L'esperienza della gravidanza è un viaggio complesso e, purtroppo, non sempre privo di difficoltà. Una delle complicanze più frequenti che possono offuscare l'attesa di un figlio è l'aborto spontaneo. Quasi il 10-15% delle gravidanze cliniche e il 30% di tutte le gravidanze terminano con un aborto spontaneo, rendendolo la complicanza della gravidanza più frequente. In particolare, per una donna di 39 anni che si trova ad affrontare la sfida della poliabortività, la ricerca di un ginecologo specialista diventa cruciale. La posticipazione dell’esperienza riproduttiva della donna è la principale causa dell’aumento degli aborti spontanei ricorrenti, e a 39 anni, l'età materna si configura come un fattore di rischio significativo, rendendo l'approccio diagnostico e terapeutico ancora più delicato e personalizzato.
Comprendere l'Abortività Ricorrente: Definizioni e Incidenza
Per inquadrare correttamente il problema, è fondamentale comprendere cosa si intenda per abortività spontanea ricorrente, spesso definita anche poliabortività. Si parla di aborto ripetuto quando una donna ha subito due o più perdite gestazionali prima dei 4 mesi di gravidanza. Allo stesso modo, nel campo della riproduzione assistita, si parla di aborto a ripetizione quando si verificano due o più perdite gestazionali consecutive prima della settimana 24. Secondo alcuni autori, la poliabortività è definita come la perdita di 3 o più gravidanze. Tuttavia, in alcuni paesi europei e negli Stati Uniti si parla di poliabortività già in presenza di due o più aborti consecutivi, e non, con un'incidenza che risulta essere inferiore al 5%. Questa condizione colpisce tra il 2% e il 5% delle coppie in età riproduttiva se considerata come 3 o più aborti ripetuti, mentre se la si considera a partire da due aborti, l'incidenza arriva fino al 10%. Il rischio per le donne di avere un aborto spontaneo dopo un precedente aborto è del 12-20%. Dopo aver subito due aborti, il rischio sale al 29% e dopo tre al 36%. Sulla base delle fonti disponibili, si stima che circa il 5% delle donne potrebbe avere due o più aborti consecutivi e solo lo 0,4-1% ne ha tre o più. L'aborto spontaneo è la più comune complicanza della gravidanza nel primo trimestre e si verifica nel 15-20% delle gravidanze note. L'incidenza dell'aborto abituale è aumentata negli ultimi decenni attestandosi attualmente intorno al 2/3%.

Queste situazioni possono verificarsi sia in gravidanze naturali che in gravidanze ottenute dopo un trattamento di riproduzione assistita. In entrambe le situazioni, sarà necessario individuare le cause prima di procedere al trattamento. L’aborto del primo trimestre (entro la 12 settimana) o aborto tardivo (entro la 22 settimana) non sono eventi rari (20-25%). L’abortività ricorrente (dopo 2 o più aborti spontanei) ha un’incidenza del 5-6%.
L'Impatto Profondo dell'Abortività Ricorrente sulla Persona e sulla Coppia
L'aborto ricorrente può indurre risposte emozionali pronunciate come ansia, depressione, negazione, rabbia, problemi coniugali, senso di perdita e di inadeguatezza. La stabilità di coppia è fortemente minata da tale situazione, come anche l’efficienza lavorativa e il benessere generale della persona. Purtroppo, la stabilità del rapporto di coppia potrebbe risultare fortemente minata da tale situazione come anche l'efficienza lavorativa e il benessere generale della donna. Inoltre, le coppie affette da poliabortività seguono percorsi diagnostici e terapeutici molto lunghi e impegnativi anche dal punto di vista economico, e i frequenti insuccessi contribuiscono ad accentuare lo stress psicologico e il senso di frustrazione. Il lutto contro l’aborto ha conseguenze emotive nella maggior parte dei casi. Il sostegno psicologico e la terapia sono molto utili per il trattamento.
Aborto ricorrente o ripetuto - Dr.Elena Vaquero
L'Età Materna: Un Fattore di Rischio Ineludibile a 39 Anni
Per una donna di 39 anni, l'età materna costituisce un fattore di rischio indipendente e il più significativo per l'aborto spontaneo. L'età materna e il numero di aborti precedenti sono i principali fattori di rischio per l'aborto ricorrente. Il rischio di aborto è leggermente elevato tra le giovani madri e poi aumenta bruscamente nelle madri in età avanzata. Secondo i dati delle linee guida RCOG, il rischio di aborto correlato all'età è del 13% in ≤19 anni; 11-12% tra 20-29 anni; 15% tra 30 e 34 anni; 25% tra 35 e 39 anni; 51% tra 40 e 44 anni; e il 93% nei gruppi di età ≥ 45 anni. Questi dati evidenziano come, a 39 anni, il rischio sia già notevolmente elevato, quasi raddoppiato rispetto all'età fertile più propizia, e suggeriscono una necessità ancora maggiore di un approccio diagnostico e terapeutico mirato. L'età della donna è certamente tra i fattori più rilevanti che concorrono a determinare elevati livelli di abortività spontanea.

Le Cause Multifattoriali degli Aborti Spontanei Ricorrenti
Oltre all'età, esistono numerose altre cause di aborti spontanei ripetuti, per le quali è necessario e possibile procedere con un approccio diagnostico e terapeutico. Queste possono essere classificate in fattori fetali e fattori materni. Le cause delle perdite ricorrenti di gravidanza sono numerose e complesse e devono essere affrontate da una prospettiva integrata in un’unità di riproduzione assistita ad alta complessità, poiché uno studio incompleto potrebbe portare a una diagnosi errata di questo problema o addirittura a seguire una strategia sbagliata.
Fattori Genetici: Alla Base della Fragilità Embrionale
Almeno il 50-60% di tutti gli aborti sporadici sono associati ad anomalie citogenetiche. La maggior parte degli aborti precoci (prima delle 10 settimane di gestazione) derivano da aberrazioni cromosomiche (monosomia, trisomia e poliploidia). Tra i fattori fetali, la causa più frequente è rappresentata da anomalie cromosomiche. Le cause più frequenti sono anomalie del cariotipo, traslocazioni reciproche bilanciate e traslocazioni Robertsoniane. Fattori di rischio genetici, inclusi genotipi embrionali anomali e riarrangiamenti cromosomici parentali, potrebbero essere alla base di oltre il 50% dei casi di RPL. Raramente uno o entrambi i membri della coppia presenta un assetto cromosomico alterato che non causa una patologia nel soggetto, ma determina la formazione di prodotti del concepimento anomali. L'inattivazione dei cromosomi X che potrebbe verificarsi durante le prime fasi dell'embriogenesi è stata proposta come possibile causa di aborti ricorrenti.
La tecnica di diagnosi genetica preimpianto (PGT-A) consiste nell’analizzare la vitalità genetica degli embrioni ottenuti prima del loro trasferimento in utero. Questa tecnica permette di scartare gli embrioni che presentano aneuploidie (alterazioni cromosomiche come trisomie o monosomie) e di conservare solo gli embrioni sani. Questa tecnica di PGT-A è consigliata quando c’è una causa genetica nota e nel caso di utilizzo di ovuli propri di una donna di età superiore ai 39 anni (poiché la diminuzione della qualità ovarica può causare alterazioni negli embrioni). Questa tecnica è interessante anche per le donne più giovani con una storia di aborto spontaneo o di fallimento dell’impianto.

Fattori Anatomici: L'Utero come Nido Imperfetto
Le anomalie uterine congenite più comuni includono uteri settati, arcuati e bicorpori. Tra le pazienti con difetti uterini congeniti, le donne con utero settato hanno la più alta incidenza di aborti ricorrenti. Difetti strutturali uterini acquisiti come leiomiomi uterini sottomucosi, sinechie endometriali e polipi interferiscono con il processo di impianto e sviluppo dell'embrione, quindi possono provocare aborti ricorrenti. Altre condizioni correggibili sono le malformazioni uterine, in particolare l’utero setto, e la presenza di formazioni quali i fibromi sottomucosi nella cavità uterina. Questi fattori anatomici (malformazioni mulleriane, formazioni aggettanti in cavità) richiedono specifiche indagini diagnostiche.
Fattori Endocrinologici: L'Equilibrio Ormonale Compromesso
Le cause endocrinologiche sono un altro capitolo importante. Il diabete mellito non controllato e le patologie della tiroide sono state associate ad aborti spontanei. I casi di ipotiroidismo clinicamente riconoscibili rappresentano un noto fattore di rischio di aborto spontaneo e di alterazioni fetali e dello sviluppo neonatale, anche se l'ipotiroidismo subclinico non aumenta il rischio di abortività. Poiché il progesterone svolge un ruolo fisiologico importante nel processo di successo dell'impianto e dello sviluppo della gravidanza, si presume che livelli insufficienti di progesterone (cioè deficit della fase luteale) siano associati all'aborto spontaneo. L'obesità stessa o correlata alla sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) aumenta il rischio di aborti ricorrenti. Con facilità la donna può essere affetta dalla sindrome dell’ovaio policistico, o da iperprolattinemia, da deficit del fattore luteale o da alterazione della funzione della tiroide o da diabete non ben compensato. L'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) degli Stati Uniti ritiene del tutto inutile l'atteggiamento di considerare l'aborto da distiroidismo o da tiroidite subclinica come causa, poiché non è dimostrato da nessuno studio prospettico randomizzato. Le più accreditate analisi affermano che l'”apparente” coinvolgimento dell’attività autoimmunitaria tiroidea nell’aborto, può dipendere da condizioni diverse che nulla hanno a che vedere con una relazione causa-effetto.
Trombofilia: Quando il Sangue Non Fluisce Correttamente
La trombofilia è la predisposizione a una coagulazione impropria che può influenzare il flusso sanguigno corionico e causare vasculopatie che portano alla perdita della gravidanza. I tipi più diffusi di trombofilia associata all'abortività ricorrente sono ereditari (fattore V Leiden, polimorfismo genetico dell'enzima metilenetetraidrofolato reduttasi (MTHFR), mutazione del gene della protrombina, deficit di proteina C, ecc.) o acquisiti (sindrome da antifosfolipidi (APS)). Le mutazioni nel gene del fattore V Leiden (FVL, G1691A) e nel gene della protrombina (PG, FII, G20210A) sono considerate fattori di rischio per RPL. La FVL è la trombofilia genetica più comune. È stato dimostrato che elevati livelli plasmatici di omocisteina costituiscono un fattore di rischio per l'infertilità e le complicazioni della gravidanza come aborto spontaneo e preeclampsia.
La Sindrome da Antifosfolipidi (APS) è una condizione autoimmune caratterizzata dalla formazione di anticorpi antifosfolipidi e associata a eventi trombotici e complicanze della gravidanza, inclusa la RPL. L'APS provoca una risposta infiammatoria agli anticorpi antifosfolipidi sull'endotelio vascolare e sulle cellule coriali/placentari, che promuove la trombosi. Molti studi hanno dimostrato una forte associazione tra APS ed esiti avversi della gravidanza. La sindrome da anticorpi antifosfolipidi (APS) è stata in origine riscontrata in persone affette da Lupus Eritematoso Sistemico (LES), e si pensava che si manifestasse soprattutto in questi pazienti. Si tratta di esami per individuare gli anticorpi che interferiscono con il sistema di coagulazione. La sindrome da antifosfolipidi è stata descritta per la prima volta nel 1983. Originariamente si pensava che gli anticorpi trovati nei pazienti con APS fossero diretti contro i fosfolipidi, specialmente la cardiolipina; da qui i termini "anticorpi antifosfolipidi" e "sindrome da antifosfolipidi". Recenti ricerche hanno rivelato che questi anticorpi sono, in realtà, diretti contro proteine del plasma legate ai fosfolipidi come la cardiolipina. La più conosciuta ed importante di queste proteine plasmatiche è chiamata beta2-glicoproteina I. I termini: anticorpi antifosfolipidi e anticorpi anticardiolipina sono quindi impropri; in modo più preciso si dovrebbe parlare di anticorpi anti-beta2-glicoproteina I, o anticorpi anti-proteine associate ai fosfolipidi. Alcuni individui possono presentare anticorpi diretti contro la cardiolipina "nativa" e cioè anticorpi che si legano alla sola cardiolipina, senza l'intervento di proteine del plasma.
Aborto ricorrente o ripetuto - Dr.Elena Vaquero
Il rischio trombofilico ha un ruolo. L’ultima ipotesi prende in considerazione la possibilità che alla base degli aborti potrebbe esservi un rischio trombofilico. Negli ultimi anni si sta dando molta importanza all’alterazione dei fattori della coagulazione (si parla di trombofilia congenita e acquisita) nella determinazione di alcune complicazioni della gravidanza come ad esempio l’abortività ripetuta, la preeclampsia, il ritardo di crescita fetale. La valutazione completa di tutti i fattori trombofilici potrebbe non solo non essere utile ma indurre in errore a causa dei fisiologici cambiamenti in gravidanza come la riduzione della proteina C ed S. Le Società italiane di Trombosi ed Emostasi insieme alla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia hanno condiviso uno “statement” che cerca di limitare l’improprio uso di anticoagulanti in gravidanze che non hanno reali problemi trombofilici.
Fattori Immunitari: Un Conflitto Silenzioso tra Madre e Feto
I meccanismi immunitari svolgono un ruolo significativo nella patogenesi degli aborti ricorrenti. Durante la gravidanza fisiologica, la risposta immunitaria sistemica femminile viene modulata in modo tale che si verifica una diminuzione dell'immunità cellulo-mediata per consentire lo sviluppo del feto semi-allogenico nella cavità uterina. La disfunzione di questi elementi potrebbe portare alla perdita della gravidanza. È stato proposto che le varianti genetiche del sistema dell'antigene leucocitario umano (HLA) e la differenza nella tolleranza immunitaria contribuiscano all'abortività ripetuta, poiché portano alla soppressione dei regolatori immunitari, al rinvigorimento dei processi infiammatori e al rigetto immunitario.
Esistono diverse condizioni autoimmuni ben note che potrebbero contribuire come cause immunologiche della RPL: lupus eritematoso sistemico (LES), APS, artrite reumatoide, malattie infiammatorie intestinali e celiachia, anticorpi anti-tiroide, anti-nucleari. Il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) è una patologia sistemica di origine autoimmune che comporta manifestazioni cutaneo-viscerali, che si manifestano con crisi, associate alla presenza di autoanticorpi diretti contro i costituenti del nucleo cellulare. Questa malattia colpisce frequentemente le giovani donne e, di conseguenza, non ne è raro il riscontro durante la gravidanza.
Che cosa è l'alloimmunità? Un’eccessiva risposta immunitaria materna contro gli antigeni paterni porta a una produzione abnorme di cellule immunitarie e di citochine; si ritiene che questa condizione sia associata all’abortività ripetuta. In particolare, in questo periodo, l’attenzione è focalizzata sul rapporto tra abortività ripetuta e cellule Natural Killer (NK). Secondo alcuni autori, le cellule NK nella mucosa uterina contribuiscono alla risposta citochinica all’interfaccia materno-fetale. Donne con aborto ricorrente tendono a produrre una risposta di tipo prevalentemente Th-1, sia nel periodo dell’impianto sia durante la gravidanza.

Infezioni e Microbioma: Un Ambiente Uterino Critico
Una grave infezione di qualsiasi sito potrebbe potenzialmente causare un aborto spontaneo. Molti studi hanno suggerito l'endometrite cronica come potenziale causa di abortività. Studi recenti indicano che il microbioma della cavità endometriale è considerato un importante predittore del successo della gravidanza: la disbatteriosi nel tratto riproduttivo femminile è associata ad aborti ricorrenti e dovrebbe essere considerata un nuovo fattore di rischio per aborti ripetuti. Gli studi che indagano un'associazione diretta tra ureaplasma, clamidia, micoplasma e toxoplasma con l'abortività ripetuta, non mostrano prove evidenti.
Altri Fattori Contribuenti: Stile di Vita e Ambiente
Altri fattori di rischio per RPL includono stress psicologico, alcol, fumo, caffeina, etnia, storia di precedenti aborti spontanei e nascite premature e fattori ambientali. Altri dosaggi e ricerche non sono utili. L'aborto è un problema di coppia? Molti studi confermano che gli anticorpi che si formano sulla superficie degli spermatozoi e nel muco cervicale femminile (o nel sangue in entrambi i sessi) possono interferire con la motilità degli spermatozoi e con la loro interazione con gli ovociti.
Il ruolo esatto della vitamina D nel fallimento della gravidanza rimane controverso. Alcuni studi hanno dimostrato un'associazione di RPL con livelli ridotti di vitamina D, tuttavia, la necessità di integrazione non è universalmente accettata come terapia risolutiva per l'abortività ricorrente.
L'Approccio Diagnostico del Ginecologo Specialista: Un Percorso Personalizzato
Per una donna di 39 anni con storia di aborti spontanei ricorrenti, un ginecologo specialista adotterà un approccio completo e multidisciplinare. La poliabortività richiede un’attenta analisi attraverso una consulenza mirata, volta a identificare i fattori di rischio, indagare le cause con gli esami diagnostici appropriati e, infine, correggere le alterazioni riscontrate, proponendo alla coppia il percorso più adatto. Il nostro team di specialisti proporrà uno studio completo e multidisciplinare per identificare l’origine dell’infertilità in ogni paziente.

Le indagini diagnostiche riguardano sia il partner femminile sia quello maschile. La consulenza per poliabortività permette innanzitutto di identificare i fattori di rischio della coppia. Tra questi si annoverano l’età della donna, abitudini di vita poco salutari (fumo, uso di droghe, consumo eccessivo di alcool ecc.) e le variazioni dell’indice di massa corporea (BMI), sia in eccesso che in difetto. Vengono anche prescritti gli esami necessari per entrambi i partner.
I possibili studi indicati in questo tipo di pazienti includono:
- Test diagnostici nella donna:
- Cariotipizzazione: Per rilevare anomalie cromosomiche.
- Isteroscopia diagnostica, isterosonografia EXOM o ecografia 3D: Per diagnosticare eventuali patologie come miomi, malformazioni uterine, sinechie endometriali e polipi.
- Studio delle trombofilie: Per valutare la predisposizione a coagulazione impropria.
- Studio endometriale completo: Incluse valutazioni di recettività, microbiota e presenza di focolai di infezione (endometrite cronica).
- Studio immunologico della donna e compatibilità immunologica della coppia: Per identificare squilibri nel sistema di difesa dell'endometrio o dell'organismo.
- Studio immunologico dell'endometrio.
- Studio ormonale: Per rilevare deficit del fattore luteale, alterazioni della funzione tiroidea, iperprolattinemia, diabete non compensato o sindrome dell’ovaio policistico.
- Esame microbiologico vaginale e cervicale: Tampone vaginale con antibiogramma per Herpes, Chlamydia, Trichomonas, Candida.
- Test coagulativi: Emocromo con conta piastrinica, Fibrinogeno, PT, PTT, antitrombina III, proteina C, proteina S, APC resistance, esami per il lupus anticoagulante e quelli immunoenzimatici per gli anticorpi anticardiolipina.
- Studi specifici sui fattori uterini: La presenza di infiammazione cronica nell’utero o anche di alterazioni del microbioma possono essere associate a perdite di gravidanza ricorrenti.
- Studi d’imaging (unità d’isteroscopia e unità di ecografia ad alta risoluzione): Con ecografie 3d e isteroscopie per la diagnosi di eventuali patologie come miomi o malformazioni uterine.
- Studi immunologici (unità d’immunologia): In casi molto specifici, i disturbi immunologici possono essere la causa di ripetute perdite di gravidanza.
- Studi genetici (unità di genetica avanzata): In circa il 5% dei casi troviamo una causa genetica che giustifica gli aborti precedenti, fattore che si rivela estremamente utile per definire il miglior trattamento.
- Studio del maschio (unità di andrologia): Il fattore maschile può influenzare non solo il raggiungimento della gravidanza, ma anche il suo corretto sviluppo. Questo include la cariotipizzazione del partner maschile e la valutazione di anticorpi antispermatozoi.
- Studio nutrizionale (unità di nutrizione): È in crescita l’evidenza che le abitudini di vita sono chiaramente correlate allo sviluppo iniziale della gravidanza.
Il percorso diagnostico è un processo meticoloso che vede la collaborazione di un team composto da endocrinologo, genetista, diabetologo, andrologo, psicologo, ematologo. In genere sono necessari da due a quattro accessi ambulatoriali a seconda delle necessità di ogni coppia.
Strategie Terapeutiche e Gestione Specialistica
La prima strategia consiste nel rimuovere le cause collegate ad essa, rimuovere i fattori ambientali come fumo e stress. Sulla base dei risultati ottenuti, si correggono le eventuali alterazioni riscontrate, al fine di programmare una nuova gravidanza in condizioni ottimali. I trattamenti variano a seconda del quadro clinico a cui ci troviamo di fronte. L'Ambulatorio si basa anche, sulle storie delle singole donne e delle loro famiglie, sui loro vissuti, intessuti di esperienze autentiche, per questo diverse le une dalle altre. In tale contesto, le coppie vengono evaluate per esaminare tutte le possibili cause di abortività, seguendo un approccio terapeutico multidisciplinare, personalizzato e innovativo, al fine di ottenere uno sguardo d'insieme più completo possibile.
Aborto ricorrente o ripetuto - Dr.Elena Vaquero
Una volta effettuati gli studi necessari, il ginecologo specialista indicherà l’approccio migliore per il caso specifico, che può comprendere:
- Interventi chirurgici: Per correggere eventuali fattori uterini o pelvici come setti uterini, polipi, miomi, cisti ovariche ecc. Le pazienti potranno effettuare isteroscopia diagnostica con biopsia endometriale utile al fine di poter valutare la funzione endometriale e l’eventuale stato infiammatorio con analisi culturali e morfologiche.
- Trattamenti di immunoterapia: Per modulare una risposta immunitaria materna eccessiva o disfunzionale. In alcune circostanze può essere presa in considerazione una terapia con cortisone o immunoglobuline endovena. I corticosteroidi sono stati usati spesso, ma recentemente il loro utilizzo sta diminuendo a causa degli effetti secondari, quali ipertensione, diabete mellito, osteoporosi e iperlipidemia.
- Somministrazione di farmaci anticoagulanti: In caso di trombofilia accertata, come la presenza del fattore V di Leiden o la sindrome da antifosfolipidi. Se c'è stato un episodio di trombosi, in genere viene intrapresa terapia anticoagulante (farmaci che contrastano la formazione di coaguli di sangue). L'aspirina e l'Eparina (Eparina a basso peso molecolare (LMWH) a dosi profilattiche) sono farmaci efficaci in molti casi e sono ritenuti a rischio relativamente basso per il feto. Se una donna con APS entra in gravidanza, è necessaria una sorveglianza molto attenta da parte di un ostetrico e contemporaneamente una costante sorveglianza reumatologica o immunologica. La Warfarina, pur essendo un potente anticoagulante, non è adatta per l'uso in gravidanza e richiede un monitoraggio accurato per via dei suoi effetti collaterali e della variabilità individuale. In caso di omocisteinemia si impiega Acido Folico, Vitamina B6 e Vitamina B12.
- Diagnosi genetica preimpianto (PGT-A): Associata al trattamento di fecondazione in vitro (FIVET) o Metodo ROPA, questa tecnica permette di selezionare embrioni geneticamente sani, riducendo il rischio di fallimento dell’impianto e di aborto spontaneo. Questa tecnica di PGT-A è consigliata quando c’è una causa genetica nota e nel caso di utilizzo di ovuli propri di una donna di età superiore ai 39 anni.
- Gestione endocrinologica: Correzione di squilibri ormonali come il diabete non compensato, le alterazioni della tiroide, l'iperprolattinemia o il deficit del fattore luteale.
- Modifiche dello stile di vita: Eliminazione di fumo, alcol e gestione dello stress. È molto importante evitare altri fattori di rischio trombotico, quali: fumo, iperlipidemia o contraccettivi orali.
- Supporto psicologico: Il sostegno psicologico e la terapia sono molto utili per il trattamento, dato il forte impatto emotivo degli aborti ricorrenti.
Purtroppo, anche dopo le opportune e approfondite indagini diagnostiche, è possibile individuare una causa nota in circa il 50% dei casi e nel restante si parla di poliabortività inspiegata. In caso di poliabortività idiopatica, ovvero quando non viene rilevata nessuna causa, ogni terapia deve essere considerata empirica, in quanto non esistono al momento le evidenze scientifiche a favore di una o di un’altra terapia. Ciò sottolinea l'importanza di un approccio personalizzato e della costante ricerca di nuove soluzioni.
L'Importanza della Clinica Specializzata e del Team Multidisciplinare
Un argomento delicato e doloroso che si presenta spesso nel lavoro quotidiano di specialisti in aborti spontanei ripetuti e fallimenti d’impianto è quello delle storie delle singole donne e delle loro famiglie, intessute di esperienze autentiche e diverse le une dalle altre. L'abortività ricorrente richiede un approccio multidisciplinare e specializzato come quello offerto in unità di aborti a ripetizione ad alta complessità. Le situazioni di fallimento dell’impianto o di aborto spontaneo ripetuto devono essere affrontate con un approccio olistico e specializzato per aumentare le possibilità di ottenere una gravidanza sana.
Un colloquio con un ginecologo specializzato in aborti ricorrenti è essenziale per definire gli esami più appropriati per ogni caso. Queste cliniche comprendono la necessità di eseguire uno studio completo di ogni caso e di identificare le possibili cause alla base di aborti ripetuti e fallimenti di impianto. Progettano soluzioni completamente adattate a ogni caso.
Per arrivare alla gravidanza e al parto, dopo uno o più aborti o parti pretermine o morte del feto in utero, è necessario intraprendere un percorso di diagnosi e terapia delle cause che hanno portato all’evento. Adottare un approccio multidisciplinare è essenziale, dato il gran numero di fattori di rischio e di cause che possono essere alla base della poliabortività. È altrettanto importante che la coppia riceva un adeguato supporto psicologico.
In queste unità, la collaborazione di altre figure professionali, oltre a quella del ginecologo, è fondamentale, includendo il genetista, l'andrologo, l'endocrinologo, l'ematologo, il diabetologo e il gastroenterologo. Una clinica specializzata offre:
- Tecnologia avanzata: Combinazione di macchinari, tecnologia e intelligenza artificiale con un team di esperti.
- Attenzione personalizzata: Un team dedicato segue la paziente dal primo appuntamento fino alla gravidanza.
- Approccio olistico: Studio completo di ogni caso per identificare le cause e progettare soluzioni su misura.
Per evitare aborti ripetuti è necessario un approccio personalizzato, in quanto è essenziale identificare e trattare la causa sottostante. Questo può comportare test genetici, studi immunologici, valutazione della qualità degli embrioni e analisi dell’ambiente uterino.Il tempo consigliato per riprendere il trattamento di riproduzione assistita dopo un aborto spontaneo dipende dallo stato fisico ed emotivo della paziente. Dal punto di vista medico, di solito si consiglia di aspettare da uno a tre cicli mestruali per garantire che il corpo si sia ripreso e che l’endometrio sia in condizioni ottimali. Tuttavia, è anche fondamentale assicurarsi che la paziente sia emotivamente preparata prima di ricominciare il processo.
La maggior parte delle donne con un pregresso aborto spontaneo porta a termine con successo la gravidanza. È per questo che, specialmente per una donna di 39 anni, rivolgersi a un ambulatorio specializzato nell’indagine e nel trattamento delle cause di poliabortività diventa il passo più importante per affrontare con speranza e cognizione di causa il desiderio di una gravidanza a termine.