I misteri di Springfield: Tra analisi critica e il mito dell'Homer in pannolino

Panorama panoramico della cittadina di Springfield con i Simpson in primo piano

I Simpson sono stati trasmessi per la prima volta il 17 dicembre 1989 e la serie è ancora oggi in corso, con ben 653 episodi all’attivo, al momento. Non stupisce, dunque, che con tanto materiale a disposizione i fan di questa leggendaria sitcom animata si siano sbizzarriti nell’elaborare teorie bislacche e audaci che riguardano alcuni particolari eventi o personaggi della serie. 22 maggio 2016: I Simpson entrano a pieno titolo nel Guinness World Record in quanto è la sitcom animata più longeva da quando la Terra era solo una palla di lava infuocata, tenendo in considerazione il numero totale di episodi trasmessi, che fino alla data della premiazione erano 596, ma che al momento sono arrivati a essere 653. Dato il grandissimo successo di cui gode ancora oggi la creatura cianotica di Matt Groening, non deve meravigliare che i suoi audaci fan si siano sbizzarriti nell’elaborare altrettanto audaci teorie, le quali, è bene precisarlo, sono e restano solo teorie elaborate dai fan della serie e, dunque, non avvallate da alcuna prova concreta o dichiarazione ufficiale.

Elencarle tutte non sarebbe davvero possibile, e per questo ne ho selezionate 10 e le ho raccolte qui per tutti voi, Tagliapietre e non.

La teoria dell'intelligenza superiore

L’episodio 4F24, ovvero il diciassettesimo della nona stagione, Lisa la Simpson, è stato trasmesso per la prima volta negli Stati Uniti l’8 marzo 1998 e qui da noi in Italia il 21 aprile 1999. Qui, Nonno Simpson parla a sua nipote Lisa del Gene Simpson, che rende irrimediabilmente stupidi gli uomini della celebre famiglia. La teoria che in realtà tutti i membri della famiglia Simpson siano più intelligenti della media deriva dal fatto che, in alcuni episodi, vengono presentati con non del tutto idioti anche Bart e Homer, e se perfino lui ha un Quoziente intellettivo di 105 (che per la verità non è per nulla alto, ma solo di pochi punti al di sopra della media), c’è speranza per tutti. Oh, quasi dimenticavo il bagherospo, il quale ha avuto sprazzi di puro genio, anche se per la maggior parte i suoi sforzi si concentrano sul mettere a frutto la propria intelligenza per creare disastri e per creare espedienti atti a barcamenarsi nel complicato mondo delle scuole elementari: Bart non lavora sodo, ma di certo si diverte sodo.

L’evoluzione del realismo e l'ipotesi del coma

Anche se si tratta di un cartone animato, le primissime serie dei Simpson possono essere definite tutto sommato più realistiche di quanto invece non siano le puntate un po’ più recenti: nel corso degli anni, infatti, si potrebbe dire che la serie è divenuto sempre meno realistica e le sue gag sono sempre più assurde. Alcuni fan dei Simpson hanno elaborato una teoria che ha riscosso in rete un discreto successo: essi ritengono infatti che c’entri qualcosa il fatto che Homer entri in coma nel diciottesimo episodio della quarta stagione, il 9F17, Siamo arrivati a questo: un clip show dei Simpson. L'episodio venne trasmesso negli Stati Uniti il 1 aprile 1993, mentre in Italia si è atteso fino al 6 novembre 1994. Ora, c’è chi ritiene che una buona spiegazione al fatto che i Simpson siano divenuti con il trascorrere degli anni sempre meno realistici, ma più assurdi e demenziali, sia il fatto che in realtà le ultime stagioni dei Simpson siano in realtà il prodotto della mente contorta e comatosa del nostro Homer.

Illustrazione simbolica di Homer Simpson che riposa in un letto d'ospedale mentre sogna il mondo di Springfield

Il ruolo di Homer alla centrale nucleare

Da più di trent’anni, quello scherzo della natura del settore 7G che per Smithers è Homer Simpson è l’addetto alla sicurezza della centrale nucleare di Springfield. E sappiamo tutti fin troppo bene quanto poco conosca del nucleare Homer, un uomo che ha causato più di una fusione del nocciolo e che è arrivato a usare il plutonio per fertilizzare la terra ormai da decenni infruttifera della vecchia fattoria in cui è cresciuto. Certo, Homer ha abbandonato il suo lavoro alla centrale nucleare ed è stato licenziato dal signor Burns in diverse occasioni, ma ha sempre potuto fare ritorno nella grande famiglia nucleare: ma come mai il signor Burns non si è mai voluto liberare di lui? Monty Burns, secondo la teoria in esame, avrebbe tutto l’interesse a far sì che proprio Homer resti al suo posto proprio per via del fatto che non si curi assolutamente della sicurezza della centrale in cui lavora e le cui radiazioni lo hanno anche reso sterile: un vero professionista al suo posto noterebbe infatti le miriadi di violazioni alla sicurezza compiute all’interno della centrale, il che non farebbe che causare problemi anche maggiori alla centrale nucleare, ma anche allo stesso signor Burns.

Homer, Dio e la consapevolezza del medium

Quando Homer non è impegnato con il suo durissimo lavoro alla centrale nucleare di Springfield, sappiamo che trascorre la stragrande maggioranza del suo tempo a fare cose assurde che non solo lo feriscono molto gravemente in moltissime occasioni, ma che rischierebbero anche di ucciderlo. Chi sostiene questa tesi porta come prova la scena finale del terzo episodio della quarta stagione, il 9F01, dal titolo Homer l’eretico: la puntata, trasmessa per la prima volta negli Stati Uniti l’8 ottobre 1992 e in Italia il 10 aprile 1994, si conclude con una sequenza onirica nella quale Homer ha una conversazione con Dio, il quale sta per rivelargli il vero significato della vita. Ebbene, c’è chi sostiene che in quella circostanza Dio abbia rivelato a Homer che in realtà è solo un cartone animato. Da quel momento in poi, Homer si è quindi sentito legittimato a fare qualsiasi cosa, consapevole del fatto che le sue azioni non porteranno mai a delle reali conseguenze: può abbandonare il suo lavoro, esplorare lo spazio aperto, ignorare i suoi figli e sua moglie e qualsiasi altra cosa desideri: Homer è in uno status quo eterno.

Il mito del pannolino e le trame assurde

La narrazione spesso vira verso l'assurdo, portando molti spettatori a chiedersi dove risieda il limite del buon gusto. A proposito di stranezze, molti fan si domandano spesso se esistano episodi in cui i personaggi adulti, e in particolare Homer, debbano affrontare umiliazioni estreme come l'indossare un pannolino. Sebbene la serie sia celebre per situazioni iconiche, come Stewie dei Griffin (il genio del male in pannolino che sogna l'omicidio materno), in casa Simpson tali scelte narrative sono spesso legate a momenti di regressione infantile temporanea o gag fisiche esasperate che sottolineano l'immaturità cronica del patriarca. Queste sequenze diventano rapidamente parte del folklore dei fan, mescolandosi alle teorie metafisiche sul perché Springfield sia un eterno presente.

Top 10 GAG del DIVANO nei SIMPSON!

Struttura e destrutturazione di Springfield

La stagione che ha ospitato le riflessioni più audaci ha vinto due Emmy: l'episodio La fobia di Homer per la migliore serie animata e Alf Clausen e Ken Keeler per il miglior pezzo musicale (We Put The Spring in Springfield dall'episodio Il notturno di Bart). In questo contesto, le trame variano da vicende familiari a esperimenti quasi fantascientifici. Durante un esperimento per un concorso di scienze, Lisa crea un universo in miniatura che evolve molto rapidamente. Bart, con uno dei suoi sgarbi alla sorella, mette in seria difficoltà il piccolo mondo creato da Lisa distruggendo parecchie città. Per vendicarsi i piccoli abitanti attaccano Bart e miniaturizzano Lisa per poter risolvere il problema. Qui si scopre che Lisa viene considerata come un Dio e Bart invece viene considerato un diavolo, ma la ragazzina non può aiutarli perché non può essere riportata alle sue dimensioni originali.

Conclusioni metafilmiche e il futuro di Bart

Tutti noi ci chiediamo come potrà essere il futuro di Bart, e in alcune puntate abbiamo anche potuto dare uno sguardo a diverse opzioni. Grazie a questo espediente metafilmico, un Bart adulto avrebbe scelto di scrivere la sceneggiatura di un cartone animato basato sulla propria famiglia, sui loro amici e conoscenti e sui luoghi più emblematici di Springfield. Questa prospettiva, che vede il giovane Simpson come "autore" consapevole della propria esistenza, si sposa perfettamente con l'idea che la famiglia gialla sia intrappolata in un loop narrativo infinito. L'abbigliamento fisso, l'età immutabile e le dinamiche cicliche - dal lavoro in centrale al matrimonio tra Homer e Marge - confermano una stasi che, lungi dall'essere un difetto, è il motore inesauribile di una narrazione che sfida il tempo e lo spazio televisivo, rendendo i Simpson, a pieno titolo, il riflesso ironico e inesorabile della società contemporanea.

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