Nell'arte di ogni tempo, l'immagine della Vergine con il Bambino popola innumerevoli opere, siano esse di pittura o di scultura. A ogni evidenza, non ne esiste una più rappresentata, con varianti che riguardano la Madonna seduta in trono o in piedi, isolata o circondata da angeli o santi, o con degli offerenti in preghiera ai suoi piedi. Il Bambino può tenere tra le mani un oggetto, un piccolo animale, un fiore o un frutto. Talvolta il Piccolo sgambetta, altre volte tende la manina ad accarezzare il volto della Madre, e alcune volte si guardano, in altre guardano verso chi osserva. Si tratta di una vera e propria gara per rappresentare nel migliore dei modi possibili la bellezza più pura e luminosa, realizzandola con i limitati mezzi terreni. Tra le tante raffigurazioni, una particolare è quella della Madre che allatta il Figlio, nota come Madonna lactans o del latte. Questa iconografia non è semplicemente devozionale ma anche di profondo significato teologico, toccando la tenerezza indicibile di un gesto amoroso che è terreno e spirituale al tempo stesso.
L'Evoluzione Iconografica e il Significato Storico-Teologico
Nei primi secoli dell’arte sacra, l'iconografia della Madonna con Bambino enfatizzava una regalità divina di Maria distante e ieratica. Nel prosieguo del tempo, tuttavia, le immagini instaurano via via con lo spettatore un rapporto più intimo e familiare. L'iconografia della Madonna con Bambino cambia, delineando la temperie storica del momento, ma di sicuro in modo assolutamente riconoscibile e sempre presente, nelle chiese, nelle edicole, lungo le strade, nelle case. Questa trasformazione verso una rappresentazione più umana e accessibile è particolarmente evidente nella figura della Madonna lactans.
Divinità che allattano sono presenti in ogni tempo, fin dalla preistoria e in ogni luogo. Notissima è, ad esempio, la dea egiziana Iside che allatta Horus. Il culto di Iside, che durerà ancora a lungo, si intreccerà con il Cristianesimo. Sembra che proprio da questa iconografia prenda forma, in ambito orientale, la Madonna allattante, presente fin dal VI secolo nell’arte copta e poi bizantina, dove è detta Panaghia Galaktotrophousa, la “tutta santa che dona il latte”. Questa iconografia è presente anche in ambito ortodosso con la definizione greca Παναγία Γαλακτοτροφούσα (Panaghia Galaktotrophousa). Le prime rappresentazioni iconografiche ufficiali della "Madonna del Latte" si ritrovano nell'Egitto ormai cristianizzato del VI o VII secolo dopo Cristo, dove essa è ritratta mentre allatta Gesù Bambino o in procinto di farlo. Si tratta di immagini molto stilizzate che soprattutto alludono più che mostrare. In questi casi la composizione è una variante dell'iconografia della Madonna col Bambino. Dall'Egitto copto ebbero poi ampia diffusione presso le chiese orientali nell'arte bizantina, con nome greco di Galaktotrophousa. Da qui si diffuse poi, nei secoli seguenti, anche in Occidente.

In Occidente, nei primi secoli dell’era cristiana, appaiono alcune sante cosiddette “galattofore”, cioè portatrici di latte e per questo invocate dalle puerpere, come sant’Agata, santa Brigida, santa Romana. Tuttavia, l’iconografia della donna che allatta appartiene interamente alla Vergine e si afferma soprattutto all’inizio del Trecento. In questo periodo, nell’arte si abbandonano gli stilemi orientali delle icone e la rappresentazione diventa meno ieratica, meno distante e più vicina all’umanità. Alla metà del Duecento, assistiamo a un’altra rivoluzione artistica che è nel Crocifisso, ovvero nell’affermazione del Christus patiens, Cristo sofferente, su quello triumphans, Cristo trionfante, dei secoli precedenti. Artefici ne sono i francescani, che scelgono un linguaggio artistico più comprensibile, empatico, che avvicini i fedeli alla Chiesa in modo diretto, anche emozionale. E cosa c’è di più divino e insieme umano del rapporto tra un figlio appena nato e sua madre? Essi rappresentano il mistero della vita stessa, e il momento dell’allattamento ne è l’immagine più immediata.
La "Madonna del latte" non è semplicemente devozionale ma teologica: mostra che Dio è veramente quel Neonato che nelle prima fasi della vita ha bisogno di nutrirsi attraverso la madre, come un qualsiasi altro bambino. Nel Vangelo di Luca 11,27, c'è il primo riferimento esplicito della materna carnalità di Maria: "Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!". Il concilio di Efeso, nel 431, decretò la maternità di Maria, Theotokos, portatrice di Dio. E ancora Clemente di Alessandria parla del latte come simbolo del Logos, mentre nella prima Lettera di Pietro è nutrimento spirituale. Secondo Leo Steinberg, l'esposizione del seno e la rappresentazione realistica del bambino "forniva ai credenti l'assicurazione che il Dio attaccato alla mammella di Maria si era fatto uomo, e che colui che sosteneva il Dio-uomo, nella sua pochezza, si era garantito infinito credito in Cielo." L'umanizzazione della Madonna e del Bambino incontrò il favore dei fedeli e la sacralizzazione dell'atto di allattare un bambino convinse le donne a identificarsi maggiormente coinvolgendole anche emotivamente.
Leggende, Reliquie e la Diffusione nel Mondo Cristiano
Una leggenda del VI secolo narra che, in una grotta non lontano dalla basilica della Natività di Betlemme, la Vergine avrebbe spillato alcune gocce di latte a terra per la fretta di dare la poppata al Bambino mentre incalzavano i soldati di Erode. La pietra di quel luogo, in seguito, divenne candida. Questa leggenda fu importata in Europa dai crociati insieme alle reliquie della Terra Santa, che annoveravano anche fiale con il sacro latte, chiamato anche latte di luna o latte della montagna. Sono stati contati circa settanta luoghi in Italia, Francia e Spagna, dove sono custodite queste reliquie. In Italia, particolarmente noto è quello della Collegiata di San Lorenzo a Montevarchi, in provincia di Arezzo.
Le opere che raffigurano la Madonna del latte si moltiplicano, quindi, tra il XIV e il XV secolo, prima nel sud dell'Italia, e in seguito particolarmente in ambito toscano e lombardo. Tuttavia, si arrestano, almeno nell’arte ufficiale, bruscamente, dopo la Controriforma.
La Controriforma e la Censura dell'Immagine
La Riforma cattolica tridentina annoverò tra le immagini sconvenienti, che si riteneva potessero fuorviare il fedele, le rappresentazioni di Maria a seno scoperto poiché accusate di distogliere i fedeli dalla preghiera. Fu demandato ai vescovi il compito di valutare le varie rappresentazioni e di decidere se queste dovessero essere ritoccate, oppure rimosse. Nello specifico, la Controriforma reputava non conveniente qualsiasi genere di nudità. Alcune opere furono anche ritoccate e il seno sovra dipinto. Nella diocesi di Milano, fu in particolare Carlo Borromeo a trovare sconvenienti tali immagini, molto diffuse in Brianza, facendo provvedere in molti casi a coprirle con ritocchi. Tale iconografia riprende in età moderna, anche se non con la stessa frequenza, e la donna che allatta può essere una donna qualsiasi, non è più connessa in modo stretto e simbolico alla Madonna. Anzi, spesso il confine tra arte sacra e arte profana diventa impercettibile, basti pensare, ad esempio, ad alcune Maternità di Picasso - e non solo - ma l’intensità e la sacralità, quel senso di silenzio che ruota intorno alle figure restano simili, segno del mistero che avvolge il gesto amoroso.
Capolavori Artistici della "Virgo Lactans"
Nei primi esempi dell’arte occidentale, la costruzione iconografica è epifanica: la Vergine guarda di fronte a sé, come di lontano, e conserva l’immagine regale della Madre di Dio delle icone bizantine. Proprio in occasione delle celebrazioni di fine anno e del 1° gennaio, è esposta, nella Basilica di San Pietro, la bella icona della Virgo lactans proveniente da Montevergine che riveste nel suo impianto iconografico precisi echi bizantini. Al XIII secolo è datato il mosaico sulla facciata della basilica di Santa Maria in Trastevere, dove vi è una Madonna seduta sul trono che allatta il Bambino, tra cortei di sante che portano lampade e i due piccoli offerenti ai suoi piedi.
Ancora, nella pala d’altare del Maestro della Maddalena, artista di ambito fiorentino, datata alla seconda metà del XIII secolo, la Vergine è seduta su un ricco trono tra san Leonardo del Limosino e san Pietro. Ha la testa appena reclinata ma conserva un impianto rigido e stilizzato, mentre tiene con un braccio il Bambino che sembra un piccolo adulto, vestito come un filosofo, con toga purpurea, il rotolo in una mano e nell’altra il gesto di benedire. Simili a questa ci sono diverse altre opere tra le quali ricordiamo quella dalla cappella del SS. Sacramento in San Martino a Pisa, del XIII secolo, di scuola bizantina, ma che ha già in sé forme più morbide che sembrano presagire il momento dell'incipiente trasformazione dell'espressione artistica. Nel tempo, l’arte fiorisce con gesti e sguardi incantevoli.

La prima versione, priva di rigidità bizantine, è la Madonna del latte di Ambrogio Lorenzetti, databile al 1324-25. L'opera di Lorenzetti è considerata da alcuni critici ai vertici di questo periodo, in quanto la Madonna perde la frontalità tipica delle icone bizantine ed è rappresentata rivolta verso Gesù bambino. La Madre guarda il figlio con l’occhio lungo e dolce, mentre lo tiene tra le braccia in modo del tutto naturalistico. Il bambino biondo fa forza con il piedino contro l’incavo del gomito della Vergine e succhia il latte in un modo che vediamo fare spesso a bambini, con l’occhio girato a osservare curioso il mondo intorno a sé. È un vero bambino, anche irrequieto, che nell’insieme dell’opera restituisce un’atmosfera familiare e realistica. È stata definita infatti, a ragione, opera dalla sacralità umanizzata. Resta il fatto che questo dipinto segna un discrimine netto, una vera rivoluzione iconografica.
Un’altra opera straordinaria, più recente di quella del Lorenzetti, datata tra il 1346 e il 1348, è la scultura della Madonna del latte in marmo bianco e decori in oro, opera la cui paternità è controversa, se di Andrea Pisano da solo o con l’aiuto di Nino, suo figlio. Attualmente conservata nel Museo di San Matteo, si trovava originariamente nella Chiesa di Santa Maria della Spina sul Lungarno di Pisa. È un busto, ma capace di suggerire lo sforzo di tutto il corpo stante della Vergine nel sostenere il Bambino già un po’ cresciuto, non più neonato; dal collo rigido, dal suo viso serio e contratto pare traspaia anche la parte dolorosa che talvolta accompagna l’allattamento. Anche in quest’opera il genio dell’artista è evidente, nella ricerca di linguaggi inediti e naturalistici.
Su un lato dello Stendardo della Flagellazione, dipinto su tavola e datato al 1485, opera di Luca Signorelli, un meraviglioso Bambino dagli occhi chiari non sta poppando ma, rivolto in avanti, guarda con intensità lo spettatore. Celeberrima è la cosiddetta Madonna Litta, la cui attribuzione è discussa, anche se l'incanto meraviglioso che suscita la sua visione porta a pensare che sia effettivamente opera di uno dei più grandi artisti di ogni tempo, Leonardo da Vinci. Di recente si propende a considerarlo suo con l'aiuto dell'allievo Antonio Boltraffio, che ne dipinge uno molto simile. La Vergine ha un volto dolcissimo, di ineffabile bellezza e guarda il suo Bambino che ricorda un po' l'archetipo di questa iconografia, ovvero l'opera di Ambrogio Lorenzetti di cui si è parlato prima: il Bambino sgambetta e ha lo stesso occhio girato ma in modo dolce, rilassato, vinto dal sonno.
Talvolta la Vergine che compie il gesto di allattare appare nella Natività. In tempi recenti, attraverso i canali dei social media o della televisione, un’opera è diventata familiare: il presepio di Greccio, affresco del 1409 attribuito al pittore giottesco Maestro di Narni, che si trova nella lunetta della parete di fondo della Cappella del presepio, nel Convento di Greccio. Lo si vede anche nella riproduzione che fa da sfondo al presepio di Piazza San Pietro. Ci sarebbe molto da dire su questa iconografia doppia che vede da una parte san Francesco di fronte al Bambino in fasce nella greppia e lo stesso identico Bambino e la stessa identica greppia nella scena accanto, dove ci sono Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Un particolare però non sfugge ed è il gesto di Maria che sta allattando, distesa su una stuoia a righe rosse. Il Maestro di Narni dipinge anche un’altra Madonna lactans, sul tipo della variante della Vergine da sola con il Bambino, ma questa della Natività appartiene a una iconografia non così diffusa. La Madonna che allatta è presente anche in un episodio di un trittico, opera di un altro artista di scuola giottesca, uno dei più insigni, Taddeo Gaddi. Balza alla mente un’altra insolita rappresentazione natalizia, quella ormai famosissima della Vergine che distesa a letto legge la Torah mentre Giuseppe culla il Bambino, tratta dal Libro delle Ore di Besançon, composto verso il 1450. Una Madonna allattante, infatti, si trova proprio nella miniatura di un manoscritto della fine del Trecento, opera del fiorentino don Silvestro dei Gherarducci. Si tratta dello spartito del canto gregoriano Puer natus est nobis, "Un bambino ci è nato", dove l’occhiello del capolettera P è decorato a tempera e oro con raffinata cura calligrafica. Un altro particolare commovente e inedito, tra l’altro, è la figura di Giuseppe che dorme chiuso nel suo mantello poggiato con il capo sul ginocchio della Vergine, mentre lei lo guarda con tenerezza. Queste iconografie originali lasciano pensare che siano state ispirate dalle miniature sui codici, che spesso riportano composizioni inedite ed evidentemente ispirate da una maggiore libertà compositiva.
L'Allattamento al Seno nell'Era Moderna: La Visione di Papa Francesco
In tempi più recenti, Papa Francesco più volte ha parlato della naturalezza dell’allattamento, invitando le madri a farlo liberamente ogni qual volta ce ne fosse bisogno. Durante l'Omelia nella Messa e nel Battesimo del 12 gennaio 2020, diede il “permesso” di allattare”: "…se il tuo bambino piange e si lamenta, forse é perché ha troppo caldo: togliete qualcosa; o perché ha fame: allattalo. Qui, sì". Il Papa con queste parole, nel luogo solenne della Cappella Sistina, ha riannodato il legame della maternità con il sacro, rievocando così l'antichissima immagine e il significato della Madonna del latte che nei secoli aveva popolato i luoghi consacrati e che si era perso nel tempo.
Nell’Udienza generale del 21 ottobre 2020, Il Papa disse: "E io vedevo la mamma che coccolava e allattava il bambino e ho pensato: “così fa Dio con noi, come quella mamma”. Con quanta tenerezza cercava di muovere il bambino, di allattare. Sono delle immagini bellissime. E quando in Chiesa succede questo, quando piange un bambino, si sa che lì c’è la tenerezza di una mamma, come oggi, c’è la tenerezza di una mamma che è il simbolo della tenerezza di Dio con noi. Mai far tacere un bambino che piange in Chiesa, mai, perché è la voce che attira la tenerezza di Dio." Durante la celebrazione dei Primi Vespri del 31 dicembre 2021, Francesco disse che “Lo stupore cristiano non trae origine da effetti speciali, da mondi fantastici, ma dal mistero della realtà: non c’è nulla di più meraviglioso e stupefacente della realtà! …Una mamma che tiene in braccio il suo bambino e lo allatta." Queste parole del Pontefice sottolineano come il gesto dell'allattamento, pur essendo profondamente naturale e umano, porti con sé un'eco di tenerezza divina e un mistero della realtà che risuona con l'antica iconografia della Madonna del Latte.
don Gianluca Busi: la Madonna "del Latte/Galaktofrousa"
La Statua di Vera Omodeo a Milano: Un Gesto Naturale al Centro di una Controversia
Milano non si è fatta mancare una polemica riguardante la collocazione di una statua in una piazza pubblica o meno. La vicenda è nota: la figlia della scultrice, ormai scomparsa, Vera Omodeo, dona alla città di Milano una statua della madre dal titolo "Dal latte materno veniamo", che raffigura una donna che allatta. La statua è la novella Stefano, e i lapidatori sono i membri della Commissione tecnica del Comune che hanno rifiutato il dono.
La scultura, che raffigura una giovane madre che allatta un bambino con il seno scoperto, inizialmente era stata respinta da una commissione apposita con il motivo che “rappresenta valori rispettabili ma non universalmente condivisibili”. La sua valutazione era stata affidata alla “commissione di esperti di opere d’arte per la valutazione di proposte di collocazione di manufatti artistici negli spazi pubblici“, istituita nel 2015 sotto l’amministrazione dell’ex sindaco Giuliano Pisapia, composta da tecnici comunali e rappresentanti della Soprintendenza di Belle Arti. La statua non verrà posta in piazza Eleonora Duse come inizialmente auspicato. Queste le ragioni addotte dalla Commissione: «La scultura rappresenta valori rispettabili ma non universalmente condivisibili da tutte le cittadine e i cittadini, ragion per cui non viene dato parere favorevole all’inserimento in uno spazio condiviso». Il sindaco Sala ha espresso il proprio dissenso: «Chiederò alla commissione di riesaminare il parere mi sembra una forzatura sostenere che non risponda a una sensibilità universale». Gli ha fatto eco la figlia dell’artista, Serena Omodeo-Salè: «Quali siano i messaggi e i valori non condivisibili dal momento che la statua è del tutto priva di riferimenti religiosi: non procederemo alla donazione se la statua non sarà visibile alla cittadinanza».
Interessante il parere di Vittorio Sgarbi: «Il tema della maternità è universale e comunque l’iconografia della madre che allatta è trasversale a tutta la storia dell’arte, basti pensare alla Madonna con bambino rappresentata da duemila anni. Tutti veniamo da una madre e l’idea che questo valore sia da respingere riguarda solo la mancanza di sensibilità da parte di chi si trova a decidere a Milano su questo tema.» La stessa figlia dell'artista, Serena Omodeo, aveva definito quelle della Commissione come «motivazioni surreali. Non ci interessa rinchiudere la statua, in città ci sono solo due statue dedicate a donne e questa è anche stata realizzata da un’artista donna. Inoltre una donna parzialmente nuda non mi sembra affatto un soggetto religioso.»
Come può una donna che allatta essere giudicata "non universalmente condivisibile" o avere "sfumature religiose", non si capisce. Non solo alla luce della sconfinata iconografie di Madonne del latte nella storia dell'arte, ma anche delle più recenti e sacrosante campagne di decine di Comuni perché nei locali pubblici siano benvenute le neomamme. Di più: persino alla Camera oggi alle deputate è possibile allattare durante le sedute, grazie a una modifica del regolamento entrata in vigore nel novembre 2022.
Ora la Giunta Comunale pare stia cercando di rimediare riesaminando il caso tramite dei tecnici ed esperti del Comune e non più la commissione che aveva già bocciato sia luogo che oggetto. Il sindaco Sala ultimamente ha lanciato la proposta di collocarla all’interno della Mangiagalli, che guarda caso è un luogo chiuso e destinato alle nascite, sostenuta dalla proposta di Enrico Mentana, che l'ha suggerita "dove lui è nato, come tanti altri milanesi. Mi sembra un bella idea, magari collocandola nei giardini che circondano l'ospedale. Sarebbe un gesto oltremodo simbolico, proprio in questo momento storico in cui la denatalità è uno dei problemi principali del nostro Paese - conclude -. E sarebbe anche un omaggio ai sacrifici, non riconosciuti a dovere, che milioni di donne affrontano ogni giorno per crescerci. E questo sì che è un valore universale." Secondo alcuni, finirebbe come il Cavallo di Leonardo, opera semi sconosciuta o quasi, quando se fosse stata collocata in un luogo maggiormente di spicco e frequentato avrebbe una maggiore visibilità. Insomma, una pessima scelta per chi ritiene che "la maternità, come espressione di amore e libertà, è un valore da celebrare” e che l’allattamento è certamente, se non l’unica, una delle pochissime azioni che accomuna tutte, ma proprio tutte, le culture. Quale motivo in più per donare alla città un’altra rappresentazione dell’universo femminile, anche perché, come ormai è ben noto, a Milano di statue femminili ce ne sono ben poche.
E adesso tutti la vogliono, la statua della maternità della compianta Vera Omodeo. La donna che allatta un neonato a seno nudo (e come sennò?) è stata "invitata" in Senato dal presidente Ignazio La Russa e alla Regione Lombardia dall'assessora alla Cultura Francesca Caruso: una sorta di risarcimento morale dopo che una Commissione del Comune di Milano e della Soprintendenza delle Belle Arti l'aveva giudicata non opportuna o comunque portatrice di valori "rispettabili ma non universalmente condivisibili" e aveva suggerito alla famiglia Omodeo di donare la statua «a un istituto privato, ad esempio un ospedale o un istituto religioso, all'interno del quale sia maggiormente valorizzato il tema della maternità, qui espresso con delle sfumature squisitamente religiose». Che il "no" della Commissione sia stato motivato dal seno nudo, non è nemmeno pensabile, visto che è noto che in Italia le statue femminili siano pochissime e quasi tutte svestite. Non sarà proprio la maternità in sé a dare fastidio?
Universalità della Maternità e le "Sfumature Religiose" del Dissenso
Partiamo proprio dalle parole del critico d’arte Sgarbi. Come è possibile sostenere che la maternità non sia tema universale dato che tutti veniamo dall’utero di nostra madre? L’evidenza può essere cancellata solo dall’ideologia, in questo caso quella che vuole tutelare le rivendicazioni LGBT. Quella donna che allatta esclude automaticamente le coppie gay maschili e gli uomini trans che si credono donna. E questo per i militanti arcobaleno è inaccettabile.
Curioso è poi il riferimento alle sfumature religiose della statua. Su questo la Commissione ha ragione da vendere. La maternità è chiaramente fenomeno naturale, il più naturale che si possa immaginare. Però Cristo ha redento e quindi informato di trascendenza tutta la realtà naturale, compresa la maternità. La prima maternità ad essere divinizzata, trascesa, è ovviamente quella di Maria. Quindi il naturale con Cristo diventa soprannaturale - religioso per dirla con i tecnici di Milano - ma nello stesso tempo il soprannaturale svela agli uomini il senso profondo e naturale della maternità. È come per Gesù: vero Dio, ma anche vero uomo, ossia la perfezione dell’umano è espressa in Lui, è il paradigma perfetto dell’Uomo. Così la maternità di Maria è il paradigma perfetto della maternità. Ogni maternità, ogni mamma deve guardare a lei perché esempio perfetto. Ecco allora che ogni madre che allatta ed ogni immagine di madre che allatta inevitabilmente rimanda a Maria, perché è lei il paragone eccellente ed insuperabile ed è lei la fonte di ogni maternità, grazie a Gesù. Ecco allora che la statua della Omodeo diventa giustamente segno di contraddizione perché non solo richiama un gesto naturale - e natura è termine odiato dai rivoluzionari perché è un apriori non voluto dalla libertà dell’uomo e che quindi non si può piegare alla sua volontà - ma richiama anche un archetipo religioso sia per motivi culturali legati all’iconografia classica sia per motivi teologici, perché tutto ciò che è naturale viene da Dio ed è stato da Lui salvato.

La statua della donna che allatta è segno di contraddizione perché richiama un gesto naturale odiato dai rivoluzionari, ma anche un archetipo religioso. «Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo» (Atti 7, 57-58). Si parla del protomartire Stefano, ma si parla anche dei giorni nostri. Questo gesto di amore di una mamma verso il suo bambino, non è forse un valore universale? Probabilmente è necessario veicolare il significato profondo dell’opera superando stantie e anacronistiche interpretazioni superficiali. A queste mamme l’associazione rivolge un appello: “ non sentitevi in difetto! È innegabile che allattare è la norma biologica, nel pieno rispetto dei desideri di ogni famiglia.” Questo «no» «suona come un "fuori la maternità" dagli spazi pubblici della città». Si spera che la proposta del sindaco sia ascoltata, anche se la statua di una donna che allatta dovrebbe essere benvenuta dovunque, non solo nei pressi di una clinica ostetrica, se non altro come incoraggiamento a non nascondersi e a considerare l'allattamento una funzione fisiologica preziosissima.