Il momento del taglio del cordone ombelicale rappresenta uno degli istanti più simbolici e delicati della nascita. Al di là del suo profondo valore emotivo, si tratta anche di una scelta clinica di notevole importanza che può influenzare significativamente il benessere del neonato e, in parte, anche quello della madre. Le modalità di legatura e taglio del cordone ombelicale dopo la nascita, definito clampaggio, sono cambiate nel corso del tempo. Un tempo pratica quasi immediata, oggi la tempistica ottimale del taglio e del clampaggio del cordone ombelicale è ancora oggetto di discussione e studio da parte di medici e scienziati di tutto il mondo. Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha iniziato a discutere con maggiore attenzione il ruolo del “clampaggio ritardato”, ovvero il taglio del cordone ombelicale effettuato alcuni secondi o minuti dopo la nascita del bambino, riconoscendone i molteplici benefici.
Il Cordone Ombelicale: Un Ponte di Vita e Nutrizione
Il cordone ombelicale, o funicolo ombelicale, è una struttura complessa e fondamentale per lo sviluppo fetale, agendo come un vero e proprio ponte di vita tra la madre e il nascituro durante l'intera gestazione. La sua funzione primaria è quella di garantire un flusso costante e vitale di sostanze nutritive essenziali e ossigeno dal circolo sanguigno materno al bambino, permettendogli di crescere e svilupparsi in modo ottimale. Al suo interno, questa struttura vitale presenta tre vasi ombelicali: una vena e due arterie che lavorano in sinergia per sostenere la vita fetale. La vena ombelicale ha il compito cruciale di trasportare il sangue ricco di ossigeno e nutrienti essenziali dal circolo materno direttamente verso il feto. In contrapposizione, le due arterie ombelicali si occupano di riportare alla placenta il sangue fetale che contiene i prodotti di scarto metabolico, i quali verranno poi efficacemente smaltiti dall'organismo materno. L'intera e delicata struttura vascolare è protetta e mantenuta in posizione da una sostanza gelatinosa, densa ed elastica, nota come "gelatina di Wharton". Questa sostanza svolge una funzione ammortizzante e protettiva di inestimabile valore, salvaguardando i vasi da eventuali traumi meccanici o compressioni che potrebbero verificarsi durante i nove mesi di gravidanza, il travaglio e il parto, assicurando così l'integrità del flusso sanguigno. Il cordone ombelicale, quella struttura vitale che collega il feto alla madre durante la gravidanza, conclude il suo compito con la nascita. Subito dopo il parto, questo legame viene reciso, lasciando al neonato un moncone che richiede cure specifiche per cadere spontaneamente e lasciare il posto a una cicatrice permanente.

Clampaggio del Cordone Ombelicale: Quando e Perché Contano i Minuti
Il clampaggio del cordone ombelicale consiste nella chiusura del funicolo ombelicale, ovvero del cordone che consente, nei nove mesi di gravidanza, la circolazione ematica tra il feto e la placenta. È una manovra che precede e si accompagna al taglio del cordone ombelicale stesso. Prevede che il cordone venga pinzato con un apposito strumento per interrompere l’afflusso di sangue, per essere poi reciso. Il taglio del cordone ombelicale è una procedura di routine, ma il momento in cui si effettua è di importanza critica. Fino a pochi anni fa, la norma in sala parto è stata quella di clampare (ovvero legare e poi tagliare) il cordone ombelicale subito dopo la nascita. Ad oggi però, diverse società scientifiche hanno dimostrato che attendere qualche minuto, può comportare innumerevoli benefici sia alla madre che al neonato.
Il clampaggio “precoce” del cordone ombelicale viene generalmente eseguito entro 30 secondi dopo la nascita, riflettendo una pratica consolidata nel tempo ma che sta venendo progressivamente ridefinita. Al contrario, il clampaggio “tardivo” (DCC) del cordone ombelicale viene eseguito a 1 minuto o oltre, dopo la nascita o addirittura, in casi rari e con specifiche finalità, quando la pulsazione del cordone è cessata naturalmente.
Le principali linee guida internazionali, per esempio quelle della Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI), dell’American College of Obstetricians and Gynecologist (ACOG), del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono concordi nel raccomandare il clampaggio del cordone ombelicale a non meno di 1 minuto dopo il parto. In particolare, indicano come tempo ideale un intervallo compreso tra uno e tre minuti dopo la nascita. Questo approccio è supportato da una serie di ragioni che, come evidenziato dalle evidenze scientifiche moderne, aumenterebbero il benessere del neonato favorendo in modo significativo il suo adattamento alla vita al di fuori del pancione, oltre a ridurre lo stress della nascita, come sostiene anche uno studio su Pediatrics.
Questo tempo di attesa è considerato valido sia per i bambini nati a termine sia nei prematuri, a patto che non richiedano manovre di rianimazione o che non debbano essere trasferiti in terapia intensiva immediatamente dopo la nascita. Per i prematuri che non hanno bisogno di rianimazione, le indicazioni suggeriscono che bastano trenta secondi di attesa per permettere un importante afflusso di sangue, ossigeno e nutrimento al neonato, come confermato dall'ostetrica Eleonora Zorzi, specializzata in sostegno all’allattamento.

Vantaggi del Clampaggio Tardivo: Un Dono di Sangue Prezioso
Il ritardato clampaggio del cordone (DCC) apporta una serie di benefici al bambino appena venuto al mondo, configurandosi come una pratica supportata da robuste evidenze scientifiche. “Si tratta di una pratica supportata dalle evidenze scientifiche moderne e dovrebbe essere sempre applicata quando le condizioni neonatali lo permettono, a prescindere dal tipo di parto” aggiunge l’ostetrica.
Uno dei vantaggi più significativi è il maggior quantitativo di sangue che il neonato riceve. Sembra che i neonati a termine ricevano 80 ml di sangue durante il primo minuto dopo il parto e circa 100 mL a 3 minuti, un volume supplementare che, come dimostrato da numerosi studi, viene trasferito al neonato nei minuti che intercorrono tra la nascita e il clampaggio del cordone, con la seguente recisione del funicolo. La trasfusione placentare altro non è che la conseguenza del gradiente pressorio che fa sì che una certa quota di sangue passi dalla circolazione placentare al neonato. Volumi e quantità dipendono anche dalla posizione in cui viene tenuto il neonato. Questo apporto supplementare assicura una migliore trasfusione placentare e un incremento di ferro che si stima tra i 20 e i 30 milligrammi.
Questo incremento di ferro, circa 40-50 mg/kg di peso corporeo, riduce l’incidenza di anemia sideropenica a 3 e 6 mesi di età. I risultati degli studi dimostrano un notevole miglioramento anche della crescita e dello sviluppo neurologico globale, in quanto le riserve di ferro sono indispensabili per lo sviluppo neurologico del neonato. In questo senso, il DCC, insieme al supplemento di ferro materno, è un approccio utile a ridurre il rischio di carenza di ferro nei neonati, responsabile di disfunzioni cerebrali. Come riportato da studi, tra cui quello pubblicato a gennaio sulla rivista Jama Pediatrics, è stata evidenziata una riduzione dell'incidenza del deficit di ferro nel bambino tra i tre e i sei mesi. Questo vantaggio appare ancora maggiore nei bambini nati da madri sideropeniche, in quelli di peso compreso tra 2500 e 3000 grammi e in quelli che non assumono latte artificiale o latte fortificato con ferro [8]. Negli studi effettuati, è stato visto nei casi di clampaggio immediato, i neonati hanno avuto un valore significativamente inferiore di emoglobina nelle prime 24-48 ore, rispetto ai neonati che hanno invece ricevuto un ritardato clampaggio del cordone.
Un altro beneficio cruciale è la regolazione della variazione di pressione arteriosa improvvisa per il neonato, che fino al momento della nascita ha respirato attraverso il cordone ombelicale stesso. L’interruzione improvvisa del flusso ombelicale determina nel neonato ampie variazioni della pressione arteriosa sistemica e del flusso cerebrale, legate al fatto che prima della nascita il flusso ematico al polmone è ridotto. Il clampaggio immediato del cordone riduce di circa il trenta per cento il ritorno venoso e, di conseguenza, il precarico del cuore sinistro e la gittata cardiaca. Nel neonato prematuro soprattutto, l’attesa di trenta secondi mantiene stabile la pressione arteriosa, prevenendo il rischio di sovraccarico al cuore e al cervello, esponendo quindi a una inferiore possibilità che si verifichino emorragie cerebrali. Numerosi studi hanno dimostrato che lasciare fluire il sangue attraverso il cordone ombelicale dal letto placentare al neonato porta importanti benefici per il bambino tra cui un aumento della pressione arteriosa media nelle prime ore di vita e una migliore ossigenazione tissutale a livello cerebrale e renale.
Per quanto riguarda i vantaggi in termine di salute per il neonato pretermine, un recente studio ha dimostrato che nei neonati pretermine (tra 24 e 36 settimane) per i quali fu eseguito il DCC, c’è stata una ridotta necessità di trasfusione di sangue per anemia, una bassa incidenza per emorragia intraventricolare ed una minore incidenza di enterocolite necrotizzante, se confrontati con i neonati prematuri per i quali fu eseguito un taglio immediato del cordone. Infine, un recentissimo studio ha evidenziato come il DCC abbia ridotto la mortalità ospedaliera del neonato pretermine, nel campione analizzato. “Infatti è dimostrato che questa pratica riduce la mortalità ospedaliera e migliora gli esiti neonatali di questi piccoli” assicura Eleonora Zorzi.
Infine, il sangue ricevuto nei primi minuti dopo il parto fornisce una maggiore trasfusione placentare di immunoglobuline e cellule staminali, essenziali per la riparazione di organi e tessuti. Queste cellule staminali sono state riconosciute per il loro potenziale terapeutico in diverse applicazioni mediche, come verrà approfondito.
Cellule staminali del cordone ombelicale: donazione o conservazione?
Potenziali Effetti e Considerazioni Cliniche
Nonostante i numerosi vantaggi, il clampaggio tardivo del cordone ombelicale può comportare anche alcune considerazioni cliniche che sono state oggetto di studio. Gli studi effettuati dimostrano un incremento di policitemia asintomatica e di ittero. Tuttavia, è importante sottolineare che questi fenomeni non sono stati correlati alla necessità di ricorrere alla exanguinotrasfusione, né di fototerapia. Anche se è stato evidenziato un lieve aumento della necessità di fototerapia per ittero nel gruppo del clampaggio ritardato, non si sono riscontrate complicanze gravi che ne giustifichino la sospensione generalizzata.
Confrontando il clampaggio del cordone ombelicale precoce con quello tardivo, non sono state identificate differenze significative per quanto riguarda l’emorragia post-partum. Nessuna differenza è stata rilevata anche considerando i sottogruppi che hanno utilizzato farmaci uterotonici differenti, suggerendo che la tempistica del clampaggio non incide sulla gestione della terza fase del travaglio in termini di rischio emorragico materno.
Per quanto riguarda l’outcome neonatale, non sono state identificate differenze in termini di mortalità neonatale, di Apgar score inferiore a 7 al quinto minuto ed ammissione in reparti di terapia intensiva neonatale. Questi dati rafforzano la sicurezza del clampaggio tardivo come pratica di routine, indicando che non aumenta i rischi immediati per il neonato. Come già menzionato, i valori di emoglobina nei neonati a 24 e 48 ore di vita erano significativamente più bassi nel gruppo del clampaggio precoce, riaffermando il beneficio ematologico del DCC.
Urgenze e Necessità: Il Clampaggio Immediato
Il clampaggio ritardato del cordone è indubbiamente la scelta migliore per la maggior parte dei neonati sani, ma ci sono alcune condizioni e situazioni cliniche che obbligano a effettuare il clampaggio e il taglio del cordone ombelicale subito dopo il parto. In questi casi, la priorità è la vita e la salute immediata del neonato o della madre, e i benefici del clampaggio tardivo passano in secondo piano rispetto all'urgenza di un intervento rapido.
I casi in cui il clampaggio immediato è raccomandato includono:
- Necessità di rianimazione immediata del neonato: Specialmente nei neonati molto prematuri che richiedono interventi urgenti per stabilizzare le loro funzioni vitali. Se il neonato non respira alla nascita, secondo le linee guida AOGOI, si raccomanda di asciugare e stimolare il neonato, sfregando 2-3 volte il dorso per favorire l’avvio del respiro spontaneo e qualora continui a non respirare, clampare immediatamente il cordone affinché si possa avviare il protocollo di rianimazione neonatale. In sala parto, il personale ostetrico è in grado di gestire in modo adeguato le situazioni caso per caso, richiedendo se necessario l’intervento del ginecologo.
- Placenta previa o accreta: Condizioni placentari che comportano un rischio elevato di emorragia materna massiva al momento del parto.
- Distacco di placenta: Una separazione prematura della placenta dall'utero, che può causare grave emorragia e compromissione fetale.
- Rottura del cordone ombelicale: Un evento raro ma grave che richiede un intervento immediato per prevenire la perdita di sangue dal neonato.
Nei restanti casi invece, è opportuno scegliere il DCC, pur sempre osservando i segni di salute del neonato alla nascita. È fondamentale che il personale medico valuti attentamente ogni situazione, prendendo decisioni rapide e informate per garantire il miglior esito possibile per madre e bambino.
Tecniche e Manovre: Clampaggio, Taglio e Milking
La manovra del clampaggio è una procedura standardizzata, ma la sua esecuzione può variare leggermente a seconda delle circostanze. L’intera operazione di clampaggio e taglio è completamente indolore per il bambino e ha una durata di un minuto circa. Tradizionalmente, e per molto tempo, sui testi di ostetricia veniva riportato che, durante il clampaggio, il neonato dovrebbe essere posto a circa 10 cm sotto il livello della placenta, in modo da facilitare il flusso ematico dalla placenta verso il neonato. Recentemente invece questo approccio è stato sorpassato; sebbene la posizione possa influenzare il volume di sangue trasferito, la tempistica di attesa del clampaggio è ora considerata il fattore predominante.
In situazioni in cui il clampaggio ritardato non è possibile o quando il neonato ha bisogno di rianimazione, si può ricorrere alla tecnica del "milking", ossia della spremitura del cordone ombelicale. Questa tecnica permette di far giungere all’organismo del bambino il sangue ricco di ferro e ossigeno in quantità adeguata ma in un tempo minore rispetto al naturale flusso placentare, fornendo un rapido apporto di sangue che può essere vitale in contesti di emergenza. Il team del Punto Nascita di Humanitas San Pio X, attento al benessere di mamma e neonato durante tutto il percorso maternità e al rispetto della naturale fisiologia del parto, sta conducendo uno studio con lo scopo di definire i tempi ottimali e le modalità di esecuzione del clampaggio e del milking del cordone ombelicale, per ottimizzare ulteriormente queste pratiche cliniche.
La Cura del Moncone Ombelicale: Dopo la Separazione
Una delle prime operazioni che i neogenitori devono affrontare è la pulizia e la cura del moncone ombelicale. Dopo il taglio, al neonato rimane un moncone ombelicale, una porzione residua del cordone che misura generalmente tra i 3 e i 5 centimetri. È fondamentale comprendere che questo moncone non va assolutamente tirato o rimosso artificialmente; la sua caduta è un processo fisiologico e spontaneo. La regola d'oro è mantenere la zona sempre asciutta per favorirne la mummificazione e il disseccamento, un processo naturale che porterà alla sua caduta. In passato, l'uso di disinfettanti come l'alcool era pratica comune, ma ricerche più recenti hanno dimostrato che, in situazioni in cui l'igiene è garantita, la semplice pulizia dell'area circostante con acqua è sufficiente e spesso preferibile.
La medicazione del cordone ombelicale richiede attenzione e scrupolosità. Prima di ogni contatto, è imperativo lavarsi accuratamente le mani per evitare il trasferimento di batteri. Se il moncone dovesse bagnarsi, ad esempio a causa delle urine (circostanza più frequente nei maschietti a causa della posizione del pannolino), è consigliabile pulire la zona con acqua ossigenata e asciugare meticolosamente con una garza sterile. Per favorire la caduta del cordone e prevenire infezioni, possono essere utilizzati specifici prodotti, se consigliato dal pediatra. Oltre alla semplice acqua e sapone per la pulizia ordinaria, il pediatra potrebbe consigliare soluzioni spray. Tra queste, Hyalo Silver, a base di acido ialuronico e argento metallico, unisce proprietà rigeneranti e disinfettanti. Versus spray, contenente collagene e argento colloidale, supporta la cicatrizzazione e crea un ambiente protetto da infezioni batteriche. Trofodermin spray è un altro prodotto cicatrizzante che velocizza la riparazione tissutale. In alcuni casi, soprattutto se consigliato dai punti nascita, possono essere suggerite gocce a base di Mercurio Cromo, sebbene il loro uso richieda estrema cautela per potenziali effetti tossici. Dopo l'applicazione di eventuali prodotti consigliati dal medico, la medicazione va coperta con una garza sterile. Questa può essere fissata con una fascia o una rete ombelicale, oppure semplicemente assicurata dal pannolino ben chiuso. La garza va cambiata ogni volta che si ripete la medicazione o se risulta bagnata. Il moncone ombelicale residuo va incontro a un processo fisiologico di mummificazione che dura, in genere, circa 7-10 giorni. La sua caduta spontanea segna l'inizio della formazione della cicatrice ombelicale. Nella maggior parte dei casi, i genitori ritrovano il moncone nel pannolino del bambino, e la cicatrice ombelicale che ne risulta si presenta in buone condizioni.

Segnali da Non Sottovalutare: Complicazioni e Rimedi
Nonostante la maggior parte delle volte il processo di caduta del cordone ombelicale avvenga senza intoppi, è fondamentale prestare attenzione a eventuali complicazioni che potrebbero insorgere.
Irritazione o Infezione: Un arrossamento della pelle intorno all'ombelico può indicare un'irritazione che richiede una correzione nella medicazione o la necessità di applicare una crema idratante nella zona esterna. Tuttavia, i segni di una probabile infezione locale includono un arrossamento persistente e che si estende alla base dell'ombelico, cattivo odore e secrezioni maleodoranti. La presenza di crosticine, invece, non deve destare preoccupazione e possono essere rimosse delicatamente durante l'igiene al cambio del pannolino. Una scarsa igiene e la separazione precoce della diade madre-bambino sono fattori che possono aumentare il rischio di infezioni. Un sanguinamento abbondante o la fuoriuscita di pus sono segnali di allarme che indicano chiaramente un'infezione in atto, per cui è necessaria una tempestiva consultazione pediatrica per la prescrizione di un antibiotico.
Granuloma Ombelicale: Si verifica quando il processo di cicatrizzazione ritarda e si forma un piccolo nodulo di tessuto rossastro e umido alla base del moncone. In questi casi, la cura consiste in toccature di nitrato d'argento, generalmente effettuate dal pediatra con una matita caustica, che "brucia" il tessuto in eccesso in modo controllato. Questa procedura è considerata sicura e indolore per il bambino e solitamente risolve il problema in poche applicazioni.
Ernia Ombelicale: Se si nota un gonfiore dell'ombelico, specialmente quando il bambino piange, tossisce o si sforza, potrebbe trattarsi di un'ernia ombelicale. Questa condizione si verifica quando una parte dell'intestino spinge attraverso un punto debole nella parete muscolare addominale intorno all'ombelico. È necessario consultare il pediatra per una valutazione. Nella maggior parte dei casi, le ernie ombelicali nei neonati si risolvono spontaneamente entro il primo anno di vita, ma è importante monitorarle.
È essenziale rispettare il calendario delle visite pediatriche, soprattutto nelle prime settimane di vita, per assicurarsi che l'ombelico si sia cicatrizzato correttamente e che non sorgano altre complicazioni. Le informazioni contenute in questa pagina non devono in alcun modo sostituire il parere del proprio medico.
Il Sangue Cordonale: Una Risorsa Terapeutica Inestimabile
Oltre alla cura del moncone, il cordone ombelicale racchiude un valore scientifico di enorme portata grazie alle cellule staminali che contiene. Il sangue del cordone ombelicale è una ricca fonte di cellule staminali ematopoietiche, progenitori cellulari con un elevato potenziale proliferativo e la capacità di auto-rinnovarsi e differenziarsi in tutte le cellule specializzate che compongono tessuti e organi. Queste cellule staminali, facilmente recuperabili dopo il taglio del cordone, sono oggetto di studi e sperimentazioni per il loro potenziale utilizzo in ambito trapiantologico come alternativa delle cellule staminali del midollo osseo e del sangue periferico.
Per la raccolta di una quantità idonea di cellule staminali è fondamentale evitare il taglio precoce del cordone, attendendo almeno 120 secondi, come raccomandato dalla Società Italiana di Neonatologia. Questo lasso di tempo permette un maggiore afflusso di sangue e, di conseguenza, di cellule staminali dalla placenta al neonato, ottimizzando la raccolta. I genitori che sono interessati alla conservazione delle cellule staminali del sangue cordonale ma anche al clampaggio tardivo del cordone ombelicale, non devono preoccuparsi perché le due pratiche possono essere eseguite insieme (escludendo la pratica che prevede la fine naturale della pulsazione, poiché comprometterebbe la vitalità delle cellule raccolte).
Esistono diverse modalità di gestione e conservazione del sangue cordonale, ognuna con le proprie implicazioni etiche e mediche:
Donazione Allogenica (non familiare): Il sangue cordonale viene donato volontariamente, gratuitamente e anonimamente a una banca pubblica. Questa modalità consente che il sangue raccolto possa essere impiegato nel trapianto di un paziente compatibile che necessita di cure, contribuendo a salvare vite umane a livello globale.
Donazione Dedicata: In casi specifici, il sangue cordonale viene raccolto alla nascita per essere conservato gratuitamente in una banca pubblica e successivamente utilizzato per un consanguineo (ad esempio, un fratello o una sorella già affetti da una patologia trattabile con trapianto di staminali) o per il bambino stesso, in presenza di patologie che ne giustifichino l'uso (malattie maligne, genetiche, disordini immunologici, o patologie congenite del neonato). La normativa italiana prevede la conservazione gratuita per uso autologo dedicato in presenza di specifiche indicazioni clinico-sanitarie.
Donazione Autologa Familiare (privata): La raccolta per uso personale o di un familiare è possibile, ma avviene in banche private situate all'estero, richiedendo adeguate autorizzazioni. Questa pratica, sebbene offerta da enti commerciali, non è supportata da ampie evidenze scientifiche che ne giustifichino l'efficacia per un uso futuro generalizzato, ed è spesso oggetto di dibattito per il suo costo elevato e le limitate possibilità di utilizzo rispetto alla donazione pubblica.
La donazione di sangue cordonale è un atto di grande generosità e altruismo. È fondamentale informarsi presso il proprio punto nascita per conoscere i protocolli di accesso, il consenso informato e le procedure di raccolta, che devono avvenire in un clima di sicurezza assoluta, garantendo la tutela della donna gravida e del personale sanitario, e senza interferenze di interessi economici o commerciali. Il principio dell'anonimato è garantito, ma in caso di necessità terapeutiche è possibile risalire al donatore. La sicurezza infettiva e genetica viene confermata dopo un periodo di osservazione variabile da 6 a 12 mesi.

Pratiche Controverse: Il 'Lotus Birth' e Altre Considerazioni
Nel dibattito sulla gestione del cordone ombelicale, emergono anche pratiche meno convenzionali, tra cui il cosiddetto "Lotus Birth". Questa metodica non prevede il taglio del cordone ombelicale al momento del parto, lasciando che il cordone e la placenta rimangano attaccati al neonato fino a quando non si distaccano spontaneamente, processo che può richiedere diversi giorni. Sebbene i sostenitori del Lotus Birth citino benefici emotivi e fisici, la comunità medica è largamente scettica. In Italia, questa pratica è da evitare e risulta vietata negli ospedali, principalmente a causa dei potenziali rischi di infezione legati alla decomposizione della placenta e alla difficoltà di mantenere un'igiene adeguata per un organo ormai non più vitale.
La Scelta Informata: Un Dialogo con i Professionisti
Il momento del taglio del cordone ombelicale non è una scelta standardizzata per tutti, ma un atto che può e deve essere personalizzato in base alle caratteristiche della gravidanza, del parto e alle specifiche esigenze cliniche di mamma e neonato. Le principali linee guida internazionali, come quelle dell'ACOG Committee Opinion No.543, dicembre, aggiornato il 30/09/2025, o il Committee Opinion sviluppato dal American College of Obstetricians and Gynecologists’ Committee on Obstetric Practice in collaborazione con membri del comitato come Maria A. Mascola, MD, e T., nonché il documento "Delayed umbilical cord clamping after birth" approvato dall'American Academy of Pediatrics e dall'American College of Nurse-Midwives, supportano la pratica del clampaggio tardivo.
È quindi di fondamentale importanza discutere preventivamente con il proprio ginecologo, l'ostetrica e l'intero team ostetrico le proprie intenzioni e preferenze, per avere una visione completa delle possibilità disponibili e per comprendere le implicazioni di ogni scelta. Il confronto sereno e informato con i professionisti della salute permette di fare la scelta più adatta, integrando sicurezza clinica e benefici potenziali per il bambino, sempre tenendo conto delle condizioni specifiche del parto.
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