I processi infiammatori a carico di fegato e vie biliari sono un riscontro molto comune nel gatto, rappresentando una delle patologie epatiche più frequentemente diagnosticate in questa specie. Tra le varie manifestazioni di queste condizioni, l'alterazione della composizione della bile e la sua stasi possono portare alla formazione di quelli che vengono comunemente definiti "tappi mucosi biliari" o fango biliare. Questi non sono una malattia a sé stante, ma piuttosto un segno o una conseguenza di un'infiammazione sottostante, principalmente la colangite, che può estendersi al fegato (colangioepatite). Comprendere queste patologie è fondamentale per i proprietari di gatti e per i veterinari, poiché richiedono attenzione e, spesso, cure specifiche.
Anatomia e Predisposizione Felina alle Malattie Biliari
Il fegato del gatto, come quello di altri mammiferi, svolge funzioni vitali che includono il metabolismo, la disintossicazione e la produzione di bile. Le vie biliari sono una rete di piccoli dotti che trasportano la bile prodotta dal fegato verso la cistifellea per l'immagazzinamento e, successivamente, nell'intestino tenue per favorire la digestione dei grassi.
Una peculiarità anatomica dei gatti, sintetizzata abilmente dalla Dr.ssa Sharon Center già nel 1996, risiede nella stretta relazione tra il dotto biliare e il dotto pancreatico. A differenza di altre specie, nel gatto questi dotti spesso si uniscono prima di sfociare nel duodeno, creando un punto di contatto unico tra il sistema biliare e quello pancreatico. Questa configurazione anatomica è stata a lungo considerata un fattore predisponente importante per la maggiore frequenza di colangite e colangioepatite nel gatto rispetto al cane. Sebbene la Dr.ssa Center abbia evidenziato le distinte differenze patologiche tra cani e gatti, è chiaro che la particolare struttura dei gatti li predispone ad infezioni ed ascessi da batteri ai dotti biliari e del pancreas.
Le malattie epatiche sono condizioni che influiscono sulla naturale funzionalità del fegato del gatto. Le disfunzioni epatiche possono avere diverse cause e manifestarsi in gatti di tutte le età e razze. Anche le malattie dell'apparato circolatorio possono influire negativamente sulla salute del fegato, poiché un minor apporto di sangue all'organo limiterà la sua funzionalità. Tuttavia, è la colangite, un’infiammazione dei dotti biliari, a essere particolarmente diffusa nella specie felina.

Comprendere la Colangite: Classificazione e Patogenesi
La colangite nel gatto è una malattia di natura infiammatoria che colpisce le vie biliari e il fegato. I processi infiammatori a carico di fegato e vie biliari sono un riscontro molto comune nel gatto. La World Small Animal Veterinary Association (WSAVA) ha classificato le caratteristiche distintive della malattia biliare felina e uniformato il vocabolario per i Medici Veterinari, concentrandosi principalmente sulle due epatopatie infiammatorie più comuni: la colangite neutrofila e la colangite linfocitica.
Le colangiti possono essere acute oppure croniche e difficilmente possono essere asintomatiche, potendo aggravarsi o ridursi da sole nel corso del tempo.
Forma Neutrofilica (o Suppurativa)La forma neutrofilica è caratterizzata dalla presenza di neutrofili, un tipo di globuli bianchi, nella bile e tra le cellule epiteliali che rivestono le vie biliari. Si ritiene che origini da un’infezione ascendente da microrganismi di origine intestinale. I batteri più spesso coltivati sono di origine enterica, con E. coli come microrganismo più frequente. La colangite neutrofilica può verificarsi in associazione a enteropatia cronica e/o pancreatite (acuta o cronica), condizioni che contribuiscono alla complessa sindrome nota come "triadite". La triadite, cioè la combinazione di colangite, pancreatite e malattia infiammatoria intestinale (IBD), viene diagnosticata in circa il 25% dei gatti affetti da colangite neutrofila.
Forma LinfociticaLa patogenesi della forma linfocitica, caratterizzata da infiltrazione di linfociti nelle pareti delle vie biliari, non è del tutto chiarita ma viene considerata immuno-mediata. In questa forma, gli antibiotici non sono generalmente necessari se la patologia è causata da un'infiltrazione di linfociti su base immunomediata. Anche se la causa scatenante originaria era un'infezione batterica, alla presentazione di un caso di colangite linfocitica, l'infezione è spesso un dato unicamente anamnestico. La colangite linfocitica è più comune nei gatti di mezza età e i casi di studio indicano una prevalenza maggiore in alcune razze, come il Norvegese delle Foreste in Europa.
Colangite CronicaLa colangite cronica è associata a condizioni infiammatorie persistenti. Forme di colangite cronica si possono riscontrare anche in corso di infestazioni parassitarie particolari, come quelle da Dicrocoelidae o Opistorchiidae. Nei gatti che vivono in zone note per la presenza di fasciola epatica, si può osservare colangite cronica dovuta a fascioliasi, sebbene spesso asintomatica. Un'altra forma di colangite cronica associata a parassiti epatici è quella da Platynosomum concinnum (noto anche come P. fastosum).
Colangite DistruttivaLa colangite distruttiva, infine, è rara e viene generalmente associata a reazioni idiosincrasiche a farmaci.
Manifestazioni Cliniche della Colangite nel Gatto
I gatti affetti da colangite possono presentare una vasta gamma di segni clinici, spesso aspecifici, il che rende la diagnosi complessa. Le ragioni della profondità e varietà delle presentazioni cliniche compatibili con la colangite felina sono duplici: da un lato, i gatti sono maestri nel mascherare il dolore e la malattia; dall'altro, i gatti arrivano spesso dal veterinario con più di un problema (comorbidità).
Colangite Neutrofilica (Acuto)I segni clinici di colangite neutrofilica sono spesso ad insorgenza acuta, di solito inferiore a due settimane, e includono letargia, inappetenza (iporessia), disoressia, vomito, diarrea e perdita di peso. Alla visita clinica, il gatto si presenta abbattuto, ipertermico (con febbre), itterico (colorazione giallastra della cute e delle mucose) e con dolore addominale. Il paziente con colecistite acuta, spesso associata, di solito presenta dolore addominale, anoressia, vomito e febbre; l'ittero non è sempre presente. La presentazione è acuta e relativamente più grave rispetto alla forma linfocitica.
Colangite Linfocitica (Cronico)Nei pazienti con colangite linfocitica, al contrario, i segni clinici hanno una progressione lenta, che può estendersi per settimane o mesi. I sintomi sono descritti come perdita di peso, anoressia (sebbene i gatti con la forma linfocitica possano essere polifagici), vomito, letargia, poliuria e polidipsia. Un paziente con colecistite cronica è più difficile da individuare: i sintomi possono essere subdoli all’inizio, ma peggiorare col tempo, includendo progressiva perdita di peso, appetito capriccioso, vomito saltuario e dolore addominale non sempre manifestato. A volte si può notare una sfumatura giallastra sulla pinna auricolare del gatto (ittero), ma per il resto il gatto può apparire vivace e interagire correttamente, specialmente nelle fasi iniziali.
In entrambe le situazioni, può esserci versamento addominale in caso di rottura della cistifellea o peritonite biliare. Se il gatto è itterico, la bilirubina totale sarà presumibilmente ≥ 2.5‒3.0 mg/dL, ma i gatti possono avere una bilirubina totale superiore alla norma senza che questa sia abbastanza alta da rendere giallo l'animale.

Il Percorso Diagnostico: Dagli Esami di Base all'Imaging Avanzato
Per raggiungere la diagnosi di colangite ci si basa su anamnesi, segni clinici, esami emato-biochimici, coagulativo e di diagnostica per immagini.
Esami Emato-BiochimiciAlcune alterazioni ai test eseguiti possono essere utili per discriminare il tipo di colangite, ma nessuna è patognomonica (cioè, esclusiva di una malattia).In tutte le forme di colangite sono comuni l’aumento del valore di bilirubina totale e degli enzimi epatici (ALT e ALP). Tuttavia, l’assenza di alterazioni a tali parametri non esclude la malattia.Nella forma neutrofilica, spesso l’AST è marcatamente aumentata. Si possono inoltre riscontrare aumento dei tempi della coagulazione e iperammoniemia qualora subentri insufficienza epatica. Un leucogramma infiammatorio (aumento dei globuli bianchi) è tipico della forma acuta.Nella forma linfocitica, è descritta iperglobulinemia, con il picco predominante nelle gammaglobuline nel caso di elettroforesi. Alcuni gatti con patologia cronica possono presentare linfocitosi significativa e lieve anemia. I test per FeLV/FIV possono essere negativi e i tempi di coagulazione leggermente prolungati. Quando l'iperbilirubinemia è abbastanza elevata da rendere il gatto itterico, eseguire il test degli acidi biliari è superfluo, in quanto saranno sicuramente alterati. Iperbilirubinemia, aumenti gravi della fosfatasi alcalina (ALP) e leucocitosi sono considerati fattori prognostici negativi.
Diagnostica per Immagini
- Radiografia addominale: Si possono notare lieve epatomegalia (fegato ingrossato) e talvolta presenza di colecistoliti (calcoli nella cistifellea).
- Ecografia addominale: È l’esame per eccellenza per la diagnosi della colecistite e della colangite. L’esame ecografico dell’addome è una indagine molto utile ad avanzare il sospetto di colangite e a valutare la presenza di patologie concomitanti a carico di pancreas e intestino. All’ecografia addominale sono descritte possibili alterazioni quali: aumentato spessore ed irregolarità della parete della cistifellea, dilatazione e tortuosità di dotto cistico e dotto biliare comune, iperecogenicità del parenchima epatico, epatomegalia, distensione della cistifellea con contenuto iperecogeno, possibili coleliti. L'imaging del pancreas e lo spessore/architettura della parete intestinale contribuiscono a identificare la triadite felina. Le alterazioni nel parenchima epatico restano aspecifiche, ma la cistifellea è probabilmente sede e quindi fonte della diagnosi. È possibile che l'imaging del sistema biliare nel gatto con colangite neutrofilica sia normale, ma in molti casi la parete della cistifellea è spessa e irregolare, o persino con un aspetto a palizzata. Fango biliare o calcoli biliari possono essere presenti, ed è importante seguire il tratto biliare fino al duodeno per escludere l'ostruzione biliare extraepatica (EHBO). In molti di questi gatti, il dotto biliare comune è ostruito. Soprattutto nelle forme neutrofiliche sono possibili altri reperti ecografici che riflettono comorbidità in corso, quali pancreatite o enterite. Se presente del versamento addominale, questo andrà campionato ed analizzato. Un versamento addominale giallo/verde può essere suggestivo di bile già da un primo sguardo. Nel versamento è comune riscontrare la presenza di batteri.

Tappi Mucosi Biliari, Stasi e Colecistite: Un Approfondimento
Il ristagno della bile all’interno della cistifellea, noto come stasi biliare, è sicuramente un fattore predisponente alla formazione di alterazioni nella bile stessa. Nei gatti, la presenza di fango biliare è indicativa di colecistite (infiammazione della cistifellea), a differenza di quanto accade nei cani anziani dove non è raro trovarlo anche in assenza di patologia significativa. Questo "fango biliare" consiste in una bile ispessita, ricca di muco, cristalli e cellule desquamate, che può aggregarsi formando veri e propri "tappi mucosi biliari" o micro-calcoli.
La presenza di calcoli biliari è sicuramente una delle cause di stasi biliare e, di conseguenza, di formazione di fango o tappi mucosi, ma la causa della loro formazione non è sempre chiara. La stasi biliare favorisce la crescita batterica e l'infiammazione, creando un circolo vizioso che può aggravare la colangite. L'ecografia addominale può rivelare la presenza di calcoli biliari, ostruzione delle vie biliari intra ed extra epatiche, ispessimenti della parete della cistifellea, neoformazioni o presenza di gas dovuto alla presenza di batteri. Quest'ultimo è un segno di colecistite enfisematosa, una condizione grave.
Quando la parete della cistifellea presenta anomalie all'imaging (ad es. spessore parietale > 1 mm, parete irregolare o a palizzata) o se è presente un contenuto iperecogeno significativo ("fango biliare"), è molto probabile che ci siano anomalie alla citologia e risultati positivi alla coltura batterica. La colecistite, soprattutto se acuta, può portare a dolore addominale, anoressia, vomito e febbre. In caso di versamento biliare, la situazione è grave ed è un’urgenza medica. La peritonite che ne deriva può infatti avere esiti letali.

Diagnostica Avanzata: Biopsie, Colturale e Biomarcatori Fecali
Per una diagnosi definitiva e per guidare la terapia, spesso sono necessari ulteriori approfondimenti.
Prelievo della Bile (Colecistocentesi)La procedura che ha le maggiori probabilità di portare a diagnosi e trattamento diretto è il prelievo della bile (colecistocentesi percutanea ecoguidata) per citologia e coltura. Questo prelievo espone a un potenziale rischio di rottura della parete della cistifellea e/o perdita di contenuto con peritonite biliare, rari se eseguita da un ecografista esperto e con paziente collaborativo/sedato. Tuttavia, se la parete della cistifellea appare enfisematosa, i rischi sono considerevoli e si dovrebbe valutare la rimozione chirurgica o il trattamento ex juvantibus. La bile aspirata può apparire normale o ad aspetto purulento. Citologicamente è frequente il riscontro di neutrofili in vari stati (da normali a degenerati) con o senza evidenza di batteri intracellulari.
I risultati della coltura batterica e l’antibiogramma ottenuti dalla colecistocentesi guidano la scelta dell'antibiotico. La citologia con colorazione di Gram può facilitare la scelta in attesa dei risultati colturali.
Biopsia EpaticaUna volta avanzato il sospetto di colangite attraverso le indagini iniziali, sarà necessario, nella maggior parte dei casi, procedere con l’esecuzione di una biopsia epatica e l’esame istologico per ottenere la conferma della diagnosi di colangite e per caratterizzare la forma della malattia, neutrofilica o linfocitica. L'agoaspirato (FNA) del fegato è una procedura a basso rischio, ma i proprietari devono essere avvertiti che spesso è anche poco informativa.Il modo migliore per ottenere una diagnosi definitiva è la biopsia epatica. In alcuni casi, è importante escludere altre patologie come il linfoma o la FIP (per il versamento ad elevato contenuto proteico e iperglobulinemia). L'istopatologia epatica consente di distinguere tra queste diagnosi. Un altro motivo convincente per eseguire una biopsia epatica è che si potrebbero campionare anche pancreas e tratto intestinale, data la frequente concomitanza di patologie. I metodi per la biopsia includono quello ecografia-guidato attraverso l’uso di aghi da biopsia appositi, o quello chirurgico laparoscopico, una tecnica mininvasiva.
Piotorace nel gatto
Biomarcatori Fecali: Una Prospettiva InnovativaNegli ultimi anni, la valutazione dei biomarcatori fecali è diventata sempre più integrata nella diagnosi e nel monitoraggio terapeutico delle enteropatie croniche, spesso associate alla colangite tramite la triadite felina. Questi marcatori possono fornire indicazioni dirette di perdita proteica e infiammazione, e informazioni aggiuntive sull’integrità funzionale e microbica dell’intestino.
Alfa-1 Antitrypsina (α1-AT): Questa proteina, resistente alla degradazione enzimatica nel tratto gastrointestinale, è un marcatore fecale ideale per identificare la perdita di proteine plasmatiche attraverso il tratto gastrointestinale quando la funzione di barriera intestinale è compromessa. Nei gatti, concentrazioni elevate di α1-AT fecale sono indicative di enteropatia cronica più grave. La misurazione, in genere tramite ELISA, deve sempre essere effettuata nel contesto clinico a causa di possibili fluttuazioni.
Calprotectina Fecale: Rilasciata in quantità maggiori durante i processi infiammatori, la calprotectina è un marcatore per la malattia infiammatoria cronica intestinale. Nei cani, concentrazioni elevate sono correlate sia alla gravità delle alterazioni istologiche sia all’indice di attività clinica. Ha mostrato risultati promettenti anche nei gatti, come marcatore di supporto nei casi di diarrea cronica e nel differenziare processi infiammatori da neoplastici (ad esempio, linfoma di basso grado). Indica la presenza e l'entità dell'infiammazione, non è specifica per una determinata malattia e livelli elevati possono essere osservati anche in caso di infezioni batteriche, infestazioni parassitarie o malattie neoplastiche.
Zonulina: Questa proteina endogena svolge un ruolo centrale nella regolazione della permeabilità intestinale. Livelli elevati di zonulina fecale o sierologica sono stati descritti in particolare nei cani con enteropatia cronica, allergie alimentari o malattie infiammatorie intestinali. Offre una visione non invasiva della funzionalità della mucosa intestinale, indicando disturbi funzionali della barriera, ma non è un marcatore specifico per una determinata patologia.
Immunoglobulina A Secretoria (sIgA): Una componente centrale della difesa immunitaria della mucosa, agisce come prima linea di difesa contro i microrganismi patogeni. Una ridotta concentrazione nelle feci può indicare un’immunodeficienza funzionale della mucosa intestinale.
Elastasi Pancreatica: Enzima prodotto nel pancreas esocrino, resistente alla degradazione nel lume intestinale. La misurazione dell'elastasi pancreatica 1 è un utile strumento di screening per valutare la funzione pancreatica esocrina, specialmente in pazienti con segni gastrointestinali aspecifici. Valori normali generalmente escludono un’insufficienza pancreatica esocrina (EPI) clinicamente rilevante.
Acidi Biliari Fecali: Circa il 95% degli acidi biliari viene riassorbito nell’ileo. L’interruzione di questo riassorbimento, ad esempio a causa di un’infiammazione cronica, porta a un aumento della quantità di acidi biliari primari nel colon, che può scatenare diarrea secretoria.
Test sulla Disbiosi (Microbiota Intestinale): Il microbiota intestinale svolge un ruolo chiave nella patogenesi delle enteropatie croniche. I test sulla disbiosi quantificano le specie batteriche marcatrici rilevanti utilizzando metodi basati sulla PCR e ne valutano lo scostamento dallo stato fisiologico.
L'uso mirato di questi biomarcatori può fornire una base per decisioni terapeutiche, valutazioni di follow-up e prognosi, migliorando la gestione delle enteropatie croniche che spesso si intersecano con le patologie biliari.

Strategie Terapeutiche e Gestione delle Comorbidità
Il protocollo terapeutico delle patologie epatiche varia a seconda di causa e gravità. In tutte le forme di colangite possono essere necessari ospedalizzazione e cure di supporto.
Terapia di Supporto GeneraleLa fluidoterapia endovenosa per idratazione e bilancio elettrolitico è spesso essenziale, insieme all'analgesia per il dolore addominale, antiemetici per il vomito e oressizzanti per stimolare l'appetito. L'acido ursodesossicolico (10-15 mg/kg PO q24 per 2-3 mesi) è un farmaco coleretico e citoprotettivo che aiuta a fluidificare la bile e proteggere le cellule epatiche. Gli epatoprotettori, come la S-adenosilmetionina, sono spesso integrati.La nutrizione tramite sondino (sondino esofageo) è raccomandata come intervento precoce ed efficace in tutti i gatti che non si alimentano. È anche un modo eccellente per fornire i mezzi al proprietario per prendersi cura del proprio gatto nella comodità della sua abitazione. I gatti affetti da colangite sono ad alto rischio di sviluppare lipidosi epatica a causa dell'anoressia e della perdita di peso, rendendo la nutrizione forzata cruciale.
Vengono raccomandati dai veterinari dei cambi dieta dedicati per permettere all'organismo del gatto di assorbire in maniera controllata gli elementi nutritivi necessari. Nel caso delle diete casalinghe, verranno prescritte ricette povere di proteine (ma di alto valore biologico) per ridurre il lavoro del fegato, poiché la restrizione proteica riduce i livelli di ammoniaca nel circolo sanguigno, la quale è causata dalla digestione delle proteine stesse nell'intestino. Possono venire prescritti anche integratori appositi.
Terapia Specifica per Tipo di Colangite
- Colangite Neutrofilica: La terapia è basata sull’uso di uno o più antibiotici, idealmente scelti sulla base del risultato dell’esame colturale della bile e della prova di antibiotico suscettibilità. Nei casi acuti e gravi, è necessario iniziare rapidamente la terapia antibiotica prima che i risultati dell’esame colturale siano disponibili. In questo caso, gli antibiotici più utilizzati sono quelli in grado di agire su batteri di origine intestinale e di raggiungere quantità adeguate nella bile (ad es. amoxicillina + acido clavulanico, metronidazolo, pradofloxacina, ecc.). La durata della terapia antibiotica è di solito piuttosto lunga, anche 4-8 settimane. La somministrazione di vitamina K (5 mg/gatto SC q24) è importante a supporto della coagulazione prima di eseguire procedure invasive.
- Colangite Linfocitica: Poiché è sterile e su base immuno-mediata, la terapia prevede l’uso di farmaci immunosoppressivi, principalmente glucocorticoidi come il prednisolone. Questi farmaci sopprimono il sistema immunitario per ridurre l'infiammazione. Oltre a questi, si utilizzano farmaci ad azione antiossidante ed epatoprotettiva. I segni clinici, il colore delle mucose e le anomalie degli enzimi epatici e della bilirubina totale sono tutti marker utili da monitorare per documentare la risposta alla terapia.
Intervento ChirurgicoIn caso di presenza di peritonite biliare grave o ostruzione biliare extraepatica (EHBO), la chirurgia può essere la scelta migliore, ad esempio per rimuovere subito la cistifellea (colecistectomia) in modo da eliminare immediatamente la fonte di infezione. Se la parete della cistifellea appare enfisematosa all'ecografia, i rischi di colecistocentesi sono considerevoli e si dovrebbe valutare la rimozione chirurgica.
Gestione delle ComorbiditàCome discusso, la triadite felina (colangite, pancreatite, IBD) è una condizione frequente. La gestione efficace della colangite richiede spesso l'attenzione e il trattamento simultaneo delle condizioni concomitanti. Anche la lipidosi epatica, una patologia infiammatoria del fegato detta anche malattia del fegato grasso, è la più comune tra i gatti domestici e insorge quando il fegato non è in grado di metabolizzare il surplus di grassi. Lo stress 'paralizza' il fegato, rendendo cruciale il supporto nutrizionale.

Prognosi e Prevenzione: Consigli per i Proprietari
La prognosi della colangite nel gatto varia a seconda della forma e della tempestività del trattamento.
PrognosiI pazienti con colangite neutrofilica acuta, in assenza di fattori predisponenti, hanno una buona prognosi se la patologia viene trattata tempestivamente. Qualora non trattata, al contrario, si può incorrere in complicanze quali rottura del dotto biliare con comparsa di peritonite biliare, necrosi o ascesso locale.Nella colangite linfocitica, la risposta alla terapia è più variabile per via della natura immunomediata della patologia.
PrevenzioneNon esistono vere e proprie misure preventive certe per la colangite, ma ci sono buone pratiche da seguire per ridurre il rischio e migliorare la gestione:
- Controlli veterinari regolari: Soprattutto in animali adulti o con patologie croniche, i check-up periodici possono aiutare a individuare precocemente i segni di malattia.
- Corretta alimentazione: Diete bilanciate e ricche di nutrienti epatici sono fondamentali per supportare la salute del fegato.
- Attenzione ai sintomi: Anche lievi segni come inappetenza o stanchezza anomala non devono essere sottovalutati e richiedono un consulto veterinario.
- Trattare tempestivamente le patologie concomitanti: Nei gatti, è cruciale trattare rapidamente condizioni come pancreatite e malattie infiammatorie intestinali (triadite), spesso associate alla colangite.
Altre malattie epatiche nel gatto che è bene distinguere dalla colangite, pur avendo sintomi simili, includono le neoplasie epatiche primarie (rare nei felini, più comuni sono i carcinomi colagiocellulari o epatocellulari), la lipidosi epatica, l'epatopatia tossica (dall'utilizzo di farmaci non ad uso veterinario, sovra dosaggio o esposizione a tossine ambientali), e lo shunt portosistemico (un disturbo congenito in cui il sangue non circola attraverso il fegato ma attorno). La comprensione e la distinzione di queste condizioni sono essenziali per un approccio terapeutico mirato.
La Ricerca e la Terminologia: Evoluzione della Comprensione della Colangite Felina
Il campo della veterinaria ha fatto passi da gigante nella comprensione delle patologie epatiche feline. Già nel 1996, la Dr.ssa Sharon Center ha evidenziato le peculiarità del sistema epatobiliare felino. Ha raccolto, analizzato e citato studi sui gatti risalenti agli anni '80 che descrivevano la colangite suppurativa e la colangite linfocitica cronica, e ha approfondito la ricerca fino a trovare la descrizione di 47 gatti itterici riportata nel 1977.
Il 1996 ha segnato anche la pubblicazione del primo studio che quantificava l'associazione tra epatopatia infiammatoria, malattia intestinale infiammatoria (IBD) e pancreatite nei gatti, contribuendo a definire il concetto di "triadite". Ciò ha segnato l'inizio di uno sforzo serio e fruttuoso per comprendere meglio le patologie epatiche nei gatti, o, come sono state poi definite in seguito, il complesso della colangioepatite felina, o colangite/colangioepatite felina.
La ricerca clinica ha continuato a caratterizzare l'epatopatia infiammatoria e linfocitaria felina utilizzando ecografia, immunoistochimica e presentazione clinica. Un decennio più tardi, il Liver Standardization Group della World Small Animal Veterinary Association (WSAVA) ha giocato un ruolo cruciale nella classificazione delle caratteristiche distintive della malattia biliare felina e nell'uniformare il vocabolario per i Medici Veterinari. Questa standardizzazione ha permesso una comunicazione più chiara e una migliore comprensione globale delle malattie del fegato e delle vie biliari nel gatto. La continua ricerca e l'analisi di dati prospettici, come quelli raccolti tra il 1980 e il 2019 su gatti con sindrome da colangite-colangioepatite suppurativa (S-CCHS), ci permettono di affinare la conoscenza delle caratteristiche cliniche, delle comorbidità, della frequenza dell'isolamento batterico e del tempo di sopravvivenza, migliorando costantemente la diagnosi e la gestione di queste complesse patologie.