Simona Garbarino emerge nel panorama artistico e culturale italiano come una figura di eccezionale versatilità, capace di fondere con naturalezza la profondità della pedagogia, l'espressività del teatro e la delicatezza della poesia. Lontana dagli schemi convenzionali, si divide costantemente tra l'impegno artistico e quello formativo, incarnando un modello di professionista che vede nell'arte non solo un mezzo di espressione, ma anche uno strumento potente di crescita personale e sociale. La sua carriera è un intrico di esperienze diverse, dalla celebrità televisiva al lavoro silenzioso e profondo in contesti educativi e socio-sanitari, dimostrando una dedizione incondizionata al potenziale umano in tutte le sue manifestazioni. Per il grande pubblico, Simona Garbarino è universalmente riconosciuta come "Madreh", con l'acca finale, la feroce e indimenticabile protagonista di "Sensualità a corte", serie ideata da Marcello Cesena per gli show della Gialappa’s Band. Tuttavia, dietro le parrucche e le crinoline del suo personaggio più iconico, si cela un'attrice straordinaria, una pedagogista illuminata e una poetessa capace di toccare le corde più intime dell'animo umano, rivelando una personalità ricca di sfumature e una costante ricerca di significato.

Le Origini e la Formazione Artistica: Dalla Tradizione Genovese all'Accademia
Nata a Torriglia, un paese nell’entroterra genovese, Simona Garbarino ha manifestato fin da giovane una spiccata passione per la recitazione. La sua gavetta artistica ha avuto inizio nei luoghi più autentici della tradizione teatrale ligure. Già da ragazzina, infatti, ha frequentato la scuola di recitazione presso la Sala Carignano di Genova, un luogo che all'epoca ospitava e promuoveva con fervore la ricca tradizione del teatro dialettale genovese e ligure. Questa immersione precoce nel mondo del palco, a contatto con le espressioni più genuine della comicità e della drammaturgia locale, ha plasmato le sue fondamenta artistiche, fornendole una sensibilità unica per la performance e per la capacità di connettersi con il pubblico.
Parallelamente agli interessi prettamente teatrali, Simona Garbarino ha coltivato una profonda curiosità intellettuale, che l'ha portata verso orizzonti più ampi. I suoi interessi filosofici e letterari si sono rivelati un trampolino fondamentale per la sua successiva specializzazione in pedagogia teatrale. Questa duplice inclinazione - l'amore per la recitazione e la ricerca intellettuale - ha delineato fin da subito un percorso professionale che avrebbe visto l'arte e l'educazione intrecciarsi indissolubilmente. La sua formazione è poi culminata con una specializzazione presso l’Università Cattolica di Milano in Educazione alla Teatralità, un percorso accademico che ha consolidato la sua visione del teatro come strumento di crescita e trasformazione, non solo sul palcoscenico ma anche nella vita quotidiana e in contesti sociali delicati. Questa fusione tra pratica scenica e riflessione pedagogica è divenuta il fulcro della sua carriera, rendendola un'artista e una formatrice completa, capace di spaziare con competenza e sensibilità tra mondi apparentemente distanti ma in realtà profondamente connessi.
La Pedagogia Teatrale: Un Equilibrio Educativo e una Ricerca Costante
Il mestiere di Simona Garbarino è profondamente radicato nella pedagogia teatrale, un campo in cui ha lavorato moltissimo, occupandosi in particolare di disabilità intellettiva negli adulti e nei bambini. Questa dimensione formativa è intrinsecamente legata alla sua carriera di attrice, creando un equilibrio unico che la definisce. La pedagogia, come lei stessa afferma, le è servita per darsi un equilibrio educativo, per andare alla ricerca e per capire chi è. Questo percorso di auto-indagine e comprensione è fondamentale sia per la sua persona che per la sua arte.
Simona Garbarino si occupa attivamente di "Teatro-Educazione" in ambito scolastico e socio-sanitario, promuovendo progetti teatrali rivolti a persone con disabilità, operatori socio-sanitari, insegnanti e studenti universitari da oltre quindici anni. Insieme a Mirco Bonomi e Anna Solaro, è Responsabile della Direzione organizzazione pedagogico-artistica del Corso biennale di formazione per Operatore Pedagogico Teatrale, organizzato a Genova dal Teatro dell’Ortica in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione. L'obiettivo primario di questo corso è fornire ad educatori e operatori socio-sanitari competenze e conoscenze riguardanti l’applicazione educativa del teatro in ambito sociale, culturale e riabilitativo. Questo impegno riflette il suo continuo percorso di approfondimento sulla creatività e la crescita personale attraverso la teatralità, che considera una disciplina per sperimentarsi al di là delle proprie capacità, un vero percorso mentale all’interno del quale è possibile accorgersi di avere potenzialità infinite.

Nel contesto della pedagogia teatrale, Simona Garbarino si interroga sul senso di "riabilitazione" quando si applicano metodologie teatrali al percorso di sviluppo di un essere umano, o meglio a quale modello mentale ci si riferisce rispetto al concetto di persona con “disabilità”. La sua visione è chiara: non si tratta di una persona da “aggiustare”, “da far star bene”, o da “trasformare” in un senso riduttivo. Il percorso è più profondo. Il Teatro diventa lo strumento attraverso il quale scoprirsi e reinventarsi, mettendo l'essere umano al centro della ricerca. La centratura è la domanda che ognuno di noi si pone: “chi sono?”.
È fondamentale, in questo approccio, rivedere l’impostazione che tende a rendere anche l’esperienza del Teatro, sotto la luce fredda, apparentemente razionale e illusoriamente oggettivante della Terapia. Simona Garbarino sostiene che il Teatro nasce dall’esigenza umana di “rappresentare”, di dare una forma quasi sacrale a se stessi e al mondo che ci circonda; il resto è accessorio e a volte artificiale. In questo senso, si spiega l’analogia profonda tra pedagogia e Teatro: entrambe le discipline concepiscono l’essere umano all’interno di un cambiamento, una mutazione, una esplorazione che altro non è se non “educazione”. Così come la Narrazione, si tratta sempre di modalità per ricostruirsi e ricollocarsi nel tempo, al di là di qualsiasi vincolo; una possibilità permanente di crescita e sviluppo, senza limiti di età, anzi, fino alla fine della nostra esistenza.
Le distanze con il mondo della Medicina, seppur presenti, non sono insormontabili. Non esiste condizione umana priva di potenzialità; non sarebbe vita. Anche persone in condizioni gravissime, che tali appaiono ai nostri fallibili strumenti percettivi, se gli si offre l’occasione di sperimentare, compiono movimenti a noi magari impercettibili ma comunque indice di un cambiamento in atto, rilevabile solo da un atteggiamento che rifugge la cultura della prestazionalità, della velocità e della “produttività” ad ogni costo. Simona Garbarino sottolinea l'importanza di abbandonare la presunzione che tanto ci caratterizza e abituarci alla pratica dell’ascolto e delle attese. Il suo approccio è un manifesto contro l’interventismo, contro il bombardamento di stimoli e contro lo scarso rispetto dei tempi altrui, promuovendo un ascolto profondo e rispettoso dell'individuo. Agli operatori della riabilitazione “neuromotoria”, spesso poco sollecitati a competenze trasversali nell’area della riabilitazione psico-sociale, il Corso Pedagogico offre un ottimo esempio di come la Teatralità possa aiutarli ad accrescere la propria competenza, per trovare nuovi input nel confronto continuo con il desiderio e il limite della loro professione. Ai suoi allievi, in ogni contesto, Simona insegna l’esercizio di rinnovare lo sguardo anche su cose già note, stimolando una curiosità e una capacità di osservazione sempre vive. È formatrice anche della pedagogia immaginale e della teatroterapia, conducendo laboratori rivolti ad attori, insegnanti, professionisti della relazione di cura e di aiuto, consolidando il suo ruolo di pilastro nella formazione teatrale e sociale.
L'Iconica "Madreh": Nascita di un Fenomeno Televisivo
Se la dimensione pedagogica è il cuore del suo lavoro, il volto pubblico di Simona Garbarino è indissolubilmente legato all'iconico personaggio di "Madreh" in "Sensualità a corte". Questa serie, ideata da Marcello Cesena, è diventata un appuntamento fisso per gli spettatori degli show della Gialappa’s Band, trasformando Simona in un volto noto pur mantenendo, paradossalmente, una certa irriconoscibilità nella vita di tutti i giorni. Senza parrucca e crinoline, infatti, pochi la riconoscono e pochissimi conoscono il suo vero nome, un aspetto che lei confessa di apprezzare.
L'incontro cruciale con Marcello Cesena avvenne circa vent'anni fa. A quel tempo, Simona Garbarino portava sulle scene "I maneggi per maritare una figlia", interpretando la moglie di Gilberto Govi. Quando Cesena la contattò, la sua reazione a caldo fu di puro panico. Tuttavia, si presentò all'incontro. Andò a casa di Marcello, dove fu fatta accomodare in salotto. Ci fu uno scambio di convenevoli, Cesena la fece parlare, le chiese delle fotografie e poi la congedò. L'esito, però, fu sorprendente: dopo appena due giorni, la chiamò con una direttiva concisa e diretta: “Preparati, dopodomani sei sul set”, senza aggiungere altro.
Catapultata direttamente nel ruolo di Madreh, Simona Garbarino si affidò completamente a Marcello Cesena. I due realizzarono una puntata zero che lui, fiducioso nel potenziale comico della creazione, inviò alla Gialappa’s Band. Fu l'inizio di un successo inaspettato. Le direttive di Cesena per il personaggio di Madreh erano chiare: doveva essere "folle, plateale, anaffettiva". Simona ha saputo incarnare queste caratteristiche con maestria: folle perché la recitazione è sopra le righe e marcata. A livello umorale, Madreh è instabile, urla e fa follie e subito dopo cambia registro, un alternarsi repentino di stati d'animo che rende il personaggio irresistibilmente comico e imprevedibile. Il rapporto tra Madreh e suo figlio Jean Claude, descritto dalla Garbarino con la sua sensibilità da pedagogista, è "psicopatologico, ma talmente oltre misura che risulta comico e surreale", un paradosso che sta alla base della genialità della serie.

La trasformazione per interpretare Madreh è un rituale meticoloso. Il trucco dura una quarantina di minuti, poi viene bardata e preparata, un processo che richiede complessivamente un’ora abbondante. Una volta sul set, quando al povero Jean Claude urla la sua iconica esclamazione: «Maledetto!», Simona Garbarino confessa di divertirsi tantissimo, trovandola una rivalsa forte. Nonostante la veemenza e la crudeltà del personaggio, nella vita reale, Simona Garbarino non ha figli, ed è madre, con la “acca” finale, solo sulla scena.
Il debutto televisivo del duo comico Marcello Cesena e Simona Garbarino con lo sketch "Sensualità a corte" avvenne nel 2005. Durante una puntata di "Mai dire…", i due comici portarono in scena una parodia delle fiction televisive, con protagonisti Jean-Claude il baronetto e la terribile madre, interpretata proprio dalla Garbarino. Da quel momento, Simona Garbarino è diventata nota per il suo ruolo della “terribile madre” di Jean-Claude. La sua presenza è diventata un appuntamento fisso all'interno di vari programmi: dal 2003 lavora al fianco di Marcello Cesena nella sit-com, con scenette e gag all’interno di vari programmi, come Mai Dire… della Gialappa’s Band, e dal 2011 i suoi sketch sono appuntamenti fissi all’interno di "Quelli che il calcio", trasmissione di punta di Rai Due. Il grande pubblico, da circa un ventennio, è abituato a vederla in questo ruolo che l'ha resa un'icona comica della televisione italiana.
Oltre Madreh: Versatilità e Altri Personaggi Memorabili
Sebbene "Madreh" sia il ruolo che l'ha resa celebre al grande pubblico, la carriera attoriale di Simona Garbarino non si limita a questa iconica figura. La sua versatilità e il suo talento le hanno permesso di esplorare una gamma di personaggi diversi, spesso ancora una volta al fianco di Marcello Cesena, con cui condivide una profonda intesa artistica.
Ha interpretato, ad esempio, Giovana, la vittima del cuoco Roland nella serie comica “MonsterChef”. Un altro ruolo che ha lasciato il segno, evidenziando la sua camaleontica capacità di trasformazione, è stata la sua interpretazione di Laura Pausini. La performance fu così convincente che, come lei stessa racconta, molti credettero che la protagonista fosse davvero la celebre cantante. Questa capacità di calarsi completamente in ruoli diversi, rendendoli credibili e divertenti, sottolinea la sua maestria attoriale, che va ben oltre la recitazione "sopra le righe" di Madreh.

Inoltre, Simona Garbarino ha partecipato, sempre con Marcello Cesena e Mauro Pirovano, a varie altre serie comiche che hanno arricchito il panorama della televisione italiana. Tra queste si annoverano parodie come “Doctor House”, “Don Babbeo” e “Prof”. Questi ruoli, pur meno noti rispetto a Madreh, dimostrano la sua continua ricerca artistica e la sua volontà di sperimentare diversi linguaggi comici, consolidando la sua reputazione come una delle attrici comiche italiane più interessanti e preparate. La sua presenza in queste produzioni testimonia una carriera televisiva ricca e variegata, che va oltre il singolo, pur fortunatissimo, personaggio di "Sensualità a corte". La sua abilità di passare da un ruolo all'altro, mantenendo sempre un alto livello di performance, è una caratteristica distintiva del suo percorso artistico, che spazia dal teatro al cinema e alla televisione.
La Poetessa: La Voce Profonda di "Poesie del Risveglio"
Accanto all'attività di attrice e pedagogista, Simona Garbarino coltiva con pari intensità la sua passione per la poesia, un aspetto della sua persona che rivela una dimensione più intima e riflessiva. Si definisce un'accanita lettrice di poesia, un genere che considera una scrittura che va al cuore delle cose con immediatezza. Questa passione ha naturalmente condotto alla decisione di cominciare a scrivere, un atto che lei stessa descrive come timido ma profondamente necessario.
Il risultato di questa inclinazione è la pubblicazione di diversi libri di poesia, tra cui "Taccuino delle mille me" e, soprattutto, "Poesie del risveglio". Quest'ultima silloge, pubblicata nel 2020 con Edizioni Zona Contemporanea, ha ottenuto un riconoscimento significativo, vincendo il primo premio per la sezione Poetry nell’ottava edizione dell’ACTORS&POETRY FESTIVAL di Genova. Questo premio non solo ha validato il suo talento poetico ma ha anche contribuito a far conoscere al pubblico una Simona Garbarino diversa, lontana dall'immagine scanzonata e irriverente di Madreh.

L'esperienza della scrittura poetica è per Simona Garbarino un processo intenso e a tratti faticoso, ma profondamente liberatorio. Nella prefazione del libro, Rosa Elisa Giangoia cattura l'essenza di questo processo: «Simona Garbarino, a un certo punto, ha sentito che per lei, nella sua vita, la poesia poteva essere qualcosa di molto importante, una nuova occasione di riflessione personale e di dialogo con gli altri, nonostante rappresentasse qualcosa di impegnativo, persino di faticoso. Dice infatti: “Ciò che scrivo scava / e mi abbandona, / esausta ed affranta, / per aver tutto vomitato / tutto rivelato ed offerto, / come all’altare degli dèi”». Queste parole offrono uno spaccato della sua anima di poetessa, rivelando la poesia come un atto di profonda onestà intellettuale ed emotiva, un'esplorazione del proprio mondo interiore che si traduce in versi carichi di significato.
Nel 2022, la sua produzione poetica si è arricchita con la pubblicazione della silloge "Cerimoniosi silenzi" nella Rivista di Poesia «Fili d’aquilone» n°60, a testimonianza di una produzione continua e riconosciuta. Ha anche partecipato a festival di poesia sia in Italia che in Francia, come la Casa de la Poésie El Cactus di Ostuni, Versipelle - Comunità Poetica della Campania, e il Festival Faim di Lione, consolidando la sua presenza nel panorama letterario contemporaneo.
La sua poesia è apprezzata per la sua autenticità e per la cura nella scelta delle parole. Come sottolineato da un commento critico, Simona Garbarino ama smodatamente le parole, le sceglie con cura assoluta e le combina con la sapienza di chi è insieme artista e artigiana. Possiede un formidabile senso del ritmo, della metrica, delle rime, e contemporaneamente racconta storie - magari piccole, magari intime, spesso sorprendenti, e soprattutto sempre vestite da un’impercettibile, delicata ironia. La sua voce poetica è stata accostata, per le sue qualità, a figure illustri come Wisława Szymborska, Guido Gozzano, Emily Dickinson, Carol Ann Duffy, Vivian Lamarque e Amelia Rosselli, per il suo cuore che "preferisce largamente a ogni altra burrasca". Questo paragone evidenzia non solo la qualità della sua scrittura ma anche la profondità emotiva e la risonanza universale dei suoi versi. Il linguaggio della poesia, come lei stessa ammette, non si sposa molto con quello di Madreh: "Se mi vedi in tv a fare Madreh e poi mi pensi a scrivere poesie sembro completamente dissociata". Eppure, è proprio in questa "dissociazione" apparente che risiede la ricchezza della sua identità artistica e umana. Diplomata e specializzata presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, Simona Garbarino conduce anche atelier di scrittura autobiografica, immaginativa e poetica, condividendo la sua passione e le sue competenze con altri, promuovendo la poesia come strumento di conoscenza di sé e di espressione.
Simona Garbarino: Una Donna in Continuo Movimento
Simona Garbarino è una donna e un’artista in continuo movimento, una definizione che riassume perfettamente la sua essenza poliedrica. Attrice di teatro, cinema e televisione, poetessa, pedagogista, e docente universitaria, la sua vita è un crocevia di discipline e passioni che si nutrono a vicenda. Fuori dal palco, si presenta sempre elegante e con una personalità ben determinata, riflettendo la sua profonda identità che va oltre i personaggi che interpreta.
Interrogata su come si senta come donna, Simona ha confessato: “Aiuto, che domanda difficile. Bè, mi sento una donna sempre in movimento, un movimento interno che mi abita sempre”. Questa affermazione svela un'inquietudine positiva, una ricerca costante di sé e del mondo che la circonda, che si traduce nella sua incessante attività creativa e formativa. In tutto questo, la "Garbarino" vera si trova "un po’ in tutte le parti", non confinata in un unico ruolo ma presente in ogni sfaccettatura della sua esistenza.
Nonostante la sua figura pubblica, Simona Garbarino è estremamente riservata per quanto riguarda la sua privacy. Non è nota la data esatta della sua nascita, sebbene si sappia che è nata a Genova l'11 ottobre del 1965 sotto il segno della Bilancia. È gelosa della sua vita privata e tende a tenere lontani dai riflettori gli affetti familiari. Il suo profilo Instagram, ad esempio, pubblica soltanto post e immagini riferiti alla professione, dove compare spesso sul set e in compagnia di colleghi, mantenendo un confine chiaro tra la vita pubblica e quella personale. Una curiosità che spesso emerge riguarda la sua maternità; l'attrice ha rivelato di non essere madre nella vita reale, rafforzando la distinzione tra la "Madreh" televisiva e la sua persona. Non è nota la sua situazione sentimentale, a riprova della sua discrezione. Un'altra curiosità riguarda le sue ispirazioni artistiche: tra le attrici comiche italiane, prova una passione sfrenata per Lella Costa, che considera una grandissima maestra, un modello di riferimento per la sua arte.
La carriera di Simona Garbarino è un esempio lampante di come l'arte possa essere un veicolo non solo di intrattenimento ma anche di profonda riflessione e impegno sociale. Il suo percorso, che unisce la leggerezza della comicità alla serietà della pedagogia e alla profondità della poesia, dimostra una rara capacità di navigare tra mondi diversi, arricchendo ciascuno con la propria singolare prospettiva. Il suo impegno nel sociale attraverso il teatro, la sua voce poetica che scava nell'animo e la sua presenza carismatica sul palco e sullo schermo si fondono per creare un ritratto di artista completa, una donna che continua a muoversi, a esplorare e a ispirare, rinnovando costantemente il suo sguardo e quello di chi la segue.