Non accenna a fermarsi il calo del tasso di fecondità in Italia. Lo conferma l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), tornato a fare il punto della situazione sugli indicatori demografici, l’andamento della popolazione e tutti i dati che registrano una riduzione delle nascite. Questa tendenza nazionale e regionale si riflette in modo significativo anche nella provincia di Mantova, dove le dinamiche demografiche mostrano un quadro di invecchiamento progressivo della popolazione e una costante diminuzione delle nascite. L'analisi approfondita di questi dati è fondamentale per comprendere le sfide sociali ed economiche che attendono il territorio.
La Crisi Demografica Nazionale e Regionale: Un Contesto Allarmante
L’Italia segna un ulteriore calo della natalità, raggiungendo un nuovo minimo storico. Nel 2024, il tasso di fecondità è sceso a 1,18 figli per donna, superando il precedente minimo di 1,19 registrato nel 1995. Parallelamente, si registra una diminuzione anche nel numero di decessi, che nel 2024 ammontano a 651.000, il 3,1% in meno rispetto all’anno precedente. Questo scenario di minor numero di nascite e, in misura minore, di decessi, disegna una popolazione che si rinnova sempre meno e invecchia rapidamente.
Anche in Lombardia è stato confermato questo trend negativo. Nel 2024 la proporzione è di 60mila nati contro 90mila decessi, evidenziando un saldo naturale ampiamente negativo. Quindici anni fa, nel 2009, nascevano 98.792 bambini in Lombardia. Questo rappresentava il punto più alto di quella che i demografi hanno archiviato come la “ripresina“ dopo la fine del baby-boom, avvenuta a metà degli anni ’70. Tuttavia, nel 2024, le nuove iscrizioni alle anagrafe dei Comuni sono state 64.711, ben 34.081 in meno rispetto al 2009. Questo dato rappresenta il peggiore degli ultimi 25 anni, da quando l’ISTAT archivia con dettaglio provinciale i nati. Nel 2024 se ne contano anche 8.406 in meno rispetto al 2019 (73.117), l’anno prima del Covid, e addirittura 17.574 in meno confrontando il dato del 1999 (82.285 nascite).
Le percentuali fotografano ancora meglio la crisi demografica in corso: nel 2024 i nati sono crollati del 34,5% rispetto al 2009, del 21,3% in relazione al 1999 e dell’11,5% sul 2019. Il tasso di fecondità registrato dall’ISTAT, ovvero il numero di figli per donna in Lombardia, è sceso in 15 anni dall’1,56 del 2009 all’1,19 del 2024. Queste variazioni, seppur di pochi decimali nei valori assoluti, si traducono in cali considerevoli in termini di percentuali, con un -23,7% rispetto al 2009 e un -10,5% rispetto al 2019.

L’altra faccia della crisi demografica è evidenziata dal saldo negativo tra decessi e nascite. Secondo PoliS-Lombardia, nel primo semestre 2024 il rapporto è di 50mila decessi a fronte di 31mila nascite, con una differenza di -19.355 unità. Questo si traduce in una stima di 1,6 decessi per ogni nascita. La provincia di Milano subisce il saldo peggiore in valore assoluto, con -4.985, seguita da Brescia (-2.280), Pavia (-2.249) e Varese (-2.042). Nel rapporto tra decessi e nascite, la provincia più penalizzata è Pavia, con un rapporto di 2,5, seguita da Cremona e Mantova, entrambe con un rapporto di 2. In queste province, le morti raddoppiano rispetto ai nuovi arrivi. Per trovare un segno positivo davanti al saldo naturale della popolazione lombarda, bisogna tornare indietro al 2011, anno in cui si registrarono 5mila nascite in più dei decessi.
La Struttura della Popolazione nella Provincia di Mantova: Dati dal 2002 al 2025
L'analisi della struttura per età di una popolazione considera tre fasce di età fondamentali: giovani (0-14 anni), adulti (15-64 anni) e anziani (65 anni e oltre). In base alle diverse proporzioni fra tali fasce di età, la struttura di una popolazione viene definita di tipo progressiva, stazionaria o regressiva. Una popolazione è progressiva se la popolazione giovane è maggiore di quella anziana, stazionaria se le due fasce sono equivalenti, e regressiva se la popolazione giovane è minore di quella anziana. Lo studio di tali rapporti è importante per valutare alcuni impatti sul sistema sociale, ad esempio sul sistema lavorativo o su quello sanitario, poiché un rapido invecchiamento può mettere sotto pressione le pensioni, l'assistenza sanitaria e la forza lavoro disponibile.
Demografia e società (lez.2)
I dati ISTAT, che si estendono dal 2002 con proiezioni fino al 2025, rivelano un'evoluzione chiara e costante della struttura demografica nella provincia di Mantova.
Nel 2002, la provincia di Mantova contava 45.420 residenti nella fascia 0-14 anni, 252.025 nella fascia 15-64 anni e 80.442 nella fascia 65+ anni, per un totale di 377.887 residenti e un'età media di 44,1 anni. Già da questi valori iniziali, la popolazione anziana superava quella giovane, indicando una struttura già orientata verso il tipo regressivo.
Nel corso degli anni successivi, il numero di giovani (0-14 anni) ha mostrato un incremento fino al 2011, raggiungendo un picco di 57.062 unità, per poi iniziare una discesa quasi ininterrotta. Le proiezioni indicano un calo a 49.271 unità nel 2025. Al contrario, la fascia degli anziani (65+ anni) ha registrato una crescita costante e marcata lungo tutto il periodo. Da 80.442 nel 2002, il numero di ultrassessantacinquenni è salito a 88.262 nel 2011 e si prevede raggiungerà i 100.761 nel 2025.
La fascia di età adulta (15-64 anni), sebbene più numerosa, ha visto un aumento fino al 2011 (270.118), seguito da una flessione e poi una relativa stabilizzazione, con una previsione di 257.712 unità nel 2025. Questo suggerisce una base lavorativa che si contrae o rimane stagnante, a fronte di una popolazione anziana in forte espansione.
L'età media della popolazione mantovana è un indicatore eloquente di questo invecchiamento. Partita da 44,1 anni nel 2002, ha mantenuto un valore di 44,2 fino al 2010, per poi aumentare costantemente. Le proiezioni indicano che raggiungerà i 47,0 anni nel 2025. Questa progressiva escalation dell'età media testimonia un progressivo e marcato invecchiamento della popolazione locale, con conseguenze notevoli sul sistema di welfare e sulla dinamica economica.
Indicatori Demografici Chiave e Le Loro Implicazioni a Mantova
Per cogliere appieno la complessità del fenomeno demografico nella provincia di Mantova, è essenziale analizzare i principali indici demografici. Questi indicatori, calcolati sulla popolazione residente, offrono una visione dettagliata del grado di invecchiamento, del carico sociale, delle dinamiche del mercato del lavoro e del potenziale di rinnovamento della popolazione.
Indice di Vecchiaia
L'Indice di vecchiaia rappresenta il grado di invecchiamento di una popolazione. È il rapporto percentuale tra il numero degli ultrassessantacinquenni ed il numero dei giovani fino ai 14 anni. Per la provincia di Mantova, i dati mostrano un incremento significativo di questo indice nel periodo analizzato, basato su elaborazioni su dati ISTAT. Nel 2002, l'indice di vecchiaia si attestava a 177,1. Ciò significa che c'erano 177,1 anziani ogni 100 giovani. Le proiezioni per il 2025 indicano un valore ancora più elevato, pari a 204,5. Ad esempio, nel 2025 l'indice di vecchiaia per la provincia di Mantova dice che ci sono 204,5 anziani ogni 100 giovani, evidenziando un invecchiamento progressivo e marcato della popolazione locale.

Indice di Dipendenza Strutturale
L'Indice di dipendenza strutturale rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva (0-14 anni e 65 anni e oltre) su quella attiva (15-64 anni). Nel 2002, questo indice era del 49,9%, indicando quasi 50 individui a carico ogni 100 che lavorano. Ha mostrato una crescita quasi continua, raggiungendo un picco di 58,9% nel 2020 e una previsione di 58,2% nel 2025. Ad esempio, teoricamente, in provincia di Mantova nel 2025 ci sono 58,2 individui a carico, ogni 100 che lavorano. Questo aumento costante del carico di dipendenza strutturale pone serie sfide per la sostenibilità dei sistemi di welfare, delle pensioni e della sanità, che devono essere supportati da una base produttiva sempre più esigua in proporzione.
Indice di Ricambio della Popolazione Attiva
L'Indice di ricambio della popolazione attiva rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (60-64 anni) e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro (15-19 anni). La popolazione attiva è tanto più giovane quanto più l'indicatore è minore di 100. Nel 2002, l'indice era 154,8. Questo valore ha oscillato nel tempo, ma rimane significativamente al di sopra di 100, con una previsione di 149,8 nel 2025. Ad esempio, in provincia di Mantova nel 2025 l'indice di ricambio è 149,8 e significa che la popolazione in età lavorativa è molto anziana. Un valore elevato indica una maggiore pressione sul ricambio generazionale nel mondo del lavoro, con un numero ridotto di giovani che entrano a fronte di un numero maggiore di lavoratori prossimi al pensionamento.
Indice di Struttura della Popolazione Attiva
L'Indice di struttura della popolazione attiva rappresenta il grado di invecchiamento della popolazione in età lavorativa. È il rapporto percentuale tra la parte di popolazione in età lavorativa più anziana (40-64 anni) e quella più giovane (15-39 anni). Nel 2002, questo indice era 99,5. È cresciuto costantemente, superando 100 già nel 2003 e raggiungendo 152,4 nel 2022, con una previsione di 147,0 nel 2025. Questo indica un progressivo invecchiamento anche all'interno della forza lavoro, con una preponderanza di lavoratori nella fascia di età più avanzata rispetto a quelli più giovani, il che potrebbe influire sull'innovazione, sulla flessibilità e sulla capacità di adattamento del mercato del lavoro locale.
Carico di Figli per Donna Feconda
Il Carico di figli per donna feconda è il rapporto percentuale tra il numero dei bambini fino a 4 anni ed il numero di donne in età feconda (15-49 anni). Stima il carico dei figli in età prescolare per le mamme lavoratrici. Questo indicatore è diminuito costantemente nella provincia di Mantova, passando da 18,0 nel 2002 a una previsione di 17,7 nel 2025, dopo aver toccato un picco di 22,3 nel 2012. Una diminuzione di questo indice riflette sia la diminuzione delle nascite che un potenziale invecchiamento delle donne in età fertile, o una maggiore propensione a ritardare la maternità o ad avere meno figli.
Indice di Natalità
L'Indice di natalità rappresenta il numero medio di nascite in un anno ogni mille abitanti. Questo è uno degli indicatori più diretti del calo demografico. Nella provincia di Mantova, l'indice di natalità ha subito un calo drastico. Nel 2002 era di 8,6 per mille abitanti, con un picco di 10,1 nel 2009. Da allora, la tendenza è stata quasi esclusivamente al ribasso, con un 6,3 per mille abitanti previsto nel 2024. Questo valore è nettamente inferiore alla media nazionale e testimonia una crisi delle nascite particolarmente acuta nel territorio mantovano. Guardando nello specifico alla provincia di Mantova, il tasso di natalità per 1000 abitanti è sceso al 6,3 nel 2024. Il tasso di natalità italiano è molto lontano dai maggiori paesi europei. Alla fine degli anni 2000 erano quasi dieci i nuovi nati ogni mille abitanti. Nel 2014 sono scesi a circa otto, per attestarsi oggi a meno di sette.
Indice di Mortalità
L'Indice di mortalità rappresenta il numero medio di decessi in un anno ogni mille abitanti. Nella provincia di Mantova, il tasso di mortalità ha mostrato una certa volatilità, ma con una tendenza generale all'aumento nel lungo periodo. Nel 2002 era 11,1 per mille abitanti, ha avuto un minimo di 10,3 nel 2007 e un massimo di 14,2 nel 2020 (probabilmente influenzato dalla pandemia di COVID-19). La nostra provincia è passata dal 10,5 del 2004 al 11,8 nel 2024. Per il 2024, il dato si attesta a 11,6 per mille, mantenendosi su livelli elevati.
Età Media
L'Età media è la media delle età di una popolazione, calcolata come il rapporto tra la somma delle età di tutti gli individui e il numero della popolazione residente. Come già evidenziato, l'età media a Mantova è aumentata costantemente da 44,1 anni nel 2002 a una previsione di 47,0 anni nel 2025. Questo incremento riflette la combinazione del calo delle nascite e dell'allungamento della speranza di vita, portando a una popolazione complessivamente più anziana.
Il Tasso di Natalità a Livello Comunale e le Variazioni Locali
La crisi demografica non è un fenomeno omogeneo su tutto il territorio, ma presenta sfumature diverse a livello comunale. Nove comuni su 64 sono i soli che tra il 2014 e il 2020 hanno fatto registrare un tasso di natalità positivo in provincia di Mantova. Per tutti gli altri 55 spicca il segno meno. Trend, questo, che la nostra provincia condivide con il resto della nazione. In Italia infatti la natalità dal 2014 ad oggi è calata nel 72% dei Comuni, come si evince dai dati ISTAT elaborati da Openpolis. L’unico capoluogo con un aumento tra il 2014 e il 2020 è La Spezia.

A Mantova città, il capoluogo di provincia, il segno meno è di 1,99. Si è passati da 8,26 bambini ogni mille abitanti del 2014 ai 6,27 del 2020. Questo calo nel comune più grande e popoloso è particolarmente indicativo della profondità della crisi. Il dato del capoluogo, come abbiamo visto, è in discesa e da qualche anno si è assestato intorno a 6,5 bambini ogni mille abitanti, con l’eccezione del 2017 quando sono stati 7,5.
Il comune con il calo maggiore è Motteggiana, che nel 2014 faceva segnare un altissimo (rispetto al resto della provincia) 13,93 bambini ogni mille abitanti, mentre nel 2020 è sceso a 7,29. È chiaro che il dato nei comuni con meno abitanti va preso con maggiori cautele, perché tende a oscillare con più facilità a causa del numero ridotto di eventi demografici.
Tra i Comuni dove il tasso di natalità è aumentato, ad esempio, spicca Gazoldo degli Ippoliti, che partiva da un bassissimo 5,71 nati ogni mille abitanti nel 2014 e fa segnare oggi un 8,69, che gli permette di registrare un +2,98. Questi casi, purtroppo isolati, non riescono a controbilanciare la tendenza generale di decremento.
L'Impatto Socio-Economico e Le Prospettive Future
Le dinamiche demografiche analizzate per la provincia di Mantova, che riflettono tendenze nazionali e regionali, hanno profonde implicazioni socio-economiche. Un sistema lavorativo con una popolazione attiva invecchiata e un ridotto ricambio generazionale può affrontare carenze di manodopera in settori chiave, perdita di innovazione e difficoltà nel sostenere il sistema pensionistico. Il sistema sanitario, d'altra parte, deve far fronte a una crescente domanda di servizi legati all'invecchiamento, come l'assistenza a lungo termine e la gestione delle malattie croniche, con risorse potenzialmente limitate.
Con l’invecchiamento della popolazione cresce anche la quota dei centenari, che in Lombardia supera il traguardo dei 3.400. Secondo l’ISTAT, al 1° gennaio 2024, erano 3.428, ben 375 in più rispetto al 2022. Dal 2019, la crescita è stata di 1.110 centenari. Negli ultimi dieci anni, i centenari sono aumentati del 25% (erano 2.740 nel 2014). Rispetto a 20 anni fa, la loro presenza in Lombardia è triplicata, essendo 1.058 nel 2004. Queste cifre, che pure rappresentano un successo in termini di longevità, evidenziano ulteriormente il rapido invecchiamento della popolazione. La stima è che nel 2043 ci saranno oltre 3,2 milioni di over 65 contro i 2,3 milioni del 2024, un dato che amplifica le sfide future.

Per misurare questi e altri aspetti del benessere e della qualità della vita, vengono utilizzate indagini complesse. L’aumento da 42 a 90 indicatori, proposto dal 2019 in poi, consente di misurare molti aspetti del benessere. Per ciascuno dei 90 indicatori, mille punti vengono dati alla provincia con il valore migliore e zero punti a quella con il peggiore, in base ad un “senso di lettura” del parametro (positivo e negativo) definito dalla redazione in virtù del rapporto con la “qualità della vita” delle persone. Il punteggio per le altre province si distribuisce in funzione della distanza rispetto agli estremi (1.000 e 0). In seguito, per ciascuna delle sei macro-categorie di settore, si individua una graduatoria determinata dal punteggio medio riportato nei 15 indicatori, ciascuno pesato in modo uguale all’altro (1/90). L’indagine della Qualità della vita, pubblicata sempre a fine anno, utilizza statistiche consolidate aggiornate, di solito riferite all’anno precedente (in questo caso il 2024). Oltre una ventina di parametri sono addirittura aggiornati al 2025 (ad esempio allo scorso settembre) con l’obiettivo di tenere conto dei fatti che hanno scandito i mesi più recenti. Nell’indagine sono presenti alcuni “indici sintetici” già pubblicati sul Sole 24 Ore nel corso dell’anno, elaborati da istituti terzi o direttamente dal Sole 24 Ore, che a loro volta aggregano più parametri in modo tematico.
I dati ISTAT al 1° gennaio e i dati ISTAT al 31 dicembre, utilizzati come riferimento per tutte queste elaborazioni, sono fondamentali per monitorare costantemente l'evoluzione demografica e per supportare le politiche pubbliche necessarie a mitigare gli effetti negativi di questi cambiamenti strutturali.