Il Centro di Medicina della Riproduzione dell'Ospedale San Raffaele di Milano rappresenta un punto di riferimento significativo nel panorama italiano per le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), tra cui la Fecondazione in Vitro con Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo (ICSI). Con una storia di innovazione e un'equipe dedicata, il centro attira pazienti da tutta Italia, desiderosi di affrontare il complesso percorso verso la genitorialità. Tuttavia, l'esperienza all'interno di una struttura così grande e rinomata può variare notevolmente, oscillando tra la percezione di eccellenza scientifica e la sfida di navigare un "iter macchinoso" che talvolta può mettere a dura prova le aspettative e la sensibilità dei pazienti. L'approccio del centro, come quello di molte grandi realtà ospedaliere, si trova al crocevia tra la necessità di protocolli standardizzati per gestire un alto volume di casi e l'esigenza impellente di un'attenzione personalizzata, fondamentale in un campo così delicato e intimo.
L'Innovazione Tecnologica al San Raffaele: PGT, NGS e la Visione del Prof. Ermanno Greco
Il Centro di Medicina della Riproduzione, diretto dal Prof. Ermanno Greco, è stato uno dei primi in Italia ad adottare tecniche all'avanguardia per migliorare le percentuali di successo della PMA. Tra queste, la Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT) ha assunto un ruolo centrale. Questa tecnica, infatti, prevede l’evoluzione degli embrioni a blastocisti, un processo che dipende sia dall’età materna sia dal "set-up laboratoristico". L'equipe biologica del centro vanta una particolare addestramento sulla biopsia della blastocisti, una procedura invasiva che, se non ben eseguita, può potenzialmente portare al danneggiamento dell'embrione stesso, compromettendone la percentuale di impianto o aumentando il tasso di abortività. La meticolosità nell'esecuzione di queste delicate procedure è quindi di primaria importanza per il successo complessivo del trattamento.
Un'innovazione chiave che ha rivoluzionato l'approccio alla selezione embrionaria è l'introduzione del Next-Generation Sequencing (NGS). Questa metodologia avanzata consente di analizzare non solo la qualità dei cromosomi dell’embrione ma anche e soprattutto il DNA dei mitocondri. I mitocondri, veri e propri centri energetici delle cellule, hanno un ruolo fondamentale nell’evoluzione embrionale e fetale. L'impiego del NGS ha permesso di raggiungere risultati eccezionali: si è registrato un 58% di impianto embrionario rispetto al 15% delle precedenti tecniche, e soprattutto circa il 70% di gravidanza rispetto al 35%. Questi dati suggeriscono un significativo balzo in avanti nelle probabilità di successo per le coppie in trattamento. Il NGS, da solo, contribuisce per il 70% dei casi al successo di queste tecniche, evidenziando il suo impatto determinante.

Ma i progressi non si sono limitati alla genetica embrionale. Questi risultati sono stati raggiunti anche migliorando un fattore prima non considerato adeguatamente: l’endometrio. Questo tessuto che riveste l’interno dell’utero produce le molecole essenziali per l’impianto embrionario. Una maggiore attenzione e una migliore gestione della sua preparazione sono state cruciali. A ciò si aggiunge la migliore selezione degli spermatozoi attraverso l'IMSI (Intracytoplasmic Morphologically Selected Sperm Injection). È ormai accertato che uno spermatozoo non perfetto, come può verificarsi nel caso di patologie andrologiche, può essere causa non solo di mancato impianto o di aborto, ma anche, purtroppo, della nascita di bambini con patologie. L'IMSI permette di identificare e selezionare gli spermatozoi morfologicamente migliori, incrementando ulteriormente le chance di successo e la salute del nascituro.
È importante notare che, come osservato da alcuni, "i dati che riportano solo le percentuali di gravidanza, riferendosi esclusivamente alla gravidanza biochimica (beta HCG positiva) o alla gravidanza clinica (sacco gestazionale), non sono sufficienti per esprimere in modo accurato le reali percentuali di successo delle tecniche eseguite". Questa riflessione sottolinea la necessità di considerare indicatori più completi, come il tasso di nascite vive, per una valutazione veritiera e trasparente dell'efficacia delle tecniche.
In Italia, il programma di ovodonazione presenta delle specificità normative, potendo essere effettuato solo utilizzando ovociti congelati. Questa limitazione incide sulle strategie terapeutiche e sulle opzioni disponibili per le coppie che necessitano di ovociti donati.
Navigare il Percorso di PMA: Aspetti Organizzativi e Relazionali
L'esperienza dei pazienti al San Raffaele è spesso caratterizzata da un mix di aspettative e realtà logistiche proprie di un grande ospedale. Molti pazienti riferiscono che "l'ospedale è un via vai di gente, dentro una fuori l'altra", una descrizione che ben illustra l'elevato volume di persone gestite quotidianamente. Questo può tradursi in un percorso percepito come "iter macchinoso dove empatia non rientra nel protocollo", una sensazione condivisa da "alcune donne incontrate durante i monitoraggi". La gestione di un tale flusso di pazienti comporta, per molti, che "i medici cambiano ad ogni visita", un aspetto che, sebbene atteso in un contesto ospedaliero, può generare frustrazione e la sensazione di essere "una di passaggio", come espresso da chi ha affrontato più tentativi.
Nonostante queste sfide, ci sono anche testimonianze di pazienti che hanno vissuto esperienze molto positive, affermando: "mi sono trovata molto bene" e sottolineando che "le liste di attesa sono praticamente inesistenti" e che il centro "organizza loro per tutti gli esami necessari". La percezione delle liste d'attesa, in particolare, sembra variare: se per alcuni, come una paziente che ha fatto "visite private con la dott. Privitera 'per accelerare'", sono "passati 4 mesi dalla visita alla stimolazione pur avendo tutti gli esami necessari", altri hanno trovato "tempi veloci". Questa dicotomia suggerisce che l'organizzazione interna, o forse la specificità del singolo caso, possa influenzare notevolmente i tempi di attesa effettivi.
La continuità del rapporto con il medico curante è un desiderio comune tra i pazienti. "Mi piacerebbe sapere se c'è un modo per essere seguita dallo stesso medico il più possibile" è una domanda ricorrente, che riflette il bisogno di costruire un rapporto di fiducia e di avere un referente stabile in un percorso emotivamente così intenso. Alcuni pazienti hanno la fortuna di instaurare un "rapporto di grande fiducia e stima" con specifici medici, come una paziente con il Dott. Papaleo. Tuttavia, l'organizzazione generale del centro può rendere difficile mantenere questa continuità per tutti.
Le preoccupazioni logistiche non si fermano qui. Pazienti che arrivano da altre regioni, come chi dalla Puglia deve affrontare "1000 viaggi", esprimono timori riguardo alla gestione delle prime visite e degli esami. Domande come "se per la visita, che farò privatamente, è necessario portare qualche richiesta del mio medico di base" o "se lui ne effettuerà subito altri come l'ecografia per esempio e di conseguenza andare con la vescica piena?" sono comuni e indicano un bisogno di informazioni più chiare e dettagliate per affrontare al meglio gli appuntamenti. Il costo di una visita privata è anche un fattore, con un paziente che menziona: "Io andrò a fine gennaio e pago 120".
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L'Approccio Terapeutico: Personalizzazione vs. Standardizzazione
Uno degli aspetti più dibattuti tra i pazienti del San Raffaele riguarda la percezione dell'approccio terapeutico. Molti esprimono la sensazione che "le procedure sono uguali per tutti" e che i piani terapeutici siano "standardizzati". Questa percezione diventa particolarmente critica in presenza di casi complessi, dove la storia clinica individuale dovrebbe, secondo i pazienti, dettare un trattamento più su misura. Una paziente con una storia di "42 anni e 3 aborti ritenuti, endometrite e mutazioni" si è domandata: "Non sono un medico ma credo che per una di 42 anni e 3 aborti ritenuti endometrite e mutazioni, non sia uguale a una ragazza di 25/30 senza patologie!?" Questa domanda retorica cattura l'essenza del desiderio di un approccio personalizzato, che tenga conto delle specificità di ogni individuo piuttosto che applicare un protocollo generale.
L'esperienza di questa stessa paziente illustra vividamente le problematiche legate a un approccio meno personalizzato. Nonostante un AMH che indicava "3/4 follicoli per ovaio" e una storia di ovulazioni naturali efficaci, le è stato "concesso un unico tentativo di omologa" data la sua età. Il processo di monitoraggio ha sollevato ulteriori perplessità: "ad ogni monitoraggio le eco vengono fatte da praticanti e ogni 2 giorni mi veniva visto qualcosa di diverso!". Questa incertezza diagnostica si è manifestata con discrepanze significative, come quando "un giorno vedevano 2/3 follicoli, dopo 2 giorni 1 a destra 1 a sinistra", e un endometrio inizialmente rilevato a 6mm, poi corretto a 3mm dalla dottoressa di controllo, definita "situazione ridicola". Tali variazioni non solo minano la fiducia nel processo, ma possono anche influenzare le decisioni terapeutiche.
La decisione di iniziare la stimolazione lo stesso giorno dell'eco basale e degli esami preoperatori, "perché ero già pronta", e il successivo brusco stop, hanno lasciato un segno profondo. Dopo soli "12 giorni di stimolazione", le è stato "crudamente detto: signora interrompa la terapia è inutile che andiamo avanti ci abbiamo provato!". Questa comunicazione, senza la possibilità di "chiedere spiegazioni o aver modo di indagare le motivazioni della poca risposta", ha generato la sensazione che la decisione fosse stata presa "per saltare tutto, dato che erano pieni e infastiditi dal fatto che abbia dovuto iniziare prima in base al ciclo che avevano programmato!". La conseguenza di questo iter è stata la perdita di "sacco di tempo prezioso" e, come "oltre il danno la beffa", un ritardo nel ritorno del ciclo dopo il "bombardamento di punture fatte inutilmente".

Queste esperienze mettono in luce la tensione tra l'efficienza richiesta da un centro di grandi dimensioni e la sensibilità necessaria per accompagnare le coppie in un percorso così fragile. La mancanza di empatia e l'applicazione di protocolli rigidi possono avere un impatto significativo sul benessere psicologico dei pazienti, che spesso si sentono "presi in carico come un macchinario", piuttosto che come individui con una storia unica e delle esigenze specifiche.
Il Ruolo dei Professionisti: Medici e Specialisti al San Raffaele
All'interno del Centro di Medicina della Riproduzione del San Raffaele operano diversi specialisti, ognuno con il proprio campo di competenza, e le loro figure sono spesso al centro delle testimonianze dei pazienti. Tra i medici più citati, il Dott. Fusi riceve un coro quasi unanime di elogi. È descritto come "un tesoro", "molto cortese, competente e soprattutto umano", "disponibile e scrupoloso". Molti pazienti, tra cui chi ha fatto "4 ICSI al San Raffaele con Fusi", desiderano essere seguiti da lui e da medici con un approccio simile. La sua disponibilità a guidare i pazienti attraverso "esami su esami per prepararci alla nostra prima FIVET", consigliando il percorso migliore "visto l'improbabilità di cercare la cicogna naturalmente", evidenzia un approccio attento e previdente.
Altre figure professionali di rilievo includono il Dott. Brigante, con cui molti pazienti hanno avuto un "primo colloquio informativo", spesso con l'aspettativa che sia "bravo". Il Dott. Papaleo è un altro medico con cui alcuni pazienti hanno instaurato un "rapporto di grande fiducia e stima", segno dell'importanza della relazione medico-paziente.
Per quanto riguarda le problematiche maschili, l'ospedale vanta specialisti in andrologia. Il Dott. Andrea Salonia è descritto come "assolutamente gentile e partecipe anche come persona", ricevendo feedback estremamente positivi per il suo lavoro, come nel caso di un paziente operato per "varicocele di 3 grado e per prelievo testicolare di spermatozoi". Lo stesso dottore ha "confermato di essere rimasto molto soddisfatto e contento del risultato", a testimonianza di un impegno personale nel successo dei trattamenti. Anche la Dottoressa Caterina Lania, androloga, ha ricevuto impressioni positive per la sua "gentilezza" e "competenza", sebbene per le visite con il Servizio Sanitario Nazionale i tempi di attesa possano essere molto lunghi, spingendo alcuni a optare per percorsi da "solventi", anche se questo comporta comunque tempi di attesa di "quasi 2 mesi".

La presenza di un team di medici altamente qualificati è un pilastro del centro. Tuttavia, la rotazione dei medici, una realtà in un contesto ospedaliero grande, può generare sfide emotive per i pazienti che cercano una figura di riferimento costante. La capacità di bilanciare l'eccellenza professionale con un'attenzione umana e personalizzata rimane un aspetto cruciale nel complesso mondo della PMA.
Oltre l'Omologa: Opzioni e Riflessioni Future
Quando i tentativi di fecondazione omologa non portano ai risultati sperati, o quando le condizioni cliniche indicano una bassa probabilità di successo con i propri gameti, i pazienti si trovano a considerare altre opzioni, spesso molto delicate dal punto di vista emotivo e pratico. Una di queste è la fecondazione eterologa, che in Italia, per quanto riguarda l'ovodonazione, può essere effettuata solo con ovociti congelati, come accennato in precedenza.
Per molti pazienti, l'esperienza di insuccessi ripetuti o di un percorso percepito come inadeguato all'interno del proprio paese, o in un centro specifico, porta a considerare alternative all'estero. L'espressione "Ora punto tutte le mie speranze sull'estero" è un chiaro indicatore di questa tendenza. Alcuni pazienti, dopo esperienze negative o deludenti, come la paziente che dopo un ciclo omologo interrotto brutalmente ha dichiarato "anche se dovessi fare eterologa ho guardato cliniche in Spagna e non lo farei certamente in Italia soprattutto tramite il San Raffaele che ha spinto subito per questa strada e dato poca attenzione a questo ciclo di omologa", valutano seriamente cliniche in paesi dove le normative o gli approcci potrebbero essere percepiti come più favorevoli o efficaci. La ricerca di centri più "specializzati" o di un approccio più personalizzato spinge molti a informarsi su opzioni internazionali.
Le statistiche ufficiali del centro, che mostrano tassi di successo significativi con l'implementazione di tecniche avanzate come il NGS, devono essere contestualizzate con le esperienze individuali dei pazienti. Se da un lato "di 'pance' se ne vedono spesso!", un'osservazione che suggerisce una buona casistica di gravidanze, dall'altro lato, la percezione di chi non ha avuto successo può essere di profonda delusione. La paziente che, dopo aver scongelato 3 ovociti e visto un solo embrione non svilupparsi per il transfer, ha ricevuto la notizia tardivamente, sottolineando che "avrebbero dovuto avvertirmi come d'accordo ieri anche perché avrei evitato la puntura di prontogest (che quindi ho fatto per niente)", esprime la frustrazione per la mancanza di comunicazione e per il "tempo prezioso" e gli sforzi inutili.

Il percorso di PMA è costellato di sfide non solo mediche ma anche psicologiche ed emotive. La consapevolezza di avere un "spermiogramma ballerino" per il proprio marito, o la scoperta di una "lieve iperplasia" che richiede "3 mesi di cura" prima di poter ricominciare, sono tutti tasselli di un mosaico complesso che richiede grande resilienza. Ogni interruzione o fallimento comporta un "boccone da mandare giù" e la necessità di ricalibrare le aspettative e le speranze. La discussione tra IUI (Inseminazione Intrauterina) e ICSI, o la paura "pazzesca della ICSI e delle cure e di tutto il resto", evidenziano la profondità delle preoccupazioni dei pazienti. La scelta di continuare il percorso, sia in Italia che all'estero, è sempre frutto di una valutazione attenta e spesso dolorosa, che tiene conto di fattori medici, economici, emotivi e logistici.