Svezzamento senza capricci: guidare il bambino nel viaggio verso la convivialità

Molte sono le domande, i dubbi e a volte le preoccupazioni che i genitori si trovano a fronteggiare nel delicato e particolare momento di quello che viene comunemente definito “svezzamento”, ma che preferiamo chiamare “alimentazione complementare”, perché non si tratta di togliere alcun “vizio”. Si è soliti intendere il momento del passaggio all’alimentazione complementare come qualcosa che riguarda unicamente il bambino, «è il bambino che deve essere svezzato!», e non si presta attenzione alle difficoltà che le mamme possono incontrare. L’alimentazione complementare inaugura una serie di successivi cambiamenti evolutivi che porteranno alle transizioni pannolino-vasino, lettone-lettino e così via; in ciascuno di questi momenti si ripropone sia un particolare vissuto di separazione sia un incontro con il nuovo.

Un bambino che esplora il cibo con le mani su un seggiolone

Il significato profondo del passaggio ai cibi solidi

La fase dell’avvio dell’alimentazione complementare non corrisponde, dunque, a un percorso rettilineo, anzi. Spesso ci sono brevi periodi di arresto che si possono manifestare attraverso una temporanea inappetenza del bambino o un parziale rifiuto del cibo. All’inizio avviene un cambiamento di “posto” che è emblematicamente rappresentato dal passaggio dall’abbraccio dell’allattamento alla seduta frontale sul seggiolone: dal piacere di essere accolto e contenuto nel ricevere, il bambino passa a una nuova posizione. La seduta frontale è, in fondo, quella tipica dello stare a tavola insieme e propone, quindi, al bambino un modo di alimentarsi più rituale, meno intimo rispetto all’allattamento, che inaugura l’ingresso del piccolo nella convivialità.

I bambini possono vivere momenti di sana ribellione oppure possono esprimere atteggiamenti aggressivi, reazioni di rabbia o di protesta che si concretizzano talvolta nel rifiuto di masticare: in questi casi, è importante che chi si prende cura del piccolo li riconosca, li tolleri e dimostri incoraggiamento e sostegno. L’insistenza genera maggiore resistenza: spesso i “no” del bambino sono direttamente proporzionali all’insistenza degli adulti sul cibo.

Educare alla convivialità senza imposizioni

È prezioso promuovere un avvicinamento dei bambini al significato e alla storia culturale che da sempre accompagna il pasto. Lo stare seduti a tavola è un percorso fatto di esplorazione, scoperte, odori, colori, profumi, suoni e sapori nuovi e non deve seguire tabelle prefissate. È consigliabile che gli adulti evitino usi impropri del cibo. Il rischio, infatti, è quello di fare dell’atto con cui ci si nutre uno strumento di potere. Sono poco produttivi, anzi, dannosi, gli interventi intimidatori, ricattatori o che utilizzano logiche affettive: «Se non mangi tutto, chiamo il vigile che ti porta in prigione!», «Se non finisci la pappa, non andiamo al parco!», oppure «Se non mangi, la mamma è triste e piange!».

Passare all’alimentazione solida non è banale: fondamentale è fare in modo che il pasto non diventi un’imposizione. Da sempre i genitori mostrano molta attenzione per i comportamenti alimentari dei bambini, spesso attribuendo più importanza al "quanto" che al "come". Infatti, origine di tante preoccupazioni è la quantità di cibo che i piccoli assumono e il rifiuto degli alimenti, categorizzato spesso come un capriccio. Per capriccio intendiamo quegli scatti d'ira che sono conseguenti all'incapacità del bambino di regolare le sue emozioni e i suoi comportamenti, ma alla cui base c'è sempre un bisogno implicito.

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Comprendere il rifiuto: fisiologia e autonomia

Le mamme e i papà devono sapere che tutti i bambini, chi più chi meno, chi prima chi dopo, chi di tanto in tanto chi spesso, alternano periodi di grande interesse per il cibo a periodi di riduzione dell'appetito; e che anche durante questi periodi in cui mangiano di meno sono sempre attivi, energici e vitali. Questo è un comportamento fisiologico. La gestione sarà tanto più serena quanto più il bambino si sentirà rispettato nelle sue scelte.

Il bambino ha bisogno di avere accanto un adulto responsivo che lo osserva, comprende le sue richieste e si attiva per soddisfarle. Se, viceversa, si ritiene che al bambino debbano essere imposti orari, cibi, quantità che non corrispondono a quelle che sono le sue richieste, si rischia di trasformare il momento del pasto in uno scontro tra l'adulto che comanda e il bambino che dovrebbe eseguire.

Per neofobia si intende l'avversione dei bambini, intorno ai 2-3 anni di età, verso alcuni cibi. Noi ci siamo adattati a questi fattori ambientali e, per sopravvivere alle erbe velenose e ai cibi avariati, abbiamo sviluppato ostilità verso questi sapori. Le preferenze e i comportamenti alimentari determinati da questo "programma genetico" vengono infatti profondamente modificati dalle esperienze che i bambini fanno ancora prima di nascere e nel corso del primo anno di vita.

Gestire la crisi: autorevolezza e accoglienza

Molte di queste crisi si producono quando il bambino è in condizioni di stress fisico o psichico. È meglio una spiegazione un po’ prima, per preparare il terreno: “Amore, ascolta, tra 10 minuti dovrò uscire a fare la spesa, ma tornerò fra un’ora e poi pranzeremo insieme e staremo insieme”. Purtroppo non sempre potete prevenire le crisi emotive dei vostri piccoli. Alcune avvengono senza che possiate fare nulla: il bimbo perde il controllo e basta, è fatta. E’ qui che il genitore deve fare il genitore.

Di cosa NON hanno bisogno? Di essere sgridati, sminuiti, spaventati, derisi. Di cosa hanno bisogno? Devono essere bloccati solo se arrecano danno a sé stessi, persone o cose. Il punto cruciale è calmare: aprite le braccia, accogliete e dite “Va tutto bene”. Il vostro bimbo SENTE perfettamente il modo in cui lo fate, ma soprattutto lui capisce COME VI SENTITE voi. Quando tutto è finito potete dare spiegazioni. È un grande momento educativo, non perdetene l’occasione!

Fasi dello sviluppo: dagli 8 ai 12 mesi

A questa età, il bambino sviluppa la capacità di afferrare piccoli pezzi di cibo con il pollice e l'indice (presa a pinza), cosa che non era ancora in grado di fare in fase di svezzamento a 6 mesi o 7 mesi. Inoltre, il riflesso faringeo (conato di vomito), che nei bambini più piccoli è molto più in avanti sulla lingua, inizia a regredire verso i 9 mesi, rendendo il bambino più abile e sicuro nel gestire il cibo in bocca e nel masticare.

Come ribadito dall'Associazione Culturale Pediatri, non c'è una sequenza vera e propria da seguire per l'introduzione degli alimenti. L'importante è proporre una dieta ricca e varia, esponendo il bambino a diversi sapori e consistenze. Tra gli 8 e i 12 mesi, l'alimentazione del bambino si orienta verso una struttura di due pasti principali e uno o due spuntini, mantenendo il latte come pilastro nutrizionale.

Tabella riassuntiva delle tappe di introduzione alimentare per il bambino dai 9 ai 12 mesi

Il ruolo genitoriale e la struttura familiare

Jacques Lacan sottolinea come “il sintomo del bambino è al posto giusto per rispondere a quello che vi è di sintomatico nella struttura familiare” ed è per questo che ritengo fondamentale che i genitori possano domandarsi che cosa stia succedendo in quel momento se il bambino non mangia o fa pasticci con il cibo. Il cibo è uno dei primi strumenti, insieme al pianto, che il bambino ha per mostrare un suo disagio, un suo malessere, ed il lavoro interpretativo dei genitori risulta molto importante per cogliere ciò che si nasconde al di là del cibo.

Dirò forse una cosa impopolare, ma la relazione fra genitori e figli non è democratica, ma è gerarchica, ed è fondamentale che madri e padri mettano dei limiti e si assumano la responsabilità e la fatica della decisione. È altrettanto importante che gli adulti condividano e spieghino il senso di queste scelte ai più piccoli, ma è fondamentale che siano madri e padri a delineare chiaramente i confini. È importante che la genitorialità sia autorevole, ma non autoritaria, e, soprattutto, coerente.

Durante il divezzamento non sono solo due i personaggi della rappresentazione, il papà ha un ruolo essenziale di sostituzione della mamma, soprattutto nel caso in cui la relazione mamma-bambino è troppo intima. Con la sua presenza il papà mostra che ci si può alimentare in modo diverso, rassicura la mamma sul suo operato, rafforza la sua relazione con il bambino ristabilendo il giusto equilibrio tra le parti all’interno della famiglia.

Consigli pratici per neogenitori

  • Evita di stressarti eccessivamente: se il tuo piccolo ha fame, mangerà.
  • Procedi in modo graduale: introduci cibi nuovi poco alla volta e assicurati che siano sani e controllati.
  • Incoraggia l'autonomia: lascia che tocchi il cibo, si sporchi e viva un'esperienza sensoriale al momento della pappa.
  • Non forzare: se il piccolo rifiuta nutrienti, non arrenderti ma non desistere, riprova dopo qualche giorno in un momento di particolare serenità.
  • Crea rituali: aiuta il tuo bambino a trovare la serenità durante la pappa, creando un rituale consolidato seguendo i suoi ritmi.
  • Dai il buon esempio: abitualo fin da subito a mangiare a tavola senza TV o distrazioni.

Non dimenticare che, sebbene le indicazioni fornite siano orientative, l'approccio raccomandato è quello che pone il bambino al centro del processo. La flessibilità e l'osservazione del bambino sono prioritarie rispetto a qualsiasi schema rigido.

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