Il Fecaloma: Comprendere, Risolvere e Prevenire l’Ostruzione Intestinale da Masse Fecali Dure

Il fecaloma è il termine medico con cui si identifica una massa dura di feci disidratate formatasi nel retto-sigma o nei tratti superiori del colon. Noto anche come coproma, stercoma o scatoma, è una condizione comunemente associata alla stipsi cronica e più raramente al cancro al colon, che può portare all'ostruzione dell'intestino. Si tratta di una massa di feci disidratate e ferme di consistenza dura che non riescono ad essere espulse fisiologicamente attraverso la defecazione, il fecaloma si forma negli ultimi tratti dell'intestino.

rappresentazione schematica dell'intestino crasso e localizzazione di una massa fecale indurita nel tratto retto-sigma

Meccanismi Fisiopatologici e Formazione del Tappo Fecale

Un fecaloma è il risultato di una insufficiente motilità del colon, che si traduce in un aumento del tempo di permanenza delle feci nell'intestino. Vengono così esaltati i processi di riassorbimento dell'acqua tipici dell'intestino crasso: privando la massa fecale della componente acquosa, questa diviene via via più dura e secca, predisponendo allo sviluppo del fecaloma. Le feci vengono ritenute per più tempo nel colon o nell’ampolla rettale determinando un maggiore riassorbimento di acqua; questo causa la formazione di un grande volume di feci dure, secche e difficilmente evacuabili che prendono il nome di fecaloma.

In alcuni casi, durante questo ristagno prolungato, l’ammasso di feci assorbe sali di calcio aumentando di durezza, calcificando fino ad avere a una consistenza simile a quella dei sassi. È caratteristico dei pazienti anziani, allettati, residenti in case di cura o ospedalizzati cronici, con una dieta povera di fibre e con scarsa motilità intestinale; si sviluppa spesso anche nei bambini, soprattutto in assenza di una corretta idratazione e quando viene costantemente rimandata la defecazione per attività ludiche.

Fattori di Rischio e Condizioni Predisponenti

Tra i fattori di rischio possiamo elencare la ritenzione di feci per defecazione dolorosa associata a ragadi anali, la presenza di fistole, emorroidi, dolicocolon (eccessiva lunghezza del colon), e persino l'uso di certi farmaci (anticolinergici, oppiacei, come codeina, ossicodone, idrocodone, tramadolo, farmaci contro la diarrea, alluminio ecc.). L'allettamento prolungato dei pazienti ospedalizzati, la dieta povera di liquidi, il vomito e la sudorazione intensa possono favorire l'insorgenza del fecaloma.

Sempre sul fronte dietetico, sia una carenza che un eccesso di fibre, specie se quest'ultima è accompagnato da una ridotta assunzione di acqua, possono giocare un ruolo importante nell'etiopatogenesi del fecaloma. I bambini e gli anziani rientrano tra le categorie di soggetti a maggior rischio, oltre ai malati psichiatrici e ai paraplegici. In gravidanza vi sono diversi fattori che possono predisporre alla formazione di fecalomi a causa delle alterazioni ormonali tipiche di questo periodo.

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Sintomatologia e Diagnosi Clinica

I sintomi del fecaloma ricalcano quelli tipici dell'occlusione intestinale cui si associa anoressia (anche se nei primi stadi il fecaloma può risultare asintomatico). Inizialmente asintomatico, il fecaloma può manifestare una sintomatologia lieve e aspecifica. Soltanto più tardivamente compaiono sintomi tipici dell'occlusione intestinale. Il paziente riferisce sempre crampi, dolore e gonfiore addominale con sensazione di peso a livello rettale ed eccessivo sforzo al momento della defecazione.

Importante per la diagnosi è la clinica, in cui il medico valuta tutte le condizioni che possono aver portato alla formazione di un fecaloma. L’esame obiettivo permette in alcuni casi di palpare una massa in fossa iliaca sinistra, corrispondente alla sede di ristagno del fecaloma. Essenziale durante la visita è l’esplorazione digitale rettale che permette di apprezzare il fecaloma nell’ampolla rettale. Si ricordi che in alcuni casi il fecaloma viene a formarsi più in alto rispetto all’ampolla rettale, nel colon. In questi casi l’esplorazione digitale risulta negativa e si dovranno effettuare degli ulteriori esami, come una radiografia addominale, per porre diagnosi.

Procedure di Trattamento e Rimozione

Il trattamento di un fecaloma ha come obiettivo la completa rimozione dell’occlusione causata dalle feci. Quando il fecaloma è già formato si rende necessaria la frantumazione dello stesso. Nella maggior parte dei casi, soprattutto quando il fecaloma è di piccole dimensioni, si utilizzano clismi (o clisteri) di olio caldo minerale (ad es. olio di vaselina) o glicerina per ammorbidire e lubrificare le feci, chiedendo al paziente di trattenerlo per 20-30 minuti prima di procedere con lo svuotamento manuale o con l'ausilio di uno speciale cucchiaio.

Si tratta di una procedura infermieristica attuata da personale esperto. La manovra è ad esempio controindicata in caso di paziente recentemente sottoposto ad un intervento chirurgico o convalescente da un trauma all'ano o al retto. Possibili controindicazioni alla frantumazione digitale riguardano anche la presenza di patologie infiammatorie intestinali attive, dolore o sanguinamento rettale, l'assunzione di farmaci anticoagulanti e la presenza di importanti cardiopatie.

infografica illustrante le diverse fasi di disimpatto manuale e strumentale eseguito in ambiente clinico

L'eccessiva manipolazione del retto può infatti causare un'irritazione importante della mucosa dello stesso, fino al sanguinamento, ma anche stimolare il nervo vago, con possibile diminuzione riflessa della frequenza cardiaca. Se il fecaloma è molto grosso si può ricorrere all’anestesia locale per rilassare il canale anale e i muscoli del pavimento pelvico. In caso di fecalomi molto resistenti la frammentazione viene eseguita con un’ansa endoscopica. La chirurgia è necessaria per trattare i casi di fecalomi di grandi dimensioni, che non rispondono alle terapie descritte in precedenza e che sono complicati da situazioni di franca occlusione.

Complicazioni Associate

Un fecaloma trascurato o non adeguatamente trattato può causare delle complicazioni, tra cui:

  • Ostruzione intestinale e megacolon tossico;
  • Ulcere della mucosa rettale;
  • Incontinenza fecale da sovraccarico;
  • Sanguinamento rettale;
  • Sindrome del colon irritabile;
  • Sviluppo di patologie infiammatorie o croniche.

In caso di dubbi sulla persistenza di problematiche, il proctologo può prescrivere una colonscopia per escludere altre patologie sottostanti che potrebbero ostacolare il transito intestinale.

Strategie di Prevenzione Primaria e Secondaria

In termini di prevenzione, è essenziale evitare la stipsi, regolarizzando lo stile alimentare (adeguato apporto di fibre e di acqua, evitare le abbuffate) e di vita in genere (aumento dell'attività fisica per stimolare la motilità intestinale). Chi ha già avuto a che fare con questa patologia deve condurre una vita sana costituita da una corretta alimentazione e praticare molta attività fisica. Ricordiamo che le lunghe passeggiate stimolano la motilità intestinale, favorendo l’espulsione delle feci.

Qualora il medico lo ritenga opportuno, la prevenzione della stitichezza può avvenire anche attraverso l’assunzione di lassativi o la sospensione di farmaci che riducono la motilità intestinale. È importante sottolineare che è assolutamente sconsigliato l'abuso cronico di lassativi, che oltre a causare vari tipi di complicanze, fa sì che la mobilità intestinale possa diventare dipendente dalla loro presenza. Se alimentazione e movimento non dovessero essere sufficienti, il medico può valutare l’assunzione di farmaci specifici per evitare la stipsi cronica.

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