Stanchezza in Allattamento: Cause, Rimedi e Strategie per Vivere Serenamente i Primi Mesi

L'arrivo di un bambino è un evento gioioso e trasformativo in ogni famiglia, portando con sé una nuova dimensione di amore e felicità. Tuttavia, questo lieto evento introduce anche uno stravolgimento significativo della routine quotidiana, che spesso si traduce, per la neomamma, nell'inizio di un periodo caratterizzato da una profonda sensazione di stanchezza. Quasi ogni mamma può allattare il suo bambino, ma incertezza, informazioni errate o paura possono talora portare le giovani mamme a mettere in dubbio la loro capacità di allattare. Molte mamme non si rendono conto durante la gravidanza che l’allattamento inizia subito dopo la nascita e che deve essere prima appreso, implicando uno sforzo fisico e mentale non indifferente. Questo articolo si propone di analizzare le molteplici cause di questa stanchezza, offrendo rimedi pratici e strategie efficaci per aiutare le mamme a gestire al meglio questa fase delicata e a superare eventuali difficoltà, incoraggiandole e fornendo il supporto necessario. In caso di problemi o incertezze nell’allattamento, è fondamentale non esitare a chiedere consiglio a una persona esperta.

Mamma stanca con neonato in braccio

La Stanchezza Post-Parto e l'Allattamento: Un Fenomeno Diffuso

La stanchezza in allattamento al seno è uno dei principali fattori di stress per le neomamme. Spesso, le sensazioni di estremo sfinimento possono essere paragonate a quelle che si provano dopo aver corso una maratona, una stanchezza mai conosciuta prima, con muscoli pesanti e doloranti, un cervello annebbiato e ogni attività quotidiana che sembra un impegno insormontabile. Se, dopo il parto, ci si sente in questo modo, è importante convincersi che è del tutto normale e che la situazione si aggiusterà col tempo, ma è altrettanto cruciale prendersi cura di sé stesse. I frequenti risvegli notturni del neonato non sono solo comuni, ma fisiologici, e contribuiscono in modo significativo a questa condizione. L'allattamento al seno, sebbene sia un gesto naturale e potente, non è sempre semplice e, se la stanchezza e lo stress prendono il sopravvento, anche il figlio può risentirne. È importante ricordare che allattare “costa”, in termini di energia, e lo stato nutrizionale e la dieta della donna che allatta possono influenzare non solo la qualità e la quantità del latte prodotto, ma anche il benessere della mamma stessa.

Le Cause della Stanchezza in Allattamento: Un'Analisi Approfondita

La stanchezza post-parto e durante l'allattamento non è un fenomeno monolitico, ma il risultato di un insieme complesso di fattori fisici, ormonali, psicologici e pratici. Comprendere queste cause è il primo passo per affrontarle efficacemente.

Disorientamento della Routine e Carico di Lavoro

Il post-partum è un periodo in cui la vita familiare viene completamente ridefinita. Il carico di lavoro non indifferente che comporta l’arrivo di un neonato è una delle principali cause di affaticamento. La gestione della casa, la cura di sé e del neonato, le poppate a richiesta e i risvegli notturni rappresentano una sfida che altera profondamente il ritmo sonno-veglia della mamma. La vita di ogni giorno richiede un livello di attenzione costante che, pur non essendo un gesto faticoso di per sé, può stancare enormemente.

Alterazioni Ormonali e Biochimiche

Il post-partum è caratterizzato da significative alterazioni ormonali che influenzano non poco la salute della mamma. Il calo del progesterone, per esempio, può favorire l’insonnia notturna. Parallelamente, nell'organismo della neomamma si verifica un aumento della prolattina, l'ormone che dà il via alla produzione del latte, la quale può causare sonnolenza e mancanza di concentrazione. Inoltre, si registra un calo di serotonina e dopamina a livello cerebrale, che altera il ritmo sonno-veglia e aumenta la sensazione di affaticamento. Questi cambiamenti chimici contribuiscono a creare una condizione di instabilità emotiva, con alti e bassi che possono disturbare il sonno e la serenità complessiva.

La Privazione del Sonno e il Sonno Frammentato

Uno dei fattori più evidenti e diretti della stanchezza è il sonno insufficiente e frammentato. I ripetuti risvegli del bambino per le poppate alterano il ritmo sonno-veglia della mamma, mantenendo il tasso di adrenalina troppo alto. Molte mamme che allattano hanno difficoltà ad addormentarsi dopo la poppata, e 6-7 ore di sonno ininterrotto sembrano un miraggio. Quando si accumulano giorni e notti di sonno disturbato, la stanchezza prende il sopravvento, e spesso si tende erroneamente a collegare questa sonnolenza direttamente all'allattamento, sebbene studi abbiano messo in luce che mamme che allattano al seno e quelle che utilizzano il biberon non presentano differenze sostanziali nell'affaticamento e nella sonnolenza generale, suggerendo che la causa principale è la cura del neonato in sé.

Carenze Nutrizionali e il Loro Impatto

In molti casi, la stanchezza può essere accentuata da un'inadeguata alimentazione, in particolare dal deficit di alcuni minerali e vitamine "bruciati" durante la gravidanza e il parto. Tra i micronutrienti essenziali figurano potassio, magnesio, ferro, calcio, zinco, e vitamine C, D, B12. La carenza di ferro, in particolare, è cruciale poiché il feto prima e il lattante poi sono totalmente dipendenti dalle scorte materne per l'assunzione di questo elemento, necessario per la costituzione delle molecole di emoglobina e mioglobina, trasportatrici di ossigeno. Una carenza di ferro può rendere i muscoli pesanti e doloranti, e la mamma si sente stanca. Lo zinco è indispensabile soprattutto in chi allatta perché favorisce la funzionalità del sistema immunitario, la replicazione e la crescita cellulare. Anche il calcio, micronutriente essenziale per ossa e denti e per la conduzione degli stimoli nervosi, deriva dalle scorte materne.

Aspetti Psicologici e Stress

Diventare genitore porta degli scossoni nell'abituale stile di vita. Nuovi orari e nuove routine possono modificare ogni aspetto della giornata, provocando spaesamento, disagi e preoccupazioni. Il livello di ansia per la cura di una nuova vita può incidere sulla tranquillità e sulla qualità del riposo. Spesso, anche i suoni e i movimenti del bambino che dorme nella stessa stanza o nello stesso letto possono disturbare il sonno della madre. Questa condizione può evolvere in disturbi dell'umore, come il "baby blues", una condizione di instabilità emotiva che tende a regredire naturalmente, ma che interferisce sulla serenità quotidiana.

Allattamento: come affrontarlo con serenità

Difficoltà Comuni nell'Allattamento e Come Influenzano la Stanchezza

L'allattamento è un gesto naturale, ma non sempre privo di ostacoli. Le difficoltà che possono insorgere non solo causano dolore e frustrazione, ma aggravano anche la sensazione di stanchezza.

La Paura di Avere Poco Latte

Tante mamme temono senza motivo di avere troppo poco latte per il bebè, ma questa preoccupazione, anche se infondata, genera ansia e quindi stanchezza. I segnali di una lattopoiesi sufficiente sono, tra l’altro, l’aumento di peso del bebè, la sua defecazione e il suo comportamento di suzione. L'aumento di peso settimanale per i neonati da 0 a 2 mesi è di circa 170-330 grammi, e da 2 a 4 mesi di circa 110-220 grammi. Il peso alla nascita è di nuovo raggiunto entro 10 giorni dal parto. Nelle prime 4-6 settimane, il bebè rilascia feci almeno tre volte nel giro di 24 ore; successivamente, nei bambini allattati possono esserci pause di più giorni. Inoltre, il bebè deve avere pannoloni bagnati da 5 a 6 volte nel corso delle 24 ore e la sua urina deve essere chiara. Durante la poppata, il bebè tiene il capezzolo in bocca con un’ampia area di areola, e quando il latte defluisce, il ritmo di suzione rallenta e si sentono chiaramente i rumori tipici della deglutizione. Al termine della poppata, la bocca del bebè è umida e i seni sono più morbidi. È assolutamente normale che i seni dopo alcune settimane non siano più così pieni tra una poppata e l’altra. La formazione del latte può essere favorita attaccando il bebè più spesso al seno (ogni due ore con una pausa più lunga di notte), cambiando più spesso seno (allattamento a ping pong), garantendo un contatto cutaneo più esteso, una tranquillità sufficiente, un alleggerimento nei lavori domestici, un’alimentazione equilibrata e misure di supporto usuali nella propria cerchia culturale. Inoltre, si può aumentare la quantità di latte stimolando la lattopoiesi con estrazioni occasionali (per circa 5 minuti) di un po’ di latte dopo la poppata.

L'Ingorgo Mammario e l'Infiammazione del Seno

Durante tutto l’allattamento, ma soprattutto nelle prime settimane a casa, può accadere che i seni dopo la poppata siano duri e doloranti. La mamma può avere una sensazione come se avesse l’influenza (stanchezza, dolori alle articolazioni, mal di testa). L'ingorgo mammario è una delle difficoltà più comuni e si manifesta con un seno gonfio, teso, caldo e dolorante. Applicare 20 minuti una compressa fredda può aiutare, e concedersi tranquillità a sufficienza, magari coricandosi con il bebè, è consigliabile. Bere molto è altrettanto importante. Se dopo alcune ore i sintomi non calano o subentra febbre, è fondamentale contattare un medico, una consulente professionale per l’allattamento e la lattazione IBCLC o una levatrice, poiché sussiste il pericolo di infiammazione del seno.

Capezzoli Irritati e Dolore

Uno dei primi segnali che qualcosa non va durante l’allattamento è il dolore al seno. Spesso le mamme sentono dire che allattare deve far male, ma questo è un falso mito. I capezzoli sensibili nei primi 3-4 giorni dopo il parto sono del tutto normali. Se tuttavia i dolori persistono o i capezzoli sono dolenti o presentano irritazione, screpolature, croste o sanguinano, ciò è dovuto per lo più a un attaccamento al seno non corretto. Per esempio, se il bebè tiene in bocca solo il capezzolo e solo un’area ristretta dell’areola, non apre a sufficienza la bocca, le labbra sono ritratte verso l’interno, o la mamma si piega in avanti quando lo attacca. Raramente, i problemi di suzione, la candidosi (un’infezione fungina che si manifesta con macchie bianche nel cavo orale del bebè) oppure un frenulo linguale troppo corto sono la causa dei capezzoli irritati. I capezzoli irritati causano un dolore intenso, perciò è importante farsi consigliare quanto prima da una specialista in tema di allattamento. Misure d’aiuto includono: analizzare e rimuovere la causa (per esempio, attaccamento corretto), attaccare il bebè prima al seno che fa meno male, attaccare di frequente e per breve tempo anziché con pause lunghe, scegliere posizioni diverse per l’allattamento, usare creme per capezzoli come Ardo Care Lanolin o Ardo Care Balm, applicare compresse rinfrescanti, lenitive e idratanti (per esempio Ardo Care Compresses), o fare una pausa di allattamento ed estrarre il latte. Il "Sensitive Programme" di Ardo Carum è stato sviluppato per l’estrazione in caso di capezzoli irritati. La corretta presa del capezzolo da parte del bambino è fondamentale per il proseguimento dell’allattamento: si cerca di tenere il figlio in modo che il capezzolo sia tra la bocca e il nasino e che il suo mento non sia premuto sul seno ma comunque appoggiato. L’uso di un cuscino da allattamento può essere d'aiuto.

posizione corretta allattamento

Il Neonato Stanco o con Problemi di Suzione

Alcuni bebè sono troppo deboli per bere con efficacia e si addormentano durante la poppata, causando preoccupazione e ulteriore stanchezza per la mamma. È importante che questi bebè con poca energia ricevano molto latte materno. A tal fine può essere utile, durante la poppata, estrarre latte dall’altro seno affinché defluisca meglio. In alternativa, mettere il bebè a pancia contro pancia con un esteso contatto cutaneo. Spesso è d’aiuto, con una siringa, mettere qualche goccia di latte materno estratto sull’angolo della bocca per animare la suzione. Un’altra possibilità è stimolare il bebè alla suzione attiva: tenendo il bebè nella posizione a rugby, sostenere bene la schiena, fare attenzione che le piante dei piedi del bebè possano toccare una base e dargli la possibilità di afferrare qualcosa con le manine (per esempio il dito della mamma), sostenere il seno per tutta la durata della poppata e, all’inizio e non appena i rumori della deglutizione diventano più radi, eseguire una compressione del seno. La suzione al seno si differenzia sostanzialmente dalla suzione con un succhiotto artificiale, e questo fatto crea in alcuni bebè problemi nel comportamento di suzione. Dopo la suzione ad un succhiotto artificiale o ciuccio, questi bebè non riescono più a succhiare al seno. Quanto più giovane è il bebè, tanto maggiore è il rischio che non riesca più a cambiare il suo comportamento di suzione. Perciò in tanti ospedali si rinuncia a somministrazioni inutili con il biberon e all’occorrenza si opta spesso in alternativa per uno speciale bicchiere per bebè, per esempio Easy Cup. Se per posticipare le poppate si usa il ciuccio, il bebè soddisfa il suo bisogno di suzione con il ciuccio tranquillante. In questo modo succhia meno al seno e sussiste il rischio che riceva troppo poco latte, ripercuotendosi negativamente sulla regolazione domanda-offerta.

Strategie Efficaci per Combattere la Stanchezza in Allattamento

Affrontare la stanchezza richiede un approccio olistico che combina riposo, nutrizione, attività fisica, supporto e accettazione.

L'Importanza del Riposo e della Delega

Il primo e più importante rimedio è cercare di riposare il più possibile. Non c’è nulla di cui vergognarsi nel tornare a letto all’ora di pranzo se si è trascorsa metà della notte in piedi; allo stesso modo, fare un riposino pomeridiano o andare a letto presto per rilassarsi un po’ prima delle poppate notturne può fare la differenza. Chiedere la collaborazione del partner è fondamentale: chiedergli di occuparsi di una poppata serale (sperimentando con latte spremuto e biberon), fargli cambiare un pannolino, fare la spesa e preparare la cena. Non deve necessariamente ricadere tutto sulle spalle della mamma. È bene essere “egoiste” e dosare le visite di parenti o amici nelle primissime settimane per evitare un ulteriore carico di impegni. Amici e parenti possono cucinare, stirare, fare da babysitter o pulire la casa, offrendo un aiuto prezioso che può non restituire il sonno mancato, ma aiuterà a ritagliarsi attimi preziosi di calma. È importante imparare a delegare le piccole cose, accettando l'imperfezione e non stilando una lista giornaliera di “cose da fare” troppo ambiziosa, che servirebbe solo a peggiorare la situazione.

Una Dieta Equilibrata e l'Idratazione

Una corretta alimentazione è uno dei modi migliori per combattere la fatica durante l'allattamento. L'allattamento porta con sé una richiesta maggiore di calorie, circa 500 calorie in più al giorno, il che significa che il fabbisogno giornaliero è di circa 2000-2200 calorie. Perciò, è importante mantenere un'alimentazione equilibrata e ben controllata. Fare il pieno di energie sin dal primo mattino è fondamentale: una buona prima colazione deve essere varia e completa, includendo latte e latticini (come lo yogurt), carboidrati, meglio se integrali (fette biscottate con marmellata, biscotti), e un po’ di frutta. Questo aiuta a mantenere costante la glicemia, riducendo il rischio di cali. I prodotti a base di latte sono importanti per il calcio, essenziale per ossa, denti e per la contrazione muscolare; il calcio contenuto nel latte materno deriva dalle scorte della madre, per cui è importante assumere latte e derivati almeno una volta al giorno.

Tavola con alimenti salutari per neomamme
A pranzo e cena, i pasti dovrebbero essere completi. I carboidrati non dovrebbero essere limitati eccessivamente: pasta, riso e cereali, soprattutto integrali, sono importanti fonti di energia. L'apporto proteico deve essere aumentato (circa 19 g nei primi 6 mesi, 13 g successivamente), includendo legumi, pesce, carne, uova, sempre accompagnati da tanta verdura e frutta, preziose fonti vitaminiche. Tra i micronutrienti, ferro e zinco sono particolarmente rilevanti: il ferro, presente in carne rossa, legumi come lenticchie e ceci, e curiosamente anche nel cacao amaro, è cruciale per la prevenzione dell'anemia. Lo zinco è indispensabile per il sistema immunitario e la crescita cellulare. Le evidenze sul ruolo degli acidi grassi polinsaturi, come gli omega 3 e omega 6, sono sempre maggiori per il benessere della madre, implicati nel corretto funzionamento delle membrane cellulari e potenzialmente legati alla prevenzione di sintomi depressivi. Curare l'idratazione è altrettanto essenziale: la disidratazione può causare affaticamento. Si consiglia di bere un bicchiere d'acqua ogni volta che si allatta e di assicurarsi di avere sempre una bottiglia d'acqua a portata di mano. Evitare l’alcol, che turba la qualità del sonno, e limitare la caffeina, soprattutto se si bevono 6 o più tazze di tè o caffè al giorno.

L'Attività Fisica e il Benessere Mentale

Sebbene possa sembrare contraddittorio, fare un po' di attività fisica, breve ma intensa, come una passeggiata intorno al quartiere con carrozzina o passeggino, aiuta a combattere la stanchezza durante l'allattamento, ovviamente non prima dei 40 giorni dal parto e solo con il via libera del medico. L'esercizio fisico migliora l'ossigenazione e attiva la produzione di energia, rilasciando endorfine del “buonumore”. Rilassarsi è altrettanto importante: trovare 30 minuti per sé, anche solo per fare un bagno, mettere lo smalto, guardare un programma in televisione o leggere un giornale, può fare la differenza per il benessere mentale. È importante imparare a prendersi degli spazi per sé, per poter riposare, fare una passeggiata, “staccare” dalla quotidianità.

Ricerca di Supporto Professionale e Accettazione

Non sei “meno mamma” se chiedi aiuto. Se senti di avere difficoltà, all'inizio o durante il percorso, non aver paura a chiedere l'aiuto di una doula, del pediatra o del tuo medico di base. In tanti ospedali lavorano consulenti qualificate per l’allattamento e la lattazione IBCLC in grado di aiutarLa anche dopo le dimissioni. Queste figure professionali possono insegnare la corretta tecnica di allattamento e offrire un ascolto per paure e incertezze. È importante che ogni mamma si senta accompagnata in questo percorso da uno o più adulti di cui si fidi: il partner in primis, ma anche nonni, amici e confidenti possono farsi avanti per aiutare nella gestione della vita di tutti i giorni. Infine, è cruciale accettare che qualcosa è cambiato: dopo la nascita di un figlio, tra allattamento, risvegli notturni, sonno ballerino e tempo ridotto, tutto sembrerà diverso, ma questo non significa che sarà peggiore. A queste "fatiche quotidiane", che si esauriranno presto, si potrà contrapporre la gioia di una nuova vita che prende forma e coraggio, giorno dopo giorno.

Allattamento e Sonno del Neonato: Un Ciclo Vitale

Il rapporto tra mamma e neonato è un ciclo continuo di richieste e risposte, dove il sonno del bambino e della madre sono intrinsecamente collegati.

Il Ruolo degli Ormoni nel Rilassamento del Neonato

Mamma e bebè arrivano a un rapporto perfettamente simbiotico durante i primi mesi, che portano avanti già dalla gravidanza. Una mamma che allatta il proprio bambino produce gli ormoni dell'ossitocina e della prolattina, ed entrambi favoriscono il rilassamento del neonato, rendendo più facile addormentare un neonato dopo l'allattamento. Inoltre, il latte materno è più leggero e digeribile per un bebè: questo significa una qualità del sonno migliore, non disturbata da mal di pancia o difficoltà di digestione.

Il Sonno del Neonato Durante e Dopo la Poppata

È del tutto normale che un bambino si addormenti durante la poppata, in qualsiasi momento della giornata si svolga. Un bimbo che dorme attaccato al seno della mamma può farlo per tanti motivi: la suzione lo calma, proprio come la funzione principe di tutti i succhiotti; si gode la vicinanza della mamma, un bisogno di contatto fisico così rassicurante da farlo rilassare e dormire; si sente sazio e appagato, e con la pancia piena, chi non dormirebbe meglio? Infine, si stanca: per un esserino così piccolo, è davvero un lavoro estenuante dover faticare per procurarsi il nutrimento. Dopo un po', il bebè potrebbe addormentarsi semplicemente perché è stanco e non ce la fa più e preferisce riposare. Nessuna paura, se il cucciolo è in buona salute, cresce bene e sembra soddisfatto della sua sessione di allattamento, è sufficiente rimetterlo a dormire. È importante consultarsi con il pediatra se il bambino si irrita troppo facilmente, non si attacca mai per tanto tempo o se si nota un calo ponderale.

Consigli per la Mamma per Gestire il Sonno del Neonato

Anche per le mamme che non allattano, per i papà, i nonni e le tate c'è speranza: avere un contatto fisico costante, magari aiutandosi con fasce, marsupi o tenendo vicini a sé il più possibile il bebè, può assolutamente rispondere al suo bisogno di sicurezza, di protezione e di contatto che ha istintivamente. È proprio in questo modo che il cucciolo sperimenta la fiducia e l'accudimento e può sentire ascoltato il proprio bisogno di sicurezza. Il contatto provoca nel piccolo una risposta fisica di calma che lo rasserena e lo può aiutare a dormire meglio e più a lungo.

Quando la Stanchezza Diventa un Segnale d'Allarme: Cause Cliniche

In alcuni casi, quando le sensazioni di stanchezza persistono per mesi e diventano estremamente debilitanti, è necessario rivolgersi al medico, dal momento che non è possibile escludere una causa clinica.

Anemia da Carenza di Ferro

Se si soffre di una mancanza di ferro, il corpo non produce abbastanza emoglobina, il pigmento rosso dei globuli che trasportano l’ossigeno in tutte le parti dell’organismo. Di conseguenza, ci si sente stanche e i muscoli sono pesanti e doloranti. In questo caso è importante eseguire un’analisi del sangue per diagnosticare e trattare l'anemia.

Problemi alla Tiroide

La stanchezza può essere anche un sintomo di ipotiroidismo, una condizione in cui la tiroide non produce un quantitativo sufficiente di tiroxina, l’ormone responsabile di stimolare il consumo di ossigeno e il metabolismo. Chiedere al proprio medico di eseguire un esame della funzionalità tiroidea è un passo importante per escludere o trattare questa condizione.

Depressione e Ansia Post-Partum

Sentirsi sfinite può essere un sintomo di depressione o ansia. È fondamentale parlarne con il medico, poiché potrebbe essere necessario l'intervento di uno specialista, una terapia cognitivo-comportamentale o una “terapia della parola”. Il "baby blues" non è un vero e proprio stato patologico, perché tende a regredire naturalmente, ma interferisce sulla serenità; la depressione post-partum, invece, è una condizione più seria che richiede attenzione e supporto medico specifico. Bisogna tenere alta l'attenzione su tutti i sintomi che una mamma può manifestare e normalizzarli perché assolutamente comuni, diffusissimi e facilmente affrontabili con un po' di aiuto.

Allattamento: come affrontarlo con serenità

Consigli Pratici per Vivere al Meglio l'Allattamento Senza Stress

Vivere l'allattamento in modo sereno è possibile adottando alcune strategie pratiche e accettando che non tutte le mamme sono uguali.

Chiedere Aiuto Senza Timore

Allattare è naturale sì, ma non facile. Se si sente di avere qualche difficoltà, all'inizio o durante il percorso, non aver paura a chiedere l'aiuto di una doula, del pediatra o del proprio medico di base. Non sei "meno mamma" se chiedi aiuto.

Flessibilità e Adattamento ai Ritmi del Neonato

Soprattutto per i primi mesi e se si è deciso di allattare a richiesta, non ha alcun senso pensare a uno schema con degli orari fissi. I neonati possono attaccarsi al seno fino a 10 volte al giorno; non stressarsi ulteriormente con degli orari impossibili da seguire. Il sonno di ogni bambino è diverso e si potrebbe essere tra le fortunate che dormono 5 ore di fila o tra quelle che vengono svegliate ogni 2 ore. Ad ogni modo è una condizione assolutamente transitoria, che migliora dopo i primi 6 mesi del piccolo.

Strumenti Utili e Ambiente Confortevole

Un cuscino per l'allattamento è molto utile per sostenere la mamma durante le ripetute sessioni con il cucciolo, permettendo di allentare la presa e scaricare il peso durante le posizioni a volte acrobatiche. La schiena e il collo ringrazieranno. È importante preparare il proprio "nido di comodità": il letto, la culla e la postazione del cambio del bebè devono essere abbastanza vicini da non far percorrere corridoi bui con un neonato in braccio in piena notte. Dopo le prime settimane, si imparerà che è meglio avere tutto a portata di mano.

L'Importanza di Ascoltarsi e Fidarsi del Proprio Istinto

Non pesare il bambino prima e dopo la poppata: non dice granché sullo stato di salute del piccolo e induce solo maggiore stress e attenzione alla "performance". Se il piccolo è in salute e non ci sono esigenze particolari, è sufficiente la pesata una volta a settimana, come indicato dal pediatra. Evitare i consigli non richiesti: saranno elargiti con le migliori intenzioni, ma se la richiesta di confronto non parte dalla mamma, allora è meglio non ascoltarli. Lasciare parlare amici, zii, parenti e nonni e procedere lungo la propria strada.

Decidere quanto allattare e per quanto tempo è una scelta personale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Leche League promuovono l’allattamento anche dopo il primo anno di età, e l’allattamento prolungato è consigliato. Tuttavia, viviamo in una società che non accetta di buon grado una mamma che allatta oltre i sei mesi. È fondamentale seguire il proprio giudizio e accordarlo solo al parere del medico, dimenticando il resto. L'affaticamento è più facilmente dovuto al contesto generale: crescere un bambino è faticoso, specialmente dal momento in cui inizia a camminare e quindi l’attenzione si deve centuplicare. Se l’allattamento significa tanti risvegli notturni, tanto affaticamento complessivo, se si trasforma cioè in una fonte di stress, nulla vieta di interromperlo, soprattutto se il bambino ha già 17 mesi. È importante, infatti, valutare sempre il rapporto tra rischi e benefici: la stanchezza eccessiva della mamma potrebbe indicare che per il bambino la cosa migliore è non avere una mamma “che non ce la fa più”. Aggiungiamo anche che all’età di un bambino di 17 mesi, l’assunzione di latte di mamma è in genere minima: la richiesta di attaccarsi al seno è espressione più che di appetito di desiderio di coccole e di attenzioni. Se si pensa che l'esperienza dell'allattamento non faccia per sé, non sentirsi sbagliate, ma parlarne liberamente con il proprio medico, con il pediatra e la ginecologa.

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