La procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta una frontiera tecnologica e umana che interroga profondamente la società contemporanea. L’evoluzione della società e l’apparizione di nuovi modelli familiari e parentali ha provocato che diverse questioni come offrire la possibilità di usufruire di queste tecniche a coppie di donne o la possibilità di utilizzare la tecnica ROPA (Ricezione di ovociti di coppia), trovino limiti e vuoti legali, oltre a problemi etici. Infine, gli enormi progressi medici, scientifici e tecnologici, hanno aperto nuove possibilità che fino a poco tempo fa erano impensabili e hanno reso obsolete le leggi che regolano le tecniche di riproduzione assistita, suscitando così nuovi dibattiti etici e morali.

La complessità del desiderio di genitorialità
A livello individuale, il desiderio di un figlio è un desiderio complesso. Si manifesta precocemente e ha una lunga storia in ciascuno di noi correlata ai processi di identificazione con gli oggetti primari (madre e padre) ed, altresì, alle vicissitudini transgenerazionali. I primi abbozzi comportamentali della genitorialità sulla base delle identificazioni con l’oggetto primario che nutre, come ricordano Righetti e Sette, si osservano precocemente. A livello della coppia, il “desiderio di un figlio” rimanda, sempre da un punto di vista psicoanalitico intersoggettivo, alla soggettività di ciascuno ed altresì ai campi intersoggettivi multipli e alla organizzazioni fantasmatiche. Avere un figlio rappresenta uno degli eventi più importanti nella coppia e nell’individuo: se nel primo caso consiste nel realizzare un progetto condiviso, risultato di un legame profondo e duraturo, nel secondo implica una nuova acquisizione nella propria identità, che andrà a includere per the prima volta il ruolo genitoriale, oltre quello di marito o moglie.
L’impatto dell’infertilità: lutto e ferita del Sé
L’infertilità, che oggi colpisce circa 1 coppia su 5, richiede sempre più spesso un percorso di procreazione medicalmente assistita. Essere una coppia infertile implica che uno o entrambi i partner hanno difficoltà a portare a termine il concepimento, una patologia caratterizzata dall’incapacità di generare una gravidanza dopo 12 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti o dovuta a un’incapacità riproduttiva del singolo o del/della partner. L’infertilità e/o la sterilità rappresentano per la coppia che desidera un figlio, quale aspetto comune, un’intensa frustrazione e ferita al proprio Sé. Si tratta di un lutto rispetto all’immagine del partner o di se stessi procreativi, generativi; equivale, psichicamente, ad un lutto. Questo deve essere elaborato: nel senso che il dolore deve essere portato a livello di coscienza, non negato o circuitato con soluzioni alternative troppo tempestive.
Infertilità di coppia
Il processo di PMA: scissione tra mente e corpo
Quando è necessario ricorrere a tecniche all’esterno, tutto si concretizza: non è più il desiderio dell’altro/a e la fusione nel coito a essere in primo piano, i corpi vengono passivizzati con inevitabile sganciamento dallo psichico. Si può generare una cesura temporale sorretta dalla scissione tra mente e corpo. La dimensione del “concepimento” delegata ad altri, i quali inconsciamente possono assumere una funzione materna o paterna protettiva o persecutoria, sembra essere staccata dal “concepire nella mente”. Le tecniche di PMA si distinguono in tecniche di I livello, quando sono semplici da attuare e poco invasive, e tecniche di II e III livello, quando sono più complesse e più invasive. Il passaggio attraverso la FIVET o la ICSI, in particolare, richiede un investimento emotivo, un dispendio di energie fisiche e psichiche, ma anche economiche e mediche che mettono a dura prova la tenuta della coppia.
Dinamiche relazionali e il paradosso della sessualità
La sessualità, spogliata della sua funzione riproduttiva durante il percorso di PMA, può diventare un atto sterile e meccanico. Molti studi evidenziano come le difficoltà sessuali possano essere un esito del percorso di Procreazione Medicalmente Assistita. Si riscontra una perdita di spontaneità e piacere: l’atto viene trasformato nel mezzo attraverso il quale raggiungere l’obiettivo di concepire, perdendo gli aspetti di intimità e gioco che caratterizzano i rapporti prima della diagnosi di infertilità. Lo psicologo può aiutare nel ritrovare un’intimità sessuale, incoraggiando la comunicazione di questi temi tra i partner, favorendo il recupero della confidenza anche se, frequentemente, vengono manifestati timori rispetto ai rapporti sessuali in gravidanza.

La transizione alla genitorialità dopo l'infertilità
La fine di un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) può essere una fase critica per la coppia. L’attesa genera ansia e paure a causa dell’impossibilità di prevedere e controllare il risultato. La brusca transizione da uno stato prolungato d’infertilità ad uno potenziale di genitorialità è un compito difficile perché richiede una rapida ridefinizione dell’identità. La gravidanza dopo un’esperienza di infertilità è spesso vissuta come “gravidanza premio”: gioia, soddisfazione ma anche ansia e angoscia della perdita che rendono non solo la gravidanza, ma anche il periodo successivo alla nascita del figlio, particolarmente faticosi da affrontare e da gestire. Le madri che hanno concepito attraverso la fecondazione in vitro è più probabile che sviluppino un attaccamento forte al bambino, che rende più difficile il processo di separazione ed individuazione tra genitore e figlio.
La gestione dei donatori e la questione del "dono"
Introduco questo tema con una riflessione sul concetto di “dono” insito nell’utilizzo dei termini “ovodonazione” o “spermodonazione”. Nell’atto del donare è insita la relazione con l’altro e, quindi, la relazionalità, lo scambio emotivo ed affettivo. È evidente che laddove manchi la gratuità può inserirsi il senso di colpa e altre dinamiche da parte del ricevente. Più volte, attraverso il lavoro clinico con donne che stavano o avevano intrapreso un percorso di fecondazione eterologa mediante ovodonazione mi sono imbattuta, indipendentemente dal pagamento del gamete femminile, in fantasie di furto, sottrazione e svilimento rispetto alla donatrice.
Evoluzione normativa e contesto sociale
Sono passati 20 anni esatti dall’approvazione della Legge 40, che dal 2004 regola la Procreazione medicalmente assistita (Pma) in Italia. Nel momento in cui si andarono a consolidare i servizi di assistenza alla maternità, il contesto socio-culturale italiano era profondamente diverso da quello attuale. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 162 del 2014, ha ritenuto il divieto di eterologa incostituzionale. Il ricorso alla Pma è cresciuto significativamente negli ultimi anni: in vent’anni l’attività di Pma è quasi raddoppiata, raggiungendo volumi comparabili a quelli europei. Tuttavia, la materia, intrecciata a ragioni morali e ideologiche, è avanzata negli anni perlopiù grazie agli interventi della Corte Costituzionale, spesso in ritardo rispetto ad altri Paesi europei e non.

Necessità di un approccio multidisciplinare e supporto psicologico
Il processo di riproduzione assistita è generalmente considerato un argomento tabù di cui le coppie di solito non parlano apertamente con il loro ambiente. È importante identificare il bisogno emotivo di avere vicino sia amici che familiari. L’approccio multidisciplinare è fondamentale in tutti i casi in cui si realizzi un intervento di PMA: è indispensabile un’équipe che unisca tutte le figure mediche, paramediche, psico-sociali, l’assetto mente/corpo, il progetto genitoriale stesso. Le Linee guida pubblicate ad aprile 2008 introducono l’obbligo per ogni centro di PMA di prevedere la possibilità di consulenza e supporto psicologico. L’obiettivo dell’intervento dello psicologo è creare uno spazio emotivo e di pensiero che permetta accoglienza, ascolto, contenimento e sostegno alla coppia, fornendo un prezioso aiuto nell’affrontare la complessità dei trattamenti e il possibile fallimento degli stessi. Occorre, infine, prestare attenzione alla necessità di osservazioni e ricerche longitudinali sui bambini nati da PMA per monitorare l’evoluzione psico-affettiva, cognitiva e sanitaria di questi nuovi nati.
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