Tra Tradizione, Coercizione e Diritti: L'Abbigliamento e l'Identità di Genere in Svizzera e nel Mondo

L'abbigliamento, lungi dall'essere una semplice scelta estetica, è da sempre un potente marcatore sociale e culturale, capace di definire status, ruolo e, in particolare, identità di genere. La maniera in cui i bambini sono stati vestiti, e lo sono ancora oggi in diverse parti del mondo, spesso riflette norme sociali profonde, aspettative culturali e, in alcuni casi tragici, forme estreme di coercizione e sfruttamento. Mentre in alcune epoche storiche l'abbigliamento infantile poteva apparire fluido e slegato da rigide distinzioni di genere, altre realtà, anche contemporanee, mostrano come l'imposizione di un certo tipo di vestiario possa celare pratiche disumane o, al contrario, rappresentare un'opportunità di riscatto sociale, in un complesso intreccio di tradizioni e modernità. In Svizzera, il dibattito si sposta sulla tutela legale dell'identità di genere, riconoscendo il diritto all'autodeterminazione e alla protezione della personalità per le persone trans e intersessuali, in un contrasto netto con pratiche repressive altrove.

Children in historical gender-neutral clothing

L'Abbigliamento Infantile nel Mondo Occidentale: Un Passato "Senza Sesso"

Fino a poco più di un secolo fa, la questione di distinguere o meno le differenze di genere negli anni della prima infanzia, almeno per quanto riguarda l'abbigliamento, non era affatto al centro delle preoccupazioni genitoriali nel mondo occidentale, in particolare in quello anglosassone. La storia, in questo caso, smentisce solide convinzioni contemporanee. Infatti, fino alla fine del diciannovesimo secolo, e in alcuni casi anche agli inizi del ventesimo, era quasi impossibile, se non per occhi esperti di storia del costume, distinguere i maschietti dalle femminucce nei quadri che ritraevano bambini e bambine. Erano vestiti allo stesso modo: indossavano lunghe gonne, scarpe vezzose, e tutti portavano i capelli lunghi.

I pantaloni non erano contemplati nell'abbigliamento di un bambino almeno fino ai quattro anni d'età, ma l'uso di gonne e abiti che oggi definiremmo “da femmina” poteva prolungarsi fino agli otto anni, e talvolta anche oltre. Malgrado possa sembrare una moda poco pratica secondo gli standard odierni, in realtà quel modo di vestire i bambini di ambo i sessi assolveva proprio a uno scopo funzionale. In tempi nei quali non esistevano i pannolini usa e getta, e i pantaloni avevano complicati sistemi di chiusura, cambiare un bambino che indossava una gonna risultava indubbiamente più semplice e veloce. E così, all'incirca dalla metà del XVI secolo fino alla fine del XIX secolo, i bambini occidentali indossavano abiti oggi ritenuti esclusivamente femminili.

Questo approccio comportava anche un ulteriore vantaggio pratico di tipo economico. Quando i vestiti erano ancora piuttosto costosi, anche per le famiglie della piccola nobiltà, era facile realizzare delle gonne che potessero essere allungate, seguendo la crescita del ragazzo. E se le famiglie più ricche, nelle quali non si doveva passare un vestito da un figlio o una figlia all'altro, potevano permettersi una distinzione di genere con l'uso di certi colori o determinate rifiniture, i meno abbienti erano abituati a usare abiti che potessero essere riutilizzati da tutti i bambini della famiglia.

Poi, talvolta con grande dolore delle madri, arrivava il giorno del “breeching”, della cerimonia durante la quale il bambino indossava il suo primo paio di pantaloni. Da infanti senza sesso, i maschietti si trasformavano in ragazzi pronti a entrare nel mondo degli uomini, con tutti i vantaggi che questo comportava. Secondo la storica statunitense Anne S. Lombard, “i pantaloni consentivano a un ragazzo di muoversi: correre, salire sui carri e superare i recinti, e andare a cavallo. Le sue sorelle rimanevano chiuse in abiti che inibivano i loro movimenti e le tenevano più vicine a casa”. Indossare per la prima volta i pantaloni rappresentava una pietra miliare nella vita di ogni ragazzo, l'acquisizione della virilità. Ma non solo: il bambino, da quel momento, avrebbe passato sempre meno tempo con la madre e molto di più con il padre, in attività considerate tipicamente maschili, come andare a caccia, a cavallo, o praticare sport.

Tutte le famiglie, anche le più povere, organizzavano il rito del breeching. Era ovviamente molto difficile che i meno abbienti potessero permettersi un abito nuovo per ogni figlio, e lo stesso indumento veniva passato da un fratello all'altro o ai cugini. Per quei bambini non c'era festa per quell'importante rito di passaggio, anzi: il più delle volte indossare i pantaloni, intorno ai sette anni, coincideva con l'inizio di una condizione da piccolo schiavo, finiva l'infanzia e cominciava il duro lavoro manuale. Invece, nelle famiglie ricche la cerimonia del breeching prevedeva una grande festa, durante la quale il bambino riceveva in dono una spada giocattolo, mentre parenti e amici della famiglia elargivano delle somme di denaro.

Verso la fine del diciottesimo secolo, gonne e sottovesti furono gradualmente sostituite, a partire dai tre anni, con i pagliaccetti, e poi ancora da abiti corti, indossati sopra a pantaloncini bianchi, indifferentemente da maschi e femmine. Solo alla fine della Prima guerra mondiale gli abiti divennero definitivamente differenti per maschi e femmine. Curioso come uno scrittore e tipografo della fine del '700, George Nicholson, fosse contrario all'uso dei pantaloni nei bambini di quell'età. Secondo Nicholson, comprimere i genitali avrebbe avuto un effetto negativo sullo sviluppo del cervello. E se non esistono prove a sostegno di questa teoria, un'altra preoccupazione di Nicholson si è dimostrata reale: pantaloni troppo stretti possono davvero danneggiare la fertilità.

100 Years of Girls' Clothing | Glamour

Tradizioni Lontane: I "Bacha-Bazi" e "Bacha-Posh" in Afghanistan

In netto contrasto con le evoluzioni storiche dell'abbigliamento infantile occidentale, esistono ancora oggi pratiche culturali in alcune regioni del mondo che impongono ai minori un'identità di genere diversa da quella di nascita, spesso con conseguenze drammatiche. In Afghanistan, ad esempio, si verificano situazioni in cui bambini sono travestiti da femminucce e bambine costrette ad atteggiarsi da maschietti. Minori vengono venduti ad adulti che, avendoli di fatto comprati, ne decidono anche l'identità. Il tutto avviene con il tacito assenso della comunità, in nome di una tradizione secolare assurda ma socialmente accettata.

I maschi coinvolti in questa pratica prendono il nome di “bacha-bazi”, che significa letteralmente “bambini per gioco”. Vengono obbligati a indossare abiti femminili e a essere sfruttati sessualmente da uomini molto più grandi di loro. Il calvario di questi bambini inizia da adolescenti, quando vengono adescati per strada, rapiti o prelevati dalle proprie famiglie da parte di gente ricca e potente, disposta a comprarli e a mantenerli economicamente. Da quel momento, il bambino diventa a tutti gli effetti una proprietà di chi lo ha acquistato e viene costretto a cambiare identità. Vestito da donna, “decorato” da campanelli ai polsi e alle caviglie, truccato con un po’ di make-up al viso, deve imparare a cantare e ballare. E alla fine della danza viene violentato dai suoi “proprietari”. I quali portano avanti questa assurda tradizione sfruttando le condizioni di povertà in cui vivono le famiglie di questi ragazzini. I bambini stessi, una volta divenuti maggiorenni e liberati, non se la sentono di denunciare i loro aguzzini. Sanno bene che, se lo facessero, verrebbero accusati - loro! - di omosessualità. In compenso, porteranno con sé per tutta la vita i traumi di quell’esperienza. Questa condizione di sottomissione, che unisce prostituzione e pedofilia, segna i ragazzi per sempre.

Una sorte simile, sebbene con motivazioni e dinamiche diverse, tocca a migliaia di bambine afghane, le “bacha-posh”: ragazzine vestite e trattate a tutti gli effetti come dei ragazzi. Per le madri, in alcune zone del Paese, non avere partorito figli maschi è considerato ancora un disonore. Per questo, tra le tante figlie femmine, i genitori ne scelgono una destinata a diventare “il maschio di casa”. Le tagliano i capelli, le mettono i pantaloni, e le vengono concessi tutti i diritti e i privilegi di cui godono solo gli uomini, come studiare e lavorare. Tutto questo finché non arrivano in età da marito. A quel punto, in una notte, le ragazze vengono svestite dei loro abiti maschili e tornano donne. Che, in alcune zone dell'Afghanistan, vuol dire perdere diritti, libertà, privilegi. Davanti a tutto questo, la legge del Paese resta inerme. Nonostante l'ordinamento giudiziario afghano non ammetta queste pratiche, in quanto contrarie alle norme della convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la loro persistenza evidenzia il profondo divario tra la legislazione formale e le radicate tradizioni sociali. Per quanto possibile, le informazioni corrispondono allo stato attuale.

Map of Afghanistan highlighting regions where Bacha-Bazi and Bacha-Posh practices are prevalent

Il Contesto Svizzero: Tra Tradizione e Diritti Moderni

La Svizzera, pur avendo una storia ricca di tradizioni legate all'abbigliamento, si distingue per un approccio moderno e progressista in materia di tutela dei diritti individuali, inclusa l'identità di genere. Mentre le pratiche di coercizione e sfruttamento viste in altre culture sono estranee alla realtà svizzera, il Paese ha sviluppato un quadro legale che mira a garantire l'autodeterminazione e la protezione delle persone trans e intersessuali, riconoscendo il diritto di vivere secondo la propria identità di genere.

I Costumi Tradizionali Svizzeri: Espressione di Identità Regionale e Storica

Per secoli, soprattutto contadini, vignaioli, cuochi e autorità si distinguevano per i loro costumi particolari. Da una regione all'altra, le Svizzere e gli Svizzeri si riconoscevano anche dai loro abiti, in grado di rivelare, proprio come un atto d'origine o un accento, la regione di provenienza. Il costume tradizionale, come quello di una ragazza di San Gallo (Fürstenland), immortalato da fotografi come Wehrli A.-G., testimoniava questa ricchezza. Gli antenati dei bei vestiti contemporanei, i costumi tradizionali svizzeri, erano innanzitutto abiti da lavoro, concepiti per soddisfare le esigenze proprie di ciascuna categoria professionale, il marchio imposto di una corporazione. Oggigiorno la tradizione sempre vivente ricorda solo l’abbigliamento della gente di campagna, che sia di festa o di tutti i giorni, come nel caso del contadino e della contadina in abito della domenica a Untervaldo.

Riflesso di una regione e di usanze ancestrali, l'abito è stato sempre attratto dalle mode diffuse presso i vicini. I figli dei contadini partiti in guerra in tutta Europa riportavano anche le nuove tendenze nel campo dell'abbigliamento. Nel Cantone di Neuchâtel, per esempio, il copricapo a tricorno che alcuni portano ancora oggi ricorda che la regione, fino al 1848, era un principato prussiano e che all’aristocrazia piaceva vivere nelle sue campagne. Dall'altra parte del Paese, nella regione del Gottardo, i costumi glaronesi hanno ovviamente subito l'influenza della vicina Lombardia, da cui le donne adottarono rapidamente alcune belle stoffe, tra cui il fazzoletto “alla milanese”. La “bourguignonne”, grande camicia blu di lino, si diffuse poi rapidamente in tutto l'Altopiano. Si tratta di un prestito diretto dalla tenuta di lavoro dei cocchieri e dei mercanti francesi che venivano a commerciare nelle nostre regioni; comoda e resistente, conquista persino i contadini della Svizzera centrale, secondo cui si sporca meno della divisa bianca dei vaccai.

In Vallese, la maggior parte dei costumi si distingue per il copricapo ornato di nastro risalente alla metà del XVIII secolo, tutti probabilmente ispirati a una moda parigina dell'epoca. Nel 1890, modiste specializzate impiegavano due giorni e mezzo per realizzare la fodera del copricapo, che poteva sostenere fino a 70 metri di nastro! Esempi come la giovane coppia in costumi ticinesi a Frasco, Val Verzasca, immortalata nel 1934, mostrano la vivacità di queste tradizioni. Ovunque, fino alle valli più recondite, la civetteria delle donne e il desiderio costante di imitare le classi più agiate contribuivano alla creazione di una molteplicità di costumi. Tra il 1788 e il 1800, il pittore lucernese Joseph Reinhardt realizzò 140 ritratti di personaggi in costume. Alla fine, la grande varietà di modelli confondeva le idee anche di chi li portava. Peggio ancora, questo patrimonio di costumi venne sfruttato sempre più a fini commerciali o pubblicitari, per cui si vedevano cameriere di ristorante fare il verso alla moda d’antan. Sentendosi private della loro tradizione, molte vere contadine rinunciavano quindi alla loro tenuta. Un esempio sono i costumi del Cantone di Basilea, tra cui il cappello a tricorno, in modelli di Joseph Reinhardt e poi riprodotti da Birmann & Huber tra il 1812 e il 1823.

Non sorprende che il costume, simbolo di tradizione secolare ma anche dell'amore patrio, rinascesse in piena Prima guerra mondiale, nel momento in cui le Svizzere e gli Svizzeri si sentivano chiamati a identificarsi ai valori patriottici, verso cui mostravano una particolare sensibilità. Il Cantone di Vaud, in cui soprattutto la regione di Vevey-Montreux (e la Festa dei vignaioli, che a ogni edizione affronta questo tema) ha conservato quasi intatte molte antiche usanze, prese le redini di questo rinnovamento. Nel 1916, sotto l’egida di Mary Widmer-Curtat, moglie di un medico, nacque a Sauvabelin, sopra Losanna, la prima associazione cantonale. Dieci anni più tardi venne fondata a Lucerna la Federazione svizzera dei costumi, interamente dedicata alla promozione dei costumi, delle danze, dei canti e delle usanze popolari. Oggi la Federazione svizzera dei costumi (FSC) conta oltre 15’000 membri ripartiti in 650 gruppi, a testimonianza di una tradizione ancora molto sentita.

Swiss traditional costumes from various cantons

La Tutela dell'Identità di Genere in Svizzera: Quadro Legale e Diritti delle Persone Trans

In Svizzera, l'attenzione si concentra sulla protezione e sul riconoscimento dell'identità di genere, ponendo le basi per un ambiente inclusivo dove l'individuo ha il diritto di esprimersi e di essere riconosciuto per chi è, al di là delle aspettative sociali o delle assegnazioni di nascita. Le informazioni qui fornite, pur essendo il più possibile corrispondenti allo stato attuale, possono variare per le persone non binarie (trans) o per chi ha cittadinanza estera o assicurazione sanitaria all'estero. Tuttavia, i principi fondamentali rimangono validi per la maggior parte delle persone trans con identità di genere binaria.

Diritto all'Autodeterminazione e Riservatezza

Il fatto che una persona sia trans fa parte della sua personalità protetta, come stabilito dall'articolo 28 del Codice civile svizzero, o della sua vita privata, ai sensi degli articoli 10 e 13 della Costituzione federale e dell'articolo 8 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo. Ciò significa che sia i privati che le autorità pubbliche devono trattare queste informazioni con riservatezza e adottare le misure necessarie per proteggere le persone trans da dichiarazioni pubbliche (outing) indesiderate. Nessuna persona trans - a prescindere dai dati ufficiali - può essere dichiarata tale pubblicamente contro la sua volontà, nemmeno attraverso certificati, carte da visita o simili. Inoltre, dev'essere rispettata la riservatezza di informazioni quali le procedure mediche a cui una persona si è sottoposta o il suo nome precedente.

Tutte le persone hanno il diritto di vivere secondo la propria identità di genere, indipendentemente dal cambiamento del nome ufficiale e dell'iscrizione del sesso ufficiale. Ciò significa, per esempio, che una persona che si identifica come uomo trans può vestirsi da uomo, essere chiamata «fratello», «collega», «signore», avere la posta indirizzata al «Signor XYZ» o usare il bagno degli uomini. Le persone non binarie possono, per esempio, usare un nuovo nome e un proprio pronome e possono chiedere che ci si rivolga loro di conseguenza. Tutto questo è consentito, ma non è obbligatorio, e rientra nel diritto alla privacy o alla protezione della personalità. Il nome ufficiale deve essere utilizzato solo nei cosiddetti rapporti ufficiali. Tuttavia, i vari registri (statali) sono collegati tra loro. Pertanto, in pratica, succede che il nome e il sesso ufficiali siano utilizzati in alcune aree che non fanno parte della comunicazione ufficiale.

La Discriminazione in Svizzera: Limiti e Protezioni Legali

Le persone trans non possono essere discriminate sulla base della loro identità di genere, come stabilito dalla DTF 145 II 153. Ma è importante notare che non tutto ciò che viene comunemente etichettato come discriminazione è anche una discriminazione dal punto di vista legale. Per legge, si considera discriminazione solo il fatto che una persona trans sia trattata in modo meno favorevole per il fatto di essere trans senza una giustificazione oggettiva. Il divieto di discriminazione si applica in modo completo solo nei confronti dello Stato e dei privati che svolgono funzioni statali (art. 8 cpv 2 Cost.; art. 14 CEDU). In Svizzera, tuttavia, la legge non tutela la discriminazione da parte dei privati, ad eccezione della legge sull'uguaglianza di genere sul posto di lavoro (cfr. punto 9 delle disposizioni originali). Il divieto di discriminazione nel diritto penale (art. 261bis CP) include la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, ma non sulla base dell’identità di genere. Chiunque neghi, in modo discriminatorio, a una persona trans un servizio offerto al pubblico, per esempio rifiutando di servire una persona trans in un negozio o in un ristorante, non è quindi perseguibile in base a questa specifica disposizione.

Purtroppo, la maggior parte delle persone trans sperimenta prima o poi reazioni negative alla propria identità trans, che possono manifestarsi come insulti, attacchi verbali, attacchi fisici o violenza sessualizzata. Questi atti sono vietati dal Codice penale e possono essere denunciati alla polizia. L’ostilità trans, cioè i reati commessi per odio nei confronti delle persone trans, non deve rimanere senza conseguenze. La denuncia di reati da parte delle persone trans può contribuire a questo obiettivo. Le vittime di reati e i loro parenti possono ricevere aiuto dai centri di Aiuto alle vittime di reati (legge concernente l’aiuto alle vittime di reati). Diverse organizzazioni registrano i casi di ostilità trans; sia le persone colpite che quelle non direttamente interessate possono segnalarla. Le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, come Christine Goodwin contro il Regno Unito (sentenza dell'11 luglio 2002) e Identoba e altri contro Georgia (sentenza del 12 maggio 2015), hanno contribuito a rafforzare la protezione dei diritti delle persone trans a livello europeo.

Il Cambiamento del Nome: Procedure e Requisiti

Il cambiamento del nome può essere richiesto senza modificare contemporaneamente la registrazione del sesso. Per il cambiamento di nome insieme al cambio di sesso, si rimanda alla sezione successiva. Il cambiamento del nome è di competenza dell'amministrazione del Cantone di residenza (art. 30 cpv. 1 CC). L'indirizzo esatto dell'ufficio competente è solitamente reperibile sul sito web del Cantone, cercando «cambiamento del nome». I costi variano a seconda del Cantone e vanno da circa 200 a 600 franchi.

Affinché il nome possa essere cambiato, deve esserci un cosiddetto «motivo degno di rispetto» (art. 30 cpv. 1 CC). Essere una persona trans è considerato un motivo degno di rispetto. I requisiti esatti per il cambiamento del nome delle persone trans sono stabiliti da ciascun Cantone. Solo molto raramente viene ancora richiesto che un requisito sia già stato soddisfatto per un certo periodo di tempo (per esempio nel Cantone di Neuchâtel). Ciò può significare, per esempio, che la persona deve dimostrare che sta usando il nome desiderato già da due anni. Nel Cantone di Berna è stato deciso che è vietato richiedere questi periodi minimi (Direzione della polizia e del militare del Cantone di Berna, decisione del 13 ottobre 2011, BC 138/11, pubblicata in FamPra.ch 1 (2012) n. 1, pagg. I Cantoni di Zurigo e Vaud hanno una propria procedura per il cambiamento del nome delle persone trans, con informazioni specifiche disponibili sui loro canali.

Anche le persone minorenni hanno il diritto di cambiare il proprio nome. Non esiste un'età minima per farlo, ma devono essere «capaci di discernimento» (art. 19c cpv. 1 CC). Capacità di discernimento significa che la persona trans minorenne deve capire che cosa sia il cambiamento del nome e i suoi effetti, e deve voler effettuare il cambiamento del nome di sua spontanea volontà. I genitori non devono dare il loro consenso.

Anche le persone trans che risiedono stabilmente in Svizzera ma che non hanno la cittadinanza svizzera possono richiedere il cambiamento del nome presso l'ufficio competente del loro Cantone di residenza. Tuttavia, si consiglia di verificare preventivamente se anche il proprio Paese d’origine riconosce il nuovo nome. In caso contrario, il Paese d’origine potrebbe non rilasciare il passaporto con il nuovo nome nonostante il cambiamento in Svizzera.

In Svizzera il nome non deve essere chiaramente maschile o femminile, e non è neanche necessario che il secondo nome scelto lo sia (per esempio, il nome «Andrea» è sufficiente e assolutamente adatto). Le persone trans sono anche libere di scegliere il nome che desiderano avere. Il nome può essere inventato (per esempio «Tiktu»), ma deve essere chiaramente un nome (secondo la decisione della Corte amministrativa del Tribunale del Cantone di Friburgo, decisione 601 2020 240 del 28 giugno 2021). È vietato scegliere come nome un cognome inequivocabile (per esempio «Bernasconi») o parole che hanno chiaramente un significato diverso (per esempio «Campagna», secondo la decisione del Tribunale amministrativo del Cantone di Vaud, decisione del 18 ottobre 2006, GE.2005.0219, pubblicato in FamPra.ch 8 (2007) n. 29, pag. I cognomi diversi per uomini e donne (per esempio i cognomi slavi o scandinavi) possono generalmente essere cambiati contemporaneamente al nome. Altri cambiamenti del cognome sono possibili se viene riconosciuto un motivo valido; la richiesta deve quindi essere giustificata. Se viene cambiato solo il nome, il sesso ufficiale rimane lo stesso. Ciò significa, per esempio, che una donna trans che adotta il nuovo nome «Sarah» viene registrata ufficialmente come «Sarah Keller, genere: maschile» e l’iscrizione «maschile» rimane anche sui documenti d’identità ufficiali. Se si vuole cambiare il nome e il sesso ufficiale, occorre farlo contemporaneamente e seguendo una procedura più semplice.

La Modifica dell'Iscrizione Ufficiale del Sesso

L'iscrizione ufficiale del sesso può essere modificata (art. 30b CC). Se lo si desidera, è possibile modificare contemporaneamente il nome ed eventualmente il cognome (art. 30b cpv. 2 CC). Per cambiare il nome senza modificare l'iscrizione ufficiale del sesso, si rimanda alle informazioni precedenti. Il cognome può essere modificato contemporaneamente al nome solo se è specifico per il genere, cioè diverso per uomini e donne (per esempio, signora Dzieglewska / signor Dzieglewski). Altre modifiche al cognome non possono essere effettuate contemporaneamente alla modifica dell'iscrizione del sesso. Queste modifiche devono essere richieste con una domanda separata e motivata all'amministrazione cantonale.

È possibile modificare l'iscrizione da «maschio» a «femmina» o da «femmina» a «maschio». In Svizzera, purtroppo, non è possibile non avere alcuna iscrizione del sesso, oppure avere un’iscrizione diversa da «maschio» o «femmina» (per esempio «X» o «diverso»). Il cambiamento riguarda solo le persone trans e intersessuali, o per dirla con le parole della legge: «Chi ha la convinzione intima e costante di non appartenere al sesso iscritto nel registro dello stato civile» (art. 30b cpv. Le persone trans che non hanno la cittadinanza svizzera ma vivono in Svizzera possono ottenere la modifica esattamente nello stesso modo presso un ufficio di stato civile svizzero. Tuttavia, si consiglia di verificare preventivamente se il Paese d’origine riconosce questo cambiamento. In caso contrario, il Paese d’origine potrebbe non rilasciare un passaporto con il nuovo nome e con la nuova iscrizione del sesso, nonostante la modifica in Svizzera. Anche le persone rifugiate (indipendentemente dallo status N, F, S o B) possono ottenere le modifiche in Svizzera. Tuttavia, questa procedura è spesso più complicata, e il servizio di consulenza giuridica di TGNS può fornire un supporto.

I minori di 16 anni e le persone sotto curatela generale necessitano del consenso del loro rappresentante legale (art. 30b cpv. 4 CC). Di solito si tratta dei genitori o del tutore o della tutrice. Se il tutore o la tutrice rifiuta il consenso, l’autorità di protezione dei minori e degli adulti può dare il consenso al posto suo. La modifica dell’iscrizione del sesso ufficiale può essere effettuata presso qualsiasi ufficio di stato civile in Svizzera. Se si ha bisogno di assistenza, per esempio di una traduzione, è bene comunicarlo al momento dell'appuntamento. È necessario portare all'appuntamento i documenti d'identità, come carta d’identità/passaporto o carta d’identità per le persone straniere. Per la modifica, è necessario dichiarare che la precedente iscrizione del sesso ufficiale non corrisponde alla propria identità di genere. A tal fine è necessario compilare e firmare un modulo presso l'ufficio. Il modulo deve contenere: il nome e il cognome attuali, l’indicazione del sesso attuale, la data di nascita, l’indicazione del sesso desiderato e il nuovo nome. Non vengono poste domande sull’essere trans o sulla transizione, non è consentito. I costi della modifica ammontano a 75 franchi; se è necessario il consenso del rappresentante legale, si arriva a 105 franchi. In casi eccezionali, se l'ufficio di stato civile deve svolgere più lavoro di amministrazione, possono risultare costi maggiori.

Procedure Mediche e Consenso Informato

Le procedure mediche di riassegnazione del genere sono generalmente consentite. Decide unicamente la persona trans se sottoporsi o meno a una riassegnazione medica del genere e, in tal caso, a quali interventi sottoporsi. Anche l'ordine e gli intervalli dei trattamenti medici non sono fissi e possono essere definiti personalmente. Prima di qualsiasi trattamento è necessario il consenso informato della persona trans. Ciò significa che lo specialista curante deve fornire informazioni sul trattamento, sugli effetti dei trattamenti, sui rischi, sulle possibili alternative, sulle cure successive e sull'eventuale rischio che la cassa malati non copra i costi. Ogni persona deve essere informata in modo tale da comprendere e poter decidere liberamente a favore o contro ogni trattamento. È importante notare che anche il personale medico non ha il diritto di obbligare le persone trans a spogliarsi senza un motivo medico. Secondo gli psicologi e le psicologhe, gli psichiatri e le psichiatre, gli endocrinologi e le endocrinologhe, non esiste un motivo che obblighi la persona a spogliarsi. Il personale medico deve sempre rispettare gli standard di cura attuali e lo stato attuale delle conoscenze mediche (art. 40 L…).

Implicazioni Pratiche del Cambio di Identità

Per quanto riguarda i nuovi documenti d'identità, gli uffici statali di solito ricevono i nuovi dati automaticamente e non hanno bisogno di essere informati. Tuttavia, occorre richiedere personalmente l'emissione di tutti i nuovi documenti. Anche i passaporti, le carte d'identità o le carte d'identità per stranieri non vengono emessi automaticamente. I nuovi documenti possono, ma non devono, essere richiesti immediatamente; non esiste una scadenza legale entro la quale i nuovi documenti devono essere ordinati. I documenti restano validi fino alla data di scadenza. In teoria, tuttavia, le autorità possono ritirare una carta d’identità con i vecchi dati non più ufficiali. È importante anche richiedere i certificati di formazione e di lavoro con i nuovi dati, poiché si ha il diritto di farlo.

I contratti e i rapporti contrattuali, come per esempio un contratto di lavoro, di affitto o telefonico, stipulati con il precedente nome e cognome e sesso, non possono essere annullati dalla controparte a causa delle modifiche del nome e/o del sesso. I contratti continuano quindi ad essere validi.

La modifica dell’iscrizione del sesso non ha alcun effetto sul matrimonio o sull’unione domestica registrata, né modifica il rapporto giuridico con i figli già nati (art. 30b cpv. 3 CC). Ciò significa che il fatto che una persona sia trans non implica, per esempio, che il diritto di visita possa essere limitato o che la custodia dei genitori possa essere revocata. Gli uomini trans sposati la cui moglie dà alla luce un bambino o che adottano un bambino come coppia sposata diventano automaticamente il padre del bambino (si veda anche il punto 8 delle disposizioni originali).

Supporto Legale e Risorse per le Vittime di Ostilità Trans

Per le persone che vivono al minimo esistenziale, è possibile richiedere di non dover pagare le spese processuali tramite una domanda di gratuito patrocinio. In casi difficili, il tribunale può anche decidere, su richiesta, che le spese di rappresentanza legale siano coperte dallo Stato. Organizzazioni come la Clinica giuridica dell’Università di Ginevra, l’Ufficio specializzato per l’uguaglianza di genere della città di Berna e l’Ufficio specializzato per l’uguaglianza di genere della città di Zurigo offrono supporto e informazioni utili riguardo a queste complesse tematiche, fungendo da punti di riferimento per chiunque cerchi chiarezza e assistenza legale nel percorso di riconoscimento della propria identità di genere.

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