la sua idoneità per le diverse età del bambino e le preferenze del portatore.

Sicurezza e Corretto Utilizzo del Babywearing: Principi Fondamentali

Oltre alla scelta del supporto più adatto alle proprie esigenze, occorre imparare come legare la fascia porta bebè in maniera corretta. La sicurezza prima di tutto! La “cultura del portare” è ancora poco diffusa, e per questo, sul territorio italiano esistono diverse scuole di formazione per istruttori/istruttrici a cui affidarsi per imparare come indossare la fascia porta bebè e come portare rispettando la fisiologia di genitore e bambino. Si tratta di esperti a cui affidarsi anche per la scelta del prodotto da acquistare, tenendo sempre a mente l’unicità di ciascuna coppia genitore-figlio e l’impossibilità di riconoscere un supporto che possa essere valido per tutti.

Ecco alcuni principi fondamentali per un babywearing sicuro e fisiologico:

  • Legature Sicure: Chiudere sempre ogni legatura con doppio nodo per assicurare che non si sciolga inaspettatamente.
  • Ambienti Sicuri: Non portare in fascia il proprio bambino in auto, né sulla bicicletta o altro mezzo di trasporto motorizzato. È consigliabile usare prudenza sui mezzi pubblici, e solo per brevi tragitti.
  • Vie Aeree Libere: Il naso e la bocca del bambino devono essere liberi da ostacoli! Controllare sempre che il bambino possa respirare senza impedimenti.
  • Posizione Fisiologica: Garantire al piccolo una posizione fisiologica. Ciò vuol dire che la posizione deve essere simmetrica, verticale dalla nascita e divaricata-seduta, con il sederino più basso e le ginocchia più in alto, formando una "M" con le gambe del bambino. Nel neonato è fondamentale garantire la fisiologica cifosi (curvatura a C della colonna vertebrale).
  • Altezza "Bacio": Il bambino deve essere con la testa ad “altezza bacio” - senza però intralciare la visuale del portatore. Il sederino deve essere sempre al di sopra o a livello dell’ombelico del portatore, mai al di sotto. I piedini devono essere paralleli al pavimento.
  • Aderenza: L'aderenza del corpo del bambino portato con quello del genitore portatore è cruciale, ricordando che vicinanza corrisponde a sicurezza. Il bambino deve essere ben contenuto e non deve "ballare" all'interno del supporto.
  • Tessuto Teso: Le legature devono essere con tessuto ben lavorato e teso al punto giusto, che sostenga la testa del piccolo e che sotto al sederino vada dall’incavo di un ginocchio all’altro per un corretto supporto.
  • Mani Libere: Una buona legatura lascia al portatore le mani libere, permettendo di svolgere le normali attività.
  • Ascolto e Tempo: Concedersi tempo e spazio. Mettersi in ascolto di sé per ascoltare l’altro. Portare è assai bello quanto impegnativo perché è prendersi carico di qualcuno fisicamente ed emotivamente. Come accade al seme, quando trova un terreno fertile che lo accoglie e viene nutrito pazientemente e con amore, così accade a un bambino: con i suoi tempi cresce, matura, sboccia, fiorisce e dona frutti.
    Illustrazione della posizione fisiologica del bambino in fascia (

L'Esperienza Personale nel Babywearing: Viaggiare con il Proprio Piccolo

"Tu lettore o lettrice del mio blog, che ami viaggiare come me e che hai un bimbo piccolo da portarti appresso, scegli la via più comoda, più semplice e naturale che ci sia, portatelo addosso. Sì, hai capito bene, come hai visto quella volta che sei andato in Guatemala al mercato di Chichi o quell’altra in quel villaggio in Africa, portatelo addosso". Questo è un messaggio potente che risuona con l'esperienza di molti genitori.

Le cose semplici sono le più belle. Non serve la versione più aerodinamica dell'ultimo passeggino all'ultimo grido per trovare il comfort che si aveva in viaggio prima che arrivasse il piccolino. La fascia porta bebè ti permetterà di viaggiare in ambienti super affollati e rumorosi portandoti la pupattola stretta a te: lei annuserà il tuo odore, si sentirà cullata dal dondolio del tuo corpo mentre cammini, ascolterà il battito del tuo cuore e si sentirà protetta e al sicuro. La fascia porta bebè ti permetterà di rispettare i suoi tempi di crescita e solo quando il patatino se la sentirà potrà decidere di essere rivolto verso il mondo, mentre per il tempo che attenderà questo momento potrà stare rivolto verso te. E tutto questo nemmeno la maggior parte dei marsupi in commercio lo permettono, e inoltre non danno le sensazioni che qui vengono descritte.

L'esperienza personale di una neo mamma può essere illuminante. Molte incontrano la fascia porta bebè quasi per caso ma poi non possono più farne a meno. Ad esempio, quando un bambino nasce, iniziare ad utilizzarla permette di viaggiare più liberi e leggeri. Si arriva in un luogo, due giri di fascia intorno al corpo e via a visitare mano nella mano quel posto. Il bambino spesso si addormenta quasi subito appena viene messo in fascia e questo permette di visitare numerosi musei senza nessun problema. Quando si ha il proprio piccolo in fascia ci si sente un po’ come quando si era incinta, si ha una pancia un po’ grandicella ma si può muovere ovunque e i malcapitati genitori con passeggini e carrozzine guardano un po’ in cagnesco visto che loro per poter entrare in un negozio devono lasciare tutto l’armamentario fuori o per visitare quel paesino della Costa Azzurra tutto in salita devono farselo tutto in spalla, e che fatica ma soprattutto che stress!

Esistono vari tipi di fasce porta bebè, e l'esperienza di utilizzo evolve con la crescita del bambino. Per un neonato, una fascia elastica, lunga cinque metri e mezzo, è ideale per portare il bimbo sul davanti rivolto verso il corpo della mamma o del papà, adattandosi a tutti i tipi di corporatura. Man mano che il bambino cresce e ha voglia di guardarsi intorno, arriva il momento di provare altri supporti. Si può optare per una fascia ad anelli che permette di portare il bambino sul fianco in modo che possa guardarsi intorno. Questo tipo di fascia ha lo svantaggio di appoggiarsi solo su una spalla e quindi non può essere utilizzata per periodi lunghi, ma è invece l’ideale per chi sta facendo un viaggio di più tappe, ad esempio in macchina, perché è molto facile da mettere e da togliere. Infine, per bambini più grandi, si può iniziare ad utilizzare il mei tai, un supporto che permette di portare bambini fino ai venti chilogrammi in varie posizioni: davanti, sul fianco o dietro. Questa progressione mostra come il babywearing sia un percorso adattabile alle esigenze in continuo cambiamento di genitore e figlio. Cansu Akarsu, sebbene non ancora mamma, già promuove il babywearing ogni volta che può, convinta che un giorno porterà i suoi figli, un esempio di come questa pratica sia sentita come un valore.

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